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Esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova

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L'esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova differisce in certi aspetti centrali sia iconografici che devozionali dall'interpretazione dello stesso avvenimento da parte delle altre chiese cristiane.

I testi del Nuovo Testamento, scritti in greco koinè, riportano che Gesù di Nazareth fu messo a morte su di una struttura definita dalla parola greca σταυρός (stauròs)[1][2][3][4] e Luca con gli apostoli Pietro e Paolo usarono anche la parola ξύλον (xylon) per riferirsi allo strumento di tortura sul quale fu inchiodato Gesù[5][6][7]. I Testimoni di Geova sostengono che con tali termini gli evangelisti designassero un singolo palo verticale, rendendo, nella loro Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, stauròs come "palo di tortura"[8]. Quest'interpretazione si contrappone alla convinzione tradizionale presente nel resto della cristianità che Gesù sarebbe morto su una croce composta, ossia fatta «nella forma più tradizionale (ma non più antica), da due legni, uno orizzontale l'altro verticale, posti trasversalmente»[9]. Ritenendo la croce composta tradizionale legata all'adorazione di quel simbolo da parte di diversi popoli pagani, i Testimoni di Geova considerano l'adorazione[10][11] per la Santa Croce e la sua devozione una pratica di idolatria.[12][13]

Cosa affermano i Testimoni di Geova sulla esecuzione di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Un semplice palo in legno, chiamato einfacher Balken da Hermann Fulda. La didascalia di questa illustrazione riferita alla tavola I della sua opera, recita: «Probabile Crocifissione del Redentore»[14][15].

« Quando ripudiarono gli insegnamenti religiosi che avevano origini pagane, i testimoni di Geova abbandonarono anche molte consuetudini parimenti contaminate [...] Per anni gli Studenti Biblici portarono come distintivo la croce e la corona, e dal 1891 al 1931 questo simbolo comparve sulla copertina della "Torre di Guardia"[16]. Ma nel 1928 venne messo in risalto che un cristiano doveva distinguersi non per il simbolo che portava, ma per l'attività che svolgeva in qualità di testimone. Nel 1936 fu spiegato che l'evidenza indicava che Cristo era morto su un palo, non su una croce a due bracci. »

(I Testimoni di Geova - Proclamatori del Regno di Dio, pp. 199-200)

La morte di Gesù Cristo riveste per i Testimoni di Geova l'aspetto principale[17] della sua venuta sulla terra come uomo perfetto, sacrificio che ritengono essere in diretta relazione con il suo Regno e la salvezza del genere umano riscattato dal peccato del primo uomo Adamo[18].

Cristo morì su ciò che nei Vangeli viene chiamata σταυρός (stauròs) nelle Scritture; si trova il termine, per esempio, nel Vangelo secondo Giovanni 19:17, che nel testo greco di Westcott e Hort è reso: «καὶ βαστάζων ἑαυτῷ τὸν σταυρὸν [stauròs] ἐξῆλθεν εἰς τὸν λεγόμενον Κρανίου Τόπον, ὃ λέγεται Ἑβραϊστὶ Γολγοθα»[19][20]; la Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova traduce in italiano: «Ed egli, portando da sé il palo di tortura, uscì verso il cosiddetto Luogo del Teschio, che in ebraico si chiama Gòlgotha»[21]. Tutte le evidenze, secondo la loro interpretazione, dimostrano che il termine "stauros" fosse un palo di legno, senza traversa[22]. Ritengono inoltre che la venerazione e l'indebita attenzione mostrata a quel mezzo di esecuzione è da ritenersi idolatria, per cui contro i comandamenti di Dio[23].

Un'altra opera di consultazione sui termini usati nel Nuovo Testamento è An Expository Dictionary of New Testament Words del grecista biblico inglese William Edwy Vine[8] rimandando direttamente al termine greco stauros, specificando che questo indicasse principalmente un'asta o palo diritto, sul quale i malfattori venivano inchiodati per l'esecuzione.

I pali sacri[modifica | modifica wikitesto]

Rifacendosi al Vecchio Testamento, i Testimoni di Geova fanno notare che chi praticasse l'idolatria fosse nemico di Dio, come enunciato nei Dieci Comandamenti: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai» (Es 20:4,5). Anche nel quinto libro del Pentateuco, il Deuteronomio, seguono la ripetizione della Legge di Dio: «Non pianterai alcun palo sacro di qualunque specie di legno, accanto all'altare del Signore tuo Dio, che tu hai costruito; non erigerai alcuna stele che il Signore tuo Dio ha in odio»(Dt 16:21). I Testimoni di Geova fanno notare inoltre che gli scritti neotestamentali ribadirono l'opposizione del cristianesimo verso l'idolatria e gli idoli. L'Apostolo Paolo, fra gli altri, ribadi tale opposizione nella sua Prima lettera ai Corinzi con le parole: «Miei cari, fuggite l'idolatria» (1 Cor 10:14)[24].

Sull'interpretazione dei "pali sacri", un'opera di consultazione dei Testimoni di Geova[25], afferma «A quanto pare i pali sacri erano eretti verticalmente ed erano di legno, per lo meno in parte, dato che gli israeliti ricevettero il comando di abbatterli e bruciarli. Potevano essere semplici pali non scolpiti, forse in qualche caso anche alberi.»[26]

La croce, simbolo solare[modifica | modifica wikitesto]

Croce ansata (o egiziana) - simbolo di vita e fertilità

Oltre a Vine, altri studiosi concordano della esistenza di oggetti cruciformi usati come simboli sacri prima di Cristo, da parte di popoli pagani ed in associazione con i loro dei. I Testimoni prendono come riferimento l'opera The Cross in Ritual, Architecture, and Art[27][28] per sostenere la presenza di oggetti cruciformi nel simbolismo legato al «greco Bacco, il tiro Tammuz, il caldeo Bel e il norvegese Odino»[29], senza contare i numerosi studi sull'ankh egiziano come quelli del colonnello J. Garnier[30], H. Cutner[31] o l'Encyclopædia Britannica[32].

La forma della croce ecclesiastica a due bracci sarebbe di origine Caldea, derivando dal simbolo del mistico Tau del dio Tammuz, secondo lo studioso W. E. Vine[33]. Le croci, secondo The Companion Bible, sono da mettersi in relazione con l'adorazione del Dio-Sole. L'appendice 162 afferma che le croci erano usate come simboli del dio-sole babilonese, apparendo per la prima volta su una moneta di Giulio Cesare e poi su monete di Augusto nel 20 a.C.[27] Più tardi, sulle monete coniate sotto Costantino, nel IV secolo, il simbolo più frequente è una Rho incrociata con una Chi con i quattro bracci verticali e orizzontali uguali. L'appendice interpreta questo simbolo come "disco solare", sostenendo che Costantino fosse un adoratore del Dio-Sole prima della conversione[34]. L'analogia fra le divinità babilonesi e quelle egiziane, portano i Testimoni e collegare l'adorazione della croce, vista come simbolo solare, anche al paganesimo perpetuato nell'Antico Egitto[35] con l'ankh, la croce ansata simbolo della vita raffigurata sovente in mano alle divinità[36].

Cristianesimo delle origini[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di esecuzione al palo, secondo il filologo cattolico Giusto Lipsio (1547-1606), che chiama crux simplex[37]

Il cristianesimo del I secolo, secondo i Testimoni di Geova, non ebbe nessun simbolo visibile che lo identificasse come tale[38]. Dagli scritti neotestamentali non si evince in nessun passo biblico indicante che i cristiani usassero un simbolo particolare né che si trattasse di un pesce[39], né tanto meno di qualsiasi tipo di crux con o senza traversa[40]. Mentre il Canone della Bibbia riguardante il Nuovo Testamento non menziona l'uso di una qualsiasi crux da parte dei cristiani del I secolo, e tanto meno la venerazione attribuita oggi dalle Chiese, il primo documento conosciuto che parla del mezzo di esecuzione di Cristo scritto dopo la morte dell'ultimo apostolo Giovanni[41], è l'apocrifa Lettera di Barnaba che menziona una croce a forma di T[42], fonte che i Testimoni di Geova giudicano non attendibile[43] ritenendo che qualsiasi "autorità religiosa" dopo la morte degli apostoli subì l'influenza dell'apostasia. Un'apostasia, a loro avviso, predetta dalle Sacre Scritture[44]. D'altronde, Expository Dictionary of New Testament Words fa notare che gli adepti della nuova religione erano ricevuti permettendo loro di ritenere i segni e simboli della loro precedente religione[45][46], fra cui le croci a forma di Tau o a due braccia perpendicolari[47]. In diverse loro pubblicazioni i Testimoni hanno sostenuto, a favore della loro interpretazione, che la venerazione della croce nei secoli seguenti alla sua adozione e consacrazione come culto religioso cristiano fu duramente condannata come idolatria non solo da alcuni riformatori, ma anche da alcuni alti prelati[48][49].

Quanto asseriscono sul mezzo di esecuzione della morte di Cristo è, a loro avviso, supportato oltre che dall'Antico e dal Nuovo Testamento, anche da diversi studi accademici, testimonianze di storici, filologi e teologi, nonché da alcune Traduzioni della Bibbia, ai quali i Testimoni fanno riferimento a sostegno della loro tesi.

Le fonti a cui fanno riferimento i Testimoni di Geova[modifica | modifica wikitesto]

Scritti sacri ebraici[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i Testimoni di Geova, costituirebbero prove dell'effettivo significato di stauros come palo verticale anche alcune citazioni bibliche del Vecchio Testamento: nel Deuteronomio 21:22-23 si fa menzione di mettere ad un עץ (`ets) un condannato a morte, non è chiaro se come cadavere o per farlo morire.[50]

L'edizione italiana della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, tradotta dall'inglese, nel Deuteronomio 21:22,23 adopera "palo" (da stake[51]) per tradurre la parola ebraica עץ: «Il suo corpo morto non dovrebbe restare sul palo per tutta la notte»[52].

La pena di morte descritta nella Bibbia presso gli Ebrei avveniva per lapidazione. La parola aramaica ’a‘ (אע), corrispondente al termine ebraico `ets (עץ), compare in Esdra 6:11, dove riguardo ai violatori del decreto del re persiano vien detto nella versione dei Testimoni di Geova: «Sia tolta una trave dalla sua casa».[53]

Scritti sacri cristiani in greco[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni di Geova fanno notare che quando si indica il metodo dell'esecuzione di Gesù nel Nuovo Testamento, viene usato il sostantivo greco stauròs (σταυρός) 27 volte[54] e i verbi stauròo 46 volte[55], synstauròo (il prefisso syn significa "con") 5 volte e anastauròo (anà significa "di nuovo") una volta. Stauròs sia nel greco comune (koinè) che nel greco classico, ad avviso dei Testimoni di Geova e degli studiosi da loro citati, «non dà affatto l'idea di una "croce" fatta di due pezzi di legno. Significa solo un palo diritto [...]»[56]. Inoltre, nell'appendice 5C “Torture Stake” della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Bibbia edita dai Testimoni di Geova, viene usata l'espressione "palo di tortura" (Mt+27:40) in relazione all'esecuzione di Gesù sul Calvario; l'interpretazione è affiancata dall'affermazione che gli autori del Nuovo Testamento, che usarono il greco koinè, attribuivano alla parola σταυρός la stessa accezione che aveva nel greco classico, quindi di un palo, come quelli usati per le fondamenta o per fare una palizzata e viene negata l'esistenza di testimonianze dell'uso della parola σταυρός nel senso di "croce", senso che l'appendice associa ai simboli religiosi crociformi dei pagani[8].

