Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Errori attribuiti alla Bibbia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli errori attribuiti alla Bibbia sono errori e imprecisioni (di tipo storico, geografico, scientifico) e discordanze tra vari passi rilevati da diversi autori nei libri della Bibbia. Le discordanze e la necessità di spiegarle hanno contribuito allo sviluppo della logica e della libertà di ricerca, soprattutto nell'età patristica e nel Medioevo.

Questi errori vengono interpretati in più modi. Ad esempio, alcuni autori non-credenti e non-cristiani considerano questi errori una conferma dell'ordinarietà di questi testi, sottolineando l'incompatibilità tra la pretesa ispirazione divina e le incoerenze ed erroneità che si rinvengono nei suoi contenuti.

Per la Chiesa cattolica, la Bibbia è considerata senza errore solo circa le verità fondamentali del messaggio teologico[1], mentre gli errori e le discordanze presenti sono legati al contesto culturale nel quale vivevano i diversi autori[2], oppure dovuti allo sviluppo redazionale[3] o all'evoluzione morale (per esempio, sterminio per i nemici nell'Antico Testamento, amore per i nemici nel Nuovo Testamento). Questo pensiero della Chiesa cattolica è frutto di un'evoluzione - dal considerare tutta la Bibbia verità letterale fino all'interpretare allegoricamente parte della stessa - nell'arco dei secoli, parallelamente al progredire della conoscenza scientifica e storica[4]. Ancora al giorno d'oggi, la stessa Chiesa cattolica, considera comunque come storici determinati passi biblici: riconosce, ad esempio, Adamo ed Eva come personaggi realmente vissuti - colpevoli del peccato originale e reali progenitori di tutta l'Umanità - come sostenuto sia nell’ enciclica di Pio XII "Humani Generis" del 1950[5] che nell'attuale Catechismo della Chiesa cattolica (Compendio del 2005, quesiti: 7[6], 75[7] e 76[8])[9].[10]

Alcune chiese protestanti fondamentaliste e denominazioni restaurazioniste come i Testimoni di Geova, sostengono l'infallibilità della Bibbia, la quale, secondo tali confessioni, sarebbe da considerarsi vera in ogni singola affermazione: le apparenti discordanze o errori si mostrerebbero, a un loro esame, inconsistenti, e facendo riferimento a ricerche storiche, archeologiche e alla stessa esegesi biblica, sono pronti a dimostrarlo.

I riferimenti biblici citati in questa voce enciclopedica sono tratti dalla versione della Bibbia CEI; si noterà come in varie occasioni questi non siano conformi alle altre traduzioni[11] ma, per armonizzare versioni contrastanti o passi incongruenti, introducano delle variazioni. In questi casi, sarà indicata in "Note" la variazione apportata dalla Bibbia CEI all'originale e i riferimenti alla versione presente nelle altre bibbie.

Errori comuni di traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Errori di traduzione
Passo biblico
(versione CEI)
Critica Note
In principio Dio creò il cielo e la terra. (Gen1,1) l'originale ebraico della Genesi dice "In principio della creazione di Dio del cielo e della terra", senza alcuna traccia di creazione dal nulla come suggerisce la traduzione italiana[12]. Il Testo Masoretico ebraico riporta il verbo bara' coniugato al perfetto ("in principio creò"), la lezione all'infinito ("in principio del creare") è possibile modificando la coniugazione del testo originario.[13]
Epiteto divino sabaoth tradotto con "degli eserciti" (1Sam17,45;Is6,1-3 et. al.) o "dell'universo". La Chiesa ha inventato la traduzione "Dio dell'universo", usata per esempio anche nel Santo della liturgia della messa, per nascondere L'originale senso guerriero dell'epiteto[14]. Il sostantivo saba', plurale sabaot, indica propriamente una milizia o esercito, ma indica anche "una grande moltitudine bene ordinata di cose o persone",[15] come le creature dell'universo (Gen2,1;Is34,4;40,26;45,12;Dt4,19;17,3;Ger33,22) e in particolare le stelle nella volta celeste, da cui la traduzione sabaoth = "dell'universo". La traduzione dell'universo è presente esclusivamente nel Santo; in tutti gli altri passi biblici in cui l'espressione ricorre, la Bibbia CEI e le principali traduzioni italiane traducono con degli eserciti.

Per quanto riguarda i Vangeli, un'ipotesi comunemente accettata, la cosiddetta priorità aramaica, vuole che la prima redazione del Vangelo di Matteo sia stata composta in aramaico. Poiché i testi che ci sono arrivati sono in greco è possibile che contengano errori di traduzione dalla lingua originale. Alcuni esegeti, tra cui gli studiosi della scuola esegetica di Madrid, si sono proposti di ricercare tali possibili errori per tentare di risolvere le ambiguità e le apparenti contraddizioni che si presentano nel testo greco dei Vangeli.

Errori scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Nei vari libri biblici si trovano alcuni esempi di concezioni scientifiche diffuse e condivise nell'antichità ma in contrasto con l'attuale sapere scientifico moderno.

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Errori scientifici nell'Antico Testamento
Passo biblico
(versione CEI)
Critica Note
Protostoria biblica: creazione in sei giorni; uomo creato dalla terra; donna creata dalla costola; peccato originale; diluvio; lingue differenziate per torre di Babele; età secolari dei primi uomini (Gen1-11) Assoluta discordanza col sapere scientifico moderno. Anche volendo ritenere come allegorico il procedere della creazione, vi sono comunque profonde e significative divergenze con la scienza, come: l'apparizione delle piante prima del Sole, degli uccelli prima dei rettili, l'apparire istantaneo e indipendente di varie specie, la creazione del Sole dopo il susseguirsi dei giorni.[16] Secondo la Pontificia Commissione Biblica, il genere letterario della prima parte della Genesi non è storico-scientifico ma teologico, descrivente in maniera mitica, secondo le conoscenze dell'epoca, la progressiva corruzione del creato originariamente perfetto[17]. L'attuale Catechismo della Chiesa cattolica riconosce, comunque, Adamo ed Eva come personaggi realmente vissuti, colpevoli del peccato originale e reali progenitori di tutta l'Umanità, come meglio precisato nei riquadri sottostanti. Anche il personaggio di Noè, di cui si parla nella prima parte della Genesi, viene citato nell' attuale Catechismo della Chiesa cattolica, come meglio evidenziato nella storia del Diluvio universale sotto la sezione Discordanze interne alla Bibbia nell' Antico Testamento. [18]
Adamo ed Eva sono i progenitori di tutto il genere umano sul pianeta Terra:

[...] Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». [...] (Gen1-5)

Discordanza con le attuali conoscenze scientifiche. Ancora oggi la Chiesa cattolica riconosce Adamo ed Eva come personaggi realmente vissuti - colpevoli del peccato originale e reali progenitori di tutta l'Umanità - sia nell’ enciclica di Pio XII "Humani Generis" (“Del Genere Umano”) del 1950[19] che nel Catechismo della Chiesa cattolica (Compendio del 2005, quesiti: 7[20], 75[21] e 76[22]).[23]

Adamo[24] ed Eva[25], si segnalano anche come santi (e con un richiamo al Martirologio Romano, per la data del 24 Dicembre).

Durata della vita, dei primi personaggi biblici, di circa novecento anni:

L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì. [...] L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì. [...] L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì. [...] L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì. [...] L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì. [...] L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì. [...] L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. [...] L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì. [...] L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì. (Gen5,5-32) Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. L'intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì. (Gen9,28-29)

Discordanza con le attuali conoscenze scientifiche. Anche altri personaggi, secondo la Bibbia, hanno avuto una vita di durata secolare, anche se inferiore a quelli citati. Ad esempio: Sem, 600 anni; Arpacsad, 438 anni; Selach, 433 anni; Eber, 464 anni; Peleg, 239 anni; Reu, 239 anni; Serug, 230 anni; Nacor, 148 anni; Terach, 205 anni (Gen11,10-32).
Vita-anima nel sangue (Gen9,4;Lv17,11.14); cuore o fegato o reni sede di intelligenza ed emozioni (Gn6,5;Lam2,11;Sal7,10...). La vita riguarda l'intero organismo; solo il cervello elabora intelligenza ed emozioni. Secondo vari esegeti e biblisti "sangue" è un vocabolo-simbolo per morte[26] e significa che se il sangue è separato dalla carne... la vita presente nella carne finirà.[27]
Giacobbe - esponendo alla vista degli animali, durante l'accoppiamento, rami intagliati a strisce - fa nascere animali striati, punteggiati e chiazzati:

Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere. Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati. [...] Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami. Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe. Egli si arricchì oltre misura (Gen30,37-43)

L'espediente usato da Giacobbe per truffare lo zio e suocero Labano (Gen30,31-36), non ha riscontri scientifici.
La somma degli oggetti d'oro e d'argento offerti per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme è di 5.400:

Allora si misero in cammino i capifamiglia di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti, quanti Dio aveva animato a tornare per ricostruire il tempio del Signore in Gerusalemme. Tutti i loro vicini li aiutarono validamente con oggetti d'argento e d'oro, con beni e bestiame e con oggetti preziosi, e inoltre quello che ciascuno offrì volontariamente. Anche il re Ciro fece trarre fuori gli arredi del tempio, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece trarre fuori per mano di Mitridate il tesoriere, che li consegnò a Sesbassar, principe di Giuda. Questo è il loro computo: Bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; coppe d'oro: trenta, coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri arredi: mille. Tutti gli oggetti d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassar li riportò da Babilonia a Gerusalemme, in occasione del ritorno degli esuli. (Esd1,5-11)

La somma è di 2.499 oggetti.[28] Nella Bibbia il numero "mille" non è raro che si usi anche per indicare un numero elevato e imprecisato di oggetti.[senza fonte]
La lepre è un ruminante:

la lepre, perché rumina, ma non ha l'unghia divisa, la considererete immonda; (Lv11,6)

La lepre non è un ruminante. Nel Testo Masoretico ebraico è definita ma'alat gherah, "facente salire il cibo mangiato", e viene accomunata ai ruminanti veri e propri per il movimento delle labbra[29].

Nel 1882 il francese Morot scoprì che i conigli reingeriscono fino al 90% del cibo che mangiano durante il giorno.[30][31] Tuttavia, il cibo reingerito dai leporidi non è rigurgitato, come avviene nei ruminanti (che sono dotati di quattro stomaci, a differenza dei leporidi che ne hanno uno solo), ma si tratta di cibo defecato e predigerito che viene nuovamente rimasticato e nuovamente degludito[32].

Gli insetti hanno quattro piedi:

Sarà per voi in abominio anche ogni insetto alato, che cammina su quattro piedi... potrete mangiare quelli che hanno due zampe sopra i piedi per saltare sulla terra (Lv11,20-23)

Gli insetti non hanno piedi e hanno sei zampe, non quattro Per le prime quattro zampe il Testo Masoretico ebraico parla di ragàl, piede, per mantenere una distinzione funzionale intraducibile nella lingua italiana. [senza fonte]
Balaam discute con la sua asina, che gli risponde:

Balaam quindi si alzò la mattina, sellò l'asina e se ne andò con i capi di Moab. [...] l'ira di Balaam si accese ed egli percosse l'asina con il bastone. Allora il Signore aprì la bocca all'asina ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?». Balaam rispose all'asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». L'asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». (Nm22,21-30)

Discordanza con le attuali conoscenze scientifiche.
Il Sole ruota attorno alla Terra, sistema geocentrico:

Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon». (Gs10,12)

Non è il Sole che si muove nel cielo ma è la terra che ruota su se stessa. La frase pronunciata da Giosuè riflette la convinzione geocentrica diffusa nell'antichità e viene riferita come tale. E, in ogni caso, Giosuè assume, come punto di riferimento del moto relativo, la terra.[senza fonte] . Fu proprio su questo versetto (Gios10,12) che la Chiesa basò il suo rifiuto dell'eliocentrismo e il processo del Sant' Uffizio a Galileo Galilei, che nell'atto di abiura[33] dovette riconoscere la correttezza biblica del geocentrismo.[34][35][36]
Il Tempio di Salomone era largo 20 cubiti e alto 120 cubiti:

Il vestibolo, che era di fronte al tempio nel senso della larghezza del tempio, era di venti cubiti; la sua altezza era di centoventi cubiti. Egli ricoprì l'interno di oro purissimo. (2Cro3,4) Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore, era lungo sessanta cubiti, largo venti, alto trenta. (1Re6,2)

Tali misure sono irreali: il Tempio di Salomone sarebbe così risultato largo circa 9 metri e alto circa 54 metri (come un attuale palazzo di 18 piani).[37] Inoltre, le misure delle due versioni - (2Cro3,4) e (1Re6,2) - non coincidono, come evidenziato anche in Discordanze interne alla Bibbia nell'Antico Testamento. Si noti, nelle varie sezioni, come i dati relativi al Tempio di Salomone siano talvolta inverosimili o contraddittori tra i vari passi. La stessa figura di Salomone - di cui si parla solo nella Bibbia - non è ritenuta storica da alcuni studiosi e anche quelli che la ritengono tale non pensano che la Bibbia riporti correttamente i fatti che lo riguardano, tra cui quelli in merito alla storicità della costruzione del suo Tempio. La Gerusalemme del X secolo a.c., inoltre, non era in grado di contenere edifici delle dimensioni supposte per tale Tempio, come anche confermato dalla ricerca archeologica. [38][39][40][41][42] [43]
Per cingere la vasca del Tempio di Gerusalemme - del diametro di 10 cubiti - era necessaria di una corda di 30 cubiti:

Fece la vasca di metallo fuso del diametro di dieci cubiti, rotonda, alta cinque cubiti; ci voleva una corda di trenta cubiti per cingerla (2Cr4:2)

Secondo un calcolo geometrico o facendo una misurazione, la corda avrebbe dovuto essere lunga almeno 31 cubiti, non 30. Il valore di Pi greco, che ha infiniti decimali, oggi viene spesso arrotondato a 3,14. Nell'antichità per la precisione richiesta dagli usi di allora era comune valutarlo pari a 3.[senza fonte]
Il Sole "retrocede" sulla scala della meridiana di dieci gradi:

Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull'orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso. (Is38,8)

Come per l'episodio in cui Giosuè ferma il Sole (Gios10,12), secondo la concezione biblica è la Terra ad essere ferma al centro dell'Universo. [44] L'episodio di Giosuè (Gios10,12) è meglio precisato più sopra, sempre in questa sezione.
Giona vive nel ventre di un pesce per tre giorni:

Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio [...]. E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull'asciutto. (Gion2,1-11)

Discordanza con le attuali conoscenze scientifiche. Giona, dopo essere stato rigettato dal pesce, si reca a Ninive.

Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Errori scientifici nel Nuovo Testamento
Passo biblico
(versione CEI)
Critica Note
La Terra è piatta; gli astri nel cielo cadono:

Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria (Mt4,8)
[Gesù disse:] «Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.»(Mt24,29)

Anche il Nuovo Testamento aderisce al modello cosmologico del Vecchio Testamento. La didascalia può essere attribuita alla visione cosmologica dell'autore, anche se sotto ispirazione divina.[senza fonte]
Il seme di senape è il più piccolo seme che esiste sulla Terra:

Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra». (Mc4,31-32)

Il seme di senape non è il più piccolo di tutti i semi e non lo era nemmeno ai tempi di Gesù. Inoltre, la pianta della senape - che appartiene alla famiglia delle Brassicaceae - è un cespuglio con ramificazioni molto sottili (e, contrariamente a quanto asserito, non "fa rami tanto grandi"). Infine, a differenza di quanto dichiarato nel versetto di Matteo ("quando viene seminato per terra"), la senape in Palestina non veniva coltivata ma cresceva spontaneamente allo stato selvatico. [45] Il seme di senape, a seconda della varietà, ha una grandezza che varia da 1 a 2,5 millimetri. Vi sono molti semi più piccoli di quello della senape. Ad esempio, il seme del salep (orchis ustulata, della sottofamiglia delle Orchidoideae) ha una grandezza di circa 0,4 millimetri: era presente in Medio Oriente già prima di Cristo e la sua pianta veniva usata sia per preparare una bevanda che come emolliente contro la diarrea dei bambini. Altri esempi di semi più piccoli della senape - che sono quasi polvere e si propagano col vento - sono quelli di: kalanchoe, chia, eragrostis tef, cactus. [46] [47]
L'epilessia è causata da possessione demoniaca:

Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua» [...] E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. [E Gesù disse:] «Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno».(Mt17,14-15.18.21)

L'epilessia è una malattia del sistema nervoso, non è causata dalla possessione demoniaca (come si credeva all'epoca di Gesù) e non può essere curata con un esorcismo. L'esegesi biblica non sostiene che ogni caso di epilessia fosse causato dal demonio, ma che lo fosse quel caso nello specifico. [senza fonte]
A Gesù sulla croce viene dato da bere con una spugna issata verso la sua bocca, imbevuta nell'aceto e posta sulla cima di un ramo di issopo:

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a un ramo d'issopo (vedi Note) e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. (Gv19,28-30)

L'issopo (Hyssopus officinalis L.) è una pianta della famiglia delle Lamiaceae diffusa anche nel bacino del Mediterraneo. Questa pianta, molto esile ed alta dai 20 ai 60 centimetri, non è assolutamente adatta - sia per la lunghezza che per la robustezza - a sorreggere una spugna imbevuta che viene portata verso l'alto. Anche in altri passi biblici viene, infatti, utilizzata solo come fosse un pennello, per aspergere un liquido (Ad esempio:"Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l'architrave e gli stipiti con il sangue del catino." (Es12,22) e "poi un uomo puro prenderà dell'issopo, lo intingerà nell'acqua e ne spruzzerà la tenda, tutti gli utensili, tutte le persone" (Nm19,18)). [48] La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare l'incongruenza, riporta in (Gv19,29) «in cima a una canna». La versione corretta è invece: «in cima a un ramo d'issopo»; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline [49], la Bible de Jérusalem[50] [51], la Bibbia Martini[52] e la Vulgata Sisto-Clementina[53] [54]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).
Alla morte di Gesù, il Sole si eclissò per tre ore:

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.(Lc23,44-46)

Le eclissi solari durano al massimo sette minuti e sono visibili da una porzione molto ridotta della superficie terrestre. Inoltre, in base ai calcoli astronomici non ci sono state (ne non sono state registrate) eclissi solari nel periodo in cui è avvenuta, approssimativamente, la morte di Gesù. Inoltre le eclissi non possono verificarsi in prossimità della Pasqua ebraica perché quest'ultima coincide col plenilunio, quindi la Luna è necessariamente dalla parte opposta della Terra rispetto al Sole e non può oscurare quest'ultimo. La parola usata da Luca tradotta come "eclissò" significa in realtà "nascondersi" nascondere", e nel NT questo sarebbe l'unico che si riferisce al sole[55].

Flegone testimonia un terremoto e un'oscurità improvvisa e prolungata in Medio Oriente nel 33 d.C. Il fenomeno poteva chiaramente essere di origine atmosferica, in quanto il termine usato in greco non implica una vera eclissi.[senza fonte] Con l'espressione "tutta la terra" si intende la Giudea[senza fonte], perché Gesù predicò il Vangelo solo in Israele. Inoltre, qui sole e buio assumono valore teologico.[senza fonte]

Errori storici e geografici[modifica | modifica wikitesto]

Nei libri propriamente storici (per esempio Vangeli, Libri di Samuele, Libri dei Re, Libri dei Maccabei, Libro di Esdra, Libro di Neemia) i racconti biblici raramente si trovano in discordanza con le testimonianze pervenuteci da altre fonti extra-bibliche[senza fonte]. Attualmente, comunque, la moderna ricerca archeologica e storica ha individuato varie discrepanze nella Bibbia, anche nei libri propriamente storici e nei Vangeli[56], sia interne che con fonti esterne. Molti studiosi pongono addirittura in dubbio la correttezza di eventi centrali quali, ad esempio, la presenza ebraica in Egitto e l'Esodo, la conquista di Canaan da parte di Giosuè, le vicende di Davide e Salomone (la Regina di Saba e il Tempio, per esempio), le Natività in Matteo e Luca, oltre che la figura storica di vari personaggi biblici. Le discordanze interne nella Bibbia[57], in merito al medesimo episodio, pongono poi ulteriori dubbi sulla veridicità dei fatti come vi sono narrati. [58]

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Errori storici e geografici nell'Antico Testamento
Passo biblico
(versione CEI)
Critica Note
Gli Ebrei vivono in Egitto per 400 anni (o 430, a seconda delle versioni nella stessa Bibbia), fino a quando Mosè li guida nell'esodo:

Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di quattrocentotrent'anni. Al termine dei quattrocentotrent'anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d'Egitto. (Es12,40-41) Allora il Signore disse ad Abram: «Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.» (Gen15,13)

Non vi è traccia, nei documenti egizi dell'età del Tardo Bronzo, di una tale imponente e duratura permanenza di Ebrei in Egitto. Molti storici ritengono non sia mai avvenuta[59][60][61][62]. L'esodo guidato da Mosè sarebbe stato effettuato da 603.550 maschi ed un numero imprecisato di donne (ma presumibilmente dello stesso ordine di grandezza) e bambini, secondo il censimento fatto dopo tale fuga (Nm2,32). Questo, secondo le stime degli storici, avrebbe di fatto dimezzato la popolazione dell'Egitto dell'epoca e anche di tale radicale avvenimento non vi è traccia storica. Va, inoltre, considerato che un numero così imponente di persone - circa due milioni, oltre a tutto il bestiame - non avrebbe potuto attraversare il Mar Rosso nell'arco di una sola notte (Es14,21-30). Occorre, infine, notare che gli Ebrei giunti in Egitto con Giuseppe e Giacobbe erano solo una settantina[63] e - nell'arco di 400 (o 430) anni[64] e quindi poco più di una dozzina di generazioni - non avrebbero potuto moltiplicarsi fino a raggiungere la popolazione milionaria che fuggì con Mosè.[65][66]
Giosuè e i suoi successori conquistano la terra di Canaan, grazie all'aiuto di Yahweh, con grandi e sanguinose vittorie militari sulle popolazioni ivi residenti:

Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, io ti metto in mano Gerico e il suo re. [...] Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città crollarono [...] Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città, dall'uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l'ariete e l'asino. (Gios6,2-21) [...] gli Israeliti si riversarono in massa in Ai e la colpirono a fil di spada. Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutti di Ai. Giosuè non ritirò la mano, che brandiva il giavellotto, finché non ebbero votato allo sterminio tutti gli abitanti di Ai. [...] Poi Giosuè incendiò Ai e ne fece una rovina per sempre, una desolazione fino ad oggi. (Gios8,24-28) Così Giosuè batté tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signore, Dio di Israele. (Gios10,40) I Cananei erano a oriente e a occidente, gli Amorrei, gli Hittiti, i Perizziti, i Gebusei erano sulle montagne e gli Evei erano al di sotto dell'Ermon nel paese di Mizpa. [...] Il Signore li mise in potere di Israele, che li batté e li inseguì [...] Li batterono fino a non lasciar loro neppure un superstite. Giosuè fece loro come gli aveva detto il Signore: tagliò i garretti ai loro cavalli e appiccò il fuoco ai loro carri. [...] Cazor era stata la capitale di tutti quei regni. Passò a fil di spada ogni essere vivente che era in essa, votandolo allo sterminio; non lasciò nessuno vivo e appiccò il fuoco a Cazor.(Gios11,3-11)

Per gli storici, verosimilmente, non vi è mai stata una conquista militare da parte degli Ebrei ma un graduale e pacifico inserimento, amalgamandosi con le popolazioni locali. Molti popoli vinti dagli Ebrei, citati nella Bibbia, non sono esistiti o non erano stanziati in quelle zone, mentre alcune città conquistate erano già abbandonate da secoli. Infine, quei territori erano sotto il controllo dell'Egitto, che non avrebbe certo permesso una guerra di invasione di un popolo esterno senza intervenire[59][60][67]. Tra le città citate nella Bibbia e oggetto di conquista degli Ebrei: Gerico era abbandonata, in rovina e senza mura, da circa quattro secoli; Ai era in rovina da circa mille anni; Cazor (Hazor), Afech, Lachis e Meghiddo caddero in seguito a un declino progressivo di centinaia di anni e a crisi interne. Tra i popoli vinti dagli ebrei nella conquista di Canaan, sempre citati nella Bibbia: Perizziti, Gebusei, Amorrei, Hiwiti, Girgashiti non sono mai esistiti; invece, gli Hittiti non si sono mai stabiliti in Palestina[59][60][68].
Yahweh garantisce a Davide una discendenza che regnerà per sempre su Israele:

Ma quella stessa notte questa parola del Signore fu rivolta a Natan: «Va' e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: [...] La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre». Natan parlò a Davide con tutte queste parole e secondo questa visione. (2Sam7,4-17) Non sapete forse che il Signore, Dio di Israele, ha concesso il regno a Davide su Israele per sempre, a lui e ai suoi figli con un'alleanza inviolabile? (2Cro13,5) Davide disse a Salomone: «Figlio mio, io avevo deciso di costruire un tempio al nome del Signore mio Dio. Ma mi fu rivolta questa parola del Signore: [...] Ecco ti nascerà un figlio, che sarà uomo di pace; io gli concederò la tranquillità da parte di tutti i suoi nemici che lo circondano. Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace e tranquillità a Israele. Egli costruirà un tempio al mio nome; egli sarà figlio per me e io sarò padre per lui. Stabilirò il trono del suo regno su Israele per sempre. (1Cr22,7-10)

Il regno, dopo Davide, si dividerà in due alla morte di Salomone nel 933 a.c.: il Regno di Israele a Nord finisce nel 722 a.c. sconfitto dagli Assiri e il Regno di Giuda a Sud è distrutto nel 587 a.c. dal re babilonese Nabucodonosor II, con la deportazione degli Ebrei in Babilonia. Infine, i Romani domeranno le rivolte ebraiche - distruggendo definitivamente il Tempio di Gerusalemme nel 70 d.c. - e provocheranno la successiva diaspora.
Giosafat è re di Israele:

I suoi fratelli, figli di Giòsafat, erano Azaria, Iechièl, Zaccaria, Azariau, Michele e Sefatia; tutti costoro erano figli di Giòsafat re di Israele. (2Cro21,2)

Giosafat fu re di Giuda e non di Israele. Questo viene confermato, tra gli altri, dallo stesso Secondo Libro dell Cronache (2Cro20,31-35).
Acaz è re di Israele:

Poiché il Signore aveva umiliato Giuda a causa di Acaz re di Israele (vedi Note) , che aveva fomentato l'immoralità in Giuda ed era stato infedele al Signore. (2Cro28,19)

Acaz fu re di Giuda e non di Israele. La Bibbia CEI riporta in (2Cro28,19) «re di Giuda». Le parole corrette sono invece: «re di Israele», versione sostenuta sia dalla bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline[69] e la Bible de Jérusalem[70] [71]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).[72]
Re Salmanassar deportò Tobi e la tribù di Neftali a Ninive:

Al tempo di Salmanàssar [nel testo Enemessar], re degli Assiri, egli [Tobi] fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a sud di Kades di Nèftali, nell'alta Galilea, sopra Aser, verso occidente, a nord di Sefet. Io, Tobi, passavo i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. (Tb1,2-3)[73]

Non fu Salmanassar V (726-722 a.C.) a deportare la tribù di Neftali in Assiria ma il suo predecessore Tiglat-Pileser III (745-727 a.C.)[74]. La conquista del Regno di Israele, che diede l'avvio alla deportazione, ebbe luogo nel 734 a.C. È verosimile che il trasferimento dell'intera popolazione richiese diversi anni, prolungandosi al regno dei successori di Tiglat-Pileser III, fra cui anche Sargon II.[75]
Il successore di re Salmanassar fu il figlio Sennacherib:

Quando Salmanassar morì, gli successe il figlio Sennacherib... (Tb1,15)[73]

Successore di Salmanassar V (726-722 a.c.) fu in realtà Sargon II (722-705 a.C.), al quale successe Sennacherib (704-681 a.C.)[76]. I manoscritti "AB" e "Aleph" della Settanta leggono Enemesar anziché Salmanassar (http://www.newadvent.org/cathen/14749c.htm). Enemesar è la forma greca di kenum-sar, lettura alternativa per sarru-kenu, cioè Sargon. L'errore sarebbe quindi dovuto alla traduzione e traslitterazione.
Le città di Ecbatana (sita in pianura) e di Rage (sita in montagna) distano due giorni di cammino:

... Ci sono due giorni di cammino da Ecbatana a Rage. Rage è sulle montagne ed Ecbatana è nella pianura (Tb5,6)[73]

Sia Ecbatana (presso l'attuale Hamadan) che Rage (presso l'attuale Teheran) sono entrambe in altura e distano da 10 a 20 giorni di cammino[77].
Nabucodonosor regnava a Ninive sugli Assiri:

Nell'anno decimosecondo del regno di Nabucodonosor, che regnava sugli Assiri nella grande città di Ninive... (Giudit1,1)[73]

Nabucodonosor regnò tra il 605-562 a.C. sui Babilonesi, non sugli Assiri, e al suo tempo Ninive era già stata distrutta (nel 612 a.C.) da suo padre Nabopolassar. Sebbene questo non risolva il problema dell'incoerenza interna, l'esegeta Vigoroux, nel quarto volume della sua opera "Les Livres Saints et La Critique Rationaliste" suggerisce che Nabucodonosor sia semplicemente lo pseudonimo di Assurbanipal, re dell'Assiria che nel 652-648 a.C. affrontò la rivolta del fratello Shamash-shum-ukin re della Caldea (nel testo Cheleud) e dei suoi alleati Medo-Persiani ed Elamiti. In altri passi della Scrittura, si sostiene che Nabucodonosor poteva essere un titolo dinastico per i re di Babilonia, così come lo fu "Cesare" al tempo di Gesù per gli imperatori romani.[senza fonte]
Il ritorno dall'esilio babilonese avviene durante il regno di Nabucodonosor II:

