Ettore Majorana

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Ettore Majorana

Ettore Majorana (Catania, 5 agosto 1906Italia, 27 marzo 1938 (morte presunta) o in località ignota dopo il 1959[1]) è stato un fisico italiano. Operò principalmente come teorico della fisica all'interno del gruppo di fisici noto come i "ragazzi di via Panisperna": le sue opere più importanti hanno riguardato la fisica nucleare e la meccanica quantistica relativistica, con particolari applicazioni nella teoria dei neutrini. La sua improvvisa e misteriosa scomparsa suscita, dalla primavera del 1938, continue speculazioni riguardo al possibile suicidio o allontanamento volontario, e le sue reali motivazioni, a causa anche della sua personalità e fama di geniale fisico teorico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« "Sono nato a Catania il 5 agosto 1906. Ho seguito gli studi classici conseguendo la licenza liceale nel 1923; ho poi atteso regolarmente agli studi di ingegneria a Roma fino alla soglia dell'ultimo anno. Nel 1928, desiderando occuparmi di scienza pura, ho chiesto e ottenuto il passaggio alla facoltà di fisica e nel 1929 mi sono laureato in fisica teorica sotto la direzione di S.E. Enrico Fermi svolgendo la tesi: "La teoria quantistica dei nuclei radioattivi" e ottenendo i pieni voti[2] »

Ettore Majorana, penultimo di cinque fratelli, nacque a Catania in via Etnea 251 il 5 agosto del 1906 da Fabio Massimo Majorana (1875-1934) e da Dorina Corso (1876-1965).

Il nonno di Ettore, Salvatore Majorana Calatabiano (1825-1897), era stato deputato dalla nona alla tredicesima legislatura nelle file della sinistra storica, due volte ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio nel primo e terzo governo Depretis (1876-1879) e senatore del Regno d'Italia nel 1879.

Il padre Fabio, ultimo di cinque fratelli, si era laureato a diciannove anni in Ingegneria e quindi in Scienze fisiche e matematiche. Gli altri quattro erano Giuseppe, giurista, rettore e deputato, nato nel 1863; Angelo, statista, 1865; Quirino, fisico, 1871; Dante, giurista e rettore universitario, 1874.

Gli altri fratelli di Ettore erano: Rosina, Salvatore, dottore in legge e studioso di filosofia; Luciano, ingegnere civile, specializzato in costruzioni aeronautiche si dedicò alla progettazione e costruzione di strumenti per l'astronomia ottica; Maria, diplomata a pieni voti in pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia. Il figlio di Salvatore, Ettore Majorana jr., nato dopo la sua scomparsa, ha intrapreso la carriera di fisico come lo zio omonimo, presso l'Università La Sapienza di Roma.[3]

Ettore fu praticamente un bambino prodigio rivelando una precocissima attitudine per la matematica, svolgendo a memoria calcoli complicati fin dall'età di 5 anni e inoltre si dedicò allo studio personale della fisica, disciplina che sin da piccolo lo affascinava. Alla sua educazione sopraintese (sino a circa nove anni) il padre. Ettore terminò le elementari e successivamente il ginnasio (completato in soli quattro anni) presso il collegio "Massimiliano Massimo" dei Gesuiti a Roma. Possedeva anche un'ottima cultura umanistica in letteratura (apprezzava molto il conterraneo Luigi Pirandello) nonché un raffinato senso dell'umorismo e dell'ironia, acuto nelle osservazioni e nei discorsi di cultura generale[4].

Quando anche la famiglia si trasferì a Roma nel 1921, continuò a frequentare l'istituto Massimo come esterno per il primo e secondo anno del liceo classico. Frequentò il terzo anno presso l'istituto statale Torquato Tasso, e nella sessione estiva del 1923 conseguì la maturità classica.

Terminati gli studi liceali Ettore si iscrisse alla facoltà d'Ingegneria. Fra i suoi compagni di corso vi erano il fratello Luciano, Emilio Segrè, Enrico Volterra.

Il passaggio a Fisica[modifica | modifica wikitesto]

Emilio Segrè, giunto al quarto anno di studi d'ingegneria, decise di passare a Fisica: a questa scelta, che in lui meditava da tempo, non erano stati estranei gli incontri avuti (estate del 1927) con Franco Rasetti ed Enrico Fermi, allora ventiseienne, da poco nominato professore ordinario di fisica teorica all'Università di Roma, cattedra creata in quel periodo da Orso Mario Corbino; si annota che, della commissione che assegnò la cattedra a Fermi, era membro Quirino Majorana.

Segrè riuscì a convincere anche Majorana a passare alla facoltà di fisica, e il passaggio avvenne dopo un incontro con Fermi.

Ecco il resoconto che Amaldi fa di quell'incontro:

« (…) Nell'autunno 1927 e all'inizio dell'inverno 1927-28 Emilio Segrè, nel nuovo ambiente che si era formato da pochi mesi attorno a Fermi, parlava frequentemente delle eccezionali qualità di Ettore Maiorana e, contemporaneamente, cercava di convincere Ettore Maiorana a seguire il suo esempio, facendogli notare come gli studi di fisica fossero assai più consoni di quelli di ingegneria alle sue aspirazioni scientifiche e alle sue capacità speculative. Egli venne all'Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell'occasione che io lo vidi per la prima volta. Da lontano appariva smilzo, con un'andatura timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell'insieme, l'aspetto di un saraceno. Fermi lavorava allora al modello statistico dell'atomo che prese in seguito il nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, Maiorana si presentò di nuovo all'istituto e chiese di vedere la tabella. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un foglietto su cui era scritta una analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattr'ore, trasformando, l'equazione del secondo ordine non lineare di Thomas-Fermi in una equazione di Riccati che poi aveva integrato numericamente. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio, se ne andò dall'Istituto. »

Majorana era quindi tornato non per verificare se la tabella da lui calcolata nelle ultime 24 ore fosse corretta, bensì per verificare se fosse esatta quella di Fermi[5].