Un'altra parola usata per descrivere l'oggetto sul quale fu ucciso Gesù è xỳlon (ξύλον), usata dagli apostoli Pietro e Paolo (5:30,10:39,13:29 3:13 1Piet 2:24)[56]. Siccome xylon significa "legno", il suo uso dimostrerebbe, a giudizio dei Testimoni di Geova, che l'oggetto in questione fosse un palo verticale senza braccio trasversale. Xylon si ritrova anche nei Septuaginta (Esd 6:11, 2 Esdra 2:11, dove viene menzionata come la trave a cui il violatore della legge veniva appeso; e Gen 2:9, dove viene menzionata, secondo la versione dei Testimoni di Geova, come "ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo e anche l’albero della vita nel mezzo del giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male").[57]

Traduzioni della Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni dicono di essere pronti a dimostrare che un attento studio delle diverse traduzioni della Bibbia redatte da diverse confessioni religiose (protestante e cattolica comprese) rivela che, sia il significato originale di stauròs, che quello di xylon attribuito dalle Scritture, sia "legno" anziché "croce"[38][58].

Traduzioni di stauros[modifica | modifica wikitesto]

Viene citato dai Testimoni[59] il teologo e biblista Ethelbert William Bullinger, che nella traduzione biblica inglese da lui curata, The Companion Bible[60], quando deve tradurre il termine greco stauros rimanda all'Appendice 162, dove viene scritto che il termine stauròs non è una croce con traversa, ma un singolo palo[61]. Nella sua opera A Critical Lexicon and Concordance to the English and Greek New Testament, Bullinger, riferendosi al Nuovo Testamento, dice che "ambedue le parole [stauros e xylon] si discostano dal concetto attuale di croce, col quale abbiamo familiarità attraverso l’arte figurativa. Lo stauros era semplicemente un palo diritto sul quale i Romani inchiodavano i condannati. Il verbo stauroo, che significa semplicemente "trascinare pali", non ha mai reso l’idea di due pezzi di legno messi di traverso uno sull’altro. Perfino il latino crux significa un semplice palo“.[62]

I Testimoni si rifanno[59] anche al Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento di Coenen, Beyreuther e Bietenhard dice che "a) stauròs è un palo piantato diritto (palo a punta); può servire a molteplici usi, come erigere steccati (Hom. Od 14, 11), gettare fondamenta (Thuc. VII 25, 5). Di conseguenza, stauróô significa piantare pali, erigere palizzate (fin da Tucidide). b) La prassi del diritto penale ha fornito, sia al sostantivo che al verbo, un senso speciale. Tuttavia nello specifico non si possono associare a queste parole i dettagli concreti che la tradizione cristiana vincola alla crocefissione di Gesù".[63][64] Gli autori sostengono che è molto probabile l'esistenza di fondamentali differenze, sia nella maniera di realizzare il castigo che nella sua interpretazione in oriente e in occidente e che le fonti profane non permettono di tirarne la conclusione che la croce avesse una forma determinata, sia quella di crux commissa sia quella di crux immissa.[63][65]

Sul significato di stauros, viene chiamato in causa[66] Paul Wilhelm Schmidt (1845-1921), professore presso la Facoltà Teologica dell'Università di Basilea[67]. Nell'edizione del 1904 di Die Geschichte Jesu (La storia di Gesù)[68], Schmidt asserisce che «σταυρός significa ogni palo o tronco d'albero in posizione eretta, come dice Eustazio in relazione allˊOdissea di Omero XIV, 11: σταυροί = πάντα τὰ ἑστῶτα ξύλα»[69]. Inoltre afferma che la più semplice forma di crocifissione romana si facesse appendendo il suppliziato ad un palo, come avveniva per le esecuzioni di massa. Gesù avrebbe, secondo Schmidt, dovuto anche portare il suo palo fino al luogo dell'esecuzione[66][70].

Altre traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado queste interpretazioni, la maggioranza delle Traduzioni della Bibbia traduce sia stauròs che xylon con il termine "croce", anche se con significative differenze. Ciò è presente nelle versioni Diodati e Nuova Diodati (vedi schema); Versione Riveduta di Giovanni Luzzi e Nuova Riveduta (vedi schema); New International Version[71]; La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali[72][73]; Bibbia Edizioni Paoline, (1960); Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente; La Bibbia Concordata, curata da un gruppo di biblisti ebrei, cattolici, ortodossi e protestanti della Società Biblica Italiana; della Bibbia cattolica del 1960 a cura di monsignor Fulvio Nardoni e diverse altre versioni in lingua inglese, fra cui la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture dei Testimoni di Geova (vedi schema).

Bibbia Matteo 10:38
Testo greco καὶ ὃς οὐ λαμβάνει τὸν σταυρὸν αὐτοῦ καὶ ἀκολουθεῖ ὀπίσω μου, οὐκ ἔστιν μου ἄξιος.
Traduzione del Nuovo Mondo E chi non accetta il suo palo di tortura e non mi segue non è degno di me.
Traduzione letterale interlineare greco - italiano di Armando Vianello E chi non prende il palo di supplizio suo e segue dietro di me, non è degno di me
CEI chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Diodati E chi non prende la sua croce, e non viene dietro a me, non è degno di me.
Luzzi/Riveduta e chi non prende la sua croce e non vien dietro a me, non è degno di me.

Traduzioni di xylon[modifica | modifica wikitesto]

«Marsia appeso, attribuita al I-II secolo d.C.»[74] - Esempio di un'esecuzione eseguita su una corteccia d'albero, una delle «repliche» delle sculture del dio pagano Marsia scorticato vivo da Apollo al Museo del Louvre di Parigi - che secondo i Testimoni di Geova «illustra il vero significato col quale si usavano nelle Scritture Greche le parole stauros e xylon in riferimento all’esecuzione di Cristo»[75][76]

I cinque versetti nel Nuovo Testamento in cui viene usata la parola xylon in alternativa a stauròs per designare l'esecuzione di Gesù – ovvero in Atti 5:30, Atti 10:39, Atti 13:29; Galati 3:13 e 1 Pietro 2:24 – contengono un termine al quale il vocabolario greco-italiano di Lorenzo Rocci attribuisce, fra altri, i significati "legno", "pezzo di legno", "tronco" e anche "albero"[38][77]. I Testimoni asseriscono che: «Il fatto che Luca [per Atti], Pietro [per la lettera di 1 Pietro] e Paolo [per la lettera ai Galati] abbiano usato anche xỳlon come sinonimo di stauròs è un'ulteriore prova che Gesù fu messo al palo su un legno diritto senza un braccio trasversale, poiché tale è il significato di xỳlon in questo particolare contesto. (At 5:30; 10:39; 13:29; Gal 3:13; 1Pt 2:24) Xỳlon ricorre anche nella Settanta greca in Esdra 6:11, dove si parla di un'unica trave o pezzo di legno su cui doveva essere messo al palo il violatore della legge».[78]

Oltre a questi cinque versetti nel Nuovo Testamento in cui viene usata la parola xylon in alternativa a stauròs per designare la esecuzione di Gesù, i Testimoni di Geova traducono come altre traduzioni la parola ξύλον (xylon) con tutti gli altri significati pertinenti non riguardanti l'esecuzione di Gesù, ovvero con "bastone",[79] "albero"[80] "legno",[81] "materiale di legno",[82] "ceppi",[83]. Il Nuovo Testamento della Traduzione del Nuovo Mondo menziona 84 volte il termine "palo", includendo le cinque volte che lo usa per tradurre ξύλον con il significato di mezzo di esecuzione su cui fu messo a morte Cristo, non così per altre traduzioni per quei cinque versetti. Ad esempio, le cattoliche Bibbia di Gerusalemme, Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente e Bibbia CEI, nonostante il termine usato in greco sia sempre lo stesso, come nei cinque versetti precedentemente menzionati[84][85] ovvero ξύλον (xylon), traducono in 4 versetti con "croce" (ovvero il mezzo su cui fu messo a morte Gesù secondo la loro visione, corrispondente a quello che nella visione dei Testimoni di Geova è espresso per "palo") e in un altro, ovvero Galati 3:13 con "legno", dove l'apostolo Paolo usò ξύλον con l'identico riferimento degli altri quattro versetti, ovvero al mezzo su cui fu messo a morte Gesù, tanto che nella nota al capitolo 3:13 di Galati per l'edizione cattolica CEI, edizione 1974, a pag. 1196, i traduttori osservano che il termine "legno" è usato in riferimento alla croce di Cristo: «Citazione di Dt.21.23. Cristo in croce è solidale con i peccatori: cfr. 2 Cor 5.21». A questo riguardo, Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente con una nota spiega che il significato dell'antica traduzione greca di xylon era attribuito ad "un" "legno", la nota recita infatti: «questa frase richiama Deut. 21,23 - vedi nota - l'espressione "a un legno" viene dall'antica traduzione greca».

Per un raffronto sulla traduzione dei cinque versetti summenzionati riferiti al mezzo di esecuzione di Gesù, la Traduzione del Nuovo Mondo, attribuisce a "xylon" sempre lo stesso significato:

  • Atti 5:30 «l'Iddio dei nostri antenati ha destato Gesù che voi avete ucciso, appendendolo a un palo [xylon]»
  • Atti 10:39 «E noi siamo testimoni [...]sia nel paese [...]che a Gerusalemme [...] lo soppressero appendendolo ad un palo [xylon]»
  • Atti 13:29 «Or quando ebbero compiuto tutte le cose scritte di lui, lo calarono dal palo [xylon] e lo posero in una tomba [...]»
  • Galati 3:13 «Cristo ci liberò [...] perché è scritto "Maledetto ogni uomo appeso al palo" [xylon]»
  • 1 Pietro 2:24 «Egli stesso portò i nostri peccati nel proprio corpo, sul palo [xylon][...]»

solo poche Bibbie traducono xylon come "legno" o "albero" in tutti e cinque i versetti, altre traducono solo alcuni versetti con "legno" o "albero" e scelgono per altri versetti "croce", nonostante il termine usato sia sempre xylon.

Altre fra le più importanti e diffuse traduzioni della Bibbia hanno scelto di tradurre l'identico termine greco xylon ricorrente nei cinque versetti del Nuovo Testamento in modo misto, a volte "legno", a volte "albero" o "forca" ma anche "croce" identificando chiaramente il mezzo di esecuzione di Gesù secondo le proprie convinzioni religiose, come fanno i Testimoni di Geova con "palo":

  • Per Atti 5:30 - con palo del supplizio: La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello. Con "legno": Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi, Bibbia Edizioni Paoline(1960), Segond 21 e La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali. Con "albero" : Bibbia di re Giacomo, Revised Standard Version, New International Version , The Bible in Living English e The Emphasized Bible di Rotherham. Con "forca" : The New English Bible. Con "croce" : Bibbia di Gerusalemme, New American Standard Bible e Parola del Signore - La Bibbia in lingua corrente,rimandando ad una nota che testualmente afferma: «così il testo originale: appendendolo ad un legno (vedi Deut. 21,22-23;Galati 3,13)»
  • Per Atti 10:39 - con "legno": La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello, Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi, La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali e Bibbia Edizioni Paoline (1960). Con "albero" : Bibbia di re Giacomo, New International Version, Revised Standard Version, The Bible in Living English e The Emphasized Bible di Rotherham. Con "forca": New American Standard Bible. Con "croce": Bibbia di Gerusalemme, Parola del Signore, The New English Bible e Segond 21.
  • Per Atti 13:29 - con "legno": La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello, Versione Diodati,Versione Riveduta Giovanni Luzzi. Con "albero": Bibbia di re Giacomo, New International Version, Revised Standard Version, The Bible in Living English, The Emphasized Bible di Rotherham. Con "patibolo": La Bibbia e Dio disse..., Nuovissima versione dai testi originali. Con "forca": The New English Bible. Con "croce": Bibbia di Gerusalemme, Bibbia Edizioni Paoline (1960), Parola del Signore, New American Standard Bible e Segond 21.
  • Per Galati 3:13 - con legno: La Sacra Bibbia letterale interlineare di A. Vianello, Versione Diodati, Versione Riveduta Giovanni Luzzi, Bibbia di Gerusalemme, The Bible in Living English, Segond 21 e La Bibbia e Dio disse...Nuovissima versione dai testi originali, Parola del Signore (con una nota che afferma: «questa frase richiama Deut. 21,23 - vedi nota - l'espressione "a un legno" viene dall'antica traduzione greca». Con "albero": Bibbia di re Giacomo, Revised Standard Version, The Emphasized Bible di Rotherham, New American Standard Bible e New International Version. Con "forca" :The New English Bible. Con "al legno della croce" : Bibbia Edizioni Paoline (1960).
Bibbia Galati 3:13
Testo greco Χριστὸς ἡμᾶς ἐξηγόρασεν ἐκ τῆς κατάρας τοῦ νόμου γενόμενος ὑπὲρ ἡμῶν κατάρα, ὅτι γέγραπται· Ἐπικατάρατος πᾶς ὁ κρεμάμενος ἐπὶ ξύλου,
Traduzione del Nuovo Mondo Cristo ci liberò mediante acquisto dalla maledizione della Legge, divenendo una maledizione invece di noi, perché è scritto: "Maledetto ogni uomo appeso al palo".
CEI Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno,
Diodati Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo per noi fatto maledizione (perciocché egli è scritto: Maledetto è chiunque è appiccato al legno);
Luzzi/Riveduta Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno),

La più recente Bibbia pubblicata da una NCR, la Restoration Study Bible (RSB), ha portato un radicale cambiamento ai termini che riguardano l'esecuzione di Gesù «traducendo le parole greche originali stauros e xulon rispettivamente con l'inglese "stake" (palo) e "tree" (albero)»[86][87].

