Enrico VII d'Inghilterra

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Enrico VII
Enrico VII d'Inghilterra
Enrico VII d'Inghilterra
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Stemma
In carica 22 agosto 1485 -
21 aprile 1509
Incoronazione 30 ottobre 1485
Predecessore Riccardo III d'Inghilterra
Erede Arturo Tudor
Successore Enrico VIII d'Inghilterra
Trattamento Maestà
Nascita Castello di Pembroke, 28 gennaio 1457
Morte Richmond, 21 aprile 1509
Sepoltura Abbazia di Westminster, Londra
Casa reale Tudor
Padre Edmondo Tudor
Madre Margaret Beaufort
Consorte Elisabetta di York
Figli Principe Arturo,
Regina Margherita,
Re Enrico VIII,
Regina Maria
Firma Henry VII Signature.svg

Enrico Tudor (Castello di Pembroke, 28 gennaio 1457Richmond, 21 aprile 1509) fu, con il nome di Enrico VII, Re d'Inghilterra e Lord d'Irlanda dal 22 agosto 1485 alla sua morte. Capostipite della dinastia Tudor, Enrico era figlio di Edmondo Tudor, fratellastro di Enrico VI d'Inghilterra, e di Margaret Beaufort, discendente dei Lancaster. Enrico conquistò la corona alla Battaglia di Bosworth Field sconfiggendo Riccardo III d'Inghilterra e ponendo fine alla guerra delle due rose: egli fu l'ultimo re inglese a dover conquistare il trono con la spada.

Tenace uomo politico, Enrico riuscì a procurare al suo paese un'influenza notevole nella politica europea, grazie soprattutto all'alleanza con la Spagna, stipulata attraverso il matrimonio del figlio Arturo con Caterina d'Aragona, figlia del sovrano Ferdinando II d'Aragona. Celebre è anche la sua lotta contro la clientela nobiliare e l'arroganza dei magnati, durante la quale riuscì abilmente ad ottenere l'appoggio del parlamento, che si concluse con l'imposizione del rispetto delle leggi e con la creazione di un'amministrazione efficiente[1].

Indice

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Enrico e il suo legame con i Lancaster[modifica | modifica wikitesto]

Una genealogia complessa[modifica | modifica wikitesto]

I Tudor[modifica | modifica wikitesto]

Enrico nacque al castello di Pembroke, nel Galles, il 28 gennaio 1457 da Margaret Beaufort e da Edmondo Tudor che morì pochi mesi prima della sua nascita[2]. Suo nonno per parte paterna era Owen Tudor e sua nonna era Caterina di Valois che aveva seduto sul trono di regina quale moglie di Enrico V d'Inghilterra. La famiglia di Owen era originaria di Anglesey ed egli era arrivato a corte come paggio di Sir Walter Hungerford, col quale visse le vicende belliche inglesi in Francia[3][4]. Si dice che, dopo essere rimasta vedova, Caterina abbia sposato segretamente Owen[5]. Quest'indiscrezione non è documentata da alcuna fonte scritta: in ogni caso Edmondo fu creato Conte di Richmond nel 1452 e dichiarato legittimo dal fratellastro Enrico VI[6][7].

Edmondo Tudor, il padre che Enrico Tudor non conobbe mai a causa della sua prematura scomparsa.
I Beaufort[modifica | modifica wikitesto]

In ogni caso le pretese che Enrico poteva vantare al trono venivano dalla madre, Margaret. Ella era infatti parte della famiglia Beaufort ed era la bisnipote di Giovanni di Gand, terzogenito di Edoardo III d'Inghilterra, attraverso uno dei figli che aveva avuto dall'amante, e poi moglie, Katherine Swynford[8]. Le pretese di Enrico alla corona erano comunque tenui: le basi della sua legittimità erano una donna e una discendenza illegittima, mentre i castigliani potevano vantare dei diritti più solidi di quelli vantati dal Tudor. Giovanni di Gand, infatti, si era sposato in seconde nozze con Costanza di Castiglia e da lei aveva avuto una figlia, Caterina di Lancaster, la quale poi aveva sposato il cugino Enrico III di Castiglia[9]. Caterina poteva reclamare il trono per il figlio Giovanni sulla base di una prole nata da un legittimo matrimonio e non entro una relazione adulterina successivamente legalizzata. Fu infatti Riccardo II d'Inghilterra che legittimizzò i fratellastri con una lettera patente nel 1397 e dieci anni dopo tale decisione fu riconfermata da Enrico IV d'Inghilterra, che succedette al cugino Riccardo, il quale specificò però che non potevano vantare alcuna pretesa al trono[10]. Questa clausola era di dubbia legalità dal momento che i Beaufort erano stati legalizzati da un atto del Parlamento, ma la posizione di Enrico Tudor, in prospettiva, ne usciva di sicuro indebolita.

