Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova differisce in certi aspetti centrali sia iconografici che devozionali dall'interpretazione dello stesso avvenimento da parte delle altre chiese cristiane.

I testi del Nuovo Testamento, scritti in greco koinè, riportano che Gesù di Nazareth fu messo a morte su di una struttura definita dalla parola greca σταυρός (stauròs)[1][2][3][4] e Luca con gli apostoli Pietro e Paolo usarono anche la parola ξύλον (xylon) per riferirsi allo strumento di tortura sul quale fu inchiodato Gesù[5][6][7]. I Testimoni di Geova sostengono che con tali termini gli evangelisti designassero un singolo palo verticale, rendendo, nella loro Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, stauròs come "palo di tortura"[8]. Quest'interpretazione si contrappone alla convinzione tradizionale presente nel resto della cristianità che Gesù sarebbe morto su una croce composta, ossia fatta «nella forma più tradizionale (ma non più antica), da due legni, uno orizzontale l'altro verticale, posti trasversalmente»[9]. Ritenendo la croce composta tradizionale legata all'adorazione di quel simbolo da parte di diversi popoli pagani, i Testimoni di Geova considerano l'adorazione[10][11]per la Santa Croce e la sua devozione una pratica di idolatria[12][13]

Cosa affermano i Testimoni di Geova sulla esecuzione di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Un semplice palo in legno, chiamato einfacher Balken da Hermann Fulda. La didascalia di questa illustrazione riferita alla tavola I della sua opera, recita: «Probabile Crocifissione del Redentore»[14][15].

« Quando ripudiarono gli insegnamenti religiosi che avevano origini pagane, i testimoni di Geova abbandonarono anche molte consuetudini parimenti contaminate [...] Per anni gli Studenti Biblici portarono come distintivo la croce e la corona, e dal 1891 al 1931 questo simbolo comparve sulla copertina della "Torre di Guardia"[16]. Ma nel 1928 venne messo in risalto che un cristiano doveva distinguersi non per il simbolo che portava, ma per l'attività che svolgeva in qualità di testimone. Nel 1936 fu spiegato che l'evidenza indicava che Cristo era morto su un palo, non su una croce a due bracci. »

(I Testimoni di Geova - Proclamatori del Regno di Dio, pp. 199-200)

La morte di Gesù Cristo riveste per i Testimoni di Geova l'aspetto principale[17] della sua venuta sulla terra come uomo perfetto, sacrificio che ritengono essere in diretta relazione con il suo Regno e la salvezza del genere umano riscattato dal peccato del primo uomo Adamo[18].

Cristo morì su ciò che nei Vangeli viene chiamata σταυρός (stauròs) nelle Scritture; si trova il termine, per esempio, nel Vangelo secondo Giovanni 19:17, che nel testo greco di Westcott e Hort è reso: «καὶ βαστάζων ἑαυτῷ τὸν σταυρὸν [stauròs] ἐξῆλθεν εἰς τὸν λεγόμενον Κρανίου Τόπον, ὃ λέγεται Ἑβραϊστὶ Γολγοθα»[19][20]; la Traduzione del Nuovo Mondo dei testimoni di Geova traduce in italiano: «Ed egli, portando da sé il palo di tortura, uscì verso il cosiddetto Luogo del Teschio, che in ebraico si chiama Gòlgotha»[21]. Tutte le evidenze, secondo la loro interpretazione, dimostrano che il termine "stauros" fosse un palo di legno, senza traversa[22]. Ritengono inoltre che la venerazione e l'indebita attenzione mostrata a quel mezzo di esecuzione è da ritenersi idolatria, per cui contro i comandamenti di Dio[23].

Un'altra opera di consultazione sui termini usati nel Nuovo Testamento è An Expository Dictionary of New Testament Words del grecista biblico inglese William Edwy Vine[8] rimandando direttamente al termine greco stauros, specificando che questo indicasse principalmente un'asta o palo diritto, sul quale i malfattori venivano inchiodati per l'esecuzione.

I pali sacri[modifica | modifica wikitesto]

Rifacendosi al Vecchio Testamento, i Testimoni di Geova fanno notare che chi praticasse l'idolatria fosse nemico di Dio, come enunciato nei Dieci Comandamenti: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai» (Es 20:4,5). Anche nel quinto libro del Pentateuco, il Deuteronomio, seguono la ripetizione della Legge di Dio: «Non pianterai alcun palo sacro di qualunque specie di legno, accanto all'altare del Signore tuo Dio, che tu hai costruito; non erigerai alcuna stele che il Signore tuo Dio ha in odio»(Dt 16:21). I testimoni, fanno notare inoltre che gli scritti neotestamentali ribadirono l'opposizione del cristianesimo verso l'idolatria e gli idoli. L'Apostolo Paolo, fra gli altri, ribadi tale opposizione nella sua Prima lettera ai Corinzi con le parole: «Miei cari, fuggite l'idolatria» (1 Cor 10:14)[24].

Sull'interpretazione dei "pali sacri", un'opera di consultazione dei testimoni[25], afferma «A quanto pare i pali sacri erano eretti verticalmente ed erano di legno, per lo meno in parte, dato che gli israeliti ricevettero il comando di abbatterli e bruciarli. Potevano essere semplici pali non scolpiti, forse in qualche caso anche alberi.»[26]

La croce, simbolo solare[modifica | modifica wikitesto]

Croce ansata (o egiziana) - simbolo di vita e fertilità

Oltre a Vine, altri studiosi concordano della esistenza di oggetti cruciformi usati come simboli sacri prima di Cristo, da parte di popoli pagani ed in associazione con i loro dei. I Testimoni prendono come riferimento l'opera The Cross in Ritual, Architecture, and Art[27][28] per sostenere la presenza di oggetti cruciformi nel simbolismo legato al «greco Bacco, il tiro Tammuz, il caldeo Bel e il norvegese Odino»[29], senza contare i numerosi studi sull'ankh egiziano come quelli del colonnello J. Garnier[30], H. Cutner[31] o l'Encyclopædia Britannica[32].

La forma della croce ecclesiastica a due bracci sarebbe di origine Caldea, derivando dal simbolo del mistico Tau del dio Tammuz, secondo lo studioso W. E. Vine[33]. Le croci, secondo The Companion Bible, sono da mettersi in relazione con l'adorazione del Dio-Sole. L'appendice 162 afferma che le croci erano usate come simboli del dio-sole babilonese, apparendo per la prima volta su una moneta di Giulio Cesare e poi su monete di Augusto nel 20 a.C.[27] Più tardi, sulle monete coniate sotto Costantino, nel IV secolo, il simbolo più frequente è una Rho incrociata con una Chi con i quattro bracci verticali e orizzontali uguali. L'appendice interpreta questo simbolo come "disco solare", sostenendo che Costantino fosse un adoratore del Dio-Sole prima della conversione[34]. L'analogia fra le divinità babilonesi e quelle egiziane, portano i Testimoni e collegare l'adorazione della croce, vista come simbolo solare, anche al paganesimo perpetuato nell'Antico Egitto[35] con l'ankh, la croce ansata simbolo della vita raffigurata sovente in mano alle divinità[36].

Cristianesimo delle origini[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di esecuzione al palo secondo il filologo cattolico Giusto Lipsio (1547 - 1606), che chiama crux simplex[37]
Esempio di crocifissione, secondo Giusto Lipsio

Il cristianesimo del I secolo, secondo i Testimoni di Geova, non ebbe nessun simbolo visibile che lo identificasse come tale[38]. Dagli scritti neotestamentali non si evince in nessun passo biblico indicante che i cristiani usassero un simbolo particolare né che si trattasse di un pesce[39], né tanto meno di qualsiasi tipo di crux con o senza traversa[40]. Mentre il Canone della Bibbia riguardante il Nuovo Testamento non menziona l'uso di una qualsiasi crux da parte dei cristiani del I secolo, e tanto meno la venerazione attribuita oggi dalle Chiese, lo scritto apocrifo noto come Lettera di Barnaba, la cui redazione finale è avvenuta, a giudizio della maggioranza degli studiosi, fra la fine del I secolo ed il 130, una trentina di anni dopo quella del Vangelo secondo Giovanni[41], è il primo documento cristiano a parlare del mezzo di esecuzione di Gesù come una croce a forma di T[42], descrizione ripetuta nel II secolo da Clemente di Alessandria e Tertulliano.

Però qualsiasi autorità religiosa dopo la morte dell'ultimo apostolo biblico, è da ritenersi non attendibile[43] per i Testimoni di Geova, in quanto ritengono che molte chiese cristiane, dopo il primo secolo, si lasciarono influenzare dal paganesimo, portando ad un cristianesimo "apostata"; un'apostasia, a loro avviso, predetta dalle Sacre Scritture[44]. D'altronde, Expository Dictionary of New Testament Words fa notare che gli adepti della nuova religione erano ricevuti permettendo loro di ritenere i segni e simboli della loro precedente religione[45][46][47], fra cui le croci a forma di Tau o a due braccia perpendicolari[48]. In diverse loro pubblicazioni i Testimoni hanno sostenuto, a favore della loro interpretazione, che la venerazione della croce nei secoli seguenti alla sua adozione e consacrazione come culto religioso cristiano fu duramente condannata come idolatria non solo da alcuni riformatori, ma anche da alcuni alti prelati[49][50].

Quanto asseriscono sul mezzo di esecuzione della morte di Cristo è, a loro avviso, supportato oltre che dall'Antico e dal Nuovo Testamento, anche da diversi studi accademici, testimonianze di storici, filologi e teologi, nonché da alcune Traduzioni della Bibbia, ai quali i Testimoni fanno riferimento a sostegno della loro tesi.

Le fonti a cui fanno riferimento i Testimoni di Geova[modifica | modifica wikitesto]

Scritti sacri ebraici[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i Testimoni di Geova, costituirebbero prove dell'effettivo significato di stauros come palo verticale anche alcune citazioni bibliche del Vecchio Testamento: nel Deuteronomio 21:22-23 si fa menzione di mettere ad un עץ (`ets) un condannato a morte, non è chiaro se come cadavere o per farlo morire.[51]

L'edizione italiana della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, tradotta dall'inglese, nel Deuteronomio 21:22,23 adopera "palo" (da stake[52] ) per tradurre la parola ebraica עץ: «Il suo corpo morto non dovrebbe restare sul palo per tutta la notte»[53].

La pena di morte descritta nella Bibbia presso gli Ebrei avveniva per lapidazione. La parola aramaica ’a‘ (אע), corrispondente al termine ebraico `ets (עץ), compare in Esdra 6:11, dove riguardo ai violatori del decreto del re persiano vien detto nella versione dei Testimoni di Geova: «Sia tolta una trave dalla sua casa».[54]

Scritti sacri cristiani in greco[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni di Geova fanno notare che quando si indica il metodo dell'esecuzione di Gesù nel Nuovo Testamento, viene usato il sostantivo greco stauròs (σταυρός) 27 volte[55] e i verbi stauròo 46 volte[56], synstauròo (il prefisso syn significa "con") 5 volte e anastauròo (anà significa "di nuovo") una volta. Stauròs sia nel greco comune (koinè) che nel greco classico, ad avviso dei Testimoni di Geova e degli studiosi da loro citati, «non dà affatto l'idea di una "croce" fatta di due pezzi di legno. Significa solo un palo diritto [...]»[57]. Inoltre, nell'appendice 5C “Torture Stake” della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Bibbia edita dai Testimoni di Geova, viene usata l'espressione "palo di tortura" (Mt+27:40) in relazione all'esecuzione di Gesù sul Calvario; l'interpretazione è affiancata dall'affermazione che gli autori del Nuovo Testamento, che usarono il greco koinè, attribuivano alla parola σταυρός la stessa accezione che aveva nel greco classico, quindi di un palo, come quelli usati per le fondamenta o per fare una palizzata e viene negata l'esistenza di testimonianze dell'uso della parola σταυρός nel senso di "croce", senso che l'appendice associa ai simboli religiosi crociformi dei pagani[8].

Un'altra parola usata per descrivere l'oggetto sul quale fu ucciso Gesù è xỳlon (ξύλον), usata dagli apostoli Pietro e Paolo (5:30,10:39,13:29 3:13 1Piet 2:24)[57]. Siccome xylon significa "legno", il suo uso dimostrerebbe, a giudizio dei Testimoni di Geova, che l'oggetto in questione fosse un palo verticale senza braccio trasversale. Xylon si ritrova anche nei Septuaginta (Esd 6:11, 2 Esdra 2:11, dove viene menzionata come la trave a cui il violatore della legge veniva appeso; e Gen 2:9, dove viene menzionata, secondo la versione dei Testimoni di Geova, come "ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo e anche l’albero della vita nel mezzo del giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male").[58]

Traduzioni della Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni dicono di essere pronti a dimostrare che un attento studio delle diverse traduzioni della Bibbia redatte da diverse confessioni religiose (protestante e cattolica comprese) rivela che, sia il significato originale di stauròs, che quello di xylon attribuito dalle Scritture, sia "legno" anziché "croce"[38][59].

Traduzioni di stauros[modifica | modifica wikitesto]

Viene citato dai Testimoni [60]il teologo e biblista Ethelbert William Bullinger, che nella traduzione biblica inglese da lui curata, The Companion Bible[61], quando deve tradurre il termine greco stauros rimanda all'Appendice 162, dove viene scritto che il termine stauròs non è una croce con traversa, ma un singolo palo[62]. Nella sua opera A Critical Lexicon and Concordance to the English and Greek New Testament, Bullinger, riferendosi al Nuovo Testamento, dice che "ambedue le parole [stauros e xylon] si discostano dal concetto attuale di croce, col quale abbiamo familiarità attraverso l’arte figurativa. Lo stauros era semplicemente un palo diritto sul quale i Romani inchiodavano i condannati. Il verbo stauroo, che significa semplicemente "trascinare pali", non ha mai reso l’idea di due pezzi di legno messi di traverso uno sull’altro. Perfino il latino crux significa un semplice palo“.[63]

I Testimoni si rifanno[64] anche al Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento di Coenen, Beyreuther e Bietenhard dice che "a) stauròs è un palo piantato diritto (palo a punta); può servire a molteplici usi, come erigere steccati (Hom. Od 14, 11), gettare fondamenta (Thuc. VII 25, 5); può avere anche il significato speciale di palizzata (fin da Omero). Di conseguenza, stauróô significa piantare pali, erigere palizzate (fin da Tucidide). b) La prassi del diritto penale ha fornito, sia al sostantivo che al verbo, un senso speciale. Tuttavia questo è, in parte, ben diverso. Nello specifico non si possono associare a queste parole i dettagli concreti che la tradizione cristiana vincola alla crocefissione di Gesù".[65][66] Aggiungendo poi che i vocaboli, di per sé, non sono sufficienti a stabilire l'effettiva modalità dell'esecuzione, dato che bisogna tenere conto anche del contesto dell'esecuzione e del punto di vista di chi la descrive. In questa relazione dice che è molto probabile l'esistenza di una differenza fondamentale, sia nella maniera di realizzare il castigo che nel suo significato fra l'oriente e l'occidente. Nella Palestina al tempo di Gesù erano le autorità romane dell'occupazione che realizzavano l'esecuzione. "Con ogni probabilità lo strumento impiegato, lo stauros, aveva una traversa e così era formato di due legni incrociati. Per il resto, le fonti profane non permettono di tirarne la conclusione che la croce avesse una forma determinata, sia quella di crux commissa sia quella di crux immissa. Dato che non sempre ci si collocava un τίτλος [titlos] (barbarismo latino), non si può concludere che la forma fosse necessariamente quella della crux immissa. C'erano due modi di sollevare lo stauros. O il condannato veniva fissato alla croce posta al suolo nello stesso luogo dell'esecuzione e veniva poi sollevato insieme allo strumento di esecuzione, oppure, caso normale, il palo verticale era piantato nel suolo prima dell'esecuzione e il criminale, attaccato alla traversa, veniva sollevato insieme con questa e fissato al palo verticale. Dato che questo era il modo più semplice di realizzare l'operazione (l'aggiunta del legno trasversale è forse legata alla sanzione del patibulum inflitta agli schiavi) può darsi che la crux commissa sia stata la norma generale. Inoltre, l'altezza della croce non doveva superare di molto la statura di un uomo"."[65][67] Infine, dopo avere commentato altri particolari della prassi dei romani (condanna secondo le norme del diritto, il condannato portava il patibulum al luogo dell'esecuzione, generalmente fuori della città, lì veniva spogliato e flagellato, ecc.), si conclude dicendo: "Nel complesso dobbiamo tenere presente che gli scrittori profani non hanno degnato questo tipo di esecuzione, tanto ignominioso e crudele, di una qualche descrizione dettagliata. Alcune questioni restano quindi necessariamente aperte. Il quadro che si è potuto ricavare grazie al materiale offerto dalla letteratura profana non deve essere integrato o modificato con troppa precipitazione con quello offerto dalla narrazione dei vangeli."[65][68]

La Catholic Encyclopedia dice: "È certo, comunque, che in origine la croce consisteva di un semplice palo verticale, appuntito all’estremità superiore. Mecenate la chiama acuta crux; potrebbe essere chiamata anche crux simplex. A questo palo verticale si aggiungeva più tardi una traversa."[69]. Roy Harrisville afferma che "la croce (stauròs) originalmente denotava un palo o una palizzata per aree recintate"[70].

