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Patriziato (Genova)

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Il Magnifico Raniero I Grimaldi, patrizio genovese e signore di Monaco (1297)
Papa Innocenzo IV (della famiglia patrizia genovese dei Fieschi) riceve al Re Luigi IX di Francia e lo nomina capo della Settima Crociata (1248). Grandes Chroniques de France.
Il primo Dux Simone Boccanegra (1339)
L'imperatore d'Oriente Andronico V Paleologo (1403-1407) tra i suoi genitori l'imperatore Giovanni VII e l'imperatrice Irene Gattilusio, della stirpe patrizia genovese dei Gattilusi
Inscrizione con gli stemmi di Genova e i Sauli nella Torre di Galata (Istanbul) in memoria della sua costruzione per l'Egregii Viri Giovanni Sauli, podestà di Pera (1404).
Bassorilievo del arcivescovo Ibleto Fieschi con gli stemmi delle famiglie patrizie dei Fieschi e della Rovere (1475)
Innocenzo VIII (della famiglia patrizia genovese dei Cybo) ritratto nelle Chronache di Nuremberg (1493)
Il Magnifico Andrea Doria, patrizio genovese e principe di Melfì, ritratto come Nettuno da Bronzino
Stemma degli Aleramici del Carretto (inserite nel patriziato di Genova e nel albergo nobiliare degli Spinola) nel Stemmario Genovese del Duca di Baviera (1550-1555). Bayerische Staatsbibliothek. Monaco di Baviera.
Il Dux Ambrogio di Negro
Maria Serra Pallavicino da Peter Paul Rubens
Il Magnifico Giovanni Carlo Doria, patrizio genovese, ritratto da Peter Paul Rubens
Ambrogio Spinola, patrizio genovese e duca di Sesto riceve le chiavi della fortezza di Breda dal principe Giustino di Nassau nella Resa di Breda (1634-35) di Diego Velázquez. Museo del Prado. Madrid.
Ritratto della famiglia Lomellini da Antoon van Dyck
Il Dux Agostino Pallavicini, ritratto da Antoon van Dyck
Armoriale dell'albergo Spinola da Agostino Franzone (1636)
Armoriale del albergo de' Franchi da Agostino Franzone (1636)
Il Magnifico Anton Giulio Brignole-Sale, patrizio genovese, ritratto da Antoon van Dyck
Ritratto della famiglia Imperiale (Giovanni Vincenzo, la seconda moglie Brigida Spinola, il primogenito Francesco Maria, ecc) da Domenico Fiasella

Il patriziato genovese fu il corpo sociale governante e sovrano della Serenissima Repubblica di Genova.

Vene definito in due grandi periodi: quello del patriziato decurionale (derivante della monopolizzazione delle magistrature comunali a favore d'una ristretta aristocrazia ereditaria); e quello del patriziato sovrano (a partire del riconoscimento imperiale di sovranità della Repubblica a favore della sua nobiltà regnante).

Il Doge o Dux, massimo rappresentante dello Stato (investito anche col titolo di Re di Corsica), veniva eletto tra i patrizi sovrani, tutti potenziali successori al trono (ducale e reale) e pertanto equiparati ai principi di sangue nella gerarchia nobiliare (caso solo simile a quello dei cardinali e i patrizi di Venezia).

Nei secoli usarono varietà di titoli e trattamenti, tra cui quelli di "Egregiis Viri", "Nobilis Viri", "Illustris et Specatibilis Viri" (ad uso dei senatori romani), ma soprattutto il più tradizionale di "Magnificus Cives Ianua" ("Magnifico Cittadino di Genova"), che col tempo appare come "Magnifico Patrizio Genovese". Nella corte del Sacro Romano Impero e altri monarchie europee erano spesso indicati col titolo principesco di marchese sovrano (o margravio) in riconoscimento della loro co-sovranità sulla Marca di Genova.