Majorana passò a Fisica e cominciò a frequentare l'Istituto di Via Panisperna regolarmente fino alla laurea, meno di due anni dopo. Si laureò, con il voto di 110/110 e lode, il 6 luglio 1929, relatore Enrico Fermi, presentando una tesi sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi. All'istituto Ettore trascorreva molto tempo in biblioteca, preferendo il lavoro solitario allo spirito di gruppo che rese celebri i giovani scienziati che attorniavano Fermi. Fu l'unico a non lavorare in collaborazione diretta con Fermi, anche in qualità di teorico, pur essendo il solo in grado di interagirvi alla pari[6].

Un altro aneddoto ricorda il commento sarcastico alla scoperta del neutrone che valse successivamente il premio Nobel per la Fisica a James Chadwick:

« "Che cretini! Hanno scoperto il protone neutro e non se ne accorgono!"[7] »

In quel periodo effettuò diversi studi, alcuni dei quali confluirono in diversi articoli su argomenti di spettroscopia e su un articolo sulla descrizione di particelle con spin arbitrario. Effettuò anche brevi studi su moltissimi argomenti che spaziavano dalla fisica terrestre all'ingegneria elettrica, alla termodinamica, allo studio di alcune reazioni nucleari non molto diverse da quelle che sono alla base della bomba atomica. È stato possibile ricostruire in parte il percorso di questi studi in base a una serie di manoscritti, i Quaderni e i Volumetti, custoditi dalla Domus Galilaeana di Pisa e pubblicati nel 2006[8].

Per il suo carattere distaccato, critico e scontroso, e allo stesso tempo autocritico e modesto gli venne affibbiato ironicamente il soprannome di “Grande inquisitore” quando anche tutti gli altri giovani fisici dell’Istituto di via Panisperna avevano un soprannome mediato in gran parte dalla gerarchia ecclesiastica (Fermi era il “Papa”, Rasetti, che spesso sostituiva Fermi in alcune mansioni importanti, il “Cardinale Vicario”, Corbino ovviamente era il “Padreterno”, Segrè “Basilisco” (per il suo carattere mordace), mentre Amaldi, per le sue delicate fattezze fisiche, era chiamato "Gote rosse", o “Adone”, un titolo di cui non era affatto entusiasta).

Il soggiorno tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Si lasciò comunque convincere ad andare all'estero (Lipsia e Copenaghen), come anche Enrico Fermi aveva fatto più volte negli anni 20, e gli fu assegnata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche una sovvenzione per tale viaggio che ebbe inizio alla fine di gennaio del 1933 e durò circa sei mesi. L'incontro con Werner Heisenberg fu proficuo, tanto che questi riuscì (lì dove Fermi e gli altri avevano fallito) a far pubblicare a Majorana Über die Kerntheorie (Sulla teoria nucleare), in Zeitschrift für Physik (Giornale di Fisica).

Abbiamo alcune sue lettere del periodo tedesco. Il 20 gennaio, in una lettera alla madre scrive:

« All'Istituto di Fisica mi hanno accolto molto cordialmente. Ho avuto una lunga conversazione con Heisenberg che è persona straordinariamente cortese e simpatica »

In una lettera al padre, il 18 febbraio, scrive:

« ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che a Heisenberg è piaciuto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria »

Nel viaggio fatto all'estero fu colpito dall'organizzazione tedesca. Ed ecco come illustra nella medesima lettera alla madre la rivoluzione nazista:

« Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell'amministrazione pubblica e in molte private, in seguito all'espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel '14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l'epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell'orgoglio di razza. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran parte eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l'opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica »

Non è dato sapere se i suoi più intimi collaboratori conoscessero le sue impressioni e le sue idee sulla Germania nazista: è certo comunque che a Fermi (la cui moglie era ebrea) tali idee e concezioni non dovessero fare grande piacere e certo pure è (vedi in proposito il libro di Recami su Majorana)[9] che Segrè (ebreo anch'egli) rimase stizzito da un'analoga sua lettera del 22 maggio 1933, nella quale Majorana scrive:

« [...] non è concepibile che un popolo di sessantacinque milioni [la Germania di quel tempo] si lasciasse guidare da una minoranza di seicentomila [gli ebrei] che dichiarava apertamente di voler costituire un popolo a sé... »

Ma in un'altra lettera spedita a Giovanni Gentile jr. parla di stupida teoria della razza; e nell'ultimo suo articolo pubblicato Majorana esprime, sia pure in modo indiretto, un'opinione positiva del libero arbitrio, opinione che pare incompatibile con il nazismo[10].

Successivamente Majorana si recò a Copenaghen, dove conobbe Niels Bohr, la cui frequentazione lo portò a conoscere altri fisici importanti dell'epoca, tra i quali Christian Møller e Arthur H. Rosenfeld, e a frequentare George Placzek, che già da qualche tempo conosceva[10].

Nel 1934, qualche mese dopo il rientro dal soggiorno tedesco, muore a Roma il padre Fabio Majorana, cui Ettore pare fosse legatissimo[11]. Nello stesso anno il gruppo di Via Panisperna scopre in laboratorio le proprietà dei neutroni lenti, scoperta che dette l'avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare sperimentale e della successiva bomba atomica nei Laboratory Nazionali di Los Alamos (USA), nell'ambito del Progetto Manhattan, in piena seconda guerra mondiale.

Dal 1934 fino alla scomparsa Majorana si chiude in casa a lavorare per ore senza uscire mai, frequentando sempre più saltuariamente l'Istituto di Fisica di via Panisperna e studiando in maniera quasi furiosa tanto che i medici arriveranno a diagnosticargli un esaurimento nervoso[11]. Sovente se ne stava a casa, non riceveva alcuno e respingeva la corrispondenza scrivendoci di proprio pugno con forte autoironia si respinge per morte del destinatario. Curava anche poco l'aspetto fisico e si era lasciato crescere barba e capelli. Ma quello che è certo è che non cessava di studiare: i suoi studi si erano ampliati. Questo è il periodo più oscuro della sua vita: non si sa quale fosse la materia dei suoi studi, anche se qualcosa si può dedurre dalle sue lettere - in particolare da una fitta corrispondenza con lo zio Quirino, noto fisico sperimentale, che stava studiando la fotoconducibilità di lamine metalliche (cfr. Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Milano 1997, cap.).