Il libro The non-Christian cross invece afferma: “In nessuno dei numerosi scritti che formano il Nuovo Testamento esiste una sola frase che, nel greco originale, costituisca anche una prova indiretta che lo stauros usato nel caso di Gesù fosse altro che un ordinario stauros; tanto meno che consistesse non di un solo pezzo di legno, ma di due inchiodati insieme a forma di croce [. . . .] Non poco fuorviante da parte dei nostri insegnanti è il tradurre il termine stauros ‘croce’ per rendere nella nostra lingua i documenti greci della Chiesa, e il sostenere tale azione inserendo ‘croce’ nei nostri dizionari quale significato di stauros senza spiegare bene che tale non era affatto il significato principale del termine all’epoca degli Apostoli, non diventò il significato principale che molto tempo dopo, e diventò tale, se mai, solo perché, nonostante l’assenza di ulteriori prove, per una ragione o per l’altra si presumeva che il particolare stauros su cui fu messo a morte Gesù avesse quella particolare forma”. E aggiunge: "Dovrebbe essere aggiunto che la croce del periodo più tardo, con uno dei bracci più lungo dell'altro, se non anche la supposizione che lo stauròs al quale Gesù fu appeso avesse un braccio trasversale, potrebbe essere stato semplicemente il risultato di un desiderio di associare alla storia di Gesù questo simboli gaelici di vittoria che erano diventati simboli dello Stato Romano, e quindi del suo Stato della Chiesa".[71]

Sul significato di stauros, viene chiamato in causa[72] Paul Wilhelm Schmidt (1845-1921), professore presso la Facoltà Teologica dell'Università di Basilea[73]. Nell'edizione del 1904 di Die Geschichte Jesu (La storia di Gesù)[74], Schmidt asserisce che «σταυρός [stauròs] significa ogni palo o tronco d'albero in posizione eretta»[75]. Inoltre afferma che la più semplice forma di crocifissione romana si facesse appendendo il suppliziato ad un palo, come avveniva per le esecuzioni di massa. Gesù avrebbe, secondo Schmidt, dovuto anche portare il suo palo fino al luogo dell'esecuzione[72][76].

Sempre a proposito di stauròs, anche la voce "croce" del New Bible Dictionary del 1985, di J.D. Douglas, viene citata poiché riprende il significato di "palo" per la parola stauros[77]: «Il termine gr. per 'croce' (stauros, verbo stauroo [...]) significa principalmente trave o palo diritto, e secondariamente un palo usato come strumento di punizione ed esecuzione»[78]

D'altronde lo studioso biblico e pastore battista Armando Vianello, autore de La Sacra Bibbia - Traduzione Letterale interlineare ebraico-greco-italiano nel glossario che accompagna la sua Traduzione del Nuovo Testamento a pag. 636, spiega le ragioni della sua scelta nella traduzione di Palo del supplizio anzichè "croce":
«PALO del supplizio (v. anche METTERE o APPENDERE al palo):
Il greco 'stauròs' che fondamentalmente significa 'star ritto', si traduce con 'palo' (ritto) o palizzata (pali eretti). Non si può certo affermare che il legno su cui Gesù fu inchiodato fosse un semplice palo, poiché talvolta, da parte dei romani, al palo veniva posto un altro spezzone trasversale evidentemente per legarvi le braccia, così risultava una forma di T o di +. Comunque il termine non significa 'croce' ma 'palo eretto' o 'ritto' e, nel nostro caso eretto per il 'supplizio'. Penso sia corretto lasciare il suo significato originale greco e non quello tradizionale latino.»[79][80]

Altre traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado queste interpretazioni, la maggioranza delle Traduzioni della Bibbia traduce sia stauròs che xylon con il termine "croce", anche se con significative differenze. Ciò è presente nelle versioni Diodati e Nuova Diodati (vedi schema); Versione Riveduta di Giovanni Luzzi e Nuova Riveduta (vedi schema); New International Version[81]; La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali[82][83]; Bibbia Edizioni Paoline, (1960); Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente; La Bibbia Concordata, curata da un gruppo di biblisti ebrei, cattolici, ortodossi e protestanti della Società Biblica Italiana; della Bibbia cattolica del 1960 a cura di monsignor Fulvio Nardoni e diverse altre versioni in lingua inglese, fra cui la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture dei Testimoni di Geova (vedi schema).

Bibbia Matteo 10:38
Testo greco καὶ ὃς οὐ λαμβάνει τὸν σταυρὸν αὐτοῦ καὶ ἀκολουθεῖ ὀπίσω μου, οὐκ ἔστιν μου ἄξιος.
Traduzione del Nuovo Mondo E chi non accetta il suo palo di tortura e non mi segue non è degno di me.
Traduzione letterale interlineare greco - italiano di Armando Vianello E chi non prende il palo di supplizio suo e segue dietro di me, non è degno di me
CEI chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Diodati E chi non prende la sua croce, e non viene dietro a me, non è degno di me.
Luzzi/Riveduta e chi non prende la sua croce e non vien dietro a me, non è degno di me.

Traduzioni di xylon[modifica | modifica wikitesto]

«Marsia appeso, attribuita al I-II secolo dC»[84] - Esempio di una esecuzione eseguita su una corteccia d'albero, una delle «repliche» delle sculture del dio pagano Marsia scorticato vivo da Apollo al Museo del Louvre di Parigi - che secondo i testimoni di Geova «illustra il vero significato col quale si usavano nelle Scritture Greche le parole stauros e xylon in riferimento all’esecuzione di Cristo»[85][86]

I cinque versetti nel Nuovo Testamento in cui viene usata la parola xylon in alternativa a stauròs per designare l'esecuzione di Gesù – ovvero in Atti 5:30, Atti 10:39, Atti 13:29; Galati 3:13 e 1 Pietro 2:24 – contengono un termine al quale il vocabolario greco-italiano di Lorenzo Rocci attribuisce, fra altri, i significati "legno", "pezzo di legno", "tronco" e anche "albero"[38][87]. I Testimoni asseriscono che: «Il fatto che Luca [per Atti], Pietro [per la lettera di 1 Pietro] e Paolo [per la lettera ai Galati] abbiano usato anche xỳlon come sinonimo di stauròs è un'ulteriore prova che Gesù fu messo al palo su un legno diritto senza un braccio trasversale, poiché tale è il significato di xỳlon in questo particolare contesto. (At 5:30; 10:39; 13:29; Gal 3:13; 1Pt 2:24) Xỳlon ricorre anche nella Settanta greca in Esdra 6:11, dove si parla di un'unica trave o pezzo di legno su cui doveva essere messo al palo il violatore della legge».[88]

Oltre a questi cinque versetti nel Nuovo Testamento in cui viene usata la parola xylon in alternativa a stauròs per designare la esecuzione di Gesù, i Testimoni di Geova traducono come altre traduzioni la parola ξύλον (xylon) con tutti gli altri significati pertinenti non riguardanti l'esecuzione di Gesù, ovvero con "bastone",[89] "albero"[90] "legno",[91] "materiale di legno",[92] "ceppi",[93]. Il Nuovo Testamento della Traduzione del Nuovo Mondo menziona 84 volte il termine "palo", includendo le cinque volte che lo usa per tradurre ξύλον con il significato di mezzo di esecuzione su cui fu messo a morte Cristo, non così per altre traduzioni per quei cinque versetti. Ad esempio, le cattoliche Bibbia di Gerusalemme, Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente e Bibbia CEI, nonostante il termine usato in greco sia sempre lo stesso, come nei cinque versetti precedentemente menzionati [94][95] ovvero ξύλον (xylon), traducono in 4 versetti con "croce" (ovvero il mezzo su cui fu messo a morte Gesù secondo la loro visione, corrispondente a quello che nella visione dei Testimoni di Geova è espresso per "palo") e in un altro, ovvero Galati 3:13 con "legno", dove l'apostolo Paolo usò ξύλον con l'identico riferimento degli altri quattro versetti, ovvero al mezzo su cui fu messo a morte Gesù, tanto che nella nota al capitolo 3:13 di Galati per l'edizione cattolica CEI, edizione 1974, a pag. 1196, i traduttori osservano che il termine "legno" è usato in riferimento alla croce di Cristo: «Citazione di Dt.21.23. Cristo in croce è solidale con i peccatori: cfr. 2 Cor 5.21». A questo riguardo, Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente con una nota spiega che il significato dell'antica traduzione greca di xylon era attribuito ad "un" "legno", la nota recita infatti: «questa frase richiama Deut. 21,23 - vedi nota - l'espressione "a un legno" viene dall'antica traduzione greca».

Per un raffronto sulla traduzione dei cinque versetti summenzionati riferiti al mezzo di esecuzione di Gesù, la Traduzione del Nuovo Mondo, attribuisce a "xylon" sempre lo stesso significato:

  • Atti 5:30 «l'Iddio dei nostri antenati ha destato Gesù che voi avete ucciso, appendendolo a un palo [xylon]»
  • Atti 10:39 «E noi siamo testimoni [...]sia nel paese [...]che a Gerusalemme [...] lo soppressero appendendolo ad un palo [xylon]»
  • Atti 13:29 «Or quando ebbero compiuto tutte le cose scritte di lui, lo calarono dal palo [xylon] e lo posero in una tomba [...]»
  • Galati 3:13 «Cristo ci liberò [...] perché è scritto "Maledetto ogni uomo appeso al palo" [xylon]»
  • 1 Pietro 2:24 «Egli stesso portò i nostri peccati nel proprio corpo, sul palo [xylon][...]»

solo poche Bibbie traducono xylon come "legno" o "albero" in tutti e cinque i versetti, altre traducono solo alcuni versetti con "legno" o "albero" e scelgono per altri versetti "croce", nonostante il termine usato sia sempre xylon.

Altre fra le più importanti e diffuse traduzioni della Bibbia hanno scelto di tradurre l'identico termine greco xylon ricorrente nei cinque versetti del Nuovo Testamento in modo misto, a volte "legno", a volte "albero" o "forca" ma anche "croce" identificando chiaramente il mezzo di esecuzione di Gesù secondo le proprie convinzioni religiose, come fanno i testimoni di Geova con "palo":

  • Per Atti 5:30 - con palo del supplizio: La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello. Con "legno": Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi, Bibbia Edizioni Paoline(1960), Segond 21 e La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali. Con "albero" : Bibbia di re Giacomo, Revised Standard Version, New International Version , The Bible in Living English e The Emphasized Bible di Rotherham. Con "forca" : The New English Bible. Con "croce" : Bibbia di Gerusalemme, New American Standard Bible e Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente,rimandando ad una nota che testualmente afferma: «così il testo originale: appendendolo ad un legno (vedi Deut. 21,22-23;Galati 3,13)»
  • Per Atti 10:39 - con "legno": La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello, Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi, La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali e Bibbia Edizioni Paoline (1960). Con "albero" : Bibbia di re Giacomo, New International Version, Revised Standard Version, The Bible in Living English e The Emphasized Bible di Rotherham. Con "forca": New American Standard Bible. Con "croce": Bibbia di Gerusalemme, Parola del Signore, The New English Bible e Segond 21.
  • Per Atti 13:29 - con "legno": La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello, Versione Diodati,Versione Riveduta Giovanni Luzzi. Con "albero": Bibbia di re Giacomo, New International Version, Revised Standard Version, The Bible in Living English, The Emphasized Bible di Rotherham. Con "patibolo": La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali. Con "forca": The New English Bible. Con "croce": Bibbia di Gerusalemme, Bibbia Edizioni Paoline (1960), Parola del Signore, New American Standard Bible e Segond 21.
  • Per Galati 3:13 - con legno: La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello, Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi, Bibbia di Gerusalemme, The Bible in Living English, Segond 21 e La Bibbia e Dio disse...Nuovissima versione dai testi originali, Parola del Signore (con una nota che afferma: «questa frase richiama Deut. 21,23 - vedi nota - l'espressione "a un legno" viene dall'antica traduzione greca». Con "albero": Bibbia di re Giacomo, Revised Standard Version, The Emphasized Bible di Rotherham, New American Standard Bible e New International Version. Con "forca" :The New English Bible. Con "al legno della croce" : Bibbia Edizioni Paoline (1960).
  • Per 1 Pietro 2:24 - con "legno": La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello. Con "albero": Bibbia di re Giacomo, New International Version, Revised Standard Version, The Bible in Living English e The Emphasized Bible di Rotherham. Con "forca": The New English Bible. Con "legno della croce" Bibbia Edizioni Paoline (1960), Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi. Con "croce": Bibbia di Gerusalemme, La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali, Parola del Signore, New American Standard Bible e Segond 21.

La più recente Bibbia pubblicata da una NCR, la Restoration Study Bible (RSB), ha portato un radicale cambiamento ai termini che riguardano l'esecuzione di Gesù «traducendo le parole greche originali stauros e xulon rispettivamente con l'inglese "stake" (palo) e "tree" (albero)»[96][97]. La nota del versetto 32 del capitolo 27 del Vangelo di Matteo (a pagina 1380 della RSB) spiega il motivo della scelta:
«"Palo" - La KJV (Bibbia del Re Giacomo) insieme alla maggioranza delle traduzioni rende questa parola con l'equivalente "croce". Questo termine deriva dal greco stauros che significa "un palo verticale". L'altra parola greca resa "croce" nel NT (Nuovo Testamento) è xulon, che denota "un tronco vero e proprio di legno o legname da costruzione". Secondo il Bullinger, nel suo Companion Bible, stauros e zulon "non significano mai due pezzi di legno messi l'uno di traverso all'altro tra di loro in qualunque angolazione, ma sempre un pezzo unico" (Appendice 162). Inoltre l'Enciclopedia Britannica dice che la croce tradizionale è anche collegata con l'adorazione pagana, che fu più tardi adottata dalla Chiesa: "Nelle chiese egiziane la croce era un simbolo pagano della vita adottato dai cristiani e interpretato nella maniera dei pagani". (11esima edizione, vol. 14, p. 273). È per queste ragioni che la RSB ha scelto la parola "palo" al posto della parola "croce"»[96][98].