Il patriziato della Serenissima Repubblica di Genova vene deposto da Napoleone Bonaparte dopo la sua invasione del territorio italiano e la conseguente abolizione delle due repubbliche aristocratiche (Genova e Venezia) nel 1797. Dopo il Congresso di Vienna (1815) l'antico territorio della Repubblica viene compresso nel Regno di Sardegna e il patriziato, già disgregato e molto ridotto, vene solo in parte assorbito tra la nobiltà al servizio di Casa Savoia. Dopo l'unificazione del Regno d'Italia i discendenti di quest'ultimi furono riconosciuti con i titoli di marchese e patrizio genovese.

Storia del patriziato

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Vene costituito dalla fondazione della Compagna Communis Iannuensis per i primi magistrati (consoli, rettori, otto nobili) ed i loro discendenti, eredi dei privilegi degli antenati nel governo della città e nell'interno della Compagna.[1] All'inizio questi facevano parte della nobiltà feudale cittadina (guidata dal vescovo-conte ed i suoi visconti), nonché i più potenti famiglie militari, armatoriali e mercanti arricchiti nelle Crociate.[1]

Dopo l'ascesa del governo podesterile alla fine del XII secolo il patriziato vene costituito da nuovi magistrati, guidate dai membri del Consiglio degli Anziani (poi Senato) i rettori ed i Padri del Comune.[2] All'inizio dell'epoca dogale nella prima metà del XIV secolo, quest'ultimi vengono eletti tra i notai e avvocati, aprendo l'accesso agli artefices (tecnici e proprietari d'industrie) che insieme ai mercatores (mercanti) formarono la fazione popolare del patriziato opposta a quella dell'antica nobiltà d'epoca consolare.[3]

Il Dux Antonio Grimaldi
Il Magnifico Stefano de Mari, patrizio genovese, ritratto da Giovanni Maria delle Piane
Il Dux Francesco Maria della Rovere (176-1767), appartenente al ramo genovese dell'illustre casata di Savona

Queste divisioni furono ridotti tra il XV ed il XVI secolo con l'apertura del patriziato ai nobili e notabili della Riviera Ligure, in particolare i grandi famiglie della nobiltà savonese, da secoli collegate all'antica nobiltà cittadina di Genova.[4][5] Nella grande riforma della Repubblica di Genova promossa dall'imperatore Carlo V e l'ammiraglio Andrea Doria nel 1528, il patriziato vene definito com'un unico corpo nobiliare detentore della sovranità dello stato (“Respublica superiorem non recognoscens”), diventando un patriziato sovrano senza distinzione tra i membri.[5] Questo caso, soltanto verificabile a Genova e Venezia, parifica la Repubblica alle monarchie europei, e a tutti i suoi co-sovrani ai principi del sangue.[6]

Per finire con l'antiche distinzioni, tutti i patrizi furono ascritti ad alcuno degli 28 alberghi nobiliari che da secoli possedevano i privilegi degli antichi visconti e consoli, condividendo questi tra tutti i nobili.[5][7][2] La resistenza a questa condivisione generò un conflitto aristocratico ricordato come la Congiura dei Fieschi, occasione che giustifica la restituzione dell'antiche divisioni (ora chiamate nobili vecchi e nobili nuovi) promulgata da Andrea Doria nelle sue Leggi del Garibetto dello stesso anno.[8] Da questa nuova riforma nasce ancora più resistenza, culminando nella guerra civile del patriziato finita solo dopo la Pace di Casale di 1576, quando vene restituita l'uguaglianza tra tutti i patrizi (promulgata nel 1528) e abolita l'istituzione degli alberghi nobili.[8]

Il Dux Michelangelo Cambiaso (1791-1793), ritratto da Anton von Maron

Dopo la Pace di Casale, il patriziato gode d'una stabilità giuridica non mai riformata fino all'estinzione della Repubblica promulgata da Napoleone nel 1797.[8] Nonostante, la teorica uguaglianza permette la monopolizzazione delle cariche del Senato, Maggior e Minor Consiglio, e lo stesso Dogato per parte delle famiglie de facto più potenti e numerosi, a sua volta escludendo alle più piccole e meno potenti fino al punto di diventare una ridottissima plutocrazia titolata.[8] Da quasi 400 patrizi registrate nel Liber Primus Nobilitatis nel 1528, meno di 150 erano inscritte nel Liber Aureus Nobilitatis un secolo dopo, per essere non più di 90 alla fine della Repubblica.[8]

