Euglena gracilis

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Euglena gracilis
FieldofEuglena.gracilis.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Protozoa
Phylum Euglenozoa
Subphylum Dipilida
Superclasse Spirocuta
Classe Euglenophyceae
Sottoclasse Euglenophycidae
Ordine Euglenida
Famiglia Euglenidae
Genere Euglena
Specie E. gracilis
Nomenclatura binomiale
Euglena gracilis

Euglena gracilis è una specie appartenente al genere Euglena, composto da protozoi unicellulari flagellati. L'habitat tipico sono gli stagni e le pozze d'acqua. È largamente impiegata nelle ricerche scientifiche, perché è in grado di reagire agli stimoli luminosi.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La membrana cellulare di natura glicoproteica è molto flessibile, visto che la cellula cambia forma in base anche agli stimoli ricevuti. Infatti il corpo può assumere una forma sottile e lanceolata dalla lunghezza massima di 100 µm, ma anche quella di una sfera dal diametro di 20 µm. L'Euglena gracilis è dotata di due flagelli, ma in genere solo uno di questi fuoriesce dal reservoir e può pertanto essere definito emergente. Il reservoir (o tasca), che ospita i due flagelli, è localizzato sull'estremità anteriore. Il flagello emergente ha funzione locomotoria e presenta mastigonemi.[1]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Locomozione[modifica | modifica wikitesto]

Nella tasca c'è una macula fotorecettrice, al di sopra della quale si trova una struttura ricca di pigmenti (stigma), che forse è anch'essa implicata nel processo di percezione della luce. Grazie a questa macula la cellula è in grado di muoversi verso la luce per favorire il processo di fotosintesi clorofilliana. Secondo alcune ipotesi, la massa sarebbe distribuita asimmetricamente nella cellula (il nucleo sta generalmente nella parte inferiore) e ciò ne determinerebbe l'orientamento all'interno dell'acqua. Successivamente si è invece supposta l'esistenza di un gravirecettore che agirebbe mediante canali ionici sull'allineamento, che tra l'altro muta a seconda dell'età dell'organismo.[1]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Essendo dotato di cloroplasto, è in grado di svolgere la fotosintesi clorofilliana. Tuttavia, se viene posto al buio ed a contatto con fonti di carbonio organico, è in grado di digerire i propri nutrienti, anche grazie ad un vacuolo contrattile che conserva enzimi oltre ad avere una funzione osmoregolatrice. Non solo il differenziamento dei proplastidi in cloroplasti dipende dalla presenza di luce, ma la cellula è in grado di ritrasformare questi ultimi in proplastidi per comportarsi come un organismo eterotrofo.[1]

Orologio biologico

L'euglena è uno degli organismi più semplici di cui è stata dimostrata la presenza di un orologio biologico interno.

Laddove i fiumi si gettano in mare spesso si può assistere ad uno spettacolo curioso: in acqua bassa addensamenti di euglene che salgono verso la luce danno un colore verde vivace all'acqua che sale; quando però il mare si ritira non si vede più nulla. L'euglena si è sepolta nel fango per non essere trasportata via dall'acqua. E quando il mare ritorna indietro, il fitoflagellato torna a emergere in superficie, e lo spettacolo ricomincia. L'euglena compie i suoi movimenti verso la superficie e verso il fondo senza alcuna influenza delle maree né influenzata dalla presenza o dall'assenza di luce nonostante possieda un fotorecettore.

In laboratorio, all'interno di un recipiente di vetro e persino al buio, l'euglena ogni 6 ore esatte sale in superficie e dopo 6 ore ridiscende seppellendosi nel fango. Come molti fiori (ad esempio la mimosa) segnano il tempo con la loro apertura e chiusura questo minuscolo organismo, loro predecessore comparso sulla terra circa un miliardo di anni fa , cela in sé un orologio biologico.

Meccanismi di orologio biologico si trovano comunque anche in funghi e batteri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Annalisa Galletti, Tesi di laurea in scienze biologiche dell'Università di Pisa (PDF), su aimabiella.it, 44,45,46. URL consultato il 20 luglio 2016.

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