Bibbia Galati 3:13
Testo greco Χριστὸς ἡμᾶς ἐξηγόρασεν ἐκ τῆς κατάρας τοῦ νόμου γενόμενος ὑπὲρ ἡμῶν κατάρα, ὅτι γέγραπται· Ἐπικατάρατος πᾶς ὁ κρεμάμενος ἐπὶ ξύλου,
Traduzione del Nuovo Mondo Cristo ci liberò mediante acquisto dalla maledizione della Legge, divenendo una maledizione invece di noi, perché è scritto: "Maledetto ogni uomo appeso al palo".
CEI Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno,
Diodati Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo per noi fatto maledizione (perciocché egli è scritto: Maledetto è chiunque è appiccato al legno);
Luzzi/Riveduta Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno),

Traduzioni di crux[modifica | modifica wikitesto]

« Il termine 'croce' pregiudica la nostra comprensione, poiché fa pensare all'immagine di due linee che si incrociano. Né il termine greco stauros né quello del latino crux hanno necessariamente quel significato; entrambi si riferiscono ad un palo al quale poteva venire appesa una persona in vari modi: impalatura, affissione, inchiodatura e legatura »

(Raymond Edward Brown[99])

Il significato di croce (in latino crux) è cambiato nel tempo, e al tempo della esecuzione di Gesù, non era il solo modo in cui oggi viene concepito dalle chiese, ovvero esclusivamente un palo con una traversa. «Il termine [latino] "crux" non si riferisce automaticamente ad una croce, mentre il termine "patibulum" viene generalmente utilizzato per la crocifissione. Senza contare che entrambi i termini sono utilizzati con significati diversi»[senza fonte][100] ad affermarlo,[senza fonte] fra gli altri, è l'accademico e teologo Gunnar Samuelsson[101] dell'università svedese di Göteborg, esperto di greco del Nuovo Testamento[102][103]. Nella sua pubblicazione Crucifixion in Antiquity, il teologo svedese cita una serie di personaggi e i loro scritti,[104] in cui i termini usati denotano solo «sospensioni non specificate», ma mai inequivocabilmente una crocifissione avvenuta su due pezzi di legno o su un unico palo.[senza fonte] Samuelsson dice che Diodoro Siculo sembra conoscere bene una forma di esecuzione con l'uso di chiodi e di uno σταυρός, forse nel senso di "croce" e di "crocifissione", ma non è possibile determinare fino a che punto i testi si riferiscono effettivamente a delle crocifissioni nel senso tradizionale[105]. La conclusione del teologo svedese è che la mancanza di descrizioni chiare nelle Scritture indica che una terminologia distinta sulla crocifissione nasce dopo l'esecuzione di Gesù Cristo.[106] Una delle opere analizzate da Gunnar Samuelsson[107] e a cui fanno riferimento i Testimoni di Geova[72][108][109], è lo studio del 1878 di Hermann Fulda nel libro Das Kreuz und die Kreuzigung (La croce e la crocifissione), che analizza e contesta le ricerche di Giusto Lipsio e del suo De Cruce, oltre a diversi altri studi sulla croce fatti fino al suo tempo[100]. Fulda dubita che una croce venisse costruita in ogni occasione, soprattutto nel caso delle crocifissioni di gruppo, asserendo che un semplice palo probabilmente venisse usato quando i mezzi non permettevano altrimenti[110]. Alcune asserzioni di Hermann Fulda sulla croce sono riprese dai Testimoni di Geova per sottolineare l'uso di un palo conficcato nel suolo a mo' di croce[100]: «Gli alberi non erano disponibili dappertutto nei luoghi scelti per l'esecuzione capitale pubblica. Perciò si conficcava nel terreno un semplice palo. Su questo i fuorilegge venivano legati o inchiodati con le mani levate verso l'alto, e spesso venivano loro inchiodati anche i piedi»[111].

Secondo l'appendice 5C “Torture Stake”, negli scritti di Tito Livio, nel I secolo a.C., la parola latina crux significa un palo semplice, e "croce" è solo un significato posteriore di crux. La stessa affermazione riguardo a Livio si trova nella Cyclopaedia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature,[112] secondo cui nei testi di Livio crux indica un semplice palo, e che in appoggio a questa sua affermazione cita unicamente un passo del capitolo 29 del libro 28 di Livio (Ab Urbe condita libri, XXVIII, 29]) che non contiene la parola crux, mentre in tutti quei passi in cui Livio effettivamente usa la parola crux,[113] compreso uno nel capitolo 37 dello stesso libro 28 di Livio, essa viene sempre tradotta con "croce" e la parola palus, che si trova nel passo citato dalla Cyclopaedia. dove Livio la usa per indicare una forma di esecuzione in cui i condannati sono stati legati al palo, battuti con verghe e poi decapitati, è sempre tradotta con "palo".[114] La stessa Cyclopaedia dice che i greci usavano la parola σταυρός, anch'essa indicante un semplice palo, per tradurre sia crux che palus (parola che significa palo, puntello, sostegno, paletto, picchetto, piolo, stampella, stecca).[115] Gunnar Samuelsson osserva che, in Livio, la parola crux non appare mai fuori del contesto di una punizione violenta e si riferisce ad uno strumento nel quale si sospendono i criminali, quindi il senso è più ristretto di quello del termine greco σταυρός, che si riferisce anche a dei pali in generale, ma è incerto se quest'uso sia abbastanza limitato da coprire solo lo strumento di esecuzione usato nella crocifissione così come viene comunemente raffigurato, cioè come una croce a due bracci[116], mentre nei testi di Cicerone palus, sempre secondo Samuelsson, indica apparentemente un semplice palo di altezza variabile al quale la vittima veniva legata per essere flagellata fino alla morte. Per questo motivo Samuelsson conclude: "L'essere attaccato ad un palus potrebbe essere un supplizio letale, precisamente come l'essere attaccato a una crux. Così, fare eccessive distinzioni tra essi è discutibile",[117] riferendosi appunto o ai termini crux e palus o ai due supplizi.

La testimonianza del I secolo: gli scritti, le rappresentazioni, l'archeologia[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni di Geova asseriscono che l'evidenza biblica dimostra che i cristiani del I secolo non abbiano mai avuto nel loro culto nessuna rappresentazione della croce[118][119]. Nel Nuovo Testamento non c'è nessun accenno alla adorazione o venerazione di alcun simbolo cruciforme «per tale motivo come i cristiani del I secolo, si sforzano di attenersi alla Bibbia anziché alla tradizione»[120], «successivamente l'apostasia iniziò a corrompere la primitiva congregazione cristiana, in particolare dopo la morte degli apostoli (2 Tess. 2:3-7)»[121] e quindi secondo i Testimoni, il cristianesimo fu inquinato da filosofie del mondo e tradizioni pagane compreso l'antico uso e l'adorazione della croce nel culto, presente già da secoli in molte civiltà prima della venuta di Cristo[122][123]. Riguardo ai cristiani del I secolo, l'opera History of the Christian Church viene citata[27] perché perentoria: «Non v'era l'uso del crocifisso né alcuna rappresentazione materiale della croce»[124], così come viene preso ad esempio[27] l'enciclopedia cattolica New Catholic Encyclopedia, dato che asserisce che la morte di Cristo sul Golgota e lo strumento della Passione, perché influenzati dalla proibizione delle immagini scolpite contenuta nel Vecchio Testamento[125].

Le ricerche archeologiche riferite al I secolo e che possono far luce sul supporto usato per mettere a morte Gesù[126] , sono inesistenti, a evidenziarlo è uno dei più importanti studiosi cattolici, Raymond Edward Brown, membro della Pontificia commissione biblica che esaminando i reperti in vista di indicazioni del "tipo di croce che i cristiani pensavano essere stata usata per Gesù".[126] Nella sua opera La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro vangeli infatti, lo studioso esamina "prove" archeologiche dal III secolo in poi, prendendo in esame anche le rappresentazioni nelle catacombe (III e IV secolo) anche un graffito, il Graffito di Alessameno (III secolo), asserendo che le raffigurazioni di Gesù crocifisso sono solo una mezza dozzina e vanno dal II al V secolo e concludendo che «Tali rappresentazioni [...] non hanno cosa alcuna da insegnarci circa il modo in cui Gesù fu crocifisso»[127].

Il suo punto di vista su questo tipo di "non prove", anche archeologiche, si legge a pagina 1065 della sua opera:

« Si potrebbe pensare che la reticenza degli autori sui dettagli della crocifissione possa venir compensata dall'arte cristiana a partire dai primi secoli, quando la crocefissione era ancora praticata, mostrando come gli artisti di quel periodo immaginavano che Gesù fosse stato crocifisso. Il simbolismo di una croce (senza un corpo) appare nell'arte catacombale, per es., nell'ipogeo di Lucinia del sec. III, e diventa comune dal sec. IV. Tuttavia, il disegno della croce è spesso solo una grossolana approssimazione che non ci dice alcunché sul tipo di croce che i cristiani pensavano essere stata usata per Gesù. La situazione viene complicata dalla tendenza degli archeologi del passato ad identificare come cristiana qualsiasi cosa che anche lontanamente assomigli ad una croce [nota 27: L'oggetto cruciforme di Ercolano prima del 79, il famoso schema di Santor a Pompei(W. BARNES, NTS 33, 1987, 469-476), i segni 'più' sugli ossari giudaici del sec.I e la croce palmirena del 134 d.C. sono tutti possibili esempi di tale esagerazione]. A proposito delle raffigurazioni del Gesù crocifisso, c'è solo una mezza dozzina di rappresentazioni del sec. II al V (Leclerq, «Croix», con riproduzioni). Una delle più antiche, una minuscola incisione su una gemma di diaspro del sec. II, potrebbe essere un'opera gnostica ; essa mostra una figura di un uomo crocifisso, nudo, contorto e senza spettatori; si intendeva forse in tal modo burlarsi del credo classico cristiano della morte di Gesù. Un'altra gemma, una cornalina del sec. II della Romania , mostra un Cristo sovrumano sulla croce, alto quasi il doppio dei dodici apostoli che lo circondavano. La raffigurazione del secolo III trovata nella Domus Gelotiana del palazzo imperiale sul colle palatino in Roma, una scuola per ragazzi, è un graffito di un asino crocifisso; essa si prende gioco del Dio adorato dai cristiani ed apparentemente riutilizza ciò che potrebbe essere stata una forma usuale di derisione diretta ad un pretendente reale (Polibio, Storie,8,21; #3; vedi NDIEC 3, 1979, #34, pag.137). Tali rappresentazioni, purtroppo, non hanno cosa alcuna da insegnarci circa il modo in cui Gesù fu crocifisso. »

(Raymond Edward Brown[126])

Le testimonianze del I secolo esterne ai Vangeli confermano che la messa a morte del condannato tramite l'impalamento e con le braccia distese su un'asse orizzontale (il patibulum) erano fra i metodi di esecuzione del tempo. Questi metodi sono citati nel Consolatio ad Marciam (20, 3) dal filosofo e drammaturgo romano Lucio Anneo Seneca vissuto e morto nel I secolo (Cordova, 4 a.C. – Roma, 65). Seneca menziona la messa a morte in diverse modalità tramite strumenti di diverso tipo e di diverse forme. Infatti scrive:

«Vedo delle croci là, non solo di un tipo ma costruite in diversi modi: alcune hanno le loro vittime con il capo rivolto in basso verso il suolo; in altre le loro viscere vengono impalate, in altre le braccia vengono distese sull'asse orizzontale»[128][129].

I romani del tempo di Gesù usavano anche "pali" per le esecuzioni[modifica | modifica wikitesto]

« Certo è, in ogni caso, che originariamente la croce consisteva in un semplice palo verticale, affilato alla sua estremità superiore. Mecenate (Seneca, Epist xvii, 1, 10) lo chiama crux acuta; potrebbe anche essere chiamato crux simplex. A tale palo verticale si aggiunse più tardi una traversa alla quale la vittima era attaccata con chiodi o corde e restava così fino a morire. »

(Enciclopedia cattolica[130])

La pubblicazione La tua parola è verità, scritta[131] per il 50º anniversario della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture a cura del docente di ebraico[132], Hal Flemings e dallo studioso biblico Anthony Byatt[133] nel capitolo 7, "Messo al palo" - Un prodotto del pregiudizio settario? di Pal-Espen Torisen e Dan-Ake Mattsson asserisce che l'uso di un singolo palo verticale era uno dei modi di esecuzione presso i romani al tempo di Cristo[134]. Affermano infatti che: «un'argomentazione frequentemente citata a favore della traduzione di stauros come croce [con traversa] è che al tempo di Gesù e della stesura dei Vangeli, la parola stauros aveva già assunto il significato di croce, e non identificava più un semplice palo verticale come accadeva in origine », ma alcuni dizionari e commentari biblici, sono di tutt'altro parere:

The Anchor Bible Dictionary osserva infatti che: «Sotto l'impero romano la crocifissione prevedeva, di norma, che i condannati venissero dapprima frustati. Talvolta la croce era costituita da un solo palo verticale»[135].

The Eerdmans Bible Dictionary, alla voce "Cross, Cricifixion" fa il seguente commento: «L'utilizzo di un palo verticale quale strumento di tortura ed esecuzione acquisì un significato particolare quale apogeo della persecuzione di Cristo e quindi quale simbolo di espiazione per l'umanità»[136].

Harper's Bible Dictionary sulle esecuzioni in epoca romana asserisce ancora: «In origine la "croce" era un palo verticale al quale veniva legato il corpo di un criminale già morto a seguito di esecuzione capitale per esibirlo a pubblica infamia, o sul quale veniva affisso il corpo ancora in vita di un condannato fino al sopraggiungere della morte. In epoca romana, talvolta si aggiungeva un legno trasversale sulla sommità del palo, disegnando in tal modo una forma a T (successivamente denominata croce di S. Antonio) o in intersezione al palo stesso [...]»[137].

Il modo delle esecuzioni capitali nell'impero romano non seguiva una regola stabilita valida per tutte le occasioni, ad affermarlo è il teologo e docente tedesco Martin Hengel che nella pubblicazione Crucifixion in the Ancient World and the Folly of the Message of the Cross afferma: «Persino nell'Impero Romano, in cui è possibile parlare dell'esistenza di una qualche sorta di 'norma' in base alla quale si svolgevano le esecuzioni capitali , la modalità delle esecuzioni [...] poteva variare notevolmente: la crocifissione era una punizione in cui i carnefici davano libero corso al loro capriccio e al loro sadismo . Sono pertanto inutili tutti i tentativi di fornire un'accurata descrizione della crocifissione in termini archeologici; il carnefice disponeva di troppe e diverse opzioni»[138].

Dopo aver analizzato le suddette fonti, il pensiero dei testimoni di Geova, che hanno scritto della esecuzione di Gesù nel libro La tua parola è verità, conclude: «Da questo comprendiamo che non si può semplicemente sostenere che i romani usassero solo le croci [quelle con traversa], perché non vi sono prove del fatto che stauros abbia assunto un significato diverso da 'palo' quando ci riferiamo al I secolo E.V. e al contesto del Nuovo Testamento»[139].

A tal proposito i testimoni fanno notare che il Piccolo Glossario supplemento alla Traduzione Interlineare letterale del Nuovo Testamento a pag. 623 del V volume della Sacra Bibbia di A. Vianello alla parola: Croce e Crocifiggere riportata a pag. 630 testualmente recita:
«I due termini traducono rispettivamente 'stauròs e stauòo', cioè 'palo eretto' e 'erigere pali' o 'mettere su un palo eretto'. In oriente si usava un palo semplice, mentre i romani, almeno talvolta, mettevano anche un altro spezzone di palo a T o a + ; certo per questo motivo col tempo si usò 'croce' o 'crocifiggere', ma non è il significato greco»[140][141]

Critiche alla tesi dei Testimoni di Geova[modifica | modifica wikitesto]

Senso e forma dello stauros[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù § I primi due secoli.

Nel libro Crucifixion in Antiquity[142], Gunnar Samuelson insiste sulla distinzione fra l'oggetto del suo studio, cioè l'esame filologico dei termini usati nel Nuovo Testamento nel descrivere l'esecuzione di Gesù, e la questione storica di come Gesù effettivamente morì e le questioni teologiche riguardanti il senso della sua morte[143]. Conclude che i termini usati nei vangeli nel raccontare la morte di Gesù non avevano necessariamente il significato che hanno oggi i termini "croce" e "crocifissione" e l'incertezza del loro senso lascia aperta la possibilità che nel caso della morte di Gesù tali termini possano avere avuto già il senso in cui si intendono oggi[144].

