Erich Klapproth
Erich Paul Christian Klapproth (Schadeleben, 23 novembre 1894[1] – Monaco di Baviera, 3 maggio 1945[2]) è stato un agricoltore, politico e militare tedesco, che divenne noto come un "Fememörder" della Schwarze Reichswehr (lett. "Reichswehr nera"). In seguito fu Kreisleiter del NSDAP e proprietario terriero in Polonia.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Erich Klapproth era uno degli otto figli di Christian Klapproth (1865–1937), agricoltore e proprietario di un'azienda di trasporti di Schadeleben, e di sua moglie Emma, nata Ohleman (1874–1956), discendente da una famiglia di proprietari terrieri. Cresciuto inizialmente nella fattoria dei genitori, nel 1910 si trasferì con la famiglia a Osterbitz nel Landkreis di Leipe (Prussia occidentale) (oggi parte di Golub-Dobrzyń), dove tentarono un nuovo inizio sempre nel campo dell'agricoltura. Dopo la prima guerra mondiale, i suoi genitori furono espulsi dal neonato stato polacco, ma in seguito tornarono in Pomerania, dove aprirono una locanda[3].
Marina imperiale e prigionia giapponese durante la prima guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]Klapproth si arruolò nella Marina Imperiale nel 1912[4].
Poco dopo la mobilitazione per la prima guerra mondiale nell'agosto 1914, fu impiegato come membro della 2ª compagnia del Matrosenartillerie-Abteilung Kiautschou (artiglieria navale) schierata durante l'assedio di Tsingtao e, dopo la resa delle truppe tedesche nel novembre 1914, fu fatto prigioniero dai giapponesi. Inizialmente fu portato nel campo di prigionia di Osaka con il numero 3958 e poi trasferito, insieme a molti altri prigionieri, nel campo sull'isola di Ninoshima il 19 febbraio 1917. Nel dicembre 1919 fu rilasciato e tornò in Germania[5].
È nota la sua appartenenza al Deutscher Landarbeiter-Verband di Berlino dal 1924[4].
Reichswehr Nera e condanna
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni '20, si unì alla Reichswehr Nera, formazione paramilitare segreta che operava in violazione del trattato di Versailles. La sorella di Erich, Rosa Klapproth (1899–1975), sposata Krause, fu brevemente fidanzata con Paul Schulz e sostenne anch'essa la Reichswehr Nera. Ebbe anche un figlio con lui, ma glielo tenne nascosto. Sposò un altro uomo, Schulz, un Oberleutnant, responsabile dell'organizzazione pratica della Reichswehr Nera insieme al maggiore Bruno Ernst Buchrucker. Rosa Klapproth era soprannominata "Schwarze Rosa" ("Rosa Nera"). La sua vita costituì la base per il romanzo del 2005 Die Schwarze Rosa. Eine Frau in der Weimarer Republik della nipote Birgit Rabisch[6].
Nella Reichswehr Nera, Erich Klapproth era responsabile dell'esecuzione delle persone condannate a morte (Femeurteil) dal tenente Paul Schulz per quello che egli riteneva tradimento della patria[7]. Klapproth fece parte di un Kommando speciale formato da tre uomini definiti Feldwebel (i Sergenti): Hermann Fahlbusch, Hein Büsching e, appunto, Erich Klapproth. Questo Kommando fu necessario a causa di un rilassamento di reclutamento in seno alla Reichswehr Nera a seguito dell'accordo Seeckt-Severing per mantenerne la segretezza, essendo una organizzazione paramilitare simile vietata dal trattato di Versailles[8]. L'accordo Seeckt-Severing del 23 febbraio 1923 tra il governo e la Reichswehr regolare decise di creare in segretezza un esercito di riserva nel contesto delle agitazioni politiche all'inizio della repubblica di Weimar e, per tale scopo, si appoggiò agli Arbeitskommando, società sportive e altre tipologie societarie che facevano da paravento ai Freikorps tecnicamente illegali ma necessari al mantenimento dell'ordine interno e del mantenimento delle frontiere ad est[8].
Klapproth venne implicato in diverse uccisioni segrete (Fememord), come quello Paul Gröschke, ucciso assieme a Büsching, sospettato di appartenere al KPD, o ancora quello di Wilms, assassinato assieme a Fahlbusch, accusato di furto e di delazione a favore del KPD, il cui corpo, gettato nel fiume Havel, verrò trovato diversi giorni dopo[8].
