Exxon Valdez

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M/C Exxon Valdez
Exval.jpeg
La Exxon Valdez nello stretto di Prince William, 1989
Descrizione generale
Flag of the United States.svg
Tipo superpetroliera (VLCC)
Armatore Exxon Sg. Co.
Proprietà Exxon Sg. Co.
Registro navale American Bureau of Shipping
Porto di registrazione Flag of the United States.svg Philadelphia (1986-2005)
Flag of the Marshall Islands.svg Majuro (2005-2008)
Flag of Panama.svg Panama (2008-2012)
Flag of Sierra Leone.svg Freetown (2012-demolizione)
Identificazione numero IMO: 8414520
Ordinata 1º agosto 1984
Costruttori National Steel and Shipbuilding Company
Cantiere San Diego, California
Impostata 24 luglio 1985
Varata 14 ottobre 1986
Entrata in servizio 11 dicembre 1986
Ristrutturata trasformata in portarinfuse nel 2008
Nomi precedenti M/C Exxon Valdez (1986-1989)
M/C Exxon Mediterranean (1990-1993)
M/C SeaRiver Mediterranean (1993-2005)
M/C S/R Mediterranean (1993-1995)
M/C Mediterranean (1995-2005)
M/T Dong Fang Ocean (2005-2008)
M/T Oriental Nicety (2008-2012)
M/T Oriental N (demolizione)
Radiata 20 marzo 2012
Destino finale 2 agosto 2012 spiaggiata per la demolizione ad Alang, India
Caratteristiche generali
Dislocamento 214 862
Stazza lorda 110 831 tsl
Lunghezza (fuori tutto) 300,84 m
(tra le p.p.) 288,07 m
Larghezza 50,60 m
Pescaggio 26,82 m
Propulsione 1 motore Diesel Sulzer 8RTA84 con potenza di 23.611 kW
1 elica
Velocità 16,25 nodi  (30,10 km/h)
Capacità di carico 1,48 millioni di barili di greggio (235 000 m³)
Equipaggio 21 tra ufficiali e bassa forza

[senza fonte]

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Exxon Valdez fu una superpetroliera di proprietà della ExxonMobil. Il 24 marzo 1989 la nave si incagliò in una scogliera dello stretto di Prince William, un'insenatura del golfo di Alaska, disperdendo in mare 40,9 milioni di litri di petrolio. Dopo questo incidente fu rinominata Sea River Mediterranean.

La nave[modifica | modifica wikitesto]

La nave, lunga 300 m larga 50 m e con un pescaggio di 27 m, aveva lo scafo in acciaio, pesava 30.000 tonnellate, disponeva di un motore diesel da 31.650 cavalli vapore (24 MW) e poteva trasportare fino a 1,48 milioni di barili (200.000 t) di petrolio ad una velocità di 16,25 nodi (30 km/h). È stata costruita a San Diego, consegnata alla Exxon nel dicembre 1986 e destinata al trasporto del petrolio dal terminal dell'oleodotto del consorzio Alyeska situato a Valdez, in Alaska, negli Stati Uniti.

L'incidente[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 marzo del 1989 la petroliera lasciò il terminal di Valdez in direzione sud, attraversando lo stretto di Prince William carica di petrolio. Il comandante chiese al locale comando della guardia costiera di cambiare rotta per evitare alcuni piccoli iceberg. Per una serie di equivoci nella linea di comando vi fu un cambio di rotta effettuato troppo lentamente e la nave urtò contro una scogliera (Bligh Reef), disperdendo nell'ambiente circa 42.000 m³ di greggio e inquinando 1.900 km di coste.

Migliaia di animali perirono a causa della fuoriuscita, la stima fu di 250.000 uccelli marini, 2.800 lontre, 300 foche, 250 aquile di mare testabianca, 22 orche e miliardi di uova di salmone e aringa. I danni ambientali che ne conseguirono costrinsero il governo degli Stati Uniti a rivedere i requisiti di sicurezza delle petroliere e ad assegnare i costi delle operazioni di pulizia della costa alle compagnie petrolifere.

Nel 1991 la ExxonMobil fu condannata in sede civile e penale per oltre un miliardo di dollari, il maggior risarcimento fino ad allora mai registrato per un disastro industriale (superato nel 2012 con i 4.5 miliardi pagati dalla BP per l'incidente della Deepwater Horizon). Le operazioni di ripulitura delle coste costarono alla Exxon circa 2 miliardi di dollari, coperti in gran parte delle assicurazioni.

L'incidente alla petroliera ha rappresentato uno tra i maggiori disastri per l'ecosistema, sebbene sia stato - per gravità - assai inferiore al disastro provocato dall'incendio della piattaforma Ixtoc 1 nel Golfo del Messico nel marzo 1979 e a quello della Deepwater Horizon.

Attività successiva[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'incidente, la nave venne riparata, e nei primi anni '90 tornò in attività, col divieto di entrare nello stretto di Prince William[1], ed avendo mutato il nome in Exxon Mediterranean. Successivamente cambiò ancora nome e proprietario, divenendo via via SeaRiver Mediterranean, S/R Mediterranean e Mediterranean nel 2005, ed essendo utilizzata in Europa, Medio Oriente ed Asia.[2]

Nel 2008 venne acquistata da una società di Hong Kong che la ribattezzò Dong Fang Ocean e la trasformò da petroliera a nave mercantile. Il 29 novembre 2010, la Dong Fang Ocean entrò in collisione con un'altra nave, nel Mar Cinese Meridionale. Entrambi i battelli subirono gravi danni e dovettero essere rimorchiati in porto.[3]

Nel marzo 2012 la nave venne venduta come rottame ad una ditta di Singapore. Cambiò di mano diverse volte fino ad arrivare ad una ditta indiana che la rinominò, per l'ennesima volta, Oriental Nicety.[4] Dopo una serie di azioni legali, dovute al fatto che i nuovi proprietari volevano farla riprendere a navigare, venne portata in bacino, nel porto di Alang il 2 agosto 2012, dove venne smantellata.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ruth S. Musgrave, Federal Wildlife Laws Handbook with Related Laws, Lanham, MD, Rowman & Littlefield Publishing Group, 1998, ISBN 978-0-86587-557-9.
  2. ^ Robert Little, The former Exxon Valdez faces retirement, in The Baltimore Sun, 17 ottobre 2002. URL consultato il 29 giugno 2010.
  3. ^ Tim Schwabedissen, Christoph M. Wahner, Daily Vessel Casualty, Piracy & News Report, The Law Offices of Countryman & McDaniel, 29 novembre 2010. URL consultato il 10 dicembre 2010.
  4. ^ Staff writers, India bars Alaska oil spill tanker Exxon Valdez, in BBS News, 9 maggio 2012. URL consultato il 31 luglio 2012.
  5. ^ Adam Halliday, 23 years after one of history's worst oil spills, Exxon Valdez 'rests' in Gujarat, in Indian Express, 2 agosto 2012. URL consultato il 4 agosto 2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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