Erethizon dorsatum

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Ursone
Porcupine NPS11952.jpg
Ursone
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Cordati
Subphylum Vertebrati
Classe Mammiferi
Sottoclasse Terii
Infraclasse Euteri
Superordine Euarchontoglires
(clade) Glires
Ordine Roditori
Sottordine Istricomorfi
Infraordine Hystricognathi
Famiglia Erethizontidae
Genere Erethizon
Specie E. dorsatum
Nomenclatura binomiale
Erethizon dorsatum
Linneo, 1758

L'Ursone (Erethizon dorsatum) noto comunemente come porcospino nordamericano, porcospino canadese oppure porcospino comune è una specie di istrice.

È l'unica specie del genere Erethizon (dal greco erethízein, irritare) nella famiglia degli Erethizontidae. Appartenente alla famiglia dei Porcospini del nuovo mondo, l'ursone è un roditore di grossa taglia, l'unica specie di roditore nordamericano ad essere paragonabile al castoro per dimensioni. L’ursone è un roditore caviomorfo i cui antenati attraversarono l’Atlantico giungendo dall’Africa in Brasile oltre 30 milioni di anni fa, e in seguito si diffusero nel Nordamerica all’epoca del Grande Scambio Americano, in epoca successiva all’emersione dell’Istmo di Panama avvenuta circa 3 milioni di anni fa.[1]

Questo animale vive generalmente nelle foreste di conifere o nelle zone a foresta mista in Canada, Alaska e gran parte degli Stati Uniti settentrionali e occidentali. È nota l’esistenza, tuttavia esigua, di una colonia di ursoni in West Virginia[2] e di pochi esemplari nelle regioni limitrofe della Virginia occidentale.[3] Sono anche diffusi nelle aree di pianura ad arbusto, nella tundra e nelle aree desertiche sia nel sud che nel nord del Messico. La tana dell'ursone consiste in una cavità che l'animale di solito scava ai piedi degli alberi o in mezzo alle rocce.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il manto dell’ursone varia generalmente da una colorazione marrone scuro al nero con delle variegature bianche. Hanno un corpo tozzo, muso piccolo, arti inferiori corti e una breve coda tozza. La loro lunghezza può raggiungere i 90 cm e il loro peso i 14 kg. [4] La parte superiore del loro corpo è ricoperta di migliaia di aculei cavi che l’ursone adopera come arma di difesa. L’ursone non proietta a distanza i propri aculei, i quali sono ancorati labilmente alla cute. Una volta conficcatisi in un aggressore, le punte acuminate fanno in modo da rendere ardua la rimozione degli aculei. Gli aculei normalmente restano ancorati al corpo dell’ursone a meno che questi non venga stuzzicato. L’ursone inoltre agita la sua coda spinosa qualora si senta minacciato.

L’ursone è munito di vista a corto raggio e si muove lentamente. L’ursone mostra una particolare selettività nella scelta del nutrimento; tra le 1000 specie di alberi della foresta di Catskill, le specie di tiglio preferite sono al massimo due, ed è soltanto una la specie di pioppo di cui l’ursone si nutre (Populus grandidentata). La sua selettività gli ha conferito “una straordinaria abilità nell’orientarsi in complessi labirinti e memorizzarli anche a centinaia di giorni di distanza.”.[5]

L’ursone è l’unico mammifero autoctono del Nordamerica munito di antibiotici nella sua cute. Questi antibiotici prevengono l’insorgenza di infezioni nel caso in cui l’ursone cada da un albero e si punga con i suoi stessi aculei al momento dell’impatto col terreno. L’ursone cade con una certa frequenza dagli alberi in quanto attratto da germogli e rami giovani che crescono alle estremità dei rami più alti. L’ursone e la puzzola sono gli unici mammiferi nordamericani il cui manto bianco e nero non costituisce per loro una minaccia, anche se la loro colorazione facilita l'avvistamento notturno da parte di altri animali.

Abitudini[modifica | modifica sorgente]

L’ursone è un animale prevalentemente notturno; d’estate dorme tutto il giorno sopra gli alberi. La base del nutrimento estivo dell’ursone è costituito da germogli, radici, steli, bacche e vegetazione in generale. D’inverno si nutre essenzialmente di aghi di conifere e corteccia d’albero. L’ursone non va in letargo, tuttavia dorme a lungo, e d’inverno non si allontana eccessivamente dalla propria tana per procacciarsi il cibo. La forza della difesa naturale dell’ursone gli ha conferito la capacità di vivere solitario, a differenza di molti erbivori che in genere si riuniscono in branchi più o meno grandi.

L’ursone si riproduce d’autunno e i cuccioli (generalmente un solo cucciolo) nascono in primavera con gli aculei ancora molli che si induriscono qualche ora dopo il parto. Durante l’accoppiamento l’ursone tende la pelle in modo da appiattire gli aculei evitando così ferite al partner. [6]

L’ursone è considerato da alcuni un animale infestante per via dei danni che reca ad alberi e a oggetti di legno in generale. Il compensato è particolarmente esposto per via dei sali aggiunti durante la lavorazione. I Nativi americani di solito adoperano gli aculei dell’ursone per fabbricare decorazioni di oggetti come cestini e abbigliamento. L’ursone è commestibile e per i Nativi della foresta boreale canadese costituiva un’importante fonte di nutrimento, specie di inverno. Si muove lentamente (data l’esiguità dei pericoli naturali del suo habitat ) e la sua andatura risulta talvolta fatale qualora l’ursone si trovasse ad attraversare una strada. Tra i suoi nemici naturali (escluso l’uomo) vi sono la martora di Pennant, il ghiottone, il coyote e il coguaro. L’ursone tuttavia è una preda poco ambita a differenza di altri mammiferi di piccola taglia.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. Bromley, Osborne, T., Porcupine in Alaska Wildlife Notebook Series, Alaska Dept. of Fish and Game, 1994. URL consultato il 10 maggio 2009.
  2. ^ West Virginia Department of Natural resources;> Mammals Brochure, 2010. URL consultato il 5 ottobre 2010.
  3. ^ Intelligencer Journal via Lancaster Online;> Crable, Ad, Is It Time to End Protection of Porcupines?, 2010. URL consultato il 5 ottobre 2010.
  4. ^ C. Weber, Myers, P., Erethizon dorsatum in Animal Diversity Web, University of Michigan Museum of Zoology, 2004. URL consultato il 10 maggio 2009.
  5. ^ Roze, Uldis, The North American Porcupine, 1989.
  6. ^ National Geographic 2002; OFA 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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