Traduzioni di crux[modifica | modifica wikitesto]

« Il termine 'croce' pregiudica la nostra comprensione, poiché fa pensare all'immagine di due linee che si incrociano. Né il termine greco stauros né quello del latino crux hanno necessariamente quel significato; entrambi si riferiscono ad un palo al quale poteva venire appesa una persona in vari modi: impalatura, affissione, inchiodatura e legatura »

(Raymond Edward Brown[88])

Secondo l'appendice 5C “Torture Stake” della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, negli scritti di Tito Livio (I secolo a.C.) la parola latina crux significa un palo semplice, e "croce" è solo un significato posteriore di crux. La stessa affermazione riguardo a Livio si trova nella Cyclopaedia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, secondo cui nei testi di Livio crux indica un semplice palo[89] ed in particolare in un passo del capitolo 29 del libro 28[90].

Sempre lo stesso appendice 5c “Torture Stake” della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture asserisce che «Il dizionario latino di Lewis e Short dà come significato basilare di crux albero, forca o altro strumento di legno per l'esecuzione capitale, su cui erano messi al palo o appesi i criminali [...]. Croce è solo un significato posteriore di crux». In realtà tale dizionario non usa il termine "posteriore" e dice che crux appare qualche volta (indica solo due relativi passi) con questo senso "generale" (non "basilare"), mentre cita moltissimi passi in cui il vocabolo ha il senso particolare di "croce". Dove poi si tratta della croce specifica di Gesù, la forca o altro strumento di legno è spesso descritto come avente traversa, come in Tertulliano, e mai come un semplice palo.

I Testimoni di Geova fanno riferimento[66][91][92] allo studio del 1878 di Hermann Fulda nel libro Das Kreuz und die Kreuzigung (La croce e la crocifissione), che analizza e contesta le ricerche di Giusto Lipsio e del suo De Cruce, oltre a diversi altri studi sulla croce fatti fino al suo tempo[93]. Fulda dubita che una croce venisse costruita in ogni occasione, soprattutto nel caso delle crocifissioni di gruppo, asserendo che un semplice palo conficcato nel suolo probabilmente venisse usato quando i mezzi non permettevano altrimenti[93][94]: «Gli alberi non erano disponibili dappertutto nei luoghi scelti per l'esecuzione capitale pubblica. Perciò si conficcava nel terreno un semplice palo. Su questo i fuorilegge venivano legati o inchiodati con le mani levate verso l'alto, e spesso venivano loro inchiodati anche i piedi»[95].

La testimonianza del I secolo: gli scritti, le rappresentazioni, l'archeologia[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni di Geova asseriscono che l'evidenza biblica dimostra che i cristiani del I secolo non abbiano mai avuto nel loro culto nessuna rappresentazione della croce[96][97]. Nel Nuovo Testamento non c'è nessun accenno alla adorazione o venerazione di alcun simbolo cruciforme «per tale motivo come i cristiani del I secolo, si sforzano di attenersi alla Bibbia anziché alla tradizione»[98], «successivamente l'apostasia iniziò a corrompere la primitiva congregazione cristiana, in particolare dopo la morte degli apostoli (2 Tess. 2:3-7)»[99] e quindi secondo i Testimoni, il cristianesimo fu inquinato da filosofie del mondo e tradizioni pagane compreso l'antico uso e l'adorazione della croce nel culto, presente già da secoli in molte civiltà prima della venuta di Cristo[100][101]. Riguardo ai cristiani del I secolo, l'opera History of the Christian Church viene citata[27] perché perentoria: «Non v'era l'uso del crocifisso né alcuna rappresentazione materiale della croce»[102], così come viene preso ad esempio[27] l'enciclopedia cattolica New Catholic Encyclopedia, dato che asserisce che la morte di Cristo sul Golgota e lo strumento della Passione, perché influenzati dalla proibizione delle immagini scolpite contenuta nel Vecchio Testamento[103].

Le ricerche archeologiche riferite al I secolo e che possono far luce su come Gesù fu crocifisso sono inesistenti secondo uno dei più importanti studiosi cattolici, Raymond Edward Brown, membro della Pontificia commissione biblica e citati dai Testimoni di Geova[senza fonte]. Nella sua opera La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro vangeli, lo studioso esamina "prove" archeologiche dal II secolo in poi, prendendo in esame le simboliche croci (senza un corpo) nelle catacombe (III e IV secolo), che non dicono nulla sul tipo di croce che i cristiani pensavano essere stata usata per Gesù, e le poche raffigurazioni di Gesù crocifisso, solo una mezza dozzina che vanno dal II al V secolo, tra le quali due su gemme del II secolo e il Graffito di Alessameno (III secolo), che "non hanno cosa alcuna da insegnarci circa il modo in cui Gesù fu crocifisso".[104].

Le testimonianze del I secolo esterne ai Vangeli confermano che la messa a morte del condannato tramite l'impalamento e con le braccia distese su un'asse orizzontale (il patibulum) erano fra i metodi di esecuzione del tempo. Questi metodi sono citati nel Consolatio ad Marciam (20, 3) dal filosofo e drammaturgo romano Lucio Anneo Seneca vissuto nel I secolo. Seneca menziona la messa a morte in diverse modalità tramite strumenti di diverso tipo e di diverse forme. Infatti scrive:

«Vedo delle croci là, non solo di un tipo ma costruite in diversi modi: alcune hanno le loro vittime con il capo rivolto in basso verso il suolo; in altre le loro viscere vengono impalate, in altre le braccia vengono distese sull'asse orizzontale»[105][106].

I romani del tempo di Gesù usavano anche "pali" per le esecuzioni[modifica | modifica wikitesto]

« σταυρός [stauròs)] significa ogni palo o tronco d'albero in posizione eretta [...] oltre la flagellazione, secondo i racconti evangelici, per quanto riguarda la pena inflitta a Gesù va presa in considerazione solo la più semplice forma di crocifissione romana: l'appendere un corpo svestito ad un palo, il quale, fra l'altro, Gesù dovette trasportare o trascinare fino al luogo dell'esecuzione per intensificare l'infamante pena [...] Qualsiasi cosa diversa dall'essere semplicemente appesi è esclusa dal fatto che spesso si trattava di esecuzioni capitali in massa: 2000 in una volta da Varo (G. Flavio, Antichità giudaiche XVII 10. 10), da Quadraro (Guerra giudaica II 12. 6), dal procuratore Felice (Guerra giudaica II 15. 2 [13. 2]), da Tito (Guerra giudaica VII 1 [V 11. 1] »

(P.W. Schmidt, Die Geschichte Jesu (La storia di Gesù) pag, 386, 387-389) - Appendice alla Traduzione del Nuovo Mondo, edizione large, 5c pag. 1580)

« Certo è, in ogni caso, che originariamente la croce consisteva in un semplice palo verticale, affilato alla sua estremità superiore. Mecenate (Seneca, Epist xvii, 1, 10) lo chiama crux acuta; potrebbe anche essere chiamato crux simplex. A tale palo verticale si aggiunse più tardi una traversa alla quale la vittima era attaccata con chiodi o corde e restava così fino a morire.  »

(Catholic Encyclopedia[107])

La pubblicazione La tua parola è verità: 50° anniversario della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture,[108] traduzione del libro Your Word Is Truth: Essays in Celebration of the 50th Anniversary of the New World Translation of the Holy Scriptures (1950, 1953)[109][110][111][112] a cura del docente di lingua ebraica Hal Flemings[113] e dello studioso biblico Anthony Byatt[114] nel capitolo 7, "Messo al palo" - Un prodotto del pregiudizio settario? gli autori, Pal-Espen Torisen e Dan-Ake Mattsson, asseriscono che l'uso di un singolo palo verticale era uno dei modi di esecuzione presso i romani al tempo di Cristo[115]. I Testimoni si rifanno ad alcuni dizionari e commentari biblici, che evidenziano un altro parere:

The Anchor Bible Dictionary osserva infatti che: «Sotto l'impero romano la crocifissione prevedeva, di norma, che i condannati venissero dapprima frustati. Talvolta la croce era costituita da un solo palo verticale»[116].

The Eerdmans Bible Dictionary, alla voce "Cross, Cricifixion" fa il seguente commento[da controllare]: «L'utilizzo di un palo verticale quale strumento di tortura ed esecuzione acquisì un significato particolare quale apogeo della persecuzione di Cristo e quindi quale simbolo di espiazione per l'umanità»[117].

Nota: L'edizione 2000, accessibile online, dice: «Il resoconto evangelica delle crocifissione di Gesù, nonostante il notevole riserbo con cui è raccontato, riflette le antiche fonti letterarie e archeologiche. Gesù viene flagellato prima della crocifissione. Si presuppone che egli porterà la traversa della croce e, anche se ciò non è menzionato esplicitamente, è inchiodato ad una croce».[118]

Harper's Bible Dictionary sulle esecuzioni in epoca romana asserisce ancora: «In origine la "croce" era un palo verticale al quale veniva legato il corpo di un criminale già morto a seguito di esecuzione capitale per esibirlo a pubblica infamia, o sul quale veniva affisso il corpo ancora in vita di un condannato fino al sopraggiungere della morte. In epoca romana, talvolta si aggiungeva un legno trasversale sulla sommità del palo, disegnando in tal modo una forma a T (successivamente denominata croce di S. Antonio) o in intersezione al palo stesso [...]»[119]

Nota: L'edizione più recente dice: «La procedura era soggetta ad ampie variazioni, ma spesso al palo verticale si aggiungeva una traversa, disegnando una T. Dato che lo scopo principale era la deterrenza, si erigeva la croce sempre in un luogo pubblico. Il condannato, spogliato dei suoi vestiti, veniva affisso alla traversa con dei chiodi negli avambracci o con delle corde. La traversa veniva poi alzata e fissata al palo verticale e i piedi della vittima venivano poi legati o inchiodati al palo».[120]

Il modo delle esecuzioni capitali nell'impero romano non seguiva una regola stabilita valida per tutte le occasioni. Il teologo e docente tedesco Martin Hengel scrive che la modalità delle esecuzioni capitali presso i romani poteva variare notevolmente e quindi è inutile fornire un'accurata descrizione della crocifissione in termini archeologici[121]. Il pensiero dei Testimoni di Geova della esecuzione di Gesù, riportato nel libro La tua parola è verità: 50° anniversario della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, conclude da queste argomentazioni sulla grande variazione di modi di esecuzione: «Da questo comprendiamo che non si può semplicemente sostenere che i romani usassero solo le croci [quelle con traversa], perché non vi sono prove del fatto che stauros abbia assunto un significato diverso da 'palo' quando ci riferiamo al I secolo E.V. e al contesto del Nuovo Testamento»[122].

Critiche alla tesi dei Testimoni di Geova[modifica | modifica wikitesto]

Senso e forma dello stauros[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù § I primi due secoli.

Il termine σταυρός (stauros), aveva diversi sensi e il suo significato è cambiato nel tempo[123]. Anche al tempo dell'esecuzione di Gesù non significava unicamente una croce né unicamente un palo.

