Ex Pastificio Pantanella (via Casilina)

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Ex Pastificio Pantanella
Pantanella29.jpg
L'ingresso principale verso piazzale Labicano (1929)
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
LocalitàRoma
IndirizzoVia Casilina
Coordinate41°53′25.18″N 12°31′06.43″E / 41.890329°N 12.518452°E41.890329; 12.518452Coordinate: 41°53′25.18″N 12°31′06.43″E / 41.890329°N 12.518452°E41.890329; 12.518452
Informazioni
CondizioniRistrutturato, in uso
Costruzione1871, 1915, 1929, 1933-35, 1958-61
Inaugurazione28 ottobre 1935 (Pantanella)
Ricostruzione1950
UsoMulino e pastificio (1871-1970)
Centro residenziale (2001-)
Realizzazione
ArchitettoPietro Aschieri (1937)
Vittorio Ballio Morpurgo (1950)
Silvano Ricci (1958-61)
Bruno Moauro (2001)
IngegnereAlberto Naldini (1926)
ProprietarioAppartamenti Porta Maggiore
Proprietario storicoDitta Ducco e Valle (1871)
Società molini e magazzini generali (1882)
Società molini e pastificio Pantanella (1928-70)

L'ex Pastificio Pantanella è stato un complesso industriale di Roma, situato nel quartiere Prenestino-Labicano, all'inizio di via Casilina, nei pressi di Porta Maggiore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La ditta Ducco e Valle[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1871, i piemontesi Pietro Ducco e Francesco Valle, che già possedevano una negozio di cereali e granaglie in via del Gesù a Roma, ottennero dal Comune il permesso di costruire uno stabilimento per la macinazione dei cereali con 20 mulini a vapore nel lotto di terreno posto fra le vie Prenestina e Casilina, poco fuori Porta Maggiore[1], dove è posto il monumento sepolcrale del fornaio romano Marco Virgilio Eurisace[2]. Con questo nuovo stabilimento, la ditta Ducco e Valle giunse a rappresentare, per volume d'affari, la seconda società dei mulini romani dopo la società di Michelangelo Pantanella[3], che si trovava negli edifici che attorniano la basilica di Santa Maria in Cosmedin, nel rione Ripa.[4]

Il pastificio Michelangelo Pantanella[modifica | modifica wikitesto]

I vari componenti del complesso furono costruiti in diversi momenti, il primo dei quali fu il silos nel 1915. Nel 1926, l'ingegnere Alberto Naldini progettò un'autorimessa nelle adiacenze del silos, la quale però, non venne realizzata.

Molino, biscottificio e silos lato Casilina.

In seguito alla decisione del Governatorato di utilizzare gli edifici di via dei Cerchi per il nuovo Museo di Roma, nel 1928 la Pantanella presenta un piano di potenziamento dello stabilimento di via Casilina e, nel 1929, vi si trasferì la "Società molini e pastificio Pantanella".[5]

Nel 1937 l'architetto Pietro Aschieri realizzò il progetto del Naldini, effettuando prima alcune rivisitazioni.

In seguito ai danneggiamenti subiti durante il bombardamento di Roma del 19 luglio del 1943, nel 1950 venne effettuata la ricostruzione e l'aggiunta del nuovo mulino, ad opera dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.
Tra il 1958 e il 1961 viene realizzato il biscottificio dall'architetto Silvano Ricci. La Pantanella fu per un paio di decenni (anni cinquanta e sessanta) un'azienda d'avanguardia e di rilievo europeo.

Negli anni sessanta la vasta proprietà passa sotto diverse altre proprietà, fino a quando, in seguito a una crisi finanziaria avvenuta nei primi anni settanta, il pastificio chiude e gli edifici rimasero abbandonati.

Negli anni novanta la struttura viene occupata da immigrati, i quali, però, vennero ben presto sgomberati.

Gli edifici vennero così acquistati dalla società Acqua Pia Antica Marcia che, tra il 1998 e il 2001, ne ha curato il recupero e la riconversione a residence[6], su progetto dell'architetto Bruno Moauro.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carmelo G. Severino, pp. 23-24.
  2. ^ Carmelo G. Severino, pp. 24-25.
  3. ^ Carmelo G. Severino, p. 25.
  4. ^ Carmelo G. Severino, pp. 23-25.
  5. ^ Carmelo G. Severino, p. 141.
  6. ^ Appartamenti Porta Maggiore, La nostra storia.
  7. ^ ArchiDiAP, Pastificio Pantanella.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Amendolagine (a cura di), Mulino Pantanella. Il recupero di una archeologia industriale romana, Venezia, Marsilio Editori, 1996, p. 63, ISBN 978-88-317-6559-6.
  • Carmelo G. Severino, ROMA MOSAICO URBANO. Il Pigneto fuori Porta Maggiore, Roma, Gangemi, 2005, pp. 139-142, ISBN 978-88-492-0926-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]