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Esercito di terracotta

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Mausoleo del primo imperatore Qin a Xi'an
Group of terracotta warriors at Xian.jpg
Un gruppo di guerrieri di terracotta
Localizzazione
Stato Cina Cina

Coordinate: 34°23′05.71″N 109°16′23.19″E / 34.384919°N 109.273108°E34.384919; 109.273108

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Mausoleo del primo imperatore Qin a Xi'an
(EN) Mausoleum of the First Qin Emperor
Xian museum.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii) (iv) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1987
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

L'esercito di terracotta è un insieme di statue collocato nel Mausoleo del primo imperatore Qin a Xi'an. Si tratta di un esercito simbolico, destinato a servire il primo imperatore cinese Qin Shi Huang Di (260 a.C - 210 a.C.) nell'Aldilà.

Nel 1987 il mausoleo dell'imperatore Qin Shi Huang Di, di cui l'esercito di terracotta fa parte, è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Scoperta archeologica e fortune mediatiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo scopritore del mausoleo, il contadino Yang Zhifa.

Nel marzo del 1974, un contadino di nome Yang Zhifa rinvenne, durante lo scavo di un pozzo, delle fosse sepolcrali contenenti statue in terracotta di soldati in armi con tanto di carri e cavalli[1]. Il fortuito rinvenimento dette origine agli scavi che permisero di rinvenire il mausoleo di Qin Shi Huang, sino ad allora ritenuto scomparso.

Nel 1987 l'intero sito del mausoleo venne inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Da allora, le statue dell'Esercito di Terracotta sono state oggetto di numerosi "prestiti museali":

  • nel 1994 dodici esemplari (dieci guerrieri e due cavalli) vennero esposti in due mostre in Italia, a Venezia e Roma.
  • il 9 agosto 2007 venti esemplari dell'esercito sono partiti via camion, assieme a circa un centinaio di altri manufatti, per raggiungere il British Museum di Londra, dove sono stati esposti dal 13 settembre 2007 al 6 aprile 2008.
  • da luglio 2008 al 16 novembre 2008, cinque dei guerrieri dell'esercito di terracotta di Qin Shi Huangdi sono stati esposti a Torino presso il Museo di antichità.
  • dal 16 aprile 2010 al 5 settembre 2010 sono stati esposti nove guerrieri a Milano, presso il Palazzo Reale, nella mostra dal titolo "I due Imperi". Il gruppo era composto da un cavallo, un consigliere, un balestriere e 6 lancieri.
  • dal 15 marzo al 17 novembre 2013 circa 200 reperti originali sono stati in esposizione al Museo di Storia di Berna all'interno della mostra temporanea "Qin – L’imperatore eterno e i suoi guerrieri di terracotta".

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'Esercito è composto da riproduzioni di guerrieri in terracotta, vestiti con corazze in pietra e dotati di armi, poste di guardia alla tomba dell'imperatore. Di queste statue sono state riportate alla luce circa 500 guerrieri, 18 carri in legno e 100 cavalli in terracotta. Si tratta di una replica fedele dall'armata che aveva contribuito a unificare la Cina. Tuttavia, nelle fosse sono state trovate poche armi, poiché furono saccheggiate dai ribelli che si insediarono sul trono imperiale: la dinastia Han. Dalle posizioni delle mani e del corpo delle statue, si possono immaginare le tecniche di combattimento di fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri. Si combatteva soprattutto a piedi; i carri ed i cavalli servivano per dirigere i movimenti della fanteria. La cavalleria fu introdotta più tardi, per affrontare i guerrieri nomadi che in battaglia utilizzavano appunto i cavalli.

Le statue colpiscono per il loro realismo e nei particolari: la tecnica usata per realizzarli consisteva nel compattare cerchi di argilla in modo da creare un tubo (il torace) e completate con l'aggiunta di gambe e braccia. La struttura poi, veniva ricoperta di blocchetti di argilla per creare le uniformi e successivamente decorata.