Quando gli Israeliti che abitavano in tutta la Giudea sentirono per fama quanto Oloferne, il comandante supremo di Nabucodònosor, aveva fatto agli altri popoli e come aveva messo a sacco tutti i loro templi e li aveva votati allo sterminio, furono presi da indescrivibile terrore all'avanzarsi di lui e furono costernati a causa di Gerusalemme e del tempio del Signore, loro Dio. Oltre tutto, essi erano tornati da poco dalla prigionia e di recente tutto il popolo si era radunato in Giudea; erano stati consacrati gli arredi sacri e l'altare e il tempio dopo la profanazione. (Giudit4,1-3)

Babilonia cade sconfitta, nel 539 a.c., dai Persiani di re Ciro il Grande, che l'anno dopo (538 a.c.) libererà gli Ebrei dall'esilio. Nabucodonosor II morì, invece, nel 562 a.c., quindi ben 24 anni prima del ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese.[78][79] In merito all'esilio babilonese si veda anche, sempre in questa sezione, il passo (Dan5,30-31) dove si sostiene che la stessa Babilonia fu sconfitta dal re Dario il Medo, invece che da Ciro il Grande.
Babilonia cade sconfitta, nel 539 a.c., dal re Dario il Medo:

In quella stessa notte Baldassàr re dei Caldei fu ucciso: Dario il Medo ricevette il regno, all'età di circa sessantadue anni. (Dan5,30-31)

Babilonia cade sconfitta, nel 539 a.c., dai Persiani di re Ciro il Grande, che l'anno dopo libererà gli Ebrei dall'esilio. Dario il Medo è un nome sconosciuto alla storia, sia per i Medi che per i Persiani.[80][81] In merito all'esilio babilonese si veda anche, sempre in questa sezione, il passo (Giudit4,1-3) dove si sostiene che il ritorno dall'esilio avvenne durante il regno di Nabucodonosor II, che era invece morto da 24 anni.
Giuda Maccabeo viene a sapere della potenza dei Romani e delle loro vittorie, compresa quella contro la Lega Achea dei Greci:

Giuda venne a conoscere la fama dei Romani: che essi erano molto potenti e favorivano tutti quelli che simpatizzavano per loro e accordavano amicizia a quanti si rivolgevano a loro e che erano forti e potenti. Gli furono narrate le loro guerre e le loro imprese gloriose compiute tra i Galli: come li avessero vinti e sottoposti al tributo. Aveva saputo quanto avevano compiuto nella Spagna per impadronirsi delle miniere di oro e di argento che vi sono; e come avevano sottomesso tutta la regione con la loro saggezza e costanza, benché il paese fosse assai lontano da loro, e avevano vinto i re che erano venuti contro di loro dall'estremità della terra: li avevano sconfitti e avevano inflitto loro gravi colpi e gli altri re pagavano loro il tributo ogni anno. Avevano poi sconfitto in guerra e sottomesso Filippo e Perseo re dei Chittim e quanti si erano sollevati contro di loro. Venne a sapere che Antioco, il grande re dell'Asia, era sceso in guerra contro di loro con centoventi elefanti e cavalleria e carri e un esercito immenso e fu sconfitto da loro [...]. Gli fu riferito inoltre come i Greci avevano deciso di affrontarli e distruggerli, ma la cosa fu da loro risaputa e mandarono contro di quelli un solo generale; vennero a battaglia con loro e ne caddero uccisi molti; i Romani condussero in schiavitù le loro mogli e i loro figli e saccheggiarono i loro beni, conquistarono il paese e abbatterono le loro fortezze e li resero soggetti fino ad oggi. (1Mac8,1-10)

Giuda Maccabeo morì in battaglia nel 160 a.C. - come ricordato anche in (1Mac9,3-19) - e, quindi, non poté mai sapere della vittoria dei Romani contro la Lega Achea avvenuta nel 146 a.c., ovvero 14 anni dopo la sua morte. Tale vittoria, fu ottenuta da "un solo generale", il console Lucio Mummio Acaico, nella battaglia di Corinto, che fu poi rasa al suolo dai Romani.[82][83][84]
Yahweh predice l'imminente e definitiva distruzione di Tiro:

Ebbene, così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te, Tiro. Manderò contro di te molti popoli [...] Io mando da settentrione contro Tiro Nabucodònosor re di Babilonia, il re dei re [...] spazzerò via da essa anche la polvere [...] tu non sarai più ricostruita, poiché io, il Signore, ho parlato». « [...] e diranno: Perché sei scomparsa dai mari, città famosa, potente sui mari? [...] e più non sarai, ti si cercherà ma né ora né mai sarai ritrovata». Oracolo del Signore Dio. (Ez26,3-21)

Tiro è attualmente una città con oltre quarantamila abitanti, capoluogo di un distretto amministrativo in Libano e dal 1984 è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Ezechiele fu un profeta ebraico vissuto nel periodo della deportazione a Babilonia, dopo la caduta di Gerusalemme e la prima distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 587 a.c. da parte di re Nabucodonosor II. La città di Tiro avrebbe dovuto essere definitivamente distrutta, secondo la profezia di Ezechiele, da Nabucodonosor re di Babilonia, cosa che non avvenne; oltre due secoli dopo, nel 332 a.c., fu Alessandro Magno a conquistarla e distruggerla, anche se non definitivamente. [85]
L'assedio di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor avvenne il terzo anno del regno di Ioiakim (606-605 a.C.):

L'anno terzo del regno di Ioiakim re di Giuda, Nabucodonosor re di Babilonia marciò su Gerusalemme e la cinse di assedio. (Dan1,1)

Secondo le cronache babilonesi l'assedio avvenne nel 602 a.C.[86] 606 - 605 a.C. era il terzo anno secondo il computo Babilonese[senza fonte]. Esso non prendeva in considerazione il primo anno di regno (l'insediamento), ma iniziava il calcolo solamente a partire dall'anno successivo, quando avveniva l'insediamento ufficiale con la festa del Capodanno ("Akitu"). [senza fonte]
Baldassar fu re:

Il re Baldassar imbandì un gran banchetto... (Dan5,1)

Baldassar (Bel-sarra-usur) non fu re[86]. Secondo il Cilindro di Nabonide, tradotto in inglese da A. Leo Oppenheim, Bel-sarra-usur fu co-reggente di Babilonia (vedi Baldassar e note).
Baldassar era figlio di Nabucodonosor:

Quando Baldassar ebbe molto bevuto comandò che fossero portati i vasi d'oro e d'argento che Nabucodonosor suo padre aveva asportati dal tempio... (Dan5,2)

Baldassar (Bel-sarra-usur) era figlio di Naboide (Nabû-nāʾid), non Nabucodonosor[86]. La madre di Baldassar era figlia di Nabucodonosor, da cui l'epiteto di padre inteso come "avo" secondo l'uso semitico[87].

Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Errori storici e geografici nel Nuovo Testamento
Passo biblico (versione CEI) Critica Note
Gesù nasce nel 6 d.C., secondo il Vangelo di Luca capitolo 2:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito (Lc2,1-7)

Publio Sulpicio Quirinio, governatore romano della Siria, eseguì un censimento (censimento di Quirinio) nel 6 d.C., mentre Erode il Grande, co-protagonista del racconto del natale, era morto già nel 4 a.C. I tentativi di rendere compatibile la narrazione evangelica con le fonti storiche hanno ipotizzato:
  • che Quirinio cominciò un censimento parziale in Palestina, zona particolarmente 'calda' inclusa nella Siria romana, prima di quello dell'intera provincia;[88]
  • che godette di un primo mandato precedente a quello del 6 d.C.;
  • che fu incaricato del censimento sotto il governatorato di Senzio Saturnino.

Nessuna di queste ipotesi è sostenuta da fonti storiche. Un'ulteriore ipotesi è che l'autore del vangelo sia venuto a conoscenza di un diverso censimento avvenuto precedentemente al governatorato di Quirinio e che lo abbia associato poi a quello effettuato da Quirinio pensando si trattasse dello stesso. In ogni caso, il fatto che il censimento obbligasse a registrarsi nella città di origine della famiglia e non in quella di attuale residenza - come consuetudine dei Romani[89] - è considerato da molti storici del tutto inverosimile e visto solo come un espediente dell'evangelista Luca per adempiere alla profezia della nascita a Betlemme (città di Davide)[90][91][92]. Per molti storici restano, comunque, due datazioni semplicemente inconciliabili[93][94][95][96][97], alle quali se ne affianca una terza - pressappoco equidistante da queste due - circa al volgere del secolo, come riportato nei riquadri sotto.

Gesù nasce circa al volgere del secolo, secondo il Vangelo di Luca capitolo 3:

Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati [...] Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli (Lc3,1-23)

Questo passo di Luca pone una terza data in disaccordo sia con quella dello stesso Vangelo di Luca, ma nel capitolo 2, che con quella riportata dal Vangelo di Matteo.

L'imperatore Tiberio inizia il suo regno il 19 agosto del 14 d.c. e - affermando il Vangelo di Luca, nel capitolo 3, che Gesù inizia il suo ministero nel quindicesimo anno del suo regno - l'evangelista Luca si riferisce quindi al periodo dal 19 agosto del 28 d.c. al 19 agosto del 29 d.c.. Lo stesso Vangelo di Luca, sempre nel capitolo 3, sostiene che Gesù in quell'anno aveva circa trent'anni di età, per cui la sua data di nascita si colloca circa al volgere del secolo. Ciò pone, di fatto, una terza data in disaccordo sia con quella - sempre del Vangelo di Luca ma nel capitolo 2[98] - del 6 d.c. (cioè l'anno del censimento di Quirinio) che con quella - riportata dal Vangelo di Matteo[99] - circa del 6-8 a.c (almeno uno o due anni prima della morte di Erode il Grande avvenuta nel 4 a.c., considerando il tempo per lo svolgimento della Strage degli innocenti, bambini appunto fino ai due anni di età).[94][95][96][97][100][101]

Secondo gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme), Dionigi il Piccolo nel VI secolo - dovendo determinare l'"era cristiana" - prese come riferimento questi versetti di Luca (Lc3,1-23) per calcolare l'anno di nascita di Gesù. Gli stessi studiosi reputano, invece, inconciliabili le altre due cronologie della nascita di Gesù fornite da Matteo nel 6-8 a.c. circa (prima della morte di Erode del 4 a.c., Mt2,1-16) e da Luca nel 6 d.c. (al tempo del censimento di Quirinio, Lc2,1-7). In merito a quest'ultima ipotesi, gli studiosi fanno rilevare come anche negli Atti (At5,37) si sottolinei la concomitanza di questo censimento con la prima rivolta, da esso provocata, di Giuda il Galileo, proprio nel 6 d.c.. [102] Le versioni qui riportate sono da confrontare anche con quelle riportate nei riquadri sopra.
Gesù caccia degli spiriti immondi (demoni) in un branco di duemila maiali che manda a suicidarsi nel mare:

Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. [...] Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. (Mc5,1-13)

È del tutto improbabile che in un villaggio ebraico ci fosse un branco di ben duemila maiali, considerati impuri dagli Ebrei[103][104]. Inoltre, la distanza percorsa dai maiali - da Gadara (Mt8,28) al lago di Tiberiade (chiamato mare di Galilea) - è addirittura di 12 chilometri[105]. Alcuni commentatori hanno sottolineato l'involontaria comicità di una mandria di duemila maiali che corre per ben 12 chilometri prima di suicidarsi nell'acqua[105]. La contraddizione tra il Vangelo secondo Matteo che parla di due indemoniati e i vangeli secondo Luca e Marco che si riferiscono ad un solo indemoniato è una delle contraddizioni interne ai vangeli, come evidenziato nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento.
Gli Ebrei dividevano le ore notturne in 4 vigilie:

Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso verso la quarta vigilia della notte (vedi Note) andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. (Mc6,48)

Erano i Romani a dividere la notte in 4 vigilie (o veglie); gli Ebrei, invece, dividevano le ore notturne in sole 3 vigilie (o veglie). [106] La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare l'incongruenza, riporta in (Mc6,48) «l'ultima parte della notte». La versione corretta è invece: «la quarta vigilia della notte»; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline [107], la Bible de Jérusalem[108] [109], la Bibbia Martini[110] e la Vulgata Sisto-Clementina[111] [112]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).
Gesù partendo da Tiro andò verso il mare di Galilea, passando per Sidone:

Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. (Mc7,31)

Partendo da Tiro e scendendo a sud verso il lago di Tiberiade (il mare di Galilea), non si può passare per Sidone (che, invece, è a circa 30 chilometri a nord di Tiro, in posizione quasi diametralmente opposta al lago di Tiberiade. Inoltre, all'epoca, non risulta vi fossero strade che collegassero Sidone con la Galilea.[113] [114][115]
Betsaida si trovava in Galilea:

Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». (Gv12,21)

Betsaida non si trovava in Galilea (sotto il regno del tetrarca Erode Antipa) ma nella regione della Gaulanitide (sotto il regno del tetrarca Filippo, fratellastro di Erode Antipa) ad est della Galilea stessa e da questa era divisa dal fiume Giordano. [116] [117]
Gesù parte dalla Galilea e si reca in Giudea attraversando il fiume Giordano:

Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano. (Mt19,1)

Partendo dalla Galilea, che si trova a nord, si scende a sud e - dopo aver attraversato la Samaria - si giunge in Giudea. In tutto questo percorso il fiume Giordano rimane sempre ad est e non deve mai essere attraversato (se lo si facesse, si entrerebbe in Perea o in Decapoli). [118] [119]
Gesù entra a Gerusalemme, la settimana prima della Pasqua, in modo trionfale:

Essi condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli! Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. (Mc11,7-11) Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». (Lc19,36-38) Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele! (Gv12,12-13) La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli! Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea». (Mt21,8-11)

Molti storici ritengono assai inverosimile che Gesù sia riuscito ad entrare trionfalmente in Gerusalemme - in mezzo ad una folla che lo acclamava come re d'Israele - e poi sia rimasto indisturbato in città per una settimana. Le autorità romane - giunte in città con truppe di rinforzo da Cesarea, proprio in occasione della festa di Pasqua, per evitare disordini - avrebbero subito brutalmente represso, come loro consuetudine, tale manifestazione inneggiante ad un ipotetico re dei Giudei (che solo i Romani potevano nominare). L' episodio fu creato dagli evangelisti per far adempiere una profezia di Zaccaria (Zc9,9)[120][121]. Altro elemento di dubbio sull'autenticità dell'episodio deriva dalle contraddizioni interne ai vangeli in merito allo svolgimento degli avvenimenti. Mentre - secondo i vangeli di Marco (Mc11,1-7), di Luca (Lc19,29-35) e di Giovanni (Gv12,14-15) - Gesù entra a Gerusalemme su un solo asino, nel Vangelo di Matteo (Mt21,1-7), Gesù entra a Gerusalemme cavalcando due animali insieme (un'asina e un puledro). Tale divergenza nel Vangelo secondo Matteo deriva proprio da un'interpretazione letterale ed errata della profezia di Zaccaria. Questa è una delle contraddizioni interne ai vangeli, come meglio precisato ed approfondito nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento.
Gesù caccia tutti i mercanti e i cambiavalute dal Tempio di Gerusalemme:

Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». (Mc11,15-17)

Per molti storici, è del tutto inverosimile che Gesù da solo possa aver condotto un'azione così violenta - scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi (Gv2,15) - nel luogo più grande, frequentato e presidiato di Gerusalemme. Il Tempio di Gerusalemme misurava 458 metri per 298 metri, vi erano centinaia di sacerdoti impegnati in migliaia di sacrifici (in particolare, proprio durante le festività, come in questo caso). Inoltre, i venditori di colombe ed animali svolgevano un compito importante, permettendo ai pellegrini - giunti spesso da lontano - di offrire un sacrificio, fondamentale per la purificazione dai peccati, senza dover portare con sé animali durante il lungo viaggio. I cambiavalute erano parimenti importanti, permettendo ai pellegrini di ottenere la valuta usata nel Tempio, in cui non era consentito usare monete romane con l'immagine di Cesare[122][123][124][125]. Negli altri vangeli, l'episodio è citato nei seguenti passi: (Mt21,12-13) (Lc19,45-46) (Gv2,13-16). Peraltro, per i vangeli sinottici la cacciata dei mercanti dal Tempio avviene alla fine del ministero di Gesù, poco prima del suo arresto; invece, per il Vangelo secondo Giovanni avviene all'inizio del ministero di Gesù. Questa è una delle contraddizioni interne ai vangeli, come evidenziato nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento.
Ponzio Pilato - dovendo rilasciare un prigioniero per la festa di Pasqua - propone alla folla la scelta tra Gesù e Barabba:

Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato. Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Mc15,4-15)

Tale amnistia da concedere ad un prigioniero per la Pasqua non è mai stata storicamente documentata. Inoltre, appare improbabile che Ponzio Pilato, noto per la sua fermezza e crudeltà, fosse disposto a liberare un pericoloso ribelle[126][127][128]. La Bibbia CEI elimina il versetto corrispondente nel Vangelo secondo Luca (LC23,17). Tale versetto, invece, resta nelle altre bibbie sia cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline[129], la Bibbia Martini e la Vulgata Sisto-Clementina[130]) che in quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).
Alla morte di Gesù sulla croce, accadono degli eventi prodigiosi:

E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. (Mt27,50-53) Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte [...] Gesù, dando un forte grido, spirò. (Mc15,33-37) Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. [...] Detto questo spirò. (Lc23,44-46)

Pare molto strano che il Vangelo secondo Giovanni non citi alcuno di questi eventi prodigiosi e così anche nessun altro resoconto storico dell'epoca. Appare poi sorprendente che nessuno degli altri tre evangelisti, e nemmeno gli storici, abbia fatto un minimo accenno al terremoto quando "le rocce si spezzarono" e, soprattutto, alla spettacolare resurrezione dei morti presente in Matteo. Quest'ultima, peraltro, avviene in modo particolare: alla morte di Gesù, i sepolcri si aprono e molti morti risorgono ma restano fermi nel sepolcro aperto (quindi accessibile a tutti) per tre giorni, fino alla resurrezione di Gesù; solo dopo escono dai sepolcri stessi e camminano per Gerusalemme, apparendo quindi avvolti nelle bende o nel lenzuolo mortuario e sembra senza causare panico. [131] [132] Per gli episodi relativi al velo del tempio che si squarcia (e la discordanza se sia avvenuto prima o dopo la morte di Gesù) e al "buio su tutta la terra" per tre ore, si vedano anche le relative voci nelle sezioni Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento e Errori scientifici nel Nuovo Testamento.
La rivolta di Teuda fu anteriore rispetto a quella di Giuda il Galileo:

[Gamaliele disse]: Qualche tempo fa venne Teuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli perì e quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi. (At5,36-37)

Secondo Giuseppe Flavio[133] la rivolta di Teuda avvenne mentre era procuratore della Giudea Cuspio Fado (44-46), dopo e non prima di quella di Giuda il Galileo, e dopo anche il momento storico relativo all'intervento di Gamaliele. Le note della bibbia CEI suggeriscono che possa trattarsi di un anacronismo di Giuseppe Flavio.[134] Secondo gli studiosi, invece, l'autore degli Atti degli apostoli utilizzò come fonte l'opera di Giuseppe e fu ingannato da un riferimento di Giuseppe a Giuda in un passaggio successivo a quello di Teuda nel pensare che le due rivolte fossero avvenute in sequenza.[135]
Erode Agrippa I, colpito da un angelo, muore improvvisamente in pubblico, roso dai vermi:

Nel giorno fissato Erode, vestito del manto regale e seduto sul podio, tenne loro un discorso. Il popolo acclamava: «Parola di un dio e non di un uomo!». Ma improvvisamente un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato gloria a Dio; e roso, dai vermi, spirò. (At12,21-23)

Lo storico Flavio Giuseppe nelle Antichità giudaiche (XIX libro, 343-350), riporta che la morte di Erode Agrippa I fu cinque giorni dopo un forte dolore allo stomaco che lo aveva colto in pubblico (e non fu roso dai vermi sul posto). Dal suo palazzo di Cesarea - in quel lasso di tempo - Erode si affacciò anche alla finestra e, commosso, vide il popolo che, come antica usanza, vestito con sacchi piangeva e supplicava Dio di salvare il re.

Discordanze[modifica | modifica wikitesto]

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Discordanze interne alla Bibbia nell'Antico Testamento
Passo biblico 1
(versione CEI)
Passo biblico 2
(versione CEI)
Note
Primo racconto della creazione (Gen1,1-2,4a). Secondo racconto della creazione (Gen2,4b-25). Secondo gli studiosi moderni, il primo racconto deriva dalla fonte sacerdotale,[136] mentre il secondo dalla fonte yahvista;[137] in passato, la spiegazione prevedeva l'esistenza di due creazioni (ipotesi dei preadamiti).
Nella creazione, passano i primi tre giorni (e fu sera e fu mattina: tramonto e sorgere del Sole):

In principio Dio creò il cielo e la terra. [...] E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». [...] E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». [...] «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie».[...] E fu sera e fu mattina: terzo giorno. (Gen1,1-13)

Nella creazione, il Sole è creato solo il quarto giorno:

Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. (Gen1,14-19)

Nella sua contraddizione, questo passo mostra come per gli Ebrei dell'epoca di stesura del Pentateuco la luce fosse indipendente dal Sole, non considerato quindi la causa prima della luce diurna[138]
Nella creazione, l'uomo è creato per ultimo, dopo piante e animali:

E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». [...] Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». [...] Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». [...] E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. (Gen1,11-27)

Nella creazione, l'uomo è creato prima di piante e animali:

allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare [...] Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. [...] Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche (Gen2,7-20)

Nella creazione, l'uomo e la donna sono creati insieme:

E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. (Gen1,26-27)

Nella creazione, la donna è creata solo successivamente all'uomo, alle piante e agli animali:

allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. [...] Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse:«Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta». (Gen2,7-23)

Dio dà il permesso ad Adamo di mangiare i frutti di ogni albero della terra:

Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. (Gen1,29)

Dio dà il permesso ad Adamo di mangiare i frutti di ogni albero della terra ma non dell'albero della conoscenza del bene e del male:

Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Gen2,16-17)

Caino, subito dopo aver ucciso Abele, resta l'unico essere umano al mondo insieme ai genitori:

Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. (Gen4,8) (Dopo che Dio maledisse Caino per l'omicidio di Abele) Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché - (Eva) disse - Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso».(Gen4,25) Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set. Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì. (Gen5,3-5)

Dio impone un segno a Caino, subito dopo che ha ucciso Abele, perché non lo colpisca chiunque lo dovesse incontrare, benché fosse rimasto il solo essere umano al mondo con i genitori:

Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto [...]». Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato. (Gen4,9-15)

Dopo l'assassinio del fratello, Caino - prima di fuggire nel paese di Nod, ad oriente di Eden- ha paura di essere ucciso a sua volta e Dio gli "impone un segno" perché nessuno lo colpisca quando lo incontra, benché al momento fosse l'unico essere umano insieme ad Adamo ed Eva.[139]
Nella discendenza di Caino, Enoch è padre di Irad, che è nonno di Metusaèl, che genera Lamech:

Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. (Gen4,17-18)

Nella discendenza di Caino, Iared è il padre di Enoch, che è padre di Matusalemme, che genera Lamech:

Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared; Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentotrenta anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì. Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch; Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì. Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme. Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso. Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech; Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie. (Gen5,15-27)

Le due genealogie, una di tradizione jahvista e l'altra di tradizione sacerdotale, sono in contraddizione.[140]
Sem, figlio di Noè, ha 100 anni quando inizia il Diluvio:

Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet. (Gen5,32) Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. (Gen7,6)

Sem, figlio di Noè, ha 102 anni quando inizia il Diluvio:

Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsad, due anni dopo il diluvio (Gen11,10)

Nel Diluvio, Dio dice a Noè di portare nell'arca due animali di ogni specie:

Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. (Gen 6:19)

Nel Diluvio, Dio dice a Noè di portare nell'arca sette paia di animali di ogni specie se mondi e un paio se non mondi:

D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. (Gen 7:2)

La concomitanza di due versioni contraddittorie del Diluvio si può spiegare con la confluenza negli scritti del Pentateuco di più fonti diverse, nel corso di vari secoli, che si sono poi fuse verso il VI secolo a.c., senza correggerne le incongruenze[141].

Il personaggio di Noè viene richiamato dall'attuale Catechismo della Chiesa cattolica anche in relazione ad Adamo ed Eva (che sono considerati personaggi storici realmente vissuti e che hanno commesso il peccato originale), in seguito alla cui caduta verrà stipulata da Dio con Noè un'alleanza, dopo il Diluvio universale. In particolare, Noè è citato nel Catechismo del 1992 ai punti 56, 58, 71[142] e nel Compendio del 2005 al quesito 7[143]. Noè, come anche Adamo ed Eva, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, con ricorrenza il 18 Novembre[144]. Si veda, in merito ad Adamo ed Eva, anche quanto precisato nella sezione Errori scientifici nell'Antico Testamento. [145]

Nel Diluvio, Noè e la sua famiglia entrano nell'arca 7 giorni prima dell'inizio del Diluvio:

Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè. Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra (Gen7,7-10)

Nel Diluvio, Noè e la sua famiglia entrano nell'arca lo stesso giorno dell'inizio del Diluvio:

nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. 12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. In quello stesso giorno entrò nell'arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli: essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati. Vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio (Gen7,11-16)

Il Diluvio dura 54 giorni:

Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. (Gen7,12) Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. (Gen8,6-12)

Il Diluvio dura un anno:

nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. (Gen7,11) L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta. Dio ordinò a Noè: «Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. (Gen8,13-16)

Nel Diluvio, con il prosciugarsi delle acque, dopo 7 mesi l'arca si posa sui monti dell'Ararat:

Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti dell'Ararat. (Gen8,4)

Nel Diluvio, con il prosciugarsi delle acque, dopo 10 mesi appaiono le cime dei monti:

Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. (Gen8,5)

Quando l'arca di Noè si posò sui monti dell'Ararat, quelle stesse cime erano già visibili senza attendere altri due mesi e mezzo che l'acqua via via defluisse[146]. La concomitanza di due passi contraddittori si può spiegare con la confluenza negli scritti del Pentateuco di più fonti diverse, nel corso di vari secoli, che si sono poi fuse verso il VI secolo a.c., senza correggerne le incongruenze.[147]
Nel Diluvio, con il ritirarsi delle acque, Noè fa uscire più volte un corvo finché è certo che le acque si siano prosciugate sulla terra:

Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. (Gen8,6-7)

Nel Diluvio, con il ritirarsi delle acque, Noè fa uscire più volte una colomba finché è certo che le acque si siano prosciugate sulla terra:

Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. (Gen8,8-12)

Nel Diluvio, con il prosciugarsi delle acque, la terra è asciutta nell'anno anno 601 di Noè, il primo giorno del primo mese:

L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta (Gen8,13)

Nel Diluvio, con il prosciugarsi delle acque, la terra è asciutta nell'anno anno 601 di Noè, il 27 del secondo mese:

Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta (Gen8,14)

Terach morì quando aveva 205 anni:

L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran. (Gen11,32)

Terach morì quando aveva 145 anni:

Terach aveva settant'anni quando generò Abram, Nacor e Aran. (Gen11,26) (Abramo) Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate (At7,4) Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. (Gen12,4)

Nella seconda versione, Terach morì a 145 anni. Infatti, Terach ebbe suo figlio Abramo a 70 anni e quest'ultimo emigrò da Carran dopo la morte del padre, quando ne aveva 75; quindi: 70 anni sommati a 75 anni danno 145 anni.
Gli Ebrei restano in Egitto per 400 anni:

Allora il Signore disse ad Abram: «Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.» (Gen15,13)

Gli Ebrei restano in Egitto per 430 anni:

Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di quattrocentotrent'anni. Al termine dei quattrocentotrent'anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d'Egitto. (Es12,40-41)

Abramo sposa la sorellastra Sara e procrea con lei, con la benedizione di Dio:

Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei». (Gen17,15-16) Rispose Abramo: «Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie. Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie. Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello». Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara. [...] A Sara disse: «Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo fratello» (Gen20,11-16)

Dio maledice chi si unisce con la sorellastra:

Maledetto chi si unisce con la propria sorella, figlia di suo padre o figlia di sua madre! Tutto il popolo dirà: Amen. (Dt27,22)

Chetura - madre di Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach - fu una moglie di Abramo:

Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura. Essa gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. (Gen25,1-2)

Chetura - madre di Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach - fu una concubina di Abramo:

Figli di Keturà, concubina di Abramo: essa partorì Zimràn, Ioksàn, Medan, Madian, Isbak e Suach. (1Cr1,32)

Chetura, Keturà e Keturah sono varianti del nome della stessa donna, come si può verificare confrontando il versetto (1Cr1,32) delle bibbie Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati.
I mercanti Madianiti vendono Giuseppe - che era stato rapito e gettato in una cisterna dai suoi fratelli - agli Ismaeliti:

Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto. (Gen37,28)

I mercanti Madianiti vendono Giuseppe - che era stato rapito e gettato in una cisterna dai suoi fratelli - a Potifar, consigliere del faraone:

Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie. (Gen37,36)

Dio dice a Mosè che è apparso ai suoi antenati (Abramo, Isacco e Giacobbe) ma senza mai far conoscere il suo nome (Yahweh):

Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Signore [= Yahweh] non mi son manifestato a loro. (Es6,3)

Dio si rivolge ad Abramo facendogli conoscere il suo nome (Yahweh):

E gli disse: «Io sono il Signore [= Yahweh] che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese». (Gen15,7)

Nel Libro dell'Esodo, Dio dice a Mosè di non aver mai rivelato il proprio nome (Yahweh nell'originale) ai suoi antenati, eppure - nel Libro della Genesi - Dio si rivolge ad Abramo (antenato di Mosè) rivelando il proprio nome[148].
Mosè ed Aronne, su ordine di Dio, nella prima piaga trasformano in sangue tutta l'acqua dell'Egitto, comprese le raccolte d'acqua e quella nei recipienti:

Poi il Signore disse a Mosè: «Il cuore del faraone è irremovibile: si è rifiutato di lasciar partire il popolo. Va' dal faraone al mattino quando uscirà verso le acque. [...] Comanda ad Aronne: Prendi il tuo bastone e stendi la mano sulle acque degli Egiziani, sui loro fiumi, canali, stagni, e su tutte le loro raccolte di acqua; diventino sangue, e ci sia sangue in tutto il paese d'Egitto, perfino nei recipienti di legno e di pietra!». Mosè e Aronne eseguirono quanto aveva ordinato il Signore: Aronne alzò il bastone e percosse le acque che erano nel Nilo sotto gli occhi del faraone e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono in sangue. I pesci che erano nel Nilo morirono e il Nilo ne divenne fetido, così che gli Egiziani non poterono più berne le acque. Vi fu sangue in tutto il paese d'Egitto. (Es7,14-21)

