Enrico VII d'Inghilterra

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Enrico VII
Enrico VII
Enrico VII d'Inghilterra
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Stemma
In carica 22 agosto 1485 -
21 aprile 1509
Predecessore Riccardo III d'Inghilterra
Erede Arturo Tudor
Successore Enrico VIII d'Inghilterra
Trattamento Maestà
Nascita Castello di Pembroke, 28 gennaio 1457
Morte Richmond, 21 aprile 1509
Sepoltura Abbazia di Westminster, Londra
Casa reale Tudor
Padre Edmondo Tudor
Madre Margaret Beaufort
Consorte Elisabetta di York
Figli Principe Arturo,
Regina Margherita,
Re Enrico VIII,
Regina Maria
Firma Henry VII Signature.svg

Enrico Tudor (Castello di Pembroke, 28 gennaio 1457Richmond, 21 aprile 1509) fu, con il nome di Enrico VII, Re d'Inghilterra e Lord d'Irlanda dal 22 agosto 1485 alla sua morte. Capostipite della Dinastia Tudor, Enrico era figlio di Edmondo Tudor, fratellastro di Enrico VI d'Inghilterra, e di Margaret Beaufort, discendente dei Lancaster. Enrico conquistò la corona alla Battaglia di Bosworth Field sconfiggendo Riccardo III d'Inghilterra e ponendo fine alla Guerra delle due rose: egli fu l'ultimo re inglese a dover conquistare il trono con la spada.

Enrico e il suo legame con i Lancaster[modifica | modifica sorgente]

Enrico nacque al Castello di Pembroke, nel Galles, il 28 gennaio 1457 da Margaret Beaufort e da Edmondo Tudor che morì pochi mesi prima della sua nascita. Suo nonno per parte paterna era Owen Tudor e sua nonna era Caterina di Valois che aveva seduto sul trono di regina quale moglie di Enrico V d'Inghilterra. La famiglia di Owen era originaria di Anglesey ed egli era arrivato a corte come paggio e servì Enrico V alla battaglia di Azincourt[1]. Si dice che dopo essere rimasta vedova Caterina abbia sposato segretamente Owen. Quest'indiscrezione non è documentata da alcuna fonte scritta: in ogni caso Edmondo fu creato Conte di Richmond nel 1452 e dichiarato legittimo dal Parlamento[2].

In ogni caso le pretese che Enrico poteva vantare al trono venivano dalla madre, Margaret. Ella era infatti parte della famiglia Beaufort ed era la bisnipote di Giovanni di Gand, terzogenito di Edoardo III d'Inghilterra, attraverso uno dei figli che aveva avuto dall'amante, e poi moglie, Katherine Swynford. Le pretese di Enrico alla corona erano comunque tenui: le basi della sua legittimità erano una donna e una discendenza illegittima, mentre i castigliani potevano vantare dei diritti più solidi di quelli vantati dal Tudor. Giovanni di Gand, infatti, si era infatti sposato in seconde nozze con Costanza di Castiglia e da lei aveva avuto una figlia, Caterina di Lancaster, la quale poi aveva sposato il cugino Enrico III di Castiglia. Caterina poteva reclamare il trono per il figlio Giovanni sulla base di una prole nata da un legittimo matrimonio e non entro una relazione adulterina successivamente legalizzata. Fu infatti Riccardo II d'Inghilterra che legittimizzò i fratellastri con una lettera patente nel 1397 e dieci anni dopo tale decisione fu riconfermata da Enrico IV d'Inghilterra, che succedette al cugino Riccardo, il quale specificò però che non potevano vantare alcuna pretesa al trono[1]. Questa clausola era di dubbia legalità dal momento che i Beaufort erano stati legalizzati da un Atto del Parlamento, ma la posizione di Enrico Tudor, in prospettiva, ne usciva di sicuro indebolita.

La guerra delle due rose e la giovinezza di Enrico (1457-1483)[modifica | modifica sorgente]

Incisione medievale della battaglia di Bosworth Field, vinta da Enrico VII grazie anche al tradimento di buona parte dell'aristocrazia yorkista

Quando Enrico nacque la guerra era scoppiata da poco e suo padre era già morto: Edmondo morì infatti combattendo contro gli York presso il castello di Carmarthen tre mesi prima della nascita del figlio, lasciando una vedova adolescente. Di Margaret e di Enrico si prese cura il fratello di Edmondo, Jasper Tudor.[3] Quando però gli yorkisti nel 1461 presero il potere e al trono salì Edoardo IV d'Inghilterra, Jasper dovette fuggire in Bretagna. Il castello di Pembroke e il contado andarono infatti a William Herbert, I conte di Pembroke (1423 circa-27 luglio 1469) e Margaret ed Enrico dovettero rimanere con lui.