La giovinezza di Enrico (1457-1483)[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli York e i Lancaster (1457-1471)[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Enrico VII
Stemma
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore

Quando Enrico nacque la guerra era scoppiata da poco e suo padre era già morto: Edmondo morì presso il castello di Carmarthen tre mesi prima della nascita del figlio a causa di una pestilenza[11], lasciando una vedova adolescente. Di Margaret (la quale due mesi dopo si risposò con Henry Stafford[12]) e di Enrico si prese cura il fratello di Edmondo, Jasper Tudor[13]. Quando però gli yorkisti nel 1461 presero il potere e al trono salì Edoardo IV d'Inghilterra, Jasper dovette fuggire in Bretagna. Il castello di Pembroke e il contado andarono infatti a William Herbert, I conte di Pembroke (1423 circa-27 luglio 1469)[12] e Margaret ed Enrico dovettero rimanere con lui. Le sorti si capovolsero nel 1469 quando Richard Neville, XVI conte di Warwick, tradì gli yorkisti passando ai lancasteriani. Il 26 luglio Warwick e Herbert si scontrarono alla battaglia di Edgecote Moor. La battaglia volse a favore dei Lancaster e Herbert fu preso e giustiziato[12]. L'anno seguente, con Enrico VI d'Inghilterra di nuovo sul trono, Jasper poté tornare in patria e andò a corte insieme con la cognata e il nipote.

Il ritorno di Edoardo IV e l'esilio in Bretagna[modifica | modifica wikitesto]

La pace durò poco: l'anno seguente Edoardo IV d'Inghilterra (1471) tornò con un imponente esercito e i lancasteriani vennero battuti. Jasper tornò in Bretagna con Enrico, che ormai era considerato una minaccia perché pretendente al trono per i Lancaster[12], mentre Margaret dovette rimanere in Inghilterra e venne fatta sposare, nel 1472, a Thomas Stanley, I conte di Derby di provata fede yorkista[14]. All'alba del 1471 Enrico era comunque l'unico esponente maschile dei Lancaster che era rimasto, dato che Enrico VI era stato assassinato nella Torre di Londra nel medesimo anno e che suo figlio Edoardo di Lancaster era morto nella battaglia di Tewkesbury, combattuta nel maggio dello stesso anno. A partire dal 1471 fino al 1485, quindi, il giovane Enrico e lo zio Jasper vissero alla corte del duca Francesco II di Bretagna[13][12], ove il giovane poté raffinare la propria educazione e fare apprendistato politico-militare. Le offese lanciategli da Edoardo IV (the imp, cioè "il piccolo demonio"; the only one left Henry's VI brood, cioè "l'unico rimasto della nidiata di Enrico VI"[12]) erano le uniche armi rimaste che potevano colpire il giovane rivale.

Dalla Bretagna a Bosworth Field: l'ascesa al trono (1483-1485)[modifica | modifica wikitesto]

Incisione medievale della battaglia di Bosworth Field, vinta da Enrico VII grazie anche al tradimento di buona parte dell'aristocrazia yorkista

