Euaggelos Averōf

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Euaggelos Averōf-Tositsas

Euaggelos Averōf-Tositsas (in greco Ευάγγελος Αβέρωφ-Τοσίτσας, traslitterato anche Evangelos Averoff-Tositsas; Trikala, 17 aprile 1910Atene, 2 gennaio 1990) è stato un politico greco.

Ex ministro degli Esteri e della Difesa della Grecia era un importante uomo politico del Partito Conservatore e funzionario del governo greco presso le Nazioni Unite. Morì a 79 anni per un attacco cardiaco all'Apolloneion Hospital di Atene, il 2 gennaio 1990.

Mandante dell’omocidio perpetrato contro Alekos Panagulis, socialista libertario democratico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato il 17 aprile 1910, a Trikala, Tessaglia, ha frequentato la scuola pubblica di Atene e si è laureato con lode alla Scuola di politiche, giuridiche e Scienze Economiche presso l'Università di Losanna in Svizzera. Eletto al Parlamento nel 1946, dopo una militanza nell'esercito greco come partigiano insieme al suo irrinunciabile compagno ed amico Teodoro Meletiou. Era descritto come un uomo con una idee forti pro-occidentali e anti-comuniste, era un confidente intimo dell'ex Primo Ministro e Presidente Costantino Karamanlis, e considerato il suo possibile successore. È stato proprio lui, conosciuto in Grecia come "il creatore del ponte", che ha convinto la giunta militare a recuperare il signor Karamanlis dall'esilio nel 1974 e di ripristinare la democrazia. Egli fu il primo eletto al Parlamento nel 1946 ed è entrato a far parte del gabinetto all'età di 39 anni, che servì poi come ministro degli Esteri dal 1956-1963, nel governo del primo ministro Costantino Karamanlis. Nei sette anni di dittatura di militari, si oppose la giunta, ma rimase in Grecia, nel tentativo di convincere elementi militari e fu mandato più volte in carcere ad Atene. Dopo la caduta della giunta, ha servito come Ministro della Difesa nei governi del primo ministro Karamanlis dal 1974 al 1980. In questo periodo, è stato determinante nel ritorno della Grecia nell'ala militare del Trattato Atlantico che la Grecia aveva lasciato nel 1974 per protestare contro l'invasione turca di Cipro. Quando il Movimento socialista panellenico di Andreas Papandreou è stato votato al potere nel 1981, Averōf cedette il suo posto si Ministro della Difesa, e assunse la direzione del Nuovo Partito democratico 1981-1984. Autore di diversi romanzi, descrisse se stesso come un "agricoltore, politico e drammaturgo", e fu autore di diversi romanzi e opere storiche e fu un agricoltore. Al momento della sua morte, Averōf era presidente onorario del Nuovo Partito democratico e membro-at-large del Parlamento. Aveva sofferto di un disturbo cardiaco per parecchi anni. Egli ha lasciato la moglie, Diamantina, e due figlie, Natalie e Tatiana. Agli inizi della 2 guerra mondiale fu arrestato in Italia e portato nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia dove fu il leader di un gruppo di altri 100 greci imprigionati perché avversi al regime fascista. Descrisse la sua esperienza in quel campo nel libro tradotto in Italia con il titolo "Prigioniero in Italia" (Longanesi, 1977).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Al suo effettivo peso nella politica greca e mondiale sono dedicate diverse pagine dell'opera di Oriana Fallaci "Un uomo", sulla vita del poeta e libertario democratico Alexandros Panagulis. Nel libro della Fallaci, viene definito come il "drago" contro cui Alessandro Panagulis destina le fatiche della sua ultima battaglia. In procinto di essere travolto e smascherato dai documenti che Panagulis stava per farsi pubblicare, diede l’incarico omicidiario ad un commando tra i quali spicca il nome di Michele Steffas, abilissimo pilota che, dopo aver stordito Panagulis con l’uso di una rivoltella a gas, lo speronò mortalmente.

Citazione[modifica | modifica wikitesto]

Dal libro Un uomo: “Il poeta ribelle, l’eroe solitario, é un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate o follie, anche se viene respinto e offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che opprime. Infatti qualsiasi cosa egli dica o intraprenda, perfino una frase interrotta, un’impresa fallita, diventa un seme destinato a fiorire, un profumo che resta nell’aria, un esempio per le altre piante nel bosco, per noi che non abbiamo il suo coraggio e la sua veggenza e il suo genio. E lo stagno lo sa, il potere lo sa che il vero nemico è lui, il vero pericolo da liquidare. Sa addirittura che egli non può essere rimpiazzato o copiato: la storia del mondo ci ha ben fornito la prova che morto un leader se ne inventa un altro, morto un uomo d’azione se ne trova un altro. Morto un poeta, invece, eliminato un eroe, si forma un vuoto incolmabile e bisogna attendere che gli dei lo facciano resuscitare. Chissà dove, chissà quando”.

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