Le sorti si capovolsero nel 1469 quando Richard Neville, XVI conte di Warwick, tradì gli yorkisti passando ai lancastriani. Il 26 luglio Warwick ed Herbert si scontrarono alla battaglia di Edgecote Moor. La battaglia volse a favore dei Lancaster ed Herbert fu preso e giustiziato[2]. L'anno seguente, con Enrico VI d'Inghilterra di nuovo sul trono, Jasper potè tornare in patria e andò a corte insieme con la cognata e il nipote[2]. La pace durò poco: l'anno seguente Edoardo IV d'Inghilterra (1471) tornò con un imponente esercito e i lancastriani vennero battuti. Jasper tornò in Bretagna con Enrico, che ormai era considerato una minaccia perché pretendente al trono per i Lancaster, mentre Margaret dovette rimanere in Inghilterra e venne fatta sposare a Thomas Stanley, I conte di Derby di provata fede yorkista. All'alba del 1471 Enrico era comunque l'unico esponenente maschile dei Lancaster che era rimasto, dato che Enrico VI era stato assassinato nella Torre di Londra nel 1471 e suo figlio Edoardo di Lancaster era morto nella Battaglia di Tewkesbury, combattuta nel maggio dello stesso anno.

Dalla Bretagna a Bosworth Field: l'ascesa al trono (1483-1485)[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Enrico VII
Stemma
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore

ll giorno di Natale del 1483[4] Enrico, ormai venticinquenne, s'impegnò presso la cattedrale di Rennes di sposare Elisabetta di York, unica erede di Edoardo IV d'Inghilterra, dal momento che i suoi fratelli maschi, i Principi nella Torre, erano probabilmente morti. Il matrimonio, se mai fosse avvenuto, avrebbe unito gli York e i Lancaster. Dopo questo impegno Enrico ricevette l'omaggio di tutti i suoi sostenitori. Per conquistare un trono occorrevano,uomini, denaro e mezzi e dopo aver ottenuto i primi ottenne anche i secondi per mano di Francesco II di Bretagna.

Enrico tentò tentò di attraccare sulle coste inglesi, ma il piano si risolse in un'enorme insuccesso. Il piano portò anche alla morte di Henry Stafford, II duca di Buckingham, uno dei più grandi sostenitori che aveva in patria, che venne scoperto quale traditore e giustiziato[2]. Dopo la morte di Edoardo IV, al trono era salito suo fratello Riccardo III d'Inghilterra che, d'accordo con il primo ministro di Francesco II, Pierre Landais (1430-1485), tentò di far estradare Jasper ed Enrico per poterli arrestare e giustiziare. Il piano però fallì perché essi fuggirono in Francia[1].

I francesi li accolsero con calore e vennero forniti dei mezzi necessari per una spedizione militare, tra cui un piccolo contingente di francesi e scozzesi. Enrico e lo zio attraccarono a Milford Haven, nel Pembrokeshire e, accompagnati daJohn de Vere, XV conte di Oxford, marciarono verso l'Inghilterra. Lungo la strada misero insieme un notevole supporto di volontari che si arruolarono cammin facendo rimpolpando l'esercito di Enrico di circa 5.000 uomini[1]. Se da parte di madre Enrico era inglese, suo padre era legato al Galles, suo nonno era di una famiglia di Anglesey che sosteneva di discendere da Cadwaladr Fendigaid ap Cadwallon ed in almeno un'occasione Enrico usò il suo drago rosso come vessillo[5]. La sua ascendenza gallese fece sì che, al momento di combattere, Enrico potesse mettere insieme del supporto militare aggiuntivo e garantirsi una sorta di lascia passare che gli permise di attraversare il Galles e arrivare a Market Bosworth[5].

