Falchera

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Falchera
Falchera da superga.jpg
La Falchera vista da Superga
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Città Turin coat of arms.svg Torino
Circoscrizione Circoscrizione 6
Quartiere Falchera
Altri quartieri Borgo Vecchio, Falchera Vecchia, Falchera Nuova
Codice postale 10156

La Falchera (Farchera in piemontese) è un quartiere della Circoscrizione 6 di Torino, situato nell'estrema periferia nord della città.

È delimitato:

Oltre ai comuni di Mappano e Settimo, la Falchera confina dunque con i quartieri del Villaretto (lato ovest) e di Pietra Alta (lato sud), assieme ai quali condivide buona parte dell'Oltrestura torinese (relativamente all'abitato della zona).[2]

Per consuetudine locale, la zona viene suddivisa in tre borgate (Borgo Vecchio, Falchera Vecchia e Falchera Nuova),[3] che da strada provinciale di Cuorgnè si sviluppano in direzione est; il versante ovest, dal canto suo, ha conosciuto una minore espansione urbanistica e architettonica (per lo più lungo strada della Barberina) e presenta ampi tratti di territorio a tutt'oggi non urbanizzati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Borgo Vecchio e le origini del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio borgo di Falchera

Sino al tardo Ottocento il territorio della Falchera era un'area prevalentemente rurale, costellata di terreni agricoli e pastorizi e di un discreto numero di cascine. Fra le più antiche, ad esempio, si ricordano le quattrocentesche Ranotte[4] e Antioca,[5] la cinquecentesca Ca Bianca,[6] le settecentesche Barberina[7] e Gli Stessi[8] e infine la cascina Falchera,[9] risalente anch'essa ai primi del Settecento.[10] Proprio a quest'ultimo edificio, originariamente di proprietà della famiglia Falchero, deve il nome l'intero quartiere.

Fin dai quei tempi la zona era attraversata da un'importante arteria stradale, il cosiddetto stradone o strada di Leinì (l'attuale strada provinciale di Cuorgnè), che collegava Torino con l'area nord del Canavese. Lungo questa strada nacque il primo nucleo della Falchera, oggi noto come il Borgo Vecchio, un agglomerato di poche case rurali ed alcuni esercizi commerciali (botteghe artigianali, negozi di generi alimentari, un'osteria, ecc.) che, fra l'altro, si dotò presto di una scuola elementare, la cosiddetta scuola di Ponte Stura (1898). Grazie alla sua particolare ubicazione, il Borgo Vecchio era un punto sia di transito sia di sosta per quei commercianti che, con i loro carretti, portavano le merci dal basso Canavese ai mercati della città. In quegli anni, inoltre, la provinciale di Cuorgnè era attraversata da una linea tranviaria detta Canavesana o tramway Torino-Leinì-Volpiano a vapore, che, dal 1883 al 1929, collegava la cintura nord di Torino al resto della città, giungendo fino a Porta Palazzo.[11]

Al di là della provinciale, altre strade di rilievo erano la strada del Villaretto e la strada vicinale dell'Abbadia di Stura, che conducevano rispettivamente allo storico borgo del Villaretto e all'antica Abbazia di Stura, di origine medievale. In passato entrambi questi luoghi erano dei punti di riferimento importanti per l'abitato dell'Oltrestura, tenendo presente che, già nel Settecento, gran parte di questa regione era compresa nel Contado di Villaretto e Cascinette e faceva parte della Parrocchia dell'Abbadia di Stura.[12]

Come già detto, ad ogni modo, l'abitato del Borgo Vecchio si sviluppò principalmente lungo la strada di Cuorgnè, punto di ingresso significativo nella periferia nord di Torino. Al di fuori di quest'asse, nuclei minori di case sorsero anche attorno ai vecchi cascinali della zona, soprattutto nei pressi della Barberina e dell'Antioca[13] e, nel lato est, in prossimità delle Ranotte.[14]

Falchera Vecchia[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di caseggiati INA-Casa della Falchera Vecchia