Subito dopo, si sostiene che i maghi del faraone facciano la stessa cosa, pur non rimanendo più acqua in Egitto ma solo sangue:

Ma i maghi dell'Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa. Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore. (Es7,22)

Dopo che Mosè ed Aronne hanno trasformato in sangue tutta l'acqua dell'Egitto - e il Libro dell'Esodo mette in risalto la potenza di tale piaga precisando che furono colpite "tutte le loro raccolte di acqua; [...] in tutto il paese d'Egitto, perfino nei recipienti di legno e di pietra!" - viene detto che i maghi del faraone avrebbero subito ripetuto tale prodigio: questo non è possibile in quanto, proprio come conseguenza del prodigio di Mosè ed Aronne, non avevano più acqua a disposizione da trasformare[149].
Quinta piaga, muore tutto il bestiame del faraone, ucciso dalla peste:

Se tu rifiuti di lasciarlo partire e lo trattieni ancora, ecco la mano del Signore viene sopra il tuo bestiame che è nella campagna, sopra i cavalli, gli asini, i cammelli, sopra gli armenti e le greggi, con una peste assai grave! [...] Appunto il giorno dopo, il Signore compì questa cosa: morì tutto il bestiame degli Egiziani (Es9,2-6)

Settima piaga, muore nuovamente il bestiame del faraone, ucciso dalla grandine:

Mosè stese il bastone verso il cielo e il Signore mandò tuoni e grandine; un fuoco guizzò sul paese e il Signore fece piovere grandine su tutto il paese d'Egitto. Ci furono grandine e folgori in mezzo alla grandine: grandinata così violenta non vi era mai stata in tutto il paese d'Egitto, dal tempo in cui era diventato nazione! La grandine colpì, in tutto il paese d'Egitto, quanto era nella campagna: uomini e bestie; la grandine colpì anche tutta l'erba della campagna e schiantò tutti gli alberi della campagna. (Es9,23-25)

Durante la settima piaga, quella della grandine, il bestiame degli Egiziani era già stato sterminato totalmente dalla peste della quinta piaga e, quindi, non poteva trovarsi nei campi. Sempre secondo il Libro dell'Esodo, il bestiame, limitatamente ai primogeniti, sarà nuovamente sterminato nella decima piaga. Inoltre, nella sesta piaga (Es9,9-11), il Libro dell'Esodo dichiara ancora che il bestiame (come visto, già sterminato nella piaga precedente) fu colpito da ulcere pustolose. Questa serie di eventi, succedutisi nell'arco di poco tempo, sono ovviamente in contraddizione l'uno con l'altro, non potendo il bestiame essere sterminato nuovamente dopo la prima volta[150][151][152][153]. Le due versioni qui riportate sono da confrontare anche con le due riportate sotto.
Decima piaga, muoiono tutti i primogeniti del bestiame del faraone:

A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d'Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame. Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c'era casa dove non ci fosse un morto! Il faraone convocò Mosè e Aronne nella notte e disse: «Alzatevi e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! (Es12,29-31)

Dopo la quinta, la settima e la decima piaga, il faraone si getta all'inseguimento degli Ebrei con il suo esercito munito di carri e cavalli:

Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon. (Es14,9)

Secondo il Libro dell'Esodo, i cavalli - insieme a tutto il bestiame degli Egiziani - erano già morti nella quinta piaga e poi ancora nella settima piaga e, infine, (i primogeniti) nuovamente nella decima piaga. Dopo di ciò, il faraone ha, comunque, i cavalli per inseguire gli Ebrei con il suo esercito. Inoltre, nella sesta piaga (Es9,9-11), il Libro dell'Esodo dichiara ancora che il bestiame (come visto, già sterminato nella piaga precedente) fu colpito da ulcere pustolose. Questa serie di eventi, succedutisi nell'arco di poco tempo, sono ovviamente in contraddizione l'uno con l'altro, non potendo il bestiame essere sterminato nuovamente dopo la prima volta e - alla fine delle dieci piaghe - essere ancora vivo ed utilizzato dall'esercito egiziano[150][151][152][153]. Le due versioni qui riportate sono da confrontare anche con le due riportate sopra.
Dio indurisce il cuore del faraone perché non lasci partire gli Ebrei dall'Egitto:

Il Signore disse a Mosè: «Mentre tu parti per tornare in Egitto, sappi che tu compirai alla presenza del faraone tutti i prodigi che ti ho messi in mano; ma io indurirò il suo cuore ed egli non lascerà partire il mio popolo. (Es4,21) Il Signore disse a Mosè: «Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio per il faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta. Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli Israeliti dal suo paese. Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d'Egitto. Il faraone non vi ascolterà e io porrò la mano contro l'Egitto e farò così uscire dal paese d'Egitto le mie schiere, il mio popolo degli Israeliti, con l'intervento di grandi castighi. Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando stenderò la mano contro l'Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!». (Es7,1-5) Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non diede loro ascolto, come il Signore aveva predetto a Mosè. (Es9,12) Mosè e Aronne avevano fatto tutti questi prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti dal suo paese. (Es11,10) Il faraone penserà degli Israeliti: Vanno errando per il paese; il deserto li ha bloccati! Io renderò ostinato il cuore del faraone ed egli li inseguirà; io dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che io sono il Signore!». (Es14,3-4)

È lo stesso faraone ad indurire il proprio cuore per non lasciare partire gli Ebrei dall'Egitto:

Allora i maghi dissero al faraone: «È il dito di Dio!». Ma il cuore del faraone si ostinò e non diede ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore. (Es8,15)

Le due versioni qui riportate si contraddicono[154]. Lo stesso atteggiamento di Dio nei confronti degli Egiziani - ovvero di "indurire" il cuore del nemico perché si metta contro gli Ebrei, così che lo stesso nemico possa poi essere sterminato grazie all'intervento divino - lo si riscontra anche durante la conquista della Terra di Canaan da parte di Giosuè: "Infatti era per disegno del Signore che il loro cuore si ostinasse nella guerra contro Israele, per votarli allo sterminio, senza che trovassero grazia, e per annientarli, come aveva comandato il Signore a Mosè." (Gios11,20).
Dio scrive lui stesso i comandamenti sul Monte Sinai:

Poi il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzate. Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte». (Es34,1-2) Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiar pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole. Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè (Es34,28-29)

Dio fa scrivere a Mosè i comandamenti sul Monte Sinai:

Il Signore disse a Mosè: «Scrivi queste parole, perché sulla base di queste parole io ho stabilito un'alleanza con te e con Israele». (Es34,27)

Mosè è un uomo molto mite:

Ora Mosè era molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra. (Nm12,3)

Mosè uccide un egiziano e ne occulta il cadavere; vicino al Monte Sinai fa uccidere tremila Ebrei perché idolatri; poi ordinerà il massacro dei Madianiti, compresi i bambini:

In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi attorno e visto che non c'era nessuno, colpì a morte l'Egiziano e lo seppellì nella sabbia. (Es2,11-12) Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l'ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece trangugiare agli Israeliti. [...] Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: «Chi sta con il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: «Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente». I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. (Es32,19-28) Marciarono dunque contro Madian [...] Mosè disse loro: «Avete lasciato in vita tutte le femmine? Proprio loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti l'infedeltà verso il Signore, nella faccenda di Peor, per cui venne il flagello nella comunità del Signore. Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi. (Nm31,7-18)

Dio condanna Mosè e gli Ebrei a vagare 40 anni nel deserto prima di entrare nella terra promessa:

Il Signore disse ancora a Mosè e ad Aronne: «Fino a quando sopporterò io questa comunità malvagia che mormora contro di me? Io ho udito le lamentele degli Israeliti contro di me. [...] Nessuno di voi, di quanti siete stati registrati dall'età di venti anni in su e avete mormorato contro di me, potrà entrare nel paese nel quale ho giurato di farvi abitare, se non Caleb, figlio di Iefunne, e Giosuè figlio di Nun. I vostri bambini, dei quali avete detto che sarebbero diventati una preda di guerra, quelli ve li farò entrare; essi conosceranno il paese che voi avete disprezzato. [...] Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese, quaranta giorni, sconterete le vostre iniquità per quarant'anni, un anno per ogni giorno e conoscerete la mia ostilità. Io, il Signore, ho parlato. Così agirò con tutta questa comunità malvagia che si è riunita contro di me: in questo deserto saranno annientati e qui moriranno». (Nm14,26-35)

Gli Ebrei vagano 38 anni nel deserto prima di entrare nella terra promessa:

La durata del nostro cammino, da Kades-Barnea al passaggio del torrente Zered, fu di trentotto anni, finché tutta quella generazione di uomini atti alla guerra scomparve dall'accampamento, come il Signore aveva loro giurato. (Dt2,14)

Inoltre, il libro di Giosuè indica che vagarono 45 anni: "Avevo quarant'anni quando Mosè, servo del Signore, mi inviò da Kades-Barnea a esplorare il paese e io gliene riferii come pensavo. I compagni che vennero con me scoraggiarono il popolo, io invece fui pienamente fedele al Signore Dio mio. Mosè in quel giorno giurò: Certo la terra, che ha calcato il tuo piede, sarà in eredità a te e ai tuoi figli, per sempre, perché sei stato pienamente fedele al Signore Dio mio. Ora, ecco il Signore mi ha fatto vivere, come aveva detto, sono cioè quarantacinque anni da quando disse questa parola a Mosè, mentre Israele camminava nel deserto, e oggi, ecco ho ottantacinque anni; io sono ancora oggi come quando Mosè mi inviò: come il mio vigore allora, così il mio vigore ora, sia per la battaglia, sia per ogni altro servizio" (Gios14,7-11).[155]
Aronne morì sul monte Or:

Il sacerdote Aronne salì sul monte Or per ordine del Signore e in quel luogo morì il quarantesimo anno dopo l'uscita degli Israeliti dal paese d'Egitto, il quinto mese, il primo giorno del mese. Aronne era in età di centoventitré anni quando morì sul monte Or. (Nm33,38-39)

Aronne morì a Mosera:

Poi gli Israeliti partirono dai pozzi dei figli Iaakan per Mosera. Là morì Aronne e vi fu sepolto; Eleazaro suo figlio divenne sacerdote al posto di lui. (Dt10,6)

Il bastardo non entrerà nella comunità del Signore e neppure i suoi discendenti fino alla decima generazione:

Non entrerà nella comunità del Signore chi ha il membro contuso o mutilato. Il bastardo non entrerà nella comunità del Signore; nessuno dei suoi, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore. (Dt23,2-3)

Yahweh garantisce a Davide e alla sua discendenza il regno eterno su Israele, benché Davide discenda entro le dieci generazioni dal bastardo Fares:

Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. [...] Allora Giuda disse alla nuora Tamar: «Ritorna a casa da tuo padre come vedova fin quando il mio figlio Sela sarà cresciuto». [...] Fu portata a Tamar questa notizia: «Ecco, tuo suocero va a Timna per la tosatura del suo gregge». Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si coprì con il velo e se lo avvolse intorno, poi si pose a sedere all'ingresso di Enaim, che è sulla strada verso Timna. [...] Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era coperta la faccia. [...] e le si unì. Essa concepì da lui. [...] Quand'essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo due gemelli. [...] e lo si chiamò Perez (o Fares o Phares) . Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo si chiamò Zerach. (Gen38,6-30) Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. (Mt1,1-6) Davide, figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz, figlio di Sala, figlio di Naàsson, figlio di Aminadàb, figlio di Admin, figlio di Arni, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Giuda, (Lc3,31-33)

Secondo il Deuteronomio, il bastardo non entrerà nella comunità del Signore e nemmeno i suoi discendenti fino alla decima generazione. Nella Genesi, Fares[156] nasce bastardo, concepito in un rapporto incestuoso di Giuda con la nuora Tamar[157]. Yahweh garantisce a Davide una discendenza che regnerà per sempre su Israele (2Sam7,4-17), nonostante discenda da Fares da meno di dieci generazioni. Infatti, per il Vangelo secondo Matteo le generazioni che separano Fares da Davide sono 9 (cioè dieci persone: Fares - Esròm - Aram - Aminadàb - Naassòn - Salmòn - Booz - Obed - Iesse - re Davide) , mentre per il Vangelo secondo Luca le generazioni che separano Fares da Davide sono 10 (cioè undici persone, che Luca elenca in ordine cronologico inverso: re Davide - Iesse - Obed - Booz - Sala - Naàsson - Aminadàb - Admin - Arni - Esrom - Fares). In entrambi i casi, si è entro le dieci generazioni previste dal Deuteronomio e, quindi, Davide non avrebbe potuto essere il prescelto da Yahweh per il patto con Israele e la successiva discendenza davidica fino a Gesù. Tale discordanza può essere interpretata in modi diversi: per i musulmani, ad esempio, è semplicemente la dimostrazione che la Bibbia non è ispirata da Dio[158]; i cristiani, invece, pur ammettendo l'incongruenza, ritengono che Dio possa concedere ugualmente ai peccatori di entrare nella sua comunità[159]. La differenza di numero e di nomi nelle genealogie di Gesù tra il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca sono una delle contraddizioni interne ai vangeli, come evidenziato nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento.
L'Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore e neppure i loro discendenti fino alla decima generazione:

L'Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore; nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore; non vi entreranno mai perché non vi vennero incontro con il pane e con l'acqua nel vostro cammino quando uscivate dall'Egitto e perché hanno prezzolato contro di te Balaam, figlio di Beor, da Petor nel paese dei due fiumi, perché ti maledicesse. (Dt23,4-5)

Yahweh garantisce a Davide e alla sua discendenza il regno eterno su Israele, benché Davide discenda entro le dieci generazioni dalla Moabita Rut; inoltre, Roboamo, che è discendente di Davide, è di origine Ammonita:

Questi sposarono donne di Moab, delle quali una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitavano in quel luogo da circa dieci anni (Rut1,4) Roboamo, figlio di Salomone, regnò in Giuda. Aveva quarantun anni quando divenne re; regnò diciassette anni in Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù di Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naama. (1Re14,21) Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa (Mt1,5-7)

Secondo il Deuteronomio, l'Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore e nemmeno i loro discendenti fino alla decima generazione. Nella genealogia di Gesù del Vangelo secondo Matteo compaiono, però, Rut (che era Moabita ed entro le dieci generazioni da Davide) e Roboamo (di origine Ammonita e discendente Davide). [160]
Giosuè, su ordine del Signore, prepara un agguato ai nemici tra Betel ed Ai, ponendoci 30.000 uomini:

Il Signore disse a Giosuè: «Non temere e non abbatterti. Prendi con te tutti i guerrieri. Su, va' contro Ai. Vedi, io ti metto in mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo territorio. [...] Giosuè dunque e tutti quelli del popolo atti alla guerra si accinsero ad assalire Ai; Giosuè scelse trentamila uomini, guerrieri valenti, li inviò di notte e comandò loro: «State attenti: voi tenderete un agguato contro la città, dietro ad essa. Non allontanatevi troppo dalla città e state tutti pronti. Io, con tutta la gente, mi avvicinerò alla città. Ora, quando essi usciranno contro di noi come l'altra volta, noi fuggiremo davanti a loro. Essi usciranno ad inseguirci finché noi li avremo tirati lontani dalla città, perché diranno: Fuggono davanti a noi come l'altra volta! Mentre noi fuggiremo davanti a loro, voi balzerete dall'agguato e occuperete la città e il Signore vostro Dio la metterà in vostro potere. Come l'avrete in potere, appiccherete il fuoco alla città: farete secondo il comando del Signore. Fate attenzione! Questo è il mio comando». Giosuè allora li inviò ed essi andarono al luogo dell'agguato e si posero fra Betel e Ai, ad occidente di Ai; (Gios8,1-9)

Giosuè, su ordine del Signore, prepara un agguato ai nemici tra Betel ed Ai, ponendoci 5.000 uomini:

Il Signore disse a Giosuè: «Non temere e non abbatterti. Prendi con te tutti i guerrieri. Su, va' contro Ai. Vedi, io ti metto in mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo territorio. [...] Tutti quelli del popolo atti alla guerra, che erano con lui, salendo avanzarono e arrivarono di fronte alla città e si accamparono a nord di Ai. Tra Giosuè e Ai c'era di mezzo la valle. Prese circa cinquemila uomini e li pose in agguato tra Betel e Ai, ad occidente della città. (Gios8,1-12)

Giosuè - nella conquista di Canaan - sterminò tutti i nemici:

Così fecero e condussero a lui fuori dalla grotta quei cinque re, il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis e il re di Eglon. Quando quei cinque re furono fatti uscire dinanzi a Giosuè, egli convocò tutti gli Israeliti e disse ai capi dei guerrieri che avevano marciato con lui: «Accostatevi e ponete i vostri piedi sul collo di questi re!». Quelli s'accostarono e posero i piedi sul loro collo. Disse loro Giosuè: «Non temete e non spaventatevi! Siate forti e coraggiosi, perché così farà il Signore a tutti i nemici, contro cui dovrete combattere». Dopo di ciò, Giosuè li colpì e li uccise e li fece impiccare a cinque alberi, ai quali rimasero appesi fino alla sera. [...] Così Giosuè batté tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signore, Dio di Israele. (Gios10,23-40)

Giosuè - nella conquista di Canaan - sterminò tutti i nemici, ma non i Gebusei:

Quanto ai Gebusei che abitavano in Gerusalemme, i figli di Giuda non riuscirono a scacciarli; così i Gebusei abitano a Gerusalemme insieme con i figli di Giuda fino ad oggi. (Gios15,63)

Nel Libro di Giosuè, capitolo 10, gli Ebrei guidati da Giosuè impiccano i re nemici - incluso quello di Gerusalemme - e sterminano tutti i nemici ("Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira"). Nel capitolo 15, però, si afferma che gli Ebrei non riuscirono a sterminare i Gebusei in Gerusalemme[161]. Per gli storici, verosimilmente, non vi è mai stata una conquista militare di Canaan da parte di Giosuè e degli Ebrei ma un graduale e pacifico inserimento, amalgamandosi con le popolazioni locali. Molti popoli vinti dagli Ebrei, citati nella Bibbia, non sono esistiti o non erano stanziati in quelle zone, mentre alcune città conquistate erano già abbandonate da secoli. Infine, quei territori erano sotto il controllo dell'Egitto, che non avrebbe certo permesso una guerra di invasione di un popolo esterno senza intervenire[162][163][164]. Quanto qui riportato, in merito alla conquista di Canaan da parte di Giosuè, è meglio precisato nella sezione Errori storici e geografici nell'Antico Testamento.
Il nonno paterno di re Saul è Abiel:

C'era un uomo di Beniamino, chiamato Kis - figlio di Abièl, figlio di Zeròr, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, figlio di un Beniaminita -, un prode. Costui aveva un figlio chiamato Saul, alto e bello: non c'era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo. (1Sam9,1-2)

Il nonno paterno di re Saul è Ner:

Ner generò Kis; Kis generò Saul; Saul generò Giònata, Malkisùa, Abinadàb e Is-Bàal. (1Cro8,33) Ner generò Kis; Kis generò Saul; Saul generò Giònata, Malchisùa, Abinadàb e Is-Bàal.(1Cro9,39)

Kis è il fratello maggiore di Ner:

La moglie di Saul si chiamava Achinòam, figlia di Achimàaz. Il capo delle sue milizie si chiamava Abner figlio di Ner, zio di Saul. Kis padre di Saul e Ner padre di Abner erano figli di Abièl. (1Sam14,50-51) In Gàbaon abitava il padre di Gàbaon; sua moglie si chiamava Maaca; il primogenito era Abdon, poi Zur, Kis, Baal, Ner, Nadàb,(1Cro8,29-30) In Gàbaon abitavano il padre di Gàbaon, Ieiel, la cui moglie si chiamava Maaca. Suo figlio primogenito era Abdon, quindi Zur, Kis, Baal, Ner, Nadàb,(1Cro9,35-36)

Kis è il figlio di Ner:

Ner generò Kis; Kis generò Saul; Saul generò Giònata, Malkisùa, Abinadàb e Is-Bàal. (1Cro8,33) Ner generò Kis; Kis generò Saul; Saul generò Giònata, Malchisùa, Abinadàb e Is-Bàal.(1Cro9,39)

Kis era il padre di re Saul.
Iesse, il padre di Davide, ebbe 8 figli:

Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge». Samuele ordinò a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: «Alzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi. (1Sam16,10-13)

Iesse, il padre di Davide, ebbe 7 figli:

Iesse generò Eliàb il primogenito, Abinadàb, secondo, Simèa, terzo, Netaneèl, quarto, Raddài, quinto, 15 Ozem, sesto, Davide, settimo. (1Cr2,13-15)

Saul perse il suo regno - che passò a Davide - perché si era appropriato dell' ufficio sacerdotale:

Aspettò tuttavia sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo si disperdeva lontano da lui. Allora Saul diede ordine: «Preparatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione». Quindi offrì l'olocausto. Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele e Saul gli uscì incontro per salutarlo. Samuele disse subito: «Che hai fatto?». Saul rispose: «Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi al termine dei giorni fissati, mentre i Filistei si addensavano in Micmas, ho detto: ora scenderanno i Filistei contro di me in Gàlgala mentre io non ho ancora placato il Signore. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto». Rispose Samuele a Saul: «Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore Dio tuo ti aveva imposto, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e lo costituirà capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore». (1Sam13,8-14)

Saul perse il suo regno - che passò a Davide - perché non aveva obbedito all'ordine di Dio di sterminare tutti gli Amaleciti, compresi donne, bambini e animali, ma risparmiò il loro re Agag e parte del bestiame:

Samuele disse a Saul: «Il Signore ha inviato me per consacrarti re sopra Israele suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. Così dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall'Egitto. Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini». [...] Saul colpì Amalek da Avila procedendo verso Sur, che è di fronte all'Egitto. Egli prese vivo Agag, re di Amalek, e passò a fil di spada tutto il popolo. Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cioè tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito. [...] Saul insisté con Samuele: «Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag re di Amalek e ho sterminato gli Amaleciti. Il popolo poi ha preso dal bottino pecore e armenti, primizie di ciò che è votato allo sterminio per sacrificare al Signore tuo Dio in Gàlgala». [...] Ma Samuele rispose a Saul: «Non posso ritornare con te, perché tu stesso hai rigettato la parola del Signore e il Signore ti ha rigettato perché tu non sia più re sopra Israele. [...] Il Signore ha strappato da te il regno d'Israele e l'ha dato ad un altro migliore di te.». [...] Né Samuele tornò a rivedere Saul fino al giorno della sua morte, ma Samuele piangeva per Saul, perché il Signore si era pentito di aver fatto regnare Saul su Israele. (1Sam15,1-35)

Golia è ucciso da Davide:

Mentre egli parlava con loro, ecco il campione, chiamato Golia, il Filisteo di Gat, uscì dalle schiere filistee e tornò a dire le sue solite parole e Davide le intese. [...] Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. (1Sam17,23-50)

Golia è ucciso da Elcanan:

Ci fu un'altra battaglia contro i Filistei a Gob; Elcanàn, figlio di Iair di Betlemme, uccise Golia di Gat: (vedi Note) l'asta della sua lancia era come un subbio di tessitori. (2Sam21,19)

La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare la discordanza, riporta in (2Sam21,19) "uccise il fratello di Golia di Gat". La versione corretta è invece: "uccise Golia di Gat"; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline[165], la Bible de Jérusalem[166][167], la Bibbia Martini[168] e la Vulgata Sisto-Clementina[169][130]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati; mentre la Nuova Diodati riporta le parole "il fratello di" in corsivo per segnalare che non è nel testo originale).
Re Saul vuole uccidere Davide: è Giònata che, saputolo da suo padre Saul, avvisa Davide di tale pericolo:

Saul comunicò a Giònata suo figlio e ai suoi ministri di aver deciso di uccidere Davide. Ma Giònata figlio di Saul nutriva grande affetto per Davide. Giònata informò Davide dicendo: «Saul mio padre cerca di ucciderti. Sta' in guardia da domani all'alba, sta' fermo in un luogo nascosto e non farti vedere. Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Vedrò ciò che succede e te lo farò sapere». Giònata parlò difatti a Saul suo padre in favore di Davide e gli disse: «Non si macchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non si è macchiato contro di te, che anzi ti ha reso un servizio molto grande. Egli ha esposto la vita, quando sconfisse il Filisteo, e il Signore ha concesso una grande vittoria a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?». Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: «Per la vita del Signore, non morirà!». Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase al suo seguito come prima. (1Sam19,1-7)

Re Saul vuole uccidere Davide: è Davide che rivela ciò a Giònata, che non ne sapeva nulla:

Davide lasciò di nascosto Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli disse: «Che ho fatto, che delitto ho commesso, che colpa ho avuto nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?». Rispose: «Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe nascosto questa cosa? Non è possibile!». Ma Davide giurò ancora: «Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi occhi e dice: Giònata non deve sapere questa cosa perché si angustierebbe. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c'è un sol passo tra me e la morte». Giònata disse: «Che cosa desideri che io faccia per te?». Rispose Davide: «Domani è la luna nuova e io dovrei sedere a tavola con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. Se tuo padre mi cercherà, dirai: Davide mi ha chiesto di lasciarlo andare in fretta a Betlemme sua città perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia. Se dirà: Va bene, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua. Mostra la tua bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del Signore: se ho qualche colpa, uccidimi tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?». Giònata rispose: «Lungi da te! Se certo io sapessi che da parte di mio padre è stata decisa una cattiva sorte per te, non te lo farei forse sapere?». (1Sam20,1-9)

Giònata era il figlio maggiore e il preferito di re Saul ed era amico con Davide.
Saul - prima di morire, con i suoi tre figli, in battaglia contro i Filistei - consultò il Signore, che non gli rispose:

Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose né attraverso sogni, né mediante gli Urim, né per mezzo dei profeti. (1Sam28,6)

Saul - prima di morire, con i suoi tre figli, in battaglia contro i Filistei - non consultò il Signore e per questo morì:

Così Saul morì a causa della sua infedeltà al Signore, perché non ne aveva ascoltato la parola e perché aveva evocato uno spirito per consultarlo. Non aveva consultato il Signore; per questo il Signore lo fece morire e trasferì il regno a Davide figlio di Iesse. (1Cro10,13-14)

Entrambe le versioni - (1Sam28-31) e (1Cro10) - si riferiscono all'ultima battaglia di Saul contro i Filistei, dove egli morì, insieme ai suoi tre figli Giònata, Abinadàb e Malchisùa.
Saul muore gettandosi sulla sua stessa spada:

Allora Saul disse al suo scudiero: «Sfodera la spada e trafiggimi, prima che vengano quei non circoncisi a trafiggermi e a schernirmi». Ma lo scudiero non volle, perché era troppo spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra. (1Sam31,4)

Saul muore ucciso da un amalecita:

Mi disse: Gettati contro di me e uccidimi: io sento le vertigini, ma la vita è ancora tutta in me. Io gli fui sopra e lo uccisi, perché capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio signore». (2Sam1,9-10 )

Davide porta l'Arca dell'Alleanza in casa di Obed-Edom di Gat dopo aver sconfitto i Filistei:

[...] Davide si recò a Baal-Perazìm e là Davide li sconfisse [...] I Filistei salirono poi di nuovo e si sparsero nella valle di Rèfaim. [...] Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e sconfisse i Filistei da Gàbaa fino all'ingresso di Ghezer. Davide [...] partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per trasportare di là l'arca di Dio [...] Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo [...] Uzzà stava presso l'arca di Dio e Achìo precedeva l'arca.[...] Ma quando furono giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio e vi si appoggiò perché i buoi la facevano piegare. L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua colpa ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio. [...] Davide in quel giorno ebbe paura del Signore e disse: «Come potrà venire da me l'arca del Signore?». Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella città di Davide, ma la fece portare in casa di Obed-Edom di Gat. L'arca del Signore rimase tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa. (2Sam5-6)

Davide porta l'Arca dell'Alleanza in casa di Obed-Edom di Gat prima di sconfiggere i Filistei:

[...] Dalla casa di Abinadàb trasportarono l'arca di Dio su un carro nuovo; Uzza e Achio guidavano il carro. [...] Giunti all'aia di Chidon, Uzza stese la mano per trattenere l'arca, perché i buoi la facevano barcollare. Ma l'ira del Signore divampò contro Uzza e lo colpì perché aveva steso la mano sull'arca. Così egli morì lì davanti a Dio. [...] In quel giorno Davide ebbe paura di Dio e pensò: «Come potrei condurre presso di me l'arca di Dio?». Così Davide non portò l'arca presso di sé nella città di Davide, ma la diresse verso la casa di Obed-Edom di Gat. L'arca di Dio rimase nella casa di Obed-Edom tre mesi. Il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e quanto gli apparteneva. [...] I Filistei giunsero e si sparsero per la valle di Rèfaim. [...]. Quelli vennero a Baal-Perazìm e là Davide li sconfisse. [...] Di nuovo i Filistei tornarono a invadere la valle. [...] Davide fece come Dio gli aveva comandato. Sbaragliò l'esercito dei Filistei da Gàbaon fino a Ghezer. La fama di Davide si diffuse in tutti i paesi, mentre il Signore lo rendeva terribile fra tutte le genti. (1Cro13-14)

In entrambe le versioni, Uzzà - durante il trasporto dell'Arca dell'Alleanza verso Gerusalemme, su un carro - trattiene con una mano l'Arca perché non cada e Dio, adirato per ciò, lo fa morire sul posto. Davide, spaventato da questo, invece di portare subito l'Arca a Gerusalemme la lascia per tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat. Le due versioni, però, si contraddicono sul momento in cui Davide stermina i Filistei, a Baal-Perazìm e da Gàbaa (o Gàbaon) fino a Ghezer: prima della morte di Uzzà e dell'arrivo dell'Arca in casa di Obed-Edom di Gat (come indicato nel Secondo Libro di Samuele) oppure dopo (come, invece, indicato nel Primo Libro delle Cronache)[170].
Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli:

Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte. (2Sam6,23)

Mikal, figlia di Saul, ebbe cinque figli:

ma il re prese i due figli che Rizpà figlia di Aià aveva partoriti a Saul, Armonì e Merib-Bàal e i cinque figli che Meràb figlia di Saul aveva partoriti ad Adrièl il Mecolatita figlio di Barzillài. (2Sam21,8)

Davide sconfigge Hadad-Ezer, re di Zoba, mentre marcia verso l'Eufrate e fa prigionieri 1.700 cavalieri e 20.000 fanti:

Davide sconfisse anche Hadad-Ezer, figlio di Recòb, re di Zobà, mentre egli andava ad estendere il dominio sul fiume Eufrate. Davide gli prese millesettecento cavalieri (Vedi Nota) e ventimila fanti: tagliò i garretti a tutte le pariglie di cavalli, riservandone soltanto cento. (2Sam8,3-4)

Davide sconfigge Hadad-Ezer, re di Zoba, mentre marcia verso l'Eufrate e fa prigionieri 7.000 cavalieri e 20.000 fanti:

Davide sconfisse anche Hadad-Ezer, re di Zoba, verso Amat, nella sua marcia verso il fiume Eufrate per stabilirvi il suo dominio. Davide gli prese mille carri, settemila cavalieri e ventimila fanti. Davide poi fece tagliare i garretti a tutti i cavalli, risparmiandone un centinaio. (1Cro18,3-4)

La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare la discordanza, riporta in (2Sam8,4) "millesettecento combattenti sui carri". La versione corretta è invece: "millesettecento cavalieri"; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline[171], la Bible de Jérusalem[172] [173], la Bibbia Martini[174] e la Vulgata Sisto-Clementina[175][176]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).
Davide sconfigge gli Aramei e uccide - oltre a Sobàk (o Sofach), capo del loro esercito - gli uomini di 700 carri e 40.000 cavalieri:

Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise agli Aramei settecento pariglie di cavalli e quarantamila cavalieri (vedi Note) ; batté anche Sobàk capo del loro esercito, che morì in quel luogo. (2Sam10,18)

Davide sconfigge gli Aramei e uccide - oltre a Sobàk (o Sofach), capo del loro esercito - 7.000 cavalieri e 40.000 fanti:

Gli Aramei fuggirono di fronte agli Israeliti. Davide uccise, degli Aramei, settemila cavalieri e quarantamila fanti; uccise anche Sofach capo dell'esercito. (1Cro19,18)

La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare la discordanza, riporta in (2Sam10,18) "quarantamila uomini". La versione corretta è invece: "quarantamila cavalieri"; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline[177], la Bible de Jérusalem[178] [179], la la Bibbia Martini[180] e la Vulgata Sisto-Clementina[181][182]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati e Nuova Diodati). Sobàk, Sobac, Shobak, Shobac, Sofach, Sofac, Shofak, Shofac sono nomi che indicano lo stesso personaggio, cioè il capo dell' esercito degli Aramei.
Abigail è moglie di Itrà l'Israelita:

Assalonne aveva posto a capo dell'esercito Amasà invece di Ioab. Amasà era figlio di un uomo chiamato Itrà l'Israelita " (vedi Note) " , il quale si era unito a Abigàl, figlia di Iesse e sorella di Zeruià, madre di Ioab. (2Sam17,25)

Abigail è moglie di Ieter l'Ismaelita:

Abigàil partorì Amasà, il cui padre fu Ieter l'Ismaelita. (1Cro2,17)

La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare la discordanza, riporta in (2Sam17,25) "Itrà l'Ismaelita". La versione corretta è invece: "Itrà l'Israelita"; tale versione è sostenuta sia da altre bibbie cattoliche (la Bible de Jérusalem[183] [184],la Bibbia Martini[185] e la Vulgata Sisto-Clementina[186][187]) che da quelle protestanti (Diodati e Nuova Diodati). L'origine del marito di Abigail, Israelita o Ismaelita, è in contraddizione.[188]
Achimelech è figlio di Ebiatar:

Zadòk figlio di Achitùb e Achimèlech figlio di Ebiatàr erano sacerdoti; Seraià era segretario, (2Sam8,17) Seraià era scriba; Zadòk ed Ebiatàr erano sacerdoti e anche Ira lo Iairita era ministro di Davide. (2Sam20,25)

E' Ebiatar ad essere figlio di Achimelech (che è invece figlio di Achitub):

Scampò un figlio di Achimelech, figlio di Achitub, che si chiamava Ebiatar, il quale fuggì presso Davide. (1Sam22,20) Davide si rivolse ad Achimelech, l'Hittita e ad Abisài, figlio di Zeruià, fratello di Ioab, dicendo: «Chi vuol scendere con me da Saul nell'accampamento?». Rispose Abisài: «Scenderò io con te». (1Sam26,6) Allora Davide disse al sacerdote Ebiatar figlio di Achimelech: «Portami l'efod». Ebiatar accostò l'efod a Davide. (1Sam30,7)

I sacerdoti Achimelech e Ebiatar sono vissuti al tempo di Davide.
Saul fu seppellito a Zela, nel sepolcro di suo padre Kis:

Le ossa di Saul e di Giònata suo figlio, come anche le ossa degli impiccati furono sepolte nel paese di Beniamino a Zela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul; fu fatto quanto il re aveva ordinato. Dopo, Dio si mostrò placato verso il paese. (2Sam21,14)

Saul fu seppellito a Iabes, sotto una quercia:

tutti i loro guerrieri andarono a prelevare il cadavere di Saul e i cadaveri dei suoi figli e li portarono in Iabes; seppellirono le loro ossa sotto la quercia in Iabes, quindi digiunarono per sette giorni. Così Saul morì a causa della sua infedeltà al Signore (1Cro10,12-13)

Is-Bàal (Iasobeam) - un Cacmonita, prode di Davide - con la lancia sconfisse ottocento uomini:

Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Bàal il Cacmonita, capo dei Tre. Egli impugnò la lancia contro ottocento uomini e li trafisse in un solo scontro. (2S 23:8)

Is-Bàal (Iasobeam) - un Cacmonita, prode di Davide - con la lancia sconfisse trecento uomini:

Ecco l'elenco dei prodi di Davide: Iasobeam figlio di un Cacmonita, capo dei Tre; egli brandì la lancia su trecento vittime in una sola volta. (1Cr 11:11)

Davide fu indotto da Dio a fare il censimento d'Israele:

La collera del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: «Su, fa' il censimento d'Israele e di Giuda». (2S24,1)

Davide fu indotto da Satana a fare il censimento d'Israele:

Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire gli Israeliti. (1Cr21,1)

Alcune correnti teologiche considerano Dio come fonte sia del bene che del male e quindi Satana come un agente divino, colui che avversa, in questo senso sarebbe stato Dio stesso a inviare Satana.[senza fonte]
I soldati d' Israele, secondo il censimento, erano 800.000 e quelli di Giuda 500.000:

Ioab consegnò al re [Davide] la cifra del censimento del popolo: c'erano in Israele ottocentomila guerrieri che maneggiavano la spada; in Giuda cinquecentomila. (2Sam24,9)

I soldati d' Israele, secondo il censimento, erano 1.100.000 e quelli di Giuda 470.000:

Ioab consegnò a Davide il numero del censimento del popolo. In tutto Israele risultarono un milione e centomila uomini atti alle armi; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini atti alle armi. (1Cr21,5)

Una spiegazione proposta è: "Si tratta di due fonti differenti di cronaca il primo rapporto si riferisce agli uomini in grado di combattere e il secondo a quelli che effettivamente arruolati[189]". I dati non sono, però, congruenti con tale spiegazione, non essendo ragionevole contare come arruolati più uomini di quelli in grado di combattere[190]. Inoltre, come la stessa Bibbia CEI commenta[191], il numero di guerrieri citati è inverosimile perché ciò avrebbe comportato che la popolazione della Palestina fosse di circa 7 milioni di abitanti, ovvero circa dieci volte superiore a quella storicamente possibile. Pertanto, pare plausibile che questi versi siano semplicemente una delle discordanze interne all'Antico Testamento[192][193].
Davide peccò contro la volontà Dio anche nello svolgere il censimento, comandatogli da Dio stesso:

Ma dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, si sentì battere il cuore e disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ma ora, Signore, perdona l'iniquità del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza». (2Sam24,10)

Davide non peccò mai contro la volontà Dio, durante tutta la sua vita, se non nel caso di Uria l'Hittita:

Ma, per amore di Davide, il Signore suo Dio gli concesse una lampada in Gerusalemme, innalzandone il figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, perché Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il Signore gli aveva impartiti, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l'Hittita. (1Re15,4-5)

Uria l'Hittita era uno dei migliori guerrieri del re Davide. Davide - innamoratosi e messa incinta la moglie di Uria, Betsabea - per poterla avere lo mandò a morire in battaglia con un inganno (2Sam11,2-27); Dio punì Davide per questo facendo morire il bambino neonato da lui avuto con Betsabea (2Sam12,13-19). Dio comandò, inoltre, a Davide un censimento (2Sam24,1-14), ma questi non lo fece come Dio voleva e, per questo, il suo peccato fu punito con la peste che uccise settantamila Ebrei (2Sam24,15-17). Nel raffronto tra le due versioni 1Re15,4-5 e 2Sam24,10, vi è quindi una contraddizione sul numero di peccati commessi da Davide durante tutta la sua vita[194].
Dio, per punire l' errore di Davide nel censimento, gli propone 7 anni di carestia:

Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi sette (vedi Note) anni di carestia nel tuo paese o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegua oppure tre giorni di peste nel tuo paese? Ora rifletti e vedi che cosa io debba rispondere a chi mi ha mandato». (2Sam24,13)

Dio, per punire l' errore di Davide nel censimento, gli propone 3 anni di carestia:

Gad andò da Davide e gli riferì: «Dice il Signore: Scegli fra tre anni di carestia, tre mesi di fuga per te di fronte ai tuoi avversari, sotto l'incubo della spada dei tuoi nemici, e tre giorni della spada del Signore con la peste che si diffonde sul paese e l'angelo del Signore che porta lo sterminio in tutto il territorio di Israele. Ora decidi che cosa io debba riferire a chi mi ha inviato». (1Cr21,11-12)

La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare la discordanza, riporta in (2Sam24,13) «tre anni». La versione corretta è invece: «sette anni »; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bibbia Edizioni Paoline[195], la Bible de Jérusalem[196] [197], la Bibbia Martini[198] e la Vulgata Sisto-Clementina[199] [130]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati)
Davide acquista il terreno di Ornan il Gebuseo per cinquanta sicli d'argento:

Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono settantamila persone del popolo. [...] Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: «Sali, innalza un altare al Signore sull'aia di Araunà il Gebuseo». [...] Araunà disse a Davide: «Il re mio signore prenda e offra quanto gli piacerà! Ecco i buoi per l'olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. Tutte queste cose, re, Araunà te le regala». Poi Araunà disse al re: «Il Signore tuo Dio ti sia propizio!». Ma il re rispose ad Araunà: «No, io acquisterò da te queste cose per il loro prezzo e non offrirò al Signore mio Dio olocausti che non mi costino nulla». Davide acquistò l'aia e i buoi per cinquanta sicli d'argento; edificò in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso il paese e il flagello cessò di colpire il popolo. (2Sam24,15-25)

Davide acquista il terreno di Ornan il Gebuseo per seicento sicli d'oro:

Così il Signore mandò la peste in Israele; morirono settantamila Israeliti. [...] L'angelo del Signore ordinò a Gad di riferire a Davide che salisse ad erigere un altare al Signore nell'aia di Ornan il Gebuseo. [...] Ornan rispose a Davide: «Prenditelo; il re mio signore ne faccia quello che vuole. Vedi, io ti dò anche i buoi per gli olocausti, le trebbie per la legna e il grano per l'offerta; tutto io ti offro». Ma il re Davide disse a Ornan: «No! Lo voglio acquistare per tutto il suo valore; non presenterò al Signore una cosa che appartiene a te offrendo così un olocausto gratuitamente». E così Davide diede a Ornan seicento sicli d'oro per il terreno. Quindi Davide vi eresse un altare per il Signore e vi offrì olocausti e sacrifici di comunione. [...] Il Signore ordinò all'angelo e questi ripose la spada nel fodero. Allora, visto che il Signore l'aveva ascoltato sull'aia di Ornan il Gebuseo, Davide offrì là un sacrificio. (1Cro21,14-28)

In entrambe le versioni, Davide - per ottenere il perdono di Dio che, a causa dell'errore di Davide stesso nel censimento, ha mandato la peste ad uccidere settantamila Ebrei - acquista da Ornan il Gebuseo il suo terreno (pur volendo questi cederglielo gratuitamente) per costruirvi un altare per sacrifici. Le due versioni, invece, si contraddicono sulla cifra pagata da Davide[200]. Ornan il Gebuseo e Araunà il Gebuseo indicano lo stesso personaggio[201].
Salomone chiede e ottiene da Dio la saggezza per governare:

In Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: «Chiedimi ciò che io devo concederti». Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre con grande benevolenza, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?». Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. Dio gli disse: «Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai. (1Re3,5-13)

Salomone avrà settecento mogli e trecento concubine, che lo porteranno ad adorare anche divinità straniere e ad attirarsi l'ira di Dio, che farà per questo dividere il suo regno alla sua morte:

Ma il re Salomone amò donne straniere, moabite, ammonite, idumee, di Sidòne e hittite, appartenenti a popoli, di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: «Non andate da loro ed essi non vengano da voi: perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi». Salomone si legò a loro per amore. Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l'attirarono verso dèi stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre. (1Re11,1-4) Quindi disse a Geroboamo: «Prendine dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio di Israele: Ecco lacererò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. A lui rimarrà una tribù a causa di Davide mio servo e a causa di Gerusalemme, città da me scelta fra tutte le tribù di Israele. Ciò avverrà perché egli mi ha abbandonato, si è prostrato davanti ad Astàrte dea di quelli di Sidòne, a Camos dio dei Moabiti, e a Milcom dio degli Ammoniti, e non ha seguito le mie vie compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando i miei comandi e i miei decreti, come aveva fatto Davide suo padre. Non gli toglierò il regno di mano, perché l'ho stabilito capo per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo da me scelto, il quale ha osservato i miei comandi e i miei decreti. Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù [...] umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre». (1Re11,31-39)

La figura di Salomone - di cui si parla solo nella Bibbia - non è ritenuta storica da alcuni studiosi e anche quelli che la ritengono tale non pensano che la Bibbia riporti correttamente i fatti che lo riguardano, ad esempio in merito alla storicità della costruzione del suo Tempio o dell'incontro con la Regina di Saba.[59][202][203][204][205] [206]
Salomone possedeva 40.000 stalle per cavalli:

Salomone possedeva quarantamila (vedi Note) greppie per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella. (1Re5,6)

Salomone possedeva 4.000 stalle per cavalli:

Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli, distribuiti nelle città dei carri e presso il re in Gerusalemme. (2Cro9,25)

La Bibbia CEI, nel tentativo di armonizzare la discordanza, riporta in (1Re5,6) "quattromila greppie per i cavalli". La versione corretta è invece: "quarantamila greppie per i cavalli"; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche (la Bible de Jérusalem[207] [208], la Bibbia Martini[209] e la Vulgata Sisto-Clementina[210][211]) che da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati e Nuova Diodati). Si noti che il passo biblico (1Re5,4-6) riportato nella bibbia CEI corrisponde al passo biblico (1Re4,25-26) nelle bibbie protestanti citate, nella Bibbia Martini e nella Vulgata Sisto-Clementina.
Salomone, per la costruzione del Tempio, aveva 70.000 portatori, 80.000 scalpellini e 3.300 sorveglianti:

Salomone aveva settantamila operai addetti al trasporto del materiale e ottantamila scalpellini a tagliar pietre sui monti, senza contare gli incaricati dei prefetti, che erano tremilatrecento, preposti da Salomone al comando delle persone addette ai lavori. (1Re5,29-30)

Salomone, per la costruzione del Tempio, aveva 70.000 portatori, 80.000 scalpellini e 3.600 sorveglianti:

Salomone ingaggiò settantamila portatori, ottantamila scalpellini per lavorare in montagna e tremilaseicento sorveglianti. (2Cro2,1)

La figura di Salomone - di cui si parla solo nella Bibbia - non è ritenuta storica da alcuni studiosi e anche quelli che la ritengono tale non pensano che la Bibbia riporti correttamente i fatti che lo riguardano, tra cui quelli in merito alla storicità della costruzione del suo Tempio. La Gerusalemme del X secolo a.c., inoltre, non era in grado di contenere edifici delle dimensioni supposte per tale Tempio, come anche confermato dalla ricerca archeologica.[59][202][212][213][214] [215]
Il Tempio di Salomone fu costruito dopo 480 anni dall'uscita degli Ebrei dall'Egitto:

Alla costruzione del tempio del Signore fu dato inizio l'anno quattrocentottanta dopo l'uscita degli Israeliti dal paese d'Egitto, l'anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese. (1Re6,1)

Il Tempio di Salomone fu costruito dopo 574 anni dall'uscita degli Ebrei dall'Egitto:

Si alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse: «Uomini di Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri ed esaltò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Quindi, dopo essersi preso cura di loro per circa quarant'anni nel deserto, distrusse sette popoli nel paese di Canaan e concesse loro in eredità quelle terre, per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei Giudici, fino al profeta Samuele. Allora essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Cis, della tribù di Beniamino, per quaranta anni. E, dopo averlo rimosso dal regno, suscitò per loro come re Davide, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. (At13,16-22) Davide, figlio di Iesse, aveva regnato su tutto Israele. La durata del suo regno su Israele era stata di quarant'anni; in Ebron aveva regnato sette anni e in Gerusalemme trentatré. (1Cro29,26-27)

Nella seconda versione, il Tempio di Salomone è costruito dopo 574 anni dalla fuga dall'Egitto. Infatti, dopo l'uscita dall'Egitto gli Ebrei vagano 40 anni nel deserto, poi Dio gli concede le terre di Canaan per 450 anni, poi i Giudici eleggono Saul come re per 40 anni, poi regna il suo successore Davide per altri 40 anni, poi regna suo figlio Salomone, che costruisce il Tempio al quarto anno del suo regno (come riportato nella prima versione in (1Re6,1)); quindi: sommando tutti gli anni (40+450+40+40+4) si ha un totale di 574 anni dall'uscita dall'Egitto, ben superiore ai 480 anni dichiarati nella prima versione.
Il Tempio di Salomone era alto 30 cubiti:

Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore, era lungo sessanta cubiti, largo venti, alto trenta. (1Re6,2)

Il Tempio di Salomone era alto 120 cubiti:

Il vestibolo, che era di fronte al tempio nel senso della larghezza del tempio, era di venti cubiti; la sua altezza era di centoventi cubiti. Egli ricoprì l'interno di oro purissimo. (2Cro3,4)

Inoltre, alcune di queste misure sono assurde: il Tempio di Salomone sarebbe risultato largo circa 9 metri (20 cubiti) e alto circa 54 metri (120 cubiti, ovvero come un attuale palazzo di 18 piani), come evidenziato anche nella sezione Errori scientifici nell'Antico Testamento.[216]
Le colonne del Tempio di Salomone - chiamate Boaz quella a sinistra e Iachin quella a destra - erano alte 18 cubiti, oltre ad un capitello di 5 cubiti:

(Salomone) Fuse due colonne di bronzo, ognuna alta diciotto cubiti e dodici di circonferenza. Fece due capitelli, fusi in bronzo, da collocarsi sulla cima delle colonne; l'uno e l'altro erano alti cinque cubiti. [...] Eresse le colonne nel vestibolo del tempio. Eresse la colonna di destra, che chiamò Iachin ed eresse la colonna di sinistra, che chiamò Boaz. Così fu terminato il lavoro delle colonne. (1Re7,15-22)

Le colonne del Tempio di Salomone - chiamate Boaz quella a sinistra e Iachin quella a destra - erano alte 35 cubiti, oltre ad un capitello di 5 cubiti:

(Salomone) Di fronte al tempio eresse due colonne, alte trentacinque cubiti; il capitello sulla cima di ciascuna era di cinque cubiti. Fece ghirlande e le pose sulla cima delle colonne. [...] Eresse le colonne di fronte alla navata, una a destra e una a sinistra; quella a destra la chiamò Iachin e quella a sinistra Boaz. (2Cro3,15-17)

La vasca del Tempio di Gerusalemme conteneva duemila bat (1 bat = 45 litri):

(Il bacino del tempio) Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo fatto come l'orlo di un calice era a forma di giglio. Conteneva duemila bat. (1Re7,26)

La vasca del Tempio di Gerusalemme conteneva tremila bat (1 bat = 45 litri):

(La vasca di metallo fuso del tempio) Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo era come l'orlo di un calice a forma di giglio. Conteneva tremila bat. (2Cr4,5)

Il passo biblico di 1Re si riferisce all'effettivo contenuto della vasca, mentre il passo di 2Cr si riferisce alla capacità complessiva.[senza fonte]
Le feste durante la dedicazione del Tempio di Salomone durano 7 giorni:

In quel giorno il re consacrò il centro del cortile di fronte al tempio del Signore; infatti ivi offrì l'olocausto, l'oblazione e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l'altare di bronzo, che era davanti al Signore, era troppo piccolo per contenere l'olocausto, l'oblazione e il grasso dei sacrifici di comunione. In quell'occasione Salomone celebrò la festa davanti al Signore nostro Dio per sette giorni: tutto Israele, dall'ingresso di Amat al torrente d'Egitto, un'assemblea molto grande, era con lui. Nel giorno ottavo congedò il popolo. I convenuti, salutato il re, tornarono alle loro case, contenti e con la gioia nel cuore per tutto il bene concesso dal Signore a Davide suo servo e a Israele suo popolo. (1Re8,64-66)

Le feste durante la dedicazione del Tempio di Salomone durano 14 giorni:

Salomone consacrò il centro del cortile di fronte al tempio; infatti ivi offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, poiché l'altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere gli olocausti, le offerte e i grassi. In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni; tutto Israele, dall'ingresso di Amat al torrente di Egitto, un'assemblea grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell'altare sette giorni e sette giorni anche la festa. (2Cro7,7-9)

La festa della dedicazione del Tempio di Salomone coincise con la Festa delle capanne ed ognuna durava 7 giorni. Secondo la versione del Primo libro dei Re, Salomone fece coincidere le due feste, congedando il popolo all'ottavo giorno. Invece, secondo la versione del Secondo libro delle Cronache, Salomone celebrò entrambe le feste per la loro intera durata (ovvero per un totale di 14 giorni).[217]
Salomone offriva olocausti tre volte l'anno:

Tre volte all'anno Salomone offriva olocausti e sacrifici di comunione sull'altare che aveva costruito per il Signore e bruciava incenso su quello che era davanti al Signore. Così terminò il tempio. (1Re9,25)

Salomone offriva olocausti giornalieri:

In quel tempo Salomone offrì olocausti al Signore sull'altare del Signore, che aveva costruito di fronte al vestibolo. Ogni giorno offriva olocausti secondo il comando di Mosè, nei sabati, nei noviluni e nelle tre feste dell'anno, cioè nella festa degli azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle capanne. Secondo le disposizioni di Davide suo padre, stabilì le classi dei sacerdoti per il loro servizio; anche per i leviti dispose che nel loro ufficio lodassero Dio e assistessero i sacerdoti ogni giorno; ai portieri nelle loro classi assegnò le singole porte, perché così aveva comandato Davide, uomo di Dio. Non si allontanarono in nulla dalle disposizioni del re Davide riguardo ai sacerdoti e ai leviti; lo stesso avvenne riguardo ai tesori. (2Cro8,12-15)

Il re d'Israele Baasa morì durante il ventiseiesimo anno del regno di Asa (re di Giuda):

Nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasa, figlio di Achia, divenne re d'Israele in Tirza. Regnò ventiquattro anni. (1Re15,33) Nell'anno ventiseiesimo di Asa re di Giuda, su Israele in Tirza divenne re Ela figlio di Baasa; regnò due anni. (1Re16,8)

Il re d'Israele Baasa è ancora vivo durante il trentaseiesimo anno del regno di Asa (re di Giuda):

Nell'anno trentaseiesimo del regno di Asa il re di Israele Baasa marciò contro Giuda. Egli fortificò Rama per impedire le comunicazioni con Asa re di Giuda. (2Cro16,1)

Ioram, figlio di Acab e fratello di Acazia, diventa re di Israele al 2° anno del regno di Ioram (suo omonimo, figlio e successore di Giosafat) su Giuda:

(Acazia) Difatti morì, secondo la predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell'anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva figli. (2Re1,17) Giòsafat si addormentò con i suoi padri, con i quali fu sepolto nella città di Davide suo antenato e al suo posto divenne re suo figlio Ioram. (1Re22,51)

Ioram, figlio di Acab e fratello di Acazia, diventa re di Israele al 18° anno del regno di Giosafat su Giuda:

Ioram figlio di Acab divenne re d'Israele in Samaria l'anno diciotto di Giòsafat, re di Giuda. Ioram regnò dodici anni. (2Re3,1)

Ioram (di Israele, figlio di Acab), secondo 2Re1,17, sarebbe diventato re di Israele quando su Giuda regnava il successore di Giosafat (cioè il di lui figlio, anch'egli di nome Ioram). Quindi, non è possibile - come sostiene 2Re3,1 - che Ioram (di Israele) possa esser diventato re quando Giosafat era ancora vivo. Nel Regno di Israele, nel periodo in esame (verso la metà del IX secolo a.c.), i re che si susseguirono (di padre in figlio) furono: Acab - Acazia - Ioram (fratello di Acazia, morto senza figli); invece nel Regno di Giuda furono: Giosafat - Ioram - Acazia.
Acazia, figlio di Acab e fratello di Ioram, regna su Israele dall'anno 17° al 19° del regno di Giosafat su Giuda:

Acazia, figlio di Acab, divenne re d'Israele in Samaria nell'anno diciassette di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. (1Re22,52) (Acazia) Difatti morì, secondo la predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell'anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva figli. (2Re1,17)

Ioram, figlio di Acab e fratello di Acazia, regna su Israele a partire dall'anno 18° del regno di Giosafat su Giuda:

Ioram figlio di Acab divenne re d'Israele in Samaria l'anno diciotto di Giòsafat, re di Giuda. Ioram regnò dodici anni. (2Re3,1)

I due fratelli Acazia e Ioram, figli di Acab, non possono aver regnato contemporaneamente su Israele dal 18° al 19° anno del regno di Giosafat su Giuda, anche perché Ioram successe al fratello Acazia morto senza figli. Nel Regno di Israele, nel periodo in esame (verso la metà del IX secolo a.c.), i re che si susseguirono (di padre in figlio) furono: Acab - Acazia - Ioram (fratello di Acazia, morto senza figli); invece nel Regno di Giuda furono: Giosafat - Ioram - Acazia.
Acazia (di Giuda), figlio di Ioram (di Giuda), diventa re nel dodicesimo anno di Ioram (di Israele):

Nell'anno decimosecondo di Ioram figlio di Acab, re di Israele, divenne re Acazia figlio di Ioram, re di Giuda. (2Re8,25)

Acazia (di Giuda), figlio di Ioram (di Giuda), diventa re nel undicesimo anno di Ioram (di Israele):

Acazia era divenuto re di Giuda nell'anno undecimo di Ioram, figlio di Acab. (2Re9,29)

Acazia cominciò a regnare come coerede assieme al padre nell'undicesimo anno e divenne effettivamente unico sovrano nel dodicesimo, a seguito della morte del padre[senza fonte]. Nel Regno di Israele, nel periodo in esame (verso la metà del IX secolo a.c.), i re che si susseguirono (di padre in figlio) furono: Acab - Acazia - Ioram (fratello di Acazia, morto senza figli); invece nel Regno di Giuda furono: Giosafat - Ioram - Acazia.
Alla sua morte, re Ioiakim lasciò il trono a suo figlio Ioiachin:

Ioiakim si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Ioiachin. (2Re24,6)

Alla sua morte, re Ioiakim - per predizione profetica - non avrà un erede al trono:

Per questo dice il Signore contro Ioiakim re di Giuda: Egli non avrà un erede sul trono di Davide; il suo cadavere sarà esposto al calore del giorno e al freddo della notte. (Ger36,30)

Ioiakin, il figlio di Ioiachim, gli succedette per tre mesi,[218] dunque la maledizione-predizione di Geremia non si è avverata.
Ioiachin regna in Gerusalemme per tre mesi:

Ioiachìn aveva diciotto anni, quando divenne re; regnò tre mesi in Gerusalemme. Sua madre, di Gerusalemme, si chiamava Necusta, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore (2Re24,8-9)

Ioiachin regna in Gerusalemme per tre mesi e dieci giorni:

Quando Ioiachìn divenne re, aveva diciotto anni; regnò tre mesi e dieci giorni in Gerusalemme. Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore. (2Cro36,9)

Nabucodonosor nella seconda invasione di Gerusalemme deporta 11.000 persone:

Il re di Babilonia portò via di là tutti i tesori del tempio e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d'oro, che Salomone re di Israele aveva posti nel tempio. Così si adempì la parola del Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i capi, tutti i prodi, in numero di diecimila, tutti i falegnami e i fabbri; rimase solo la gente povera del paese. Deportò in Babilonia Ioiachìn, la madre del re, le mogli del re, i suoi eunuchi e le guide del paese, conducendoli in esilio da Gerusalemme in Babilonia. Tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti i guerrieri più prodi furono condotti in esilio a Babilonia dal re di Babilonia. (2Re24,13-16)

Nabucodonosor nelle tre invasioni di Gerusalemme deporta in totale 4.600 persone:

Questa è la gente che Nabucodònosor deportò: nell'anno settimo tremilaventitré Giudei; nell'anno decimo ottavo di Nabucodònosor furono deportati da Gerusalemme ottocentotrentadue persone; nell'anno ventitreesimo di Nabucodònosor, Nabuzaradàn capo delle guardie deportò settecentoquarantacinque Giudei: in tutto quattromilaseicento persone. (Ger52,28-30)