Un articolo del Telegraph del 23 giugno 2010, riferendosi alla tesi che Samuelsson difese il 21 maggio 2010, afferma che il termine stauros poteva anche significare un palo diritto e che "la letteratura antica greca, romana ed ebraica da Omero fino al I secolo d.C. menzionano un arsenale di strumenti di supplizio, ma nessuno menziona "croci" o "crocifissioni"".[145] Il 13 luglio dello stesso anno, il professore neotestamentario[146] Giovanni Bazzana dichiara che "la conclusione di Samuelsson è che i termini indicati sopra vengono usati, fino al primo secolo, in modo del tutto generico, per cui la traduzione "crocifissione" risulta essere una forzatura dovuta al modo in cui i cristiani si sono più tardi immaginati il supplizio di Gesu. Al contrario, Samuelsson preferirebbe una versione più neutra, magari qualcosa come "appendere". [...] Il risultato pare essere interlocutorio: per chi scriveva nel primo secolo, stauros e affini potevano indicare la croce, ma anche altre possibilita' come l'impalamento, l'impiccagione eccetera. La tradizione cristiana ha poi fatto il resto e sedimentato l'immaginario che abbiamo oggi".[147] Nello stesso mese di luglio 2010, Larry Hurtado, altro studioso neotestamentario, osserva: "A giudicare dalle recensioni della tesi di Samuelsson, essa appare molto meno significativa di come la presenta la stampa. Pare che essenzialmente si tratta di uno studio filologico di alcuni vocaboli, nel quale egli afferma che diversi strumenti potevano essere chiamati "croce" (in greco, stauros). È una cosa già risaputa, così che non è chiaro che cosa egli abbia scoperto. Inoltre, non è chiaro se prenda in considerazione gli altri dati, quali i riferimenti cristiani del II secolo alla croce di Gesù come avente forma di T (per es. la Lettera di Barnaba)."[148]

Nel 2011 Samuelsson pubblica il suo libro e nei suoi commenti posteriori[149] ripete che, a motivo della terminologia ambigua usata, la letteratura greca da lui esaminata (cioè da Omero fino alla fine del I secolo a.C., più gli autori Flavio Giuseppe e Filone di Alessandria, come egli dice alla pagina 35 del suo libro) non permette di evincere la forma dello σταυρός da esecuzione, e che anche i termini latini crux e patibulum non indicano univocamente rispettivamente la croce e il braccio traversale. Nei vangeli non si indicano la forma dello σταυρός portato al Calvario da Gesù o da un altro (tutto lo strumento di esecuzione o solo una traversa?), il senso del verbo σταυροῦν (crocifiggere o più generico), la maniera di attaccare Gesù allo strumento di esecuzione; "il testo delle narrative della passione non è così esatto e carico di informazioni come noi cristiani a volte vogliamo che siano" (Q 13). "Le relazioni evangeliche, che mancano di dettagli, non contraddicono però l'interpretazione tradizionale. Così l'interpretazione tradizionale della morte di Gesù è corretta, ma bisogna riconoscere che essa si basa sui racconti dei testimoni oculari più che sul testo delle narrative della passione" (Q 10). "Per me non è problema credere che Gesù morì nella maniera che si vede raffigurata in quasi tutte le chiese – in una croce normale. È plausibile che quelli che erano stati testimoni oculari della morte di Gesù abbiano poi dopo la sua risurrezione raccontato come morì. La maniera della sua morte, l'aspetto visibile, assunse importanza. Tali racconti venivano ripetuti dai cristiani con grande venerazione e divennero elemento cruciale delle tradizioni cristiane. Abbastanza curiosamente, però, queste tradizioni non sono entrate a far parte dei testi dei Vangeli, quando questi più tardi sono stati messi per iscritto. Quindi quando dico che credo che Gesù è morto in questo specifico modo baso questa conoscenza sulla tradizione della Chiesa, non principalmente sui testi della passione. E non penso di essere il solo a fare così. Quindi persino un protestante ortodosso fa quello per il quale magari criticherebbe la Chiesa Cattolica, dato che si appoggia alla tradizione della sua chiesa. Il mio unico suggerimento per la Chiesa è di leggere i testi biblici così come sono, non come pensiamo che siano. I testi biblici sono sufficienti. Non abbiamo bisogno di aggiungere niente" (Q 12).

Il termine σταυρός (stauros), aveva diversi sensi e il suo significato è cambiato nel tempo. Anche al tempo dell'esecuzione di Gesù non significava unicamente una croce né unicamente un palo. John Granger Cook, i cui studi si concentrano sull'effettiva prassi storica romana della pena capitale[150], dice che nonostante la polisemia del termine, il senso più probabile nel contesto della morte di Gesù sia quello di "croce"[151].

William Lane Craig ha commentato il libro di Samuelsson, dichiarandosi d'accordo sulla questione della vasta gamma di significati di parole quali σταυρός e osservando che spesso il contesto le precisa. Ha dato l'esempio del verbo inglese to shoot, che può riguardare sia una pistola, sia un arco, sia una fionda, ma che nel contesto dell'operato di un poliziotto moderno verrà senz'altro interpretato in relazione ad una pistola.[152]. Così, la parola σταυρός cambiò significato, da "palo" (nel greco classico) a "croce" (nel greco moderno)

Oltre a Samuelsson e Cook, anche altri studiosi del XXI secolo, quali Massimo Olmi,[153] Merrill C. Tenney[154] e Robin M. Jensen,[155] considerano che Gesù morì su una croce a due legni, pur riconoscendo che il termine stauròs può indicare anche un singolo palo diritto. Eva Cantarella ritiene che il supplizio greco noto come apotympanismos, più antico, consistesse in un singolo palo a cui il condannato veniva legato[156], mentre la croce romana era a due legni.[157] Altri, come Giovanni Bazzana, affermano che per uno scrittore del I secolo σταυρός poteva essere sia una croce che un qualche altro strumento, e che l'attuale immaginario risente della tradizione cristiana posteriore.[147]

Mancano certezze sulla forma dello stauròs, che fosse conformato a palo oppure a croce. Secondo Carpenter e Comfort[158], l'iscrizione posta sulla Croce di cui parla il Vangelo secondo Matteo: «Al di sopra della sua testa (di Gesù) posero la scritta dell'accusa contro di lui: Questo è Gesù, il re dei giudei»[159], indicherebbe che lo stauròs fosse fatto a forma di croce, perché se fosse stato un palo l'iscrizione sarebbe stata sopra le mani. La parola epano, che significa "al di sopra di", viene usata qui come in Matteo 2:9 («Si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino»), Luca 11:44 («La gente vi passa sopra senza saperlo») e Giovanni 3:31 («Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti»). Secondo i Testimoni di Geova, Matteo avrebbe voluto indicare semplicemente che la scritta era posta sopra Gesù, considerando la testa un riferimento più importante delle mani. Secondo Piccirilli[160] la forma dello stauròs fu diversa nelle diverse epoche. Davies[161] e Isbouts[162] e lo stesso Picirilli[160] ritengono che, nel caso dell'esecuzione di Gesù, lo stauròs indicasse effettivamente un palo con braccio trasversale.

Nel descrivere il supplizio della crocifissione, fonti antiche del periodo immediatamente dopo la composizione dei vangeli rappresentano il condannato con le braccia aperte: Luciano di Samosata (ca. 120 – tra il 180 e il 192) così descrive la posizione di Prometeo crocifisso sul Caucaso: «Su questo precipizio potrà esser crocifisso: stenderà una mano a questa rupe, ed un'altra a questa dirimpetto»[163] (ἐκπετασθεὶς τὼ χεῖρε ἀπὸ τούτου τοῦ κρημνοῦ πρὸς τὸν ἐναντίον) e Artemidoro di Daldi (ca. 96 – ca. 180) dice che è malaugurio sognare di ballare in alto su qualcosa visto che l'altezza e l'estendere le braccia sono presagi di crocifissione come criminale[164]. Lo stesso Artemidoro dichiara che lo "stauròs" è composto di più travi tenute insieme con chiodi: ἐκ ξύλων καὶ ἤλων γἐγονεν ὁ σταυρός[165][166]. William Lane Craig fa notare anche il riferimento nella profezia di Gesù concernente la futura morte di Pietro per crocifissione[167] all'estensione delle mani, che ricorda quello che Luciano e Artemidoro dicevano dei crocifissi[152].

Esistono descrizioni dello σταυρός da esecuzione scritte nella stessa lingua koinè del Nuovo Testamento da persone vissute circa 100 anni dopo i fatti narrati[168] e che potevano vedere con i propri occhi come erano fatti tali σταυροί da esecuzione. Cronologicamente le prime sono così al massimo di pochi decenni posteriori al Vangelo secondo Giovanni. Quella di data più vicina è l'apocrifa Lettera di Barnaba, "di data forse cosi tardiva come 130".[169]

Plauto scrittore latino vissuto tra il III e il II secolo A.C., in una sua opera scrive:Credo ego istoc extemplo tibi esse eundum actutum extra portam, dispessis manibus, patibulum quom habebis. “Ecco questa è la posizione giusta, proprio così,a braccia aperte, finirai in croce fuori la porta della città” (Lett: le mani distese e inchiodato al patibulum) (Miles Gloriosus, 359-360). Dalla traduzione letterale si evince che il condannato con le braccia distese è inchiodato a un patibulum/xilon In un'altra sua opera scrive:Fateor, manus vobis do. Et post dabis sub furcis. Abi intro in crucem'Lo confesso, vi tendo le mani. -Le metterai alla gogna (furcis) imbastita. -Vai tu in croce. (Persa, 885). Qui furcis indica un braccio trasversale ( come il precedente patibulum ) in un contesto contenente anche il termine croce. Infine in un'altra opera scrive:Patibulum ferat per urbem, deinde adfigatur cruci. “Che porti attraverso la città la forca (patibulum), e poi sia appiccicato ad una croce” (Carbonaria, fr. 2) in questa opera abbiamo un patibulum ove sopra il condannato viene inchiodato per poi essere appeso alla croce che dovrebbe essere la parte verticale. Questa è senz'altro la descrizione di una croce a due bracci. Ci sono altre due citazioni dalle sue opere che aggiungono dettagli: O carnuficium cribum, quod credo fore, ita te forabunt patibulatum per vias stimulis carnufices, si huc riveniate senex. Ah crivello da boia! Perché mi sa che così finirai, quando dovrai girare per le vie con tanto di forca al collo e ti ridurranno a colabrodo a furia di spuntonate, un giorno che tornerà il padrone” (Lett: “ti riempiranno di buchi facendoti percorrere le strade con le braccia sul patibulum [patibulatum].”) (Mostellaria, 55-57). Ego dabo ei talentum, primus qui in crucem excucurrerit; sed ea lege, ut offigantur bis pedes, bis brachia. Sono qui pronto a dare un talento tondo al primo che correrà a farsi mettere in croce, ma a patto che gli inchiodino due volte i piedi e due volte le mani (Mostellaria, 349-360). In una si descrive la tortura per le strade del condannato, nell'altra il dettaglio che vengono inchiodate mani e piedi alla croce, queste ultime due sono descrizioni neutre riguardo la querelle palo vs croce. Gunnar Samuelsson dichiara che la parola crux usata da Plauto è "difficile da collegare alla crocefissione" intesa in senso tradizionale, in quanto il termine è troppo vago, così come "le caratteristiche essenziali che mostrano che il "patibulum" veniva trasportato fino alla crux per esservi attaccato sono mancanti, insieme alle altre indicazioni che rivelerebbero che i testi di Plauto dovrebbero essere direttamente collegati al castigo inflitto a Gesù secondo le principali tradizioni della chiesa". Di diverso parere sono gli studiosi Hengell e Khun che trovano negli scritti di Plauto parecchie informazioni riguardo la crocifissione. Hengel definisce Plauto come primo scrittore che riporta testimonianze di crocifissioni romane e dice che lui "descrive" la crocifissione in modo più vivido e più dettagliato di qualsiasi altro scrittore latino. [170]

Dionisio di Alicarnasso, che visse fino a circa la nascita di Gesù, scrive: "'Un Romano abbastanza conosciuto aveva consegnato un suo schiavo agli altri schiavi perché lo conducessero a morte e, affinché la punizione fosse clamorosa, ordinò che lo trascinassero, frustandolo, attraverso il foro e per qualsiasi altro luogo della città che fosse molto frequentato, precedendo la processione che i romani facevano in onore del dio in quell’occasione. Gli uomini che conducevano lo schiavo al supplizio, dopo avergli steso le braccia e averle legate ad una trave (xylon): (τὰς χεῖρας ἀποτείναντες ἀμφοτέρας καὶ ξύλῳ προσδῆσαντες) che, lungo il petto e le spalle, arrivava fino ai polsi, lo seguivano percuotendo con la frusta il suo corpo nudo”[171]. Come indicato da Samuelsson, in questa descrizione si parla solo di uno schiavo legato a un pezzo di legno, ma non c'è niente nel testo che suggerisca una crocefissione, così come non c'è niente nel testo che indichi che lo xylon fosse il braccio trasversale di una croce, come alcuni hanno ipotizzato; il testo indica semplicemente che lo schiavo fu torturato e giustiziato in qualche modo. Samuelsson menziona anche un episodio simile narrato dallo stesso Dionisio e conclude che anche in questo episodio, come nel primo, le vittime sono state torturate in modo simile senza essere crocefisse, aggiungendo che "è difficile definire gli eventi del Foro [descritti nelle Antichità Romane di Dionisio] un esempio di "crocefissione". L'unica conclusione che si può trarre è che semplicemente vennero torturati in qualche modo", e conclude dicendo che nessuno dei testi di Dionisio di Alicarnasso è di grande aiuto nello studio della crocefissione, a parte l'essere un altro esempio della diversità delle forme di punizione[172].

Livio viene citato dai Testimoni di Geova per attribuire al termine crux il significato di palo[8].

