Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Fahd dell'Arabia Saudita

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fahd
Fahd bin Abdul Aziz.jpg
Re dell'Arabia Saudita
Stemma
In carica 13 giugno 1982 –
1º agosto 2005
Investitura 13 giugno 1982
Predecessore Khalid
Successore Abd Allah
Nome completo Fahd bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd
Nascita Riyad, 16 marzo 1921
Morte Ospedale Specialistico Re Faysal, Riyad, 1º agosto 2005
Sepoltura Cimitero al-'Ud di Riyād, 2 agosto 2005
Dinastia Dinastia saudita
Padre Abd al-Aziz dell'Arabia Saudita
Madre Hassa bint Ahmad al-Sudayri
Religione Musulmano sunnita
Fahd bin ʿAbd al-ʿAziz Al Saʿūd

Presidente del Consiglio di Casa Sa'ud
Durata mandato 1993 –
2004
Predecessore Sa'd bin Abd al-Aziz Al Sa'ud
Successore Salman bin 'Abd al-'Aziz Al Sa'ud

Vice Primo ministro dell'Arabia Saudita
Durata mandato 1975 –
13 giugno 1982
Monarca Re Khalid
Predecessore Khalid bin Abd al-Aziz Al Sa'ud
Successore Abd Allah bin Abd al-Aziz Al Sa'ud

Secondo Vice Primo ministro dell'Arabia Saudita
Durata mandato 1967 –
1975
Monarca Re Faysal
Predecessore -
Successore Abd Allah bin Abd al-Aziz Al Sa'ud

Ministro dell'Interno
Durata mandato 1962 –
1975
Monarca Re Sa'ud
Re Faysal
Re Khalid
Predecessore Faysal bin Turki I Al Sa'ud
Successore Nayef bin 'Abd al-'Aziz Al Sa'ud

Ministro dell'Educazione
Durata mandato 24 dicembre 1953 –
1962
Monarca Re Sa'ud
Predecessore -
Successore 'Abd al-'Aziz ibn 'Abd Allah Al al-Shaykh

Fahd bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, (in arabo: فهد بن عبد العزيز آل سعود‎), meglio conosciuto come Re Fahd (Riyad, 16 marzo 1921Riyad, 1º agosto 2005), è stato il quinto re dell'Arabia Saudita dal 1982 al 2005. Nel 1992 promulgò la legge fondamentale del Paese.

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Fahd è nato a Riyad nel 1921,[1][2] ottavo figlio di re Abd al-Aziz.[3] Essendo sua madre Hassa bint Ahmad al-Sudayri,[4] era il più anziano dei "sette Sudairi".[5]

L'educazione di Fahd è cominciata presso la Scuola dei Principi di Riyad, istituto fondato appositamente dal padre per l'educazione dei membri della Casa di Sa'ud.[6] Ha ricevuto l'istruzione per quattro anni a seguito delle sollecitazione di sua madre.[7] Fahd ha studiato con dei tutori, tra cui lo sceicco Abdul-Ghani Khayat.[8] Ha poi continuato a ricevere l'istruzione religiosa a La Mecca.[6][9]

Prime posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Il principe Fahd è stato nominato membro del consiglio consultivo reale su suggerimento della madre.[10] Nel 1945, ha fatto la sua prima visita di Stato a San Francisco per firmare lo Statuto delle Nazioni Unite.[11] In questo viaggio ha servito sotto suo fratello, il principe Faysal, che era al tempo era ministro degli affari esteri.[9] Nel 1953, Fahd ha rappresentato la sua famiglia e il suo paese all'incoronazione della regina Elisabetta II.[8][12][13] Il 24 dicembre 1953, fu nominato ministro dell'educazione, prima persona a detenere questa posizione.[14][15]

Nel 1959, il futuro re ha guidato la delegazione saudita alla Lega araba, a significare l'importanza nella famiglia reale e l'aumento del prestigio del giovane principe. Nel 1962, Fahd è stato nominato ministro dell'interno.[7] Come tale ha diretto la delegazione saudita in una riunione dei capi di stato arabi in Egitto nel 1965.[9] Nel 1967, è stato nominato secondo vice primo ministro.[9][16]