Per queste uccisioni segrete (Fememord), Klapproth e altri membri della Reichswehr Nera furono condannati a morte da un tribunale prussiano presieduto dal direttore del tribunale regionale Julius Siegert il 26 marzo 1927. Il 13 febbraio 1928 la sentenza di Klapproth, così come quella di Fritz Fuhrmann, Peter Umhofer e Paul Schulz, fu commutata in ergastolo dal Preußisches Staatsministerium[4]. Nello stesso anno, il futuro ministro della propaganda Joseph Goebbels, nel suo articolo Zuchthaus Deutschland (Germania, prigione), pubblicato nell'antologia Wir klagen an! Nationalisten in den Kerkern der Bourgeoisie (Noi accusiamo! Nazionalisti nelle segrete della borghesia), accusò, tra le altre cose, “il nemico” di aver trasformato la Germania in una “colonia del capitale mondiale” e che quindi non era sorprendente che i suoi “eroi” fossero perseguitati e fatti sparire
Rilascio dal carcere e periodo del nazionalsocialismo
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'ingresso di 107 deputati del NSDAP nel Reichstag tedesco a seguito delle elezioni del Reichstag del 1930, fu emanata una amnistia per tutti coloro che erano stati condannati per i Fememorde e rilasciati[9]. Nel 1931 Erich Klapproth sposò Edeltraut Gathmann, che negli anni successivi divenne una rinomata pittrice bavarese e autrice di diversi libri, tra cui “Die Welt meiner Bilder” ("Il mondo dei miei quadri") e “Am Unterlauf der Wuerm” ("Al corso inferiore del Wuerm"). Dal matrimonio nacquero otto figli: due nacquero ad Allach, tre a Berlino e tre a Sejny, in Polonia. Il figlio maggiore Hartmut,appassionato alpinista, morì nel 1953 all'età di 21 anni durante una scalata sulle Alpi[10].
Dopo il suo rilascio dal carcere, Klapproth divenne Sturmführer nelle SA-Standarde 2.[9]. Il 1º novembre 1931 aderì al NSDAP (numero di tessera 680.465). Dopo l'invasione della Polonia, fu promosso a Kreisleiter del Partito Nazista e rilevò un'azienda agricola e ittica a Sejny[7][11]. La città era stata ceduta dall'Armata Rossa alla Wehrmacht il 13 ottobre 1939 dopo l'occupazione sovietica della Polonia orientale a seguito del trattato di frontiera e amicizia tedesco-sovietico. Birgit Rabisch trovò negli scritti di Rosa Klapproth una nota che descriveva la sua routine in quel periodo come segue: “Dopo colazione, amava cavalcare attraverso i campi circondato dalla sua schiera di bambini dai riccioli biondi, a cui insegnava loro l'agricoltura”[7].
Fuga in Baviera e morte
[modifica | modifica wikitesto]Il 31 agosto 1944, l'Armata Rossa rioccupò Sejny e tornò a far parte della Polonia e i Klapproth fuggirono in Baviera. Erich Klapproth e la sua famiglia vissero a Karlsfeld, che nel 1938 era stata annessa alla Baviera. Poco dopo l'invasione del 29 aprile 1945 da parte della 42ª e 45ª unità della 7ª divisione di fanteria statunitense, Erich Klapproth fu ucciso a colpi di arma da fuoco nella casa della sua famiglia il 3 maggio 1945 e sepolto tre giorni dopo.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Friedrich Karl Kaul: Justiz wird zum Verbrechen, Das Neue Berlin, 1953, p. 337
- ↑ Das Haus vor den Häusern – Hof Klapproth in Schadeleben – Geburtshaus von Erich Klapproth 1894 (foto del 1963), Ancestry.com.
- ↑ Raphaela Kula, Nachlass einer Großmutter, Frankfurter Rundschau, 14 dicembre 2005.
- 1 2 3 Klapproth, Erich, «Akten der Reichskanzlei. Weimarer Republik» online, Archivio federale.
- ↑ Tsingtau und Japan 1914 bis 1920: Klapproth, Erich; in Hans-Joachim Schmidt, Die Verteidiger von Tsingtau und ihre Gefangenschaft in Japan (1914 bis 1920).
- ↑ Birgit Rabisch, Die Schwarze Rosa, 2005.
- 1 2 3 Thorsten Stegemann, Vorbereitung auf den Nationalsozialismus, heise.de, 9 ottobre 2005.
- 1 2 3 Dominique Venner, Storia dei Freikorps. I combattimenti dei Freikorps dalle rivolte spartachiste in Germania alle battaglie nel Baltico contro l'Armata Rossa, Luca Cristini Editore, 2024, pp. 247-250, ISBN 9791255891017.
- 1 2 Birgit Rabisch, Die Schwarze Rosa. Eine Frau in der Weimarer Republik (Teil 2), WebWecker Bielefeld.
- ↑ Ein langes Leben für die Kunst, Merkur online, 10 settembre 2005.
- ↑ Petras Dapkevičius: Trumpa vienos šeimos istoria.
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