Enrico sapeva che per vincere doveva attaccare e mettere sotto assedio Riccardo il più velocemente possibile prima che egli ricevesse rinforzi dal Nottinghamshire e da Leicester. Riccardo dal canto suo sapeva di dover evitare ad ogni costo di essere ucciso. I due eserciti si incontrarono presso Bosworth Field il 22 agosto 1485 e gli yorkisti, benché più numerosi, furono sconfitti, a causa del tradimento di alcuni dei più fedeli alleati di Riccardo come Henry Percy, IV conte di Northumberland, William Stanley (1435 circa-10 febbraio 1495) e Thomas Stanley, I conte di Derby. Nella battaglia Riccardo rimase ucciso, Enrico divenne re e la guerra delle due rose finì.

1485-1500: La prima fase di regno[modifica | modifica sorgente]

Regno d'Inghilterra
Tudor
Tudor Rose.svg

Enrico VII (1485 - 1509)
Enrico VIII (1509 - 1547)
Edoardo VI (1547 - 1553)
Jane Grey (1553)
Maria I (1553 - 1558)
Elisabetta I (1558 - 1603)

L'unione tra le case Tudor e York (1486)[modifica | modifica sorgente]

Ora che era re, Enrico doveva mantenere il trono ben saldo nelle sue mani dal momento che, in definitiva, il suo lignaggio reale risaliva niente meno che a Edoardo III d'Inghilterra e a suo figlio Giovanni di Gand morti ormai da circa un secolo. Il 18 gennaio 1486[6] tenne fede al proprio impegno e sposò presso l'Abbazia di Westminster Elisabetta di York che era sua terza cugina discendendo anch'ella da Giovanni di Gand attraverso uno dei suoi numerosi figli. Il matrimonio venne fatto senz'altro in segno di pacificazione, ma anche perché i loro figli avrebbero potuto ereditare il trono senza problemi avendo due genitori che discendevano dalle famiglie che avevano regnato, a intermittenza, per l'ultimo secolo circa. L'unione fu simboleggiata anche dalla creazione della Rosa dei Tudor che univa in sé il bianco degli York e il rosso dei Lancaster. Poco dopo egli chiese ed ottenne dal Parlamento il Titulus Regius[7] che dichiarava illegittimi i figli di Edoardo IV e della moglie Elisabetta Woodville perché il loro matrimonio non era stato valido.

La legittimazione della conquista del trono[modifica | modifica sorgente]

Un altro provvedimento fu di rendere retroattiva a Bosworth la sua "nomina" a re[8], in questo modo tutti coloro che avevano combattuto per Riccardo potevano essere arrestati per tradimento. In questo modo poté confiscare legalmente tutte le proprietà che erano appartenute al precedente sovrano ed incamerarle per sé. In alcuni casi Enrico si dimostrò magnanimo, graziò l'erede di Riccardo, John de la Pole, I conte di Lincoln, e creò Margaret Pole Contessa di Salisbury. Enrico non convocò il Parlamento se non dopo la sua incoronazione e subito dopo emanò un editto secondo il quale chiunque gli avesse giurato fedeltà avrebbe potuto ritenersi al sicuro da ogni rappresaglia sulla propria persona o sulle proprietà. Uno degli altri metodi usati per tenere al sicuro la corona fu privare i nobili di buona parte del loro potere, agendo specialmente contro la pratica ampiamente diffusa fra i feudatari di avere un grande numero di "riservisti" che indossavano le insegne del nobile in questione andando a formare, di fatto, un esercito privato.

Le ribellioni di Simnel e Warbeck[modifica | modifica sorgente]

Perkin Warbeck fu uno dei principali oppositori di Enrico quale re d'Inghilterra

Ovviamente il regno non filò sempre liscio e vi furono diverse ribellioni, la prima, ricordata come la Stafford and Lovell Rebellion, sorse nel 1486 e collassò prima che si cominciasse a combattere sul serio. Nel 1487 gli yorkisti superstiti si collocarono sotto la bandiera di Lambert Simnel[9] che pretendeva di essere Edoardo di York (1475-1499) che al momento era prigioniero presso la Torre di Londra. Il re affrontò i ribelli alla Battaglia di Stoke Field (avvenuta il 16 giugno) e li sconfisse e Simnel finì a lavorare nelle cucine reali[2].