All'indomani della seconda guerra mondiale, di fronte alle necessità di "incrementare l'occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori",[15] il Comitato di Attuazione dell'INA-Casa acquistò l'area a nord della ferrovia, ampiamente non urbanizzata, e sotto la direzione dell'architetto e urbanista Giovanni Astengo[16] realizzò un quartiere ex novo, noto fin da subito col nome Falchera (l'attuale Falchera Vecchia).[17]

Il progetto, realizzato fra il 1952 e il 1954, diede vita a un borgo a sé stante rispetto al resto della città, caratterizzato da uno schema di condomini sistematicamente a tre piani e dalle caratteristiche facciate in mattone rosso; i caseggiati, articolati in tre o quattro ali che si raccolgono su ampie aree di verde pubblico, sono disposti a raggiera attorno a un centro comune, che ha il suo cuore nell'attuale piazza Giovanni Astengo (già piazza Falchera fino al 2007)[18], la piazza centrale del quartiere.[17] Attorno alla piazza, sul lato est, venne inaugurata nel 1957 la Parrocchia di San Pio X, con annesso l'ampio oratorio a tutt'oggi esistente, e negli anni furono realizzati diversi servizi quali, ad esempio, la scuola materna e la scuola elementare Antonio Ambrosini.

Dal punto di vista urbanistico, i nomi delle vie furono curiosamente ispirati al mondo floreale (per la precisione ai nomi degli alberi), escludendo da questa logica solo il viale e la piazza centrali (viale Falchera e piazza Giovanni Astengo). Rimasero inalterati, tuttavia, i vecchi nomi delle strade preesistenti (strada della Barberina, strada dell'Antioca, strada vicinale dell'Abbadia di Stura, ecc.), mentre il circondario delle Ranotte sviluppò un'odonomastica tutta sua legata ai nomi dei fiumi (con l'unica eccezione di via Antonio Sant'Elia).

Una breve parentesi riguardo a quest'ultima zona, mai interessata dai piani di edilizia pubblica (diversamente da gran parte del quartiere): per quanto piccola e circoscritta nell'ambito di poche vie, l'area delle Ranotte ha conosciuto uno sviluppo diverso rispetto a quello di Falchera Vecchia, sia sotto l'aspetto urbanistico-edilizio sia dal punto di vista commerciale e di servizi pubblici. Edificata in edilizia privata, la zona è infatti composta di qualche casa indipendente e di condomini di piccole o medie dimensioni, sviluppati in un classico sistema viario a griglia (secondo la concezione tipica dell'urbanistica torinese); ancora oggi sono attivi diversi servizi pubblici (studio medico, studio dentistico, centro di assistenza fiscale, ecc.) oltre a un certo numero di esercizi commerciali, mentre in passato la zona contava anche un cinema di quartiere.

Un po' diverso è il caso di strada della Barberina, che, per via del suo isolamento rispetto al centro di Falchera, risulta meno sviluppata dal punto di vista di strade e abitazioni (frutto anch'esse di edilizia privata) e ancora oggi mantiene l'aspetto di un piccolo sobborgo rurale.

Falchera Nuova[modifica | modifica wikitesto]

Le torri bianche della Falchera Nuova

Nei primi anni settanta, a seguito del costante aumento demografico in città, il quartiere della Falchera venne ampliato nei suoi confini settentrionali, realizzando così un nuovo nucleo urbano noto con il nome di Falchera Nuova.

Caratterizzata da edifici parzialmente a schiera (di 4 piani) e parzialmente a torre (di 10 piani), disposti in maniera lineare e dalle facciate rosse o bianche, la Falchera Nuova conobbe uno sviluppo urbanistico e architettonico diverso da quello della Falchera Vecchia (fra le differenze maggiori, ad esempio, vi fu il ricorso a sistemi di prefabbricazione)[19], uno sviluppo che, come nel caso dell'INA-Casa per Falchera Vecchia, fu strettamente vincolato alle richieste Gescal e IACP (l'attuale ATC). Già negli anni settanta il nuovo quartiere si dotò di strutture scolastiche (scuola materna, scuola elementare e scuola media) e di servizi sociali e commerciali (lungo via degli Abeti) e nel 1976 inaugurò la Parrocchia di Gesù Salvatore.