Dopo la promulgazione del Regno d'Italia, gli antichi patrizi genovesi furono riconosciuti col titolo di marchese, insieme a quello tradizionale di patrizio.[9]

Maria Caterina Brignole-Sale, principessa consorte di Monaco (1757-1795), dopo principessa consorte di Condè (1798-1813)

Tipologia dei nomi

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Molti dei cognomi patrizi appaiono in riferimenti a toponimi della Liguria ed zone vicine, alcuni per provenienza della famiglia dello stesso luogo (Voltaggio, Chiavari, Staglieno, Cuneo, Parodi, ecc) mentre altri per avere avuto diritti feudali sul paese (Carmandino, Da Passano, Ponzone, Ceva, Vernazza, Corniglia, Stella, ecc). Alcuni appaiono in riferimento a quartieri della stessa città di Genova (De Castro, della Porta, De Curia, de Auria dopo Doria, ecc), ad un certo punto sotto il controllo della famiglia omonima. In alcuni casi i cognomi fanno riferimento ad un'origine lontano (Durazzo, Tartaro, ecc), mentre altri ad uno più prossimo (Lomellini, ecc).

La identità marittima e navale di Genova se fa anche evidente nei cognomi (De Mari, Marini, Usodimare, Delfini, ecc) ma anche i riferimenti all'attività mercante in particolare (Pevere, Safrano, ecc). Altri attività vengono anche riferite nei cognomi (Giudice, Avvocato, Ferrari, Masone, Pastorino), come lo strano caso della famiglia Fieschi, discendenti di un Ugo Fliscus, incaricato del fisco episcopale.

Molti soprannomi personali diventarono cognomi, in particolare al lungo delle guerre comunali in cui molti nobili abbandonarono i loro predicati feudali per assumere un'identità più propria della nuova realtà politica (Malaspina, Pallavicino, Spinola, Mallocello, Embriaco, ecc), mentre altri assunsero il nome d'un antenato illustre (Zaccaria, Grimaldi, Serra, Di Negro, Fazio, ecc).

I cognomi composti a Genova

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A partire dal XIV secolo venne ufficializzata a Genova l'istituzione degli alberghi nobiliari. Simile ad altri forme di consorterie signorile, le famiglie patrizie appartenenti all'antica nobiltà feudale di Genova (detentori monopolistiche dei privilegi riservate ai lignaggi viscontili della città) condividevano i loro diritti con le nuove famiglie del patriziato (sia d'origine non nobile o semplicemente non genovesi). Di questo modo, i vecchi nobili riuscivano a conservare i loro privilegi feudali senza confronto del nuovo patriziato in espansione. La consorteria veniva ufficializzata attraverso una sorta di finta adozione, in cui le famiglie "albergate" adottavano l'identità e cognome della famiglia "albergante". Così, questi alberghi crescevano in numeri, alleanze, e capacità militare, commerciale e politica, grazie all'avvantaggio ottenuto tra nuovi e vecchi.[2]

Secondo le consuetudini di Genova, i patrizi "albergati" dovevano mantenere il proprio cognome insieme a quello della famiglia "albergante" (Grimaldi-Oliva, Usodimare de Mari, Gentile-Riccio, ecc), anche se all'estero erano quasi sempre conosciuti attraverso il solo cognome dell'albergo. In alcuni casi erano documentati con l'espressione "olim", da latino "precedentemente" (Grimaldi olim Cebà, Usodimare olim Finamore, ecc).[2]