I passi di Livio in cui appare questo termine vengono tradotti "croce":[173]

  • ... e fatta bastonare e crocifiggere la guida (in crucem sublato) per incutere terrore negli altri... (22.13.9)[174][175]
  • Venticinque schiavi furono crocifissi (in crucem acti) con l’accusa di aver congiurato nel campo Marzio (22.33.2).[176]
  • Comandò che dopo essere stati selvaggiamente fustigati fossero attaccati alla croce (cruci adfigi); poi passò con la flotta presso l’isola di Pitiusa(28.37.3).
  • Si agì più severamente nei riguardi dei disertori (che non dei fuggiaschi); quelli che erano di diritto latino furono decapitati, i romani messi in croce (in crucem sublati) (30.43.13).[177]
  • Di questi molti furono uccisi, molti catturati; alcuni li fece fustigare, altri mettere in croce (crucibus adfixit) (quelli che avevano capeggiato la congiura), altri li restituii ai padroni (33.36.3)[178]
  • In questo, per quanto mi riguarda, sosterrò la mia causa anche se dovessi, non davanti al Senato Romano, ma davanti al Senato cartaginese, dove si dice che sarebbero stati crocifissi (in crucem tolli) i comandanti che avevano condotto una campagna vittoriosa, ma una politica carente» (38.48.13).[179]

Samuelsson dice riguardo Livio che non può essere esclusa la possibilità che il verbo affigere in combinazione con il termine crux possa indicare l'atto di inchiodare a un palo,[180] perché "Livio lo usa in combinazione con atti di inchiodamento o pugnalatura. Comunque è anche possibile utilizzare questa connotazione penetrante del verbo come indicazione di impalamento."[181][182] Perciò conclude che "Livio non offre molto aiuto per stabilire cos'è una croce. Tirando le somme i testi di Livio sono troppo vaghi per essere di un qualsiasi aiuto nello studio della crocifissione".[181]

La Cyclopaedia of Biblical, Theological and Ecclesiastical Literature dice che negli scritti di Livio la parola crux significa un semplice palo e come prova di questa affermazione cita unicamente Ab Urbe condita libri, XXVIII, 29,[112] passo dove però non appare la parola crux,[183] e che adopera invece il termine palus[184] riferito a dei condannati "legati ad un palo e battuti con verghe, e decapitati". La parola crux appare più avanti di nove paragrafi in Livio (XXVIII, 37) e viene tradotta con "croce" o "crocifiggere": *Comandò che dopo essere stati selvaggiamente fustigati fossero attaccati alla croce (cruci adfigi); poi passò con la flotta presso l’isola di Pitiusa."[185] Mentre nelle versioni di Livio la parola crux è tradotta con "croce", il termine palus, che appare nel passo citato dalla Cyclopaedia, è sempre reso con "palo".[186] Anche Henry Dana Ward cita[187] l'affermazione di William Smith che affermò che in Livio la parola crux indica un semplice palo, indicando come prova lo stesso capitolo di Livio, dove crux non appare, e citando la frase in tres sustolli cruces.[188]. Questa frase non sembra trovarsi in tutta l'opera di Livio. Si trova invece in Annales Veteris Testamenti di James Ussher (1650), alla [http://www.uni-mannheim.de/mateo/camenahist/piccart1/bd1/jpg/s282.html pagina 282 delle Observationum Historico-Politicarum Decades di Michele Picart (1624) e in una versione latina del libro di Plutarco su Artaserse I di Persia,[189] che pare essere la fonte originale delle altre fonti. Di questa frase John Pearson diceva che riguarda una cosa impossibile perché, come per altri esempi simili da lui menzionati, ovviamente non vuol dire che la vittima sia stata inchiodata a tre croci, ma che è stata decorticata viva e poi il suo corpo è stato messo sopra tre pali a punta e penetrato da essi, perciò da questo si può concludere che il termine greco stauròs indicava un singolo palo, che conservò immutato lo stesso nome originale anche quando l'aggiunta di parti traversali gli diedero la forma di croce.[190]

La Cyclopaedia dice inoltre che la parola greca σταυρός era utilizzata dai greci per tradurre sia palus che crux, parole delle quali secondo Samuelsson solo l'ultima indica invariabilmente lo strumento di esecuzione, nonostante la prima, pur avendo un senso più ristretto rispetto a σταυρός (anch'essa riferita a dei semplici pali in generale), indicasse sostanzialmente un semplice palo di altezza variabile al quale la vittima veniva legata per essere giustiziata, ma è incerto se l'uso di crux sia abbastanza limitato da coprire solo lo strumento di esecuzione usato nella crocifissione così come viene comunemente raffigurato, cioè come una croce a due bracci.[191] Per questo motivo Samuelsson, commentando gli scritti di Cicerone dove vengono usati gli stessi vocaboli, conclude: "L'essere attaccato ad un palus potrebbe essere un supplizio letale, precisamente come l'essere attaccato a una crux. Così, fare eccessive distinzioni tra essi è discutibile" ("Being attached to a palus might be a lethal punishment, just as it was to be attached to a crux. It is thus questionable to make too far-reaching a distinction between them") [192]riferendosi appunto ai termini crux e palus.

La Cyclopaedia cita unicamente due opere omeriche (Odissea XIV, 11, e Iliade XXIV, 453), per dire che σταυρός significa propriamente un mero palo, significato che, secondo John Denham Parsons, il termine mantenne anche durante l'epoca apostolica[71]. Questi testi datano da quasi un millennio prima dei vangeli. In The Non-Christian Cross, John Denham Parsons [5], parapsicologo e scrittore inglese, afferma che era questo il significato della parola nell'epoca apostolica. Da parte loro, i cristiani del II secolo, nel parlare della morte di Gesù, attribuiscono alla parola σταυρός sempre la forma di croce e mai di palo. Per esempio, Ireneo di Lione (130-202) scrive: «La forma della croce ha cinque punte ed estremità, due nella lunghezza, due nella larghezza, e una nel mezzo, là dove si posa colui che vi è confitto.»[193] e osserva che: «È per opera del Verbo di Dio che tutte le cose quaggiù sono state disposte e strutturate; per questo la crocifissione del Figlio di Dio si è compiuta anche lungo tutte e quattro queste dimensioni, quando egli ha tracciato sull'universo il segno della sua croce».[194]

Argumentum ex silentio[modifica | modifica wikitesto]

Una delle argomentazioni dei Testimoni di Geova sulla forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù è quello che viene comunemente chiamato argumentum ex silentio. Essi infatti affermano che "nel greco classico [cioè fino a quattro secoli prima della redazione dei vangeli] il sostantivo stauròs [...] indica principalmente [ma non unicamente] un'asta o palo diritto e non c'è nessuna prova che gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane lo usassero per indicare un palo con un braccio trasversale".[195][196].

Al contrario, anche chi, nel riconoscere esplicitamente l'ambiguità del termine σταυρός (ambiguità che nemmeno i fautori dell'interpretazione come "croce" nel caso del Calvario negano) preferisce tradurlo con "palo" dichiara che non indica necessariamente un semplice palo senza traversa: "Il greco 'stauròs' che fondamentalmente significa 'star ritto', si traduce con 'palo' (ritto) o palizzata (pali eretti). Non si può certo affermare che il legno su cui Gesù fu inchiodato fosse un semplice palo, poiché talvolta, da parte dei romani, al palo veniva posto un altro spezzone trasversale evidentemente per legarvi le braccia, così risultava una forma di T o di +. Comunque il termine non significa 'croce' ma 'palo eretto' o 'ritto' e, nel nostro caso eretto per il 'supplizio'. Penso sia corretto lasciare il suo significato originale greco e non quello tradizionale latino".[197]

Dato che la maggioranza degli studiosi concorda nel dire che non c'è certezza assoluta di quale dei due significati (senza o con spezzone trasversale) è quello giusto, l’argumentum ex silentio non può essere considerato decisivo per nessuna delle due tesi.

David W. Chapman chiama "sofisma etimologico" il supporre che la parola σταυρός non possa significare nient'altro che un singolo palo eretto, errore che, come egli dice, si incontra spesso nelle opere dei Testimoni di Geova.[198]

Alcuni passi del Nuovo Testamento che parlano dello strumento di morte di Gesù si riferiscono esplicitamente a Deuteronomio 21:23, dove è utilizzato il termine ebraico עץ (ˋets), che i Testimoni di Geova τraducono con stake (palo)[53]. Altri studiosi traducono la stessa parola con timber (legno)[199], pole (palo)[200] o tree (albero)[201].

I Testimoni di Geova, sulla base del senso in cui si usava il termine σταυρός nel greco classico, adoperano l'argomentazione ex silentio per suggerire che il senso era identico quando il termine era applicato nel greco koinè specificamente allo σταυρός da esecuzione, instrumento impiegato dai romani per giustiziare criminali. Da parte loro, quelli che non accettano la tesi dei Testimoni di Geova presentano la testimonianza di quegli scrittori contemporanei all'uso di tale strumento di morte i quali, usando la stessa lingua koinè dei vangeli, unanimamente lo descrivono come avente, oltre al elemento verticale, anche una traversa orizzontale (Descrizioni in lingua koinè dello σταυρός da esecuzione).

Descrizioni in lingua koinè dello σταυρός da esecuzione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 330 a.C. circa fino al 330 d.C. circa, periodo nel quale è stato composto il Nuovo Testamento, quella forma della lingua greca chiamata koinè era in uso.

Diversi testi scritti in koinè parlano dello σταυρός da esecuzione.

Data l'ambiguità del termine σταυρός, quei testi che ne parlano senza descriverlo non indicano se si trattava di una croce e di una crocifissione nel senso in cui oggi si intende questi termini. Gunnar Samuelsson afferma che i racconti evangelici mostrano che σταυρός potrebbe significare "croce" ma non mostrano che abbia sempre avuto questo significato, aggiungendo che "il contributo del Nuovo Testamento è una descrizione dell'archetipo generale della crocifissione, ma non l'archetipo della visione contemporanea o tradizionale della crocifissione. L'etichetta tradizionale "crocifissione" ovviamente contiene molto di più di quello che offre il Nuovo Testamento. La fonte di questa etichetta si trova quindi altrove"[202] mentre commentando gli scritti di Diodoro Siculo (90 a.C. circa – 27 a.C. circa) afferma che potrebbero riferirsi alla crocifissione ma non è possibile determinare fino a che punto lo facciano, perché non c'è nulla nei testi che lo smentisca o lo confermi.[203] In ambedue questi casi A Greek-English Lexicon registra solo l'interpretazione di σταυρός come croce.[204]

Però alcuni testi koinè, scritti quando nell'Impero romano l'esecuzione di criminali avveniva per crocifissione, descrivono la forma dello σταυρός usato per giustiziarli. Tutti questi testi indicano che lo σταυρός da esecuzione aveva, oltre alla parte verticale, anche un elemento orizzontale.

  • L'autore pagano Luciano di Samosata paragona lo σταυρός con la lettera tau (T). Nel suo Giudizio delle vocali immagina che il Sigma (Σ) chieda che il Tau (Τ), per avere fornito ai tiranni il modello dello strumento di legno su cui crocifiggere gli uomini,[205] sia punito con la sua stessa figura.[206]
  • Ireneo di Lione osserva: "La stessa forma della croce ha cinque estremità, due in lunghezza, due in larghezza e una in mezzo, su cui poggia la persona che vi è fissata con i chiodi".[207][208]

In fonti cristiane delle origini, simili descrizioni dello σταυρός da esecuzione appaiono in relazione specifica con lo strumento della morte di Cristo

  • L'accostamento con la lettera tau compare nell'apocrifa Lettera di Barnaba, che interpreta come prefigurazione della crocifissione di Gesù il numero 318 (in numerali greci ΤΙΗ), corrispondente al numero di uomini circoncisi da Abramo (Genesi 14:14): interpreta le lettere-numerali ΙΗ (18) come le lettere iniziali di ΙΗΣΟΥΣ, Iesus, e la lettera-numerale Τ (300) come prefigurazione della Croce: "Poiché la croce è raffigurata nel tau che doveva comportare la grazia, aggiunge anche trecento. Indica Gesù nelle due prime lettere e la croce nell'altra"[209] (ὅτι δὲ ὁ σταυρὸς ἐν τῷ ταῦ ἤμελλεν ἔχειν τὴν χάριν, λέγει καὶ τοὺς τριακοσίους. δηλοῖ οὖν τὸν μὲν Ἰησοῦν ἐν τοῖς δυσὶν γράμμασιν, καὶ ἐν τῷ ἑνὶ τὸν σταυρόν)[210]
  • Clemente Alessandrino dà la stessa interpretazione della cifra 318 (ΤΙΗ), riferendosi alla croce di Gesù con l'espressione "il segno del Signore" (τὸ κυριακὸν σημεῖον).[211]
Illustrazione di Giusto Lipsio della frase di Giustino: "La figura dell'uomo ... la forma della croce"
  • Per Giustino martire, filosofo cristiano, lo σταυρός di Gesù aveva forma di croce e osserva che la figura della croce di Gesù si vede in tanti oggetti[212], come nell'agnello [della pasqua giudaica] arrostito[213].

John Granger Cook osserva: «Dato che è dimostrabile che σταυρός poteva avere il senso di croce a partire dal periodo del Nuovo Testamento, nessun motivo travolgente esiste per dubitare che tale senso crociforme si trovava in alcuni testi già prima del Nuovo Testamento».[214]

Testimonianze archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 la BBC produsse un documentario basato su uno scheletro, trovato nel 1968, di un uomo crocifisso, che secondo le ricostruzioni sarebbe stato posizionato con gli avambracci stesi in alto e inchiodati al di sopra dei polsi ad un palo orizzontale attaccato a un altro verticale e con le gambe piegate di fianco. Secondo il professore di religione dell'università di Duke, Mark Goodacre, "i romani crocifiggevano le persone in diversi modi, e questo era uno dei più diffusi ed efficaci".[215][216][217]

Graffito di Alessameno.

A sostegno della croce a due pezzi si menziona anche il graffito di Alessameno trovato sul Palatino a Roma nel 1857 negli scavi del Paedagogium,[218] un graffito blasfemo dove un uomo con la testa d'asino è posto su una croce e sotto delle scritte in greco, datato all'inizio del III secolo d.C., quindi circa 200 anni dopo la morte di Gesù,[219][220][221][222] quando ancora si usava la crocifissione nelle esecuzioni capitali romane, e un secolo prima di quello del regno di Costantino I. Un altro graffito conosciuto come il Graffito di Pozzuoli, scoperto nel 1959[223], datato secondo alcuni al I secolo[224], mentre secondo altri all'inizio del II secolo[225][226], raffigura una crocifissione su una croce a due braccia.

Esempio di staurogramma nelle catacombe

Si menziona anche lo staurogramma (⳨): in due papiri: il Papiro 66 e il Papiro 75 datati 200 d.C., il termine stauròs si presenta in una forma dove le lettere greche Τ (tau) e Ρ (rho) sono unite proprio per formare una croce.[227][228][229][230] Si trova anche, di nuovo in relazione alla crocifissione di Gesù, nel Papiro 45 datato 250 d.C. Nel 2006 Larry Hurtado ha osservato che è probabile che i cristiani vedevano nello staurogramma una rappresentazione visiva della crocifissione di Gesù: della croce per mezzo della tau e della testa del crocifisso per mezzo della parte rotonda della rho.[227] Nel 2008 David L. Balch ha appoggiato la conclusione di Hurtado, aggiungendo altri papiri con lo stesso segno dello staurogramma (Papiro 46, Papiro 80 e Papiro 91) e dichiarando: "Lo staurogramma costituisce un'enfasi artistica da parte dei cristiani sulla croce nel contesto della primitiva tradizione testuale", e che in esso "si uniscono l'arte e il testo per dare enfasi al Christus crucifixus".[228] Nel 2015 Dieter T. Roth ha osservato che anche altri studiosi, in particolare Thomas Kraus e Lincoln H. Blumell, si sono poi accorti del significato dello staurogramma, individuandolo anche in ulteriori papiri e in altre parti degli stessi papiri, dove i loro predecessori non hanno fatto commenti sulla sua presenza.[229] Nello stesso anno 2015 Bruce W. Longenecker ha attirato l'attenzione non solo sullo staurogramma ma anche su altri artefatti che, a suo giudizio, illustrano come, molto prima di Costantino, i cristiani adoperavano la croce come simbolo visivo della loro fede.[231] Già prima del 2015, in un articolo pubblicato sull'Osservatore Romano del 20 novembre 2009, Carlo Carletti notava che, mentre "è soltanto nel corso della età costantiniana [IV secolo] che inizia a svilupparsi una vera e propria pratica diffusa e largamente condivisa di segni cruciformi grafico-figurali immediatamente riconducibili alla sfera cristologica", e questo a causa della "istintiva ripulsa delle prime comunità [cristiane] ad accogliere tra i suoi segni identitari, quello che ancora nei primi tre secoli rappresentava il più infamante e ignominioso dei supplizi, riservato agli schiavi e agli stranieri", la documentazione epigrafica ha trovato qualche esempio più antico e ineccepibilmente documentato. Carletti cita l'esempio di una crux commissa (a T) messa fra le due prime lettere (le lettere iniziali del nome di Gesù Cristo) della parola greca ΙΧΘΥΣ, acronimo delle cinque parole ησοῦς Χριστὸς Θεoῦ Υἱὸς Σωτήρ (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), in una iscrizione dell'anno 200 circa. Precede l'epoca costantiniana anche il celebre graffito di Alessameno datato la prima metà del terzo secolo (200-250 D.C.). E nelle catacombe di Roma si trovano iscrizioni del III secolo, nelle quali una croce accompagna o perfino è inserita nel nome del defunto. Il tempo di Costantino [inizio del IV secolo] era segnato dalla "pubblica diffusione dei signa Christi", soprattutto la chi-rho (☧) ma anche lo staurogramma (⳨). Dopo l'epoca costantiniana poi, nelle iscrizioni, diverse forme della croce "rientrano in uso intorno al V secolo e progressivamente marginalizzano le forme cristologiche monogrammatiche precedentemente predominanti".[232]

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

La parola ξύλον si applica a qualsiasi oggetto di legno, anche se composto di più parti e più complesso di una croce, soprattutto se la traversa, il patibulum, era removibile e veniva attaccata solo per la durata di una crocifissione, possibilità contemplata, per esempio, da Hermann Fulda.[233] Si usò la parola perfino riguardo al Cavallo di Troia,[234] dentro il quale si nascosero i più valenti guerrieri greci e che era perciò tutt'altro che un solo palo. Però, dove il Nuovo Testamento applica tale parola a quello su cui Gesù morì[235], i Testimoni di Geova la traducono, né con la versione letterale "legno" (corrispondente al termine latino lignum della Vulgata) né con il termine "croce" (corrispondente all'interpretazione dell'autore della Lettera di Barnaba, Giustino e Ireneo di Lione, che consideravano l'oggetto una croce con traversa), ma sempre in conformità con la propria dottrina con "palo". Il fatto che, anche nel contesto di una esecuzione, la parola greca ξύλον, al singolare, poteva essere applicata a qualcosa di più complicato di un semplice palo, si vede dal testo della versione greca (Septuaginta) di Giosuè 8:29, che dice che il re di Ai fu appeso ἐπὶ ξύλου διδύμου (epi xylou didymou), vale a dire, "in un legno doppio"[236].

