Erigeron

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Erigeron
Erigeron annuus subsp. annuus ENBLA06.jpg
Erigeron annuus subsp. annuus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Astereae
Sottotribù Conyzinae
Genere Erigeron
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Astereae
Sottotribù Conyzinae
Sinonimi

Stenactis
Cass.

Specie

Erigeron L., 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni i cui fiori sono molto simili alle margherite.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (erigeron) deriva dalla combinazione di due parole: dal greco eri (= lana) e dal latino gerere (= portare) e fa riferimento alla vistosa pelosità della pianta. Ma altri testi fanno riferimento ad altri significati: eri (= inizio, sollecito, presto) e geron (= vecchio), richiamandosi forse al pappo di alcune specie che invecchiando diventa grigio oppure al breve periodo della sua fioritura.
Il genere ha ricevuto la denominazione di Erigeron dal botanico e naturalista svedese Carl von Linné nel 1737, termine consolidato definitivamente in una pubblicazione del 1753.
Queste piante sono chiamate Fleabanes dagli inglesi; mentre i tedeschi le chiamano Berufskrauten, e i francesi Vergerettes (un nome che ricorda le margheritine). Il termine inglese fleabane deriva dalla convinzione che le piante essiccate respingano le pulci.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Erigeron sono simili agli Aster ma di solito fiorisco più precocemente e formano copiosi cespi. La loro superficie è ricoperta da densi peli in alcune specie, mentre in altre sono appena pelose. La forma biologica prevalente (almeno per la flora spontanea italiana) per questo genere è emicriptofita scaposa (H scap): ossia sono piante perennanti tramite gemme posizionate al livello del terreno con fusto allungato e poco foglioso.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici possono essere secondarie da rizoma (semplici o ramificate) o di tipo stolonifero o fibrose - fittonanti.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I fusti sono generalmente eretti e ascendenti, ma a volte anche prostrati; la superficie può essere glabra o pubescente ( a volte anche ghiandolosa).

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La forma delle foglie è lineare – lanceolata o anche oblanceolata o spatolata; la lamina fogliare possiede da 1 a 3 nervature longitudinali e può essere dentata; la superficie della lamina può essere glabra o pubescente ( a volte anche ghiandolosa).

  • Foglie basali: le foglie basali sono persistenti alla fioritura; sono normalmente picciolate.
  • Foglie cauline: le foglie cauline sono sessili e disposte lungo il fusto in modo alterno e sono intere o grossolanamente dentate (a volte la dentatura è limitata alle foglie inferiori).

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è composta da capolini terminali solitari o in formazione di corimbo. La struttura dell'infiorescenza è quella tipica delle Asteraceae : un involucro formato da squame fa da protezione al ricettacolo sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati e quelli interni tubulosi. Alcuni membri di questo genere possono essere privi dei fiori esterni, quelli raggianti. L'involucro è campanulato o semisferico; mentre il ricettacolo è a forma conica e piatto superiormente e normalmente è nudo (senza pagliuzze). Il numero delle squame varia da 30 a 150 e sono di forma ellittico – lanceolate – lineari con margini a volte scariosi e disposte al massimo in due serie (gli Aster hanno le squame disposte in più di due serie); possono inoltre essere glabre o pubescenti (a volte anche ghiandolose). Diametro dell'involucro 5 – 35 mm.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono tetra-ciclici (calicecorollaandroceogineceo), pentameri e ermafroditi.
I fiori del raggio sono di norma disposti in due o più serie (a differenza degli Aster) e si presentano con colori rosei, o violetti o purpurei o bluastri o bianchi; il loro numero può andare da 12 a 350 (in alcune specie è nullo). Possono essere filiformi o avere delle linguette (brevi oppure larghe) e sono femminili (con pistillo).
I fiori del disco sono generalmente gialli o giallastri; il loro numero varia da 25 a 450, sono bisessuali e fertili. La forma è tubolare (a volte con un rigonfiamento alla gola); terminano con 5 denti o lobi.
In generale i caratteri morfologici dei fiori di queste piante possono essere così riassunti:

