Enrique de Villena

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Il Cavaliere Enrique de Villena, noto anche come Enrique de Aragón (Torralba de Cuenca, 1384Madrid, 15 dicembre 1434), è stato uno scrittore, teologo e poeta spagnolo. In vita, fu meglio conosciuto come Il Negromante, a causa dei suoi interessi per l'occultismo e la magia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 1384 dal signore di Villena e da una figlia bastarda di Enrico II di Castiglia: dunque apparteneva per via materna alla famiglia regnante dei Trastámara, mentre per parte paterna era membro della casa di Aragona. Il padre morì nel 1385, durante la battaglia di Aljubarrota che oppose portoghesi e castigliani e presto Enrique rimase orfano anche di madre.

Uno zio lo condusse presso la corte di Castiglia, prima quella di Enrico II e poi quella di Enrico III. Qui si diede a profondi studi in vari campi del sapere e divenne apprezzato cortigiano, tanto che, benché senza alcun titolo nobiliare, giunse a sposare la ricchissima nobildonna María Albornoz, della grande famiglia a cui appartenne il famoso cardinale Egidio Albornoz.

Il matrimonio però durò poco: il re si invaghì di María de Albornoz e ottenne l'annullamento del matrimonio grazie all'accorgimento di nominare Enrique de Villena Gran Maestro dell'Ordine di Calatrava, carica che imponeva il celibato ecclesiastico. Il celibato non gli impedì di coltivare molti amori con nobildonne e di avere una figlia, Isabella.

Enrique de Villena colse l'occasione del proprio mutamento di stato per dedicarsi più intensamente agli studi di teologia e medicina. Ma la motivazione politica e personale della nomina a Gran maestro dell'Ordine ebbe conseguenze negative: alla fine del 1406 i confratelli-cavalieri, riuniti a Calatrava, elessero come Gran Maestro Luis González de Guzmán e negarono obbedienza a Enrique de Villena, il cui regale protettore sarebbe morto di lì a poco il 25 dicembre 1406. La contesa durò a lungo, finché nel 1415 il rivale occupò definitivamente il posto.

Enrique de Villena era presente all'incoronazione di Ferdinando I di Aragona, a Saragozza nel 1414. Stanco della vita di corte, inadatto alla guerra, si ritirò a Valencia nel 1417 e lì si dedicò alla letteratura. Morì per la febbre causata dalla gotta a Madrid nel dicembre 1434.

Attività letteraria[modifica | modifica wikitesto]

La sua opera abbraccia numerosi temi, poiché nella sua vita ha coltivato varie scienze: la medicina, la teologia, l'astronomia e la poesia. Ma il suo campo privilegiato fu la traduzione di testi da diverse lingue. Alcune delle sue opere furono distrutte, sull'autenticità di altre si nutrono dei dubbi. Il suo personaggio sollevò discussioni ai suoi tempi e ancora oggi.

La sua fama, più come mago che come letterato, ispirò alcuni personaggi per opere di Juan Ruiz de Alarcón, Francisco de Rojas Zorrilla, Larra, Francisco de Quevedo e Juan Eugenio Hartzenbusch.

La sua fama nel XV secolo è testimoniata, tra l'altro, dai versi che gli dedicò il poeta Juan de Mena[1].

Nel XV secolo le scienze occulte si personificarono con don Enrique de Villena. Molte delle sue opere di occultismo furono fatte bruciare dal prelato Lope de Barrientos, alle dipendenze del re Giovanni II di Castiglia e istitutore del figlio, principe Enrico[2].

« Nel secolo in cui visse Enrique de Villena non c'era quasi teologo che, aprendo un libro in cui si vedevano strane figure geometriche, non le giudicasse caratteri magici e senza ulteriore esame non le condannasse al fuoco. In effetti ciò è accaduto numerose volte. Mi ricordo di aver letto nella Mothe le Vayerche all'inizio del secolo scorso un francese, chiamato Genest, vedendo un manoscritto in cui erano illustrati gli Elementi di Euclide, a causa di quelle figure immaginò che fosse un libro di negromanzia e immediatamente prese a correre terrorizzato, pensando che lo inseguissero mille legioni di demoni: fu tanto turbato che ne morì. »

(Obras escogidas del padre Fray Benito Jerónimo Feijoo y Montenegro, 1863, p. 317-8.)

Secondo una nota leggenda, de Villena studiò le arti della negromanzia con il Diavolo in persona nella fantomatica Cueva di Salamanca[3].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Arte de trovar (1433), con la quale introduce in castigliano l'arte poetica provenzale
  • Los doce trabajos de Hércules (1417)[4], scritto in catalano e poi tradotto in castigliano: il libro si compone di una Carta (introduttiva), un Proemio (che mostra la struttura e lo scopo dell'opera) e 12 capitoli (uno per ogni "Fatica" del semidio, ciascuno diviso in 4 parti: Storia nuda (che canta la fatica come la raccontano gli antichi); Dichiarazione (che interpreta moralmente la storia); Verità (spiegazione della vicenda da un punto di vista storico o, per lo meno, logico; Applicazione (collega la "Fatica" a uno stato sociale e indica qualche modello di comportamento)
  • Arte cisoria (Arte di tagliare con il coltello) (1423), trattato gastronomico di carattere allegorico e didattico[5]

Astrologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ángel Raziel (opera mandata al rogo)
  • Tratado de Astrología, rinvenuto a fine XIX secolo con bruciature superficiali e considerato da alcuni un falso

Medicina[modifica | modifica wikitesto]

  • Libro de la Peste
  • Tratado de la Alquimia
  • Tratado de la lepra (c.1422)
  • Tratado de la fascinación o del aojamiento (1425)

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tratado de la consolación (1424)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così nell'opera Laberinto de Fortuna: "Aquel claro padre, aquel dulce fuente,/Aquel que en el Castalo monte resuena,/Es Don Enrique Señor de Villena,/Honra de España, y del siglo presente./O incluyo, Sabio, Autor muy sciente,/Otra, y aun otra vegada yo lloro,/Porque Castilla perdió tal tesoro,/No conocido delante la gente./Perdió los tus libros, sin ser conocidos,/Y como en exequias te fueron ya luego,/Unos metidos al ávido fuego,/Y otros sin orden no bien repartidos".
  2. ^ Fernando Baez, Storia universale della distruzione dei libri, Roma, Viella, 2009 ISBN 978-88-8334-223-3
  3. ^ Leggendaria zona sotterranea di Salamanca, dove Satana in persona impartiva insegnamenti ai suoi seguaci. Ad essa dedicò un'opera (La cueva de Salamanca) anche Miguel de Cervantes.
  4. ^ Testo digitale
  5. ^ "Scritta nella mia villa di Torralva, lunedì 6 di settembre, anno millequattrocentoventitreesimo dalla nascita di Nostro Signore Gesù Cristo".

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