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

William Lane Craig, in una discussione sull'interpretazione dei Testimoni,[senza fonte] ha commentato il libro di Gunnar Samuelsson[124], abbracciando la soluzione "possibilista" del teologo svedese che attribuisce una vasta gamma di significati a σταυρός e osservando che spesso il contesto le precisa. Ha dato l'esempio del verbo inglese to shoot, che può riguardare sia una pistola, sia un arco, sia una fionda, ma che nel contesto dell'operato di un poliziotto moderno verrà senz'altro interpretato in relazione ad una pistola.[125]. Similmente, la parola σταυρός, che nel greco classico significava "palo", nel greco moderno significa "croce". Mancano certezze sulla forma dello stauròs, che fosse conformato a palo oppure a croce. Secondo Carpenter e Comfort[126], l'iscrizione posta sulla Croce di cui parla il Vangelo secondo Matteo: «Al di sopra della sua testa (di Gesù) posero la scritta dell'accusa contro di lui: Questo è Gesù, il re dei giudei»[127], indicherebbe che lo stauròs fosse fatto a forma di croce, perché se fosse stato un palo l'iscrizione sarebbe stata sopra le mani. La parola epano, che significa "al di sopra di", viene usata qui come in Matteo 2:9 («Si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino»), Luca 11:44 («La gente vi passa sopra senza saperlo») e Giovanni 3:31 («Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti»). Secondo i Testimoni di Geova, Matteo avrebbe voluto indicare semplicemente che la scritta era posta sopra Gesù, considerando la testa un riferimento più importante delle mani.

Studiosi del XXI secolo, quali Massimo Olmi[128] Merrill C. Tenney[129]e Robin M. Jensen,[130] considerano che lo strumento dell'esecuzione di Gesù era dotato di una traversa, pur riconoscendo che il termine stauròs poteva indicare anche un singolo palo diritto. La croce romana, che i greci definivano stauros, era composta, secondo Eva Cantarella, "di due legni separati tra loro, che venivano uniti e assumevano la forma di una croce solo nel momento finale dell'esecuzione".[131] La studiosa distingue tale crocifissione romana dal supplizio greco noto come apotympanismos, nel quale il condannato veniva legato, con un cerchio di ferro intorno al collo e dei ramponi alle estremità, ad un palo[132] definito sanis, xylon (più precisamente tetremenon xylon, cioè "legno perforato") o tympanon,[133] mentre i termini generali che nel greco classico corrispondono alla parola italiana "palo" sono kamax, dory, rhymos, kontros, plektron,[134] skolops, stauros.[135] Secondo Piccirilli[136] la forma dello stauròs fu diversa nelle diverse epoche. Davies[137] e Isbouts[138] e lo stesso Picirilli[136] ritengono che, nel caso dell'esecuzione di Gesù, lo stauròs indicasse effettivamente un palo con braccio trasversale. John Granger Cook, i cui studi si concentrano sull'effettiva prassi storica romana della pena capitale[139], dice che nonostante la polisemia del termine, il senso più probabile nel contesto della morte di Gesù sia quello di "croce"[140].

Disegni di Giusto Lipsio[modifica | modifica wikitesto]

Esecuzione di Gesù, secondo Giusto Lipsio

Giusto Lipsio pubblicò nel 1594 il suo studio De cruce, nel quale espose la terminologica distinzione (che non si trova nei testi antichi) tra crux simplex (palo, trave o tronco d'albero in posizione verticale) e crux compacta (congiunzione di due pali o due travi) e, nell'ambito della crux compacta, tra crux decussata (a forma di X), crux commissa (a forma di T) e crux immissa (a forma di ).[141]

Nelle esecuzioni, era usato in due maniere distinte il palo da lui chiamato crux simplex, privo cioè di traversa. Nell'una il condannato veniva affisso al palo nel modo in cui i Testimoni di Geova affermano che è avvenuta la morte di Gesù. Il disegno di Lipsio che mostra questo uso della crux simplex per affissione è riprodotto sopra nella sezione Cristianesimo delle origini, con la didascalia con cui i Testimoni di Geova l'accompagnano. Nell'altra maniera la vittima è, come dice Lipsio, "infissa" (impalata) col palo.[142] Questa immagine è riprodotta nella voce Impalamento.

Oltre a questi due disegni delle maniere di impiegare la crux simplex, lo studio di Lipsio include altri 14 immagini di esecuzioni con diversi tipi di crux compacta.[143]

Sull'esecuzione di Gesù, Lipsio si pronuncia[144] per l'opinione che si usò la tradizionale crux immissa e non condanna, pur senza adottarla, l'opinione che si usò la croce a Tau (crux commissa).

I Testimoni di Geova esemplificano in alcune loro pubblicazioni, uno dei sedici disegni di Lipsio, ovvero quello che mostra l'affissione di un uomo ad un unico palo verticale, ovvero a quello che Lipsio chiama crux simplex. Esso appare, per esempio, nell'appendice della loro traduzione della Bibbia[145] a pg. 1579 affermano infatti «Un palo semplice per mettere al palo un criminale era chiamato in latino crux simplex. Un simile strumento di tortura è illustrato da Giusto Lipsio (1547-1606) nel suo libro De cruce libri tres, Anversa, 1629, p. 19». Nell'edizione de La Torre di Guardia del 15 agosto 1987, alla pagina 23, tale disegno è accompagnato dal testo: Può ben darsi che Cristo sia stato messo al palo su un tipo di crux (stauròs) chiamato crux simplex. Un palo del genere fu illustrato da Giusto Lipsio, studioso cattolico del XVI secolo. La stessa immagine di Lipsio appare anche in altre loro pubblicazioni come nella Svegliatevi! del 22 novembre 1984 a pag. 16 dell'articolo, La croce è davvero cristiana?, il disegno di Lipsio appariva con la didascalia: «La crux simplex, come venne illustrata dall’erudito cattolico Giusto Lipsio nel suo libro De cruce libri tres»

A parere di M. James Penton, ex anziano dei Testimoni di Geova, espulso dalla congregazione, e autore della voce "Jehovah's Witnesses" nella Canadian Encyclopedia,[146] i Testimoni di Geova, nel mostrare dei disegni di Lipsio solo questo, danno la falsa impressione che l'affissione ad una crux simplex rappresenti il parere di Lipsio sulla modalità dell'esecuzione di Gesù.[147]. Penton mentre era ancora un membro dei Testimoni di Geova, scrisse sui Testimoni di Geova del Canada: Champions of Freedom of Speech and Worship (Campioni di libertà di parola e di culto) (1976), una storia della lotta della allora sua fede per la libertà religiosa sotto la legge canadese, in cui sosteneva che gran parte degli attacchi politici e teologici alla La Watch Tower Society erano stati altamente ingiusti. Successivamente apparve in un programma televisivo nazionale di attualità in Canada, difendendo le dottrine dei Testimoni di Geova e negando che i suoi leader fossero colpevoli di false profezie[148]. Dopo la sua disassociazione scrisse nel 2004 un libro sull'Olocausto, il suo atteggiamento verso i Testimoni di Geova cambiò, tanto da esprimersi in maniera molto critica nei loro confronti[149] nel 2004. Uno dei massimi studiosi della Shoah Detlef Garbe, storico e direttore del Memoriale del Campo di concentramento di Neuengamme in una sua pubblicazione, Between Resistance and Martyrdom, criticò il revisionismo di Penton verso i Testimoni di Geova, evidenziando la "profonda avversione" nei confronti della sua precedente religione ed asserendo che "da un punto di vista storiografico gli scritti di Penton mostrano forse una mancanza di oggettività scientifica"[150]. Critico verso Penton anche l'antropologo culturale olandese Richard Singelenberg, della Università di Utrecht che afferma: «Per concludere [...] Penton [...] è demagogico piuttosto che presentare i risultati su solide analisi, la presentazione soffre della sua avversione nei confronti della sua ex comunità religiosa [...]. Se Penton fosse stato in grado di trasformare la sua apparente vendetta personale in un'analisi distaccata, questo studio avrebbe reso un notevole plusvalore [alla comunità scientifica] [...] Ma come è ora, la [...] comunità scientifica disapprova la mancanza di obiettività dell'autore».[151]

Fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel descrivere il supplizio della crocifissione, fonti antiche del periodo immediatamente dopo la composizione dei vangeli rappresentano il condannato con le braccia aperte: Luciano di Samosata (ca. 120 – tra il 180 e il 192) così descrive la posizione di Prometeo crocifisso sul Caucaso: «Su questo precipizio potrà esser crocifisso: stenderà una mano a questa rupe, ed un'altra a questa dirimpetto»[152] (ἐκπετασθεὶς τὼ χεῖρε ἀπὸ τούτου τοῦ κρημνοῦ πρὸς τὸν ἐναντίον)[153] e Artemidoro di Daldi (ca. 96 – ca. 180) dice che è malaugurio sognare di ballare in alto su qualcosa visto che l'altezza e l'estendere le braccia sono presagi di crocifissione come criminale[154]. Lo stesso Artemidoro dichiara che lo "stauròs" è composto di più travi tenute insieme con chiodi: ἐκ ξύλων καὶ ἤλων γἐγονεν ὁ σταυρός[155][156]. William Lane Craig fa notare anche il riferimento nella profezia di Gesù concernente la futura morte di Pietro per crocifissione[157] all'estensione delle mani, che ricorda quello che Luciano e Artemidoro dicevano dei crocifissi[125].

La crocifissione di Prometeo a braccia estese a destra e a sinistra, descritta in parole da Luciano, è rappresentata plasticamente in un rilievo, riprodotto qui, del tempio di Afrodite ad Afrodisia, la cui costruzione è stata iniziata nel 30 a.C. e terminata nel 130 d.C.[158][159]

Esistono descrizioni dello σταυρός da esecuzione scritte nella stessa lingua koinè del Nuovo Testamento da persone vissute al massimo circa 100 anni dopo i fatti narrati, ossia 30 anni più tardi del Vangelo secondo Giovanni[160] e che potevano vedere con i propri occhi come erano fatti tali σταυροί da esecuzione.

Plauto, scrittore latino vissuto tra il III e il II secolo a.C., descrive il condannato «le mani distese e inchiodato al patibulum»[161] e «che porti attraverso la città la forca (patibulum), e poi sia appiccicato ad una croce»[162] dove il patibulum ove sopra il condannato viene inchiodato o legato per poi essere appeso alla croce che ne costituirebbe la parte verticale. L'unione di patibulum e "croce" sembra descrivere una croce a due bracci, anche se Gunnar Samuelsson dichiara che la parola crux usata da Plauto è «difficile da collegare alla crocefissione» in quanto il termine è troppo vago[163]. Di diverso parere sono gli studiosi Hengel e Kuhn. Hengel ritiene che Plauto sia il primo scrittore che riporta testimonianze di crocifissioni romane, in modo più vivido e più dettagliato di qualsiasi altro scrittore latino[164].

Dionisio di Alicarnasso, che visse fino a circa la nascita di Gesù, scrive di uno schiavo suppliziato con le braccia legate ad una trave[165], senza che nel testo si suggerisca una crocefissione, così come non c'è niente nel testo che indichi che lo xylon fosse il braccio trasversale di una croce, rendendo difficile associare questi episodi ad una qualsiasi prova sull'oggetto dell'esecuzione di Gesù[166].

