Ethiopian Airlines

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Ethiopian Airlines
Ethiopian Airlines Logo.png
Ethiopian Airlines Boeing 777-200LR ET-ANP DXB 2011-11-12.png
Compagnia aerea di bandiera
Codice IATA ET
Codice ICAO ETH
Identificativo di chiamata ETHIOPIAN
Inizio operazioni di volo 8 aprile 1946
Descrizione
Hub Addis Abeba
Programma frequent flyer ShebaMiles
Airport lounge
  • Cloud Nine Lounge
  • ShebaMiles Lounge
Alleanza Star Alliance
Flotta 94 (+62 ordini)
Destinazioni 93
Controllate ASKY Airlines
Azienda
Fondazione 21 dicembre 1945 a Addis Abeba
Stato Etiopia Etiopia
Sede Addis Abeba
Persone chiave
  • Tewolde Gebremariam (Amministratore Delegato)
  • Kassim Geressu (Direttore Finanziario)
  • Mesfin Tassew (Direttore Operativo)
Slogan The new spirit of Africa
Sito web
Bilancio economico
Fatturato Br 16,816 milioni  (2010)
Risultato ante oneri finanziari Br 1,380 milioni  (2010)
Profitto Br 1,625 milioni  (2010)
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Ethiopian Airlines è la compagnia aerea di bandiera dell'Etiopia, opera voli passeggeri e cargo verso 80 destinazioni nel mondo (2008), 28 delle quali sono destinazioni nazionali. Il suo hub è l'Aeroporto di Addis Abeba-Bole

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ethiopian Airlines è stata fondata il 30 dicembre del 1945 dall'imperatore Haile Selassie con l'assistenza della TWA. Iniziò le operazioni nell'aprile del 1946 con un servizio settimanale da Addis Abeba al Cairo con 5 Douglas DC-3 a elica.[1]

Iniziò i voli intercontinentali nel 1958 con il collegamento a Francoforte, mentre nel 1963 entrarono in servizio i primi aerei a reazione con il volo da Addis Abeba a Nairobi. Nel 1965 diventò una società per azioni e modificò il suo nome da Ethiopian Air Lines a Ethiopian Airlines. Il capitale è tuttora completamente detenuto dal governo etiope, mentre i dipendenti hanno raggiunto un totale di 4.700 (a marzo 2007).

Benché all'inizio avesse potuto contare sull'appoggio di tecnici e piloti statunitensi, la compagnia riuscì, in occasione del venticinquesimo anniversario della sua fondazione, a dotarsi di uno staff e di un management completamente etiopi, e nel contempo di guadagnarsi la stima della clientela e dei media. Lo studioso di cose etiopiche Paul B. Henze la descrive come "una delle più sicure ed efficienti linee aeree del terzo mondo",[2] l'Economist come "esempio di eccellenza".[3] Nel 1998 iniziò i collegamenti transatlantici. Insieme alla South African Airways, TAAG Angola Airlines, EgyptAir, Royal Air Maroc, Tunisair e Kenya Airways è oggi una delle linee aeree più efficienti e remunerative del continente africano.

Fokker F50 della Ethiopian Airlines all'aeroporto di Lalibela

Fino allo scoppio della guerra civile era attivo un collegamento con la capitale eritrea di Asmara. A gennaio 2005 la linea aerea impiegava 4.539 dipendenti. L'azienda ha iniziato ad implementare la norma "Vision 2010", con la quale prevede di aumentare i profitti netti a 1 miliardo di Dollari USA e i dipendenti al numero di 6.000. Il programma di fidelizzazione della clientela si chiama "Sheba Miles" in riferimento alla leggendaria Regina di Saba.

Boeing 767-300ER della Ethiopian Airlines

Nel 2002, La linea aerea ha trasportato 1.054.687 passeggeri.

Destinazioni Passeggeri[modifica | modifica wikitesto]

Ethiopian Airlines effettua collegamenti passeggeri tra le seguenti città:

Africa[modifica | modifica wikitesto]

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Asia orientale[modifica | modifica wikitesto]

Asia meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Sudest Asiatico[modifica | modifica wikitesto]

Asia occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Nord America[modifica | modifica wikitesto]

Sud America[modifica | modifica wikitesto]

Flotta[modifica | modifica wikitesto]

Flotta di Ethiopian Airlines
Un Boeing 737-800 in atterraggio all'Aeroporto di Dubai nel 2013
Un Boeing 777-200LR in arrivo all'Aeroporto di Dubai nel 2012
Un Boeing 757–200 in atterraggio all'Aeroporto di Francoforte sul Meno nel 2012
Un McDonnell Douglas MD-11F all'Aeroporto di Lussemburgo-Findel nel 2009

A novembre 2017, la flotta di Ethiopian Airlines comprende i seguenti velivoli, con un'età media di 8,2 anni:

Flotta di Ethiopian Airlines
Flotta Passeggeri
Aereo In Servizio Ordini Opzioni Passeggeri Note
P E Totale
Airbus A350-900 6 18 30 313 343
Boeing 737–700 9 16 102 118
Boeing 737–800 16 16 138 154
Boeing 737 MAX 30
Boeing 767-300ER 6 24 199 223
Boeing 777-200LR 6 28 287 315
Boeing 777-300ER 4 28 365 393
Boeing 787–8 19 24 246 270
Boeing 787-9 3
Bombardier Dash 8 Q400 6 5 78 78
7 7 60 67
Flotta Cargo
Boeing 757-200PCF 2
Boeing 777F 6 4[4]
Totale 94 62

Oltre agli aerei elencati la compagnia utilizza un certo numero di DA40NGs a scopo di addestramento.[5][6]

Destinazioni Cargo[modifica | modifica wikitesto]

Ethiopian Airlines effettua voli cargo per le seguenti città da Addis Abeba e Dire Dawa:[7]

Africa[modifica | modifica wikitesto]

America[modifica | modifica wikitesto]

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Incidenti[modifica | modifica wikitesto]

Tra i 59[8] incidenti ed altri episodi che hanno coinvolto velivoli della Ethiopian si cita:

Il 15 settembre 1988 entrambi i motori a reazione di un Boeing 737 in decollo da Bahir Dar, impattarono con dei volatili, il primo perse immediatamente efficienza, mentre il secondo si spense durante la manovra di rientro d'emergenza. Durante la fase di atterraggio persero la vita 31 dei 105 passeggeri.

Il 22 ottobre 1995 un de Havilland Canada DHC-6 Twin Otter 300 (ET-AIO) entrò in collisione con un grosso volatile costringendo il velivolo ad un atterraggio di fortuna[9].

Il 23 novembre 1996 tre dirottatori presero possesso di un Boeing 767 del volo Ethiopian Airlines 961. I dirottatori ordinarono al pilota di fare rotta sull'Australia, il controllo aereo confermò che non avrebbero potuto arrivare tanto lontano e consigliò di atterrare a Mombasa. Il carburante terminò e un motore si spense e il comandante dovette tentare un atterraggio d'emergenza sulla costa nei pressi di Moroni nelle Isole Comore. Morirono 123 dei 175 passeggeri e membri dell'equipaggio. Anche i dirottatori rimasero uccisi.[10]

Il 25 gennaio 2010 un aereo dell'Ethiopian Airlines con 90 persone a bordo è precipitato nel mar Mediterraneo poco dopo essere decollato dall'aeroporto internazionale di Beirut. Il Volo Ethiopian Airlines 409, diretto ad Addis Abeba, è scomparso dai radar di sistema circa cinque minuti dopo essere decollato all'1:37 del mattino, sotto una pioggia battente. Sul volo c'erano 83 passeggeri e sette membri dell'equipaggio. Tra i passeggeri c'erano 54 libanesi, 22 etiopi, due britannici e c'erano anche cittadini canadesi, russi, iracheni, siriani e francesi.

Il 17 febbraio 2014 il Volo Ethiopian Airlines 702 da Addis Abeba per Roma Fiumicino è stato dirottato dal co-pilota del velivolo stesso, il cui gesto è stato accompagnato dalla richiesta di asilo politico in Svizzera. L'aereo, intercettato dai caccia italiani e francesi, è infine atterrato presso lo scalo di Ginevra. Illesi i 193 passeggeri, mentre l'autore del dirottamento è stato arrestato dalle autorità elvetiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Camerapix, Spectrum Guide to Ethiopia (Brooklyn: Interlink, 2000), p. 296.
  2. ^ Paul B. Henze, Layers of Time: A History of Ethiopia, (New York: Palgrave, 2000), p. 246.
  3. ^ "In Search of Excellence, the Hard Way", The Economist, 31 dicembre 1987.
  4. ^ (EN) News Releases/Statements, su MediaRoom. URL consultato il 18 novembre 2017.
  5. ^ Diamond Aircraft delivers DA40 NG aircraft to Ethiopian Airlines and recognizes increased demand for training aircraft worldwide, Diamond Aircraft, 2010. URL consultato il 2 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2012)..
  6. ^ Ethiopian Receives Four New Pilot Training Aircrafts, Ethiopian Airlines, 1 dicembre 2010. URL consultato il 9 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2012)..
  7. ^ Destinazioni Cargo.
  8. ^ al 1º marzo 2009.
  9. ^ (EN) Aicraft Accident; de Havilland Canada DHC-6 Twin Otter, in Aviation Safety Network, http://aviation-safety.net/. URL consultato il 1º marzo 2009.
  10. ^ Dal sito Air Disaster Archiviato il 23 settembre 2012 in WebCite.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]