Nel 1490 fu Perkin Warbeck a guidare una rivolta, egli si era guadagnato l'appoggio di Margherita di York, sorella di Edoardo IV, convincendola di essere suo nipote Riccardo di Shrewsbury scampato miracolosamente alla prigionia della Torre. Warebek provò ad invadere l'Irlanda nel 1491 e l'Inghilterra nel 1495 e infine l'anno seguente convinse Giacomo IV di Scozia a tentare la stessa impresa. Nell'agosto del 1497[10] Warbeck sbarcò in Cornovaglia con un pugno di uomini e venne presto catturato e giustiziato nella Torre di Londra nel 1499[11].

La breve campagna francese (1488-1492)[12][modifica | modifica sorgente]

Tra la ribellione di Simnel e Warbeck, Enrico s'impegnò, unica volta nel suo ventennale regno, in un'impresa bellica sul suolo francese: la difesa della Bretagna. Patria d'elezione del sovrano Tudor, come già emerso nella parte relativa alle vicende giovanili, la Bretagna era agognata dal sovrano francese [[Carlo VIII di Valois|Carlo VIII di Valois]], il quale intendeva impossessarsi del ducato completando l'opera di riunificazione del territorio francese già compiuta dai suoi predecessori. Enrico intendeva invece mantenere la penisola bretone nell'area di influenza inglese, evitando inoltre il progetto di matrimonio tra Carlo e l'ereditiera al ducato, Anna di Bretagna. Pertanto, si giunse da ambo le parti ad una guerra che portò ad una serie di sporadiche azioni militari (assedio di Boulogne da parte di Enrico nell'ottobre del 1492) che si conclusero col Pace di Etaples, del 3 novembre 1492[13]: Enrico avrebbe abbandonato ogni pretesa sulla Bretagna, mentre Carlo avrebbe rinnegato le pretese di Warbeck al trono inglese, pagando inoltre un'indennità di 159.000 sterline all'Inghilterra.

Enrico VII (al centro) con due dei suoi principali consiglieri: Richard Empson (a sinistra) ed Edmond Dudley (a destra)

Le riforme amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il capolavoro della politica interna furono però le misure che portarono ad una vera e propria centralizzazione del potere reale, dopo anni di disordini dovuti alle discordie tra i nobili. Enrico promosse un sistema meritocratico al servizio della corona, ponendo ai vertici delle istituzioni politiche e militari uomini fedeli ai Tudor: Reynold Bray, Richard Empson ed Edmund Dudley occuparono il rango di consiglieri del sovrano, esercitando una notevole influenza.[14] Questa politica di clientela non era però frutto dell'esclusiva volontà di Enrico VII. Infatti, la guerra delle due rose portò alla decimazione delle antiche famiglie feudali di origine anglosassone, costringendo quindi la monarchia a fondare una nuova classe dirigente che trovò il proprio principale bacino di rifornimento nella gentry, cioè la piccola nobiltà di campagna dedita alla cura dei propri possedimenti.

Era necessario però che questo cambio di classe dirigente trovasse un luogo adatto per poter esercitare il proprio potere. A tale proposito fu istituita la camera stellata, un apposito tribunale che impose alle fazioni aristocratiche il rispetto della legge[15] e coerentemente con queste operazioni il re espulse dal consiglio regio (di cui si servì molto, al contrario di quanto fece col parlamento) tutti i nobili senza meriti di fedeltà e competenza. Questo vero e proprio consiglio reale funzionò anche dopo la morte di Enrico: il Cardinale Wolsey guidò la politica inglese nei primi vent'anni di regno di Enrico VIII, fino alla sua caduta nel 1529.

L'accorta politica commerciale[modifica | modifica sorgente]

In campo commerciale, Enrico VII cercò inoltre di proteggere i manufatti inglesi dall'agguerrita politica commerciale delle altre nazioni europee, intraprendendo così una politica mercantilistica. Da secoli, infatti, l'Inghilterra esportava nelle Fiandre la lana per poter essere lavorata nelle industrie manifatturiere. Dopo aver raggiunto un grande periodo di prosperità economica nel XIII/XIV secolo, i commerci inglesi declinarono nel corso dell'ultima fase della guerra dei cent'anni, quando i rapporti tra Inghilterra e Borgogna (che controllava appunto le Fiandre) si ruppero. La guerra delle Due Rose, poi, determinò un periodo di instabilità politica che si ripercosse anche sui commerci esteri. Quando Enrico ascese al trono nel 1485, il sovrano si adoperò perché i commerci potessero prosperare e far uscire così il Regno dalla spirale di recessione economica in cui era caduto. Grazie ad un'accorta serie di trattative, Enrico stipulò con le città fiamminghe il "magnus intercursus"[16], col quale garantiva un riallacciamento dei rapporti mercantili.