Va ricordato, a difesa della memoria storica, che nell'area est dell'odierna Falchera Nuova un tempo sorgeva la cascina Gli Stessi, di origine settecentesca e ancora attiva alla fine degli anni sessanta. Anche noto come Gli Istesi o cascina della Mensa Arcivescovile di Torino,[20] l'edificio venne abbattuto nei primi anni settanta per far posto al nuovo quartiere. A pochi passi dalla cascina si stendeva un boschetto molto fitto con al suo interno un piccolo specchio d'acqua, chiamato da tutti "laghetto", dal quale la gente attingeva l'acqua per dissetarsi; nei medesimi anni, tuttavia, al posto del laghetto venne costruito il Centro Commerciale di Falchera Nuova, ancora oggi presente lungo via degli Abeti.

Dal punto di vista urbanistico va detto che Falchera Nuova mantiene la stessa onomastica stradale di Falchera Vecchia, ispirata ai nomi degli alberi, anche se la disposizione del tracciato stradale è notevolmente diversa rispetto a quella del vecchio quartiere.
Le due eccezioni toponomastiche sono i casi di piazza Tonino Miccichè, dedicata ad un militante di Lotta Continua ucciso il 16 aprile 1975 da una guardia giurata durante le lotte per l'occupazione delle case, [21] e piazzale Volgograd.

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Cascina Falchera[modifica | modifica wikitesto]

Cascina Falchera, ingresso e facciata sul lato orientale

Sul lato ovest di strada provinciale di Cuorgnè sorge la cascina Falchera, un antico cascinale di inizio Settecento che, grazie alla sua imponenza e centralità lunga la tratta del vecchio borgo, finì col prestare il suo nome all'intero quartiere.

In origine la cascina apparteneva alla famiglia Falchero, che a partire dalla metà del Seicento fu tra le famiglie di maggior prestigio all'interno della Parrocchia di Lucento (comprendente un ampio territorio tra la Dora e lo Stura, oltre una parte dell'Oltrestura).[22] Gestita a lungo dai Falchero, di cui si ricordano ad esempio i fratelli Giacomo e Francesco, proprietari nel 1790,[23] col passare dei secoli la cascina cambiò proprietà finché, fra gli anni ottanta e novanta dello scorso secolo, l'Ufficio Tecnico del Comune di Torino modificò pesantemente il complesso rurale, allestendo al suo interno laboratori botanici e spazi didattici (a cura dell'Assessorato all'Ambiente in collaborazione con l'Assessorato all'Istruzione).[22]

Attualmente la cascina Falchera ospita il "Centro di Cultura per l'Educazione all'Ambiente e all'Agricoltura della Città di Torino", una fattoria didattica, cioè, con un'area dedicata all'allevamento e una alla coltivazione, un laboratorio di trasformazione alimentare, spazi polifunzionali e ricreativi, nonché una sala riunioni. Fanno inoltre parte della struttura un ristorante e un ostello.[24]

Laghetti della Falchera[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area a nord-est di Falchera Nuova, in una porzione di territorio mai edificato, si stendono i cosiddetti laghetti della Falchera, due grandi specchi d'acqua artificiali che, assieme ai campi circostanti, costituiscono l'estremo confine nord-est del quartiere, a ridosso della tangenziale nord. È interessante notare che questi laghetti non sono sempre esistiti, ma come il resto della Falchera fanno parte di un processo evolutivo che ha accompagnato la storia del quartiere.