Ecco il ritratto che ne dà, in quel periodo, Laura Fermi:

« Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell'andare in tram all'Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente un'idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all'Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea. »

E ancora:

« Majorana aveva continuato a frequentare l'Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell'Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette [forse] influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. [Nel 1924] un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si parlò di delitto. Fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest'ultimo si assunse la responsabilità di provare l'innocenza dello zio. Con grande risolutezza si occupò personalmente del processo [noto nelle cronache dell'epoca come Processo Maiorana e terminato nel 1932][12], trattò con gli avvocati, curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua, le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una persona sensibile quale era Ettore. »

In questo periodo dirà della fisica la frase estremamente sibillina e ambigua, poi variamente interpretata:

« La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata[6] »

Nel 1937 Ettore Majorana accettò, dopo aver rifiutato Cambridge, Yale e Carnegie Foundation, la cattedra di professore di Fisica teorica all'Università di Napoli per meriti scientifici (pare che tale nomina lo ferì nell'orgoglio, perché aspirava ad una cattedra a Roma)[4], dove si legò d'amicizia con Antonio Carrelli, professore di Fisica sperimentale presso lo stesso Istituto di Fisica.

Anche a Napoli Majorana condusse una vita estremamente ritirata, con i suoi malanni che gli davano fastidio e che si ripercuotevano inevitabilmente sul suo carattere e sul suo umore (cfr. Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Milano 1997, cap.). Il 12 gennaio 1938 Majorana accetta ufficialmente la cattedra di Fisica Teorica presso l'Università di Napoli, e già il giorno dopo tiene la lezione inaugurale, alla presenza della famiglia[13].

La misteriosa scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Ultima lettera di Majorana.
«Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.»
Annuncio per la scomparsa di Ettore Majorana stampato sulla Domenica del Corriere.

La sera del 25 marzo 1938, a 31 anni di età, in un periodo in cui tutto il gruppo di fisici di Via Panisperna si stava disperdendo ognuno con i suoi incarichi di lavoro in Italia o all'estero e circa un anno e mezzo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Ettore Majorana partì da Napoli, ove risiedeva all'albergo "Bologna" in via Depretis 72, con un piroscafo della società Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di giorni alloggiando presso il "Grand Hotel Sole": il viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo avevano invitato a prendersi un periodo di riposo.

Il giorno stesso a Napoli, prima di partire, aveva scritto a Carrelli la seguente missiva:

« Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo. »

Ai familiari aveva invece scritto:

« Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi. »

Il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.

« Non allarmarti. Segue lettera. Majorana. »

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera, dopo il viaggio di andata:

Palermo, 26 marzo 1938 - XVI
« Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli. »

Ma Majorana non comparve più.

S'iniziarono le ricerche. Delle indagini si occupò il capo della polizia Arturo Bocchini, sollecitato da una lettera urgente di Giovanni Gentile. Del caso si interessò lo stesso Mussolini che ricevette una "supplica" della madre di Majorana e una lettera di Enrico Fermi; sulla copertina del fascicolo in questione scrisse: voglio che si trovi. E Bocchini, evidentemente, per alcuni indizi, poco incline all'ipotesi del suicidio, aggiunse di sua mano: i morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire[14]. Fu anche proposta una ricompensa (30 000 lire) per chi ne desse notizie, ma non si seppe mai più nulla di lui, almeno non in modo inequivocabile.

Il professor Vittorio Strazzeri dell'Università di Palermo asserì di averlo visto a bordo alle prime luci dell'alba del 27 marzo mentre il piroscafo sul quale era imbarcato si accingeva ad attraccare a Napoli (in realtà egli condivise la cuccetta con un giovane viaggiatore che, secondo la descrizione, corrispondeva a Majorana, da lui mai conosciuto personalmente). Un marinaio asserì di averlo scorto, dopo aver doppiato Capri, non molto prima che il piroscafo attraccasse, e la società Tirrenia, anche se l'episodio non fu mai confermato, asserì che il biglietto di Majorana era tra quelli testimonianti lo sbarco. Anche un'infermiera che lo conosceva sostenne di averlo visto, in questo caso nei primi giorni dell'aprile 1938, mentre camminava per strada a Napoli. Ma non fu mai trovata nessuna traccia documentata della sua destinazione e le ricerche in mare non diedero alcun esito.

Le indagini furono condotte per circa tre mesi e si estesero a una Residenza dei Gesuiti che si trovava vicino a dove lui abitava, dove pare si fosse rivolto per chiedere una qualche sorta di aiuto, forse come reminiscenza del suo periodo scolastico presso i Gesuiti di Roma. La famiglia seguì anche una pista che sembrava portare al Convento di S. Pasquale di Portici, ma alle domande rivoltegli il padre guardiano rispose con un enigmatico: "Perché volete sapere dov'è? L'importante è che egli sia felice"[15].

Ci fu una ridda di ipotesi e indizi, ma non si ebbero mai certezze sulla sorte di Majorana: va comunque notato che nelle sue lettere egli non parla mai di suicidio, ma solo di scomparsa ed era persona attenta alle parole[16].

In realtà non sia ha piena certezza che Majorana fosse davvero ripartito da Palermo alla volta di Napoli nel viaggio di ritorno sul traghetto come da lui annunciato, si sia gettato in mare o piuttosto abbia voluto far perdere le proprie tracce, cedendo il suo biglietto di viaggio ad un altro viaggiatore in attesa di imbarco, depistando tutti con dichiarazioni ambigue, contraddittorie e ad effetto spiazzante.

