Eugenio Broccardi

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Eugenio Broccardi
Eugenio Broccardi.jpg

Podestà di Genova
Durata mandato 16 giugno 1926 –
15 aprile 1926
Predecessore Alfredo Goffredo
Successore Ferruccio Lantini

Durata mandato 16 dicembre 1926 –
9 settembre 1933
Predecessore Filippo Ravenna
Successore Carlo Bombrini

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVI, XXVII
Gruppo
parlamentare
Democrazia liberale
PNF
Collegio Genova; Unico nazionale

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 15 maggio 1929 –
Legislature XXVII

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Titolo di studio Laurea in ingegneria
Professione Ingegnere

Eugenio Broccardi (Genova, 10 luglio 1867Genova, 14 marzo 1959) è stato un ingegnere e politico italiano, Commissario prefettizio dal 1926 al 1926 e Podestà di Genova dal 1926 al 1933.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in ingegneria nel 1890 al politecnico di Milano,[1] nel 1895 assume la direzione della Società cooperativa di produzione di Sampierdarena, un cantiere di medie dimensioni specializzato in costruzioni meccaniche e navali del quale rimane direttore per i successivi cinquant'anni. Nel 1905, oltremodo conosciuto ed apprezzato per aver risollevato le sorti del cantiere e salvato i suoi posti di lavoro, viene eletto consigliere della provincia di Genova per il mandamento Sampierdarena-Val Polcevera. Nel 1914 viene eletto consigliere comunale e nominato assessore ai lavori pubblici nella giunta del sindaco Emilio Massone.

Di idee interventiste, negli anni della prima guerra mondiale è a capo del Comitato di organizzazione e assistenza civile, particolarmente impegnato nell'assistenza a circa 14.000 famiglie rimaste senza sostegno per la chiamata alle armi con somme raccolte attraverso pubbliche sottoscrizioni. Per meglio gestire i rifornimenti alimentari nello stesso periodo assume in via temporanea l'assessorato all'annona.

Prima del 1920 donò al comune di Santa Margherita Ligure il terreno su cui sorse lo stadio che porta il suo nome.

Rieletto consigliere comunale nel 1920, secondo per numero di preferenze dopo il senatore Paolo Emilio Bensa, nelle elezioni del 1921 viene chiamato a rappresentare il collegio di Genova per il blocco nazionale che riunisce i liberali affini a Giovanni Giolitti, i Fasci italiani di combattimento fondati da Mussolini e l'Associazione Nazionalista Italiana di Enrico Corradini. Alla Camera entra nel gruppo "Democrazia liberale". La sua attività parlamentare pre-fascista è occupata prevalentemente dalla Commissione Reale per la sistemazione dei servizi marittimi, in cui entra al posto di Erasmo Piaggio e per la quale compila una relazione che è alla base della sistemazione delle rotte con il continente americano, per l'attraversamento del canale di Panama e per il periplo dell'Africa. Nell'attività politica si pone in contrasto con la rappresentanza elettoralmente alleata dei fascisti, poco propensa alle procedure parlamentari. In un articolo scritto per il periodico Rinnovamento, intitolato "Parlamento o Dittatura?" scrive:

«Non demoliamo l'ultimo baluardo che resta al nostro Paese contro tutte le sopraffazioni, le ingiustizie, gli appetiti infiniti e per la difesa dei suoi vitali interessi che il Parlamento; malgrado i suoi infiniti difetti, le sue inobliabili colpe, gli uni e le altre sarebbero presto dimenticati quando ci trovassimo di fronte all'avvento di una Dittatura troppo leggermente invocata»

L'atteggiamento ostile è tuttavia legato anche alla natura ideologica del fascismo, che fino al 1923 (ovvero fino alla confluenza dei nazionalisti e di vasti settori liberali) è quella socialista-rivoluzionaria e repubblicana dei Fasci di combattimento. La normalizzazione del Partito Nazionale Fascista, dal quale gli elementi rivoluzionari vengono gradualmente isolati per favorire i nazionalisti, ricompone i rapporti quel tanto che basta per consentire la sua candidatura nelle Lista nazionale guidata dal PNF, cui aderiscono la maggioranza degli esponenti liberali e democratici (tra cui Vittorio Emanuele Orlando, Antonio Salandra, Enrico De Nicola), ex popolari, demosociali e sardisti filofascisti, oltre a numerose figure della destra italiana moderata.

L'anno successivo viene nominato commissario straordinario del comune di Genova, carica che prelude - una volta approvato il nuovo ordinamento comunale - a quella di podestà, ottenuta nel 1926 e mantenuta per sette anni. Con la nomina a commissario completa la sua virata dal liberalismo al fascismo, virata tuttavia ritenuta a posteriori dettata da motivi di mero opportunismo.[2] Il suo settennato alla guida di Genova è tuttavia ricordato per una serie di opere pubbliche di grande importanza come la prosecuzione di via Dante con la costruzione di una nuova galleria (la Cristoforo Colombo), la sistemazione del promontorio di San Benigno (spianamento del colle e realizzazione della via Cantone, tra Genova e Sampierdarena), la strada camionale dei Giovi, l'Arco ai Caduti di piazza della Vittoria. Durante la sua amministrazione viene anche portato a compimento il progetto della Grande Genova, ovvero l'aggregazione dei comuni di Apparizione, Bavari, Bolzaneto, Borzoli, Cornigliano Ligure, Molassana, Nervi, Pegli, Pontedecimo, Prà, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Rivarolo Ligure, Sampierdarena, San Quirico, Sant'Ilario Ligure, Sestri Ponente, Struppa e Voltri.[3]

Nel 1929, al termine del secondo mandato alla camera, sotto la spinta della sua popolarità (che nel 1933 gli vale il secondo quinquennio da podestà), viene nominato senatore a vita nella categoria dei deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio, continuando in senato l'attività in favore della Liguria portata avanti nelle due legislature precedenti. Nel 1935, terminato il secondo mandato da podestà, si dedica esclusivamente all'attività parlamentare e alla presidenza della cooperativa di produzione, senza mai ricoprire cariche politiche di alcun tipo nel partito fascista e nella Repubblica Sociale Italiana. Chiamato a rispondere del suo operato dopo la guerra viene riconosciuto contiguo al fascismo per interesse personale, specie per i posti remunerati in vari consigli di amministrazione di società legate al comune di Genova; pur non essendosi arricchito con profitti illeciti o reso colpevole di propaganda per l'entrata in guerra viene dichiarato decaduto dalla carica di senatore (sentenza del 14 novembre 1945), e mantenuto in quella di direttore della cooperativa, che lascia di sua iniziativa di li a poco a causa dell'età ormai avanzata.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia decorato di Gran Cordone - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia decorato di Gran Cordone
Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le notizie biografiche sono ricavate dall'incartamento relativo alla procedura di epurazione.
  2. ^ Da una lettera del 20 ottobre 1945 dal CLN Liguria all'Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo: Il Broccardi è generalmente ritenuto uomo avaro ma onesto [...] è generalmente ritenuto soltanto un ambizioso pronto ad aderire a qualsiasi organizzazione politica che gli consenta di mettersi in evidenza e di conseguire cariche pubbliche.
  3. ^ Articolo 1 del Regio Decreto 14 gennaio 1926, n. 74

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN58525151 · ISNI (EN0000 0000 3635 4143 · LCCN (ENn2007011181 · GND (DE113716008X · BAV ADV12195312