Fino alla fine degli anni sessanta, in effetti, il terreno su cui essi sorgono si presentava come una grande spianata di terra in superficie; il territorio, tuttavia, è sempre stato molto acquitrinoso e ricco di acque sorgive nel sottosuolo. Al momento di costruire la Falchera Nuova, poco più a sud dell'area in questione, ci si rese conto che il terreno presentava delle difformità in fatto di livelli, cosa che rendeva difficile l'edificazione dei nuovi caseggiati. Si pensò allora di ovviare all'inconveniente estraendo terra e ghiaia da riporto dalla spianata a nord-est, così da riutilizzarla per livellare la superficie del nuovo quartiere in costruzione.

Per via indiretta, questa soluzione portò alla nascita degli odierni laghetti. Difatti, la terra e la ghiaia rimossi produssero un invaso molto grande nell'area di estrazione, facendo affiorare in superficie parte dell'acqua proveniente dal sottosuolo. Alla formazione dei laghetti, inoltre, contribuirono anche gli scavi per la costruzione della tangenziale nord, seguendo un processo simile a quello descritto per la Falchera Nuova.

Nel corso degli anni, purtroppo, l'area dei laghetti è stata abbandonata all'incuria ma, così come per il resto della Falchera, è previsto nei prossimi anni un progetto di riqualificazione dell'intera zona,[25] che almeno nelle intenzioni vedrà nascere un parco urbano attorno ai laghi.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchia di San Pio X, nei pressi di piazza Astengo

A Falchera vi sono due chiese, che in entrambi i casi sono anche due parrocchie. La più vecchia delle due, appartenente al territorio di Falchera Vecchia, è la Parrocchia di San Pio X (inaugurata nel 1957), mentre la più recente, sita a Falchera Nuova, è la Parrocchia di Gesù Salvatore (inaugurata nel 1976); sia l'una che l'altra dispongono anche di un piccolo oratorio con parco giochi.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Se si esclude la vecchia scuola di Ponte Stura (attiva fino al 1983 come scuola media succursale),[26] la Falchera conta due scuole materne, due scuole primarie e una scuola secondaria di primo grado. Alla Falchera Vecchia hanno sede la scuola dell'infanzia San Pio X e la scuola elementare Antonio Ambrosini; alla Falchera Nuova risiedono la scuola materna Rosa Luxemburg, la scuola elementare Pablo Neruda e la scuola media inferiore Leonardo Da Vinci (anche nota come Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci).

Servizi culturali e sociali[modifica | modifica wikitesto]

La vecchia scuola di Ponte Stura, oggi sede del centro El Barrio

Fra i servizi dedicati alla cultura e all'informazione vanno menzionati la biblioteca civica Don Lorenzo Milani, sita dal 2014 in una vecchia ala della scuola Antonio Ambrosini,[27] e il giornale Gente di Falchera, un periodico locale che, a partire dal 1993, offre uno strumento di espressione e coinvolgimento riguardo alle vicissitudini del quartiere.[28]

Nell'ambito dei servizi sociali offerti ai giovani va ricordato il Centro per il Protagonismo Giovanile El Barrio, spazio di "creatività e socializzazione" dedicato a "musica, arte, creatività, solidarietà internazionale, stili di vita, sviluppo sostenibile".[29]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

All'interno delle strutture oratoriali, in particolar modo presso l'Oratorio San Pio X, ha sede una polisportiva giovanile salesiana (PGS Conquista), che agli sport di squadra unisce attività di fitness, ginnastica dolce e ginnastica adulti.[30] Sia alla Falchera Vecchia che alla Falchera Nuova, inoltre, vi sono due grandi impianti sportivi dotati di campi da calcio, campi da calcetto, campi da tennis e, nell'impianto della Falchera Vecchia, anche di un campo di tiro con l'arco.

