Equisetales

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Equisetales
Equisetopsida.jpg
Equisetum telmateia (Equiseto massimo)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Pteridophyta
Classe Equisetopsida
(sin.:Sphenopsida)
Ordine Equisetales
Dumort, 1829
Famiglie
(Vedi testo)

Equisetales Dumort, 1829 è un ordine di piante vascolari pteridofite, unico ordine esistente della classe Equisetopsida.[1]

Equisetopsida , o Sphenopsida , è una classe di piante vascolari con una documentazione fossile risalente al Devoniano . Sono comunemente noti come equiseti . Gli equiseti viventi sono rappresentati da una ventina di specie erbacee nel genere unico Equisetum . Tipicamente crescono in zone umide, con spirali di rami aghiformi che si irradiano ad intervalli regolari da un unico stelo verticale.

L'Equisetopsida era precedentemente considerata una divisione separata di piante di spore e veniva chiamata anche Equisetophyta , Arthrophyta o Sphenophyta; oggi sono stati riconosciuti come parenti stretti delle tipiche felci ( Pteridopsida ) e formano un lignaggio specializzato della Pteridophyta . Tuttavia, la divisione tra l'Equiseti e le felci è così antica che molti botanici, in particolare i paleobotanici, considerano ancora questo gruppo fondamentalmente separato al livello superiore.

Le piante dell'ordine delle Equisetales sono tra gli organismi pluricellulari più antichi della terra: il ritrovamento di resti fossili di alcune sue specie indicano che erano piante diffuse già alla fine dal Devoniano (395 – 345 milioni di anni fa)[2]. Dal punto di vista filogenetico sono piante più primitive delle Angiosperme, infatti sono senza organi sessuali distinti, si propagano e si riproducono per mezzo di spore.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome dell'ordine (Equisetales) significa “crine di cavallo”; la radice equiset- deriva infatti dal latino equi saeta, ossia coda (saeta, -ae, lett. crine) di cavallo (equi, gen. di equus, -i).
La nomenclatura scientifica attualmente accettata (Equisetales) è stata proposta nella pubblicazione ”Analyse des familles des plantes, avec l'indication des principaux genres qui s'y rattachent” (J. Casterman aîné, Tournay, 1829) del botanico, naturalista e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (Tournai, 3 aprile 1797 – 9 giugno 1878)[3]. Altre classificazioni assegnano la nomenclatura dell'ordine al gruppo di botanici: DC. ex Bercht. & J. Presl.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'elemento più caratteristico delle specie di questo ordine è la presenza, nelle parti fertili, di “sporofilli” scudati o peltati che portano diversi sporangi (generatori di spore) infissi nella parte inferiore degli “sporofilli” stessi. Caratteristica è inoltre la struttura dei fusti (morfologia comune a tutte le Equisetopside, chiamate in passato Sphenopsida), ossia una sequenza articolata in nodi e internodi, dove ad ogni nodo può essere inserito un verticillo di foglie (microfille concresciute a guaina) e di rami.
Altra caratteristica importante si può osservare nelle sezioni trasversali in corrispondenza dei nodi e internodi. Nella sezione del nodo la struttura è quella tipica dei “sifonosteli” (da “sifone” : una cavità piuttosto evidente al centro del fusto); mentre nella sezione internodale è presente una struttura “eustelica” (ossia parte della cavità centrale s'interrompe in più punti e si crea un anello di cavità minori tutt'intorno a quella centrale).
La superficie degli internodi è inoltre percorsa da diverse striature longitudinali che si sfalsano passando da un nodo all'altro (quindi i rami, che sono fotosintetici, visti dall'alto, sono sfalsati anch'essi, in modo che ognuno possa ricevere una porzione di luce)[4].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La massima diffusione e sviluppo delle piante di questo ordine è stato nell'era Paleozoica (periodo Carbonifero) per poi estinguersi velocemente (a parte il genere Equisetum). A quei tempi la diffusione era globale e queste piante colossali costituivano ovunque immense foreste palustri in climi caldo-umidi sub-tropicali e tropicali.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

"Equisetaceae" è la sola famiglia comprendenti ancora forme viventi appartenente a questo ordine (le altre famiglie sono conosciute come fossili del Carbonifero medio). La classificazione di questo ordine è ancora oggi tema di discussione nel mondo botanico; solo ultimamente è stata posta tra le "Pteridofite" (la divisione delle felci) per delle affinità a livello molecolare.
La classificazione proposta nella tabella a destra è quella derivata da una recente ricerca del 2006 (Smith et al.[1]).
Nelle classificazioni precedenti questo ordine era assegnato alla classe delle Sphenopside nella classificazione di Adolf Engler (Żagań, 25 marzo 1844 – Berlino, 10 ottobre 1930), botanico tedesco, famoso per i suoi lavori sulla tassonomia delle piante; e prima ancora nella classe delle Equisetinae ad opera di Richard von Wettstein, (Vienna, 3 giugno 1863 – Trins, 10 agosto 1931), botanico austriaco, noto per aver introdotto un sistema di classificazione filogenetico delle piante.

Famiglie[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle famiglie assegnate all'ordine Equisetales. Altri autori (A. Engler) preferiscono collocare alcune di queste famiglie (Archaeocalamitaceae e Calamitaceae) nell'ordine delle Calamitales.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza dell'ordine è data soprattutto dalla possibilità di sfruttare le specie fossili sotto forma di depositi di carbone fossile.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Smith A.R., Pryer K.M., Schuettpelz E., Korall P., Schneider H. & Wolf P.G, A classification for extant ferns (PDF), in Taxon 2006; 55(3): 705–731.
  2. ^ Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 731-733, ISBN 88-7287-344-4.
  3. ^ Crescent Bloom, su crescentbloom.com. URL consultato il 16 giugno 2009.
  4. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore, 1960.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume 2, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 117.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 729-733, ISBN 88-7287-344-4.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Crescent Bloom, su crescentbloom.com. URL consultato il 16-06-2009.
  • ZipcodeZoo.com. URL consultato il 16-06-2009 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2009).
  • Botanica Sistematica, su homolaicus.com. URL consultato il 16-06-2009.
  • Tropicos, su tropicos.org. URL consultato il 16-06-2009.