Ercole Marelli

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Ercole Marelli nel 1919

Ercole Marelli (Milano, 19 maggio 1867Tremezzina, 28 agosto 1922) è stato un imprenditore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marelli nacque a Milano il 19 maggio 1867, figlio di un artigiano originario del comasco. A quindici anni comincia a lavorare come apprendista presso una officina meccanica. Nel 1885 viene presentato a Bartolomeo Cabella, direttore della Tecnomasio Italiano Brown Boveri e assunto come meccanico per strumenti di misura e per lavori elettrici applicati all'illuminazione. Nell'ottobre 1888 si reca ad Asunción in Paraguay, appena ventenne, dove monta e mette in funzione un impianto elettrico per lo stabilimento Concha Sociedad.

Fondazione della Ercole Marelli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1891, al rientro in Italia, fondò una modesta officina di apparecchi elettrici nel centro di Milano, la Ercole Marelli, coadiuvato da un operaio; fabbricarono apparecchi di fisica e di geodesia, macchinette elettriche per gabinetti scolastici, pile, accumulatori e apparecchi elettromedicali. Dal 1898 cominciò a commerciare anche motori a corrente alternata.

Stabilimento di Sesto San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 febbraio 1900 diventa una Società in accomandita semplice, nel dicembre del 1905 inaugura uno stabilimento a Sesto San Giovanni, producendo piccoli motori elettrici, elettropompe centrifughe e trasformatori.

Brevetti dei magneti d'accensione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915, la "Società Anonima Ercole Marelli" avvia le prime sperimentazioni italiane nel campo dei magneti d'accensione per motori a scoppio. Nel 1916, la Ercole Marelli registra il primo brevetto relativo ai magneti per accensione, perfezionando l'innovazione nel 1917, e poi ancora con un brevetto "completivo" verso la fine del 1918.

Fondazione della Magneti Marelli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 dalla Ercole Marelli si distaccò un reparto di produzione di magneti per automobili, poi divenuto a sua volta un'industria, la Magneti Marelli.[1] La joint-venture stabiliva paritetiche quote di capitale, dando la presidenza e la direzione tecnica, oltre a quella commerciale ai Marelli. La guida viene successivamente affidata al marito di sua figlia, Bruno Antonio Quintavalle, che rimarrà fino al 1967. In quell'anno l'intero pacchetto azionario passò alla Fiat e al fratello Umberto Quintavalle.[1]

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

La documentazione prodotta da Ercole Marelli nel corso della propria attività imprenditoriale è conservata in parte presso presso la Fondazione ISEC[2] di Sesto San Giovanni, nel fondo Ercole Marelli (estremi cronologici:1896-1986)[3], ed in parte presso l’Archivio storico Magneti Marelli (estremi cronologici: 1919-2000)[4][5]. Quest'ultimo raccoglie un importantissimo patrimonio documentario per la storia dell’industria negli ambiti degli autoveicoli, delle telecomunicazioni, della radio e della televisione, prodotto dall'azienda in oltre novanta anni di attività. La missione dell’Archivio storico consiste nella raccolta, conservazione e valorizzazione della memoria storica della Magneti Marelli e dei marchi che ne fanno parte, tra i quali spiccano Weber e Solex, Veglia Borletti e Jaeger, Carello e Siem[6]. Il materiale storico conservato copre un’epoca che va dalla fine del sec. XIX al 2000 ed è costituito da un settore relativo all’immagine e alla comunicazione, con circa 20.000 immagini, 500 filmati e oltre 2000 pezzi tra riviste aziendali, brochure, pubblicità e rassegne stampa; un settore tecnico con oltre 1000 tra cataloghi prodotto, manuali e disegni tecnici; un archivio del personale che conserva libri matricola, relazioni, e bilanci aziendali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ercole Marelli in la storia della Magneti Marelli
  2. ^ Fondazione ISEC. Istituto per la storia dell'età contemporanea, su SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 26 giugno 2018.
  3. ^ Fondo Ercole Marelli, su SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 26 giugno 2018.
  4. ^ Magneti Marelli, Archivio storico, su SAN - Portale degli archivi d'impresa. URL consultato il 5 luglio 2018.
  5. ^ Archivio storico Magneti Marelli, su Magneti Marelli. URL consultato il 5 luglio 2018.
  6. ^ SIEM - archivio storico, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 5 luglio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ercole Marelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 25 agosto 2013.