Episkyros

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Un giovane che gioca con la palla. Antico vaso greco ora esposto al Museo archeologico nazionale di Atene.
Bottiglia (Lekythos) del tipo a figure rosse, rappresentante una figura che gioca con una palla. Fine del IV secolo a.C.

Episkuros (in greco antico: ἐπίσκυρος anche chiamato ἐπίκοινος epikoinos)[1] era un gioco con la palla praticato nell'antica Grecia.

Fortemente orientato sul lavoro di squadra,[2] il gioco veniva praticato tra due squadre (che solitamente contavano da 12 a 14 giocatori ciascuna), calciando una palla, era però permesso utilizzare anche le mani. Nonostante si trattasse di un gioco con la palla, le partite potevano essere piuttosto violente, soprattutto a Sparta.[3] Le squadre dovevano tentare di lanciare la palla sopra la testa degli avversari. C'era una linea bianca denominata skuros[2] tra i due team, ed un'altra dietro ognuna delle due squadre. Le squadre si lanciavano la palla finché una di esse era costretta a retrocedere dietro la linea bianca alle loro spalle.

A Sparta un tipo di episkyros veniva giocata durante una festa annuale, da cinque squadre di 14 giocatori ognuna.[4][5][6][7][8] Principalmente era giocato dagli uomini ma anche le donne a volte lo giocavano. Il gioco dell'episkyros (o uno simile, chiamato phaininda (φαινίνδα),[1] che significa probabilmente "gioco dell'inganno", dal verbo phenakizo (φενακίζω), "imbrogliare, mentire"[1] venne in seguito adottato dai Romani, che lo trasformarono in harpastum,[1][9] la latinizzazione del greco ἁρπαστόν (harpaston), forma neutra di ἁρπαστός (harpastos), "portare via",[1] dal verbo ἁρπάζω (harpazo), "cogliere, strappare".[1]

Una rappresentazione a bassorilievo su di un vaso del Museo archeologico nazionale di Atene, mostra un atleta che sembra tenere in equilibrio una palla sulla coscia. Quest'immagine è stata riprodotta sul trofeo della Coppa Europea di calcio.[10]

Altri antichi sport greci con la palla oltre la phaininda, erano: ἀπόῤῥαξις (aporrhaxis) (gioco del far rimbalzare la palla),[1] οὐρανία (ourania), "lanciare la palla in aria, all'aperto"[1][11] e, probabilmente la σφαιρομαχία (sphairomachia), letteralmente "battaglia con la palla",[1] da σφαῖρα (sphaira) "palla, sfera"[1] e μάχη (mache), "battaglia".[1] anche se alcuni sostengano che la σφαιρομαχία fosse di fatto una gara di pugilato (le "sfere" sarebbero in realtà un tipo di guanti).[12]

Giulio Polluce, in una lista di giochi con la palla include anche la phaininda e l'harpastum:
«Phaininda prende il nome da Phaenides, che lo inventò, o da phenakizein (ingannare), perché fingono di lanciare la palla ad un uomo e poi la gettano ad un altro. È probabile che questo sia lo stesso gioco con una palla più piccola, che prende il nome di harpazein (strappare) e forse potrebbe essere lo stesso che si giocava con una palla morbida, e che aveva lo stesso nome.[13]».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k George Henry Liddell, Robert Scott; A Greek–English Lexicon (1940) su Perseus Project.
  2. ^ a b David F. Elmer, Epikoinos: The Ball Game ; Episkuros and Illiad
  3. ^ Stephen Gaylord Miller, Ancient Greek Athletics, Yale University Press, 2004.
  4. ^ Steve Craig, Sports and games of the ancients, 2002, p. 101, ISBN 0-313-36120-7.
  5. ^ Harold Arthur Harris, Sport in Greece and Rome, Cornell University Press.
  6. ^ Nigel M. Kennell, The Gymnasium of Virtue: Education and Culture in Ancient Sparta, The University of North Carolina Press, 1995.
  7. ^ Origin of Ball Games, su library.thinkquest.org (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2010).
  8. ^ Nigel B. Crowther, Sport in Ancient Times, Praeger Series on the Ancient World, Praeger Publishers, 2007.
  9. ^ The New Encyclopædia Britannica, 2007.
    «Nell'antica Grecia, era giocato un gioco con elementi simili al football: l'episkuros, o harpaston, che in seguito migrò a Roma come harpastum nel II secolo a.C. (In ancient Greece a game with elements of football, episkuros, or harpaston, was played, and it had migrated to Rome as harpastum by the 2nd century BC.)».
  10. ^ Brian Wingate, Soccer: Rules, Tips, Strategy, and Safety, 2007, p. 2, ISBN 978-1-4042-0995-4.
  11. ^ Stephen Gaylord Miller, Arete: Greek sports from ancient sources, 2004, p. 124, ISBN 0-520-07509-9.
  12. ^ Riaño Rufilanchas, Daniel (2000) "Zwei Agone in I: Priene 112.91–95" in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik 129, pp. 89–96.
  13. ^ Giulio Polluce, 9.105, in Onomasticon.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]