La prima spedizione[modifica | modifica wikitesto]

ll giorno di Natale del 1483 Enrico, ormai venticinquenne, s'impegnò presso la cattedrale di Rennes di sposare Elisabetta di York[12][15], unica erede di Edoardo IV d'Inghilterra, dal momento che i suoi figli maschi, i Principi nella Torre, erano probabilmente morti. Il matrimonio, se mai fosse avvenuto, avrebbe unito gli York e i Lancaster. Dopo questo impegno Enrico ricevette l'omaggio di tutti i suoi sostenitori. Per conquistare un trono occorrevano uomini, denaro e mezzi e dopo aver ottenuto i primi ottenne anche i secondi per mano di Francesco II di Bretagna. Enrico tentò di attraccare sulle coste inglesi, ma il piano si risolse in un'enorme insuccesso. Il piano portò anche alla morte di Henry Stafford, II duca di Buckingham, uno dei più grandi sostenitori che aveva in patria, che venne scoperto quale traditore e giustiziato[16]. Dopo la morte di Edoardo IV, al trono era salito suo fratello Riccardo III d'Inghilterra che, d'accordo con il primo ministro di Francesco II, Pierre Landais (1430-1485), tentò di far estradare Jasper ed Enrico per poterli arrestare e giustiziare[17]. Il piano però fallì perché essi fuggirono in Francia, avvisati dal presule inglese John Morton di quello che stava accadendo[12].

La spedizione del 1485[modifica | modifica wikitesto]

L'aiuto francese e l'approdo nel Galles[modifica | modifica wikitesto]

I francesi li accolsero con calore e vennero forniti dei mezzi necessari per una spedizione militare, tra cui un piccolo contingente di francesi[18] (guidato da Philibert de Chandee[19][20]), scozzesi e 400 inglesi insofferenti verso il governo del nuovo re Riccardo III. Questi ultimi furono posti sotto il comando di Richard Guildford[19]. È curioso sottolineare il sostegno militare francese ad un pretendente alla corona inglese. Gli storici hanno ipotizzato che Carlo VIII di Francia, sostenendo il candidato dei Lancaster al trono di Inghilterra, suscitasse ulteriori diatribe interne al reame anglico, permettendo così alla Francia di concentrarsi sull'acquisizione della Bretagna[18]. Grazie a questi aiuti Enrico e lo zio partirono da Honfleur il 1º agosto e attraccarono il 7 dello stesso mese[19] a Milford Haven[13], nel Pembrokeshire (Galles), terra natia della famiglia Tudor. Ivi Enrico baciò il suolo patrio esclamando[19]:

(EN)

« Judge me, Lord, and fight my cause. »

(IT)

« Giudicami, o Signore, e combatti per la mia causa »

La vittoria di Bosworth Field[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Bosworth Field.

Accompagnati da John de Vere, XV conte di Oxford, i due Tudor marciarono verso l'Inghilterra, mettendo insieme lungo la marcia un notevole supporto di volontari rimpolpando l'esercito di Enrico di circa 5 000 uomini[10]. Se da parte di madre Enrico era inglese, suo padre era legato al Galles, suo nonno era di una famiglia di Anglesey che sosteneva di discendere da Cadwaladr Fendigaid ap Cadwallon e in almeno un'occasione Enrico usò il suo drago rosso come vessillo[21]. La sua ascendenza gallese fece sì che, al momento di combattere, Enrico potesse mettere insieme del supporto militare aggiuntivo e garantirsi una sorta di lascia passare che gli permise di attraversare il Galles e arrivare a Market Bosworth[18]. Enrico sapeva che per vincere doveva attaccare e mettere sotto assedio Riccardo il più velocemente possibile prima che egli ricevesse rinforzi dal Nottinghamshire e da Leicester. Riccardo dal canto suo sapeva di dover evitare a ogni costo di essere ucciso. I due eserciti si incontrarono presso Bosworth Field il 22 agosto 1485[19] e gli yorkisti, benché più numerosi, furono sconfitti, a causa del tradimento di alcuni dei più fedeli alleati di Riccardo come Henry Percy, IV conte di Northumberland, William Stanley (1435 circa-10 febbraio 1495) e Thomas Stanley, I conte di Derby[18]. Nella battaglia Riccardo rimase ucciso, Enrico divenne re e la guerra delle due rose finì.