Principe ereditario[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di re Faysal nel 1975, Fahd è stato nominato primo vice primo ministro e contemporaneamente principe ereditario.[17][18] Anche se il principe Fahd aveva due fratelli maggiori, Nasser e Sa'd, che avevano diritti di prelazione al trono, entrambi sono stati considerati candidati non idonei.[17] Al contrario, il principe Fahd aveva alle spalle una lunga carriera nell'esecutivo.[17]

La nomina del principe Fahd lo ha reso figura molto più potente, in contrasto con il ruolo modesto che Khalid aveva durante il regno del predecessore.[19]

Nel 1976 dispose il ritiro del piccolo contingente saudita dalle alture del Golan dove era stato inviato in occasione della guerra del 1973. Nel 1979 ruppe le relazioni diplomatiche con l'Egitto, dopo la firma da parte di Anwar al-Sādāt del trattato di pace israelo-egiziano.

Il 13 agosto 1980, dopo la proclamazione di Gerusalemme a "capitale d'Israele", Fahd chiamò i sudditi alla guerra santa contro Israele. Nel settembre successivo, all'inizio del conflitto Iran-Iraq, decise di assicurare il suo appoggio politico ed economico al regime bathista allora al potere a Baghdad.

Regno[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di re Khalid, il 13 giugno 1982, Fahd salì al trono come quinto re dell'Arabia Saudita.[20] Tuttavia, il periodo più attivo della sua vita non è stato il suo regno ma il periodo da principe ereditario.[21] Nel 1986, ha adottato il titolo di "Custode delle due Sacre Moschee", sostituendo l'appellativo di "Sua Maestà", unendo così il potere religioso a quello secolare.[9]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Temendo che la rivoluzione iraniana del 1979 potesse portare simili sconvolgimenti nell'Arabia Saudita, Fahd ha speso somme considerevoli anche dopo la sua ascesa al trono per sostenere lo sforzo bellico di Saddam Hussein nella sua guerra con l'Iran.[22]

Nel 1987 a La Mecca, negli scontri fra pellegrini iraniani che avevano inscenato una manifestazione (rigorosamente vietata nel corso del pellegrinaggio annuale) e la polizia, morirono centinaia di persone. Dall'appoggio dato a Baghdad e da questo incidente derivò un progressivo ed irreversibile peggioramento dei rapporti con l'Iran, col quale nel 1988 fu interrotta ogni relazione diplomatica.

Fahd era un sostenitore delle Nazioni Unite. Ha sostenuto gli aiuti esteri e ha dato il 5,5 % del reddito nazionale dell'Arabia Saudita a vari fondi in particolare il Fondo saudita per lo sviluppo e il Fondo OPEC per lo sviluppo internazionale. Ha anche dato aiuto anche a gruppi stranieri, come i musulmani bosniaci nelle guerre jugoslave e i nicaraguensi Contras, fornendo "un milione di dollari al mese da maggio a dicembre 1984".[23] Re Fahd è stato anche un forte sostenitore della causa palestinese e un avversario dello Stato di Israele.[24] Nonostante ciò era un fedele alleato degli Stati Uniti, secondo la CIA ha affermato: "Dopo Dio, possiamo contare sugli Stati Uniti".[25] Egli ha però a volte preso distanza da questo paese, ad esempio ha limitato l'uso delle basi aeree saudite per proteggere i convogli navali dopo l'attacco alla USS Stark, in cui un missile iracheno ha severamente danneggiato una fregata statunitense. Nel 1988 ha accettato di acquistare tra i cinquanta e i sessanta missili balistici a testata nucleare.[26]

Re Fahd ha sviluppato un piano di pace, al fine di risolvere le divergenze arabe in particolare tra l'Algeria e il Marocco.[27][28] Ha inoltre contribuito attivamente al raggiungimento dell'accordo di Ta'if del 1989 che ha portato alla conclusione del conflitto in Libano.[15][27] Inoltre, ha guidato il mondo arabo contro l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq.[27] Durante il suo regno ha sviluppato un legame speciale con il presidente siriano Hafiz al-Assad e con quello egiziano Hosni Mubarak.[29]