Altri accordi di carattere commerciale furono stipulati con le seguenti nazioni:

  1. 1486: accordo commerciale con la Francia[17], in base al quale venivano annullate tutte le restrizioni in campo commerciale, frutto ancora degli antichi dissidi politico-militari dovuti alla guerra dei cent'anni
  2. 1488-1490: espansione del commercio inglese nel Mediterraneo. Enrico era intenzionato ad espandere l'area d'influenza britannica nella Penisola Italiana, cercando di stabilire ottimi rapporti con la Repubblica Fiorentina, governata all'epoca dai de Medici. Le motivazioni per cui gli occhi del sovrano caddero proprio su Firenze erano essenzialmente due: il primo era legato al fatto che la lana inglese era particolarmente pregiata, e i fiorentini amavano i preziosi tessuti realizzati con quest'ultima (da qui il trattato del 1490 con cui la lana inglese aveva dei particolari sgravi commerciali per essere importata nel porto di Pisa[18]); il secondo era perché Enrico aveva bisogno di un interlocutore commerciale abbastanza potente per contrastare il predominio commerciale di Venezia. Questa politica portò sì ad un rafforzamento dei legami tra Londra e Firenze, ma comportò anche un deterioramento dei legami commerciali con la Serenissima che danneggiarono in parte l'economia inglese.
  3. 1490: accordo commerciale con la Danimarca per la pesca nelle acque islandesi[19].

La nascita dell'impero marittimo: le spedizioni di Giovanni e Sebastiano Caboto (1495-1498)[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Caboto

Enrico VII, da come si è dedotto nel paragrafo precedente, rivolse gran parte della propria attenzione al rafforzamento dell'economia inglese, specie per quanto riguardava il commercio marittimo. Per perseguire tale strada, Enrico decise di gettare le basi per la creazione di una potente flotta. Le motivazioni, però, erano anche di carattere difensivo: l'Inghilterra era debole militarmente e aveva bisogno di difendersi da eventuali invasioni. Pertanto, re Enrico creò nel 1495 il primo bacino di Carenaggio a Portsmouth, gettando le basi per lo sviluppo della Royal Navy[20].

Enrico inoltre provava una forte attrazione per i recenti viaggio oceanici compiuti prima da Vasco da Gama e poi da Cristoforo Colombo. Decise pertanto di sostenere le idee dell'esploratore veneziano Giovanni Caboto, convinto assortore del fatto che Colombo non avesse trovato la rotta verso le Indie Occidentali. Con delle lettere patenti datate 5 aprile 1496[21], Enrico diede il proprio sostegno a Caboto, il quale partì da Bristol ai primi di maggio[22] e facendo vela verso occidente. In questo primo viaggio, Caboto scoprì Terranova (o il Labrador), prendendone possesso in nome dell'Inghilterra[23]. Ritornato nell'agosto a Bristol, Caboto fu osannato dalla folla e celebrato dallo stesso sovrano il quale, entusiasta, finanziò una seconda spedizione (estate del 1498[24]) della quale protagonista fu però il figlio di Giovanni, Sebastiano Caboto. Se del primo non si è più saputo nulla, del secondo sappiamo delle esplorazioni ulteriori lungo le coste dell'America Settentrionale. La spedizione però non portò ai risultati sperati da Enrico (il quale intendeva appunto raggiungere il Cipango tanto agognato da Colombo) e, dopo il ritorno della spedizione guidata da Sebastiano, decise di accantonare ulteriori progetti di spedizione[25].