Anche la parola σταυρός, che nel greco pre-classico e classico si applicava a dei pali conficcati in terra per difesa o per servire da fondamento ad un costruzione e nel periodo post-classico (lingua koinè) era usata anche di uno strumento di esecuzione,[237][238][239] è applicato dai Testimoni di Geova anche ad un albero,[240][241] significato non registrata nelle autorevoli opere di consultazione già citate.

La casa editrice Le Monnier protestò contro il modo di agire dei Testimoni di Geova nel citare il dizionario Liddell-Scott con omissioni che ne altererebbero la sostanza: si tratta della soppressione del termine "la Croce", riportato nel dizionario fra le accezioni possibili della parola greca ξύλον, e omesso nella citazione dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova hanno risposto rivendicando la correttezza della citazione sia dal punto di vista editoriale che legale e sottolineando come l'accezione "la Croce" sia secondaria e perciò di natura interpretativa rispetto ai termini primari (che invece sono stati tutti accuratamente inclusi), affermando che il fatto che la casa editrice abbia avuto da ridire solo ed esclusivamente su questa accezione e non sulle diverse altre omesse dalla citazione dimostrerebbe che la loro rimostranza non ha radici tecniche o etiche ma puramente ideologiche.[242][243] Tale incomprensione è stata comunque risolta inserendo il termine"la Croce" e correggendo la citazione nelle versioni posteriori al 1985.

Anche la citazione, da parte dei Testimoni di Geova, delle voci "σταυρός" e "crux" da The Imperial Bible-Dictionary del 1866 omette la parte nella quale si sostiene che quando questi termini sono stati per la prima volta usati in relazione a Gesù, il significato usuale non sarebbe più stato quello primitivo[244].

David W. Chapman osserva che W.E. Vine, in quello che scrive sulla parola greca σταυρός[245], è rimasto vittima del "sofisma etimologico" di supporre che tale parola possa significare nient'altro che un palo unico eretto e che lo stesso errore si incontra spesso negli scritti dei Testimoni di Geova.[246]

Disegno di Giusto Lipsio[modifica | modifica wikitesto]

Delle rappresentazioni di crocifissioni di molti e vari tipi date da Giusto Lipsio nel suo De cruce, i Testimoni di Geova mostrano solo quella di una crocifissione su una crux simplex. La attribuiscono a lui, tacendo il fatto che nello stesso libro Lipsio mostra altri 15 tipi di crocifissione, delle quali solo due senza alcuna forma di traversa e così permettendo che i lettori credano che tale disegno rifletta il parere di Lipsio su come Cristo morì. In realtà Lipsio si pronuncia[247] per l'opinione che per Gesù si usò la tradizionale crux immissa e non condanna, pur senza adottarla, l'opinione che si usò la croce a Tau (crux commissa).[248][249][250][251]

Come osserva Gunnar Samuelsson, Lipsio, sulla diversificazione di crux, distingue la crux simplex dalla crux commissa, nella quale Lipsio conclude che Gesù doveva soffrire e morire.[252]