L'unica certezza tra tante supposizioni consiste nel non indifferente prelievo di una considerevole somma di denaro (alcuni stipendi arretrati) che Majorana fece prima di scomparire, l'equivalente di circa 10 mila dollari attuali[quando?], oltre che della sparizione del suo passaporto. Anche questo fatto, unito alla razionalità della mente di Majorana, rende poco probabile l'ipotesi del suicidio e avvalora l'ipotesi di possibile allontanamento volontario con annesso depistaggio.

Il giorno prima di salpare da Napoli verso Palermo nel viaggio di andata (dunque non al ritorno da Palermo) aveva consegnato alla studentessa Gilda Senatore una cartella di materiale scientifico: questi documenti furono mostrati dopo vari anni al marito di essa, anch'egli fisico. Questi ne parlò con Carrelli che ne parlò con il rettore che li volle: dopo di che le carte si persero.

Le ipotesi sulla scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Appunti manoscritti preparatori all'equazione a infinite componenti

Le ipotesi che sono state fatte sulla scomparsa volontaria di Ettore Majorana[17], a parte il suicidio, seguono soprattutto tre filoni: quello tedesco, quello argentino e quello monastico.

Ipotesi tedesca[modifica | modifica wikitesto]

L'ipotesi tedesca[18] suppone che egli sia tornato (o forse anche rapito[19]) in Germania per mettere le sue conoscenze e le sue intuizioni a disposizione del Terzo Reich, e che dopo la seconda guerra mondiale sia emigrato in Argentina come molti altri esponenti del regime nazista.

Ipotesi argentina[modifica | modifica wikitesto]

L'ipotesi argentina si fonda su tracce, reperite da Erasmo Recami[20], di una sua presenza a Buenos Aires, specie intorno agli anni sessanta: la madre di Tullio Magliotti riferì di aver sentito parlare di lui dal figlio; la moglie di Carlos Rivera raccontò di un presumibile avvistamento del Majorana all'Hotel Continental; un ex ispettore di polizia riconobbe in un'immagine di Majorana l'italiano che incontrò a Buenos Aires in quegli anni.

Ipotesi monastica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una terza ipotesi, sposata soprattutto da Leonardo Sciascia nel suo saggio/romanzo La scomparsa di Majorana, il caso Maiorana si sarebbe trattato di una sorta di "dramma personale", di un "genio immaturo e irrequieto" o comunque diverso, alieno dalla normalità ovvero di un uomo, provato da malanni fisici persistenti (colite ulcerosa o gastrite) e stanco dopo aver indagato a fondo molteplici campi dello scibile umano, compresa la fisica e la filosofia ("la parte e il tutto"), abbia deciso di cambiare o rifarsi una vita normale lontano dai riflettori, rinunciando anche all'insegnamento, per via del suo carattere solitario, schivo e poco socievole al limite della misantropia, fors'anche conscio e turbato dai possibili esiti della fisica moderna, delle responsabilità etiche dello scienziato e dell'imminente conflitto mondiale, depistando le indagini a suo favore, facendosi credere morto e cercando l'oblio con una sorta di istrionico "colpo di teatro" pirandelliano, parzialmente casuale e parzialmente voluto, come accaduto nel personaggio de Il fu Mattia Pascal.

L'ipotesi monastica si riallaccia alla gioventù di Ettore con la sua educazione, dal momento che aveva frequentato l'Istituto Massimiliano Massimo dei gesuiti a Roma, e alla sua condizione di credente. Un possibile legame dunque con il passato che si fa vivo ovvero una parte della sua giovinezza. Su questa pista si erano inoltre indirizzate le ricerche della stessa famiglia, la quale scrisse a Papa Pio XII Pacelli, promettendo di non voler affatto interferire sulle scelte eventualmente maturate da Ettore, al solo scopo di sapere dal Vaticano semplicemente se egli fosse vivo: ma nessuna risposta, di nessun segno, venne mai fornita. Questa ipotesi viene ripresa nel libro di Alfredo Ravelli Il dito di Dio (2014), dove Rolando Pelizza racconta di aver conosciuto il "maestro" in un convento e di aver collaborato con lui nella realizzazione di alcuni esperimenti.

Egli, secondo Sciascia, infine si sarebbe rinchiuso nella Certosa di Serra San Bruno in Calabria, per sfuggire a tutto e a tutti, dal momento che non sopportava la vita sociale. Molti hanno sostenuto come veritiera questa ipotesi, ma essa fu sempre negata dai monaci dell'ordine certosino, anche se fu, in seguito, papa Giovanni Paolo II in persona ad avvalorarla quando, il 5 ottobre 1984, andò in visita alla certosa e in un discorso menzionò la passata presenza di personaggi illustri ospitati tra le sue mura, tra cui il fisico scomparso.[21]

Ipotesi siciliana e ipotesi del suicidio[modifica | modifica wikitesto]

Esiste anche una quarta ipotesi, emersa intorno agli anni settanta, che dava Majorana in Sicilia: sarebbe stato infatti lui il fisico eccellente che errava per la Sicilia come un nomade. In realtà esistono degli elementi a sostegno di quest'improbabile ipotesi: un certo Tommaso Lipari girava infatti per le strade di Mazara del Vallo, dove trovò la morte il 9 luglio del 1973; si trattava di un barbone particolare, dotato di una brillante conoscenza delle materie scientifiche, che lo portava a risolvere i compiti degli scolari che incontrava, inoltre un abitante del paese, Armando Romeo, disse che il Lipari gli aveva mostrato una cicatrice sulla mano destra, tipica del Majorana; inoltre usava un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906, ovvero la data di nascita del fisico. Infine, al funerale di Lipari parteciparono tante persone, troppe per quello che è di solito l'estremo saluto a un barbone, e suonò la banda del paese.