1500-1509: la politica dell'equilibrio e gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver eliminato gli usurpatori del suo trono, Enrico poté procedere con tutta tranquillità colla creazione di solide alleanze in politica estera, e all'ulteriore rafforzamento della fragile situazione finanziaria inglese, da taluni considerata ulteriormente esosa ed eccessiva.[26]

Per quanto concerne la politica estera, Enrico VII era convinto che il debole regno inglese potesse sopravvivere tramite una fitta rete di matrimoni combinati con i grandi reami del continente, in primis la Francia e poi il neonato regno di Spagna. Dopo la breve guerra contro Carlo VIII per la questione bretone, Enrico decise di dare in sposta la quintogenita Maria al successore di Carlo, il cinquantatreenne Luigi XII di Francia, del quale Enrico temeva la potenza militare e, di conseguenza, l'occupazione del porto di Calais. Per assicurarsi la pace ai confini settentrionali, fece sposare la figlia Margherita con il re di Scozia, Giacomo IV di Scozia (1503)[27], sperando così di rompere la Auld Alliance vigente fin dal XIV secolo tra Scozia e Francia. Il vero capolavoro della politica estera di Enrico fu però il matrimonio tra il figlio primogenito Arturo con la principessa spagnola Caterina d'Aragona, nell'anno 1501 (i primi rapporti amichevoli con la Spagna furono stabiliti in occasione del Trattato di Medina del Campo, nel 1489).

Enrico VII

Quando però Arturo, già di costituzione fragile, morì il 2 aprile del 1502 (lutto che prostrò notevolmente l'animo del sovrano, in quanto il suo primogenito era considerato il suo figlio prediletto), Enrico decise di ripiegare sul secondogenito Enrico, ma le lungaggini delle trattative, unite anche ad alcuni problemi di dote, impedirono l'unione tra i due che si realizzò poco dopo l'ascesa del giovane principe come re Enrico VIII, nel 1509.

In politica finanziaria, l'ultimo decennio di regno vide un inasprimento del carico fiscale sui sudditi. A testimonianza di ciò, l'esattore delle tasse papali invato da Roma Polydore Vergil, scriveva:

″Egli infatti cominciò a trattare la sua gente con maggior durezza e severità di quanto fosse stata prima sua abitudine, allo scopo come egli stesso affermava, di ottenere che si mostrassero più che mai a lui obbedienti e sottomessi. Il popolo, però, aveva tutt'altra spiegazione di questo suo comportamento, persuaso com'era di soffrire, non per via dei propri peccati, ma per colpa della brama di possesso del monarca. Che questi fosse avido fin dall'inizio, non si può dirlo per certo; in seguito, però, la sua cupidigia divenne manifesta.[28]"

Con gli anni, la tempra del re declinò sempre di più: nel 1503 gli morì l'amata moglie Elisabetta, in seguito ad un parto travagliato e non riponeva altrettanta fiducia nel giovane principe Enrico. Morì il 25 aprile del 1509.

Giudizi storici[modifica | modifica sorgente]

Benché la figura di Enrico VII sia stata oscurata da quella più tragica di Riccardo III da un lato, e da quella del ben più celebre figlio Enrico VIII dall'altra, il giudizio storico su questo sovrano non può essere che positivo. Benché enigmatico, freddo burocrate e abile manipolatore di uomini (vendette delle cariche governative per rimpinguire le casse statali[29]), Enrico riuscì a dare all'Inghilterra quella stabilità e quella sicurezza che non godeva più dai tempi di Enrico V, cioè benessere economico, sicurezza legale e celerità negli atti governativi. Quest'ultimo fu dovuto alla centralizzazione del potere monarchico, instaurando quello che alcuni storici definirono "assolutismo parlamentare[30]", cioè un sistema di potere col quale i Tudor esautorarono il Parlamento dalle sue funzioni di controllore della politica monarchica. La politica estera e l'oculata politica economica permisero al successore Enrico VIII di agire liberamente in campo militare (la guerra contro la Francia di Francesco I e quella contro gli scozzesi) allestendo un poderoso esercito, e di avviare la costruzione di sontuosi castelli. Inoltre ebbe un grande ruolo nello stabilire il vantato potere inglese sui mari dando inizio alla fondazione di quello che alla fine divenne il più vasto impero della storia, l'Impero britannico, grazie alle sovracitate azioni di ingegneria navale e al patronato esplorativo.