1485-1500: La prima fase di regno[modifica | modifica wikitesto]

Regno d'Inghilterra
Tudor
Tudor Rose.svg

Enrico VII (1485 - 1509)
Enrico VIII (1509 - 1547)
Edoardo VI (1547 - 1553)
Jane Grey (1553)
Maria I (1553 - 1558)
Elisabetta I (1558 - 1603)

L'unione tra le case Tudor e York (1486)[modifica | modifica wikitesto]

Ora che era re (fu incoronato all'Abbazia di Westminster il 30 ottobre 1485[22]), Enrico doveva mantenere il trono ben saldo nelle sue mani dal momento che, in definitiva, il suo lignaggio reale risaliva niente meno che a Edoardo III d'Inghilterra e a suo figlio Giovanni di Gand morti ormai da circa un secolo. Il 18 gennaio 1486[23] tenne fede al proprio impegno e sposò presso l'Abbazia di Westminster Elisabetta di York, che era sua terza cugina discendendo anch'ella da Giovanni di Gand attraverso uno dei suoi numerosi figli. Il matrimonio venne fatto senz'altro in segno di pacificazione, ma anche perché i loro figli avrebbero potuto ereditare il trono senza problemi avendo due genitori che discendevano dalle famiglie che avevano regnato, a intermittenza, per l'ultimo secolo. L'unione fu simboleggiata anche dalla creazione della Rosa dei Tudor che univa in sé il bianco degli York e il rosso dei Lancaster. Poco dopo Enrico chiese e ottenne dal Parlamento la revoca del Titulus Regius[24], decreto voluto da Riccardo III che dichiarava illegittimi i figli di Edoardo IV e della moglie Elisabetta Woodville perché il loro matrimonio non era stato valido[25].

La legittimazione della conquista del trono[modifica | modifica wikitesto]

Un altro provvedimento fu di rendere retroattiva a Bosworth la sua "nomina" a re[26]: in questo modo tutti coloro che avevano combattuto per Riccardo potevano essere arrestati per tradimento. Di conseguenza, poté confiscare legalmente tutte le proprietà che erano appartenute al precedente sovrano e incamerarle per sé. In alcuni casi Enrico si dimostrò magnanimo, graziò l'erede di Riccardo, John de la Pole, I conte di Lincoln[27], e creò Margaret Pole Contessa di Salisbury. Enrico non convocò il Parlamento se non dopo la sua incoronazione e subito dopo emanò un editto secondo il quale chiunque gli avesse giurato fedeltà avrebbe potuto ritenersi al sicuro da ogni rappresaglia sulla propria persona o sulle sue proprietà. Uno degli altri metodi usati per tenere al sicuro la corona fu quello di privare i nobili di buona parte del loro potere[28], agendo specialmente contro la pratica ampiamente diffusa fra i feudatari di avere un grande numero di "riservisti" che indossavano le insegne del nobile in questione andando a formare, di fatto, un esercito privato. A consolidare ulteriormente la posizione del re Tudor, Papa Innocenzo VIII emanò una bolla nel 1486[29] con la quale considerò legittima la conquista di Enrico VII del trono inglese.

Le ribellioni di Simnel e Warbeck[modifica | modifica wikitesto]

Perkin Warbeck fu uno dei principali oppositori di Enrico quale re d'Inghilterra

Ovviamente il regno non filò sempre liscio e vi furono diverse ribellioni. La prima, ricordata come la Stafford and Lovell Rebellion, sorse nel 1486 e collassò prima che si cominciasse a combattere sul serio. Nel 1487 gli yorkisti superstiti si collocarono sotto la bandiera di Lambert Simnel[1], marionetta nelle mani degli avversari di Enrico VII (tra cui vi fu il recidivo John de la Pole), che pretendeva di essere Edoardo di York (1475-1499), figlio di Giorgio di Clarence, ancora languente nelle prigioni della Torre di Londra[30]. Il re affrontò i ribelli (supportati dagli Irlandesi[31]) nella Battaglia di Stoke Field (avvenuta il 16 giugno)[31], sconfiggendoli. Simnel, per la sua giovane età, non fu giustiziato e finì a lavorare nelle cucine reali[32].