Il disegno in questione è stato inserito sopra, nella sezione Cristianesimo delle origini, accompagnandolo con una didascalia che dice: "La crux simplex secondo il filologo cattolico Giusto Lipsio ...".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gv 19:17; 19:25
  2. ^ Mt 27:32
  3. ^ Mc 15:32; 15:46
  4. ^ Lc 23:26; 23:53
  5. ^ At 5:30; 10:39; 13:29
  6. ^ Gal 3:13
  7. ^ 1 Pt 2:24
  8. ^ a b c d Appendice, "palo di tortura", in Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, large, New York, Watch Tower, 1987, p. 1579.
  9. ^ cróce, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  10. ^ Il sacerdote nella celebrazione del Triduo Pasquale, vatican.va. URL consultato il 18 agosto 2017.
  11. ^ Oggi si celebra l'esaltazione della Santa Croce, le cose da sapere, famigliacristiana.it. URL consultato il 18 agosto 2017.
  12. ^ Perché i Testimoni di Geova non usano la croce?, jw.org. URL consultato il 18 agosto 2017.
  13. ^ Il punto di vista biblico. È giusto usare le icone nel culto?, wol.jw.org. URL consultato il 18 agosto 2017.
  14. ^ (DE) Hermann Fulda, Das Kreuz und die Kreuzigung (La croce e la crocifissione), 1878, Tab. I p. 109.
  15. ^ Hermann Fulda, in La Storia della croce, da simbolo pagano fallico dello hieros gamos, a emblema del cristianesimo, pag.378, Azzurra7 editrice, Gardigiano di Scorzè, 2014, ISBN 978-88-889-0734-5.
  16. ^ Fu nel 1931 che La Torre di Guarda, allora quindicinale, riportò per l'ultima volta il simbolo di una croce e una corona ancora nell'edizione del 1° ottobre del 1931. L'edizione seguente, quella del 15 ottobre 1931 non riportava più i due simboli
  17. ^ Paragrafo: Il suo [di Gesù Cristo] ruolo vitale nel proposito di Dio: «Per l'importantissimo ruolo che ha nel proposito di Dio, Gesù poté giustamente e senza esagerazione dire: 'Io sono la via e la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me'. — Gv 14:6» - Perspicacia nello studio delle Scritture, volume 1, pag. 1068, 1988, Watch Tower, New York
  18. ^ Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. 1, New York, Watch Tower, 1988, p. 1069.
    «Per immeritata benignità del Padre, Cristo Gesù depose la sua perfetta vita umana in sacrificio. Questo rese possibile che i suoi eletti seguaci fossero uniti con lui nel suo Regno celeste e inoltre che ci fossero sudditi terreni del suo Regno.».
  19. ^ Westcott e Hort, p.359
  20. ^ Nestle-AlandGiovanni 19:17
  21. ^ Trad. del nuovo MondoGiovanni 19
  22. ^ Una pubblicazione dei testimoni di Geova: Accertatevi di ogni cosa (alla parola: croce) asserisce: Croce (Ga, PIB, VR, Di) traduce la parola greca stau·ros′, che denota, "primariamente, un palo diritto. Su di essi erano inchiodati i malfattori per l'esecuzione". (Expository Dictionary of New Testament Words, Londra, Inghilterra, 1962; W. E. Vine, Vol. I, p. 256) Il verbo greco stau·ro′o ("crocifiggere" – Gv 19:15) significava "cingere di pali" come una palizzata, o "legare o affiggere a un palo", "mettere al palo". La parola greca xy′lon, che significa "albero o palo" o "un pezzo di legno", è pure usata in riferimento allo strumento usato per mettere a morte Gesù. (Atti 5:30; 10:39; 13:29) La parola ebraica ʽets, che significa "palo" o "albero, legno, trave, bastone", è usata in Deuteronomio 21:22, 23, che Paolo cita in Galati 3:13 riferendosi al mezzo della morte di Gesù.
  23. ^ «L'uso della croce come oggetto di devozione è idolatria * Eso. 20:4, 5 “Non ti devi fare immagine scolpita né forma simile ad alcuna cosa che è su nei cieli o che è giù sulla terra o che è nelle acque sotto la terra. Non devi inchinarti a loro né essere indotto a servirle”.* 1 Giov. 5:21 "Figliuoletti, guardatevi dagli idoli"» - Accertatevi di ogni cosa, p. 128, 1974, Watch Tower, New York
  24. ^ Croce – Ragioniamo facendo uso delle Scritture, su wol.jw.org, BIBLIOTECA ONLINE Watchtower, 1985, p. 88. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  25. ^ Perspicacia nello Studio delle Scritture - Volume II - Palo Sacro p. 474
  26. ^ «Il termine ebraico ʿasheràh (pl. ʿasherīm) si pensa indichi (1) un palo sacro rappresentante Asheràh, dea cananea della fertilità (Gdc 6:25, 26), e (2) la dea Asheràh stessa (2Re 13:6, nt.). Tuttavia non sempre è possibile determinare se un particolare versetto sia da riferirsi all'oggetto idolatrico o alla dea. Alcune traduzioni moderne della Bibbia rendono il termine originale "palo sacro", ma lo traslitterano quando sembra che voglia indicare la dea. (AT, BJ) Altre non fanno una distinzione, ma si limitano a traslitterare la parola ebraica (RS) o la traducono invariabilmente "palo sacro". (NM) Nelle traduzioni bibliche più vecchie il termine ebraico è di solito reso "bosco". (Di) Ma in versetti come Giudici 3:7 e 2 Re 23:6 questa traduzione è impropria, dal momento che si parla di servire i "boschi" e di portar via il "bosco" dal tempio di Gerusalemme. — Di» - Perspicacia nello Studio delle Scritture - Volume II - Palo Sacro p. 474
  27. ^ a b c d Cross — Watchtower ONLINE LIBRARY, su wol.jw.org. URL consultato il 17 marzo 2016.
  28. ^ (EN) George Smith Tyack, The Cross in Ritual, Architecture, and Art, Londra, 1900.
  29. ^ Tyack, p. 1.
  30. ^ (EN) John Garnier, The Worship of the Dead, Londra, 1904, p. 204.
  31. ^ (EN) H. Cutner, A Short History of Sex-Worship, Londra, 1940, pp. 16-17.
  32. ^ Encyclopædia Britannica, vol. 6, 1946, p. 753.
  33. ^ (EN) W.E. Vine, Cross - Crucify, in Vine's Expository Dictionary of New Testament Words, I, ristampa del 1966, p. 256. URL consultato il 17 marzo 2016.
  34. ^ The Cross and the Crucifixion. - Appendice 162 alla Companion Bible, su levendwater.org. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  35. ^ Egitto, Egiziani (Dei e Dee), in Perspicacia nello Studio delle Scritture, I, p. 787.
    «Fra queste la più popolare era la triade o trinità formata da Osiride, Iside (sua moglie) e Horus (suo figlio). C'erano poi le divinità "cosmiche" con a capo Ra, il dio-sole, che comprendevano dèi della luna, del cielo, dell'aria, della terra, del Nilo, ecc. A Tebe (la biblica No) il dio Amon era la divinità principale e in seguito gli fu accordato il titolo di "re degli dèi" col nome di Amon-Ra. (Ger 46:25) Durante le festività (Ger 46:17) gli dèi erano portati in processione per le vie della città. Quando ad esempio i sacerdoti portavano in processione l'immagine idolatrica di Ra, la gente faceva di tutto per essere presente, pensando così di acquistare merito. Convinti di assolvere col solo atto di presenza ogni dovere religioso, gli egiziani pensavano che Ra avesse a sua volta l'obbligo di concedere loro prosperità. Si rivolgevano a lui solo per ottenere prosperità e benedizioni materiali, non chiedendo mai nulla di spirituale. Ci sono molte analogie fra i principali dèi d'Egitto e quelli di Babilonia, e tutto sembra indicare che l'Egitto abbia imitato e perpetuato divinità di origine babilonese.».
  36. ^ The Worship of the Dead, di John Garnier, Londra, 1904, p. 226
  37. ^ Lipsio - De cruci libri tres, Anversa 1629, p.19
  38. ^ a b c Svegliatevi! 8 maggio 1977 pp. 27-28
  39. ^ «Si sono ritrovati oggetti fatti risalire al secondo secolo E.V. recanti questa figura insieme alla parola greca per pesce, ICHTHYS. Molti comprendono che questo sia un segno convenzionale dell'espressione greca Iesous CHristòs THou Yiòs Sotér, che significa "Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore". Il pesce è veramente un simbolo cristiano? Secondo l'Interpreter's Dictionary of the Bible: "nell'antico simbolismo pagano il pesce appare di frequente, spesso indipendentemente da scene acquatiche. "In tali casi", parrebbe avere un significato simbolico, rappresentando possibilmente divinità, potere, fecondità, ecc.". La stessa pubblicazione osserva inoltre che certi Giudei adottarono il simbolo del pesce da usanze religiose pagane, e aggiunge: "È probabile che le considerazioni menzionate [a questo riguardo] spieghino in parte la comparsa del pesce nelle rappresentazioni artistiche delle catacombe cristiane più antiche. Quanto presto la parola greca per "pesce" (ichthys) fosse interpretata come un segno convenzionale di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore [...] non sappiamo; ma una volta fatta questa identificazione, il pesce divenne un regolare simbolo cristiano"». Però la Bibbia non addita nessun simbolo visibile del cristianesimo - Svegliatevi! 8 maggio 1977 pp. 27-28
  40. ^ Vedi P. W. Schmidt nella sua opera Die Geschichte Jesu (La storia di Gesù), p. 386
  41. ^ a b Letter of Barnabas, britannica.com. URL consultato il 22 ago 2017.
  42. ^ Epistle of Barnabas - Date, newadvent.org. URL consultato il 22 ago 2017.
  43. ^ «Successivamente l'apostasia iniziò a corrompere la primitiva congregazione cristiana, in particolare dopo la morte degli apostoli (2 Tess. 2:3-7)» - La Torre di Guardia, 15 marzo 2013, pp. 27-28, Watch Tower, New York
  44. ^ «Entro il 300 E.V. una versione corrotta del cristianesimo si era diffusa in tutto l'impero romano. Questa corruzione, un allontanamento dalla vera adorazione, era stata predetta. (2 Tessalonicesi 2:3-10) Si verificò una vera e propria apostasia. Durant spiega: "Il cristianesimo non distrusse il paganesimo: lo adottò" - Storia della Civiltà, Parte III, Cesare e Cristo, di Will Durant, trad. di A. Mattioli, p. 753, Mondadori, Milano, 1957» - Svegliatevi!, 22 ottobre 1994, p.20
  45. ^ W. E. Vine, Expository Dictionary of New Testament Words, I, Londra, 1962, p. 256.
  46. ^ Croce, wol.jw.org. URL consultato il 15 ottobre 2017.
  47. ^ Svegliatevi!, 22 ottobre 1994, p. 20.
    «Entro il 300 E.V. una versione corrotta del cristianesimo si era diffusa in tutto l'impero romano. Questa corruzione, un allontanamento dalla vera adorazione, era stata predetta. (2 Tessalonicesi 2:3-10)».
  48. ^ Storia della Civiltà, Parte III, Cesare e Cristo, di Will Durant, trad. di A. Mattioli, p. 753, Mondadori, Milano, 1957
  49. ^ La Torre di Guardia, 15 gennaio 2012, pp 4-8
  50. ^ La Torre di Guardia, 1º febbraio 1982, pp. 12-15
  51. ^ Gérard Rossé, "«Maledizione di Dio l'appesso sul legno». Questioni attorno a Dt 21,22-23" in Sophia IV (2012-1), p. 37
  52. ^ New World Translation of the Holy Scriptures: Deuteronomy 21
  53. ^ a b Trad. del nuovo MondoDeuteronomio 21:22,23
  54. ^ Trad. del nuovo MondoEsdra 6:11
  55. ^ Matteo 10:38, 16:24, 27:32, 27:40, 27:42; Marco 8:34, 15:21, 15:30, 15,32; Luca 9:23, 14:27, 23:26; Giovanni 19:17, 19:19, 19:25, 19:31; 1 Corinti 1:17, 1:18; Galati 5:11, 6:12, 6:14; Efesini 2:16; Filippesi 2:8, 3:18; Colossesi 1:20, 2:14; Ebrei 12:2.
  56. ^ Matteo 20:19, 23:24, 26:2, 27:22, 27:23, 27:26, 27:31, 27:35, 27:38, 28:5; Marco 15:13, 15:14, 15:15, 15:20, 15:24, 15:25, 15:27, 16:6; Luca 23:21 (2 volte), 23:23, 23:33, 24:7, 24:20; Giovanni 19:6 (3 volte), 19:10, 19:15(2 volte), 19:16, 19:18, 19:20, 19:23, 19:41; Atti 2:36, 4:10; 2 Corinti 1:13, 1:23, 2:2, 2:8, 13:4; Galati 3:1, 5:24, 6:14; Rivelazione 11:8.
  57. ^ a b Palo di tortura, in Perspicacia nello Studio delle Scritture, vol. 2, New York, Watch Tower, 1988, p. 472.
  58. ^ Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Genesi 2
  59. ^ Perché i veri cristiani non usano la croce nell'adorazione? | Cosa insegna la Bibbia, su JW.ORG. URL consultato il 15 marzo 2016.
  60. ^ Croce o Palo? Su quale mezzo morì Gesù?, tdgonline.altervista.org. URL consultato il 15 0ttobre 2017.
  61. ^ E. W. Bullinger's Companion Bible, su www.companionbiblecondensed.com. URL consultato il 15 marzo 2016.
  62. ^ The Cross and the Crucifixion. - Appendix 162 to the Companion Bible, su levendwater.org. URL consultato il 15 marzo 2016.
    ««[stauròs] indica un palo diritto, su cui erano inchiodati i criminali per essere giustiziati [...] Non significa mai due pezzi di legno posti in croce l'uno ad alcun angolo rispetto all'altro, ma sempre un pezzo solo [...] L'evidenza è pertanto completa, che il Signore fu messo a morte su un palo diritto, e non su due pezzi di legno posti ad alcun angolo»».
  63. ^ (EN) E. W. Bullinger, A Critical Lexicon and Concordance to the English and Greek New Testament, Kregel Academic, 1º agosto 1999, p. 819, ISBN 978-0-8254-9445-1. URL consultato il 21agosto 2017.
  64. ^ Croce o Palo? Su quale mezzo morì Gesù?, tdgonline.altervista.org. URL consultato il 15 0ttobre 2017.
  65. ^ a b c L. Coenen, E. Beyreuther e H. Bietenhard, Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento, 1976, pp. 408-410.
  66. ^ Versione spagnola di Lothar Coenen, Erich Beyreuther e Hans Bietenhard (a cura di), Theologisches Begriffslexikon zum Neuen Testament, 1990, vol. 1, p. 358
  67. ^ Versione spagnola, vol. 1, pp. 358-359
  68. ^ Versione spagnola, vol. 1, p. 359
  69. ^ (EN) Archæology of the Cross and Crucifix - Encyclopedia Volume - Catholic Encyclopedia - Catholic Online, su Catholic Online. URL consultato il 24 agosto 2017.
  70. ^ (EN) Roy A. Harrisville, Fracture: The Cross as Irreconcilable in the Language and Thought of the Biblical Writers, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2006, p. 6, ISBN 978-0-8028-3308-2. URL consultato il 24 agosto 2017.
  71. ^ a b (EN) Full text of "The non-Christian cross; an enquiry into the origin and history of the symbol eventually adopted as that of our religion" (TXT), su archive.org. URL consultato il 24 agosto 2017.
  72. ^ a b c Appendice, "palo di tortura", in Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, large, New York, 1987, p. 1580.
  73. ^ Alcune pubblicazioni sul Nuovo Testamento di Paul Wilhelm Schmidt
  74. ^ Die Geschichte Jesu, Tubinga, Lipsia, Friburgo, edizioni: (1899), (1900), (1904)]
  75. ^ Die Geschichte Jesu, Volume 2, p.386.
  76. ^ 3C “Torture Stake” — Watchtower ONLINE LIBRARY, su wol.jw.org. URL consultato il 17 marzo 2016.
  77. ^ Perspicacia nello Studio delle Scritture, volume 2, Palo di tortura, p. 472, Watch Tower, New York 1988
  78. ^ J. D. Douglas (a cura di), «croce», in New Bible Dictionary, 1985, p. 253.
  79. ^ Piccolo Glossario - supplemento alla traduzione interlineare letterale del Nuovo Testamento di A. Vianello : Croce o Crocifeggere pag. 636, Edizioni Il Buon Samaritano 2, Verona, 2008
  80. ^ La Bibbia di A.Vianello e la sua traduzione dal greco, azzurra7editrice.com. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  81. ^ La Bibbia più diffusa e venduta nel XX secolo nell'ambito protestante statunitense
  82. ^ Edizioni San Paolo - Imprimatur del vicario generale Mons. Carlo Meconi
  83. ^ Una edizione della Bibbia e Dio disse...,Nuovissima versione dai testi originali
  84. ^ 16: Apollo e Marsia, iconos.it. URL consultato il 24 settembre 2017.
  85. ^ Svegliativi! del 22/1/1970, pag.17, New York, Watch Tower.
  86. ^ La Torre di Guardia del 15 agosto 1987, pag.23, New York, Watch Tower.
  87. ^ Il vocabolario del grecista Lorenzo Rocci nella recensione della Associazione Italiana del Libro
  88. ^ Perspicacia nello Studio delle Scritture, vol. II, "Palo di tortura!, p. 472
  89. ^ Mt 26:47 e 55; Marco 14:43 e 48; Luca 22:52
  90. ^ Luca 23:31; Apoc 2:7, 22:2 (due volte) e 14
  91. ^ Apoc 18:12 (due volte)
  92. ^ 1 Cor 3:12
  93. ^ Atti 16:24
  94. ^ LaParola: ξύλον
  95. ^ Biblehub: 3586.xulon
  96. ^ a b La storia della croce, pag.514
  97. ^ La Bibbia: Restoration Study Bible
  98. ^ Restoration Study Bible, p. 1380 nota su Matteo 27:32
  99. ^ Raymond Edward Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro vangeli, pag. 1062 - 1063, Brescia, Queriniana, 1994, ISBN 978-88-399-0408-9.
  100. ^ a b c (EN) Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, Mohr Siebeck, 2013, pp. 8-9, ISBN 3-16-152508-6. URL consultato il 17 marzo 2016.
  101. ^ Gunnar Samuelsson nel sito della University of Gothenburg
  102. ^ Pubblicazioni che fanno riferimento a Gunnar Samuelsson, su University of Gothenburg, 1º gennaio 2000. URL consultato il 16 febbraio 2016.
  103. ^ Media che hanno parlato della ricerca di Gunnar Samuelsson, su www.exegetics.org. URL consultato il 16 febbraio 2016.
  104. ^ Samuelsson,  pp. 77, 81, 87, 99, 102, 109-115, 121-122, 126, 130.
  105. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, Mohr Siebeck, 2013, p. 87, ISBN 978-3-16-152508-7.
  106. ^ Samuelsson, p. 205.
  107. ^ Nel caso di Fulda vedi le pagine 8-10, 43, 50, 70, 71 , 74, 80, 122, 155, 160, 188, 205, 211 , 262, 270: Lo studio di Hermann Fulda esaminato da Gunnar Samuelsson (Index of Modern Authors p. 352)
  108. ^ Svegliatevi del 22 ottobre 1997 articolo: Gesù è morto in croce?
  109. ^ Perché i veri cristiani non usano la croce nell'adorazione? | Cosa insegna la Bibbia, su JW.ORG. URL consultato il 17 marzo 2016.
  110. ^ (DE) Hermann Fulda, Das Kreuz und die Kreuzigung, Breslava, 1878, pp. 106-116.
  111. ^ (DE) Hermann Fulda, Das Kreuz und die Kreuzigung, Breslava, 1878, p. 109.
  112. ^ a b (EN) Cyclopaedia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper, 1868, p. 576. URL consultato il 9 settembre 2017.
  113. ^ 22.13.9; 22.33.2; 28.37.3; 30.43.13; 33.36.3; 38.48.13
  114. ^ Versione di George Baker; Versione di Cyrus Edmunds dei libri 9–26 e dei libri 27–36; Versione di William A. McDevitte; Versione di Eugène Lasserre
  115. ^ palus in italiano
  116. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2011), pp. 156–157
  117. ^ "Being attached to a palus might be a lethal punishment, just as it was to be attached to a crux. It is thus questionable to make too far-reaching a distinction between them" (Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2011), pp. 179).
  118. ^ I lettori chiedono: Perché i testimoni di Geova non usano la croce nell’adorazione?, wol.jw.org. URL consultato il 31 agosto 2017.
  119. ^ «In ogni aspetto del culto i testimoni di Geova, come i cristiani del I secolo, si sforzano di attenersi alla Bibbia anziché alla tradizione. (Romani 3:4; Colossesi 2:8) Per questo non usano la croce nell’adorazione - Torre di Guardia - 2008»
  120. ^ I lettori chiedono: Perché i testimoni di Geova non usano la croce nell’adorazione?, wol.jw.org. URL consultato il 31 agosto 2017.
  121. ^ La Torre di Guardia, New York, Watch Tower, 15 marzo 2013, pp. 2,28.