Attività islamica[modifica | modifica wikitesto]

Ha preso provvedimenti per sostenere l'istituzione religiosa saudita conservatrice garantendo milioni di dollari di sovvenzioni, rafforzando la separazione dei sessi e la potenza della polizia religiosa. Ha approvato pubblicamente la raccomandazione dello sceicco 'Abd al-Aziz ibn 'Abd Allah ibn Baz di evitare la via del male viaggiando in Europa e negli Stati Uniti.[30]

Guerra del Golfo del 1991[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990, le forze irachene di Saddam Hussein hanno invaso il Kuwait, ponendo l'esercito iracheno (il più grande del Medio Oriente), sul confine saudita. Re Fahd ha accettato di ospitare le truppe della coalizione guidata dagli americani nel suo regno, permettendo alle truppe americane di basarsi lì.[31] Questa decisione ha portato notevoli critiche e l'opposizione di molti cittadini sauditi, che erano contrari alla presenza di truppe straniere sul suolo saudita.[32] Questa è stata anche la principale critica che Osama bin Laden e Al Qaeda hanno rivolto alla famiglia reale. La sua decisione è stata inoltre contestato dai suoi fratelli Sudairi.[31]

Riforme e industrializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda le riforme, il sovrano ha mostrato poca tolleranza per gli innovatori. Nel 1992, un gruppo di riformisti e intellettuali sauditi di spicco hanno rivolto una petizione al monarca chiedendo riforme di ampio respiro, tra cui l'ampliamento della rappresentanza politica e la limitazione delle spese inutili della famiglia reale. Re Fahd ha risposto prima ignorando le loro richieste e quando hanno insistito perseguitandoli duramente, imprigionandoli o facendoli licenziare dal lavoro.

Durante il governo di Re Fahd, le sontuose spese della famiglia reale hanno raggiunto il loro picco. Inoltre, è stato firmato il suo con il Regno Unito il contratto militare più grande e più controverso del secolo.[33] L'accordo è costato al tesoro saudita più di 90 miliardi di dollari. Questi fondi erano originariamente assegnati alla costruzione di ospedali, scuole, università e strade. Di conseguenza, il paese ha subito una stasi nello sviluppo delle infrastrutture dal 1986 fino al 1999, quando il reggente, Abd Allah, ha preso le redini del regno.

Come tutti i paesi che si affacciano sul golfo persico, l'Arabia Saudita sotto re Fahd ha focalizzato il suo sviluppo industriale sulle installazioni di idrocarburi. Fino ad oggi, il paese è dipendente dalle importazioni per quasi tutte le altre voci della bilancia commerciale.

Nel 1994, re Fahd ha istituito il Consiglio Supremo degli Affari Islamici composto da membri della famiglia reale e da tecnocrati di alto livello. Il consiglio è stato progettato per funzionare come mediatore delle attività islamiche riguardanti questioni politiche, educative, economiche e estere. Il presidente del Consiglio è stato il principe Sultan. I principi Nayef e Sa'ud bin Faysal e il tecnocrate Mohammed Ali Aba al Khayl sono stati nominati membri del consiglio. Uno degli scopi segreti dell'ente è stato quello di ridurre il potere del Consiglio degli Ulema.[34]

Meccanismo di successione[modifica | modifica wikitesto]

Nel tentativo di istituzionalizzare la successione, re Fahd ha emesso un decreto il 1º marzo 1992.[35] Questo ha ampliato i criteri per la successione, che prima erano solo l'anzianità e il consenso della famiglia.[35] Il cambiamento più significativo era che il sovrano poteva assegnare e revocare il titolo di erede apparente sulla base dell'idoneità piuttosto che sull'anzianità e che i nipoti del primo re diventavano candidati ammissibili per il trono.[35]

Regno dopo l'ictus del 1995[modifica | modifica wikitesto]

Re Fahd era un pesante fumatore, in sovrappeso per gran parte della sua vita adulta e da sessantenne ha cominciato a soffrire di artrite reumatoide e diabete mellito di tipo 2.[5] Ha subito un ictus debilitante il 29 novembre 1995[15] ed è diventato notevolmente fragile. Il 2 gennaio 1996, il monarca ha quindi deciso di delegare la gestione del regno al principe ereditario Abd Allah, che ha assunto il titolo di reggente.[32][35][36] Il 21 febbraio, il re Fahd ha ripreso alcuni doveri d'ufficio.[37]