K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni oblunghi – ovoidi con un pappo piumato (è più breve di quello degli Aster) di colore bianco o rossiccio; sono appiattiti e sono percorsi da 2 – 4 nervi (o costole) longitudinali (in alcune specie i nervi sono fino a 14); le setole del pappo sono disposte su un unico rango. I pappi sono persistenti o precocemente caduchi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Le specie di questo genere sono proprie delle regioni montuose e quindi adatte a climi freddi. Sono particolarmente diffuse nel continente americano e si estendono dall'emisfero boreale (regioni artiche) a quello australe (i monti dello stretto di Magellano), ma anche nei territori delle zone temperate e subtropicali montuose (Messico, Guatemala e Venezuela). Al di fuori di questo continente oltre all'Europa abitano le zone temperate dell'Asia, dell'Africa (Abissinia e isole Maurizio) e dell'Australia.
In Italia questi fiori sono presenti in prevalenza sulle Alpi ad eccezione della specie Erigeron epiroticus che si trova solo negli Appennini centrali (Gran Sasso e Majella).
Relativamente alle sole specie alpine risulta che le caratteristiche ecologiche delle comunità vegetali si accentrano sulle "comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite" per oltre il 60 % delle specie (vedi tabella sottostante[1]), mentre il substrato preferito dal genere è fondamentalmente calcareo a basso livello trofico (tenore nutrizionale del terreno) e basso grado di umidità del suolo (secco) con pH vicino a valori neutri. Possiamo aggiungere inoltre che nella maggioranza dei casi (70%) l'ambiente più favorevole a queste specie alpine sono le praterie rase dei piani vegetazionali subalpini e alpini.

La seguente tabella mette in relazione alcuni dati caratteristici di 9 specie alpine del genere Erigeron.

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
Erigeron acer 9 collinare
montano
Ca Si neutro basso secco B6 C1 C5 F2 tutto l'arco alpino
Erigeron alpinus 10 subalpino
alpino
Ca Si neutro basso secco F5 tutto l'arco alpino
Erigeron annuus 5 collinare
montano
Ca Si neutro medio secco B2 B5 F2 F7 CN TO AO NO BL TN BZ SO
Erigeron atticus 10 subalpino Ca Si neutro basso medio F5 tutto l'arco alpino
Erigeron gaudinii 3 subalpino Ca Ca/Si neutro basso secco C2 CN AO NO TN BZ UD
Erigeron karvinskianus 3 collinare Ca Si neutro basso secco C2 NO SO BS TN
Erigeron neglectus 10 subalpino
alpino
Ca Ca/Si basico basso secco F5 AO NO SO TN BZ BL
Erigeron polymorphus 10 subalpino
alpino
Ca basico basso secco C2 C3 C4 F5 CN AO NO SO TN BZ BL UD
Erigeron uniflorus 10 alpino Ca Si neutro basso secco F5 tutto l'arco alpino
Legenda e note alla tabella.

Substrato con “Ca-Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).
Comunità vegetali: 3 = comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni; 5 = comunità perenni nitrofile; 9 = comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche; 10 = comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite
Ambienti: B2 = ambienti ruderali, scarpate; B5 = rive, vicinanze corsi d'acqua; B6 = tagli rasi forestali, schiarite, strade forestali; C1 = ambienti sabbiosi, affioramenti rocciosi; C2 = rupi, muri e ripari sotto roccia; C3 = ghiaioni, morene e pietraie; C4 = campi solcati; C5 = cave di ghiaia e pietra; F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino; F5 = praterie rase subalpine e alpine; F7 = margini erbacei dei boschi

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Asteraceae è la famiglia vegetale più numerosa, organizzata in quasi 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie.
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia delle Asteraceae viene chiamata anche Compositae.
La Cespica annua appartiene al genere Erigeron comprendente diverse centinaia di specie una buona parte di origine americana, mentre le altre sono di origine europea (e asiatica) di cui una decina sono proprie della flora italiana. Alcuni testi americani elencano fino a 390 specie di cui 173 di origine americana.
Secondo le classificazioni più tradizionali[2] le specie spontanee della nostra flora possono essere raggruppate in quattro sezioni: Eschenbachia, Euerigeron, Caenothus e Trimorpha. Suddivisioni non sempre accettate dai vari botanici (ad esempio la sezione Caenothus comprende una specie, Erigeron canadensis, ora passata al genere Conyza). Studi più recenti degli anni '90' fatti soprattutto da botanici americani hanno cercato di capire meglio i vari rapporti tra le varie sezioni e anche i collegamenti con il genere simile Conyza. Le analisi molecolari fatte ancora più recentemente hanno evidenziato come i gruppi Erigeron, Conyza e altri (come il genere Aphanostephus e il genere Leptostelma, sempre della famiglia delle Asteraceae) siano in realtà parafiletici, cioè discendenti da un comune progenitore.
In realtà nelle ultime checklist della flora spontanea italiana[3] le specie del genere Conyza sono incluse nel genere di questa voce.