Sul caso Lipari intervenne anche l'allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino: nel 1948 un certo Tommaso Lipari era stato rilasciato dalla galera (dov'era finito per un piccolo reato), ed era così possibile confrontare la sua firma con quella del barbone. Borsellino riscontrò tra loro una tale somiglianza che si sentì di concludere che appartenessero alla stessa persona, escludendo quindi un'"ipotesi Majorana"[22]. Secondo altri invece è estremamente improbabile che una persona della razionalità, della cultura e dello spessore di Maiorana, nonché della sua estrazione sociale familiare, possa aver scelto deliberatamente di vivere da indigente; inoltre non è affatto infrequente trovare persone colte cadute in disgrazia per vicissitudini varie nella vita e finite a fare il clochard.

L'ipotesi del suicidio, adombrato, ma non esplicitamente annunciato da Majorana nelle sue ultime lettere, è estremamente dolorosa e per l'epoca anche infamante. Le repentine variazioni di intenti (anche la partenza e l'improvviso ritorno a Napoli dopo solo 2 giorni) potrebbero essere state sintomi di una personalità molto turbata e la frase il mare mi ha rifiutato un poetico eufemismo, in un atteggiamento tipico di chi è tormentato da un pensiero autodistruttivo che non ha il coraggio di attuare oppure volutamente ambigua negli intenti nell'ipotesi di depistaggio. Vi sono infatti alcuni elementi contraddittori, così riassumibili:

  • è alquanto inverosimile che un suicida prelevi in banca una somma equivalente all'ammontare di alcune mensilità di stipendio poco prima di suicidarsi;
  • secondo talune testimonianze Majorana sarebbe stato avvistato e riconosciuto a Napoli giorni dopo la scomparsa.

Sulla questione è tornato nel 1999 lo storico della matematica Umberto Bartocci, con uno studio che discute, oltre a quelle menzionate, l'ipotesi che Majorana possa essere stato vittima di un piano maturato nell'ambiente dei fisici da lui frequentato, teso a eliminare un pericoloso rivale di parte avversa in vista dell'imminente conflitto mondiale[23][24]. Le argomentazioni di Bartocci, di tipo logico, psicologico e indiziario, sono state accolte da grande scetticismo (per non dire ripugnanza) nell'ambiente dei fisici, ma hanno anche attirato l'attenzione di diversi studiosi (storici e no)[25][26][27][28]. Ancora nel 2011 continuano le indagini a livello giudiziario sulle ipotesi della scomparsa del fisico[29]. Sembrano invece credere all'ipotesi del suicidio due suoi fratelli 28 anni più tardi della scomparsa, nel 1966[30].

Secondo Stefano Roncoroni (figlio di una cugina di Ettore Majorana, sin da giovane appassionato studioso del caso), Ettore Majorana fu invece ritrovato da suo fratello maggiore, Salvatore, nel marzo del 1938 in un vallone del catanzarese, ma avendo deciso di sparire nessuno riuscì a convincerlo a tornare sui suoi passi, e sarebbe poi morto nel 1939. I Majorana prendendone atto avrebbero deciso di non collaborare alle indagini e di non rivelare dove si trovasse il fisico e tacere sulla sua fine.[31]. Tra le motivazioni addette dallo stesso Roncoroni c'è una malattia organica grave a quel tempo (forse tubercolosi) che un vicino convento era in grado di curare, una profonda crisi mistica o personale/esistenziale favorita forse dalla sindrome di Asperger oppure la presunta omosessualità di Majorana, a quel tempo molto meno tollerata di ora, e conseguenti dissidi familiari[32].

Già tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012 appaiono alcune possibili notizie sul caso sul bollettino della Società italiana di fisica. In un articolo su Il Nuovo Saggiatore ("Il promemoria 'Tunisi': un nuovo tassello del caso Majorana", vol 27, 5-6, 2011, pp. 58–68[33]), Stefano Roncoroni riporta tra l'altro alcuni brani del diario del nonno paterno Oliviero Savini Nicci: questi, Consigliere di Stato, ebbe un ruolo importante nei primi giorni della scomparsa di Ettore. Poi una lettera al direttore datata 29 febbraio 2012 firmata da Francesco Guerra e Nadia Robotti, intitolata "La borsa di studio della rivista 'Missioni': un punto fermo sulla vicenda di Ettore Majorana"[34]. In essa gli autori riferiscono tra l'altro di una lettera datata 22 settembre 1939 indirizzata da un gesuita, tale Padre Caselli, a Salvatore Majorana, il fratello maggiore di Ettore, che comunica di accettare la donazione della famiglia Majorana per istituire una borsa di studio da intitolare all'estinto Ettore. Padre Caselli ringraziando per la cospicua donazione ricevuta appena il giorno prima, scrive:

« [...] Ammiriamo sinceramente il V/. atto generoso per il compianto Ettore Majorana. Il Signore premi la V/. grande fede e il Vostro santo affetto per il caro estinto. [...] »

Secondo gli autori se ne deduce un "punto fermo" nella vicenda: se un gesuita usa il termine “estinto” vuol dire che non ci sono dubbi sulla possibilità che Ettore Majorana sia deceduto entro il settembre 1939. E ciò toglierebbe di mezzo anche l'ipotesi del suicidio perché non si dedica una borsa di studio religiosa a un suicida. Tale interpretazione ha già ricevuto però qualche critica, osservandosi che potrebbe essersi ingenerato un equivoco tra i termini "scomparso" ed "estinto"[35], o comunque dato definitivamente per morto nel succedersi degli eventi e delle loro più nefaste interpretazioni.

Secondo i conoscenti universitari più stretti, Majorana stanco, sovraccarico di responsabilità e con il peso della sua stessa fama, sarebbe caduto in uno stato di profonda depressione subito dopo l'assegnazione della cattedra a Napoli (cosa molto più difficile da curare e invalidante a quel tempo rispetto ad ora), da cui la rinuncia all'insegnamento e forse la decisione di scomparire cambiando vita (cosa molto più facile a quel tempo rispetto ad ora).