Dopo l'ictus il monarca è diventato infermo e ha dovuto usare un bastone e poi una sedia a rotelle,[38] anche se ancora frequentava alcune riunioni dell'esecutivo e riceveva visitatori selezionati. Nel novembre del 2003, secondo i media di governo, re Fahd ha affermato che era necessario "colpire con un pugno di ferro" i terroristi dopo gli attentati mortali in Arabia Saudita, anche se riusciva a malapena a pronunciare poche parole a causa del deterioramento della salute. Il principe ereditario Abd Allah ha partecipato alle visite ufficiali quando re Fahd era all'estero per cure e periodi di riposo. Quando il suo figlio maggiore Faysal, membro del Comitato Olimpico Internazionale, è morto nel 1999, il re era in Spagna e non ha fatto ritorno in patria per il funerale.[39]

In un discorso a una conferenza islamica, il 30 agosto 2003 il sovrano ha condannato il terrorismo e ha esortato i religiosi musulmani a predicare pace, sicurezza, cooperazione, giustizia e tolleranza nei loro sermoni.[40]

Morte e funerale[modifica | modifica wikitesto]

Re Fahd è stato ammesso all'Ospedale Specialistico re Faysal di Riyad il 27 maggio 2005 per test medici non specificati.[41] Un funzionario (che ha insistito per l'anonimato) ha riferito all'agenzia di stampa Associated Press ufficiosamente che il re era morto alle 15.30 locali del 1º agosto 2005 a 84 anni.[42] L'annuncio ufficiale è stato dato dalla televisione di Stato alle ore 22 dall'allora ministro dell'informazione Iyad Madani.[42]

Re Fahd è stato sepolto nell'ultima thawb (vestito tradizionale arabo) che indossava. Il 2 agosto, la salma è stata portata alla moschea Imam Turki bin Abd Allah di Riyad dove alle 15.30 si sono tenute le preghiere funebri,[42] guidate dal Gran Mufti del regno, lo sceicco Abd al-Aziz Al Sheikh.

La preghiera funebre, durante la quale i fedeli rimangono in piedi, è stata eseguita dopo la quella del pomeriggio. La cerimonia è stata replicata in altre moschee in tutto il regno, dove si sono svolte le "preghiere per l'assente".

Il corpo è stato poi portato dal figlio Abd al-Aziz nel cimitero al-'Ud, a circa due chilometri di distanza, dove sono sepolti i suoi quattro predecessori e altri membri della famiglia regnante.[43][44]

I dignitari arabi e musulmani che hanno partecipato al funerale non erano presenti alla sepoltura. Vi hanno assistito solo i familiari e i cittadini sauditi.

I leader islamici hanno offerto le condoglianze nella moschea, mentre gli altri dignitari stranieri e i leader che sono intervenuti dopo le esequie sono stati ricevuti nella corte reale.

In conformità con i regolamenti e le tradizioni sociali, l'Arabia Saudita ha dichiarato un periodo di lutto nazionale di tre giorni durante i quali tutti gli uffici sono stati chiusi. Gli uffici governativi sono rimasti chiusi per il resto della settimana.[42] La bandiera nazionale non è stata abbassata dal momento che portando la Shahada, la dichiarazione di fede islamica, il protocollo richiede che non debba mai sventolare a mezz'asta.

Dopo la sua morte, molti paesi arabi hanno dichiarato un periodo di lutto.[6] Algeria, Egitto, Iraq, Kuwait, Libano, Marocco, Oman, Qatar, Siria, Yemen, Lega Araba a Il Cairo e Autorità Nazionale Palestinese hanno dichiarati tre giorni di lutto.[6] Pakistan ed Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato un periodo di lutto di sette giorni con bandiere a mezz'asta.[45] In Giordania, oltre al periodo di lutto nazionale di tre giorni è stato dichiarato un periodo di lutto di 40 giorni nella Corte Reale.

