Esilio di Napoleone a Sant'Elena

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L'Isola di Sant'Elena

L'esilio di Napoleone I a Sant'Elena si riferisce agli ultimi anni di vita di Napoleone, dopo la sua seconda abdicazione nel 1815 dopo i Cento Giorni, che ebbero termine con la battaglia di Waterloo.

Dopo essersi portato a Rochefort, Napoleone tentò di raggiungere gli Stati Uniti. Il governo britannico decise invece di portare il suo prigioniero più importante sull'isola di Sant'Elena, nel mezzo dell'Oceano Atlantico, così che non potesse più "nuocere al mondo". Qui morì il 5 maggio 1821.

L'ultimo viaggio[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone viene imbarcato sul vascello inglese HMS Bellerophon.

Prima di essere consegnato agli inglesi il 15 luglio 1815 davanti all'isola di Aix, Napoleone venne portato a Torbay e poi a Plymouth a bordo della HMS Bellerophon[1]. Dopo aver appreso del suo trasferimento forzoso sull'isola di Sant'Elena il 31 luglio, Napoleone venne imbarcato il 7 agosto 1815 a bordo della Northumberland, che lo condusse a destinazione dopo due mesi e una settimana di traversata[2]. Diversi furono i testimoni del viaggio di traversata, tra i quali spicca la figura di Emmanuel de Las Cases, che compose poi Il Memoriale di Sant'Elena e Denzil Ibbetson, commissario inglese incaricato delle forniture militari, che lasciò un diario, rimasto inedito sino al 2010.

Sant'Elena è situata 1900 km ad ovest dell'Africa, in pieno Atlantico meridionale; l'isola è di natura vulcanica, con tre attracchi utili che la rendevano facile da difendere.

La Northumberland attraccò a Sant'Elena il 15 ottobre 1815[3]. Napoleone sbarcò il giorno successivo[1]. Tra quelli che lo accompagnarono si trovavano il gran maresciallo di palazzo, Henri Gratien Bertrand, il generale Gourgaud, Las Cases ed il generale Montholon, Louis-Étienne Saint-Denis, detto il Mamelucco Alì, ed il suo valletto di camera Marchand.

La convivenza con i Balcombe[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone in compagnia delle sorelle Balcombe nel 1815.

Il 17 ottobre 1815 Napoleone si stabilì nel padiglione di Briars chez les Balcombe, in attesa che il suo luogo di detenzione definitivo fosse adattato anche per i suoi compagni d'esilio. In questo periodo l'ex imperatore strinse amicizia con Betsy Balcombe, una ragazza inglese di quattordici anni figlia del sovrintendente della Compagnia britannica delle Indie orientali, con la quale rimase in ottimi rapporti anche dopo che Bonaparte lasciò il padiglione di Briars. Betsy era, inoltre, l'unica della famiglia Balcombe in grado di parlare francese, e quindi la sola in famiglia capace di comunicare con Bonaparte.

Napoleone divenne in breve tempo compagno di giochi di Betsy e dei suoi fratelli, tanto che questi gli avevano affidato anche un soprannome ("Boney", un abbreviazione del suo cognome). Il periodo trascorso a Briars fu il più felice dell'esilio di Napoleone a Sant'Elena, sia per il clima mite e piacevole della piantagione, che per la simpatia e l'irriverenza di Betsy e dei suoi fratelli.

Dopo due mesi di convivenza presso i Balcombe, Bonaparte venne trasferito a Longwood House, prendendo ufficialmente residenza nella sua nuova casa il 10 dicembre 1815 in presenza del governatore provvisorio, l'ammiraglio Cockburn.

La solitudine a Longwood[modifica | modifica wikitesto]

Anonimo, Fleshy, disegno dal vivo di Napoleone a Longwood il 5 giugno 1820.

Installatosi il 10 dicembre 1815 a Longwood House, la permanenza nella nuova dimora si rivelò sin da subito molto dura. Situata su un'area pianeggiante, Longwood House permetteva una sorveglianza ottimale, ma era il luogo sull'isola maggiormente esposto a costanti venti alisei, a nebbia e ad umidità, a piogge violente o a sole torrido. Inoltre, l'abitazione era spesso invasa dai topi, dalle termiti, dalle zanzare e dagli scarafaggi, rendendo ancora più difficile il soggiorno all'ex imperatore.

Napoleone venne sottoposto a continue vessazioni da parte di Hudson Lowe, il nuovo governatore dell'isola, che ricevette la prima volta il 17 aprile 1816[4]. Le relazioni tra Napoleone e Lowe rimasero tese, per responsabilità del governatore britannico, che si rifiutava di riconoscere a Napoleone il titolo di imperatore e si rivolgeva a lui con «generale Bonaparte»[5].

Le sue armi vennero confiscate, la sua posta censurata e gli vennero ristrette tutte le libertà di movimento. Questo esilio forzato era reso ancora peggiore dalle condizioni di calore e di umidità alternate a cui la casa era sottoposta. L'imperatore trascorse i suoi giorni dettando le sue memorie (già iniziata a bordo del Nothumberland) al barone de Las Cases ai suoi compagni di sventura.[6] Quando non era impegnato con le sue memorie, giocava a carte o a biliardo insieme alla sua piccola corte, si prendeva cura dei giardini di Longwood e faceva lunghe passeggiate a cavallo.