Quanto al destino ultimo, come qualcuno ha ironicamente sottolineato, le modalità della scomparsa di Maiorana assomigliano molto o sono in perfetto accordo con le "bizzarrie" dei suoi studi sulla meccanica quantistica nell'interpretazione derivante dal famoso paradosso del gatto di Schrödinger, dove non v'è certezza assoluta e si lascia spazio a tutte le possibilità o eventualità altrettanto valide o plausibili ovvero con medesime probabilità, lasciando così il caso perfettamente insoluto[13].

Subito dopo aver appreso della sua scomparsa Enrico Fermi, che lo aveva paragonato per capacità a Galilei o Newton, dirà di lui:

« Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito. Maiorana aveva quello che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso"[4] »

Edoardo Amaldi scrisse nel suo Ricordo':

« Aveva saputo trovare in modo mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma aveva cercato invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza degli uomini »

Per i suoi tratti di personalità simil schizoidi ed allo stesso tempo eccentrici è stato definito da alcuni come il Kafka o il Rimbaud della fisica[4][36], mentre alcuni storici della fisica lo collocano a metà tra Einstein e Newton[37].

"Chi l'ha visto?" e le indagini della magistratura romana: Majorana ritrovato in Venezuela?[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, della vicenda si è parlato anche in occasione di una puntata della nota trasmissione TV «Chi l'ha visto». In particolare, fu intervistato un italiano[38], emigrato in Venezuela a metà degli anni cinquanta, il quale espresse il convincimento di aver frequentato a lungo Majorana, anche se questi non gli avrebbe mai rivelato la propria identità. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani della Procura della Repubblica di Roma, si convinse ad affidare ai carabinieri verifiche ulteriori in Argentina e Venezuela, ipotizzando che lo scienziato catanese poteva essere ancora in vita nel periodo 1955-59. Il 3 febbraio 2015 la Procura della Repubblica di Roma, in seguito all'apertura di un fascicolo nel 2011 sulla scomparsa del fisico, ha richiesto l'archiviazione dell'indagine. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, titolare dell'inchiesta, ha accertato la presenza di Ettore Majorana nella città venezuelana di Valencia fra il 1955 e il 1959. I Ris dei carabinieri hanno accertato la sua identità in una foto scattata in Venezuela nel 1955 in compagnia dell'emigrato italiano Francesco Fasani. Ettore Majorana si faceva chiamare Sig. Bini. Nella sua richiesta di archiviazione il PM Laviani ha scritto: "I risultati della comparazione hanno portato alla perfetta sovrapponibilità" dei particolari anatomici di Majorana (fronte, naso, zigomi, mento e orecchio) con quelle del padre. Il Fasani inoltre ha fornito una cartolina che Quirino Majorana, fratello del padre di Ettore e anch'egli fisico di fama mondiale, spedì nel 1920 all'americano W.G. Conklin, e ritrovata dallo stesso Fasani nella vettura di Bini-Majorana[39]. Resta un mistero il motivo del suo espatrio con falso nome e quale sia stato il suo destino dopo il 1959.

La seconda vita di Majorana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 esce, edito da Chiarelettere nella collana Reverse, "La seconda vita di Majorana" scritto da Andrea Sceresini Giuseppe Borello e da Lorenzo Giroffi, un saggio biografico che indaga sulla presunta vita clandestina del fisico in Sud America, tra Argentina e Venezuela. Gli autori ripartendo dalle rivelazioni della trasmissione "Chi l'ha visto?" cercano di ricostruire la vita clandestina del famoso fisico italiano. Nel libro viene ipotizzato che Majorana giunge in Venezuela dall'Argentina e che nel periodo venezuelano risiedeva nella città di Guacara nel borgo di San Agustín. Dal libro è stato tratto anche un documentario omonimo andato in onda sul canale Rai Storia per il ciclo "Italiani" l'11 ottobre 2016 introdotto da Paolo Mieli.

Una nuova ipotesi: il ritorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Un testimone, rimasto però anonimo, ha riferito di aver incontrato all'inizio degli anni '80 a Roma[40] un clochard che diceva di avere la soluzione dell'Ultimo teorema di Fermat, enigma che ha impegnato per secoli, dal XVII secolo, i più grandi matematici, e che all'epoca risultava ancora irrisolto. Il testimone riferisce che: "Majorana stava in piazza della Pilotta, sugli scalini dell'Università Gregoriana, a due passi da Fontana di Trevi. Aveva un'età apparente di oltre 70 anni. A quel punto gli dissi di farsi trovare la sera seguente perché volevo farlo incontrare con Di Liegro". L'incontro con monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana, avvenne la sera successiva. Fu lo stesso Di Liegro a rivelare al testimone la reale identità del clochard. Il racconto del testimone anonimo prosegue con il Di Liegro che provvede a riportare il Majorana in un convento dove lui era ospite e da dove si era allontanato.

Sempre il testimone ha raccontato di aver parlato col sacerdote della necessità di mettersi in contatto con la famiglia del Majorana, ma egli non ne volle mai sapere, chiedendo anzi al testimone di tacere per almeno 15 anni dopo la sua morte, avvenuta il 12 ottobre 1997.[41] L'intera faccenda potrebbe però anche essere inquadrabile come caso di equivoco o mitomania da parte di un barbone.

I contributi di Majorana alla fisica[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo del centenario della nascita - 2006

Gli studi scientifici di Majorana (in tutto 10 articoli pubblicati[42][43]) diedero un contributo fondamentale allo sviluppo della fisica moderna e affrontano in modo originale molte questioni, ponendo, secondo la comunità di fisici internazionale, notevoli spunti di riflessione su future scoperte del secondo dopoguerra[44]: nella sua prima fase pubblicò i suoi studi riguardanti problemi di spettroscopia atomica, la teoria del legame chimico (dove dimostrò la sua conoscenza approfondita del meccanismo di scambio degli elettroni di valenza), il calcolo della probabilità di ribaltamento dello spin (spin-flip) degli atomi di un raggio di vapore polarizzato quando questo si muove in un campo magnetico rapidamente variabile; inoltre si dedicò intensamente alla meccanica quantistica, all'interno della quale lavorò su numerose formule scientifiche dando anche una teoria relativistica sulle particelle ipotetiche.