Molti dignitari stranieri hanno partecipato al funerale, come il vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney, il presidente francese Jacques Chirac, re Juan Carlos I di Spagna, il principe Carlo del Regno Unito, il presidente del Pakistan Pervez Musharraf, il re Abd Allah II di Giordania, il presidente palestinese Mahmūd Abbās, il ministro anziano di Singapore Goh Chok Tong e il presidente della Mauritania Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya la cui assenza dal paese favorirà la sua deposizione avvenuta il giorno successivo.

Ricchezza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 Forbes ha stimato la ricchezza di re Fahd a 25 miliardi di dollari.[46] Nel 1988 la rivista Fortune riportava che la sua fortuna era pari a 18 miliardi di dollari, facendo di lui la seconda persona più ricca al mondo a quel tempo.[47] Oltre alle residenze in Arabia Saudita, possedeva una dimora in Spagna, nella Costa del Sol; ciò ha contribuito a rendere nota la località di Marbella.[48]

Attività ricreative[modifica | modifica wikitesto]

Se in patria re Fahd attuava una politica islamica rigorosa, era noto per la vita lussuosa che faceva all'estero, anche con modalità che non sarebbero state consentite nel suo regno. Ha visitato i porti della Costa Azzurra, con il suo yacht di 147 metri e 100 milioni di dollari "Principe Abd al-Aziz". La nave aveva due piscine, una sala da ballo, una palestra, un teatro, un giardino pensile, un ospedale con un reparto di terapia intensiva e due sale operatorie e quattro missili americani Stinger.[49] Il re possedeva anche un Boeing 747 da 150 milioni di dollari dotato di fontana. È stato riferito che nelle sue visite a Londra ha perso milioni di dollari nei casinò, arrivando ad aggirare il coprifuoco imposto dalle leggi locali sul gioco pagando i croupier per continuare a giocare tutta la notte nella sua suite d'albergo.[50]

Nel 1992 si disputò la prima edizione della Coppa re Fahd, torneo calcistico internazionale a lui dedicato, che poi, insieme alla successiva edizione verrà retroattivamente riconosciuta dalla FIFA nell'ambito della Confederations Cup[51].

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Re Fahd ha avuto le seguenti mogli:

  • Principessa Al Anood bint Abd al-Aziz bin Mousad Al Sa'ud (deceduta), madre dei suoi quattro figli più anziani, Faysal, Sa'ud, Sultan e Khalid;[52][53]
  • Principessa Al Jawhara bint Ibrahim Al Ibrahim, madre del principe Abd al-Aziz;
  • Principessa Jawza bint Abd Allah bin Abdul Rahman Al Sa'ud (divorziata), madre del principe Mohammad;[54]
  • Principessa Al Jowhara bint Abd Allah Al Sudairi (deceduta);
  • Principessa Modhi bint Turki bin Abdullah Al Sa'ud (divorziata);
  • Principessa Joza'a bint Sultan Al Adgham Al Subaie (divorziata);
  • Principessa Turfa bint Abd al-Aziz bin Mo'amar (divorziata);
  • Principessa Watfa bint Obaid bin Ali Al Jabr Al Rasheed (divorziata);
  • Principessa Lolwa al Abdulrahman Al Muhana Aba al Khail (divorziata);
  • Principessa Shaikha bint Turki bin Mariq Al Thit (divorziata);
  • Principessa Seeta bint Ghunaim bin Sunaitan Abu Thnain (divorziata);
  • Janan Harb.[55]

Re Fahd ha avuto sei figli e quattro figlie.[7] I maschi sono:

  • Faysal (1945 - 1999), direttore generale del servizio di assistenza ai minori dal 1971 al 1999, direttore generale presso il ministero della pianificazione e ministro di Stato dal 1977 al 1999 anno in cui è morto per un attacco di cuore;
  • Muhammad (nato nel gennaio 1950), ex governatore della Provincia Orientale;
  • Sa'ud (nato l'8 ottobre 1950), ex vice presidente dell'Intelligence;[56]
  • Sultan (nato nel 1951), ufficiale dell'esercito, elevato a rango ministeriale nel novembre del 1997 ed ex capo del servizio di assistenza ai minori;
  • Khalid (nato nel febbraio 1958);[56]
  • Abd al-Aziz, (nato nel 1973), figlio ultimogenito e preferito avuto con la sua consorte favorita, la principessa Al Jawhara bint Ibrahim Al Ibrahim, ministro di Stato senza portafoglio.[57]