Qui di seguito è indicata una possibile classificazione di questo genere (classificazione APG):

Famiglia : Asteraceae, definita dal botanico e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 - 1878) in una pubblicazione del 1822.
Sottofamiglia : Asteroideae, definita da (Cassini) John Lindley in John Claudius Loudon nel 1829.
Tribù : Astereae, definita dal botanico e naturalista francese Alexandre Henri Gabriel de Cassini nel 1819.
Genere : Erigeron, definito dal naturalista svedese Carolus Linnaeus (1707-1778) nel 1753


Altri testi[4] propongono una diversa classificazione:

Tribù : Erigeroneae, definita da Jean Charles Grenier (1808-1875) e Dominique Alexandre Godron (1807-1880) in una pubblicazione del 1850.
Sottotribù : Erigeroninae, definita da Heinrich Moritz Willkomm (1821-1895) in una pubblicazione del 1870.


Forse meglio ancora è organizzare il genere secondo la morfologia dei fiori ligulati (quelli del raggio esterno) come usualmente fanno i giardinieri:

Variabilità e ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Il genere di questa scheda si presenta con diverse specie poliploidi, caratteristica legata a diverse altre anomalie genetiche, ad esempio Erigeron annuus è una specie apogamica (o autogamica – a sviluppo diretto senza processo gamico) quindi sono piante autofertili o anche a generazione per partenogenesi (generazione senza intervento sessuale).
Gli ibridi di questo genere, specialmente per le specie alpine, sono facilitati dalla coabitazione forzata in ambienti ristretti delle valli alpine. È la specie Erigeron alpinus che più facilmente si ibrida con altre specie (Erigeron atticus Erigeron polymorphus e Erigeron uniflorus). In effetti se si mettono in relazione i dati relativi alla fitosociologia, ai piani vegetazionali, al tipo di substrato e alle aree di distribuzione si noterà senz'altro come queste specie abbiano dei parametri simili se non addirittura uguali facilitando così il processo di ibridazione (vedi tabella più sotto).

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica wikitesto]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della nostra flora) l'elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche.

SEZIONE 1 : i fiori del capolino sono di due tipi: (1) i fiori ligulati (quelli esterni) sono raggianti e di colore roseo o lillacino oppure bianco e sono tutti femminili; (2) i fiori del disco centrale (del tipo tubuloso) sono in prevalenza gialli con i lobi della corolla (denti corollini) a disposizione patente (compongono la figura di una stella) e sono ermafroditi.