Nel 1490 fu un altro usurpatore, Perkin Warbeck, a guidare una rivolta. Warbeck si era guadagnato l'appoggio di Margherita di York, sorella di Edoardo IV, convincendola di essere suo nipote Riccardo di Shrewsbury scampato miracolosamente alla prigionia della Torre. Warebek, autoproclamatosi re col nome di Riccardo IVm provò a sollevare gli irlandesi nel 1491[33] e l'Inghilterra nel 1495. Infine l'anno seguente convinse Giacomo IV di Scozia a tentare la stessa impresa[34]. La ribellione di Warbeck fu più duratura di quella di Simnel, grazie anche al supporto delle potenze politiche straniere di Francia e Scozia[35]. Nonostante ciò, anche Warbeck fu destinato ad una morte violenta: nell'agosto del 1497[36] Warbeck sbarcò in Cornovaglia con un pugno di uomini e, sconfitto a Taunton da Daubeney[37], fu catturato e giustiziato nella Torre di Londra nel 1499[38].

La breve campagna francese (1488-1492)[modifica | modifica wikitesto]

Tra le ribellioni di Simnel e Warbeck, Enrico s'impegnò, unica volta nel suo ventennale regno[38], in un'impresa bellica sul suolo francese: la difesa della Bretagna. Patria d'elezione del sovrano Tudor, come già emerso nella parte relativa alle vicende giovanili, la Bretagna era agognata dal sovrano francese Carlo VIII di Valois, il quale intendeva impossessarsi del ducato completando l'opera di riunificazione del territorio francese già compiuta dai suoi predecessori. Enrico intendeva invece mantenere la penisola bretone nell'area di influenza inglese (Trattato di Readon, 1489[39]), evitando inoltre il progetto di matrimonio tra Carlo e l'ereditiera al ducato, Anna di Bretagna. Pertanto, si giunse da ambo le parti a una guerra che portò a una serie di sporadiche azioni militari (assedio di Boulogne da parte di Enrico nell'ottobre del 1492) che si conclusero col Pace di Etaples, del 3 novembre 1492[40][41]: Enrico avrebbe abbandonato ogni pretesa sulla Bretagna[34], mentre Carlo avrebbe rinnegato le pretese di Warbeck al trono inglese[34], pagando inoltre un'indennità di 50 mila sterline all'Inghilterra[34][41].

Le riforme amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Enrico VII (al centro) con due dei suoi principali consiglieri: Richard Empson (a sinistra) ed Edmond Dudley (a destra).

Il capolavoro di Enrico consistette, comunque, nell'abilità con cui amministrò gli affari interni del Regno, determinando una vera e propria centralizzazione del potere reale a discapito di quello nobiliare. Enrico promosse, in primo luogo, un sistema meritocratico al servizio della Corona[42], ponendo ai vertici delle istituzioni politiche e militari uomini fedeli ai Tudor: Reynold Bray, Richard Empson ed Edmund Dudley occuparono il rango di consiglieri del sovrano, esercitando una notevole influenza[43], mentre John Morton (l'ecclesiastico che salvò la vita ad Enrico e allo zio Jasper) divenne cancelliere reale e arcivescovo di Canterbury[44]. Era necessario, però, che questo nuovo ceto politico espletasse le sue funzioni in un nuovo organo politico. A tale proposito, Enrico istituì la camera stellata (Star Chamber), un apposito tribunale che impose alle fazioni aristocratiche il rispetto della legge[28], e coerentemente con queste operazioni il re espulse dal consiglio regio (di cui si servì molto, al contrario di quanto fece col parlamento) tutti i nobili senza meriti di fedeltà e competenza. Questo vero e proprio consiglio reale funzionò anche dopo la morte di Enrico: il Cardinale Wolsey guidò la politica inglese nei primi vent'anni di regno di Enrico VIII, fino alla sua caduta nel 1529[28].

L'accorta politica commerciale[modifica | modifica wikitesto]

In campo commerciale, Enrico VII cercò inoltre di proteggere i manufatti inglesi dall'agguerrita politica commerciale delle altre nazioni europee, intraprendendo così una politica mercantilistica. Da secoli, infatti, l'Inghilterra esportava nelle Fiandre la lana per poter essere lavorata nelle industrie manifatturiere. Dopo aver raggiunto un grande periodo di prosperità economica nel XIII/XIV secolo, i commerci inglesi declinarono nel corso dell'ultima fase della guerra dei cent'anni, quando i rapporti tra Inghilterra e Borgogna (che controllava appunto le Fiandre) si ruppero. La guerra delle due rose, poi, determinò un periodo di instabilità politica che si ripercosse anche sui commerci esteri[45]. Quando Enrico ascese al trono nel 1485, il sovrano si adoperò perché i commerci potessero prosperare e far uscire così il Regno dalla spirale di recessione economica in cui era caduto. Grazie a un'accorta serie di trattative, Enrico stipulò con le città fiamminghe il magnus intercursus[46], col quale garantiva un riallacciamento dei rapporti mercantili.

