Est modus in rebus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Est modus in rebus - traducibile in lingua italiana con "esiste una misura nelle cose" - è una celebre locuzione latina tratta dall'opera Satire di Quinto Orazio Flacco, laddove recita:

L'effigie della Temperanza di Piero Benci, raffigurante una donna che mescola l'acqua calda e fredda.
(LA)

« est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum. »

(IT)

« esiste una misura nelle cose; esistono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto »

(Orazio,Satire (I, 1, 106-107).)

Detta sentenza viene spesso pronunciata per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura.[1] Sulla base di questo principio è consigliabile per la persona avveduta guardarsi dagli eccessi, facendo attenzione a non incorrere nel troppo o nel troppo poco, oppure ad adottare il giusto modo richiesto dalla situazione.

Il tema della temperanza è stato affrontato con analoghe sentenze anche da altri autori antichi, come Tito Maccio Plauto che nella commedia Poenulus afferma: "Modus omnibus in rebus... optumum'st habitu", traducibile in lingua italiana con "In ogni cosa la sua misura, questa è un'ottima abitudine".

La locuzione est modus in rebus è rimasta nel linguaggio comune, tanto da essere frequentemente utilizzata come titolo di articoli giornalistici e opere letterarie.

Lo stesso concetto è applicato anche nella locuzione In medio stat virtus (o anche in medio virtus stat).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]