Fabbrica Alta

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Fabbrica Alta
Fabbrica Alta.JPG
La Fabbrica Alta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàSchio
IndirizzoVia Pasubio
Coordinate45°42′54″N 11°21′07″E / 45.715°N 11.351944°E45.715; 11.351944Coordinate: 45°42′54″N 11°21′07″E / 45.715°N 11.351944°E45.715; 11.351944
Informazioni generali
Condizioniinutilizzato
Costruzione1862
Realizzazione
ArchitettoAuguste Vivroux
ProprietarioComune di Schio
Proprietario storicoLanificio Rossi

La Fabbrica Alta del lanificio Rossi è un edificio industriale fatto costruire da Alessandro Rossi nel 1862 a Schio. Essa rappresenta uno dei principali simboli della prima industrializzazione italiana.

L'edificio[modifica | modifica wikitesto]

La fitta sequenza di finestre caratterizza il corpo dell'edificio

La fabbrica - progettata dall'architetto belga Auguste Vivroux e secondo Rossi "eseguita sullo stile di quelle Belgie ed Inglesi" - ha dimensioni davvero ragguardevoli: è lunga 80 metri e larga 13,90, conta cinque piani di altezza più il sottotetto. Al suo interno vi sono immensi saloni suddivisi in tre campate da 125 colonne in ghisa; conta 330 finestre e 52 abbaini[1]. Essa si sviluppa all'interno dell'area Lanerossi, in senso ortogonale rispetto alla primitiva sede del lanificio che rivolge la sua facciata principale verso Via Pasubio.

Dall'esterno l'opificio è caratterizzato dalla sua colorazione rossastra data dall'impiego prevalente di laterizio per la sua costruzione, e dal tetto spiovente. Le numerose finestre sono lievemente arcuate e presentano dei davanzali in pietra, come in pietra sono pure i marcapiani ed i dentelli che reggono il cornicione. Le testate di putrelle in ferro presenti sulle pareti, a forma di rosoni sfogliati, diventano un motivo ornamentale. In alto un fregio in cotto a motivi romboidali dà movimento all'edificio. Da un lato della costruzione si eleva l'elegante ciminiera a sezione quadrata, con iscrizione "1862" sulla sommità[2][3]. L'esecutore dell'opera progettata da Vivroux viene individuato, sulla base del linguaggio artistico adottato, in Antonio Caregaro Negrin, amico del collega belga e architetto di fiducia di Alessandro Rossi[2].

L'interno era organizzato originariamente in modo da effettuare in ogni piano una diversa fase della lavorazione della lana: cardatura al primo piano, filatura al secondo, spolatura al terzo, quindi ritorcitura, tessitura, ed infine, nel sottotetto, il rammendo. Oggi l'interno, svuotato ed inutilizzato, si presenta nelle forme date alla fine degli anni sessanta, ossia quando gli stabilimenti produttivi furono trasferiti nelle nuove strutture alla periferia di Schio e la Fabbrica Alta venne riutilizzata a scopi amministrativi: le pavimentazioni originali furono rivestite da nuovi pavimenti, le colonne in ghisa incorporate dentro nuove pareti divisorie e rese quindi invisibili[2]. Oggi solo il sottotetto presenta ancora l'originale struttura ottocentesca con travi a vista.

Particolare della facciata che evidenzia le fasce marcapiano in pietra, le cornici delle finestre in cotto e le testate delle putrelle metalliche a forma di rosoni sfogliati

Il progetto originario[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto iniziale prevedeva complessivamente la realizzazione di quattro edifici disposti ortogonalmente tra loro in modo da formare un grande cortile quadrangolare al centro.