Altri accordi di carattere commerciale furono stipulati con le seguenti nazioni:

  • 1486: accordo commerciale con la Francia[47], in base al quale venivano annullate tutte le restrizioni in campo commerciale, frutto ancora degli antichi dissidi politico-militari dovuti alla guerra dei cent'anni.
  • 1488-1490: espansione del commercio inglese nel Mediterraneo. Enrico era intenzionato a espandere l'area d'influenza britannica nella penisola Italiana, cercando di stabilire ottimi rapporti con la Repubblica Fiorentina, governata all'epoca dai de Medici. Le motivazioni per cui gli occhi del sovrano caddero proprio su Firenze erano essenzialmente due: il primo era legato al fatto che la lana inglese era particolarmente pregiata, e i fiorentini amavano i preziosi tessuti realizzati con quest'ultima (da qui il trattato del 1490 con cui la lana inglese aveva dei particolari sgravi commerciali per essere importata nel porto di Pisa[47]); il secondo era perché Enrico aveva bisogno di un interlocutore commerciale abbastanza potente per contrastare il predominio commerciale di Venezia. Questa politica portò sì a un rafforzamento dei legami tra Londra e Firenze, ma comportò anche un deterioramento dei legami commerciali con la Serenissima che danneggiarono in parte l'economia inglese.
  • 1490: accordo commerciale con la Danimarca per la pesca nelle acque islandesi[47].

Il caso Irlanda[modifica | modifica wikitesto]

L'Irlanda, per tutta la guerra delle due rose, parteggiò attivamente a favore del partito yorkista. Saggiamente, il sovrano tudor non si vendicò degli isolani, e non cercò neanche di imporre attivamente un esercizio diretto sull'Isola, dal momento che essa era divisa in clan tra i quali primeggiavano i Geraldine e i Butler[48] e soltanto l'area circostante Dublino (il Pale) era sotto il diretto controllo degli inglesi[48]. Pertanto, Enrico si limitò ad autoproclamarsi Lord d'Irlanda e a nominare un luogotenente i membri delle due famiglie prima citate. Soltanto nel corso, però, della rivolta di Warbeck e di come questi avesse trovato negli irlandesi degli alleati, Enrico cercò di sbarazzarsi dei fastidiosi clan irlandesi e di imporre un governo centralizzato sull'isola, guidato de jure dal futuro Enrico VIII, ma gestito da sir Edward Poynings. Questi cercò di far passare la "Poyning's Law" a Drogheda (1 dicembre 1494), con cui l'Irlanda doveva essere posta giuridicamente sotto il controllo del re inglese[49]. I costi per il mantenimento di un parlamento inglese, però, risultarono troppo elevati, e pertanto Enrico VII ritornò al vecchio sistema[48]. Sarà il figlio Enrico VIII, nel 1541, a farsi proclamare Re d'Irlanda e a unificare ulteriormente l'isola di smeraldo all'Inghilterra.

La nascita dell'impero marittimo: le spedizioni di Giovanni e Sebastiano Caboto (1495-1498)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impero Britannico, Giovanni Caboto, Sebastiano Caboto e Royal Navy.