Approfondimento: passi di Livio in cui appare la traduzione "croce"

I passi di Livio in cui crux viene tradotta con "croce":[167]

  • ... e fatta bastonare e crocifiggere la guida (in crucem sublato) per incutere terrore negli altri... (22.13.9)[168][169]
  • Venticinque schiavi furono crocifissi (in crucem acti) con l’accusa di aver congiurato nel campo Marzio (22.33.2).[170]
  • Comandò che dopo essere stati selvaggiamente fustigati fossero attaccati alla croce (cruci adfigi); poi passò con la flotta presso l’isola di Pitiusa(28.37.3).
  • Si agì più severamente nei riguardi dei disertori (che non dei fuggiaschi); quelli che erano di diritto latino furono decapitati, i romani messi in croce (in crucem sublati) (30.43.13).[171]
  • Di questi molti furono uccisi, molti catturati; alcuni li fece fustigare, altri mettere in croce (crucibus adfixit) (quelli che avevano capeggiato la congiura), altri li restituii ai padroni (33.36.3)[172]
  • In questo, per quanto mi riguarda, sosterrò la mia causa anche se dovessi, non davanti al Senato Romano, ma davanti al Senato cartaginese, dove si dice che sarebbero stati crocifissi (in crucem tolli) i comandanti che avevano condotto una campagna vittoriosa, ma una politica carente» (38.48.13).[173]

Livio viene citato dai Testimoni di Geova per attribuire al termine crux il significato di palo[8]. Ma Samuelsson conclude che "Livio non offre molto aiuto per stabilire cos'è una croce. Tirando le somme i testi di Livio sono troppo vaghi per essere di un qualsiasi aiuto nello studio della crocifissione".[174]

La Cyclopaedia of Biblical, Theological and Ecclesiastical Literature dice che solo il termine latino crux indica invariabilmente lo strumento di punizione e che in uno scritto di Livio la parola crux significa un semplice palo e come prova di questa affermazione cita unicamente Ab Urbe condita libri, XXVIII, 29,[89] passo dove però non appare la parola crux,[175] e che adopera invece il termine palus[176] riferito a dei condannati "legati ad un palo e battuti con verghe, e decapitati". La parola crux appare più avanti di nove paragrafi in Livio (XXVIII, 37) e viene tradotta con "croce" o "crocifiggere"[177]. Mentre nelle versioni di Livio la parola crux è tradotta con "croce", il termine palus, che appare nel passo citato dalla Cyclopaedia, è sempre reso con "palo".[167] Anche Henry Dana Ward cita[178] l'affermazione di William Smith che affermò che in Livio la parola crux indica un semplice palo, indicando come prova lo stesso capitolo di Livio, dove crux non appare, e citando la frase in tres sustolli cruces.[179]. Questa frase non sembra trovarsi in tutta l'opera di Livio.

La Cyclopaedia dice inoltre che la parola greca σταυρός era utilizzata dai greci per tradurre sia palus che crux[89], come in Omero[180] dove σταυρός significa propriamente un mero palo, significato che, secondo John Denham Parsons, il termine mantenne anche durante l'epoca apostolica[181]. Secondo Samuelsson, solo crux indica invariabilmente lo strumento di esecuzione, ma è incerto se copra solo lo strumento di esecuzione usato nella crocifissione così come viene comunemente raffigurato, cioè come una croce a due bracci.[182] Per questo motivo Samuelsson, commentando gli scritti di Cicerone dove vengono usati gli stessi vocaboli, conclude: "L'essere attaccato ad un palus potrebbe essere un supplizio letale, precisamente come l'essere attaccato a una crux. Così, fare eccessive distinzioni tra essi è discutibile" ("Being attached to a palus might be a lethal punishment, just as it was to be attached to a crux. It is thus questionable to make too far-reaching a distinction between them")[183], riferendosi appunto ai termini palus e crux.

Da parte loro, i cristiani del II secolo, nel parlare della morte di Gesù, attribuiscono alla parola σταυρός sempre la forma di croce e mai di palo. Per esempio, Ireneo di Lione (130-202) scrive: «La forma della croce ha cinque punte ed estremità, due nella lunghezza, due nella larghezza, e una nel mezzo, là dove si posa colui che vi è confitto.»[184] e osserva che: «È per opera del Verbo di Dio che tutte le cose quaggiù sono state disposte e strutturate; per questo la crocifissione del Figlio di Dio si è compiuta anche lungo tutte e quattro queste dimensioni, quando egli ha tracciato sull'universo il segno della sua croce».[185]

Εvoluzione del senso del termine σταυρός[modifica | modifica wikitesto]

I Testimoni di Geova argomentano che, nell'assenza di prova contraria, la parola σταυρός, con la quale tale strumento è denominato nel Nuovo Testamento, aveva ancora il senso che aveva nel greco classico, parlato fino a quattro secoli prima: "Nel greco classico il sostantivo stauròs, reso "palo di tortura" nella Traduzione del Nuovo Mondo, indica principalmente un'asta o palo diritto, e non c'è nessuna prova che gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane lo usassero per indicare un palo con un braccio trasversale".[186][187]

Gli studiosi Pal-Espen Torisen e Dan-Ake Mattsson, autori di un capitolo[188] del libro "La tua parola è verità: 50° anniversario della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture",[189][190][110][111][112] scritto indipendentemente dell'organizzazione dei Testimoni di Geova in difesa delle loro dottrine[191] argomentano similmente che l'incontestato fatto che i romani a volte usavano singoli pali nelle esecuzioni dimostra che "non vi sono prove del fatto che stauros abbia assunto un significato diverso da 'palo' quando ci riferiamo al I secolo E.V. e al contesto del Nuovo Testamento".[192]

Questo argomento, basato su "non c'è nessuna prova" e "non vi sono prove",[193] non regge contro l'unanimità degli scrittori della forma koinè della lingua greca, in uso dal 330 a.C. circa al 330 d.C. circa (compreso perciò il tempo del Nuovo Testamento), nel descrivere come aventi traversa lo σταυρός tipico da esecuzione e quello particolare di Gesù.[194]

Infatti i romani a volte usavano diversi tipi di supplizio, come fa notare anche Seneca, il quale nel parlare a metà del I secolo della varietà delle modalità di esecuzione, menziona diversi metodi di esecuzione. Non indica se gli strumenti siano a uno o a due legni, ma parla espressamente del mettere il condannato con "le braccia distese sull'asse orizzontale", ma non fa alcun accenno all'eventuale affissione ad un singolo palo verticale.[105]

A giudizio di alcuni studiosi il fatto che σταυρός indicasse originalmente un palo verticale non impedisce di concludere, sulla base di altri motivi, che Gesù morì su una croce con traversa. Per limitarci ad esempi del XXI secolo, si possono citare Massimo Olmi,[195] Robin M. Jensen,[196] Robert E. Picirilli,[197] William David Davies e Dale C. Allison,[198] e Jean-Pierre Isbouts.[199] La Zondervan Encyclopedia of the Bible, dopo avere indicato il senso originale della parola σταυρός, dice: "Nel NT, comunque, la parola si riferisce apparentemente a un palo affondato nel terreno con una traversa attaccata ad esso, in modo da dargli la forma di una "T". Spesso, la parola croce si riferiva solo alla traversa".[200]

David W. Chapman chiama "sofisma etimologico" il supporre che la parola σταυρός non possa significare nient'altro che un singolo palo eretto, errore che, come egli dice, si incontra spesso nelle opere dei Testimoni di Geova[201].

La parola greca ξύλον, quando è utilizzata nel Nuovo Testamento in riferimento al termine ebraico עץ (ˋets) del Deuteronomio 21:22-23, è tradotta dai Testimoni di Geova con stake (palo),[52] mentre altri studiosi la traducono con timber (legno, legname, trave, tavolone)[202], pole (palo)[203] o tree (albero)[204].

Il termine σταυρός, secondo i principali vocabolari del greco antico[205][206][207] e altre fonti[69][64][61] viene adoperato nel greco antico per indicare un palo o una croce, John Denham Carter dice che quest'ultimo significato di σταυρός sarebbe diventato quello primario molto tempo dopo l'epoca apostolica.[181] A Greek-English Lexicon informa che σταυρός appare negli scrittori del greco classico e pre-classico per indicare un palo verticale conficcato in terra per difesa o pali di fondazione,[208] e con il senso di "strumento di supplizio" a partire da Diodoro Siculo (I secolo a.C.).[205]

Eva Cantarella afferma che "la croce romana era composta di due legni separati tra loro, che venivano uniti e assumevano la forma di una croce solo nel momento finale dell'esecuzione",[131] mentre i greci dell'epoca preromana usavano un'esecuzione diversa, legando il condannato ad un palo, e informa che il palo – termine italiano del quale i corrispondenti termini in greco classico sono σκόλοψ, σταυρός, χάραξ, σφήξ,[209] κάμαξ, δόρυ, ῥυμός, κοντρός, πλῆκτρον[210] – adoperato per tale scopo era chiamato σανίς, ξύλον (più precisamente τετρημένον ξύλον, cioè "legno perforato") e τύμπανον.[133]

Di contro, i Testimoni di Geova suggeriscono che, dato che il termine σταυρός aveva il senso di "palo" nel greco classico e pre-classico, questo doveva essere stato il suo unico senso anche quando era applicato nel greco koinè allo strumento impiegato dai romani per giustiziare criminali, nonostante il fatto che alcuni scrittori di lingua koinè, la forma del greco usato a partire dal III secolo a.C., sia cristiani che pagani, descrivono lo stauros da esecuzione come avente, oltre all'elemento verticale, anche una traversa orizzontale, come nella Lettera di Barnaba il primo scritto a descrivere esplicitamente la croce di Gesù e sulla cui data di composizione si può consultare l'apposita voce della presente enciclopedia.

Descrizioni in lingua koinè dello σταυρός da esecuzione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 330 a.C. circa fino al 330 d.C. circa, periodo nel quale è stato composto il Nuovo Testamento, la forma della lingua greca chiamata koinè era in uso.

Diversi testi scritti in koinè parlano dello σταυρός da esecuzione. Alcuni di questi testi scritti quando nell'Impero romano l'esecuzione di criminali avveniva per crocifissione e attorno al periodo di redazione del Vangelo secondo Giovanni generalmente considerato di essere stato compilato intorno all'anno 100 d.C.[211][212], descrivono la forma dello σταυρός usato per giustiziarli: tutti questi testi indicano che lo σταυρός da esecuzione aveva, oltre alla parte verticale, anche un elemento orizzontale.

  • L'autore pagano Luciano di Samosata paragona lo σταυρός con la lettera tau (T). Nel suo Giudizio delle vocali[213] immagina che il Sigma (Σ) chieda che il Tau (Τ), per avere fornito ai tiranni il modello dello strumento di legno su cui crocifiggere gli uomini,[214] sia punito con la sua stessa figura.[215]
  • Ireneo di Lione osserva: "La stessa forma della croce ha cinque estremità, due in lunghezza, due in larghezza e una in mezzo, su cui poggia la persona che vi è fissata con i chiodi".[216][217]

In fonti cristiane dei primi secoli, simili descrizioni dello σταυρός da esecuzione appaiono in relazione specifica con lo strumento della morte di Cristo.

  • L'accostamento con la lettera tau compare nell'apocrifa Lettera di Barnaba, che interpreta come prefigurazione della crocifissione di Gesù il numero 318 (in numerali greci ΤΙΗ), corrispondente al numero di uomini circoncisi da Abramo (Genesi 14:14): interpreta le lettere-numerali ΙΗ (18) come le lettere iniziali di ΙΗΣΟΥΣ, Iesus, e la lettera-numerale Τ (300) come prefigurazione della Croce: "Poiché la croce è raffigurata nel tau che doveva comportare la grazia, aggiunge anche trecento. Indica Gesù nelle due prime lettere e la croce nell'altra"[218] (ὅτι δὲ ὁ σταυρὸς ἐν τῷ ταῦ ἤμελλεν ἔχειν τὴν χάριν, λέγει καὶ τοὺς τριακοσίους. δηλοῖ οὖν τὸν μὲν Ἰησοῦν ἐν τοῖς δυσὶν γράμμασιν, καὶ ἐν τῷ ἑνὶ τὸν σταυρόν)[219]
  • Clemente Alessandrino dà la stessa interpretazione della cifra 318 (ΤΙΗ), riferendosi alla croce di Gesù con l'espressione "il segno del Signore" (τὸ κυριακὸν σημεῖον).[220]
Illustrazione di Giusto Lipsio della frase di Giustino: "La figura dell'uomo ... la forma della croce"
  • Per Giustino martire, filosofo cristiano, lo σταυρός di Gesù aveva forma di croce e osserva che la figura della croce di Gesù si vede in tanti oggetti[221], come nell'agnello [della pasqua giudaica] arrostito[222].