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Fahd dell'Arabia Saudita Padre:
Abd al-Aziz dell'Arabia Saudita
Nonno paterno:
ʿAbd al-Raḥmān Āl Saʿūd
Bisnonno paterno:
Fayṣal Āl Saʿūd
Trisavolo paterno:
Turkī bin ʿAbd Allāh Āl Saʿūd
Trisavola paterna:
Hia bint Ḥamad Tamīmī
Bisnonna paterna:
Sāra bint Misharī Āl Saʿūd
Trisavolo paterno:
Misharī b. ʿAbd al-Raḥmān b. Saʿūd
Trisavola paterna:
?
Nonna paterna:
Sāra bint Aḥmad al-Sudayrī
Bisnonno paterno:
Aḥmad al-Kabīr al-Sudayrī
Trisavolo paterno:
Muḥammad b. Turkī al-Sudayrī
Trisavola paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisavolo paterno:
?
Trisavola paterna:
?
Madre:
Ḥaṣṣa bt. Aḥmad al-Sudayrī
Nonno materno:
Aḥmad al-Sudayrī
Bisnonno materno:
Muḥammad al-Kabīr al-Sudayrī
Trisavolo materno:
Aḥmad al-Kabīr al-Sudayrī *
Trisavola materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Nonna materna:
Sharīfa al-Suwaydī
Bisnonno materno:
ʿAlī b. Muḥammad al-Suwaydī
Trisavolo materno:
Muḥammad al-Suwaydī
Trisavola materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze saudite[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del Re Abd al-Aziz - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Re Abd al-Aziz
Gran Maestro dell'Ordine del Re Faysal - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Re Faysal

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ordine dell'Indipendenza (Azerbaigian) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Indipendenza (Azerbaigian)
— 7 marzo 2005[58]
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 18 marzo 1984
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 22 maggio 1979[59]
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 19 luglio 1997[60]
Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine dei Santi Michele e Giorgio (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine dei Santi Michele e Giorgio (Regno Unito)
— [61]
Royal Victorian Chain (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Royal Victorian Chain (Regno Unito)
— 1987[61][62]
Gran Croce dell'Ordine al Merito Civile (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine al Merito Civile (Spagna)
— 15 febbraio 1974[63]
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 20 gennaio 1981