Nabucodonosor II regnò sui Babilonesi dal 604 a.c. al 562 a.c. e deportò tre volte gli Ebrei a Babilonia: la prima nel 597 a.c., la seconda nel 587 a.c. (con la distruzione del Tempio di Salomone) e la terza nel 583 a.c.. Nel 539 a.c. i Persiani di re Ciro conquistarono Babilonia e l'anno dopo liberarono gli Ebrei. Il totale delle persone deportate dato da Geremia (4.600), per tutte e tre le deportazioni babilonesi, non può essere inferiore a quello dato nel Secondo libro dei Re per la sola seconda deportazione (11.000).[219]
Nabucodonosor compie la terza deportazione degli Ebrei, da Gerusalemme a Babilonia, nel 19° anno del suo regno:

Il settimo giorno del quinto mese - era l'anno decimonono del re Nabucodònosor re di Babilonia - Nabuzardàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme, (2Re25,8)

Nabucodonosor compie la terza deportazione degli Ebrei, da Gerusalemme a Babilonia, nel 23° anno del suo regno:

Questa è la gente che Nabucodònosor deportò: nell'anno settimo tremilaventitré Giudei; nell'anno decimo ottavo di Nabucodònosor furono deportati da Gerusalemme ottocentotrentadue persone; nell'anno ventitreesimo di Nabucodònosor, Nabuzaradàn capo delle guardie deportò settecentoquarantacinque Giudei: in tutto quattromilaseicento persone. (Ger52,28-30)

Nabucodonosor II regnò sui Babilonesi dal 604 a.c. al 562 a.c. e deportò tre volte gli Ebrei a Babilonia: la prima nel 597 a.c., la seconda nel 587 a.c. (con la distruzione del Tempio di Salomone) e la terza nel 583 a.c.. Nel 539 a.c. i Persiani di re Ciro conquistarono Babilonia e l'anno dopo liberarono gli Ebrei. Le date riferite all'anno di regno di Nabucodonosor II al momento della terza deportazione - nelle versioni del Secondo libro dei Re e del Libro di Geremia - sono in disaccordo.[220]
Maaca - madre di re Abia - era figlia di Assalonne:

(Roboamo) Dopo di lei prese Maaca figlia di Assalonne, che gli partorì Abia, Attài, Ziza e Selomìt. (2Cro11,20) Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebàt, divenne re su Giuda Abiam. Egli regnò tre anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figlia di Assalonne.(1re15,1-2)

Maaca - madre di re Abia - era figlia di Uriel di Gabaa:

Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo divenne re di Giuda Abia. Regnò tre anni in Gerusalemme; sua madre, di Gàbaa, si chiamava Maaca, figlia di Urièl. (2Cro13,1-2)

Inoltre, Assalonne - secondo quanto riportato nel Secondo Libro di Samuele - ebbe una sola figlia che si chiamava Tamar: "Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamàr, che era donna di bell'aspetto." (2Sam14,27)[161]. Confronta anche con quanto riportato nei versi sottostanti.
L'unica figlia di Assalonne si chiamava Maaca:

(Roboamo) Dopo di lei prese Maaca figlia di Assalonne, che gli partorì Abia, Attài, Ziza e Selomìt. (2Cro11,20) Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebàt, divenne re su Giuda Abiam. Egli regnò tre anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figlia di Assalonne.(1re15,1-2)

L'unica figlia di Assalonne si chiamava Tamar:

Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamàr, che era donna di bell'aspetto. (2Sam14,27)

Per taluni commentatori, è possibile che l' errore di attribuzione del nome sia del Secondo Libro di Samuele[221].
Zorobabele è figlio di Pedaià e nipote di Sealtiel (fratello di Pedaià):

Figli di Ieconia, il prigioniero: Sealtièl, Malchiràm, Pedaià, Seneazzàr, Iekamià, Hosamà e Nedabia. Figli di Pedaià: Zorobabele e Simei. Figli di Zorobabele: Mesullàm e Anania e Selomìt, loro sorella. (1Cro3,17-19)

Zorobabele è figlio di Sealtiel:

Allora Giosuè figlio di Iozadàk con i fratelli, i sacerdoti, e Zorobabele figlio di Sealtiel con i suoi fratelli, si misero al lavoro per ricostruire l'altare del Dio d'Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè uomo di Dio. (Esd3,2) Questi sono i sacerdoti e i leviti che sono tornati con Zorobabèle figlio di Sealtiel, e con Giosuè: Seraia, Geremia, Esdra (Neem12,1) L'anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote.[...] Zorobabele figlio di Sealtièl, e Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote, e tutto il resto del popolo ascoltarono la parola del Signore loro Dio e le parole del profeta Aggeo, secondo la volontà del Signore che lo aveva loro inviato, e il popolo ebbe timore del Signore. [...] E il Signore destò lo spirito di Zorobabele figlio di Sealtièl governatore della Giudea e di Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote, e di tutto il resto del popolo ed essi si mossero e intrapresero i lavori per la casa del Signore degli eserciti. (Ag1,1-14)

Tola è fratello di Pua e figlio di Issacar:

Figli di Issacar: Tola, Pua, Iasub, Simron: quattro. (1Cro7,1) I figli di Issacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron. (Gen46,13) Figli di Issacar secondo le loro famiglie: da Tola discende la famiglia dei Tolaiti; da Puva la famiglia dei Puviti; (Num26,23)

Tola è figlio di Pua:

Dopo Abimèlech, sorse a salvare Israele Tola, figlio di Pua, figlio di Dodo, uomo di Issacar. Dimorava a Samir sulle montagne di Efraim; (Gc10,1)

Issacar era uno dei filgi di Giacobbe e andò con lui in Egitto.
Tutte le gesta di re Ozia sono descritte dal profeta Isaia:

Le altre gesta di Ozia, le prime come le ultime, le ha descritte il profeta Isaia, figlio di Amoz. (2Cro26,22)

In tutto il libro del profeta Isaia non vi è alcun riferimento alle gesta di re Ozia.[222]
Il successore di re Giosia fu Ioacaz:

Il popolo del paese prese Ioacaz figlio di Giosia e lo proclamò re, al posto del padre, in Gerusalemme. (2Cro36,1)

Il successore di re Giosia fu Sallùm:

Poiché dice il Signore riguardo a Sallùm figlio di Giosia, re di Giuda, che regna al posto di Giosia suo padre: «Chi esce da questo luogo non vi farà più ritorno» (Ger22,11)

Elenco degli abitanti ritornati dall' Esilio babilonese, secondo il Libro di Esdra:

Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono dall'esilio, i deportati che Nabucodònosor re di Babilonia aveva condotti in esilio a Babilonia. (Esd2,1)

Figli di Zattu: novecentoquarantacinque. (Ed 2:8 )

Figli di Azgad: milleduecentoventidue. (Ed 2:12 )

Figli di Adin: quattrocentocinquantaquattro. (Ed 2:15 )

Figli di Casum: duecentoventitré. (Ed 2:19 )

Uomini di Betel e di Ai: duecentoventitré. (Ed 2:28 )

Elenco degli abitanti ritornati dall' Esilio babilonese, secondo il Libro di Neemia:

Questi sono gli abitanti della provincia che sono tornati dall'esilio: quelli che Nabucodònosor re di Babilonia aveva deportati e che erano tornati in Gerusalemme e in Giudea, ognuno nella sua città. (Ne7,6)

Figli di Zattu: ottocentoquarantacinque. (Ne 7:13 )

Figli di Azgad: duemilatrecentoventidue. (Ne 7:17 )

Figli di Adin: seicentocinquantacinque. (Ne 7:20 )

Figli di Casum: trecentoventotto. (Ne 7:22 )

Uomini di Betel e di Ai: centoventitré. (Ne 7:32 )

Re Antioco IV morì in seguito alle ferite riportate per una caduta da un carro da guerra:

Ma egli non desisteva affatto dalla sua alterigia, anzi pieno ancora di superbia spirava il fuoco della sua collera contro i Giudei e comandava di accelerare la corsa. Ma gli accadde di cadere dal carro in corsa tumultuosa e per la grave caduta di riportare contusioni in tutte le membra del corpo. Colui che poco prima pensava di comandare ai flutti del mare, arrogandosi di essere un superuomo e di pesare sulla bilancia le cime dei monti, ora gettato a terra doveva farsi portare in lettiga, rendendo a tutti manifesta la potenza di Dio, a tal punto che nel corpo di quell'empio si formavano i vermi e, mentre era ancora vivo, le sue carni fra spasimi e dolori cadevano a brandelli e l'esercito era tutto nauseato dal fetore e dal marciume di lui. Colui che poco prima credeva di toccare gli astri del cielo, ora nessuno poteva sopportarlo per l'intollerabile intensità del fetore. Allora finalmente, malconcio a quel modo, incominciò ad abbassare il colmo della sua superbia e ad avviarsi al ravvedimento per effetto del divino flagello, mentre ad ogni istante era lacerato dai dolori. Non potendo più sopportare il suo proprio fetore, disse: «È giusto sottomettersi a Dio e non pensare di essere uguale a Dio quando si è mortali!». Quell'empio si mise a pregare quel Signore che ormai non avrebbe più avuto misericordia di lui, e diceva che avrebbe dichiarato libera la città santa, che prima si affrettava a raggiungere per raderla al suolo e farne un cimitero; che avrebbe reso pari agli Ateniesi tutti i Giudei che prima aveva stabilito di non degnare neppure della sepoltura, ma di gettare in pasto alle fiere insieme con i loro bambini; che avrebbe adornato con magnifici doni votivi il sacro tempio, che prima aveva saccheggiato, e avrebbe restituito in maggior numero tutti gli arredi sacri e avrebbe provveduto con le proprie entrate ai contributi fissati per i sacrifici; inoltre che si sarebbe fatto Giudeo e si sarebbe recato in ogni luogo abitato per annunciare la potenza di Dio. [...] Quest'omicida e bestemmiatore dunque, soffrendo crudeli tormenti, come li aveva fatti subire agli altri, finì così (2Mac9,7-28)

Re Antioco IV morì in seguito ad una profonda crisi depressiva:

Il re, sentendo queste novità, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo i suoi desideri. Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire. Allora chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai miei occhi e ho l'animo oppresso dai dispiaceri; ho pensato: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto io che ero sì fortunato e benvoluto sul mio trono! Ora mi ricordo dei mali che ho fatto in Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che vi erano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione. Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali: ed ecco muoio nella più nera tristezza in paese straniero». Poi chiamò Filippo, uno dei suoi amici, lo costituì reggente su tutto il suo regno e gli diede il diadema e la veste regia e l'anello con l'incarico di guidare Antioco suo figlio e di educarlo al regno. Il re Antioco morì in quel luogo nel centoquarantanove. (1Mac6,8-16)

Re Antioco IV morì assassinato in un agguato tesogli dai sacerdoti della dea Nanea:

Recatosi in Persia, il loro capo e con lui l'esercito creduto invincibile, fu ucciso nel tempio della dea Nanea, per gli inganni orditi dai sacerdoti di Nanea. Con il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze a titolo di dote. Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antioco e aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori. (2Mac1,13-16)

I primi due libri dei Maccabei riportano tre diversi scenari - tra loro inconciliabili - riguardo la morte di re Antioco IV Epifane: per le conseguenze di una caduta da un carro da guerra oppure in seguito ad una profonda crisi depressiva o, infine, assassinato dai sacerdoti della dea Nanea. Antioco IV Epifane morì, in realtà, in Tabe di Persia circa nel 163 a.c., malato di tisi. A dispetto di quanto riportato nei libri dei Maccabei, per Antioco IV il dominio della Giudea fu una questione secondaria e preferì rivolgere le sue mire verso Oriente.[223][224]
Alla morte di re Antioco IV, Filippo - dopo aver riportato in patria il suo cadavere - si rifugiò in Egitto, non avendo fiducia nel successore Antioco V:

Curò il trasporto della salma (di Antioco IV) Filippo, cresciuto insieme a lui, il quale poi, diffidando del figlio di Antioco, si recò in Egitto presso Tolomeo Filomètore. (2Mac9,29)

Alla morte di re Antioco IV, Filippo tornò ad Antiochia dove Antioco V - figlio e successore di Antioco IV - gli mosse guerra vincendolo:

Lisia poi venne a sapere che Filippo, designato dal re Antioco, ancora in vita, per educare Antioco suo figlio e prepararlo al regno, era tornato dalla Persia e dalla Media; c'era con lui l'esercito partito con il re ed egli cercava di prendere in mano il governo. Allora mostrò fretta e accennò di voler partire [...] La proposta piacque al re e a tutti i capi e mandò a negoziare la pace con loro ed essi accettarono. Il re e i capi giurarono davanti a loro ed essi a tali patti uscirono dalla fortezza. Ma quando il re fece l'ingresso sul monte Sion e vide le fortificazioni del luogo, violò il giuramento che aveva fatto e impose la distruzione delle mura all'intorno. Poi partì in fretta e fece ritorno ad Antiochia; vi trovò Filippo padrone della città, gli fece guerra e s'impadronì della città con la forza. (1Mac6,55-63)

Occorre non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza:

Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza per non divenire anche tu simile a lui. (Pr26,4)

Occorre rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza:

Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza perché egli non si creda saggio. (Pr26,5)

I due versetti indicano come usare la "stoltezza" per rispondere "allo stupido"; il versetto 4 indica il modo sbagliato, il 5 il modo giusto. Parafrasando: Non usare la stoltezza dello stupido per rispondergli abbassandoti al suo livello, ma piuttosto usa la stoltezza dello stupido in modo tale che si renda conto delle cose sbagliate che dice.[senza fonte]
Dio è onnipotente:

(Tra gli altri:) «Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa è forse impossibile per me?» (Ger32,27)

Dio non è onnipotente e non riesce a vincere Giacobbe; non può sconfiggere il nemico munito di carri di ferro; non può sapere cosa succede a Sodoma e Gomorra e a Babele, se non scende a vedere:

Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca. (Gen32,25-32) Poi Giuda marciò con Simeone suo fratello: sconfissero i Cananei che abitavano in Sefat, votarono allo sterminio la città, che fu chiamata Corma. Giuda prese anche Gaza con il suo territorio, Ascalon con il suo territorio ed Ekron con il suo territorio. Il Signore fu con Giuda, che scacciò gli abitanti delle montagne, ma non poté espellere gli abitanti della pianura, perché muniti di carri di ferro. (Gc1,17-19) Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». (Gen18,20-21) Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». [...] Per questo la si chiamò Babele (Gen11,4-9)

La colpa dei padri non ricade sui discendenti:

Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l'iniquità del padre, né il padre l'iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità. (Ez18,20)

La colpa dei padri ricade sui discendenti:

Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano (Es20,5) Il bastardo non entrerà nella comunità del Signore; nessuno dei suoi, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore. (Dt23,3) Quelli che tra di voi saranno superstiti nei paesi dei loro nemici, si consumeranno a causa delle proprie iniquità; anche a causa delle iniquità dei loro padri periranno. (Lv26,39) I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi; saranno saccheggiate le loro case, disonorate le loro mogli. (Is13,16) Preparate il massacro dei suoi figli a causa dell'iniquità del loro padre e non sorgano più a conquistare la terra e a riempire il mondo di rovine». (Is14,21)

Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento
Passo biblico 1
(versione CEI)
Passo biblico 2
(versione CEI)
Note
Genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Matteo:

(Mt1,1-17)

Genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Luca:

(Lc3,23-38)

Una possibilità è che Giuseppe ebbe due padri, uno di sangue e l'altro adottivo[senza fonte], benché di ciò non vi sia alcun riferimento biblico. Inoltre, tale possibilità sembra non spiegare altre incongruenze tra le due genealogie come, ad esempio, la differenza nel numero delle generazioni da Davide a Gesù (basate su 28 nomi in Matteo (Mt1,6-16) ma su 43 nomi in Luca (Lc3,23-31)) mentre invece dovrebbero essere in numero all'incirca equivalente[225]. [226] [227] [228]
Matteo - nella genealogia di Gesù - fa discendere Giuseppe da re Davide tramite re Salomone, in linea diretta di successione al trono:

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. (Mt1,6-16)

Luca - nella genealogia di Gesù - fa discendere Giuseppe da re Davide tramite Natan, fratello di re Salomone:

Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattàt, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Innài, figlio di Giuseppe, figlio di Mattatìa, figlio di Amos, figlio di Naum, figlio di Esli, figlio di Naggài, figlio di Maat, figlio di Mattatìa, figlio di Semèin, figlio di Iosek, figlio di Ioda, figlio di Ioanan, figlio di Resa, figlio di Zorobabèle, figlio di Salatiel, figlio di Neri, figlio di Melchi, figlio di Addi, figlio di Cosam, figlio di Elmadàm, figlio di Er, figlio di Gesù, figlio di Elièzer, figlio di Iorim, figlio di Mattàt, figlio di Levi, figlio di Simeone, figlio di Giuda, figlio di Giuseppe, figlio di Ionam, figlio di Eliacim, figlio di Melèa, figlio di Menna, figlio di Mattatà, figlio di Natàm, figlio di Davide (Lc3,23-31)

Natan e Natam sono lo stesso personaggio. Si noti che entrambi gli evangelisti specificano in modo chiaro che le genealogie si riferiscono a Giuseppe: "Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo." (Mt1,16); "Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli," (Lc3,23). [229] Sempre in merito alle discordanze della geneaolgia di Gesù fornita da Matteo, si veda anche (Mt1,8), relativo al grado di parentela tra Ioram e Ozia, come meglio precisato nella sezione Discordanze tra Antico Testamento e Nuovo Testamento.
Genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Matteo:

Abramo generò Isacco [...] Iesse generò il re Davide (sono 13 generazioni). Davide generò Salomone [...] Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia (sono 14 generazioni). Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel [...] Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo (sono 13 generazioni). (Mt1,1-16)

Generazioni nella genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Matteo:

La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici. (Mt1,17)

Matteo nel primo capitolo del suo Vangelo, versetti 1-16, elenca la genealogia di Gesù. Nel successivo versetto 17 dice che le generazioni - dividendole in tre periodi: da Abramo a Davide, da Davide fino alla deportazione in Babilonia e dalla deportazione in Babilonia a Cristo - sono: 14, 14 e 14. In realtà, contando le generazioni dei primi sedici versetti, sempre per per i tre periodi sopra indicati, queste risultano essere: 13, 14 e 13. Si noti che anche variando l'interpretazione dei parametri - contando le persone piuttosto che le generazioni o non considerando nel secondo e terzo periodo i nomi già contati nel periodo precedente [230] - permane comunque un'incongruenza. [231]
Gesù nasce circa nel 6-8 a.c. (secondo il Vangelo di Matteo):

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. [...] Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. (Mt2,1-16)

Gesù nasce nel 6 d.c. (secondo il Vangelo di Luca, capitolo 2) oppure circa al volgere del secolo (sempre secondo il Vangelo di Luca, capitolo 3):

Secondo il Vangelo di Luca, capitolo 2:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito (Lc2,1-7)

Secondo il Vangelo di Luca, capitolo 3[232]:

Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati [...] Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli (Lc3,1-23)

Le tre date sono tra loro inconciliabili: il Vangelo di Matteo sostiene che Gesù nasce circa nel 6-8 a.c (almeno uno o due anni prima della morte di Erode il Grande avvenuta nel 4 a.c., considerando il tempo per lo svolgimento della Strage degli innocenti, bambini appunto fino ai due anni di età); il Vangelo di Luca, nel capitolo 2, sostiene che Gesù nasce nel 6 d.c. (cioè l'anno del censimento di Quirinio); infine, sempre il Vangelo di Luca, ma nel capitolo 3, sostiene che Gesù nasce circa al volgere del secolo (siccome afferma che Gesù aveva circa trenta anni di età quando l'imperatore Tiberio regnava per il quindicesimo anno, cioè dal 19 agosto del 28 d.c. al 19 agosto del 29 d.c.).[93][95][96][97][233][234][235] Quanto qui riportato è meglio precisato nella sezione Errori storici e geografici nel Nuovo Testamento.
Fuga in Egitto riportata nel Vangelo secondo Matteo:

(Dopo l'adorazione dei magi) Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode [...] (Erode) mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi [...] Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto [...] (Giuseppe) andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret (Mt2,7-23)

Fuga in Egitto mai avvenuta nel Vangelo secondo Luca:

(Dopo la visita dei pastori a Gesù e la sua circoncisione) Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore [...] Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza (Lc2,21-40)

Secondo il Vangelo di Matteo, dopo la nascita di Gesù, Giuseppe, avvisato in sogno da un angelo, fuggì subito in Egitto con la Sacra Famiglia e da qui - dopo la morte di Erode il Grande nel 4 a.c. - andò poi a Nazaret.

Invece, secondo il Vangelo di Luca, ad un mese dalla nascita - dopo la circoncisione e i riti della purificazione a Gerusalemme (descritti in Levitico (Lv12,1-8) - la Sacra Famiglia andò subito a Nazaret[236].

Gesù, ricevuto il battesimo, si reca subito dopo nel deserto per quaranta giorni:

In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto». Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano. (Mc1,9-13)

Gesù, ricevuto il battesimo, resta nei pressi del Giordano e poi si reca alle nozze di Cana:

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio». Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». (Gv1,28-36) Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. [...] Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni. (Gv2,1-12)

L'episodio delle Tentazioni di Gesù durante i quaranta giorni nel deserto - subito dopo il suo battesimo - è riportato anche dagli altri due Vangeli sinottici (Mt4,1-11 e Lc4,1-13), mentre è completamente assente nel Vangelo secondo Giovanni. Quest'ultimo precisa in modo esplicito che Gesù - ancora il giorno successivo al battesimo - viene visto da Giovanni il Battista presso il Giordano e si recherà tre giorni dopo a Cana, in Galilea, ad una festa di nozze dove inizierà il suo ministero[237].
Durante le tentazioni nel deserto, il diavolo prima offre a Gesù tutti i regni del mondo e poi lo sfida a gettarsi dal pinnacolo del Tempio:

Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche:essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». (Lc4,5-11)

Durante le tentazioni nel deserto, il diavolo prima sfida Gesù a gettarsi dal pinnacolo del Tempio e solo dopo gli offre tutti i regni del mondo:

Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». (Mt4,5-9)

Giovanni il Battista era in prigione, quando Gesù si recò in Galilea a predicare:

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio (Mc1,14)

Giovanni il Battista non era stato ancora imprigionato, quando Gesù si recò in Galilea a predicare:

Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». (Gv1,43) Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. [...] Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni. (Gv2,1-12) Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché c'era là molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era stato ancora imprigionato. (Gv3,22-24)

Cana e Cafarnao sono città della Galilea.
Gesù sceglie i suoi primi discepoli, poco dopo il suo battesimo presso il fiume Giordano, nel Sud della terra d'Israele:

Il giorno dopo Giovanni (il Battista) stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)». Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo». (Gv1,35-51)

Gesù sceglie i suoi primi discepoli, molto tempo dopo il suo battesimo, presso il Lago di Tiberiade, nel Nord della terra d'Israele:

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono. (Mc1,14-20) Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali [...] Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. (Mt4,12-22) Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. [...] Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». [...] così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.(Lc5,1-11)

Per i vangeli sinottici - al contrario del Vangelo secondo Giovanni, che colloca l'avvenimento vicino al luogo del suo battesimo nei pressi di Betania e al fiume Giordano, nel Sud della terra d'Israele - Gesù scelse i suoi primi discepoli presso il Lago di Tiberiade, nel Nord del paese[238]. Inoltre, mentre Giovanni fa operare la scelta a Gesù quasi subito dopo il suo battesimo, i vangeli sinottici pongono l'avvenimento parecchio tempo dopo, visto che Gesù avrebbe prima passato anche quaranta giorni nel deserto. Infine, anche i nomi dei primi discepoli citati non coincidono[239][240].
Gesù compie a Cana, in Galilea, il suo primo miracolo e, dopo questo, ne compie altri a Gerusalemme, in Giudea, durante la Pasqua:

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv2,11) Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. (Gv2,23)

Gesù - dopo essere tornato da Gerusalemme a Cafarnao, in Galilea - compie il suo secondo miracolo:

Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea. (Gv4,54)

Nel Vangelo secondo Giovanni - capitolo 2 e 3 - Gesù, dopo aver compiuto il suo primo miracolo alle nozze di Cana, si reca in Giudea a Gerusalemme dove compie altri miracoli (segni). Dalla Giudea, Gesù torna in Galilea dove, secondo il Vangelo di Giovanni al capitolo 4, guarisce il figlio di un funzionario del re a Cafarnao compiendo, a detta di Giovanni, il suo secondo miracolo. Quello di Cafarnao, però, non può essere il secondo miracolo dopo quello di Cana, essendocene stati altri in Gerusalemme nel frattempo. Gli storici definiscono questa una "cucitura letteraria", ovvero un'incongruenza dovuta allo stratificarsi di più fonti ed autori. [241][242]
La cacciata dei mercanti dal Tempio, avviene all'inizio del ministero di Gesù:

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni.Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». (Gv2,11-16)

La cacciata dei mercanti dal Tempio, avviene alla fine del ministero di Gesù, poco prima del suo arresto:

Essi condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore![...] Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. (Mc11,7-18) La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! [...] Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri». (Mt21,8-13) e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». [...] Entrato poi nel tempio, cominciò a cacciare i venditori, dicendo: «Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!». Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo (Lc19,35-47)

Per molti storici, è del tutto inverosimile che Gesù da solo possa aver condotto un'azione così violenta - scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi (Gv2,15) - nel luogo più grande, frequentato e presidiato di Gerusalemme. Il Tempio di Gerusalemme misurava 458 metri per 298 metri, vi erano centinaia di sacerdoti impegnati in migliaia di sacrifici (in particolare, proprio durante le festività, come in questo caso). Inoltre, i venditori di colombe ed animali svolgevano un compito importante, permettendo ai pellegrini - giunti spesso da lontano - di offrire un sacrificio, fondamentale per la purificazione dai peccati, senza dover portare con sé animali durante il lungo viaggio. I cambiavalute erano parimenti importanti, permettendo ai pellegrini di ottenere la valuta usata nel Tempio, in cui non era consentito usare monete romane con l'immagine di Cesare[122][123][124][125].
Gesù è a Gerusalemme, capitale della Giudea:

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. (Gv2,23)

Gesù - da Gerusalemme, capitale della Giudea - va in Giudea:

Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava. (Gv3,22)

Nel Vangelo secondo Giovanni - capitoli 2 e 3 fino al versetto 21 - Gesù resta a Gerusalemme dove compie dei miracoli, converte persone, dialoga con Nicodemo. Nel successivo versetto 22 del capitolo 3, Giovanni dice che, dopo queste cose, Gesù si reca in Giudea, senza considerare che Gerusalemme è già in piena Giudea, essendone anche la capitale. Gli storici definiscono questa una "cucitura letteraria", ovvero un'incongruenza dovuta allo stratificarsi di più fonti ed autori. [243]
Gesù battezzava in Giudea:

Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava. (Gv3,22)

Gesù non battezzava in Giudea ma lo facevano i discepoli:

Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni - sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli - lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. (Gv4,1-3)

Gesù è a Gerusalemme, capitale della Giudea, dove guarisce e predica:

Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. [...] (Gv5)

Gesù - da Gerusalemme - passa all'altra riva del mare di Galilea:

Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade (Gv6,1)

Nel Vangelo secondo Giovanni - capitolo 5 - Gesù resta a Gerusalemme dove guarisce e insegna. Nel successivo primo versetto del capitolo 6, Giovanni dice che "Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea", ovvero il lago di Tiberiade che si trova in Galilea, a circa 90 chilometri di distanza; Gesù, quindi, non poteva trovarsi su una delle rive di quel lago, per recarsi alla riva opposta, essendo completamente in un'altra regione. Gli storici definiscono questa una "cucitura letteraria", ovvero un'incongruenza dovuta allo stratificarsi di più fonti ed autori. [244]
Gesù dice che, se rendesse testimonianza a se stesso, questa non sarebbe vera:

[Gesù disse]: «Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace.»(Gv5,31-32)

Gesù dice che, se rendesse testimonianza a se stesso, questa sarebbe comunque vera:

Gesù rispose: «Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo e dove vado.»(Gv8,14)

Nella Prima frase Gesù esprime il concetto che la sua testimonianza è vera perché è il Padre che gli rende testimonianza[245].Mentre nella seconda frase egli esprime di essere il vero testimone del Figlio (se stesso) poiché egli solo conosce il mistero celeste del suo essere (cf. Mt 11,27p)[246].
Gesù enuncia le beatitudini dopo esser salito su una montagna:

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.» (Mt5,1-3)

Gesù enuncia le beatitudini dopo esser disceso in un luogo pianeggiante:

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone [...] Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.» (Lc6,17-20)

Oltre alla contraddizione sul luogo dell'evento (montagna o pianeggiante), è differente l'azione che compie Gesù per giungerci: in Matteo sale verso il luogo, mentre in Luca scende verso il luogo; questo escluderebbe l'ipotesi che il luogo fosse un altopiano, nel tentativo di armonizzare le due versioni.[247][248] [249]
A Cafarnao, il centurione - per guarire il proprio servo - va personalmente da Gesù a chiedere aiuto:

Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa». All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. [...]». E Gesù disse al centurione: «Va', e sia fatto secondo la tua fede». In quell'istante il servo guarì. (Mt8,5-13)

A Cafarnao, il centurione - per guarire il proprio servo - manda a chiedere aiuto a Gesù, non ritenendosi degno di farlo personalmente, prima da un gruppo di anziani Giudei e dopo da un gruppo di amici:

Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza [...]. Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono uomo sottoposto a un'autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all'uno: Va' ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa». All'udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito. (Lc7,1-10)

In entrambi casi, a dimostrazione che ci si riferisce al medesimo aneddoto, il centurione - suscitando l'ammirazione di Gesù - paragona il potere di Gesù stesso con il proprio potere di comando rispetto ai subalterni ("Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene").
La tempesta è sedata da Gesù prima dell'episodio in cui lo stesso Gesù respinge sua madre e i suoi fratelli:

Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva. Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?». Giunto all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro (Mt8,23-28) Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre». (Mt12,46-50)

La tempesta è sedata da Gesù solo dopo l'episodio in cui lo stesso Gesù respinge sua madre e i suoi fratelli:

[...] In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?». Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.[...] (Mc4-5) Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! (Mc3,31-34)