Il maggior contributo scientifico di Ettore Majorana è tuttavia rappresentato dalla seconda fase della sua produzione che comprende tre lavori: la ricerca sulle forze nucleari oggi dette alla Majorana (per primo avanzò infatti l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono mutuamente grazie a forze di scambio, ma la teoria è tuttavia nota con il nome del fisico tedesco Werner Heisenberg (teoria di Heisenberg), che giunse autonomamente agli stessi risultati, dandoli alle stampe prima di Majorana[45]), la ricerca sulle particelle di momento intrinseco arbitrario e la ricerca sulla teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone. Famosa è anche l'equazione di Majorana. È ricordato dalla comunità scientifica internazionale per avere dedotto l'equazione a infinite componenti che formano la base teorica dei Sistemi quantistici aperti (computazione quantistica e teletrasporto)[46]. È, infine, insolito ricordarlo per avere introdotto la probabilità che da una determinata coppia nasca un figlio maschio[47].

Il 12 aprile 2012 la rivista Science ha pubblicato uno studio che conferma l'esistenza dei fermioni da lui teorizzati nel 1938, che hanno la caratteristica di coincidere con la controparte di antimateria.[48]

L'esperimento GERDA[modifica | modifica wikitesto]

Acronimo di GERmanium Detector Array.[49][50], si tratta di un esperimento per verificare che i neutrini abbiano massa come teorizzato da Ettore Majorana in contrasto con Paul Dirac (il quale sosteneva che i neutrini siano privi di massa).[51]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Gli è stato dedicato un asteroide, 29428 Ettoremajorana[52].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Caso Majorana, la procura archivia l’inchiesta: vivo, fuggì in Venezuela nel ’55, su ilsole24ore.com. URL consultato il 5 febbraio 2015.
  2. ^ http://www.isitmaiorana.altervista.org/EttoreMaiorana.htm e la lode. Negli anni successivi ho frequentato liberamente l'Istituto di Fisica di Roma seguendo il movimento scientifico e attendendo a ricerche teoriche di varia indole.Ininterrottamente mi sono giovato della guida sapiente e animatrice di S.E. il prof. Enrico Fermi."
  3. ^ In un documentario il volto nascosto di Ettore Majorana
  4. ^ a b c d http://www.isitmaiorana.altervista.org/EttoreMaiorana.htm
  5. ^ Riferito da Leonardo Sciascia nel dossier giornalistico La scomparsa di Majorana (Adelphi, 1997. pp. 124, cap. 11 ISBN 978-88-459-1871-1)
  6. ^ a b http://www.valeriocurcio.com/webquest/
  7. ^ http://newton.corriere.it/Pregresso/1999/06/1999060100010.shtml
  8. ^ S. Esposito e E. Recami (a cura di). Appunti inediti di Fisica teorica, Zanichelli, 2006.
  9. ^ Erasmo Recami, Il Caso Majorana, Di Renzo Editore
  10. ^ a b Einstein, Sciascia, Majorana, Amaldi e il rapporto tra intellettuali e potere (PDF)
  11. ^ a b http://www.psicoanalisi.it/scienza/1896
  12. ^ http://www.vivict.it/home/catania-dimenticata-il-processo-majorana/
  13. ^ a b http://www.cartesio-episteme.net/ep8/majorana-price.htm
  14. ^ Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Milano 1997, cap. I-II
  15. ^ Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Milano 1997, cap.
  16. ^ Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Milano 1997, cap.
  17. ^ Si veda anche il documentario Das Verschwinden des Ettore Majorana, del regista svizzero Donatello Dubini.
  18. ^ Luca Fraioli, "Majorana e Eichmann. Il segreto in una fotografia", in: "La ricomparsa di Majorana", La Domenica de la Repubblica, 17 ottobre 2010, pag. 31-33. Una dettagliata confutazione generale di questa ipotesi, e in particolare dell'articolo di "La Repubblica", si trova in: Umberto Bartocci, "Ancora sul caso Majorana, ovvero... una bufala di Repubblica, con una confutazione generale a priori dell'«ipotesi Klingsor»", Forum di Episteme, ottobre 2010 [1].
  19. ^ http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/10_Ottobre/10/majoorana.shtml
  20. ^ Erasmo Recami. Il caso Majorana. Di Renzo Editore, 1987.
  21. ^ Majorana nella certosa di Serra. Il mistero del fisico catanese nel ricordo di Girolamo Onda
  22. ^ http://www.rivoluzione-liberale.it/27394/liber-ale/ettore-majorana-mori-da-barbone.html
  23. ^ Umberto Bartocci, La scomparsa di Ettore Majorana: un affare di stato?, editore Andromeda, Bologna, 1999
  24. ^ Umberto Bartocci, "Leonardo Sciascia e il caso Majorana: siciliani scompaiono nel nulla, ma un'ipotesi tarda ad apparire...", "Episteme - Physis e Sophia nel III millennio", Perugia, N. 5, 2002 [2].
  25. ^ Aldo Giannuli, "Come funzionano i servizi segreti", Ponte alle Grazie, 2009, p. 212.
  26. ^ Simone Berni, "A caccia di libri proibiti", Edizioni Simple, 2005, pp. 80 e segg.
  27. ^ Giancarlo Meloni, "La storia di Ettore Majorana. Lo scienziato eliminato perché sapeva troppo", "Libero", p. 34, 2 dicembre 2008.[3] Lo stesso giornalista, ma questa volta su "Il Giornale", 6 giugno 2010: "Ecco il terzo uomo del giallo Majorana"[4], ha ripreso le notizie pubblicate in un aggiornamento del caso effettuato da Umberto Bartocci nel febbraio 2010: "Un nuovo indizio nel caso Majorana"[5]. L'importante novità consiste nell'essere riusciti finalmente a dare una precisa identità, dal valore alquanto significativo secondo un certo punto di vista, al misterioso personaggio che si presentò come Charles Price al prof. Vittorio Strazzeri nel viaggio da Palermo a Napoli di cui il professore riferì in una famosa lettera a Salvatore Majorana, uno dei fratelli di Ettore (vedi qui la sezione: "La misteriosa scomparsa").
  28. ^ Susanna Bisi, "Sciascia e Majorana: sulle tracce dell'altro - Spunti saviniani ne 'La scomparsa di Majorana' di Leonardo Sciascia", Tesi di dottorato in Italianistica, Roma Tor Vergata, 2009.
  29. ^ «È il volto di Majorana, 10 punti uguali» - Corriere della Sera
  30. ^ http://www.cartesio-episteme.net/ep8/gente-1966.htm
  31. ^ Roncoroni Stefano. Ettore Majorana, lo scomparso e la decisione irrevocabile. Editori Internazionali Riuniti, 2013
  32. ^ http://www.ilmessaggero.it/societa/persone/majorana_gay_scomparso_dissidi_familiari_saggio-1597283.html
  33. ^ http://prometeo.sif.it/papers/online/sag/027/05-06/pdf/08-ilnostromondo.pdf
  34. ^ http://www.sif.it/SIF/resources/public/files/opinioni/op_1202_guerra_robotti-sq.pdf
  35. ^ Un "punto fermo" nel caso Majorana?
  36. ^ http://www.meteoweb.eu/2015/09/limmortale-ettore-majorana-il-rimbaud-della-fisica/497246/
  37. ^ Ettore Majorana, per la procura di Roma vivo tra il 1955 e il 1959
  38. ^ Chi l'ha visto: ho conosciuto Ettore Majorana
  39. ^ La Repubblica: Majorana vivo tra il '55 e il '59
  40. ^ Ettore Majorana, un testimone: "Era un senzatetto e viveva a Roma", in UnioneSarda.it, 5 febbraio 2015.
  41. ^ Giallo Majorana: testimone, era clochard a Roma", in Ansa.it, 5 Febbraio 2015.
  42. ^ http://dinamico2.unibg.it/recami/erasmo%20docs/SomeRecentPubsOnHistoryOfPhysics/EttoreMajorana/AIF-opereMajorana.pdf
  43. ^ http://dinamico2.unibg.it/recami/erasmo%20docs/SomeRecentPubsOnHistoryOfPhysics/EttoreMajorana/ZanichelliVolumetti.pdf
  44. ^ http://ignaziolicata.nova100.ilsole24ore.com/2012/07/20/majorana-oltre-la-scomparsa/?refresh_ce=1
  45. ^ http://www.fisicaparticelle.altervista.org/majorana.html
  46. ^ http://www.unibg.it/dati/persone/1263/3097.pdf
  47. ^ Ettore Majorana, Lezioni inedite di Fisica Teorica, a cura di Salvatore Esposito ed Erasmo Recami, Zanichelli, 2006
  48. ^ Signatures of Majorana Fermions in Hybrid Superconductor-Semiconductor Nanowire Devices
  49. ^ GERDA Home Page
  50. ^ LNGS - Gran Sasso National Laboratory
  51. ^ Un esperimento per risolvere l'ultimo mistero di Majorana - Repubblica.it
  52. ^ (EN) M.P.C. 94386 del 2 giugno 2015