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riyadh. The capital of monotheism (PDF), in Business and Finance Group. URL consultato il 22 luglio 2013.
  2. ^ Bernard Reich, Political leaders of the contemporary Middle East and North Africa: a biographical dictionary, Greenwood Publishing Group, 1990, p. 528, ISBN 978-0-313-26213-5. URL consultato il 14 aprile 2013.
  3. ^ Nabil Mouline, Power and generational transition in Saudi Arabia (PDF), in Critique Internationale, vol. 46, April–June 2012, pp. 1–22. URL consultato il 24 aprile 2012.
  4. ^ Winberg Chai, Saudi Arabia: A Modern Reader, University Press, 22 settembre 2005, p. 193, ISBN 978-0-88093-859-4. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  5. ^ a b King Fahd, in The Telegraph, 2 agosto 2005. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  6. ^ a b c d King Fahd Brought Vision of Progress, in Aramco ExPats, Riyadh, 5 agosto 2005.
  7. ^ a b c Robin Allen, Obituary: King Fahd - A forceful but flawed ruler, in Financial Times, 1 agosto 2005. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  8. ^ a b Biography of King Fahd bin Abdulaziz Al Saud, in Babnet, 1 agosto 2005. URL consultato il 27 febbraio 2013.
  9. ^ a b c d e Fahad played pivotal role in development, in Daily Gulf News, 2 agosto 2005. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  10. ^ The Political Leadership - King Fahd, in APS Review Gas Market Trends, 29 novembre 1999. URL consultato il 16 marzo 2013.
  11. ^ Saudi Foreign Policy, in Saudi Embassy Magazine, Fall 2001. URL consultato il 18 luglio 2013.
  12. ^ King Fahd - his first 20 years, in Royal Embassy of Saudi Arabiaation=Washington DC, US, vol. 18, nº 4, Winter 2002. URL consultato il 29 giugno 2012.
  13. ^ King Fahd 1923-2005:, in Royal Embassy of Saudi Arabia, Washington DC, US, 1 agosto 2005. URL consultato il 29 giugno 2012.
  14. ^ Educational system in Saudi Arabia (PDF), Ministry of Higher Education, 2006. URL consultato il 21 luglio 2013.
  15. ^ a b c Harvey Sicherman, King Fahd's Saudi Arabia, in American Diplomacy, agosto 2005. URL consultato l'8 agosto 2013.
  16. ^ Nadav Safran, Saudi Arabia: The Ceaseless Quest for Security, Cornell University Press, 1985, p. 17, ISBN 978-0-8014-9484-0. URL consultato il 4 aprile 2013.
  17. ^ a b c Simon Henderson, After King Fahd (PDF), in Washington Institute, 1994. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  18. ^ Anthony H. Cordesman, Saudi Arabia Enters the 21st Century, Greenwood Publishing Group, 2003, p. 46, ISBN 978-0-275-97997-3. URL consultato il 10 febbraio 2013.
  19. ^ New Saudi king shuffles cabinet, in The Calgary Herald (Riyadh), AP, 29 marzo 1975. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  20. ^ Arnaud De Borchgrave, Analysis: Arabian Medicis, in UPI (Washington DC), 27 dicembre 2006. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  21. ^ King Fahd, in The Economist, 4 agosto 2013. URL consultato l'8 agosto 2013.
  22. ^ Obituary: King Fahd, BBC News, 1 August 2005. Retrieved 10 June 2008.
  23. ^ Robert Busby: The Scandal that Almost Destroyed Ronald Reagan, in History News Network. URL consultato il 3 giugno 2012.
  24. ^ Palestine-Israel Issue – King Fahd Bin Abdulaziz, kingfahdbinabdulaziz.com. URL consultato il 1 gennaio 2009.
  25. ^ Welcome to the CIA Web Site, in CIA, 19 ottobre 2012. URL consultato il 3 ottobre 2012.
  26. ^ Geoffrey Kemp. The East Moves West: India, China, and Asia's Growing Presence in the Middle East. Washington DC: Brookings Institution Press, 2010. Print.
  27. ^ a b c Legacy of a King, in Asharq Alawsat, 2 agosto 2005. URL consultato il 5 aprile 2013.
  28. ^ John Duke Anthony, The role of the GCC in defense and geopolitical afairs (PDF), in The Wall Street Journal, luglio 1989. URL consultato l'11 aprile 2013.
  29. ^ No news -- good news?, in Al Ahram Weekly, nº 745, 2–8 June 2005. URL consultato il 26 agosto 2013.
  30. ^ Vassiliev, Alexei, The%20History%20of%20Saudi%20Arabia&f=false The History of Saudi Arabia, Saqi. p.465
  31. ^ a b Mordechai Abir, The Succession of Saudi King Abdallah, the Oil Market, and Regional Politics, in Jerusalem Center for Public Affairs, vol. 5, nº 2, 3 agosto 2005. URL consultato il 1 febbraio 2013.