  • Gruppo 1A : le piante sono a ciclo annuale; gli acheni (relativi ai fiori tubulosi del disco centrale) si presentano con un pappo composto da due serie di setole;
Erigeron annuus (L.) Pers. - Cespica annua: la forma biologica è terofita scaposa e può raggiungere un'altezza di 1 metro e più; tutta la pianta è pelosa; il fusto è ramoso soprattutto all'altezza dell'infiorescenza; tutte le foglie hanno la lamina dentata con 3 - 5 denti per lato (subsp. annuus); i fiori raggianti sono bianchi, quelli del disco sono gialli. Al nord è molto comune e si trova fino a 1200 m s.l.m..
  • Gruppo 1B : le piante sono a ciclo biennale; gli acheni (relativi ai fiori tubulosi del disco centrale) si presentano con un pappo composto solamente da una serie di setole;
  • Gruppo 2A : le piante di questo gruppo sono mediamente alte (fino a 60 cm); i scapi dell'infiorescenza sono composti da molti capolini; generalmente non sono presenti delle rosette fogliari basali, mentre le foglie di norma sono dentate; queste piante vivono in preferenza a quote non molto alte;
A) Erigeron karvinskianus DC. - Cespica karvinskiana: i fusti alla base sono prostrati, ma poi i vari rami (la pianta è ramosissima) hanno un portamento ascendente; la lamina fogliare non è molto larga (fino a 5 mm); le foglie cauline sono uninervie; i fiori raggianti (quelli ligulati) sono disposti in modo patente e sono lunghi dai 6 ai 7 mm e sporgono decisamente dall'involucro a forma cilindrica; il colore delle ligule è bianco o roseo-vinose; la forma biologica è emicriptofita scaposa. Si trova in modo discontinuo in tutta la penisola fino a 600 m s.l.m.; sulle Alpi è presente soprattutto nella fascia centrale.
B) Erigeron acer L. - Cespica acre: i fusti possono essere eretti ma anche angolati alla base; la lamina fogliare è larga da 6 a 12 mm; i fiori raggianti (quelli ligulati) non sono molto lunghi (3 - 4 mm – superano appena l'involucro) e sono disposti in modo più eretto su un involucro emisferico; le ligule sono violette; la forma biologica è emicriptofita scaposa ma anche emicriptofita bienne. Questa specie è presente su tutto il territorio e vegeta fino a 1800 m s.l.m..
  • Gruppo 2B : le piante di questo gruppo non raggiungono i 40 cm di altezza; i scapi dell'infiorescenza sono del tipo pauciflora (con 1 - 5 capolini); le foglie inferiori si riuniscono in una rosetta basale, ed hanno la lamina intera; queste piante sono considerate alpine in quanto vivono a quote alte;
A) Erigeron polymorphus Scop. - Cespica polimorfa: i fusti ramosi si presentano con pochi capolini (2 – 5); le foglie basali hanno una forma lineare – spatolata (si restringono verso il fusto), ed hanno un picciolo la cui lunghezza è circa 1/3 del totale della foglia; le foglie sono colorate di giallo-verdastro e sono sparsamente pelose, quasi glabre; i fiori periferici del capolino sono rosei o bianchi, mentre quelli del disco centrale hanno dei denti arrossati; la forma biologica è emicriptofita scaposa e raggiunge un'altezza di 20 cm. Si trova soprattutto al nord dai 1800 ai 2800 m s.l.m..
B) Erigeron uniflorus L. - Cespica uniflora: tutta la pianta è pubescente con peli contorti di tipo lanoso; ogni ramo ha un solo capolino (o quasi); le foglie basali sono largamente spatolate, il picciolo (che si distingue nettamente dalla fine della foglia) è lungo quasi metà della lunghezza totale della foglia; i fiori hanno un colore violetto pallido; la forma biologica è emicriptofita scaposa e raggiunge un'altezza di 20 cm. Si trova soprattutto al nord dai 1900 ai 2800 m s.l.m..

SEZIONE 2 : i fiori del capolino sono di tre tipi: (1) i fiori ligulati (quelli esterni) sono raggianti e di colore roseo o lillacino oppure bianco e sono tutti femminili; i fiori del disco centrale si dividono in due tipi: (2) nella zona periferica del disco sono disposti dei fiori filiformi di colore paglierino e la corolla è priva di lobi (sono comunque femminili); (3) al centro i fiori sono propriamente tubulosi di colore giallo con i lobi (denti corollini) della corolla a disposizione patente (compongono la figura di una stella) e sono ermafroditi.