In entrambi i casi, a dimostrazione che ci si riferisce al medesimo aneddoto, alla tempesta sedata segue il miracolo della guarigione di un uomo (o due, a seconda delle versioni) dai demoni, scacciandoli in una mandria di porci; le discordanze in quest'ultimo episodio, sono meglio evidenziate più sotto in questa stessa sezione.
Gesù salva un solo uomo dai demoni, scacciandoli in una mandria di porci:

Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.[...] Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. (Mc5,2-13) Era appena sceso a terra, quando gli venne incontro un uomo della città posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma nei sepolcri. [...] Vi era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte. Lo pregarono che concedesse loro di entrare nei porci; ed egli lo permise. I demòni uscirono dall'uomo ed entrarono nei porci e quel branco corse a gettarsi a precipizio dalla rupe nel lago e annegò. (Lc8,27-33)

Gesù salva due uomini dai demoni, scacciandoli in una mandria di porci:

Giunto all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?». A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. (Mt8,28-33)

È, inoltre, del tutto improbabile che in un villaggio ebraico ci fosse un branco di ben duemila maiali, considerati impuri dagli Ebrei. Paraltro, la distanza percorsa dai maiali - da Gadara (Mt8,28) al lago di Tiberiade (chiamato mare di Galilea) - è addirittura di 12 chilometri. Questo è meglio precisato nella sezione Errori storici e geografici nel Nuovo Testamento.
Giairo, il capo della sinagoga, va da Gesù per chiedergli di guarire sua figlia malata (che morirà solo mentre Gesù si sta recando da lei):

Essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue [...] Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male». Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. (Mc5,21-42)

Giairo, il capo della sinagoga, va da Gesù per chiedergli di resuscitare sua figlia (già morta al momento della richiesta di aiuto):

Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi (della sinagoga) che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell'istante la donna guarì. Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: «Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione. (Mt9,18-26)

In entrambe le versioni, Gesù - mentre si sta recando a casa di Giairo, dove ne resusciterà la figlia - guarisce anche una emorroissa[250], malata da dodici anni.
Gesù invia i Dodici dicendo di non prendere né bastone, né sandali:

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani [...] Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento» (mt10,5-10)

Gesù invia i Dodici dicendo di prendere bastone e sandali:

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. (Mc6,7-9)

Gesù dice che coloro che non videro e non ascoltarono, benché avrebbero desiderato farlo, erano profeti e giusti:

In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono! (Mt13,17)

Gesù dice che coloro che non videro e non ascoltarono, benché avrebbero desiderato farlo, erano profeti e re:

Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono». (Lc10,24)

La donna che chiede a Gesù di guarirle la figlia malata è cananea:

Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita (Mt15,22-28)

La donna che chiede a Gesù di guarirle la figlia malata è greca, di origine siro-fenicia:

Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi. Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola va', il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato. (Mc7,25-30)

In entrambe le versioni - a testimonianza che si tratta del medesimo episodio - la donna, al diniego di Gesù, risponde che anche i cagnolini (a cui Gesù aveva paragonato chi non era "della casa di Israele") si cibano delle briciole che cadono dalla tavola. Le origini della donna, però, sono diverse tra il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Marco[251].
Solo la madre dei figli di Zebedeo chiede a Gesù che i propri figli possano sedere al suo fianco, quando lui sarà nel suo regno:

Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio». Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». (Mt20,17-28)

Solo gli stessi figli di Zebedeo chiedono a Gesù di potersi sedere al suo fianco, quando lui sarà nel suo regno:

Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà».E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». (Mc10,35-45)

I figli di Zebedeo erano i discepoli Giovanni e Giacomo. Entrambe le versioni, a testimonianza che si tratta del medesimo episodio, collocano l'episodio stesso "mentre saliva a Gerusalemme" e poco prima della guarigione del cieco (o due ciechi, secondo la versione di Matteo, come meglio precisato nei riquadri sottostanti) presso Gerico.
Uscendo da Gerico, Gesù guarisce due ciechi:

Mentre uscivano da Gerico, una gran folla seguiva Gesù. Ed ecco che due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava, si misero a gridare: «Signore, abbi pietà di noi, figlio di Davide!». La folla li sgridava perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?». Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono. (Mt20,29-34)

Uscendo da Gerico, Gesù guarisce un solo cieco:

E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. (Mc10,46-52)

Sia il Vangelo di Matteo (Mt20,20-24) che il Vangelo di Marco (Mc10,35-41) - a conferma che si tratta del medesimo episodio - pongono il miracolo subito dopo la richiesta di far sedere i figli di Zebedeo a destra e sinistra di Gesù nel suo regno. [252][253]
Gesù guarisce un cieco mentre parte da Gerico:

E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. (Mc10,46-52)

Gesù guarisce un cieco mentre sta arrivando a Gerico:

Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: «Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio. (Lc18,35-43)

Le due versioni di Marco e Luca sono sovrapponibili, se non per la discordanza sul fatto che Gesù stia entrando o uscendo da Gerico. [254]
Maria, la sorella di Lazzaro, asciugò i piedi a Gesù con i propri capelli prima della resurrezione del fratello:

Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».[...] Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. [...] E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». (Gv11,2-44)

Maria, la sorella di Lazzaro, asciugò i piedi a Gesù con i propri capelli dopo la resurrezione del fratello:

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. (Gv12,1-3)

Gesù entra a Gerusalemme su un asinello:

Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. [...] Essi condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra (Mc11,1-7) Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina. (Gv12,14-15) Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno». Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. [...] Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. (Lc19,29-35)

Gesù entra a Gerusalemme su un'asina e un puledro:

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un'asina, con un puledro figlio di bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. (Mt21,1-7)

Il Vangelo secondo Matteo fa entrare Gesù a Gerusalemme a cavallo di due animali contemporaneamente (asina e puledro d'asina)[255], avendo Matteo mal interpretato la profezia di Zaccaria (Zc9,9)[256]. Infatti, nella Bibbia ebraica, la poesia si compone di emistichi in cui l' enunciazione del primo verso ("montato sopra un asino") viene enunciata poi nel secondo con parole diverse ("sopra un puledro d'asina") ma si riferisce sempre ad una sola affermazione[257][258][259]. Molti storici ritengono, inoltre, inverosimile che Gesù sia riuscito ad entrare trionfalmente in Gerusalemme - in mezzo ad una folla che lo acclamava come re d'Israele - e poi sia rimasto indisturbato in città per una settimana. Le autorità romane - giunte in città con truppe di rinforzo da Cesarea, proprio in occasione della festa di Pasqua, per evitare disordini - avrebbero subito brutalmente represso, come loro consuetudine, tale manifestazione inneggiante ad un ipotetico re dei Giudei (che solo i Romani potevano nominare). Questo è meglio precisato nella sezione Errori storici e geografici nel Nuovo Testamento.
Gesù maledice fico fuori Betania, che secca la mattina seguente:

La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l'udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio [...] Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato» (Mc11,12-23)

Gesù maledice fico fuori Betania, che secca subito:

E, lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte. La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te». E subito quel fico si seccò. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai il fico si è seccato immediatamente?». Rispose Gesù: «In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt21,17-22)

Nell'episodio dell'unzione di Gesù con l'olio prezioso, a Betania, vari discepoli lamentano il relativo spreco di denaro:

Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!». Ma Gesù, accortosene, disse loro: «Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. (Mt26,6-12) Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. (Mc14,3-8)

Nell'episodio dell'unzione di Gesù con l'olio prezioso, a Betania, solo Giuda lamenta il relativo spreco di denaro:

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». (Gv12,1-8)

In tutte le versioni dell'episodio, a chi si lamenta, Gesù risponde dicendo che - al contrario dei poveri, per i quali si dice poteva essere speso il denaro destinato all'olio prezioso - lui non sarebbe stato sempre presente.
Giuda è identificato come il traditore - durante l' ultima cena - prima che Gesù istituisca l'eucarestia:

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.» [...] Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». (Mt26,20-29) Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.» [...] Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». (Mc14,17-25)

Giuda è identificato come il traditore - durante l' ultima cena - solo dopo che Gesù ha istituito l'eucarestia:

Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio». Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi». «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. (Lc22,14-23)

Giuda è identificato come il traditore - durante l' ultima cena - perché intinge con Gesù la mano nel piatto:

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». (Mt26,20-25) Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!». (Mc14,17-21)

Giuda è identificato come il traditore - durante l' ultima cena - perché Gesù intinge un boccone e glielo porge:

Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. (Gv13,21-30)

Inoltre, secondo il Vangelo di Giovanni, dopo che Giuda ebbe preso il boccone, Satana entrò in lui (benché questo sia a sua volta in contraddizione con (Lc22,1-8), come meglio precisato sotto, sempre in questa sezione). Stupisce, infine, che - nonostante l'apprensione di tutti i discepoli per sapere chi è il traditore - una volta rivelato il nome non vi sia alcun tipo di reazione e neppure alcun commento. [260]
Satana prende possesso di Giuda durante l' ultima cena:

Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto» (Gv13,21-27)

Satana prende possesso di Giuda qualche giorno prima dell'ultima cena:

Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare" (Lc22,1-8)

Durante l'ultima cena, sia Pietro che Tommaso chiedono a Gesù dove sarebbe andato:

Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». (Gv13,36) Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». (Gv14,5)

Durante l'ultima cena, Gesù si lamenta con i discepoli che nessuno gli abbia chiesto dove sarebbe andato:

Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? (Gv16,5)

Il Vangelo secondo Giovanni dedica al discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli, la sera dell'ultima cena, i capitoli dal 13 al 17 (Gv13-17). Durante quest' ultima cena, i discepoli Pietro e Tommaso gli chiedono dove sarebbe andato, eppure poco dopo - sempre durante la cena - Gesù li rimprovera di non averglielo domandato[261].
Gesù tiene ai discepoli un lungo discorso e, alla fine, dice di alzarsi tutti per andarsene:

«[...] ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui». (Gv13-14)

Gesù, dopo aver detto di alzarsi tutti per andarsene, ricomincia subito un altro lungo discorso, prima di uscire:

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.[...] (Gv15-17) Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. (Gv18,1)

Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni ai capitoli 13 e 14, dopo l'ultima cena, tiene ai discepoli un lungo discorso e, alla fine, dice loro :«Alzatevi, andiamo via di qui». Subito dopo, però, come non avesse espresso poco prima la volontà di andarsene, ricomincia un altro discorso che dura per ben 3 capitoli interi (15, 16, 17) e, alla fine, esce con i discepoli e va verso l'Orto degli ulivi. Gli storici definiscono questa una "cucitura letteraria", ovvero un'incongruenza dovuta allo stratificarsi di più fonti ed autori. [262] [263]
Gesù - mentre è in cammino con i discepoli verso il monte degli Ulivi, dopo l'ultima cena - predice che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte:

E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. [...] E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. (Mt26,30-35) E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: [...] Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri. (Mc14,26-31) Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quand'egli fu uscito, Gesù disse: [...] Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte». (Gv13,30-38)

Gesù - ancora durante lo svolgimento dell'ultima cena - predice che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte:

Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi». [...] Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. (Lc22,31-39)

Gesù, dopo che è stato arrestato, per essere interrogato viene portato subito dal sommo sacerdote Caifa:

Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. (Mt26,57)

Gesù, dopo che è stato arrestato, per essere interrogato viene portato prima dal sommo sacerdote Anna e solo dopo da Caifa:

Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È meglio che un uomo solo muoia per il popolo». [...] Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote (Gv18,12-24)

Il Sinedrio - per il processo a Gesù - si riunisce due volte, una di notte e una al mattino:

Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?». [...] Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. (Mt26-27) Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. (Mc14-15)

Il Sinedrio - per il processo a Gesù - si riunisce una sola volta, al mattino:

Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. [...] Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio». Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca». Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato (Lc22-23)

La versione del Vangelo secondo Luca, dove il Sinedrio si riunisce una sola volta al mattino, presenta un resoconto identico a quello degli altri due passi (di Matteo e Marco) relativi alla riunione notturna del Sinedrio. Non è ragionevole supporre che Gesù abbia dato due volte la medesima risposta ed abbia suscitato due volte lo stesso stupore e la stessa reazione dei membri del Sinedrio. Questo indica che la prima seduta notturna, descritta in Matteo e Marco, corrisponde a quella mattutina descritta da Luca, il quale quindi non si è semplicemente "dimenticato" di riportare la seduta precedente. [264]
Gesù è flagellato prima della fine del processo davanti a Pilato:

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande». Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. (Gv19,1-16)

Gesù è flagellato dopo che è finito il processo davanti a Pilato, prima che questo lo consegni ai soldati per la crocifissione:

(Pilato) Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. (Mt27,26) E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Mc15,15)

La flagellazione romana era estremamente dura: il condannato, nudo, era legato ad una colonna e veniva colpito con un flagello (frusta) di lacci di cuoio aventi in punta schegge d'ossa, piombi e pungiglioni; questo provocava profonde lacerazioni e fratture che a volte uccidevano il condannato stesso. Non è pensabile che Gesù sia stato sottoposto a due flagellazioni - una prima della fine del processo e l'altra dopo - e sia riuscito a sopravvivere ad entrambe (si consideri, inoltre, che nessun vangelo parla di una doppia flagellazione). Dalle descrizioni dei vangeli si ravvisano, inoltre, delle incongruenze rispetto alle consuetudini romane: la flagellazione non era fatta in tribunale ma in pubblico e di regola sul luogo dell'esecuzione. [265]
La croce è portata, alla partenza verso il Golgota, da Simone di Cirene:

Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; (Mt27,31-34) Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. (Lc23,26) Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio (Mc15,20-22)

La croce è portata, alla partenza verso il Golgota, da Gesù stesso:

Allora (Pilato) lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. (Gv19,16-18)

Viene precisato dai vangeli sinottici che, finito il processo, la croce viene subito data da portare a Simone di Cirene, ovvero all'uscita del praetorium ("Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene"); invece, il Vangelo secondo Giovanni sostiene che la croce è portata Gesù dalla partenza fino al Golgota. [266]
Subito prima della crocifissione, a Gesù è offerto da bere vino mescolato con mirra:

Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero (Mc15,22-24)

Subito prima della crocifissione, a Gesù è offerto da bere vino mescolato con fiele:

Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte (Mt27,33-35)

La mirra è una resina aromatica prodotta da alcuni arbusti spinosi del genere Commiphora, con leggero effetto narcotizzante. Il fiele, invece, è un fluido prodotto dal fegato degli animali. Le due sostanze sono completamente diverse e non risulta da alcun resoconto evangelico che siano state mescolate contemporaneamente nel vino. [267]
Gesù è crocifisso il 15 nisan:

Ultima Cena la sera del 14 nisan ("primo giorno degli Azzimi", Mt26,17;Mc14,12;Lc22,7) e crocifissione e morte di Gesù il giorno seguente (15 nisan) coincidente con la Pasqua ebraica, venerdì ("vigilia del sabato", Mc15,42)

Gesù è crocifisso il 14 nisan:

crocifissione e morte di Gesù il 14 nisan (parasceve = preparazione = vigilia della Pasqua ebraica, Gv19,14.31.42), venerdì (Gv19,31)

Le cronologie della morte di Gesù sono inconciliabili: o si opta per i sinottici, venerdì 15 nisan, cioè venerdì 27 aprile 31; o per Giovanni, venerdì 14 nisan, cioè venerdì 7 aprile 30 (o venerdì 3 aprile 33).[268] Lo stesso Papa Benedetto XVI ha ammesso in un'omelia il Venerdì Santo del 2007 che Gesù potrebbe aver usato il Calendario Esseno per determinare la Pasqua con un giorno d'anticipo. Tale giustificazione del Calendario Esseno non è, comunque, considerata plausibile dagli storici, che fanno notare come in Gerusalemme ci fosse un solo calendario pasquale seguito dai sacerdoti e, anche in presenza di altre sette ebraiche, i giorni ed i riti erano celebrati esclusivamente secondo quel calendario (ad esempio, il sacrificio al Tempio degli agnelli per la cena pasquale)[269]. Il tentativo di armonizzare il giorno della crocifissione non risolve, comunque, la discrepanza relativa all'ora della crocifissione stessa, indicata nelle 9 di mattina da Marco e a mezzogiorno da Giovanni, rimarcando le differenze tra la versione marciana e quella giovannea; in merito, si veda anche quanto precisato nei riquadri sottostanti.[270][271][272]
Gesù è crocifisso alle ore 9:

Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. (Mc15,24-25)

Gesù è crocifisso dopo mezzogiorno:

Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». [...] Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. (Gv19,14-18)

Il titulus crucis, l'iscrizione apposta sopra la croce di Gesù, riporta:

«Questi è Gesù, il re dei Giudei»: Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». (Mt27,37)

«Il re dei Giudei»: E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. (Mc15,26)

Il titulus crucis, l'iscrizione apposta sopra la croce di Gesù, riporta:

«Questi è il re dei Giudei»: C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. (Lc23,38)

«Gesù il Nazareno, il re dei Giudei»: Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». (Gv19,19)

Nessuna delle versioni dei quattro vangeli del Nuovo Testamento concorda con le altre.
Entrambi i ladroni insultavano Gesù:

Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. (Mt27,44-45) Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. [...] E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. (Mc15,27-33)

Un solo ladrone insultava Gesù:

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. (Lc23,39-44)

Le donne sono lontane dalla croce:

C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. (Mc15,40-41) C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. (Mt27,55-56) Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti. (Lc23,49)

Le donne sono presso la croce:

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. (Gv19,25)

Il velo del Tempio si squarcia dopo che Gesù è già morto:

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. (Mc15,37-38)

Il velo del Tempio si squarcia quando Gesù è ancora vivo:

Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. (Lc23,45-46)

Le due versioni sono temporalmente inconciliabili[273]. Appare, inoltre, piuttosto improbabile che gli evangelisti possano avere avuto notizia che il velo del Tempio si fosse squarciato da solo. Questo velo era una tenda nel Tempio, in una zona dove poteva entrare - e unicamente in determinate occasioni - solo il Sommo sacerdote, ovvero Caifa, che aveva sentenziato la condanna di Gesù stracciandosi le vesti solo il giorno prima (Mc14,53-65 e MT26,57-68). Caifa - supposto che il fatto fosse realmente accaduto e che lui fosse lì nel momento giusto - difficilmente lo avrebbe riferito ad altri, ammettendo così implicitamente che la morte di Gesù aveva prodotto un simile evento miracoloso[274].
Le ultime parole Gesù furono «Padre nelle tue mani consegno il mio spirito»:

Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. (Lc23,46)

Le ultime parole Gesù furono «Tutto è compiuto!»:

E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. (Gv19,30)

Secondo i vangeli di Luca e di Giovanni, Gesù spira immediatamente dopo aver pronunciato le sue ultime parole.
La deposizione dalla croce e la sepoltura di Gesù sono effettuate da due suoi discepoli, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo:

Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. (Mc15,42-45) C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. (Lc23,50-53) Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. (Mt27,57-60)

La deposizione dalla croce e la sepoltura di Gesù sono effettuate da coloro che non lo riconobbero come Messia e lo condannarono, cioè gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi:

Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l'hanno riconosciuto e condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato; e, pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso. Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti (At13,27-30)

Risulta, inoltre, alquanto improbabile quanto dichiarato dal Vangelo secondo Matteo, cioè che Giuseppe di Arimatea si fosse fatto costruire una tomba a Gerusalemme, proprio nei pressi del Golgota (Gv19,41-42). Infatti - a parte la coincidenza che la tomba fosse proprio nel luogo della crocifissione di Gesù - per gli Ebrei era molto importante essere sepolti nella propria terra nativa con i loro padri, che - nel caso di Giuseppe - era appunto la città di Arimatea e non Gerusalemme. [275]
Gesù resterà nel sepolcro 3 giorni e 3 notti:

Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. (Mt12,40)

Gesù resta nel sepolcro 3 giorni e 2 notti:

Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. [...] Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. (Mc15,42-46) Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. (Mc16,1-2)

Gesù resta nel sepolcro dalla sera del venerdì alla domenica mattina verso l'alba (quando si trova il sepolcro vuoto).
Al sepolcro, il giorno della resurrezione, va una donna sola:

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».(Gv20,1-2)

Al sepolcro, il giorno della resurrezione, vanno 2 donne:

Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. (Mt28,1)

Le donne che vanno al sepolcro sono: solo una secondo il Vangelo di Giovanni, 2 secondo il Vangelo di Marco, 3 secondo il Vangelo di Matteo e almeno 5 secondo il Vangelo di Luca. Le due versioni qui riportate (Vangeli di Giovanni e Matteo) sono da confrontare anche con le due riportate sotto (Vangeli di Marco e Luca).
Al sepolcro, il giorno della resurrezione, vanno 3 donne:

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. (Mc16,1-2)

Al sepolcro, il giorno della resurrezione, vanno almeno 5 donne:

Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. [...] Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. (Lc24,1-10)

Le donne che vanno al sepolcro sono: solo una secondo il Vangelo di Giovanni, 2 secondo il Vangelo di Marco, 3 secondo il Vangelo di Matteo e almeno 5 secondo il Vangelo di Luca. Le due versioni qui riportate (Vangeli di Marco e Luca) sono da confrontare anche con le due riportate sopra (Vangeli di Giovanni e Matteo).
Le donne vanno al sepolcro, il giorno della resurrezione, prima dell'alba:

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. (Gv20,1)

Le donne vanno al sepolcro, il giorno della resurrezione, all'alba:

Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. (Mt28,1) Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. (Mc16,1-2) Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. (Lc24,1)

Le donne che arrivano al sepolcro trovano la pietra all'ingresso già rotolata:

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. [...] Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?». Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. (Mc16,1-4) Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. (Gv20,1) Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. (Lc24,1-3)

Le donne che arrivano al sepolcro trovano l'angelo, che rotola la pietra all'ingresso:

Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». (Mt28,1-7)

L'angelo al sepolcro era uno solo:

Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». (Mt28,2-7) Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». (Mc16,5-7)

Gli angeli al sepolcro erano due:

Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. (Lc24,4-6) Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». (Gv20,11-13)

Secondo il Vangelo di Matteo l'angelo era fuori dal sepolcro, mentre secondo il Vangelo di Marco e il Vangelo di Giovanni il/gli angelo/i erano dentro il sepolcro.
Le donne, scoperto il sepolcro vuoto, vanno immediatamente ad avvisare i discepoli:

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». (Gv20,2) Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. (Mt28,8) E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. (Lc24,9)

Le donne, scoperto il sepolcro vuoto, non dicono niente a nessuno, perché hanno paura:

Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura. (Mc16,8)

I sommi sacerdoti comprano il Campo di sangue con i trenta denari di Giuda:

Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. (Mt27,5-8)

Giuda compra il Campo di sangue con i trenta denari:

Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue. (At1,18-19)

Giuda muore impiccato:

Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. (Mt27,5)

Giuda muore squarciandosi:

Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. (At1,18)

La prima apparizione di Gesù risorto fu alla sola Maria di Magdala:

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. (Mc16,9) Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo [...] I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. [...] si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! (Gv20,1-16)

La prima apparizione di Gesù risorto fu, invece, a due persone insieme:

(A Maria di Magdala e all'altra Maria) Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. [...] Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono (Mt28,1-9)

(Oppure a Cleopa e un altro uomo, sulla strada di Emmaus) Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. [...] E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. [...] Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto. Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. [...] Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. (Lc24,1-31)

Secondo i vangeli di Marco e di Giovanni, la prima apparizione di Gesù risorto fu alla sola Maria di Magdala. Invece, secondo il Vangelo di Matteo - in contraddizione con gli altri tre vangeli - fu a Maria di Magdala insieme ad un'altra Maria. Infine, secondo il Vangelo di Luca - sempre in contraddizione con gli altri tre vangeli - fu a Cleopa e un altro uomo, sulla strada di Emmaus.
I discepoli ricevono l'ordine di restare in Gerusalemme dopo la resurrezione:

Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». (At1,1-5) «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». (Lc24,46-49)

I discepoli ricevono l'ordine di lasciare Gerusalemme e recarsi in Galilea dopo la resurrezione:

Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». (Mc16,5-7) Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno». (Mt28,8-10)

Inoltre, nella seconda versione - cioè l'ordine di recarsi in Galilea dopo la resurrezione - secondo il Vangelo di Marco è un angelo che dà l'ordine, mentre secondo il Vangelo di Matteo è Gesù stesso a darlo.
La prima apparizione di Gesù risorto agli apostoli è a Gerusalemme:

E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. (Lc24,33-37) (Pietro e Giovanni dopo essere corsi al sepolcro con Maria di Màgdala) I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. [...] La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv20,10-20)

La prima apparizione di Gesù risorto agli apostoli è in Galilea:

(Al sepolcro) Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. [...] Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». [...] Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi (Mt28,5-17) (Le donne) Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». [...] Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. (Mc16,5-14)

Gerusalemme è in Giudea e dista dalla Galilea circa novanta chilometri.[276]

Il Vangelo di Giovanni e il Vangelo di Luca pongono entrambi l'episodio a Gerusalemme ma Giovanni dice di fronte a 10 apostoli (mancando Tommaso) mentre Luca dice di fronte a tutti e 11 gli apostoli. Il Vangelo di Marco e il Vangelo di Matteo pongono entrambi l'episodio in Galilea ma Marco dice che avviene in una mensa e Matteo dice che avviene su un monte. Le due versioni qui riportate sono da confrontare anche con le successive sottostanti.

La prima apparizione di Gesù risorto agli apostoli è a Gerusalemme, a 10 di loro:

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. [...] Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. (Gv20,19-24)

La prima apparizione di Gesù risorto agli apostoli è a Gerusalemme, a 11 di loro:

E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». [...] Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. (Lc24,33-37)

La prima apparizione di Gesù risorto agli apostoli è in Galilea, in mensa:

(Le donne) Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». [...] Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. (Mc16,5-14)

La prima apparizione di Gesù risorto agli apostoli è in Galilea, su un monte:

(Al sepolcro) Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. [...] Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». [...] Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi (Mt28,5-17)

Gesù appare ai dodici apostoli, dopo la resurrezione:

Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. (1Co15,3-6)

Gli apostoli, dopo il suicidio di Giuda, restarono in undici fino a dopo l'Ascensione:

(Gesù) Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. [...] Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. (Pietro disse:) «Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione». [...] Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli. (At1,1-26)

Dopo la resurrezione, Gesù non poté apparire a tutti i dodici apostoli insieme: Giuda - secondo il Vangelo di Matteo, che dà una tempistica precisa del fatto (Mt27,1-11) - si era suicidato prima della crocifissione di Gesù e il nuovo dodicesimo apostolo (Mattia) - secondo gli Atti degli Apostoli - fu eletto solo dopo l'Ascensione di Gesù e quindi, sempre secondo gli Atti degli Apostoli, dopo la fine delle apparizioni.[277]
L'Ascensione di Gesù fu dopo 40 giorni dalla resurrezione, dal monte degli Ulivi:

Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme [...] Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. (At1,3-12)

L'Ascensione di Gesù fu nel giorno stesso della resurrezione, da Betania:

Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba [...] ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. [...] Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus [...] Gesù in persona si accostò e camminava con loro [...] E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro [...] Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via [...] Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». [...] Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia (Lc24,1-52)

Lo Spirito Santo scende su apostoli la domenica della resurrezione:

(La domenica della resurrezione) Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto. La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv20,18-23)

Lo Spirito Santo scende su apostoli il giorno di Pentecoste:

Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». (At1,5-8) Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At2,1-4)

La Pentecoste ebraica si celebra sette settimane dopo la Pasqua ebraica, iniziando a contare dal secondo giorno di Pasqua, il 16 nisan.
Sulla strada di Damasco, i compagni di Paolo odono la voce ma non vedono nulla:

E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. (At9,3-7)

Sulla strada di Damasco, i compagni di Paolo non odono nulla ma vedono la luce:

Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. (At22,6-9)

Gli storici ravvisano più incongruenze in merito all'episodio della conversione di Paolo sulla strada di Damasco, come viene raccontato in tre diversi passi degli Atti degli Apostoli. Le due versioni qui riportate sono da confrontare anche con quelle sottostanti. [278] [279]
Sulla strada di Damasco, solo Paolo cade a terra:

E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. (At9,3-7)

Sulla strada di Damasco, tutti quanti cadono a terra:

In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. (At26,12-14)

Gli storici ravvisano più incongruenze in merito all'episodio della conversione di Paolo sulla strada di Damasco, come viene raccontato in tre diversi passi degli Atti degli Apostoli. Le due versioni qui riportate sono da confrontare anche con quelle sopra e sotto.[280]
Paolo a Damasco riceve istruzioni tramite Anania:

E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista». Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore disse: «Va', perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome». Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo». E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. (At9,3-19)

Paolo presso Damasco riceve istruzioni da Gesù stesso:

In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me. (At26,12-18)

Gli storici ravvisano più incongruenze in merito all'episodio della conversione di Paolo sulla strada di Damasco, come viene raccontato in tre diversi passi degli Atti degli Apostoli. Le due versioni qui riportate sono da confrontare anche con quelle soprastanti.[281]
Paolo, dopo la sua conversione, da Damasco si reca subito a Gerusalemme e si incontra con il gruppo degli apostoli:

poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?». Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. Trascorsero così parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo; ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo; ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta. Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. (At9,19-30)

Paolo, dopo la sua conversione a Damasco, aspetta tre anni per recarsi a Gerusalemme e qui si incontra solo con Pietro e poi Giacomo:

di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. (Gal1,16-20)

Inoltre - nella versione degli Atti degli Apostoli - Paolo, prima di uscire da Damasco, passa parecchi giorni a parlare e predicare agli ebrei. Invece, Paolo - secondo quanto lui stesso scrive nella Lettera ai Galati - a Damasco non parla con nessuno.[282]
Per Paolo, quando si reca al Concilio di Gerusalemme, è il suo terzo viaggio nella città:

(A Damasco, dopo la conversione di Paolo) [...] Trascorsero così parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo; ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo (Paolo) [...] ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta. Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli [...] e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. (At9) [...] Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani. In questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiochia da Gerusalemme. E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi in piedi, annunziò per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l'impero di Claudio. Allora i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea; questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Barnaba e Saulo (At11) Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi». Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. [...] Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.[...] (At15)

Per Paolo, quando si reca al Concilio di Gerusalemme, è il suo secondo viaggio nella città:

[...] Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio a causa mia. Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. [...] Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi - poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani - e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. (Gal1-2)

Il Concilio di Gerusalemme si tenne circa nel 49 d.c. e trattò il tema dell'applicazione della Legge mosaica anche ai gentili, in particolare la circoncisione. Secondo gli Atti degli Apostoli, quello fu il terzo viaggio di Paolo a Gerusalemme, mentre - secondo quanto scritto dallo stesso Paolo nella Lettera ai Galati - fu solo il secondo[283].
Paolo fonda la prima comunità in Tessalonica sia con gli ebrei che con i gentili:

Seguendo la via di Anfipoli e Apollonia, giunsero a Tessalonica, dove c'era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuscitare dai morti; il Cristo, diceva, è quel Gesù che io vi annunzio. Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà. (At17,1-4)

Paolo fonda la prima comunità in Tessalonica solo con i gentili:

Paolo, Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: grazia a voi e pace! [...] Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nell'Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo più bisogno di parlarne. Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero (1Tes1,1-9)

Secondo gli Atti degli Apostoli, quando Paolo fonda la prima comunità in Tessalonica, questa è composta sia da ebrei che da gentili. Invece, Paolo - secondo quanto scrive lui stesso nella Prima lettera ai Tessalonicesi - fonda tale comunità solo con i gentili, ovvero i pagani che adoravano gli idoli. Lo stesso dichiara nella Prima lettera ai Corinzi: "Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l'impulso del momento." (1Cor12,2). Paolo, infatti, si autodefinisce l' "apostolo dei Gentili" (Rm11,13 e Gal2,8).[284]
Paolo, dopo aver fondato una chiesa a Tessalonica, parte per Atene senza essere accompagnato da Timoteo, che rimane a Berèa:

Allora i fratelli fecero partire subito Paolo per la strada verso il mare, mentre Sila e Timòteo rimasero in città. Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timòteo di raggiungerlo al più presto. Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli. (At17,14-16)

Paolo, dopo aver fondato una chiesa a Tessalonica, parte per Atene accompagnato da Timoteo:

Per questo, non potendo più resistere, abbiamo deciso di restare soli ad Atene e abbiamo inviato Timòteo, nostro fratello e collaboratore di Dio nel vangelo di Cristo, per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede, perché nessuno si lasci turbare in queste tribolazioni. Voi stessi, infatti, sapete che a questo siamo destinati; (1Tess3,1-3)

Secondo gli Atti degli Apostoli, quando Paolo si reca ad Atene per predicare, non porta con sè Timoteo, che lascia invece a Berèa, dove avevano fondato una chiesa con Sila (At17,1-16). Invece, Paolo - secondo quanto scrive lui stesso nella Prima lettera ai Tessalonicesi - va ad Atene accompagnato da Timoteo, che poi rimanderà a Tessalonica per aiutare la predicazione[285].
Discorso di Paolo sull' Areopago di Atene, in merito ai pagani:

Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti». (At17,22-31)

Affermazioni di Paolo nella Lettera ai Romani, in merito ai pagani:

Poiché sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i dotti come verso gli ignoranti: sono quindi pronto, per quanto sta in me, a predicare il vangelo anche a voi di Roma. Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede. In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa. (Rm1,14-32)

Secondo gli studiosi del Nuovo Testamento, vi sono delle evidenti divergenze, in merito al pensiero di Paolo sui pagani, tra quanto sostenuto negli Atti degli Apostoli e quello da lui stesso espresso nella propria Lettera ai Romani. Secondo gli Atti i pagani non sanno che esiste un solo Dio, mentre secondo la Lettera ai Romani lo sanno; secondo gli Atti la loro condotta è dettata dall'ignoranza dell'esistenza di questo Dio, mentre secondo la Lettera ai Romani dalla disobbedienza; secondo gli Atti Dio ignora il loro errore, mentre secondo la Lettera ai Romani lo punisce [286]. [287]
La donna è pari all'uomo:

Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (Gal3,28)
Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. (1Cor11,11-12)

La donna è inferiore all'uomo:

Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore. (Ef5,22)
Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo... L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo (1Cor11,2-10)
Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. (1Cor14,34-35)
La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo a essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. (1Tm2,11-14)

In Efesini la sottomissione della moglie al marito è correlata con l'amore di questo verso quella "come se stesso" (Ef5,25-28);

nella Prima lettera ai Corinzi Paolo si riferisce probabilmente a problemi specifici della comunità di Corinto[288], e lo stesso probabilmente per la Prima lettera a Timoteo[289].