John Granger Cook osserva: «Dato che è dimostrabile che σταυρός poteva avere il senso di croce a partire dal periodo del Nuovo Testamento, nessun motivo travolgente esiste per dubitare che tale senso crociforme si trovava in alcuni testi già prima del Nuovo Testamento».[223]

I primi cristiani latinofoni[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi secoli anche nell'ambiente di lingua latina lo strumento dell'esecuzione di Gesù era considerato una croce, non il singolo palo verticale senza traversa della tesi dei Testimoni di Geova. I pagani chiamavano i cristiani adoratori della croce, come informa Tertulliano, uno dei primi scrittori cristiani di lingua latina, il quale precisa che un legno piantato in posizione verticale è parte di una croce, non una croce intera.[224]

Dipinto catacombale di Roma (le cui origini sono del II, III secolo[225], Noé in postura di preghiera

I cristiani interpretavano l'usanza di pregare a braccia estese come una figura della croce di Cristo.[226] Tertulliano vedeva un riflesso di questa maniera di pregare negli uccelli che, come egli diceva, si elevano al cielo e al posto di mani estendono la croce delle ali.[227] Dei cristiani dice nella stessa opera sua: "noi non solo eleviamo le mani ma anche le estendiamo, e nell'imitare la passione del Signore e nel pregare confessiamo Cristo".[228]

Secondo Naphthali Wieder, è stato proprio perché i cristiani interpretavano la preghiera a braccia estese come riferimento alla crocifissione del Messia che i giudei abbandonarono questa postura di preghiera precedentemente tradizionale nella liturgia ebraica.[229]

Tertulliano informa che per tradizione i cristiani si segnavano ripetutamente la fronte con il segno della croce:[230] "Quando entriamo od usciamo, quando ci vestiamo o ci calziamo i sandali, quando facciamo il bagno o ci mettiamo a tavola o quando accendiamo una candela, quando andiamo a dormire o a sederci, qualunque lavoro intraprendiamo, ci segniamo la fronte con il segno".[231] E nello stesso contesto indica che il segno di cui parla è quello della croce: "Tutti i fedeli marcati con quel segno del quale Ezechiele parlò dicendo 'Il Signore mi dice: Passa nel mezzo della porta, nel mezzo di Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini'. Infatti la lettera greca tau, la nostra lettera T, è l'immagine della croce che il profeta presagiò che noi portiamo sulla fronte".[232][233]

L'universalità dell'usanza cristiana di tracciarsi sulla fronte il segno della croce, usanza non limitata alla sola provincia romana di Africa, dove viveva Tertulliano, è dimostrata dal fatto che anche l'egiziano Origene, di solo una trentina di anni più giovane di Tertulliano, interpreta similmente lo stesso passo del Libro di Ezechiele, con la differenza di vedere nel segno sulla fronte un riferimento non alla lettera greca tau ma alla tau dell'alfabeto ebraico, che in passato aveva la forma di croce. In esso egli pure vede una profezia dell'usanza dei cristiani di segnarsi la fronte con una croce all'inizio delle attività, particolarmente delle preghiere e delle letture sacre.[234]

Testimonianze archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 la BBC produsse un documentario basato su uno scheletro, trovato nel 1968, di un uomo crocifisso, che secondo le ricostruzioni sarebbe stato posizionato con gli avambracci stesi in alto e inchiodati al di sopra dei polsi ad un palo orizzontale attaccato a un altro verticale e con le gambe piegate di fianco. Secondo il professore di religione dell'università di Duke, Mark Goodacre, "i romani crocifiggevano le persone in diversi modi, e questo era uno dei più diffusi ed efficaci".[235][236][237]

Graffito di Alessameno probabilmente del III secolo[238]

Graffiti[modifica | modifica wikitesto]

A sostegno della croce a due pezzi, il graffito di Alessameno, trovato sul Palatino a Roma nel 1857 negli scavi del Paedagogium,[239] rappresenta un uomo con la testa d'asino posto su una croce e sotto delle scritte in greco. Il graffito è datato all'inizio del III secolo d.C., quindi circa 200 anni dopo la morte di Gesù,[240][241][242][243] quando ancora si usava la crocifissione nelle esecuzioni capitali romane, e un secolo prima di quello del regno di Costantino I. Un altro graffito conosciuto come il Graffito di Pozzuoli, scoperto nel 1959[244][245] datato secondo alcuni al I secolo[246], mentre secondo altri all'inizio del II secolo[247][248], raffigura una crocifissione su una croce a due bracci.
Altri studiosi come John Denham Parsons e Raymond E. Brown hanno opinioni diverse su questo tipo di "prove" archeologiche. John Denham Parsons fa rilevare che la testa del graffito «è molto più simile a quella di uno sciacallo che a quella di un asino, e pare sia stata la raffigurazione del dio egizio Anubi, che si è trovato spesso nei resti del passato raffigurato con la testa di sciacallo, con mani umane distese, e con arti posteriori e piedi umani, esattamente come in questo graffito»[249]; Raymond E. Brown invece ritiene che il graffito di Alessameno rappresenti un asino crocifisso per prendersi gioco del Dio adorato dai cristiani», «apparentemente riutilizza ciò che potrebbe essere stata una forma usuale di derisione diretta ad un pretendente reale»)[250]. Brown infatti nella sua principale opera sulla passione di Gesù, La morte del Messia, rileva che tale graffito insieme ad altri reperti «non hanno cosa alcuna da insegnarci circa il modo in cui Gesù fu crocifisso» poiché non rappresentano necessariamente il supplizio Gesù: «l'oggetto cruciforme di Ercolano [...] lo schema del Sator a Pompei [...] i segni "più" sugli ossari giudaici [...] la croce palmirena»[251] dovuta alla «tendenza degli archeologi del passato ad identificare come cristiana qualsiasi cosa che anche lontanamente assomigliasse ad una croce»[252].

Staurogrammi[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di staurogramma nelle catacombe dell'anno 200 AD

Si menziona anche lo staurogramma (⳨): in due papiri: il Papiro 66 e il Papiro 75 datati 200 d.C., il termine stauròs si presenta in una forma dove le lettere greche Τ (tau) e Ρ (rho) sono unite proprio per formare una croce.[253][254][255][256] Si trova anche, di nuovo in relazione alla crocifissione di Gesù, nel Papiro 45 datato 250 d.C. Nel 2006 Larry Hurtado ha osservato che è probabile che i cristiani vedevano nello staurogramma una rappresentazione visiva della crocifissione di Gesù: della croce per mezzo della tau e della testa del crocifisso per mezzo della parte rotonda della rho.[253] Nel 2008 David L. Balch è dello stesso avviso, aggiungendo altri papiri con lo stesso segno dello staurogramma (Papiro 46, Papiro 80 e Papiro 91) e dichiarando: "Lo staurogramma costituisce un'enfasi artistica da parte dei cristiani sulla croce nel contesto della primitiva tradizione testuale", e che in esso "si uniscono l'arte e il testo per dare enfasi al Christus crucifixus".[254] Nel 2015 Dieter T. Roth ha individuato lo staurogramma anche in ulteriori papiri e in altre parti degli stessi papiri, dove in passato non erano stati rilevati.[255] Nello stesso anno 2015, Bruce W. Longenecker ha attirato l'attenzione non solo sullo staurogramma ma anche su altri artefatti che, a suo giudizio, illustrano come, molto prima di Costantino, i cristiani adoperavano la croce come simbolo visivo della loro fede.[257] Già prima del 2015, in un articolo pubblicato sull'Osservatore Romano del 20 novembre 2009, Carlo Carletti notava che, mentre "è soltanto nel corso della età costantiniana [IV secolo] che inizia a svilupparsi una vera e propria pratica diffusa e largamente condivisa di segni cruciformi grafico-figurali immediatamente riconducibili alla sfera cristologica", e questo a causa della "istintiva ripulsa delle prime comunità [cristiane] ad accogliere tra i suoi segni identitari, quello che ancora nei primi tre secoli rappresentava il più infamante e ignominioso dei supplizi, riservato agli schiavi e agli stranieri", la documentazione epigrafica ha trovato qualche esempio più antico. Carletti cita l'esempio di una crux commissa (a T) messa fra le due prime lettere (le lettere iniziali del nome di Gesù Cristo) della parola greca ΙΧΘΥΣ, acronimo delle cinque parole ησοῦς Χριστὸς Θεoῦ Υἱὸς Σωτήρ (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), in un'iscrizione dell'anno 200 circa. E nelle catacombe di Roma si trovano iscrizioni del III secolo, nelle quali una croce accompagna o perfino è inserita nel nome del defunto. Il tempo di Costantino era segnato dalla "pubblica diffusione dei signa Christi", soprattutto la chi-rho (☧) ma anche lo staurogramma (⳨). Dopo l'epoca costantiniana poi, nelle iscrizioni, diverse forme della croce "rientrano in uso intorno al V secolo e progressivamente marginalizzano le forme cristologiche monogrammatiche precedentemente predominanti".[258].

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

La parola ξύλον si applica a qualsiasi oggetto di legno, anche se composto di più parti e più complesso di una croce, soprattutto se la traversa, il patibulum, era removibile e veniva attaccata solo per la durata di una crocifissione, possibilità contemplata, per esempio, da Hermann Fulda.[259] Si usò la parola perfino riguardo al Cavallo di Troia,[260] dentro il quale si nascosero i più valenti guerrieri greci e che era perciò tutt'altro che un solo palo. Però, dove il Nuovo Testamento applica tale parola a quello su cui Gesù morì[261], i Testimoni di Geova la traducono, né con la versione letterale "legno" (corrispondente al termine latino lignum della Vulgata) né con il termine "croce" (corrispondente all'interpretazione dell'autore della Lettera di Barnaba, Giustino e Ireneo di Lione, che consideravano l'oggetto una croce con traversa), ma sempre con "palo" (corrispondente alla propria interpretazione). Il fatto che, anche nel contesto di un'esecuzione, la parola greca ξύλον, al singolare, poteva essere applicata a qualcosa di più complicato di un semplice palo, si vede dal testo della versione greca (Septuaginta) di Giosuè 8:29, che dice che il re di Ai fu appeso ἐπὶ ξύλου διδύμου (epi xylou didymou), vale a dire, "in un legno doppio"[262].

Secondo le opere standard di consultazione, la parola σταυρός, che nel greco pre-classico e classico si applicava a dei pali conficcati in terra per difesa o per servire da fondamento ad un costruzione, era usata, nel periodo post-classico (lingua koinè), anche di uno strumento di esecuzione.[205][263][264] Paul Wilhelm Schmidt, sulla base dell'affermazione del vescovo Eustazio di Tessalonica (1110 circa – 1194) che nel greco pre-classico di Omero σταυρός (al plurale) significava πάντα τὰ ἑστῶτα ξύλα (ogni legno in posizione eretta), dice che "σταυρός significa ogni palo o tronco d'albero in posizione eretta" e cita il passo dellˊOdissea al quale si riferiva Eustazio e che riguarda la costruzione di una palizzata.[40] I Testimoni di Geova, nel commentare una statua di epoca ellenistica che rappresenta Marsia legato ad un albero in attesa di essere scorticato vivo, sostengono che la stessa parola era applicata anche ad un albero e dichiarono che tale statua "illustra il vero significato col quale si usavano nelle Scritture Greche le parole stauros e xylon in riferimento all’esecuzione di Cristo".[75][265]

La casa editrice Le Monnier protestò contro il modo di agire dei Testimoni di Geova nel citare il dizionario Liddell-Scott con omissioni che ne altererebbero la sostanza: si tratta della soppressione del termine "la Croce", riportato nel dizionario fra le accezioni possibili della parola greca ξύλον, e omesso nella citazione dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova hanno risposto rivendicando la correttezza della citazione sia dal punto di vista editoriale che legale e sottolineando come l'accezione "la Croce" sia secondaria e perciò di natura interpretativa rispetto ai termini primari inclusi.[266][267] Il termine "la Croce" appare nelle versioni posteriori al 1985.