  • Gruppo 1A : il fusto si presenta con densi peli ghiandolari misti a scarsi peli dritti e lunghi;
A) Erigeron atticus Vill. - Cespica attica: il fusto è alto da 15 a 60 cm ed è eretto e robusto; il numero dei capolini varia da 5 a 40; le foglie basali quasi sempre sono assenti alla fioritura; la forma biologica è emicriptofita scaposa; le squame dell'involucro sono arrossate; i fiori ligulati sono rosei; i fiori del disco centrale sono di due tipi, quelli filiformi sono numerosi, quelli propriamente tubulosi sono scarsi. Questa specie è presente solo sulle Alpi a quote alte.
B) Erigeron gaudinii Brugg. - Cespica di Gaudin: il fusto è gracile, alto da 3 a 25 cm e poco ramoso; il numero dei capolini è esiguo (da 1 a 5); le foglie basali sono sempre presenti e sono persistenti; la forma biologica è emicriptofita scaposa; le ligule hanno un colore pallido – biancastro. Questa specie si trova solo nelle Alpi e più facilmente verso l'interno a quote variabili tra 800 e 2200 m s.l.m..
  • Gruppo 1B : il fusto si presenta con peli corti misti a peli dritti e lunghi; sul fusto non compaiono peli ghiandolari;
  • Gruppo 2A : i fusti possono essere molto ramosi con tanti capolini oppure all'opposto semplici con pochi capolini; la foglie basali facilmente sono acute;
Erigeron alpinus L. - Cespica alpina: i fusti sono monocefali (un solo capolino); le foglie sono lineari – spatolate e sessili quelle cauline; l'involucro è campanulato, mentre i fiori sono rosei o purpurei; la forma biologica è emicriptofita scaposa. Si trova nelle Alpi e sugli Appennini centrali fino a 2800 m s.l.m..
  • Gruppo 2B : i fusti sono semplici con un solo capolino; le foglie basali possono essere ottuse o arrotondate;
A) Erigeron epiroticus (Vierh.) Halacsy - Cespica dell'Epiro: la pianta è molto bassa (4 – 8 cm di altezza); i capolini sono piccoli (1 – 1,5 cm di diametro); la forma biologica è emicriptofita scaposa. Si trova solo negli Appennini centrali dai 1800 ai 2200 m s.l.m..
B) Erigeron neglectus Kerner - Cespica negletta: la pianta è robusta ma non molto alta (15 – 25 cm); i capolini sono più grandi (2 cm di diametro); la forma biologica è emicriptofita scaposa; le foglie basali sono spatolate e canicolate; l'involucro del capolino è a forma di coppa e fiori sono lillacini quelli esterni e gialli quelli interni. È piuttosto rara e si trova nelle zone più interne delle Alpi a quote alte.


A questo elenco vanno aggiunte due specie del genere Conyza (vedi sopra):

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Alcune proprietà di queste piante sono interessanti per la medicina popolare. Ad esempio le radici di Erigeron affinis (una specie messicana non coltivata in Europa) è adoperata come il dentifricio per la pulizia dei denti o addirittura in caso di mal di denti.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Vista la loro origine montana, queste piante sono quasi sempre sfruttate per il giardinaggio roccioso. Erigeron annuus insieme ad altre specie come Erigeron ramosus vennero introdotte in Europa (dall'America) verso il XVIII secolo a scopi ornamentali. Quindi si sono perfettamente naturalizzate ai nostri climi, simili assai a quelli di provenienza. In tempi successivi altre specie sono state introdotte, sempre dall'America, e sempre per scopi ornamentali. Alla fine ammontano ad una ventina le specie che si possono trovare nei nostri giardini e orti. I giardinieri hanno anche sfruttato la facilità di ibridazione di questa specie per creare diverse varietà anche pregiate.
Tra le specie più usate nel giardinaggio vi è l'Erigeron speciosa la specie più alta, con portamento vigoroso; si presenta con i fiori ligulati colorati di rosa-azzurro o porporino anche a fioritura doppia con notevoli effetti decorativi. Anche la specie Erigeron aurantiacus è molto usata nel giardinaggio, sia per sé stessa che per la possibilità, insieme ad altre specie, di originare con essa ibridi dalle forme interessantissime dal punto di vista estetico. Molte sono le cultivar ricavate da questo genere ('Wayne Roderick', 'Carità', 'Dunkelste Aller' e 'Foersters Liebling').

Pianta alimentare[modifica | modifica wikitesto]

Gli Erigeron sono utilizzati come piante alimentari dalle larve di alcuni lepidotteri tra cui Bucculatrix angustata, Coleophora squamosella, Schinia intermontana, Schinia obscurata, Schinia sexata e Schinia villosa tutte del genere Schinia, famiglia Noctuidae.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., Flora Alpina, Bologna, Zanichelli, 2004.
  2. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  3. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 91.
  4. ^ Crescent Bloom, su crescentbloom.com. URL consultato l'08-10-2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 130.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 23, ISBN 88-506-2449-2.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 434.
  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Guy L. Nesom, Classification of Subtribe Conyzinae (Asteraceae: Astereae) (PDF), in LUNDELLIA. Journal of the Plant Resources Center of the University of Texas at Austin (Number 11 — December 2008).
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 91, ISBN 88-7621-458-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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