  122. ^ «È strano, eppure certo, che in epoche molto più antiche della nascita di Cristo, e, successivamente, in paesi non raggiunti dagli insegnamenti della Chiesa, la Croce sia stata usata come simbolo sacro. . . . Il greco Bacco, il tiro Tammuz, il caldeo Bel e il norvegese Odino furono tutti simboleggiati presso i loro devoti da un oggetto cruciforme». — The Cross in Ritual, Architecture, and Art, di G. S. Tyack, Londra, 1900, p. 1.
  123. ^ «Vari oggetti contrassegnati da croci di diverso disegno e risalenti a periodi molto anteriori all’èra cristiana sono stati trovati quasi in ogni parte del mondo antico. India, Siria, Persia ed Egitto ne han tutti fornito innumerevoli esempi . . . L’uso della croce come simbolo religioso nei tempi precristiani e fra i popoli non cristiani può forse essere considerato quasi universale, e in moltissimi casi era collegato con qualche forma di adorazione della natura.» — Encyclopædia Britannica (1946), Vol. 6, p. 753
  124. ^ History of the Christian Church, di J. F. Hurst, New York, 1897, Vol. I, p. 366
  125. ^ New Catholic Encyclopedia (1967), Vol. IV, p. 486
  126. ^ a b c Raymond Edward Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro vangeli, pag. 1065, Brescia, Queriniana, 1994, ISBN 978-88-399-0408-9.
  127. ^ Raymond Edward Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro vangeli, Brescia, Queriniana, 1994, ISBN 978-88-399-0408-9.
  128. ^ L. Annaei Senecae Ad Marciam De Consolatione, XX, 1
  129. ^ Raymond Edward Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro vangeli, pag. 1065, 1066, Brescia, Queriniana, 1994, ISBN 978-88-399-0408-9.
  130. ^ Archæology of the Cross and Crucifix, newadvent.org. URL consultato il 15 settembre 2017.
  131. ^ La tua parola è verità fu scritta in inglese nel 2004 e venne tradotta in italiano nel 2007
  132. ^ The Need and the Reality, academia.edu. URL consultato il 15 settembre 2017.
  133. ^ Anthony Byatt è membro della International Society of Bible Collectors (http://www.biblecollectors.org/)
  134. ^ Pal-Espen Torisen e Dan-Ake Mattsson, La tua parola è verità pag. 159-163, Bergamo, Vegagraph edizioni, 2007, ISBN 978-88-902702-0-8.
  135. ^ The Anchor Bible Dictionary, volume 1, pag. 1208, Crucifixion, NY: Doubleday, D.N. Freedmann, 1997.
  136. ^ The Eerdmans Bible Dictionary, Cross, Cricifixion, Grand Rapids, MI, A. Myers, 1989 (rist.).
  137. ^ Harper's Bible Dictionary, cross, San Francisco, P. J. Achtemeier, 1996.
  138. ^ Martin Hengel, Crucifixion in the Ancient World and the Folly of the Message of the Cross, pag.25, Filadelfia, Fortress, 1977.
  139. ^ Pal-Espen Torisen e Dan-Ake Mattsson, La tua parola è verità - capitolo 7, pag. 166, Bergamo, Vegagraph edizioni, 2007, ISBN 978-88-902702-0-8.
  140. ^ Piccolo Glossario - supplemento alla traduzione interlineare letterale del Nuovo Testamento di A. Vianello : Croce o Crocifeggere pag. 630, Edizioni Il Buon Samaritano 2, Verona, 2008
  141. ^ La Bibbia di A.Vianello e la sua traduzione dal greco, azzurra7editrice.com. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  142. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2011 ISBN 978-3-16-150694-9)
  143. ^ Samuelsson 2011, p. 2
  144. ^ "There is a good possibility that σταυρός, when used by the evangelists, already had been charged with a distinct denotation – from Calvary. When, e.g., Mark used the noun it could have meant 'cross' in the sense in which the Church later perceived it" (Samuelsson 2011, p. 259)
  145. ^ (EN) Jesus did not die on cross, says scholar, in Telegraph.co.uk. URL consultato il 18 agosto 2017.
  146. ^ (EN) Giovanni Bazzana, su hds.harvard.edu. URL consultato il 28 agosto 2017.
  147. ^ a b Gesu' è morto in croce?, su ta-biblia.blogspot.it. URL consultato il 18 agosto 2017.
  148. ^ Larry Hurtado, More on Crucifixion
  149. ^ (SV) Q and A, su www.exegetics.org. URL consultato il 18 agosto 2017.
  150. ^ Recensione del libro Crucifixion in the Mediterranean World di John Granger Cook
  151. ^ John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World (Mohr Siebeck 2014 ISBN 978-3-16-153124-8), pp. 5–8
  152. ^ a b William Lane Craig, "Was Jesus Crucified on a Cross?"
  153. ^ Massimo Olmi, Indagine sulla croce di Cristo (Edizioni Lindau 2015 ISBN 978-88-6737-050-4)
  154. ^ Merrill C. Tenney, The Zondervan Encyclopedia of the Bible (Zondervan 2010), vol. 1 ISBN 9780310876960
  155. ^ Robin M. Jensen, The Cross: History, Art, and Controversy (Harvard University Press 2017), p. 10 ISBN 9780674088801
  156. ^ Eva Cantarella, 3.1, in I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma, pag.78, Feltrinelli Editore, 2011, ISBN 978-88-07-72277-6. URL consultato il 28 settembre 2017.
  157. ^ Eva Cantarella, I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma (Feltrinelli 2011 ISBN 978-88-07-72277-6), 5.3
  158. ^ Eugene E. Carpenter, Philip Wesley Comfort, Holman Treasury of Key Bible Words: 200 Greek and 200 Hebrew Words Defined and Explained, Broadman and Holman Publishers 2000 ISBN 0-8054-9352-2, p. 260
  159. ^ Matteo 27,37
  160. ^ a b Robert E. Picirilli, The Gospel of Mark, Randall House Publications, 2003 ISBN 0-89265-500-3, p. 417).
  161. ^ William David Davies, Dale C. Allison, Matthew 19-28, T&T Clark Ltd, edizione 2004 ISBN 0-567-08375-6, p. 613.
  162. ^ Jean-Pierre Isbouts, Young Jesus: Restoring the "Lost Years" of a Social Activist and Religious Dissident, Sterling Publishing Company 2008 ISBN 978-1-4027-5713-6, p. 273).
  163. ^ Versione italiana di Luigi Settembrini, p. 96
  164. ^ Artemidoro, Oneirocritica, 1.76 (Siegfried Lebrecht Crusius, Leipzig 1805, p. 106): Εἰ δέ τις ὑψηλὸς ἐπί τινος ὀρχοῖτο εἰς φὀβον καὶ δἐος πεσεῖται· κακοῦργος δὲ ὢν σταυρωθήσεται διὰ τὸ ὕψος καὶ τὴν τῶν χειρῶν ἔκτασιν.
  165. ^ Artemidoro, Oneirocritia, 2.53 (p. 234 dell'edizione di Leipzig 1805)
  166. ^ John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World (Mohr Siebeck 2014 ISBN 978-3-16-153124-8), p. 32
  167. ^ Trad. del nuovo MondoGiovanni 21
  168. ^ L'Encyclopaedia Britannica indica[41] l'anno 130 come l'ultima data possibile per la compilazione della Lettera di Barnaba.
  169. ^ Letter of Barnabas, britannica.com. URL consultato il 22 agosto 2017.
  170. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, pp. 171-175.
  171. ^ Dionisio di Alicarnasso, Storia di Roma arcaica, VII, 69, 1-2
  172. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, pp. 93-94.
  173. ^ Versione di George Baker; Versione di Cyrus Edmunds dei libri 9–26 e dei libri 27–36; Versione di William A. McDevitte; Versione di Eugène Lasserre
  174. ^ versione di Roberts
  175. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, pp. 156.
  176. ^ versione di Roberts
  177. ^ versione di Roberts
  178. ^ versione di Roberts
  179. ^ versione di Roberts
  180. ^ Samuelsson, p. 157
  181. ^ a b Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, pp. 159.
  182. ^ Per la gamma di significati del verbo affigere, vedi Dizionario latino
  183. ^ Livy: Book XXVIII, su www.thelatinlibrary.com. URL consultato il 10 settembre 2017.
  184. ^ https://it.glosbe.com/la/it/palus
  185. ^ versione di Roberts
  186. ^ Versione di George Baker; Versione di Cyrus Edmunds dei libri 9–26 e dei libri 27–36; Versione di William A. McDevitte; Versione di Eugène Lasserre
  187. ^ (EN) Henry Dana Ward, History of the Cross: The Pagan Origin, and Idolatrous Adoption and Worship, of the Image, J. Nisbet & Company, 1871. URL consultato il 21 settembre 2017.
  188. ^ (EN) Dr. William Smith's Dictionary of the Bible: Comprising Its Antiquities, Biography, Geography, and Natural History, Hurd and Houghton, 1875. URL consultato il 21 settembre 2017.
  189. ^ Plutarchi Vitarum Parallellarum volumen quintum
  190. ^ John Pearson, An Exposition of the Creed (1832), p. 308
  191. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity, p. 157.
  192. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2011), p. 179)
  193. ^ Contro le Eresie, 2,24,5; e cfr. Tertulliano (ca. 155 – ca, 230), Ad gentes 1, 12, 3-5
  194. ^ Ireneo di Lione, Dimostrazione della predicazione apostolica, 34
  195. ^ Palo di tortura — BIBLIOTECA ONLINE Watchtower, su wol.jw.org. URL consultato il 28 marzo 2016.
  196. ^ I lettori chiedono: Perché i testimoni di Geova non usano la croce nell’adorazione?, su wol.jw.org. URL consultato il 14 settembre 2017.
  197. ^ Armando Vianello, autore de La Sacra Bibbia - Traduzione Letterale interlineare ebraico-greco-italiano nel glossario che accompagna la sua Traduzione del Nuovo Testamento a pag. 636, Edizioni Il Buon Samaritano 2, Verona, 2008; La Bibbia di A.Vianello e la sua traduzione dal greco, azzurra7editrice.com. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  198. ^ David W. Chapman, Ancient Jewish and Christian Perceptions of Crucifixion (Mohr Siebeck 2008 ISBN 978-3-16-149579-3), p. 11
  199. ^ (EN) Frances M. Young, Construing the Cross: Type, Sign, Symbol, Word, Action, SPCK, 18 febbraio 2016, ISBN 978-0-281-07551-5. URL consultato il 24 agosto 2017.
  200. ^ (EN) David Peterson, The Acts of the Apostles, Wm. B. Eerdmans Publishing, 15 aprile 2009, ISBN 978-0-8028-3731-8. URL consultato il 24 agosto 2017.
  201. ^ (EN) Gerhard Kittel, Gerhard Friedrich e Geoffrey W. Bromiley, Theological Dictionary of the New Testament: Abridged in One Volume, Wm. B. Eerdmans Publishing, 10 luglio 1985, p. 98, ISBN 978-0-8028-2404-2. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  202. ^ Crucifixion in Antiquity, pp. 259–260
  203. ^ Crucifixion in Antiquity, p. 87
  204. ^ Liddell e Scott, A Greek-English Lexicon: σταυρός
  205. ^ τῷ γάρ τούτου σώματί φασι τοὺς τυράννους ἀκολουθήσαντας καὶ μιμησαμένους αὐτοῦ τὸ πλάσμα ἔπειτα σχήματι τοιούτῳ ξύλα τεκτήναντας ἀνθρώπους ἀνασκολοπίζειν ἐπ᾽ αὐτά
  206. ^ ἐγὼ μὲν γὰρ οἶμαι δικαίως τοῦτο μόνον ἐς τὴν τοῦ Ταῦ τιμωρίαν ὑπολείπεσθαι, τὸ τῷ σχήματι τῷ αὑτοῦ τὴν δίκην ὑποσχεῖν
  207. ^ "Ipse habitus crucis, fines et summitates habet quinque, duos in longitudine, duos in latitudine, et unum in medio, in quo requiescit qui clavis affigitur"(Adversus haereses, libro II, cap. XXIV, 4 (antica traduzione latina del testo koinè, che è andato perduto)
  208. ^ Traduzione inglese
  209. ^ Lettera di Barnaba, 9. La circoncisione dell'udito
  210. ^ Testo originale
  211. ^ Stromateis VI, 11; traduzione inglese
  212. ^ San Giustino, Apologia prima, LV, 3–4 (versione italiana; θάλασσα μὲν γὰρ οὐ τέμνεται, ἢν μὴ τοῦτο τὸ τρόπαιον, ὃ καλεῖται ἰστίον, ἐν τῇ νηῒ σῶον μείνῃ. γῆ δὲ οὐκ ἀροῦται ἄνευ αὐτοῦ· σκαπανεῖς δὲ τὴν ἐργασίαν οὐ ποιοῦνται, oὐδὲ βανασουργοὶ ὁμοίως εἰ μὴ διὰ τῶν τὸ σχῆμα τοῦτο ἐχόντων ἐργαλείων. Τὸ δὲ ἀνθρώπινον σχῆμα οὐδενὶ ἄλλῳ τῶν ἀλόγων ζώων διαφέρει, ἢ τῷ ὀρθόν τε εἶναι, καὶ ἔκτασιν τῶν χειρῶν, καὶ ἐν τῷ προσώπῳ ἀπὸ τοῦ μετωπίου τεταγμένον τὸν λεγόμενον μυξωτῆρα φέρειν, δι' οὗ ἥ τε ἀναπνοή ἐστι τῷ ζώῳ, κσὶ οὐδὲν ἄλλο δείκνυσιν ἢ το σχῆμα τοῦ σταυροῦ (originale in PG 6:412)
  213. ^ Giustino, Dialogo con Trifone (PDF), XL, 3.
    «Il mare non si fende, se questo trofeo, col nome di vela, non rimane integro sulla nave. E la terra non è arata senza di esso. Gli zappatori non compiono il loro lavoro - e così i meccanici -, se non hanno arnesi di questa forma. La figura dell'uomo non differisce in nulla da quella degli esseri irrazionali, se non nella posizione eretta, nell'avere mani estensibili e nel fatto di portare sul volto, prominente sotto la fronte, quello che si chiama naso, per mezzo del quale l'essere vivente respira: e questo non mostra altro che la forma della croce.
    Καὶ τὸ κελευσθὲν πρόβατον ἐκεῖνο ὀπτὸν ὅλον γίνεσθαι τοῦ πάθους τοῦ σταυροῦ, δι' οὗ πάσχειν ἔμελλεν ὁ Χριστός, σύμβολον ἦν. Τὸ γὰρ ὀπτώμενον πρόβατον σχηματιζόμενον ὁμοίως τῷ σχήματι τοῦ σταυροῦ ὀπτᾶται· εἷς γὰρ ὄρθως ὀβελίσκος διαπερονᾶται ἀπὸ τῶν κατωτάτω μερῶν μέχρι τῆς κεφαλῆς, καὶ εἷς πάλιν κατὰ τὸ μετάφρενον, ᾧ προσαρτῶνται καὶ αἱ χεῖρες τοῦ προβάτου   (testo originale
    .
  214. ^ John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World (Mohr Siebeck 2014), p. 6 ISBN 9783161531248
  215. ^ Il programma televiso della BBC si può guardare su youtube.com a /watch?v=zxGp7e5LgXU, dove la crocifissione di Gesù avviene a partire dal minuto 46.
  216. ^ (ES) Cadena SER, La 'otra' crucifixión de Jesús, in Cadena SER, 17 marzo 2008. URL consultato il 4 agosto 2017.
  217. ^ (EN) Jonathan Wynne-Jones, Why the BBC thinks Christ did not die this way, in The Telegraph, 16 marzo 2008. URL consultato il 6 agosto 2017. con disegno che mostra come la BBC presenta Gesù su una croce a T
  218. ^ Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984, p. 158.
  219. ^ Alexamenos and pagan perceptions of Christians, su uchicago.edu.
  220. ^ (EN) Michael Green, Evangelism in the Early Church, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2004, p. 244.
  221. ^ (EN) David L. Balch, Carolyn Osiek, Early Christian Families in Context: An Interdisciplinary Dialogue, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2003, p. 103.
  222. ^ (EN) B. Hudson MacLean, An introduction to Greek epigraphy of the Hellenistic and Roman periods from Alexander the Great down to the reign of Constantine, University of Michigan Press, 2002, p. 208.
  223. ^ [1]
  224. ^ [2]
  225. ^ Andrea Piccolo, Lorenzo Fort, Vincenzo Ruggiero Perrino, Maria Grazia Caenaro, Gianni Caccia, Non solo carta, non solo antico. I colloqui di Senecio, in Senecio, Napoli, 2015, p. 37. (archiviato dall'originale il ).
  226. ^ (EN) Gino Fusco, Il crocifisso di Pozzuoli. URL consultato il 21 settembre 2017.
  227. ^ a b Larry W. Hurtado, The Staurogram in Early Christian Manuscripts: the earliest visual reference to the crucified Jesus?, in Thomas Kraus titolo = New Testament Manuscripts (a cura di), Leiden, Brill, 2006, pp. 207–26, ISBN 978-90-04-14945-8.
  228. ^ a b David L. Balch, Roman Domestic Art and Early House Churches (Mohr Siebeck 2008), pp. 81–83
  229. ^ a b Dieter T. Roth, "Papyrus 45 as Early Christian Artifact" in Mark, Manuscripts, and Monotheism: Essays in Honor of Larry W. Hurtado (Bloomsbury 2015), pp. 121–125
  230. ^ Stauròs negli antichi manoscritti
  231. ^ Bruce W. Longenecker, The Cross Before Constantine: The Early Life of a Christian Symbol (Fortress Press 2015)
  232. ^ Carlo Carletti, Il segno del vincitore, in L'Osservatore Romano, 20 novembre 2009. URL consultato il 7 agosto 2017.
  233. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2011 ISBN 978-3-16-150694-9), p. 10
  234. ^ [3]A Greek-English Lexicon, ξύλον
  235. ^ Atti 5:30, 10:39, 13:29; Galati 3:13; 1 Pietro 2:24
  236. ^ Testo LXX de Giosué 8
  237. ^ Liddell e Scott, A Greek-English Lexicon: σταυρός
  238. ^ Strong's Concordance
  239. ^ Thayer's Greek Lexicon
  240. ^ Svegliativi! del 22/1/1970, pag.17, New York, Watch Tower.
  241. ^ La Torre di Guardia del 15 agosto 1987, pag.23, New York, Watch Tower.
  242. ^ Lorenzo Minuti, GRIS Roma, I testimoni di Geova non hanno la Bibbia - Ed. Coletti a San Pietro, ISBN 88-87129-00-2 pag 185-189
  243. ^ versione online
  244. ^ "Non può esserci dubbio che ... intorno al periodo evangelico la crocifissione veniva generalmente eseguita appendendo il criminale ad un braccio trasversale di legno" Patrick Fairbairn, The Imperial Bible-Dictionary, vol. 1, p. 376
  245. ^ Vine's Expository Dictionary of NT Words, σταυρός
  246. ^ David W. Chapman, Ancient Jewish and Christian Perceptions of Crucifixion (Mohr Siebeck 2008 ISBN 978-3-16-149579-3), p. 11
  247. ^ "Habes omnes Crucium species. In quâ earum ille mortuus, qui morte suâ nobis vita? [...] ego arbitror & pronuncio, in hac postremâ, in illâ inquam, quae quatuor finibus universum orbem complexa est, non sine mysterio, quod toti orbi mortuus, Salvator noster pependit. [...} Tamen sunt qui de Commissâ sive de Tau forma contendunt, nec damno, etsi diffideo: quia et illi, si Titulum supernè addis, efficere et imaginari possis quaternos istos fines" (De cruce, liber I, cap. X).
  248. ^ M. James Penton, Apocalypse Delayed: The Story of Jehovah's Witnesses (University of Toronto Press, terza edizione 2015), p. 451
  249. ^ Jan Groenveld, "The Cross and Jehovah's Witnesses" in Examining the Watchtower Society - Is It God's Organization (1988), pp. 42-47
  250. ^ "Did Jesus Die on a Cross? An Exhaustive Analysis of the Claims of Jehovah's Witnesses
  251. ^ JWFacts, "Did Jesus Die on a Cross or on a Stake?"
  252. ^ [Pag. 3-4 della seconda edizione di Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EL) Nestle-Aland, Novum Testamentum Graece, 28ª ed.. URL consultato il 27 febbraio 2016.
  • Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Testimoni di Geova, JW.org.
  • (EL) Brook F. Westcott e Fenton J. A. Hort, Greek New Testament (PDF), a cura di Maurice A. Robinson, Wake Forest, North Carolina, Southeastern Baptist Theological Seminary, 1995 [1881]. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  • Testo greco traslitterato di Giovanni 19:17 di Westcott e Hort e il corrispondente testo in inglese
  • Raymond Edward Brown, La morte del Messia - Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro Vangeli, Queriniana, Brescia 1999, 2016, ISBN 978-88-399-0408-9
  • Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti - Apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le Sacre Scritture, Carocci editore, Roma, 3a ristampa 2017, ISBN 978-88-430-6688-9
  • Scritti delle opere di John Denham Parsons, Henry Dana Ward, Mourant Brock ed Herman Fulda: La Storia della croce, da simbolo pagano fallico dello hieros gamos, a emblema del cristianesimo, Azzurra7 editrice, Gardigiano di Scorzè, 2014, ISBN 978-88-889-0734-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Concordi ai Testimoni di Geova
  • Gesù morì su una croce?, articolo dal sito ufficiale dei Testimoni di Geova (JW.org)
  • Croce o palo?, articolo da un sito non ufficiale gestito dai Testimoni di Geova (TdGonLine.net)
  • Questione croce o palo, articolo da un sito non ufficiale gestito dai Testimoni di Geova (CristianiTestimonidiGeova.net)
Critici verso i Testimoni di Geova
Gesù Portale Gesù: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Gesù