Grazie al successo di questa istituzione, alcuni famiglie patrizie formarono i cosiddetti "alberghi popolari", costituiti di famiglie sia nobili che popolari che senza partecipare dei diritti viscontili, volevano imitare questa consorteria per condividere altri beni e privilegi ottenuti dagli stessi, come terre, maone o azioni del Banco di San Giorgio, tra altri. In questi casi, le famiglie patrizi costitutivi degli alberghi popolari creavano un nuovo cognome condiviso tra tutti (De Franchi, Giustiniani, Cattaneo, Imperiale, Centurione, ecc), formando così nuovi clan familiari sotto nuove identità condivise. All'inizio anche questi furono costretti all'uso del doppio cognome (Giustiniani-Longo, Centurione-Scotto, Cattaneo della Volta, ecc).[2]

Dopo la Pace di Casale di 1576 l'alberghi nobiliari furono abolite, costringendo i loro membri a tornare all'uso semplice dei loro cognomi. Per il caso dei patrizi appartenenti agli alberghi popolari, ebbero il permesso di mantenere il cognome dell'albergo (per non incidere in nessuna famiglia).

Le famiglie più antiche

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Le più antiche famiglie del patriziato furono quelle che occuparono le magistrature di console, nobile (carica degli "otto nobili") o rettore (governatori della Riviera) nel periodo formativo della Compagna Communis Ianuensis e anche nel secondo periodo in cui il potere era affidato ad un podestà (fino al XIII secolo). Queste famiglie formarono la cosiddetta nobiltà antica per monopolizzare l'antiche privilegi feudali e viscontee a loro attribuite per il vescovo-conte della città.

  • Alberici (de o degli – Albericus, Albericis)
  • Antiochia (de)
  • Avvocato (i) o Avogadro (Advocatus)
  • Barca
  • Battigatto (i- o Battigattus)
  • Bombello o Mobello (Bonobello)
  • Boggiano (i) o Bogiana
  • Bufferio (i) o Bufferia (Bufferius)
  • Boterico o Bottaro (Botericus o Botarius)
  • Brusco o Bruschi (Bruscus)
  • Bulgaro
  • Caffaro (Cafarus)
  • Camilla (de)
  • Cancelleri (Cancellarius)
  • Canella o Cannella
  • Capra
  • Carisi
  • Carmandino (de)
  • Castello (de) o Castro (de)
  • Cicala
  • Contado o Gontardo (Gontardus)
  • Crespino o Crispino (Crespinus)
  • Croce (de Cruce)
  • Domoculta o Democulta (Domuscultae o de Domoculta)
  • Doria (de Auria, Auriae, d'Oria)
  • Embriaco (Embriacus o Embriaci),
  • Fornari (Fornarius o Fornarii)
  • Garaldo (de)
  • Garrio (Garrius)
  • Getio (Getius)
  • Giudice o Judice (Judex, de Judicibus)
  • Grillo (Grillus o Grilli)
  • Grimaldi (Grimaldus)
  • Guelfo (i)
  • Guercio (Guercius o Guercii)
  • Guidone (de)
  • Lercari (Lercarius)
  • Longo o Longhi (Longus)
  • Lusio o Lussio (Lusius)
  • Malabito (Malabitus)
  • Malfante (Malfanti)
  • Mallone o Maloni (Mallonus)
  • Malocello (Malusaucellus)
  • Maraboto o Marabotto (de Maraboto)
  • Mari (de) (di Mare)
  • Mauro o Del Moro (de Mauro)
  • Medolico (de), Modiferro (Modiusferri)
  • Musso (Mutius o Moso)
  • Negrone (de Nigrone)
  • Negro (de) (Niger, de Nigro)
  • Pedicula o Pedegula
  • Pelle o Pelo (Pellis)
  • Piazzalunga o Platealonga
  • Piccamiglio (Piccamilius)
  • Picio o Piço (Picius)
  • Pevere (Piper)
  • Ponte
  • Porco o Porcello (Porcus, Porcellus, Porconus),
  • Porta (de)
  • Recalcato (Recalcatus)
  • Richerio (Richerius)
  • Rodolfo (de Rodulpho)
  • Roza (de Rocius, Roça)
  • Rufo o Ruffo o Roffo (Rufus)
  • Rustico (de Riço, Eriso)
  • Sardena
  • Savignone (de)
  • Schiappapietra (Speza Petra, Spezapreda, Speçiapetra)
  • Scotto (Scotus)
  • Spinola (Spinula, Espinula)
  • Stralando
  • Tetoica (de)
  • Tornello (Tornellus)
  • Torre (della; Turri, Turris)
  • Turca (de)
  • Usodimare (Ususmaris)
  • Vento (Ventus)
  • Vetulo (Vetulus)
  • Volta (de o della, anche de Vulta)