Dislocazione dei reperti[modifica | modifica wikitesto]

L'Armata di Terracotta è dislocata in 8 fosse scavate circa 2 chilometri ad ovest del sepolcro imperiale:

  • la fossa numero 1 (230x62 metri)[2] contiene quello che viene considerato il corpo d'armata principale: 6000 guerrieri (di dimensioni variabili a seconda del grado) e 2 carri da guerra, in bronzo dorato, laccato e dipinto, in scala 1:2. Un pozzo secondario contiene fieno per i cavalli, resti di 600-700 cavalli dell'Armata Reale sacrificati e resti di altri animali (alcuni dei quali inumati in bare di terracotta)[3]. Dalla fossa 1 dipartono undici corridoi della larghezza di 3 metri, pavimentati in mattoni e coperti da un soffitto in legno, sostenuto da pilastri e travi, coperto da uno strato impermeabilizzante di canne e argilla tappato superiormente da uno strato di terra in modo da superare di 2-3 metri il livello del suolo[4]. In accordo ad una stima ufficiale recente, rimarrebbero ancora 6000 statue da recuperare, tra soldati e cavalli, nella fossa.
  • la fossa numero 2 contiene l' "Armata di Sinistra": 1400 soggetti in tutto, tra cavalieri in sella ai loro destrieri e fantaccini.
  • la fossa numero 3 contiene 68 soldati, un carro e quattro cavalli. Si ritiene possa trattarsi dell'Alto Comando.
  • la fossa numero 4, collocata al centro dello schieramento e quindi destinato all' "Armata Centrale", è vuota.
  • la fossa numero 5 contiene sculture in pietra calcarea: armature a scaglie a scaglie con elmi, barde ed imbragature per cavalli. Una seconda fossa più a sud (48x12 metri) contiene zoccoli di cavalli in bronzo ed un enorme vaso a tripode zhan.
  • la fossa numero 6 contiene diversi personaggi in terracotta e le ossa di una ventina di cavalli immolati.
  • la fossa numero 7 contiene statue di soggetti umani in pose diverse, difficilmente identificabili (prob. barcaioli e pescatori) e sculture in bronzo, a grandezza naturale, di uccelli acquatici.
  • la fossa numero 8, in forma di cratere zhong, contiene cavalli e soggetti umani dei quali otto sono stati identificati, in base agli abiti, come funzionari civili di corte[5].

Alcune delle statue nelle fosse 1 e 2 recano traccia di un incendio e sono state poi rinvenute tracce di combustione[6]. Si ritiene possa trattarsi della prova archeologica del sacco operato all'Armata da parte di Xiang Yu e del successivo incendio a seguito del quale il soffitto della camera contenente i soldati è crollata provocando al distruzione di tutti i reperti, oggi esposti al pubblico a fronte dell'opera di ricostruzione effettuata durante il restauro.

Ricerche archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Zhang Zhongli (1997), Une des plus importantes découvertes du XXe siècle : Les guerriers et les chevaux en terre cuite des Qin, Beijing, Éditions de la Chine populaire, ISBN 7-80065-592-X.
  2. ^ Ledderose, Lothar (1998), A Magic Army for the Emperor, in AAVV (1998), Ten Thousand Things. Module and Mass Production in Chinese Art, Princeton University Press, 1998, pp. 51-73.
  3. ^ Elisseeff, Danielle (2008), Art et archéologie : la Chine du néolithique à la fin des Cinq Dynasties (960 de notre ère), Parigi, École du Louvre, ISBN 978-2-7118-5269-7, p.197
  4. ^ Portal J [e] Dyan Q (2007), The First Emperor: China's Terracotta Arm, British Museum Press, p. 160–167.
  5. ^ Elisseeff, Op. Cit., p. 195.
  6. ^ (EN) China unearths 114 new Terracotta Warriors, BBC News, 12 maggio 2010. URL consultato il 3 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisseeff, Danielle (2008), Art et archéologie : la Chine du néolithique à la fin des Cinq Dynasties (960 de notre ère), Parigi, École du Louvre, ISBN 978-2-7118-5269-7.
  • Ledderose, Lothar (1998), A Magic Army for the Emperor, in AAVV (1998), Ten Thousand Things. Module and Mass Production in Chinese Art, Princeton University Press, 1998, pp. 51-73.
  • Zhang Zhongli (1997), Une des plus importantes découvertes du XXe siècle : Les guerriers et les chevaux en terre cuite des Qin, Beijing, Éditions de la Chine populaire, ISBN 7-80065-592-X.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]