A sostegno del significato originale del termine stauròs i Testimoni di Geova citano la voce "cross, crucify" di The Imperial Bible-Dictionary in cui si dichiara che "la parola greca per croce, [stauròs], significava propriamente un palo verticale, o un elemento di una palizzata, a cui si poteva appendere qualsiasi cosa, o che si poteva usare per recintare un appezzamento di terra (…) Anche tra i Romani la crux (da cui deriva la nostra croce) pare fosse in origine un palo verticale".[268] Secondo la stessa fonte, già a partire dall'inizio del suo uso come strumento di supplizio,[269] e in particolare quando si scrivevano i vangeli,[270] si aggiungeva comunemente un braccio trasversale, anche se non sempre. Il Bible-Dictionary cita Seneca, che nel I secolo menziona tre modalità di crocifissione allora in uso. La fonte aggiunge che allora erano in uso croci di tre forme diverse: a T (forma che, secondo il Bible-Dictionary, i primi scrittori cristiani e Luciano di Samosata attribuivano alla croce da esecuzione); ad X; e a . Il Bible-Dictionary dice inoltre che quest'ultima forma risulta essere la più comune ed era, secondo "la voce generale della tradizione", la forma della croce di Gesù, ma non c'è nulla nella narrativa evangelica che aiuti a determinare che la forma sia stata questa piuttosto che una delle due altre forme.[271]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gv 19:17; 19:25
  2. ^ Mt 27:32
  3. ^ Mc 15:32; 15:46
  4. ^ Lc 23:26; 23:53
  5. ^ At 5:30; 10:39; 13:29
  6. ^ Gal 3:13
  7. ^ 1 Pt 2:24
  8. ^ a b c d Appendice, "palo di tortura", in Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, large, New York, Watch Tower, 1987, p. 1579.
  9. ^ cróce, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  10. ^ Il sacerdote nella celebrazione del Triduo Pasquale, su vatican.va. URL consultato il 18 agosto 2017.
  11. ^ Oggi si celebra l'esaltazione della Santa Croce, le cose da sapere, su famigliacristiana.it. URL consultato il 18 agosto 2017.
  12. ^ Perché i Testimoni di Geova non usano la croce?, su jw.org. URL consultato il 18 agosto 2017.
  13. ^ Il punto di vista biblico. È giusto usare le icone nel culto?, su wol.jw.org. URL consultato il 18 agosto 2017.
  14. ^ (DE) Hermann Fulda, Das Kreuz und die Kreuzigung (La croce e la crocifissione), 1878, Tab. I p. 109.
  15. ^ Hermann Fulda, in La Storia della croce, da simbolo pagano fallico dello hieros gamos, a emblema del cristianesimo, pag.378, Azzurra7 editrice, Gardigiano di Scorzè, 2014, ISBN 978-88-88907-34-5.
  16. ^ Fu nel 1931 che La Torre di Guarda, allora quindicinale, riportò per l'ultima volta il simbolo di una croce e una corona ancora nell'edizione del 1° ottobre del 1931. L'edizione seguente, quella del 15 ottobre 1931 non riportava più i due simboli
  17. ^ Paragrafo: Il suo [di Gesù Cristo] ruolo vitale nel proposito di Dio: «Per l'importantissimo ruolo che ha nel proposito di Dio, Gesù poté giustamente e senza esagerazione dire: 'Io sono la via e la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me'. — Gv 14:6» - Perspicacia nello studio delle Scritture, volume 1, pag. 1068, 1988, Watch Tower, New York
  18. ^ Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. 1, New York, Watch Tower, 1988, p. 1069.
    «Per immeritata benignità del Padre, Cristo Gesù depose la sua perfetta vita umana in sacrificio. Questo rese possibile che i suoi eletti seguaci fossero uniti con lui nel suo Regno celeste e inoltre che ci fossero sudditi terreni del suo Regno.».
  19. ^ Westcott e Hort, p.359
  20. ^ Nestle-AlandGiovanni 19:17
  21. ^ Trad. del nuovo MondoGiovanni 19
  22. ^ Una pubblicazione dei Testimoni di Geova: Accertatevi di ogni cosa (alla parola: croce) asserisce: Croce (Ga, PIB, VR, Di) traduce la parola greca stau·ros′, che denota, "primariamente, un palo diritto. Su di essi erano inchiodati i malfattori per l'esecuzione". (Expository Dictionary of New Testament Words, Londra, Inghilterra, 1962; W. E. Vine, Vol. I, p. 256) Il verbo greco stau·ro′o ("crocifiggere" – Gv 19:15) significava "cingere di pali" come una palizzata, o "legare o affiggere a un palo", "mettere al palo". La parola greca xy′lon, che significa "albero o palo" o "un pezzo di legno", è pure usata in riferimento allo strumento usato per mettere a morte Gesù. (Atti 5:30; 10:39; 13:29) La parola ebraica ʽets, che significa "palo" o "albero, legno, trave, bastone", è usata in Deuteronomio 21:22, 23, che Paolo cita in Galati 3:13 riferendosi al mezzo della morte di Gesù.
  23. ^ «L'uso della croce come oggetto di devozione è idolatria * Eso. 20:4, 5 “Non ti devi fare immagine scolpita né forma simile ad alcuna cosa che è su nei cieli o che è giù sulla terra o che è nelle acque sotto la terra. Non devi inchinarti a loro né essere indotto a servirle”.* 1 Giov. 5:21 "Figliuoletti, guardatevi dagli idoli"» - Accertatevi di ogni cosa, p. 128, 1974, Watch Tower, New York
  24. ^ Croce – Ragioniamo facendo uso delle Scritture, su wol.jw.org, BIBLIOTECA ONLINE Watchtower, 1985, p. 88. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  25. ^ Perspicacia nello Studio delle Scritture - Volume II - Palo Sacro p. 474
  26. ^ «Il termine ebraico ʿasheràh (pl. ʿasherīm) si pensa indichi (1) un palo sacro rappresentante Asheràh, dea cananea della fertilità (Gdc 6:25, 26), e (2) la dea Asheràh stessa (2Re 13:6, nt.). Tuttavia non sempre è possibile determinare se un particolare versetto sia da riferirsi all'oggetto idolatrico o alla dea. Alcune traduzioni moderne della Bibbia rendono il termine originale "palo sacro", ma lo traslitterano quando sembra che voglia indicare la dea. (AT, BJ) Altre non fanno una distinzione, ma si limitano a traslitterare la parola ebraica (RS) o la traducono invariabilmente "palo sacro". (NM) Nelle traduzioni bibliche più vecchie il termine ebraico è di solito reso "bosco". (Di) Ma in versetti come Giudici 3:7 e 2 Re 23:6 questa traduzione è impropria, dal momento che si parla di servire i "boschi" e di portar via il "bosco" dal tempio di Gerusalemme. — Di» - Perspicacia nello Studio delle Scritture - Volume II - Palo Sacro p. 474
  27. ^ a b c d Cross — Watchtower ONLINE LIBRARY, su wol.jw.org. URL consultato il 17 marzo 2016.
  28. ^ (EN) George Smith Tyack, The Cross in Ritual, Architecture, and Art, Londra, 1900.
  29. ^ Tyack, p. 1.
  30. ^ (EN) John Garnier, The Worship of the Dead, Londra, 1904, p. 204.
  31. ^ (EN) H. Cutner, A Short History of Sex-Worship, Londra, 1940, pp. 16-17.
  32. ^ Encyclopædia Britannica, vol. 6, 1946, p. 753.
  33. ^ (EN) W.E. Vine, Cross - Crucify, in Vine's Expository Dictionary of New Testament Words, I, ristampa del 1966, p. 256. URL consultato il 17 marzo 2016.
  34. ^ The Cross and the Crucifixion. - Appendice 162 alla Companion Bible, su levendwater.org. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  35. ^ Egitto, Egiziani (Dei e Dee), in Perspicacia nello Studio delle Scritture, I, p. 787.
    «Fra queste la più popolare era la triade o trinità formata da Osiride, Iside (sua moglie) e Horus (suo figlio). C'erano poi le divinità "cosmiche" con a capo Ra, il dio-sole, che comprendevano dèi della luna, del cielo, dell'aria, della terra, del Nilo, ecc. A Tebe (la biblica No) il dio Amon era la divinità principale e in seguito gli fu accordato il titolo di "re degli dèi" col nome di Amon-Ra. (Ger 46:25) Durante le festività (Ger 46:17) gli dèi erano portati in processione per le vie della città. Quando ad esempio i sacerdoti portavano in processione l'immagine idolatrica di Ra, la gente faceva di tutto per essere presente, pensando così di acquistare merito. Convinti di assolvere col solo atto di presenza ogni dovere religioso, gli egiziani pensavano che Ra avesse a sua volta l'obbligo di concedere loro prosperità. Si rivolgevano a lui solo per ottenere prosperità e benedizioni materiali, non chiedendo mai nulla di spirituale. Ci sono molte analogie fra i principali dèi d'Egitto e quelli di Babilonia, e tutto sembra indicare che l'Egitto abbia imitato e perpetuato divinità di origine babilonese.».
  36. ^ The Worship of the Dead, di John Garnier, Londra, 1904, p. 226
  37. ^ Lipsio - De cruci libri tres, Anversa 1629, p.19
  38. ^ a b c Svegliatevi! 8 maggio 1977 pp. 27-28
  39. ^ Svegliatevi!, 8 maggio 1977, pp. 27-28.
    «Si sono ritrovati oggetti fatti risalire al secondo secolo E.V. recanti questa figura insieme alla parola greca per pesce, ICHTHYS. Molti comprendono che questo sia un segno convenzionale dell'espressione greca Iesous CHristòs THou Yiòs Sotér, che significa "Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore". Il pesce è veramente un simbolo cristiano? Secondo l'Interpreter's Dictionary of the Bible: "nell'antico simbolismo pagano il pesce appare di frequente, spesso indipendentemente da scene acquatiche. "In tali casi", parrebbe avere un significato simbolico, rappresentando possibilmente divinità, potere, fecondità, ecc.". La stessa pubblicazione osserva inoltre che certi Giudei adottarono il simbolo del pesce da usanze religiose pagane, e aggiunge: "È probabile che le considerazioni menzionate [a questo riguardo] spieghino in parte la comparsa del pesce nelle rappresentazioni artistiche delle catacombe cristiane più antiche. Quanto presto la parola greca per "pesce" (ichthys) fosse interpretata come un segno convenzionale di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore [...] non sappiamo; ma una volta fatta questa identificazione, il pesce divenne un regolare simbolo cristiano"». Però la Bibbia non addita nessun simbolo visibile del cristianesimo».
  40. ^ a b Vedi P. W. Schmidt nella sua opera Die Geschichte Jesu (La storia di Gesù), p. 386
  41. ^ a b Redattori dell'Encyclopaedia Britannica, Letter of Barnabas, su britannica.com. URL consultato il 20 ottobre 2017.
    «the writing dates possibly from as late as AD 130».
  42. ^ Epistle of Barnabas - Date, su newadvent.org. URL consultato il 22 ago 2017.
  43. ^ La Torre di Guardia, New York, Watch Tower, 15 marzo 2013, pp. 27-28.
    «Successivamente l'apostasia iniziò a corrompere la primitiva congregazione cristiana, in particolare dopo la morte degli apostoli (2 Tess. 2:3-7)».
  44. ^ Svegliatevi!, 22 ottobre 1994, p. 20.
    «Entro il 300 E.V. una versione corrotta del cristianesimo si era diffusa in tutto l'impero romano. Questa corruzione, un allontanamento dalla vera adorazione, era stata predetta. (2 Tessalonicesi 2:3-10) Si verificò una vera e propria apostasia. Durant spiega: "Il cristianesimo non distrusse il paganesimo: lo adottò" - Durant, 1957».
  45. ^ W. E. Vine, Expository Dictionary of New Testament Words, I, Londra, 1962, p. 256.
  46. ^ Croce, su wol.jw.org. URL consultato il 15 ottobre 2017.
  47. ^ Will Durant, Storia della Civiltà, traduzione di A. Mattioli, Parte III, Cesare e Cristo, Milano, Mondadori, 1957, p. 753.
  48. ^ La Torre di Guardia, 15 gennaio 2012, pp 4-8
  49. ^ La Torre di Guardia, 1º febbraio 1982, pp. 12-15
  50. ^ Gérard Rossé, "«Maledizione di Dio l'appesso sul legno». Questioni attorno a Dt 21,22-23" in Sophia IV (2012-1), p. 37
  51. ^ New World Translation of the Holy Scriptures: Deuteronomy 21
  52. ^ a b Trad. del nuovo MondoDeuteronomio 21:22,23
  53. ^ Trad. del nuovo MondoEsdra 6:11
  54. ^ Matteo 10:38, 16:24, 27:32, 27:40, 27:42; Marco 8:34, 15:21, 15:30, 15,32; Luca 9:23, 14:27, 23:26; Giovanni 19:17, 19:19, 19:25, 19:31; 1 Corinti 1:17, 1:18; Galati 5:11, 6:12, 6:14; Efesini 2:16; Filippesi 2:8, 3:18; Colossesi 1:20, 2:14; Ebrei 12:2.
  55. ^ Matteo 20:19, 23:24, 26:2, 27:22, 27:23, 27:26, 27:31, 27:35, 27:38, 28:5; Marco 15:13, 15:14, 15:15, 15:20, 15:24, 15:25, 15:27, 16:6; Luca 23:21 (2 volte), 23:23, 23:33, 24:7, 24:20; Giovanni 19:6 (3 volte), 19:10, 19:15(2 volte), 19:16, 19:18, 19:20, 19:23, 19:41; Atti 2:36, 4:10; 2 Corinti 1:13, 1:23, 2:2, 2:8, 13:4; Galati 3:1, 5:24, 6:14; Rivelazione 11:8.
  56. ^ a b Palo di tortura, in Perspicacia nello Studio delle Scritture, vol. 2, New York, Watch Tower, 1988, p. 472.
  57. ^ Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Genesi 2
  58. ^ Perché i veri cristiani non usano la croce nell'adorazione? | Cosa insegna la Bibbia, su JW.ORG. URL consultato il 15 marzo 2016.
  59. ^ a b Croce o Palo? Su quale mezzo morì Gesù?, su tdgonline.altervista.org. URL consultato il 15 0ttobre 2017.
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    « Un'argomentazione frequentemente citata a favore della traduzione di stauros come croce [con traversa] è che al tempo di Gesù e della stesura dei Vangeli, la parola stauros aveva già assunto il significato di croce, e non identificava più un semplice palo verticale come accadeva in origine »