Il patriziato sovrano di 1528

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Nel 1528 l'imperatore Carlo V promosse la riforma dell'antico Comune, fondando di modo ufficiale la Serenissima Repubblica di Genova, stessa che sotto la guida di Andrea Doria, trasferisce la sovranità (“Respublica superiorem non recognoscens”) alla nobiltà patriziale, da questo punto diventata sovrana del loro territorio, truppe, soggetti, e governo.[5] Tutte le famiglie patrizie, da questo punto chiamate tutti nobili, furono ascritte ad alcuno degli 28 più grandi alberghi della città (23 d'origine nobile e 5 d'origine popolare), monopolisti dell'antiche privilegi viscontili e feudali del territorio, le cariche di governo e l'amministrazione del Banco di San Giorgio.[2] Queste famiglie furono elencante al interno dei loro alberghi nel Liber Primus Nobilitatis. L'elenco seguente si corrisponde all'ordine di precedenza stabilito nel 1528.[10]

Albergo Famiglie aggregate Stemma
I. Spinola Baliani, Anselmi,Ardizzone, Baione, De Benedetti, Biscia, Campi, Caneto, Castagnola, Carretto, Celesia, Costa,Dentuto, Dughi, Fava, Ferro, Franzone, Garello, Guirardengo, Noceto, Paravania, Parisola, Piaggio, Pippo, Piccaluga, Porrata, Rustici, Sanbiagio, Scaccheri, Signorio, Suarez, Tollot, Della Torre, Tubino, Valletto, Vernazza, Zignani.
II. De Fornari Draghi, Albenga, De Bene, Cabella, Camogli, Casella, Cigara, De Dotti, Fregoso, Gandolfo, Illioni, Magnasco, Malpagato, Multedo, Oldoino, Podestà, Ricci, Ruffini, Serpegli, Da Spezia, Tassistro, Testana
III. Doria Albenga, Invrea, (de) Bergamo, (de) Foresta o Foresti, Sammatteo.
IV. Di Negro Aimari, Carmagnola, Cuneo, Gropallo, Panigarola, Pasqua, da Passano, Palmari, Prato, Richelmi, Retigliani, Sampietro, Testino, Tommasini, Vernazzani
V. Uso di Mare (o Usodimare) Bel Mosto, Borlasca, Castiglione, Chiechieri, Delfini, Fabra, Finamore, Giudice, Granello, Isola, Maggiolo, Maragliano, De Mari, Monsia, Oliva, Pichenotti, Rovereto, San Salvatore, Zurli
VI. Vivaldi Cancellieri, Castiglione, Costa, Corniglia, Filippi, Giogo, Giudice, Gualtieri, Zurli
VII. Cicala Zoagli, Mosca, Tubino.
VIII. Marini Bozzomi; Carrega (la discendenza di Benedetto; gli altri rami nell’albergo Sauli); Davagna; Di Egra (venuti dalla Germania nel 1450);Ferrecchi; Gallo; Giamboni; De Marchi; De Marini; Malocelli; Montano; Paggi; Pansano; Pellerano; Raffo; Cassana, Rivarola, Torre (altro ramo nell’albergo Spinola).
IX. Grillo Bassignani, Battigatti, Bavastrelli, Biscotti, Boccanegra, Boggio, Camilla, Cantelli, Cattaneo, Di Canarie, Dusio, Goggi, Granara, Griffi, Gualtieri, Garetti, Leonardi, Levanto, Malabita, Mandillo, Morando, Ottaggio, Da Pelo, Pignali, Di Prà, Scaniglia, De Scribanis, Vignola, Voltaggio (famiglia).
X. Grimaldi Bracelli, Cebà, De Carlo, De Castro, Durazzo, Rosso, Carisi.
XI. Negrone Ayrolo, Bancheri, Celesia, Del Moro, Garaldi, Merello, Navone, Oliva.
XII. Lercari Albora, Ardizzone, Burone, Camilla, Caseri, Chiavari, Domoculta, Gallo, Gorleri, Graffigno o Baciadonne, Loreto, Moneglia, Pernice, Polpo, Roggeri, Rovereto, Salvo o Salvi, Serra, Viacava, Vigovano, Villa e Parodi
XIII. Lomellini Allegra, Bianchi, Campi, Chiavari, Costaguta, Da Passano, Fatio, Garibaldo, Narice, Veneroso, Solari (1530), Sorba, Assereto (1562), Castagna
XIV. Calvi Giudice, Angioino, Forni, Rustici, Vernazza.
XV. Fieschi Cardinale, Penelli, Raggi, Ravaschieri (famiglia), Della Torre, Barbagelata.
XVI. Pallavicino Brignole, Clavarino, Guarco, Parodi, Pisano, Platone, Raffo, Rotolo, Scotto, Via, Vivaia.
XVII. Cybo Chiavica, De Nobili di Vezzano De Sopranis, Ratto, Massa, Scotto
XVIII. Promontorio Campo, Camogli, De Ferrari.
XIX. De Franchi Sacco, Toso, Boccanegra, Luxardo, Pico, della Torre, Viale