Zaccaria ed Elisabetta sono giusti davanti a Dio:

[Zaccaria ed Elisabetta] erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. (Lc1,5-6)

Non c'è nessun giusto:

come sta scritto: Non c'è nessun giusto, nemmeno uno... (Rm3,10)

Gesù non è venuto ad abolire la Legge:

[Gesù disse]: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.» (Mt5,17)

Gesù è venuto ad abolire la Legge:

[Gesù ha annullato] per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace (Ef2,15)

Secondo i teologi, Paolo in Efesini contesta non la Legge in sé, ma il modo di intenderla come mere prescrizioni rituali caratterizzate da un particolarismo intransigente[290].
Importanza delle opere (soprattutto Gm1,23;2,14-26) Importanza della fede (Rm3,28;4,1-3;Gal2,16) Secondo i teologi cattolici e protestanti, la dicotomia fede/opere, cristallizzatasi in particolare al tempo della lotta alla indulgenze di Lutero, è giudicata oggi come apparente: Paolo si scaglia contro le 'opere della legge', formali ed esteriori ritualismi privi di valore salvifico, mentre Giacomo esalta le opere di carità al prossimo e preghiera che si innestano sulla fede.[291]

Tra Antico e Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Circa le caratteristiche di Dio e del messaggio morale da lui rivelato, appare una notevole diversità tra l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento:

  • nell'Antico Testamento, Dio appare un essere supremo che appare a tratti geloso (Es34,14), incitante all'uccisione e alla giustizia sommaria (Es21,12;Lv20,9;24,19;Dt19,21;Sal136,9), irascibile, privo di pietà per nemici e peccatori ordinandone lo sterminio (Lv26,21-29;1Sam15,3;Ez20,25-26);
  • nel Nuovo Testamento, Dio è un Padre amorevole (1Gv4,16), premuroso, clemente, incline al perdono, che invita all'amore e alla carità verso tutti gli uomini suoi figli (Mt5,39), inclusi i nemici (Mt5,44-48).

Nell'antichità questa dicotomia ha portato Marcione a considerare come distinti il Dio severo dell'Antico Testamento da quello buono e misericordioso del Nuovo Testamento.

La tradizione cristiana vede invece, tra il Dio e la morale dell'Antico Testamento e del Nuovo Testamento, non un'opposizione insanabile ma un compimento, conclusione di un secolare cammino pedagogico: nella predicazione di Gesù viene ripreso il nucleo di "giustizia" contenuto nell'Antico Testamento e viene portato a compimento, talvolta superandolo e abbandonandolo in vista di una "giustizia maggiore" (Mt5,17-20). Tale evoluzione morale che inizia nell'Antico Testamento è anche conosciuta come «rivelazione progressiva» (o «pedagogia progressiva»), ovvero l'adattarsi di Dio alla «morale imperfetta» [292] e ai costumi violenti del periodo storico in cui si è rivelato. Questa giustificazione viene criticata da molti autori non-credenti o non-cristiani sia per il fatto che, nello stesso periodo storico, altre professioni religiose e filosofiche adottavano una morale opposta e non violenta [293], sia perché si valutano comunque eccessive le azioni del Dio della Bibbia - dallo sterminio alla pulizia etnica, inclusi i bambini - per adattarsi ai costumi delle sue stesse creature [294]. [295]

Discordanze tra Antico Testamento e Nuovo Testamento
Passo biblico AT
(versione CEI)
Passo biblico NT
(versione CEI)
Note
Non esiste alcuna profezia nell'Antico Testamento riferita al passo del Nuovo Testamento di seguito citato. (Giuseppe) Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno». (Mt2,22-23)
Non esiste alcuna profezia nell'Antico Testamento riferita al passo del Nuovo Testamento di seguito citato. Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». (Gv7,37-38)
Non esiste alcuna profezia nel Libro di Geremia dell'Antico Testamento riferita al passo del Nuovo Testamento di seguito citato. (Giuda) Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. (Mt27,5-10)
Non esiste alcun verso nell'Antico Testamento riferito al passo del Nuovo Testamento di seguito citato. Per questo sta scritto: «Svègliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà». (Ef5,14)
Non esiste alcun verso nella Genesi corrispondente a quello riportato nel passo del Nuovo Testamento di seguito citato. e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio. (Giac2,23) L'autore della Lettera di Giacomo cita un versetto della Genesi (Gen15,6) che fa terminare con le parole "e fu chiamato amico di Dio", in realtà inesistenti nell' originale versetto della Genesi. Questa citazione viene usata nella Lettera di Giacomo per patrocinare la tesi dell'importanza delle opere in aggiunta alla sola fede (Giac2,22-24) mentre, paradossalmente, lo stesso verso viene anche citato (questa volta in modo corretto, senza aggiunte) per patrocinare la tesi opposta nella Lettera ai Romani (Rom4,3) e nella Lettera ai Galati (Gal3,6). [296]
Non esiste alcun episodio nell'Antico Testamento riferito al passo del Nuovo Testamento di seguito citato. L'arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! (Giuda9) L'episodio a cui si riferisce il passo della Lettera di Giuda, si trova solo nel libro apocrifo il Testamento di Mosè. [297]
Il padre di Sela è Arpacsad:

Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsad, due anni dopo il diluvio; Sem, dopo aver generato Arpacsad, visse cinquecento anni e generò figli e figlie. Arpacsad aveva trentacinque anni quando generò Selach; Arpacsad, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie. Selach aveva trent'anni quando generò Eber; Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie. (Gen11,10-15)

Il padre di Sela è Cainam:

figlio di Seruk, figlio di Ragau, figlio di Falek, figlio di Eber, figlio di Sala, figlio di Cainam, figlio di Arfàcsad, figlio di Sem, figlio di Noè, figlio di Lamech, (Lc3,35-36)

Sela o Selach o Sala sono nomi che indicano lo stesso personaggio.
Dio è stato visto:

Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». (Gen32,30-31)
[Dio disse a Mosè]: Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere». (Es33,23)

Dio non è mai stato visto da nessuno:

Dio nessuno l'ha mai visto... (Gv1,18-31)

Giacobbe e Mosè videro soltanto il volto di Dio, cioè la sua gloria. L'essenza di Dio, cioè Dio stesso, era rimasta celata loro. [senza fonte]
La famiglia di Giacobbe in Egitto, quando raggiunge il figlio Giuseppe, è di 70 persone:

I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte le persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono settanta. (Gen46,27)

La famiglia di Giacobbe in Egitto, quando raggiunge il figlio Giuseppe, è di 75 persone:

Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto. E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri (At7,14-15)

Giacobbe fu seppellito nella caverna del campo di Macpela:

Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati. (Gen49,33) [...] Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele e vi impiegarono quaranta giorni[...] I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si trova di fronte a Mamre. Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre. (Gen50,1-14)

Giacobbe fu seppellito a Sichem:

E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri; essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem. (At7,15-16)

Il campo di Macpela è in Hebron, nell'attuale sud della Cisgiordania. Sichem, invece, è vicino a Nablus, nell'attuale nord della Cisgiordania.
Mosè, quando lasciò l'Egitto, fu per paura del faraone:

In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi attorno e visto che non c'era nessuno, colpì a morte l'Egiziano e lo seppellì nella sabbia. Il giorno dopo, uscì di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva torto: «Perché percuoti il tuo fratello?». Quegli rispose: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l'Egiziano?». Allora Mosè ebbe paura e pensò: «Certamente la cosa si è risaputa». Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo.[...] Nel lungo corso di quegli anni, il re d'Egitto morì. (Es2,11-23) Il Signore disse a Mosè in Madian: «Va', torna in Egitto, perché sono morti quanti insidiavano la tua vita!». Mosè prese la moglie e i figli, li fece salire sull'asino e tornò nel paese di Egitto. (Es4,19-20)

Mosè, quando lasciò l'Egitto, non fu per paura del faraone:

Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato. Questo perché stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto; guardava infatti alla ricompensa. Per fede lasciò l'Egitto, senza temere l'ira del re; rimase infatti saldo, come se vedesse l'invisibile. (Eb11,24-27)

Secondo la Lettera agli Ebrei di Paolo - al contrario di quanto affermato nel Libro dell'Esodo - Mosè lasciò l'Egitto per fede e non per paura del faraone[298].
I dieci comandamenti sono:

non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.[...] Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. [...] Onora tuo padre e tua madre [...].Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo». (Es20,3-17) (Ribadito anche in:) (Dt5,7-21)

Gesù cita, tra i dieci comandamenti, "non frodare":

Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». (Mc10,17-19)

"Non frodare" non è uno dei dieci comandamenti. Gli altri evangelisti, nella risposta di Gesù, non citano tale comandamento: "Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso»." (Mt19,16-19); "Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio.Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre»." (Lc18,18-20). [299]
I riti dell'alleanza prescritti dal Signore a Mosè:

Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon mattino e costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!». Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!». (Es24,3-8)

I riti dell'alleanza descritti da Paolo nella Lettera agli Ebrei:

Infatti dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: Questo è il sangue dell'alleanza che Dio ha stabilito per voi. Alla stessa maniera asperse con il sangue anche la Tenda e tutti gli arredi del culto. Secondo la legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono. (Eb9,19-22)

Paolo - nella descrizione dei riti dell'alleanza - commette delle inesattezze piuttosto gravi per un ebreo[300]: non si sacrificarono "vitelli e capri" ma solo "giovenchi"; con il sangue non venne asperso "il libro stesso e tutto il popolo" ma il libro fu solo letto mentre il sangue venne versato metà sull'altare e metà sul popolo; "la Tenda e tutti gli arredi del culto" non furono aspersi di sangue perché il tabernacolo a quel tempo non era stato ancora costruito ma lo sarà solo in seguito (Es25,8-9). [301] [302]
Alcuni alimenti non sono permessi:

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: «Riferite agli Israeliti: Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutte le bestie che sono sulla terra...(Lv11,1-29)

Tutti gli alimenti sono permessi:

E [Gesù] disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. (Mc7,18-19)

Evoluzione del messaggio morale: Difatti, Iddio, biasimando il popolo, dice: Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d'Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo; non un patto come quello che feci coi loro padri nel giorno che li presi per la mano per trarli fuori dal paese d'Egitto; perché essi non han perseverato nel mio patto, ed io alla mia volta non mi son curato di loro, dice il Signore. E questo è il patto che farò con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. (Eb8,8-13) [senza fonte]
Per l'ira di Dio contro gli Ebrei idolatri e fornicatori, muoiono ventiquattromila persone:

Israele si stabilì a Sittim e il popolo cominciò a trescare con le figlie di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifici offerti ai loro dèi; il popolo mangiò e si prostrò davanti ai loro dèi. Israele aderì al culto di Baal-Peor e l'ira del Signore si accese contro Israele.[...] Mosè disse ai giudici d'Israele: «Ognuno di voi uccida dei suoi uomini coloro che hanno aderito al culto di Baal-Peor». [...] Di quel flagello morirono ventiquattromila persone. (Nm25,1-9)

Per l'ira di Dio contro gli Ebrei idolatri e fornicatori, muoiono ventitremila persone:

Non diventate idolàtri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila. (1Cor10,7-8)

Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi, cita tale episodio come riportato nell'Antico Testamento: "secondo quanto sta scritto".[303][304]
Si può desiderare una donna senza commettere peccato:

Se andrai in guerra contro i tuoi nemici e il Signore tuo Dio te li avrà messi nelle mani e tu avrai fatto prigionieri, se vedrai tra i prigionieri una donna bella d'aspetto e ti sentirai legato a lei tanto da volerla prendere in moglie, te la condurrai a casa...(Dt21,10-14)

Non si può desiderare una donna senza commettere peccato:

ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. (Mt5,28)

Evoluzione del messaggio morale con l'avvento di Gesù Cristo: ...Dicendo: Un nuovo patto, Egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è vicino a sparire. (Eb8,13) [senza fonte]
Si può ripudiare[305] la moglie:

Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa. (Dt24,1)

Non si può ripudiare la moglie:

ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. (Mt5,32)

Gesù afferma che non ci sia stata variazione della volontà di Dio nel tempo ma che l'istituzione della norma "civile" di regolamentazione del divorzio sia stata fatta dalla legge (Mosè) solo a causa della impenitenza del popolo (Mt19,8;Mc10,3). A conferma di ciò anche nell'Antico testamento viene precisato che Dio odia il ripudio (Mal2,16).[306]
Giacobbe acquistò il sepolcro dai figli di Emor, a Sichem:

Le ossa di Giuseppe, che gli Israeliti avevano portate dall'Egitto, le seppellirono a Sichem, nella parte della montagna che Giacobbe aveva acquistata dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuta in eredità. (Gs24,32)

Abramo acquistò il sepolcro dai figli di Emor, a Sichem:

E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri; essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem. (At7,15-16)

Emor, Emmor, Camor ed Hemor identificano lo stesso personaggio[130].
Saul regnò per 20 anni:

Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare e regnò vent'anni su Israele... (1Sam13,1)

Saul regnò per 40 anni:

Allora essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Cis, della tribù di Beniamino, per quaranta anni. (At13,21)

Il sacerdote Achimelech diede da mangiare i pani sacri a Davide:

Davide si recò a Nob dal sacerdote Achimelech. Achimelech, turbato, andò incontro a Davide e gli disse: «Perché sei solo e non c'è nessuno con te?». Rispose Davide al sacerdote Achimelech: «Il re mi ha ordinato e mi ha detto: Nessuno sappia niente di questa cosa per la quale ti mando e di cui ti ho dato incarico. Ai miei uomini ho dato appuntamento al tal posto. Ora però se hai a disposizione cinque pani, dammeli, o altra cosa che si possa trovare». Il sacerdote rispose a Davide: «Non ho sottomano pani comuni, ho solo pani sacri: se i tuoi giovani si sono almeno astenuti dalle donne, potete mangiarne». Rispose Davide al sacerdote: «Ma certo! Dalle donne ci siamo astenuti da tre giorni. Come sempre quando mi metto in viaggio, i giovani sono mondi, sebbene si tratti d'un viaggio profano; tanto più oggi essi sono mondi». Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c'era là altro pane che quello dell'offerta, ritirato dalla presenza del Signore, per essere sostituito con pane fresco nel giorno in cui si toglie. (1Sam21,2-7)

Il sacerdote Abiatàr, figlio del sacerdote Achimelech, diede da mangiare i pani sacri a Davide:

I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! 28 Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». (Mc2,24-28)

Anche Elia, oltre a Gesù, ascese al cielo:

Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, cocchio d'Israele e suo cocchiere». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. (2Re2,11-13)

Solo Gesù ascese al cielo:

Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. (Gv3,13)

Inoltre, anche Enoch, un antenato di Noè, secondo (Sir44,16) e (Eb11,5), fu "rapito" da Dio prima di morire. [307][308]
Ioram è bis-bisnonno di Ozia:

Figli di Salomone: Roboamo, di cui fu figlio Abia, di cui fu figlio Asa, di cui fu figlio Giòsafat, di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Acazia, di cui fu figlio Ioas, di cui fu figlio Amazia, di cui fu figlio Azaria, di cui fu figlio Iotam, (1Cr3,10-12)

Ioram è padre di Ozia:

Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, (Mt1,8)

Secondo la genealogia di Gesù fornita da Matteo, Ioram è padre di Ozia. Invece, secondo il Primo libro delle Cronache la discendenza di Ioram è: Acazia - Ioas - Amazia - Ozia (Azaria). Ozia e Azaria sono lo stesso personaggio, come si evince confrontando: "Tutto il popolo di Giuda prese Azaria, che aveva sedici anni, e lo proclamò re al posto di suo padre Amazia." (2Re14,21) e "Tutto il popolo di Giuda prese Ozia che aveva sedici anni e lo proclamò re al posto del padre Amazia." (2Cro26,1). [309]
Zaccaria, figlio di Ioiada, fu ucciso tra il santuario e l'altare (nel cortile):

Allora lo spirito di Dio investì Zaccaria, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò in mezzo al popolo e disse: «Dice Dio: perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch'egli vi abbandona». Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del tempio. Il re Ioas non si ricordò del favore fattogli da Ioiadà padre di Zaccaria, ma ne uccise il figlio, che morendo disse: «Il Signore lo veda e ne chieda conto!». (2Cro24,20-22)

Zaccaria, figlio di Barachìa, fu ucciso tra il santuario e l'altare:

(Gesù dice:) Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l'altare. (Mt23,34-35)

Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù parla di uno Zaccaria figlio di Barachìa che fu ucciso tra santuario e altare ma Zaccaria, che in effetti morì in quel modo, aveva come padre il sacerdote Ioiada. [310][311]
Profezie dell'Antico Testamento citate nei vangeli di Marco e Matteo (e, dagli evangelisti, riferite a Giovanni il Battista):

Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore,appianate nella steppa la strada per il nostro Dio.» (Is40,3) Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti. (Mal3,1)

Il Vangelo secondo Marco fonde le due profezie e le attribuisce, erroneamente, al solo Isaia:

Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri (Mc1,2-3)

Il Vangelo secondo Matteo - posteriore a quello di Marco, che usò anche come fonte - corregge la citazione: Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! (Mt3,3). [312][313][314]

Possibili errori dovuti ai copisti[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni autori sarebbero presenti errori, imprecisioni o aggiunte successive legati alla fase di copiatura manuale degli scritti. [315][316]

Discordanze ed errori di copiatura
Passo biblico 1
(versione CEI)
Passo biblico 2
(versione CEI)
Note
Gesù e l'adultera:

Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». (Gv8,1-11)

Nei manoscritti più antichi del Vangelo secondo Giovanni non è presente l'episodio dell'adultera qui citato. Questo dell'adultera è uno degli episodi più noti, anche nella cinematografia[317], di tutto il Nuovo Testamento ma, in realtà, non compare originariamente nel Vangelo di Giovanni (né in altri vangeli) e gli studiosi sono concordi che si tratti di un'aggiunta posteriore di un copista. Anche il lessico e lo stile di questo episodio non sono quelli del Vangelo di Giovanni ed inizia a comparire regolarmente nei manoscritti attorno al IX secolo d.c., circa 800 anni dopo la stesura del vangelo stesso. Il Vangelo secondo Giovanni fu l'ultimo dei vangeli canonici ad essere scritto, in greco, verso il 90-95 d.c.. [318][319][320][321][322]
La "Finale lunga di Marco":

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano. (Mc16,9-20)