L'opera di ricostruzione del regno, bisogna ammetterlo, fu però facilitata anche dallo stato di prostrazione in cui versava il Regno: con l'assenza di una vera e propria nobiltà di sangue (decimata nella guerra delle due rose), Enrico poté agire liberamente, senza rimanere vincolato nella gestione del potere dai grandi feudatari del regno (come per esempio la controversa figura del Conte di Warwick) e promuovere così membri del ceto medio borghese determinando una vera e propria rivoluzione del panorama sociale che caratterizzò i decenni successivi.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Da Elisabetta di York Enrico ebbe:

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro
— [31]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Kendall, Paul Murray (1973). Richard the Third. Sphere Books
  2. ^ a b c d e Williams, Neville (1973). The Life and Times of Henry VII. London: Weidenfeld and Nicolson
  3. ^ Starkey, David (2006). Monarchy: From the Middle Ages to Modernity. New York, NY: Harper Perennial
  4. ^ Williams Neville, The life and times of Henry VII, pag.25
  5. ^ a b Chrimes, Stanley B. (1972). Henry VII. Berkeley: University of California Press
  6. ^ Williams Neville, The life and times of Henry VII, pag.25
  7. ^ Rotuli Parliamentorum A.D. 1485 Henry VII
  8. ^ Chrimes Stanley B., Henry VII. Berkeley: University of California Press, 1972, pag.50
  9. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-vii-re-d-inghilterra/
  10. ^ Kenneth O'Morgan, Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, Edizioni Bompiani, pag.204
  11. ^ ENRICO VII re d'Inghilterra, Enciclopedia Italiana (1932), di Reginald Francis Treharne
  12. ^ ENRICO VII re d'Inghilterra, Enciclopedia Italiana (1932), di Reginald Francis Treharne
  13. ^ An Administrative History of Medieaval Britain, S.B. Chimes (1984, Blackwells of Oxford), pag.84
  14. ^ Storia dell'Inghilterra...pag.204 - 205
  15. ^ Storia dell'Inghilterra...pag.206
  16. ^ http://www.bbc.co.uk/history/people/henry_vii
  17. ^ http://www.historylearningsite.co.uk/henry_overseas_trade.htm
  18. ^ http://www.historylearningsite.co.uk/henry_overseas_trade.htm
  19. ^ http://www.historylearningsite.co.uk/henry_overseas_trade.htm
  20. ^ Francesco Frasca, Il potere marittimo in età moderna. Da Lepanto a Trafalgar, Lulu.com, 2009, pag.58 
  21. ^ CABOTO, Giovanni e Sebastiano, Enciclopedia Italiana (1930), a cura di Alberto Magnaghi
  22. ^ Ibidem
  23. ^ Ibidem
  24. ^ Ibidem
  25. ^ Ibidem
  26. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-vii-re-d-inghilterra_%28Dizionario-di-Storia%29/
  27. ^ Enciclopedia italiana...
  28. ^ Kenneth O.Morgan, Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, Tascabili Bompiani, pag.208
  29. ^ Ibidem
  30. ^ Hurstfield Joel, Was there a Tudor dispotism after all?, in "Transactions of the Royal Historical Societ", XCVI, 1967
  31. ^ Chevaliers de la Toison D'Or

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  1. Kenneth O.Morgan, Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, Tascabili Bompiani, pag.208
  2. Kendall Paul Murray. Richard the Third, Sphere Books, 1973
  3. Chrimes Stanley B, Henry VII. Berkeley: University of California Press, 1972
  4. Enciclopedia Online Treccani, Dizionario Storico
  5. Mackie J.D, The Earlier Tudors 1485-1558
  6. Williams Neville, The Life and Times of Henry VII. London: Weidenfeld and Nicolson
  7. Hurstfield Joel, Was there a Tudor dispotism after all?, in "Transactions of the Royal Historical Societ", XCVI, 1967
  8. Strakei David, Monarchy: From the Middle Ages to Modernity. New York, Harper Perennial, 2006
  9. Francesco Frasca, Il potere marittimo in età moderna. Da Lepanto a Trafalgar, Lulu.com, 2009, pag.58
  10. CABOTO, Giovanni e Sebastiano, Enciclopedia Italiana (1930), a cura di Alberto Magnaghi

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  1. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-vii-re-d-inghilterra_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  2. http://books.google.it/books?id=5KTMAgAAQBAJ&pg=PA58&lpg=PA58&dq=Flotta+Tudor+1495&source=bl&ots=YwUsHBqWmT&sig=65BmB-cs9Sg9Yy5MEweo14HP_Lk&hl=it&sa=X&ei=769JU9H8POWwywObgYKYDw&ved=0CE4Q6AEwBQ#v=onepage&q=Flotta%20Tudor%201495&f=false

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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