Bombello, Bona, Cavana, Conestagio, de Franceschi, de Giorgi, Giovo, Giussano, Illuminati, Luciani, Magnerri, Millomini, Monterosso, Molfino, Da Novi, Oneto, Palmaro, Partenopeo, Pelissone, Delle-Piane, Rebrocchi, Reggio, Roisecco, Sestri, Tassistro, e Verrina (cfr voce De Franchi )

XX. Pinelli Adorno, Oddini, Celesia, Cebà, Dentuti, Luciani, Embrone, Ponzone.
XXI. Salvago Arquata, Borcani, Calissano, Carbonara, Cavo, Cibo, Conforto, Dalla Chiesa, Federici, Fò, Frigona (Frugoni), Magnasco, Miconi (Migone), Nepitelli, Pichenotti, Porci, Porrata, Saliceti, Scotto, Sexina (Sesino), Sisto, Stragiaporci, Strigini, Stroppa, Vernazza, Via.
XXII. Cattaneo Della Volta, Dondi, Scotto, Foglietta, Lagomarsino, Lasagna, Lazzari, Stella, Zerbino, Bava, Borrelli, Bozzone, Canessa, Carizia, Chiavari, Leccavela, Oliva, Pietra, Riccoboni, Tagliacarne, Vento
XXIII. Imperiale Ardizzone, Baliani, Bollo, Cabella, Dallevigne, Fasce o Fassa, Garbarino, Giovardi, Ilardi, Lengueglia, Mangiavacca, Marinetti, Mercante, Nicòla, Passio, Pignatari, della Porta, Rouereta, Rovereto-Malassena, Sanguineti, Tartaro, Terrile, Varsi, de Vineis, Vinelli.
XXIV. Gentile Avvocati, Borgari, De Turca, Falamonica, Oderico, Pallavicino, Pevere, Pignolo, Senarega.
XXV. Interiano Anfusso, Franzone, Mignardi, Lavaggi, Bonici, Carbonara, Parisola.
XXVI. Sauli Pallavicini, Scassi.
XXVII.Giustiniani Arangi, Arena, De Banca, Benvenuto, Bona, Garibaldi, Di Negro, Carisi, Longo, Moneglia, da Passano, Vegetti.
XXVIII. Centurione Becchignone, Bestagno, Cantelli,De Canalis, Casaredo Curlo, Fattinanti, Flaco, Garugio, Lerici, Mortara, Novari, Da Novi, Oltremarino, Scotto, Illice, Pietrasanta, Piccaluga, Ramponi, Scarpa, Traverso, Viviani, Zerbis.

