Epigrammi (Marziale)

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Epigrammi
Titolo originaleEpigrammaton libri XII
Marcial. Epigrammata. 1490.jpg
"Epigrammata", edizione del 1490
AutoreMarco Valerio Marziale
1ª ed. originale86-102 d.C.
GenereRaccolta di epigrammi
Sottogenerepoesia
Lingua originale latino

L'intera opera letteraria del poeta latino del I secolo Marco Valerio Marziale è costituita da epigrammi scritti in versi. Quello che ci rimane è una raccolta suddivisa in dodici "Libri", composti e via via pubblicati tra l'anno 86 e il 102 (per un totale di un migliaio e più); a questi vanno poi aggiunti il "Liber de spectaculis" risalente all'incirca all'80 che fa da introduzione e i due libri conclusivi intitolati "Xenia" (doni per gli ospiti, per lo più cibi e bevande) e "Apophoreta" (cose da portar via o regali estratti a sorte), raccolte di distici che vogliono far da accompagnamento ai doni che venivano inviati durante i Saturnalia e ai regali offerti nei conviti/banchetti.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo Catullo, che affida alla forma epigrammatica la terza sezione del suo Liber, sarà però proprio Marziale a farlo diventare un genere letterario degno (e non più semplice passatempo - soprattutto politico - com'era fino ad allora stato). Nello specifico si tratta di una forma di poesia d'occasione, che fissa in pochi e brevi versi l'impressione colta in un attimo, quasi esclusivamente minimi fatti quotidiani in stile aforistico. I temi affrontati sono nella stragrande maggioranza dei casi di tipo leggero, soprattutto di satira e parodia, riguardanti l'erotismo (sino a sfociare in certi casi in vera e propria pornografia), ma anche simposiaco e di carattere funerario.

Osservatore spietato della realtà che lo circonda, aggressivo ma senza mai ridursi all'attacco personale, Marziale ci regala uno spaccato della vita di tutti i giorni all'interno della società romana del primissimo periodo del principato (storia romana), tra gli ultimi imperatori della dinastia flavia: lo spettacolo che gli si offre di fronte agli occhi comprende sciocchi ed avari, invidiosi, affaristi, golosi e usurai, nuovi ricchi dall'animo plebeo, prostitute ed effeminati e omosessuali passivi, adulteri e lesbiche, fino ai parassiti a caccia di eredità e agli adulatori dei politici. La sua capacità è tutta nel rendere caratteristici, accentuandone i tratti più assurdi e ridicoli, i difetti sia fisici che caratteriali.

Non vi è mai indignazione moralistica, ma sempre un sorriso distaccato o tutt'al più sprezzante, nessun risentimento né asprezza, solo un po' di malinconia verso la fine. Generalmente, ed in questo s'ispira al greco Lucillio, chiude con una battuta finale inaspettata (aprosdokedon-che va contro le aspettative/effetto a sorpresa) e brillante; vivace e colloquiale, con una ricchezza di lessico che va dal colto all'ironico allo sboccato. Il conoscente Plinio il Giovane, dopo la morte dell'autore, così lo descrive: "ingegnoso, acuto e pungente, che scriveva per lo più con arguzia e acrimonia, ma anche con candida schiettezza".

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

  • "Liber de spectaculis" (giunto incompleto). Registra in 33 epigrammi gli spettacoli che furono tenuti per celebrare l'inaugurazione dell'anfiteatro Flavio (conosciuto in seguito come il "Colosseo") nell'anno 80 in pieno centro a Roma; celebra ed esalta la magnificenza dell'opera ed il suo autore, l'imperatore romano Tito (imperatore romano). Questo lavoro gli guadagnò l'ammissione all'ordine equestre e una piccola pensione. La mitologia classica è qui ancora molto presente.
  • "Libri I-XII", composti tra l'86 e il 97 (il XII nel 102, due anni prima della morte, dopo essersi ritirato a vita privata) e per lo più destinati a chi assisteva alle feste primaverili dedicate alla Dea Flora (divinità). Qui troviamo epigrammi di tutti i tipi, dai carmi celebrativi ed encomiastici a quelli maggiormente descrittivi, agli epigrammi funerari e di riflessione personale, con temi prevalentemente sessuali che seguono il filone erotico: vi si possono trovare domande per ottenere aiuti finanziari, scene di strada, ritratti umani, descrizioni di oggetti e luoghi, insulti e rimproveri.
Deride e prende di mira praticamente tutte le classi sociali ma innanzitutto gli strati più popolari, dal ricco ma stupido al vecchio che pretende d'esser ancor giovane alla matrona ipocrita che dietro un'apparenza di castità cela tutta la lussuria di cui può esser capace una donna; ma anche medici incompetenti, pseudo poeti senza alcun talento, ragazzini carini e vanesi, zitelle appassite e gente corrotta della più svariata specie e provenienza.
Ma è soprattutto nel Liber XII che Marziale dimostra più vistosamente che è affetto da solitudine, lontano da Roma, e se ne rammarica.
  • "Xenia" e "Apophoreta", indicanti i doni da inviare ai conoscenti ed agli amici e i bigliettini poetici che li accompagnano. I primi sono 124 epigrammi composti da un solo distico, i secondi 223 epigrammi. Entrambi sono con tutta probabilità stati composti su commissione attorno all'84-85.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

I metri maggiormente utilizzati sono il distico elegiaco, l'endecasillabo falecio, il trimetro giambico e l'esametro dattilico.

Traduzioni italiane degli Epigrammi[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Lipparini, Zanichelli, Milano, 1950
  • Alberto Gabrielli, UTET, Torino, 1957
  • Mario dell'Arco, Andreocci, Roma, 1963
  • Guglielmo Zappacosta, Curcio, Roma, 1965
  • Guido Ceronetti, Einaudi, Torino, 1966
  • Roberto Sanesi, Corubolo & Castiglioni, Verona, 1967
  • Geda Jacolutti, Fiorini, Verona, 1977
  • Arturo Carbonetto, Garzanti, Milano, 1979
  • Franco Zagato, Newton Compton, Roma, 1985
  • Giuliana Boirivant, Bompiani, Milano, 1988
  • Gianfranco Lotti, Armenia, Milano, 1989
  • Luciano Parinetto, Stampa Alternativa, Roma, 1991
  • Cesare Vivaldi, Newton Compton, Roma, 1993
  • Simone Beta, Mondadori, Milano, 1995
  • Mario Scandola, BUR, Milano, 1996
  • Giuseppe Norcio, UTET, Torino, 2006
  • Mario Fresa, Edizioni L'Arca Felice, Salerno, 2011

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