  32. ^ a b King Fahd of Saudi Arabia dies, in BBC, 1 agosto 2005. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  33. ^ Michael J.H. Taylor, Flight International World Aircraft and Systems Directory, 3rd, United Kingdom, Reed Business Information, 2001, pp. 189–190, ISBN 0-617-01289-X. URL consultato il 16 agosto 2007.
  34. ^ Youssef M. Ibrahim, Saudi King Trying to Dilute Islamic Radicalism, in The New York Times, 6 ottobre 1994. URL consultato il 4 giugno 2012.
  35. ^ a b c d Paul Michael Wihbey, Succession in Saudi Arabia: The not so Silent Struggle, in IASPS Research Papers in Strategy, nº 4, luglio 1997.
  36. ^ Youssef M. Ibrahim, Saudi Crown Prince to Take over while King Rests, in The New York Times, 2 gennaio 1996. URL consultato il 26 agosto 2013.
  37. ^ Simon Henderson, The Saudi Royal Family: What Is Going On? (PDF), in Hudson. URL consultato il 3 aprile 2013.
  38. ^ Douglas Martin, King Fahd; Saudi Arabian ruler's reign was turbulent, in UT San Diego, 7 agosto 2005. URL consultato l'8 agosto 2013.
  39. ^ Saudi Arabia's King Fahd Dies; Abdullah Named New Leader, New York Times, 1 August 2005. Retrieved 11 June 2008.
  40. ^ Alfred B. Prados, Saudi Arabia: Current Issues and (PDF), in CRS Issue Brief for Congress, 2003. URL consultato il 22 aprile 2012.
  41. ^ Hasan M. Fattah, Saudi King Hospitalized; Condition Is Called Serious, in The New York Times (Beirut), 28 maggio 2005. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  42. ^ a b c d Rasheed Aboul Samh, Smooth succession, in Al Ahram Weekly, vol. 754, 4–10 August 2005. URL consultato il 4 marzo 2013.
  43. ^ Abdul Nabi Shaheen, Sultan will have simple burial at Al Oud cemetery, in Gulf News, 23 ottobre 2011. URL consultato il 29 luglio 2012.
  44. ^ James Sturcke, Saudi king dies, in The Guardian, 1 agosto 2005. URL consultato l'8 agosto 2013.
  45. ^ G. Parthasarathy, Global terrorism The Pakistan-Saudi Arabia nexus, in The Hindu, 10 agosto 2005. URL consultato il 12 aprile 2013.
  46. ^ Royal Flush, Forbes, 4 marzo 2002. URL consultato il 18 novembre 2010.
  47. ^ Princes are glue of nation, in The News and Courier, AP, 22 aprile 1990. URL consultato il 7 agosto 2012.
  48. ^ Justin Coe, To Saudis, King Fahd falls short of ideal, in The Christian Science Monitor (Riyadh), 13 febbraio 1985. URL consultato l'8 agosto 2013.
  49. ^ Simons, Geoff, Saudi Arabia, St. Martins, (1998), p.28
  50. ^ Marie Colvin, `The Squandering Sheikhs, Sunday Times, 29 August 1993
  51. ^ (EN) Saudi Arabia 1995: Denmark come in from the cold, in Fédération Internationale de Football Association. URL consultato il 5 gennaio 2011.
  52. ^ Al Anoud bint Abdulaziz; King Fahd's Wife, in Los Angeles Times, 16 marzo 1999. URL consultato il 9 febbraio 2013.
  53. ^ First wife of King Fahd dies, in Associated Press, 9 maggio 1999. URL consultato il 9 febbraio 2013.
  54. ^ Family Tree of Muhammad bin Fahd bin Abdulaziz Al Saud, in Datarabia. URL consultato il 7 agosto 2013.
  55. ^ The King and I, in The Times, 8 agosto 2007. URL consultato il 25 maggio 2012.
  56. ^ a b Sabri Sharif, The House of Saud in Commerce: A Study of Royal Entrepreneurship in Saudi Arabia, New Delhi, I. S. Publication, 2001, ISBN 81-901254-0-0.
  57. ^ The Fall of the House of Saud, in The Atlantic, 12 settembre 2001. URL consultato il 18 novembre 2010.
  58. ^ Notice, E-qanun. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  59. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  60. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  61. ^ a b HL Deb, British honours and orders of Chivalry held by overseas heads of state, in Hansard, vol. 505, 14 marzo 1999. URL consultato il 18 luglio 2013.
  62. ^ Owain Raw-Rees, Honours and awards (PDF), in RGBB News, Spring 2003. URL consultato il 18 luglio 2013.
  63. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re dell'Arabia Saudita Successore Royal Standard of Saudi Arabia.svg
Khalid 1982 - 2005 Abd Allah
Controllo di autorità VIAF: (EN100383888 · LCCN: (ENn82241791 · ISNI: (EN0000 0001 1453 4132 · GND: (DE118954725 · BNF: (FRcb120064182 (data)