Indice di famiglie inscritte al Libro d'Oro della Nobiltà

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Dopo la Pace di Casale di 1576 l'istituzione degli alberghi fu abolita e i patrizi sovrani furono inscritte nel Liber Aureus Nobilitatis Reipubblica Ianuensis ("Libro d'Oro della Nobilità della Repubblica di Genova"). Le famiglie vengono elencate per ordine alfabetico, seguito dal luogo d'origine prima dell'insediamento in città, e infine l'anno dell'acclamazione al patriziato. Alcune di questi (Altieri, Orsini, Borghese, ecc.) corrispondono a famiglie foresti, generalmente romane, che furono acclamate di modo onorifico durante il pontificato d'alcuni dei loro membri.

  1. 1 2 Giovanna Petti Balbi, Governare la città: pratiche sociali e linguaggi politici a Genova in età medievale, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-604-4. URL consultato il 19 maggio 2025.
  2. 1 2 3 4 5 6 Edoardo Grendi, Profilo storico degli alberghi genovesi, in Mélanges de l'école française de Rome, vol. 87, n. 1, 1975, pp. 241–302, DOI:10.3406/mefr.1975.2327. URL consultato il 19 maggio 2025.
  3. (FR) Jacques Heers, Gênes au XVe siècle: activité économique et problèmes sociaux, S.E.V.P.E.N., 1961. URL consultato il 19 maggio 2025.
  4. Federico Bruno. "La ricostituzione del Libro d'Oro,, del Comune di Savona." Parte Prima. Società Savonese di Storia Patria. pg. 43 (PDF), su storiapatriasavona.it.
  5. 1 2 3 4 Andrea Lercari. "La noblità civica a Genova e in Liguria: dal comune consolare alla repubblica aristocratica". (PDF), su carnesecchi.eu.
  6. Cesare Cattaneo Mallone, La nobiltà genovese dal Boccanegra alla riforma di Andrea Doria (PDF), su storiapatriagenova.eu, Società Ligure di Storia Patria.
  7. La storia dei genovesi: atti del Convegno di studi sui ceti dirigenti nelle istituzioni della Repubblica di Genova ..., Associazione nobiliare ligure, 1981. URL consultato il 19 maggio 2025.
  8. 1 2 3 4 5 Cesare Cattaneo Mallone di Novi, I "politici" del medioevo genovese: il Liber Civilitatis del 1528, Copy-Lito, 1987. URL consultato il 19 maggio 2025.
  9. Giornale araldico, genealogico, diplomatico italiano, 1891. URL consultato il 19 maggio 2025.
  10. Tettoni e Saladini, vol. 4, Prefazione - Nobiltà di Genova.
  • A. Lercari, La nobiltà civica a Genova e in Liguria: dal comune consolare alla repubblica aristocratica.
  • F. Federici. Scrutinio della Nobiltà Ligustica. c. 1638
  • R.M. Prete - N. Battilana, Genealogie delle famiglie nobili di Genova, Tipografia Fratelli Pagano, Genova, 1825
  • A. Cappellini, Dizionario biografico di genovesi illustri e notabili, Forni Editore, Bologna
  • A.M. Scorza, Le famiglie nobili genovesi, Genova, 1924, Fratelli Frilli editore
  • F.B. Sopranis, I magnifici nobili genovesi, le ascrizioni tardo-settecentesche, Edizioni D'arte Marconi
  • A. Olivieri, Serie cronologica dei Consoli del Comune di Genova, Tommaso Ferrando, Genova, 1861.
  • Archivio di Stato di Genova, Manoscritto biblioteca n.169 carta 547 recto e verso.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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