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  219. ^ Testo originale
  220. ^ Stromateis VI, 11; traduzione inglese
  221. ^ San Giustino, Apologia prima, LV, 3–4 (versione italiana; θάλασσα μὲν γὰρ οὐ τέμνεται, ἢν μὴ τοῦτο τὸ τρόπαιον, ὃ καλεῖται ἰστίον, ἐν τῇ νηῒ σῶον μείνῃ. γῆ δὲ οὐκ ἀροῦται ἄνευ αὐτοῦ· σκαπανεῖς δὲ τὴν ἐργασίαν οὐ ποιοῦνται, oὐδὲ βανασουργοὶ ὁμοίως εἰ μὴ διὰ τῶν τὸ σχῆμα τοῦτο ἐχόντων ἐργαλείων. Τὸ δὲ ἀνθρώπινον σχῆμα οὐδενὶ ἄλλῳ τῶν ἀλόγων ζώων διαφέρει, ἢ τῷ ὀρθόν τε εἶναι, καὶ ἔκτασιν τῶν χειρῶν, καὶ ἐν τῷ προσώπῳ ἀπὸ τοῦ μετωπίου τεταγμένον τὸν λεγόμενον μυξωτῆρα φέρειν, δι' οὗ ἥ τε ἀναπνοή ἐστι τῷ ζώῳ, κσὶ οὐδὲν ἄλλο δείκνυσιν ἢ το σχῆμα τοῦ σταυροῦ (originale in PG 6:412)
  222. ^ Giustino, Dialogo con Trifone (PDF), XL, 3.
    «Il mare non si fende, se questo trofeo, col nome di vela, non rimane integro sulla nave. E la terra non è arata senza di esso. Gli zappatori non compiono il loro lavoro - e così i meccanici -, se non hanno arnesi di questa forma. La figura dell'uomo non differisce in nulla da quella degli esseri irrazionali, se non nella posizione eretta, nell'avere mani estensibili e nel fatto di portare sul volto, prominente sotto la fronte, quello che si chiama naso, per mezzo del quale l'essere vivente respira: e questo non mostra altro che la forma della croce. Καὶ τὸ κελευσθὲν πρόβατον ἐκεῖνο ὀπτὸν ὅλον γίνεσθαι τοῦ πάθους τοῦ σταυροῦ, δι' οὗ πάσχειν ἔμελλεν ὁ Χριστός, σύμβολον ἦν. Τὸ γὰρ ὀπτώμενον πρόβατον σχηματιζόμενον ὁμοίως τῷ σχήματι τοῦ σταυροῦ ὀπτᾶται· εἷς γὰρ ὄρθως ὀβελίσκος διαπερονᾶται ἀπὸ τῶν κατωτάτω μερῶν μέχρι τῆς κεφαλῆς, καὶ εἷς πάλιν κατὰ τὸ μετάφρενον, ᾧ προσαρτῶνται καὶ αἱ χεῖρες τοῦ προβάτου (testo originale.
  223. ^ John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World (Mohr Siebeck 2014), p. 6 ISBN 9783161531248
  224. ^ Apologetico, capitolo 16, 5–6: "Ma anche chi ci crede adoratori di una croce, sarà nostro correligionario. Quando si adora un legno, poco importa il suo aspetto, essendo la stessa la qualità della materia; poco importa la forma, quando proprio codesto legno sia il corpo di un dio. E tuttavia quanto poco si differenzia dal legno di una croce Pallade attica e Cerere faria, che senza figura si presentano, rozzo palo e legno informe! Parte di una croce è ogni legno, che piantato viene in posizione verticale. Noi, se mai, adoriamo un dio intero e completo"
  225. ^ Le catacombe cristiane, su vatican.va. URL consultato il 12 novembre 2017.)
  226. ^ Judith Couchman, The Mystery of the Cross: Bringing Ancient Christian Images to Life (InterVarsity Press 2010), p. 85
  227. ^ Quinti Florentis Tertulliani De Oratione (ad finem), su tertullian.org.
    «et aves nunc exsurgentes eriguntur ad caelum, et alarum crucem pro manibus expandunt et dicunt aliquid quod oratio videatur».
  228. ^ "manus […] nos vero non attollimus tantum sed etiam expandimus, et dominica passione modulantes, et orantes confitemur Christo"(De oratione, 14).
  229. ^ Uri Ehrlich, The Nonverbal Language of Prayer: A New Approach to Jewish Liturgy (Mohr Siebeck 2004), p. 117
  230. ^ Gaetano Passarelli, Perché venerare le icone? (Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2011), pp. 57–58
  231. ^ "Ad omnem progressum atque promotum, ad omnem aditum et exitum, ad uestitum, ad calciatum, ad lauacra, ad mensas, ad lumina, ad cubilia, ad sedilia, quacumque nos conuersatio exercet, frontem signaculo terimus" (De corona militis, 3).
  232. ^ "omnes fideles [...] signatos illa nota scilicet de qua Ezechiel: Dicit dominus ad me, Pertransi in medio portae in media Hierusalem, et da signum Tau in frontibus virorum. Ipsa est enim littera Graecorum Tau, nostra autem T, species crucis, quam portendebat futuram in frontibus nostris" (Adversus Marcionem III, 22).
  233. ^ Il passo del Libro di Ezechiele al quale si riferisce Tertulliano è Ezechiele 9:4–6.
  234. ^ Arche: A Collection of Patristic Studies By Jacobus Cornelis Maria van Winden
  235. ^ Il programma televiso della BBC si può guardare su youtube.com a /watch?v=zxGp7e5LgXU, dove la crocifissione di Gesù avviene a partire dal minuto 46.
  236. ^ (ES) Cadena SER, La 'otra' crucifixión de Jesús, in Cadena SER, 17 marzo 2008. URL consultato il 4 agosto 2017.
  237. ^ (EN) Jonathan Wynne-Jones, Why the BBC thinks Christ did not die this way, in The Telegraph, 16 marzo 2008. URL consultato il 6 agosto 2017. con disegno che mostra come la BBC presenta Gesù su una croce a T
  238. ^ Michael Green, Evangelism in the Early Church, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2004, p. 244
  239. ^ Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984, p. 158.
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  241. ^ (EN) Michael Green, Evangelism in the Early Church, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2004, p. 244.
  242. ^ (EN) David L. Balch, Carolyn Osiek, Early Christian Families in Context: An Interdisciplinary Dialogue, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2003, p. 103.
  243. ^ (EN) B. Hudson MacLean, An introduction to Greek epigraphy of the Hellenistic and Roman periods from Alexander the Great down to the reign of Constantine, University of Michigan Press, 2002, p. 208.
  244. ^ Uno dei primi esempi di crocifissione documentata
  245. ^ Ancient Crucifixion Images
  246. ^ Daniel Raffard de Brienne, Dizionario della Sindone (Effata Editrice IT, 1998), p. 38
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  252. ^ {{cita libro | nome=Raymond E. | cognome=Brown | titolo=La morte del Messia - Un commentario ai racconti della Passione nei quattro Vangeli, pag. 1065| anno=2016 | editore=Queriniana | città=Brescia | ISBN= 978-88-399-0408-9 }
  253. ^ a b Larry W. Hurtado, The Staurogram in Early Christian Manuscripts: the earliest visual reference to the crucified Jesus?, in Thomas Kraus titolo = New Testament Manuscripts (a cura di), Leiden, Brill, 2006, pp. 207–26, ISBN 978-90-04-14945-8.
  254. ^ a b David L. Balch, Roman Domestic Art and Early House Churches (Mohr Siebeck 2008), pp. 81–83
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  257. ^ Bruce W. Longenecker, The Cross Before Constantine: The Early Life of a Christian Symbol (Fortress Press 2015)
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  260. ^ [1]A Greek-English Lexicon, ξύλον
  261. ^ Atti 5:30, 10:39, 13:29; Galati 3:13; 1 Pietro 2:24
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  263. ^ Strong's Concordance
  264. ^ Thayer's Greek Lexicon
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  266. ^ Lorenzo Minuti, GRIS Roma, I testimoni di Geova non hanno la Bibbia - Ed. Coletti a San Pietro, ISBN 88-87129-00-2 pag 185-189
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  268. ^ Croce — BIBLIOTECA ONLINE Watchtower, su wol.jw.org. URL consultato il 19 novembre 2017.
  269. ^ "But from the time that it began to be used as an instrument of punishment, a transverse piece of wood was commonly added"
  270. ^ "about the period of the gospel age crucifixion was usually accomplished by suspending the criminal on a cross piece of wood"
  271. ^ The Imperial Bible-Dictionary, vol. I, pp. 376–377

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EL) Nestle-Aland, Novum Testamentum Graece, 28ª ed.. URL consultato il 27 febbraio 2016.
  • Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Testimoni di Geova, JW.org.
  • (EL) Brook F. Westcott e Fenton J. A. Hort, Greek New Testament (PDF), a cura di Maurice A. Robinson, Wake Forest, North Carolina, Southeastern Baptist Theological Seminary, 1995 [1881]. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  • Testo greco traslitterato di Giovanni 19:17 di Westcott e Hort e il corrispondente testo in inglese
  • Raymond Edward Brown, La morte del Messia - Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro Vangeli, Queriniana, Brescia 1999, 2016, ISBN 978-88-399-0408-9
  • Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti - Apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le Sacre Scritture, Carocci editore, Roma, 3a ristampa 2017, ISBN 978-88-430-6688-9
  • Scritti delle opere di John Denham Parsons, Henry Dana Ward, Mourant Brock ed Herman Fulda: La Storia della croce, da simbolo pagano fallico dello hieros gamos, a emblema del cristianesimo, Azzurra7 editrice, Gardigiano di Scorzè, 2014, ISBN 978-88-889-0734-5

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