Fallacia della brutta china

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La fallacia della brutta china, detta anche fallacia del piano inclinato, della china pericolosa, o del pendio scivoloso, è un ragionamento con cui, partendo da una tesi, si trae una sequenza di conseguenze presentate come inevitabili ma, in realtà, del tutto arbitrarie. In questo modo si giunge a una conclusione finale inaccettabile con la quale si intende rigettare la tesi di partenza.[1]

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

I seguenti sono esempi di conclusioni basati su questa fallacia argomentativa.

  1. Se accetti la tua sottomissione nei confronti di un tuo superiore arriverai ad accettare la tua sottomissione a tutti, e, se accetti sottomissioni nei confronti di tutti, la tua vita sarà interamente sottomessa. Dunque non devi accettare sottomissioni.
  2. L'eutanasia è pericolosa. Si comincia col dare la morte a quelli che la chiedono. Poi a quelli che presumibilmente la chiederebbero. Poi a quelli che dovrebbero chiederla. Poi a quelli che la meritano.
  3. La legalizzazione delle unioni omosessuali e la loro equiparazione legale al matrimonio non vanno promosse in quanto destinate inevitabilmente a condurre a una progressiva accettazione di atteggiamenti incestuosi, zoofili e infine pedofili. Pertanto, le unioni omosessuali non vanno legalizzate.

Fallacia logica[modifica | modifica wikitesto]

Il ragionamento sembra corretto perché segue questo schema logico:

A B
B C
C D
¬ D
¬ A (per modus tollens)

Ma in realtà ogni parte di questo ragionamento non è garantita da nulla: ogni implicazione è posta in modo assolutamente deliberato e non è dunque accettabile.

L'apparente logicità del ragionamento ricorre in vari ambiti, in particolare in quello della politica, nei quali si presta a essere uno strumento retorico e argomentativo in un'ottica conservatrice, utilizzato ogni qualvolta si voglia controbattere un'innovazione o un provvedimento che non si desidera: in tal caso, è sufficiente far discendere una serie di conseguenze che arrivano a un effetto finale negativo e disdicevole per poter affermare l'inaccettabilità dell'innovazione indesiderata.[2] Una tale forma di ragionamento è molto utilizzato nelle discussioni che riguardano questioni bioetiche.[3] Si fa intendere che l'accettazione di determinate scelta in materia bioetica implica l'accettazione di scelte che in origine non si sarebbero approvate, con la conseguente necessità di rigettare la scelta proposta.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Slippery slope argument, Enciclopedia Britannica.
  2. ^ Adelino Cattani, Botta e risposta. L'arte della replica, il Mulino, 2001, p. 80, ISBN 88-1-507-909-2.
  3. ^ a b Antonio Da Re, Filosofia morale: storia, teorie, argomenti, Paravia Bruno Mondadori, 2003, p. 181, ISBN 88-424-9610-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]