Nel febbraio del 1818, Lowe propose a Lord Bathurst di trasferire l'illustre prigioniero a Rosemary Hall, una casa che si era liberata e che era collocata in una parte più ospitale dell'isola, riparata dai venti e ombreggiata.[7] Alla fine lo spostamento non si concretizzò e Napoleone rimase Longwood House, probabilmente perché in questo modo era più facile da controllare. Il riadattamento della casa ebbe inizio solo nell'ottobre del 1818, tre anni dopo l'arrivo di Napoleone sull'isola.

Alla fine del 1816, Las Cases lasciò l'isola di Sant'Elena (pubblicherà, nel 1823, l'opera Il Memoriale di Sant'Elena). All'inizio del 1818 fu la volta di Gourgaud. Nel luglio del 1819, madame de Montholon fece ritorno in Europa coi suoi figli. Progressivamente abbandonata, Longwood piombò in un'atmosfera di un languore appena sopportabile. L'arrivo nel settembre del 1819 di una piccola colonia di nuovi compagni, in buona parte corsi, inviati dall'Italia dalla famiglia Bonaparte, permise a Napoleone di rompere la monotonia imperante.

La fine di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Morte di Napoleone.
Sant'Elena - La morte di Napoleone. Dipinto di Steuben.

Negli ultimi anni Napoleone non lavorò più, ma continuò le sue letture abituali. Francesco Antommarchi, suo medico, gli consigliò di cambiare spesso aria, ma lo stesso Napoleone era scettico verso ogni cura, ritenendo che solo i deboli potessero "mancar di cuore". Lo stesso medico, incontrando il governatore Hudson Lowe, disse che egli riteneva che Napoleone fosse piuttosto affetto da una "malattia diplomatica"; Antommarchi diagnosticò al Bonaparte una semplice costipazione e gli prescrisse un emetico, che non farà in realtà altro che accentuare la sua ulcera allo stomaco. Il 15 aprile 1821 Napoleone fece testamento. Malato, lo si saprà poi, di un cancro allo stomaco,[8][9] Napoleone rifiutò l'assistenza dei medici inglesi e dopo otto giorni di agonia esalò l'ultimo respiro il 5 maggio 1821, alle 17:49. Le sue ultime parole furono "Armée", "tête de l'Armée", "Joséphine".[10]

L'autopsia, eseguita il 6 maggio, fu oggetto di diverse controversie tra i rapporti ufficiali e ufficiosi, che furono almeno tre e tutti differenti[11].

Venne sepolto il 9 maggio nella vallée du Géranium, come stabilito dalle sue ultime volontà nel caso in cui il suo corpo non fosse riportato in Europa. La sua tomba non riportò alcuna iscrizione, dal momento che il governatore consentì di apporvi solo la scritta "Napoleone", anche se l'atto redatto indipendentemente dal registro della parrocchia di Saint James di Jamestown, capitale dell'isola di Sant'Elena, indica alla medesima data "Napoleone Bonaparte, ultimo imperatore di Francia"[12].

Nel 1840, su ordine di Luigi Filippo I ed in accordo con gli inglesi, il corpo venne rimpatriato in Francia dal principe di Joinville, figlio del re Luigi Filippo, e venne posto all'Hôtel des Invalides. Suo figlio Napoleone II verrà sepolto con lui agli Invalides nel 1940 per ordine di Hitler. Longwood sarà ceduta alla Francia nel 1858, all'epoca del governo di Napoleone III, dalla regina Vittoria.

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Thierry Lentz, Napoléon, Éditions La Boétie, 2013, p. 82.
  2. ^ Jacques-Olivier Boudon, Napoléon I et son temps, Vuibert, 2004, p. 247.
  3. ^ Emmanuel Las Cases, Mémorial de Sainte-Hélène, I, Paris, Ernest Bourdin, 1842, p. 132.
  4. ^ Ulane Bonnel, Sainte-Hélène, terre d'exil, Hachette, 1971, p. 98.
  5. ^ Paul Ganière, Napoléon à Sainte-Hélène, Perrin, 1998, p. 1998.
  6. ^ Le journal du pasteur Latrobe, su L'autre Sainte-Hélène. URL consultato il 21 maggio 2014.
  7. ^ Albert Benhamou, L'autre Sainte-Hélène: la captivité, la maladie, la mort, et les médecins autour de Napoléon, 2010, p.138, estratto da Lowe Papers
  8. ^ (EN) Milo Keynes, The death of Napoleon, in The Royal Society of Medicine, agosto 2004, PMID 15459279. URL consultato il 14 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2012).
  9. ^ Sulla morte di Napoleone, su margheritacampaniolo.it. URL consultato il 2 gennaio 2012 (archiviato il 10 dicembre 2012).
  10. ^ Ludwig (2000), p. 486; Dumas, p. 186.
  11. ^ Albert Benhamou, L'autre Sainte-Hélène : la captivité, la maladie, la mort, et les médecins autour de Napoléon, 2010, vedi capitolo Shortt per l'analisi comparativa di tutti i rapporti d'autopsia
  12. ^ Si veda l'immagine online del registro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]