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Salvo Bella, Rivelazioni sulla scomparsa di uno scienziato: Ettore Majorana, Ed. Italia Letteraria, Milano, 1975.
  • Luisa Bonolis. Majorana. Il genio scomparso. Le Scienze, 2002.
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  • F. Guerra and N. Robotti, Ettore Majorana: Aspects of his Scientific and Academic Activity, Edizioni della Scuola Normale di Pisa, 2008
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  • Alessandro Maurizi. Il destino di Majorana. Macerata, Simple edizioni, 2009.
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  • Erasmo Recami. Ricordo di E. Majorana a sessant'anni dalla sua scomparsa: l'opera edita ed inedita. Quaderni di Storia della Fisica (del Giornale di Fisica), Bologna, S.I.F., 5, 1999, pp. 19–68
  • Erasmo Recami. Il Caso Majorana. Di Renzo Editore, 1987 (nuova ed. 2000).
  • Bruno Russo. Ettore Majorana. Un giorno di marzo. Palermo, Flaccovio, 1997.
  • Marco Pizzi. Il mare di Majorana. Dramma teatrale in tre atti, "Premio Teatro Helios" nell'ambito del festival Passione drammaturgia, 2012; Amazon KDP, 2012.
  • Leonardo Sciascia. La scomparsa di Majorana. Einaudi, 1975.
  • Valerio Tonini, Il taccuino incompiuto - Vita segreta di Ettore Majorana, Armando Ed., Roma, 1984.
  • Ettore Majorana: Man and Scientist. In Antonino Zichichi (a cura di). Strong and Weak Interactions. Present problems. New York, Academic Press, 1966.
  • Sharo Gambino, L'Atomica e il chiostro.
  • "Tommaso l'omu cani, amara ipotesi sulla scomparsa di Ettore Majorana" (2010 Libridine editore ISBN 978-88-95536-10-1)[(Ignazio Bascone)]
  • João Magueijo, A Brilliant Darkness: The Extraordinary Life and Disappearance of Ettore Majorana, the Troubled Genius of the Nuclear Age, 2009; ed. italiana: La particella mancante. Vita e mistero di Ettore Majorana, genio della Fisica, 2010, Rizzoli editore ISBN 978-88-17-04161-4
  • Lomorandagio, L'Angelo che custodiva gli atomi. Ettore Majorana fra le mura di una certosa?, G.Onda Editore, 2012, ISBN 978-88-907697-0-2
  • Étienne Klein, En cherchant Majorana, Éditions des Équateurs / Flammarion, 2013, ISBN 978-2-84990-259-2
  • Saverio D'Amelio, Il caso Majorana. Risolto il giallo dopo ottant'anni?, Edizioni Sabinae, 2015.
  • Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi, Andrea Sceresini, La seconda vita di Majorana, Chiarelettere, Milano 2016

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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