Parchi e verde pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla sua peculiare pianta urbanistica, la Falchera gode di molti spazi di verde pubblico, ai quali vanno aggiunti due parco giochi attrezzati, rispettivamente a Falchera Vecchia, in via delle Betulle, e Falchera Nuova, in piazzale Volgograd. Sebbene attualmente in stato di degrado, inoltre, l'area dei laghetti è oggetto del sopra citato piano di bonifica e riqualificazione del quartiere, con l'intenzione di riadibirla a parco urbano (comprendente fra l'altro servizi e piste ciclabili).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Giovanni Astengo (già piazza Falchera)

A causa del suo isolamento e della sua posizione periferica, la Falchera è un territorio di poco passaggio per i non residenti, che attraversano la zona principalmente da strada provinciale di Cuorgnè in direzione Torino o provincia. Questo, in breve, è dovuto allo sviluppo stesso del quartiere, che, racchiuso in gran parte nel quadrilatero ferrovia-autostrada-tangenziale-strada provinciale, è accessibile quasi esclusivamente dalla provinciale di Cuorgnè, se si escludono due accessi più indiretti ed estremamente marginali nel sistema viario locale (uno proveniente da Settimo Torinese e l'altro dalle Basse di Stura).[31]

Il quartiere, ad ogni modo, gode di due piazze principali al suo interno, distribuite rispettivamente a Falchera Vecchia (piazza Giovanni Astengo) e Falchera Nuova (piazzale Volgograd).

Trasporti urbani, suburbani e tranviari[modifica | modifica wikitesto]

A proposito di mezzi pubblici, Falchera è raggiungibile sia attraverso la rete urbana e suburbana (le linee principali sono il 50 e il 46) sia attraverso la rete tranviaria di Torino (linea 4). Alla stessa maniera del 50, anche il 4 fa capolinea a Falchera Nuova, mentre il 46 prosegue in direzione Mappano. Altre linee secondarie (le cosiddette "navette" o gli "speciali stabilimento") attraversano ancora il quartiere e lo collegano sia a Torino sia alla provincia torinese, specialmente alla cintura nord.

Va ricordato, inoltre, che l'allungamento della linea 4 sino a Falchera è relativamente recente (2006)[32] e, tramite un tunnel che passa al di sotto della ferrovia, permette di collegare i due poli opposti della città: la Falchera nella periferia nord e Mirafiori nella periferia sud.

Trasporti ferroviari[modifica | modifica wikitesto]