Non esistono questi versetti nei manoscritti più antichi del Vangelo secondo Marco. Con "Finale lunga di Marco" gli studiosi indicano i versetti dal 9 al 20 del capitolo 16, l'ultimo del Vangelo secondo Marco. Ormai è comunemente accettato tra gli studiosi che i citati versetti siano un'aggiunta successiva dei copisti, in quanto nei manoscritti più antichi non sono presenti ma il vangelo finisce con il versetto 8: "Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura." (Mc16,8). Il Vangelo di Marco, quindi, termina senza citare alcuna apparizione di Gesù risorto e con le donne che non parlano a nessuno del sepolcro vuoto. In seguito, qualche copista aggiunse questo finale, in linea con gli altri vangeli. Di questa aggiunta finale, diversa nello stile dal resto del vangelo, esistono almeno nove versioni. Il Vangelo secondo Marco fu il primo dei vangeli canonici ad essere scritto, in greco, verso il 65-70 d.c.. [323][324][325][326][327][328]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda il Concilio Vaticano II, costituzione Dei verbum del 18 novembre 1965, n. 11, EB 686, DS 4215: "i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture".
  2. ^ Si veda la lettera enciclica Divino Afflante Spiritu del 30 settembre 1943, EB 560: «Quanto taluni presumono rinfacciare ai sacri autori o qualche errore storico o inesattezza nel riferire i fatti, se si guarda ben da vicino, si trova che si tratta semplicemente di quelle native maniere di dire o di raccontare, che gli antichi solevano adoperare nel mutuo scambio delle idee nell'umano consorzio, e che realmente si ritenevano lecite nella comune usanza».
  3. ^ Si veda la ricerca storica della Bibbia, l'ipotesi documentale e la teoria delle due fonti.
  4. ^ Questo, compatibilmente al modo in cui tali conoscenze potevano essere liberamente espresse. Ad esempio, lo scienziato Galileo Galilei, sostenitore del sistema eliocentrico, fu costretto dal Sant' Uffizio della Chiesa cattolica ad abiurare a favore del sistema geocentrico, il 22 giugno 1633 a Roma, proprio in base all'interpretazione letterale dei versi biblici del Libro di Giosuè (Gios10,12): "Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon».". In tale atto di abiura si legge: "[...] dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, [...] la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova [...] sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie".
  5. ^ "I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori."
  6. ^ "7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio? Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un'intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un'alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi."
  7. ^ "75. In che cosa consiste il primo peccato dell'uomo? L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio» senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia."
  8. ^ "76. Che cos'è il peccato originale? Il peccato originale nel quale tutti gli uomini nascono è lo stato di privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato da noi «contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell'unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione». Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo comprendere."
  9. ^ Adamo ed Eva sono anche considerati, dalla Chiesa cattolica, come santi (Sant' Adamo Primo uomo Url consultato il 18 febbraio 2017 e Sant' Eva Prima donna Url consultato il 18 febbraio 2017).
  10. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pp. 21,28,31,33,51,207, ISBN 978-88-304-2427-2; Natale Benazzi e Matteo D'Amico, Il libro nero dell'Inquisizione, Piemme, 1998, p. 183, ISBN 88-384-8591-7; Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pp. 299-300,313-314,323-327, ISBN 978-88-6266-550-6; Claudio Rendina, I peccati del Vaticano, Newton, 2009, pp. 249-252, ISBN 978-88-541-1552-1.
  11. ^ Ad esempio, si confrontino le bibbie cattoliche ((la Bibbia Edizioni Paoline, la Bibbia Martini, la Vulgata Sisto-Clementina e la Bible de Jérusalem, cioè la versione originale francese della Bibbia di Gerusalemme) e quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati e Nuova Diodati). Si tenga anche presente che la diffusa Bibbia di Gerusalemme, nella versione italiana, a differenza delle versioni in tutte le altre lingue, non riporta la traduzione dall'originale dell'opera ma usa il testo della stessa Bibbia CEI.
  12. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 15, ISBN 978-88-304-2427-2.
  13. ^ Roberto Reggi, Genesi. Traduzione interlineare italiana, 2007, p. 15
  14. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pp. 52-54, ISBN 978-88-304-2427-2.
  15. ^ Franciscus Zorell, Lexicon hebraicum et aramaicum veteris testamenti, 1968, s.v. צבא significato 2c: "magna multitudo (rerum vel personarum) pulchre ordinata, ut creaturarum in caelo et in terra".
  16. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pag. 16 e 32, ISBN 978-88-304-2427-2.
  17. ^ Pontificia Commissione Biblica, Sulle fonti del Pentateuco e sul valore storico di Gn 1-11, 16 gennaio 1948: "(I primi capitoli della Genesi) riferiscono con un linguaggio semplice e figurato, adatto all'intelligenza di un'umanità meno progredita, le verità fondamentali presupposte dall'economia della salvezza, insieme alla descrizione popolare delle origini del genere umano" (EB 581).
  18. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 21, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  19. ^ "I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori."
  20. ^ "7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio? Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un'intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un'alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi."
  21. ^ "75. In che cosa consiste il primo peccato dell'uomo? L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio» senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia."
  22. ^ "76. Che cos'è il peccato originale? Il peccato originale nel quale tutti gli uomini nascono è lo stato di privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato da noi «contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell'unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione». Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo comprendere."
  23. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 21, ISBN 978-88-304-2427-2.
  24. ^ Sant' Adamo Primo uomo Url consultato il 22 gennaio 2017
  25. ^ Sant' Eva Prima donna Url consultato il 22 gennaio 2017
  26. ^ John Stott, La croce di Cristo, Edizioni GBU, Roma, 2001. ISBN 88-88270-10-8
  27. ^ Alan Stibbs, Meaning of the Word "Blood" in Scripture, Tyndale Press. London.1948,pp. 10,12,16,30.
  28. ^ Curiosamente, la Bibbia TILC riporta la cifra di 2.449 oggetti
  29. ^ Bibbia TOB, nota a Lv11,6.
  30. ^ Morot, C., 1882. Des pelotes stomacales des Leporides. Mem. Soc. Centr. Med. Vet., 12:137.
  31. ^ Vedi anche Living Mammals of the World, di Ivan T. Sanderson, 1955, p. 114; e Proceedings of the Zoological Society of London, 1940, vol. 110, pp. 159–163.
  32. ^ Carlos De Blas, Julian Wiseman (a cura di), Nutrition of the Rabbit, CABI (2010).
  33. ^ Abiura fatta da Galileo il 22 giugno 1633 a Roma, di fronte al Sant' Uffizio: "[...] dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, [...] la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova [...] sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie"
  34. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 51, ISBN 978-88-304-2427-2.
  35. ^ Natale Benazzi e Matteo D'Amico, Il libro nero dell'Inquisizione, Piemme, 1998, pag. 183, ISBN 88-384-8591-7.
  36. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 51, ISBN: 88-88592-05-9.
  37. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 61-62, ISBN 88-88592-05-9.
  38. ^ AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, p. 206, ISBN: 9788836564972.
  39. ^ Ivana Zingariello e Giorgio Gabbi, La Bibbia è piena di bugie?, in Quark, n° 50, marzo 2005, pp 79-87.
  40. ^ Giorgio Galli, Non Credo, lettura critica del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica, KAOS, 2006, pp. 9,48,50, ISBN: 88-7953-167-0.
  41. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, 2002, pp. 137-159, ISBN: 978-88-430-6011-5.
  42. ^ Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2003, pp. 109-133, 195-196 e 358-364, ISBN: 978-88-420-9841-6.
  43. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p.87, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  44. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 86, ISBN: 88-88592-05-9.
  45. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 155-156, ISBN: 88-88592-05-9.
  46. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 155-156, ISBN: 88-88592-05-9.
  47. ^ Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, p.35, ISBN: 978-1514337769.
  48. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 237-238, ISBN 88-88592-05-9.
  49. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 1669, ISBN 88-215-1068-9.
  50. ^ "On mit autour d'une branche d'hysope".
  51. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 1858, ISBN 2-204-06063-1.
  52. ^ "avvoltala attorno all' issopo".
  53. ^ "hyssopo circumponentes".
  54. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.
  55. ^ Bauer-Danker, "εκλειπω", A Greek-English Lexicon of the New Testament.
  56. ^ Ad esempio, Bart Ehrman - uno dei più autorevoli studiosi biblici, specializzato nel Nuovo Testamento - ritiene esplicitamente che molto di quanto contenuto nei Vangeli non si possa ritenere storicamente affidabile. Analoga l'opinione di molti altri studiosi quali, per esempio: Robert Funk e George A. Wells o studiosi cattolici come Raymond Edward Brown e Giuseppe Barbaglio o protestanti come Rudolf Bultmann e Ernst Käsemann.
  57. ^ Nell'Antico testamento si sovrappongono varie fonti che, secondo l'opinione prevalente degli storici, confluirono nella stesura della Bibbia nel VII secolo a.c. circa, con presenza di varie discordanze, come si può osservare nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nell' Antico Testamento. Per quanto riguarda i Vangeli, l'intersecarsi di quattro autori - e delle relative versioni per lo stesso episodio - provoca profonde discordanze anche in merito agli eventi più significativi, come si può verificare nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nel Nuovo Testamento.
  58. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, 2002, ISBN: 978-88-430-6011-5; Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2003, ISBN: 978-88-420-9841-6; Ivana Zingariello e Giorgio Gabbi, La Bibbia è piena di bugie?, in Quark, n° 50, marzo 2005, pp 79-87; AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, p. 22, ISBN: 9788836564972; Giorgio Galli, Non Credo, lettura critica del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica, KAOS, 2006, pp. 37-54, ISBN: 88-7953-167-0; Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pp. 22-29,48,52,87, ISBN: 978-88-304-2427-2; Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, pp. 38-41, ISBN: 978-1514337769; Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 6-7,13,20-23, ISBN: 88-88592-05-9; Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, p. 10,21,24,74-75,86-88,97-98,157-158,283,305-306,317,324-327, ISBN: 978-88-6266-550-6; Christopher Hitchens, Dio non è grande, Einaudi, 2007, pp. 97-102, ISBN: 978-88-0618337-0; Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pp. 71-72,185-187, ISBN: 978-88-04-63232-0; Adriana Destro e Mauro Pesce, Il racconto e la scrittura. Introduzione alla lettura dei vangeli, Carocci Editore, 2014, pp. 35-38,65,74,82,132-133, ISBN: 978-88-430-7411-2; Raymond E. Brown, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, 2002, pp. 33-35, ISBN: 9788830802520; Raymond E. Brown, An Introduction to the New Testament, Doubleday, 1997, p. 233, ISBN: 0385247672; Robert W. Funk, The five Gospels: What did Jesus really say? The search for the authentic words of Jesus, HarperOne, 1996, p. 10, ISBN: 9780060630409; Giuseppe Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica., EDB, p. 55, ISBN:9788810402702; Randel Helms, Gospel Fictions, Prometheus Books, 1989, p. 41, ISBN: 978-0879755720; Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Blackwell, 1963, p. 218,240, ; George A. Wells, Cutting Jesus Down to Size: What Higher Criticism Has Achieved and Where It Leaves Christianity, Open Court Publishing Company, 2009, p. 201, ISBN: 9780812696561.
  59. ^ a b c d e Ivana Zingariello e Giorgio Gabbi, La Bibbia è piena di bugie?, in Quark, n° 50, marzo 2005, pp 79-87.
  60. ^ a b c Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2007, ISBN 978-88-420-7060-3.
  61. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-430-2130-7.
  62. ^ AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, pag. 22, ISBN 978-88-365-6497-2.
  63. ^ Secondo (Gen46,27) erano 70 persone ma, invece, secondo (At7,14-15) erano 75 persone. Questa discordanza è precisata nella sezione Discordanze tra Antico Testamento e Nuovo Testamento.
  64. ^ Secondo (Gen15,13) furono 400 anni ma, invece, secondo (Es12,40-41) furono 430 anni. Questa discordanza è presente nella sezione Discordanze interne alla Bibbia nell' Antico Testamento.
  65. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 48, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  66. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 42-43, ISBN: 88-88592-05-9.
  67. ^ AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, pp 151,158,160, ISBN 978-88-365-6497-2.
  68. ^ AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, p. 160, ISBN 978-88-365-6497-2.
  69. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 553, ISBN 88-215-1068-9.
  70. ^ "roi d'Israël".
  71. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 610, ISBN 2-204-06063-1.
  72. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 55, ISBN 88-88592-05-9.
  73. ^ a b c d Considerato apocrifo nel canone protestante.
  74. ^ cfr. 1 Re 15,29 e Bibbia TOB, nota a Tb1,2.
  75. ^ Drum, W. (1912). Tobias. In The Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. Retrieved October 3, 2014 from New Advent
  76. ^ Bibbia TOB, nota a Tb1,15.
  77. ^ Bibbia TOB, nota a Tb5,6.
  78. ^ Ciro il grande nell'Enciclopedia Treccani. URL consultato il 26 febbraio 2017
  79. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 76, ISBN 88-88592-05-9.
  80. ^ Ciro il grande nell'Enciclopedia Treccani. URL consultato il 26 febbraio 2017
  81. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 88, ISBN 88-88592-05-9.
  82. ^ Giuda Maccabeo nell'Enciclopedia Treccani. URL consultato il 25 febbraio 2017
  83. ^ Lega Achea nell'Enciclopedia Treccani. URL consultato il 25 febbraio 2017
  84. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 77, ISBN 88-88592-05-9
  85. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 86-88, ISBN: 88-88592-05-9.
  86. ^ a b c Ermenegildo Manicardi, p. 90.
  87. ^ Aa. Vv. Religioni e Miti, Baldassar, vol.1 pag. 75, editrice Bompiani, Milano 1984.
  88. ^ Bibbia TOB, nota a Lc2,2.
  89. ^ I Romani facevano registrare la popolazione nel luogo di residenza (dove si produceva il reddito tassabile) e non di origine che, come in questo caso, avrebbe inutilmente obbligato le persone ad un lungo ed oneroso viaggio per tornare ad una città da cui venivano i loro antenati secoli prima.
  90. ^ Bart D.Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 32-33, ISBN 978-0-06-186327-1.
  91. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pp. 90-91, ISBN 978-88-304-2427-2.
  92. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013, pp. 184-186 e 301, ISBN 978-88-04-63232-0.
  93. ^ a b Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, note pp. 2439,2442, ISBN 978-88-10-82031-5
  94. ^ a b Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013,pag. 186, 298, 300, ISBN 978-88-04-63232-0.
  95. ^ a b c Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pp.90-91 ISBN 978-88-304-2427-2.
  96. ^ a b c Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pag. 86-87,325-327, ISBN 978-88-6266-550-6.
  97. ^ a b c Raymond E. Brown, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, 2002, pag. 33-35, ISBN 978-88-308-0252-0.
  98. ^ In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. (Lc2,1-7)
  99. ^ Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. [...] Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. (Mt2,1-16)
  100. ^ Bibbia Gerusalemme con note: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, note pp. 2439,2442, ISBN 978-88-10-82031-5
  101. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, p. 34, ISBN 978-0-06-186327-1; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155, ISBN 978-88-430-7821-9; Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 124-134 e 285-287, ISBN 88-88592-05-9.
  102. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, note p. 2439 nota "2,2" e p. 2442 nota "3,1", ISBN: 978-88-10-82031-5.
  103. ^ Carlo Augusto Viano, Le imposture degli antichi e i miracoli dei moderni, Einaudi, 2005, pag. 70,ISBN 978-88-06-16098-2.
  104. ^ Christopher Hitchens, Dio non è grande, Einaudi, 2007, pp. 39, ISBN: 978-88-0618337-0.
  105. ^ a b Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 113, ISBN 978-88-304-2427-2.
  106. ^ Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, p. 35, ISBN 978-1-5143-3776-9.
  107. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 1575, ISBN 88-215-1068-9.
  108. ^ "vers la quatrième veille de la nuit".
  109. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 1740, ISBN 2-204-06063-1.
  110. ^ "la quarta vigilia della notte".
  111. ^ "quartam vigiliam noctis".
  112. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.
  113. ^ File:First century Iudaea province.gif
  114. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, p. 65, ISBN: 978-88-6266-550-6.
  115. ^ Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, p.15, ISBN: 978-1514337769.
  116. ^ File:First century Iudaea province.gif
  117. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 154, ISBN: 88-88592-05-9.
  118. ^ File:First century Iudaea province.gif
  119. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 144 e 159, ISBN 88-88592-05-9.
  120. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013, pp. 205-206, 300, ISBN 978-88-04-63232-0.
  121. ^ Paolo Flores d'Arcais, Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, add Editore, 2011, pp. 83-84, ISBN 978-88-96873-33-5.
  122. ^ a b Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013,pag. 332-333, ISBN 978-88-04-63232-0.
  123. ^ a b Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 121, ISBN 978-88-304-2427-2.
  124. ^ a b Paolo Flores d'Arcais, Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, add Editore, 2011, pag. 16, ISBN 978-88-96873-33-5.
  125. ^ a b Pierluigi Morosini, Vangelo e Corano, Avverbi,2001,pag. 29, ISBN 88-87328-40-4.
  126. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013,pag. 186, ISBN 978-88-04-63232-0.
  127. ^ AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, pag. 461, ISBN 978-88-365-6497-2.
  128. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pag. 62, ISBN 978-88-6266-550-6.
  129. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 1634, ISBN 88-215-1068-9.
  130. ^ a b c d Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832
  131. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 239-241, ISBN: 88-88592-05-9.
  132. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 92,125, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  133. ^ Antichità Giudaiche, xx,97-98 (traduzione inglese).
  134. ^ Bibbia TOB, nota a At5,36.
  135. ^ Barbara Shellard, New Light On Luke: Its Purpose, Sources And Literary Context, Continuum International, 2004, p. 31.
  136. ^ Bibbia TOB, nota a Gen 1,1.
  137. ^ Bibbia TOB, nota a Gen 2,4.
  138. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 16, ISBN 978-88-304-2427-2.
  139. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pag. 20, ISBN 978-88-304-2427-2.
  140. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 32-33, ISBN 88-88592-05-9.
  141. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pp. 22-29, ISBN 978-88-304-2427-2.
  142. ^ "56. Dopo che l’unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l’umanità intervenendo in ciascuna delle sue parti. L’Alleanza con Noè dopo il diluvio esprime il principio dell’economia divina verso le « nazioni », ossia gli uomini riuniti in gruppi, « ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni » (Gn 10,5)." ; "58. L’Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle « nazioni », come « Abele il giusto », il re-sacerdote Melchisedek, figura di Cristo, i giusti « Noè, Daniele e Giobbe » (Ez14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l’Alleanza di Noè nell’attesa che Cristo riunisca « insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi » (Gv 11,52)." ; "71. Dio ha concluso con Noè un’Alleanza eterna tra lui e tutti gli esseri viventi. Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.".
  143. ^ "7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio? Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un'intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un'alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi."
  144. ^ San Noè URL consultato il 15 marzo 2017
  145. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 21, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  146. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 35, ISBN 88-88592-05-9.
  147. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi,2007, pp. 22-29, ISBN 978-88-304-2427-2.
  148. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pag. 10, ISBN 978-0-06-186327-1.
  149. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 41-42, ISBN 88-88592-05-9
  150. ^ a b Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, p. 10, ISBN 978-0-06-186327-1.
  151. ^ a b William Henry Burr, Dio non è onnipotente, 2008, Stampa Alternativa, pp. 63-64, ISBN 978-88-6222-025-5.
  152. ^ a b Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 21 e 42, ISBN 88-88592-05-9.
  153. ^ a b Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p.47, ISBN 978-88-304-2427-2.
  154. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, 2008, Stampa Alternativa, p. 63, ISBN 978-88-6222-025-5.
  155. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 47, ISBN 88-88592-05-9.
  156. ^ Fares, Perez o Phares sono varianti del nome dello stesso personaggio, confrontare anche la Bibbia Diodati e La Bibbia Martini.
  157. ^ Secondo (Lv20,12), Giuda e Tamar avrebbero dovuto essere messi a morte.
  158. ^ Musulmanocristiano URL consultato il 09 marzo 2017
  159. ^ Massimo Conti pagina cristiana URL consultato il 09 marzo 2017
  160. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 118, ISBN: 88-88592-05-9.
  161. ^ a b Tim Leedom e Maria Murdy, Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Newton, 2008, pag. 157, ISBN 978-88-541-1124-0.
  162. ^ Ivana Zingariello e Giorgio Gabbi, La Bibbia è piena di bugie?, in Quark, n° 50, marzo 2005, pp. 79-87.
  163. ^ Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2007, ISBN 978-88-420-7060-3.
  164. ^ AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, pp 151,158,160, ISBN 978-88-365-6497-2.
  165. ^ La Bibbia, 1991, Edizioni Paoline, pag.412, ISBN 88-215-1068-9.
  166. ^ "tua Goliath de Gat".
  167. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 456, ISBN 2-204-06063-1.
  168. ^ "uccise Goliath di Geth".
  169. ^ "in quo percussit Adeodatus (Elchanan in ebraico) filius Saltus (Iair in ebraico) polymitarius Bethlehemites Goliath Gethaeum".
  170. ^ Tim Leedom e Maria Murdy, Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Newton, 2008, pag. 156, ISBN 978-88-541-1124-0.
  171. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 393, ISBN 88-215-1068-9.
  172. ^ "mille sept cents cavaliers".
  173. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 437, ISBN 2-204-06063-1.
  174. ^ "mille settecento de' suoi cavalieri"
  175. ^ "mille septingentis equitibus"
  176. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.
  177. ^ La Bibbia, 1991, Edizioni Paoline, pag.395, ISBN 88-215-1068-9.
  178. ^ "quarante mille cavaliers".
  179. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 440, ISBN 2-204-06063-1.
  180. ^ "e David distrusse a Siri settecento cocchi , e quaranta mila soldati a cavallo".
  181. ^ "et occidit David de Syris septingentos currus, et quadraginta millia equitum".
  182. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.
  183. ^ "Yitra l'Israélite".
  184. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 450, ISBN 2-204-06063-1.
  185. ^ "un uomo di Jezrael chiamato Jetra".
  186. ^ "qui vocabalur Ietra de Iezraeli".
  187. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.
  188. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 59, ISBN 88-88592-05-9.
  189. ^ Antonino Taverna,Introduzione ai Libri dell'Antico TestamentoVol 1,Centro culturale evangelico, Catania,1999.
  190. ^ Infatti, se consideriamo il Secondo Libro di Samuele come riferito ai soli uomini in grado di combattere, ne avremo 800.000 per Israele e 500.000 per Giuda ma, dovendo allora considerare il Primo Libro delle Cronache riferito agli arruolati effettivi, questi sarebbero 1.100.000 per Israele (ovvero 300.000 in più di quelli in grado di combattere, il che non è logicamente possibile) e 470.000 per Giuda (ovvero 30.000 in meno rispetto a quelli in grado di combattere, che è invece plausibile). Ovviamente, invertendo le due possibilità (considerando, quindi, il Secondo Libro di Samuele riferito agli effettivi arruolati e il Primo Libro delle Cronache riferito agli uomini in grado di combattere) il problema si ripresenta ugualmente ma all'inverso (in questo caso, Giuda avrebbe 30.000 uomini arruolati in più di quelli in grado di combattere, il che non avrebbe a sua volta senso).
  191. ^ La Sacra Bibbia CEI, 1991, p. 283.
  192. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, 2008, Stampa Alternativa, pp. 85-86, ISBN 978-88-6222-025-5.
  193. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 60, ISBN 88-88592-05-9.
  194. ^ Dio non è onnipotente, William Henry Burr, 2008, Stampa Alternativa, pag. 86, ISBN 978-88-6222-025-5.
  195. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 417, ISBN 88-215-1068-9.
  196. ^ "sept années".
  197. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 460, ISBN 2-204-06063-1.
  198. ^ "sette anni".
  199. ^ "septem annis".
  200. ^ Dio non è onnipotente, William Henry Burr, 2008, Stampa Alternativa, pag. 88, ISBN 978-88-6222-025-5.
  201. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, pag. 412 nota vers.16, 1817/1832.
  202. ^ a b AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, p. 206, ISBN 978-88-365-6497-2.
  203. ^ Giorgio Galli, Non Credo, lettura critica del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica, KAOS, 2006, pp. 9,48,50, ISBN: 88-7953-167-0.
  204. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, 2002, pp. 137-159, ISBN: 978-88-430-6011-5.
  205. ^ Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2003, pp. 109-133, 195-196 e 358-364, ISBN: 978-88-420-9841-6.
  206. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p.87, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  207. ^ "quarante mille stalles".
  208. ^ La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 469-470, ISBN 2-204-06063-1.
  209. ^ "Salomone avea quaranta mila greppie di cavalli da cocchio".
  210. ^ "Et habebat Salomon quadraginta millia praesepia equorum currilium".
  211. ^ Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.
  212. ^ Giorgio Galli, Non Credo, lettura critica del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica, KAOS, 2006, pp. 9,48,50, ISBN: 88-7953-167-0.
  213. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, 2002, pp. 137-159, ISBN: 978-88-430-6011-5.
  214. ^ Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2003, pp. 109-133, 195-196 e 358-364, ISBN: 978-88-420-9841-6.
  215. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p.87, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  216. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 61-62, ISBN 88-88592-05-9.
  217. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 62-63, ISBN 88-88592-05-9.
  218. ^ Bibbia TOB, nota a Ger36,30.
  219. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 66, ISBN 88-88592-05-9.
  220. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 66, ISBN 88-88592-05-9.
  221. ^ La Bibbia, ed. Piemme, pag. 652.
  222. ^ Adel Smith,500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 70, ISBN 88-88592-05-9.
  223. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 77, ISBN 88-88592-05-9.
  224. ^ Antioco IV in Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 febbraio 2017
  225. ^ L'imperatore Giuliano, su queste incongruenze, ironizzava: "...ma neppure questa trovata siete stati capaci di architettare con abilità!".
  226. ^ Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, p. 30, ISBN: 978-1514337769.
  227. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 115-122,279-283, ISBN: 88-88592-05-9.
  228. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 118, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  229. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 156, ISBN 978-88-430-7821-9.
  230. ^ Nel caso, per i tre periodi, si contassero le persone (benché il versetto 17 specifichi che siano generazioni) si avrebbe: 14, 15,e 14. Nel caso, invece, non si volessero considerare, nel secondo e terzo periodo, i nomi già contati nel periodo precedente (benché lo stesso versetto 17 specifichi esattamente i tre periodi; in tal caso questi tre periodi diventerebbero: Abramo/Davide, Salomone/Ieconia, Salatiel/Gesù) si avrebbero: 13, 13, 12 generazioni oppure 14, 14, 13 persone. Come ulteriore verifica di incongruenza - a prescindere dal considerare persone o generazioni - si noti che il versetto 17 (Mt1,17) parla di 3 volte 14, ovvero un totale di 42; sommando, invece, tutti i nomi (da Abramo a Gesù) si ottiene 41.
  231. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, pp. 66-67, ISBN 978-88-6222-025-5; Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 37-38, ISBN 978-0-06-186327-1; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 123-126, ISBN 978-88-430-7821-9; Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 118-120, ISBN 88-88592-05-9.
  232. ^ Secondo gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme), Dionigi il Piccolo nel VI secolo - dovendo determinare l'"era cristiana" - prese come riferimento questi versetti di Luca (Lc3,1-23) per calcolare l'anno di nascita di Gesù. Gli stessi studiosi reputano, invece, inconciliabili le altre due cronologie della nascita di Gesù fornite da Matteo nel 6-8 a.c. circa (prima della morte di Erode del 4 a.c., Mt2,1-16) e da Luca nel 6 d.c. (al tempo del censimento di Quirinio, Lc2,1-7). In merito a quest'ultima ipotesi, gli studiosi fanno anche rilevare come negli Atti (At5,37) si sottolinei la concomitanza di questo censimento con la prima rivolta, da esso provocata, di Giuda il Galileo, proprio nel 6 d.c..
  233. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013,pag. 186, 298, 300-301, ISBN 978-88-04-63232-0.
  234. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, p. 34, ISBN 978-0-06-186327-1; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155, ISBN 978-88-430-7821-9; Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 124-134 e 285-287, ISBN 88-88592-05-9.
  235. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, p. 325-327, ISBN: 978-88-6266-550-6.
  236. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013, pag. 184, ISBN 978-88-04-63232-0.
  237. ^ Bart D. Ehrman,Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 40-41, ISBN 978-0-06-186327-1.
  238. ^ Il lago di Genèsaret citato dal Vangelo secondo Luca è uno dei nomi del Lago di Tiberiade.
  239. ^ Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2011, pag. 45, ISBN 978-88-04-57132-2.
  240. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013,pag. 324, ISBN 978-88-04-63232-0.
  241. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 181, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  242. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pag. 8-9, ISBN: 978-0-06-186327-1.
  243. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 181, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  244. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 181, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  245. ^ Bibbia di Gerusalemme, nota a Gv 5,32
  246. ^ Bibbia di Gerusalemme, nota a Gv 8,14.
  247. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, p. 68-69, ISBN: 978-88-6222-025-5.
  248. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 139-140, ISBN: 88-88592-05-9.
  249. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 105, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  250. ^ Emorroissa definizione|Url consultato il 31 gennaio 2017
  251. ^ Dio non è onnipotente, William Henry Burr, 2008, Stampa Alternativa, pp. 70-71, ISBN 978-88-6222-025-5.
  252. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p.151, ISBN: 88-88592-05-9.
  253. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, p. 71, ISBN: 978-88-6222-025-5.
  254. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p.151, ISBN: 88-88592-05-9.
  255. ^ Nella Bibbia Martini, Mt21,6-7: "I discepoli andarono e fecero come aveva lor comandato Gesù. E menarono l' asina e l' asinello, e misero sopra di essi le loro vestimenta, e lo fecero montar sopra."
  256. ^ Le versioni della Bibbia Nuova Diodati, Nuova Riveduta, Diodati e Riveduta, sono ancor più chiare della Bibbia CEI. Per esempio, nella Nuova Diodati, Zc9,9: "Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e porta salvezza, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d'asina."
  257. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013, pag.205, ISBN 978-88-04-63232-0.
  258. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pag. 50, ISBN 978-0-06-186327-1.
  259. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pag.66, ISBN 978-88-6266-550-6.
  260. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 167, ISBN 88-88592-05-9.
  261. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pag. 9, ISBN 978-0-06-186327-1.
  262. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 182, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  263. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 99, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  264. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 189, ISBN 88-88592-05-9.
  265. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 216-217, ISBN 88-88592-05-9.
  266. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 219-220, ISBN: 88-88592-05-9.
  267. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 221, ISBN 88-88592-05-9.
  268. ^ Rinaldo Fabris, Gesù di Nazareth, Assisi 1983, pp. 400-404, ISBN 978-88-308-0165-3.
  269. ^ Un ulteriore problema con l'ipotesi del calendario degli Esseni è che questo era un calendario solare perpetuo, in cui la Pasqua cadeva tutti gli anni il medesimo giorno della settimana, ovvero di mercoledì. Ciò è incompatibile con il giorno della crocifissione (ovvero il successivo all'ultima cena, che si sarebbe in questo caso consumata il martedì sera) che, secondo lo stesso Giovanni, avvenne invece il venerdì.
  270. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, p. 27, ISBN: 978-0-06-186327-1.
  271. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 167,224,289-304,325-327, ISBN: 88-88592-05-9.
  272. ^ Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Modadori, 2011, pp. 144-145, ISBN: 978-88-04-57132-2.
  273. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 51-52, ISBN 978-0-06-186327-1.
  274. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pag. 92, ISBN 978-88-304-2427-2.
  275. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 244-245, ISBN 88-88592-05-9.
  276. ^ File:First century Iudaea province.gif
  277. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013, pag. 121, ISBN 978-88-04-63232-0.
  278. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 296, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  279. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, pp. 79-80, ISBN: 978-88-6222-025-5.
  280. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 296, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  281. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 296, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  282. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted- Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 55, ISBN 978-0-06-186327-1.
  283. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 57-58, ISBN 978-0-06-186327-1.
  284. ^ Bart D.Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pag. 58, ISBN 978-0-06-186327-1.
  285. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted -Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 56-57, ISBN 978-0-06-186327-1.
  286. ^ Ad alcuni studiosi, sembra improbabile che Paolo abbia mentito negli Atti - rispetto al suo reale pensiero della Lettera ai Romani - per ingraziarsi un pubblico non ancora convertito; più verosimilmente l'autore degli Atti, come anche in altre occasioni, non presenta il pensiero di Paolo sui pagani, pur attribuendogli il discorso, ma il proprio pensiero personale.
  287. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 284-285, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  288. ^ Bibbia TOB, nota a 1Cor11,10.
  289. ^ Bibbia TOB, nota a 1Tm2,15.
  290. ^ Bibbia TOB, nota a Ef 2,15.
  291. ^ Bibbia TOB, nota a Gc 2,14.
  292. ^ "Si tratta di un costume in armonia coi tempi antichi, ispirato a una morale imperfetta, che aspettava di progredire" (Commento della Bibbia CEI a Gios6,17-21).
  293. ^ Il Buddhismo, ad esempio, è ritenuto dagli storici circa coevo alla stesura dei libri dell'Antico Testamento, attorno al VI-VII secolo a.c.. Altri testi , come i Veda dell'Induismo risalgono fino al XX secolo a.c..
  294. ^ Ci si domanda, ad esempio, perché non limitarsi ad uccidere i guerrieri ma condannare a morte violenta anche neonati, bambini, vecchi, donne e animali. Alcuni autori citano, quali esempi: Giosuè, Saul e altri condottieri, su disposizione di Dio, massacrano neonati, bambini, vecchi, donne e animali (Dt20,16-20, Gios10,40, Gios11,19-20, Gios6,17-21, 1Sam15,2-3); la decima piaga uccide tutti i primogeniti degli Egiziani, inclusi i neonati (Es12,29-31); Dio manda due orse a sbranare 42 bambini colpevoli di aver deriso la calvizie del profeta Eliseo (2Re2,23-25); Il Diluvio Universale uccide tutta l'umanità e tutti gli animali al mondo, eccetto la famiglia di Noè (Gen7,17-23).
  295. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pp. 305,314-317, ISBN: 978-88-6266-550-6; Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, p. 21, ISBN: 978-1514337769; Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pp. 47,50-51,103,107,110, ISBN: 978-88-304-2427-2; Christopher Hitchens, Dio non è grande, Einaudi, 2007, pp. 167,250, ISBN: 978-88-0618337-0; Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 10, ISBN: 88-88592-05-9; Corrado Augias e Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo, Mondadori, 2012, p. 14, ISBN: 978-88-04-59702-5; Paolo Flores d'Arcais, Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, add Editore, 2011, p.103, ISBN: 978-8896873-33-5; Richard Dawkins, L'illusione di Dio, Mondadori, 2006, pp. 234,243,245,255, ISBN: 978-88-04-57082-0.
  296. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 276-77, ISBN 88-88592-05-9.
  297. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 277, ISBN 88-88592-05-9.
  298. ^ Dio non è onnipotente, William Henry Burr, 2008, Stampa Alternativa, pag. 64, ISBN 978-88-6222-025-5.
  299. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 151, ISBN 88-88592-05-9.
  300. ^ Paolo resterà sempre ancorato alle sue radici giudaiche e al rispetto delle relative tradizioni.
  301. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 276, ISBN 88-88592-05-9.
  302. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 269-273, ISBN 978-88-430-7821-9.
  303. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, p. 64-65, ISBN: 978-88-6222-025-5.
  304. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 272, ISBN: 88-88592-05-9.
  305. ^ Definizione di ripudiare. URL consultato il 10 febbraio 2017
  306. ^ Joseph Webb, Finché morte non ci separi, sez. 2, Editore Perciballi, Roma 1994; Antonino Taverna, Introduzione al Nuovo testamento, Evangelo di Matteo. Vol I, 1998, CCE Gravina di Catania.
  307. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, p. 115, ISBN: 978-88-6222-025-5.
  308. ^ Bruce Kent, Come mai? Gli sconvolgenti errori presenti nei Vangeli e nella Bibbia, Amazon, 2015, p. 26, ISBN: 978-1514337769.
  309. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 124, ISBN 978-88-430-7821-9.
  310. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 165, ISBN 88-88592-05-9.
  311. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, p. 89, ISBN: 978-88-6266-550-6.
  312. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pp 62-63, ISBN 978-88-6266-550-6.
  313. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori,2013, pag.76, ISBN 978-88-04-63232-0.
  314. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 135-136, ISBN: 88-88592-05-9.
  315. ^ Bart Ehrman, Gesù non l'ha mai detto - Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei vangeli, Mondadori, 2007,pp. 53-81,145-202,205-235, ISBN: 978-88-04-57996-0.
  316. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, p. 13, ISBN: 88-88592-05-9.
  317. ^ E' anche presente nel film "La passione di Cristo" di Mel Gibson, come flashback, benché il film parli solo delle ultime ore di Gesù.
  318. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 180, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  319. ^ Bart Ehrman, Gesù non l'ha mai detto - Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei vangeli, Mondadori, 2007, pp.74-76,95, ISBN: 978-88-04-57996-0.
  320. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 99, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  321. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 1652 nota ai versetti 1-11,ISBN 88-215-1068-9.
  322. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2539 nota "7,53-8,11", ISBN: 978-88-10-82031-5.
  323. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 96,116-117,119, ISBN: 978-88-430-7821-9.
  324. ^ Bart Ehrman, Gesù non l'ha mai detto - Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei vangeli, Mondadori, 2007, pp. 76-80,95, ISBN: 978-88-04-57996-0.
  325. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, pp.90, ISBN: 978-88-6266-550-6.
  326. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pp. 123-124, ISBN: 978-88-304-2427-2.
  327. ^ La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 1590 nota ai versetti 9-20,ISBN 88-215-1068-9.
  328. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2431-2432 nota "16,9-20", ISBN: 978-88-10-82031-5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibbia Portale Bibbia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Bibbia