  • Il primo di questi edifici, è il lanificio Francesco Rossi, che si affaccia su via Pasubio. Ricostruito per volontà di Alessandro Rossi nel 1849 sulle fondamenta dell'originario opificio del padre Francesco del 1817[4] e posizionato all'incirca di fronte all'antico Lanificio Nicolò Tron (di quest'ultimo non rimane testimonianza essendo stato demolito nel 1878), si sviluppa in quattro piani ed è delimitato ai lati da due corpi di ugual altezza in laterizio. La facciata si presenta oggi con evidenti richiami al neoclassicismo vicentino; il prospetto ha una sequenza di numerose finestre rettangolari graduate in altezza le quali favoriscono lo slancio verticale e suddividono i quattro piani, un tempo adibiti a diverse fasi della lavorazione tessile e, sul finire del Novecento destinati a uffici amministrativi e direzionali. L'imponente portale d'ingresso con colonne tuscaniche reca inciso sull'architrave il nome del fondatore e la data di nascita dell'impresa; sulla facciata sono evidenti dieci bassorilievi posti sui parapetti delle finestre raffiguranti i simboli dell'importante attività imprenditoriale della famiglia Rossi, come le pecore merinos, navi a vapore, merci, ancore e balle di lana[4]. Dominano ancora nel mezzo del palazzo gli elmi alati e il caduceo, attributi di Mercurio, dio del commercio e della prosperità[4]. Centralmente si apre il breve portico d'ingresso (rimaneggiato nel 1980) che dà accesso al retrostante cortile. La facciata posteriore della Francesco Rossi appare invece molto modesta e lineare, quasi completamente priva di ornamenti[5].
La "Francesco Rossi", particolari della facciata
  • La Fabbrica Alta
  • Un ulteriore edificio di tre piani con orologio e lesene in mattoni, addossato alla Fabbrica Alta e parallelo alla "Francesco Rossi", successivamente demolito.
  • Un secondo edificio identico alla Fabbrica Alta da porre nell'ultimo lato del grande spiazzo, rimase solo sulla carta, e venne poi sostituito da una più moderna filatura-tessitura a shed già negli anni 1865/69 ed in seguito abbattuta.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio tra il 1966 ed il 1967 venne svuotato dai macchianari e utilizzato per impieghi amministrativi; nel 1987 venne acquisito dal gruppo Marzotto con tutta l'Area Lanerossi e i vari stabilimenti produttivi. Da quel tempo l'edificio è inutilizzato, salvo per avvenimenti sporadici ed occasionali, di solito a carattere espositivo.

A maggio 2013 la Fabbrica Alta è stata acquisita dall'amministrazione comunale assieme alla centrale termica, alla centrale idroelettrica Umberto I, all'edificio ex assortissaggio, contenente l'archivio Lanerossi ed al vicino Giardino Jacquard. La grande piazza attigua all'edificio, invece, era già appartenente al Comune di Schio. Grazie alla cessione di questi edifici verrà attuato un piano di recupero coinvolgente tutta l'area.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Schio, scheda sulla Fabbrica Alta[1]
  2. ^ a b c Luca Sassi, Bernardetta Ricatti, Dino Sassi "Schio. Archeologia Industriale", p. 109, Sassi Edizioni Schio, 2013
  3. ^ Scheda sulla Fabbrica Alta Copia archiviata, su schioindustrialheritage.it. URL consultato il 7 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2014).
  4. ^ a b c Luca Sassi, Bernardetta Ricatti, Dino Sassi "Schio. Archeologia Industriale", p. 95, Sassi Edizioni Schio, 2013
  5. ^ Luca Sassi, Bernardetta Ricatti, Dino Sassi "Schio. Archeologia Industriale", p. 99, Sassi Edizioni Schio, 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Barbieri, Archeologia industriale nel Veneto: dall'opificio di Nicolò Tron (1726 ca.) alla Fabbrica alta di Alessandro Rossi (1862), Firenze, La Nuova Italia Scientifica, 1979
  • Giovanni Luigi Fontana, La fabbrica alta e l'ecomuseo della civilta industriale: progetti o chimere?, estr. da: Odeo Olimpico, n. 22 (1995-1996), Accademia Olimpica, Vicenza, 1996
  • Keti Pozzan, Passato, presente e futuro della Fabbrica Alta di Schio: la questione del recupero del patrimonio di archeologia industriale, attraverso la lettura degli strumenti urbanistici, Venezia, 2008
  • Angelo Zanella, FA900: fabbrica alta Novecento: i protagonisti raccontano , Schio, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]