Stazione di Torino Stura

Fra le infrastrutture più importanti del quartiere vi è la stazione di Torino Stura, che, posta sul lato sud di Falchera (al confine con Pietra Alta), è attraversata dalla Torino-Milano e dal passante ferroviario di Torino. L'intera struttura, comprensiva di binari ferroviari e fabbricato viaggiatori, è stata ricostruita e potenziata fra il 2006 e il 2011[33] e ad oggi i lavori sono in fase di avanzato completamento.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fino a gennaio 2013 il confine nord era condiviso fra i comuni di Borgaro e Settimo Torinese, ai quali Mappano faceva capo come semplice frazione.
  2. ^ A questi quartieri si potrebbero aggiungere anche quelli di Barca e Bertolla nel loro tratto più occidentale, fino alla confluenza dello Stura nel fiume Po. Il resto dell'Oltrestura, di ampie dimensioni, è occupato in parte dall'area industriale dell'Abbadia di Stura, dove spicca l'imponente stabilimento dell'Iveco, e per la restante parte dalle cosiddette Basse di Stura, che ancora oggi ospitano l'ex discarica dell'Amiat dismessa dal 2010.
  3. ^ A queste borgate andrebbero aggiunti due piccoli sobborghi sorti nel lato meridionale del quartiere, rispettivamente nei pressi delle cascine Barberina e Antioca (lungo Strada della Barberina) e, nel lato sud-est, in prossimità delle cascine Ranotte (poco al di sopra della stazione di Torino Stura).
  4. ^ Fra gli attuali viale Falchera e via Tanaro.
  5. ^ In strada dell'Antioca.
  6. ^ Al di sopra della tangenziale nord, al confine col comune di Mappano.
  7. ^ In strada della Barberina.
  8. ^ Ormai demolita per far posto alla Falchera Nuova.
  9. ^ Posta lungo la provinciale di Cuorgnè.
  10. ^ Altre cascine ancora esistenti sono la Taschera (in Strada di Cuorgnè) e la Spinetta (in un interno di via Cuorgnè), entrambe databili al primo Ottocento.
  11. ^ Torino - Leinì - Volpiano, Museo virtuale dei tram di Torino.
  12. ^ Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, Guida alle cascine, e vigne del territorio di Torino è suoi contorni, Torino, 1790, p. 59-60-105.
  13. ^ Una pianta di Torino del 1935 mostra chiaramente come già allora, in strada della Barberina, vi fosse un buon numero di case ed edifici.
  14. ^ La presenza di case nel circondario delle Ranotte è attestata almeno dagli anni venti del Novecento, a partire dall'odierna via Adige.
  15. ^ Legge 28 febbraio 1949, n. 43.
  16. ^ Astengo era a capo di un gruppo di urbanisti progettisti formato da Sandro Molli Boffa, Mario Passanti, Nello Renacco e Aldo Rizzotti.
  17. ^ a b Torino, Quartiere INA-Casa di Falchera, Giovanni Astengo, 1951-1960, Sistema Archivistico Nazionale - Archivi degli Architetti.
  18. ^ Rigenerazione urbana - Falchera, comune.torino.it. URL consultato il 17 agosto 2013.
  19. ^ Torri del Quartiere "Falchera Nuova", museo Torino.
  20. ^ Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, Guida alle cascine, e vigne del territorio di Torino è suoi contorni, Torino, 1790, p. 80-81.
  21. ^ http://www.lastampa.it/2016/06/28/cronaca/retro/lomicidio-di-miccich-il-sindaco-della-falchera-e-la-drammatica-lotta-per-i-diritti-della-periferia-PtMtiicwOeN5xH2IwYK2xO/pagina.html
  22. ^ a b Cascina Falchera, museo Torino.
  23. ^ Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, Guida alle cascine, e vigne del territorio di Torino è suoi contorni, Torino, 1790, p. 53.
  24. ^ ibid.
  25. ^ Piano Città - Torino Nord (PDF), Torinonline.
  26. ^ El Barrio, museo Torino.
  27. ^ Inaugurata il 28 marzo 2014, la biblioteca civica Don Lorenzo Milani nasce in sostituzione della precedente biblioteca di piazza Astengo, la storica biblioteca di Falchera Vecchia. Ad oggi la nuova sede sorge ai confini tra Falchera Vecchia e Falchera Nuova, grazie al recupero di una vecchia ala della scuola Antonio Ambrosini un tempo dedicata alle classi femminili.
  28. ^ Gente di Falchera, gentedifalchera.it. URL consultato il 17 agosto 2013.
  29. ^ El Barrio, elbarriotorino.wordpress.com. URL consultato il 17 agosto 2013.
  30. ^ PGS Conquista, gentedifalchera.it. URL consultato il 17 agosto 2013.
  31. ^ Si tratta di due vecchie strade di campagna, sviluppate in contesti in parte agricoli e in parte industriali: quella diretta a Settimo, di fatto, è un'appendice di via degli Ulivi e si allaccia in ultimo a strada della Cebrosa; quella per le Basse di Stura, invece, segue il percorso di strada del Villaretto, strada del Molino del Villaretto e via Germagnano (al fondo della via si fuoriesce a Pietralta, nei pressi del ponte Vittorio Emanuele II).
  32. ^ Prossima fermata: Falchera, tramditorino.it. URL consultato il 17 agosto 2013.
  33. ^ Il passante ferroviario di Torino (PDF), trainsimhobby.it. URL consultato il 18 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Urbanistica n. 7.
  • Amilcare De Leo, Mario Alba, Umberto Grassi, Falchera 50 anni, Torino, Redazione "Gente di Falchera", 2004.
  • Mario Alba, Amilcare De Leo, Umberto Grassi, L'altra storia - Vent'anni dopo: Falchera Nuova, Torino, Redazione "Gente di Falchera", 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]