Enrico VII, da come si è dedotto nel paragrafo precedente, rivolse gran parte della propria attenzione al rafforzamento dell'economia inglese, specie per quanto riguardava il commercio marittimo. Per perseguire tale strada, Enrico decise di gettare le basi per la creazione di una potente flotta. Le motivazioni, però, erano anche di carattere difensivo: l'Inghilterra era debole militarmente e aveva bisogno di difendersi da eventuali invasioni. Pertanto, re Enrico creò nel 1495 il primo bacino di carenaggio a Portsmouth, gettando le basi per lo sviluppo della Royal Navy[45]. Enrico inoltre provava una forte attrazione per i recenti viaggi oceanici compiuti prima da Vasco da Gama e poi da Cristoforo Colombo. Decise pertanto di sostenere le idee dell'esploratore veneziano Giovanni Caboto, convinto assertore del fatto che Colombo non avesse trovato la rotta verso le Indie Occidentali. Con delle lettere patenti datate 5 aprile 1496[50], Enrico diede il proprio sostegno a Caboto, il quale partì da Bristol ai primi di maggio[50] e facendo vela verso occidente. In questo primo viaggio, Caboto scoprì Terranova (o il Labrador), prendendone possesso in nome dell'Inghilterra[50]. Ritornato nell'agosto a Bristol, Caboto fu osannato dalla folla e celebrato dallo stesso sovrano il quale, entusiasta, finanziò una seconda spedizione (sempre da Bristol, estate del 1498[50]) della quale protagonista fu però il figlio di Giovanni, Sebastiano Caboto. Se del primo non si è più saputo nulla, del secondo sappiamo che compì delle esplorazioni ulteriori lungo le coste dell'America settentrionale. La spedizione, però, non portò ai risultati sperati da Enrico (il quale intendeva appunto raggiungere il Cipango tanto agognato da Colombo) e, dopo il ritorno della spedizione guidata da Sebastiano, decise di accantonare ulteriori progetti di spedizione[50].

L'eminenza grigia: Margaret Beaufort[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Margaret Beaufort.

L'importanza che la madre di Enrico VII ebbe nella vita del figlio è pressoché indiscutibile, sia dal punto di vista politico, sia da quello privato[51]. Donna colta, austera e di rigidi costumi, Margaret Beaufort aveva un altissimo senso della dignità regale, surclassando la nuora Elisabetta nei compiti di rappresentanza ufficiali (benché si dimostrasse attenta a non oltrepassare i limiti dell'etichetta di corte). Enrico si appoggiò alla madre sia in questioni di carattere politico (era solito recarsi nella sua residenza), sia in campo domestico (in seguito alla nascita dei nipoti, Margaret ebbe il controllo della nursery). Inoltre, a segnalare il suo ruolo, a partire dal 1499 cominciò a firmarsi Margaret R., dove quella "R" finale starebbe a significare il vocabolo latino "regina"[51].

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del Principe di Galles, Arturo. Figlio prediletto di Enrico VII, morì pochi mesi dopo il suo matrimonio con Caterina d'Aragona, aprendo di fatto la strada al fratello minore, il futuro Enrico VIII

La politica dell'equilibrio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver eliminato gli usurpatori del suo trono, Enrico poté procedere con tutta tranquillità colla creazione di solide alleanze in politica estera, e all'ulteriore rafforzamento della fragile situazione finanziaria inglese, da taluni considerata ulteriormente esosa ed eccessiva[52]. Per quanto concerne la politica estera, Enrico VII era convinto che il debole regno inglese potesse sopravvivere tramite una fitta rete di matrimoni combinati con i grandi reami del continente, in primis la Francia e poi il neonato regno di Spagna[53].

I rapporti con Francia e Scozia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la parentesi bellica con la Francia di Carlo VIII, Enrico mantenne una politica neutrale nei confronti del suo successore, Luigi XII (1498-1515), non intromettendosi nelle feroci guerre italiane condotte dal monarca. Decise quindi di dare in sposa la quintogenita Maria al nuovo re di Francia, ormai cinquantatreenne, del quale Enrico temeva la potenza militare, mentre per assicurarsi la pace ai confini settentrionali, fece sposare la figlia Margherita con il re di Scozia, Giacomo IV di Scozia (1503)[38], sperando così di rompere la Auld Alliance vigente fin dal XIV secolo tra Scozia e Francia.

L'alleanza dinastica anglo-spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Il vero capolavoro della politica estera di Enrico fu però il matrimonio tra il figlio primogenito Arturo con la principessa spagnola Caterina d'Aragona, nell'anno 1501 (i primi rapporti amichevoli con la Spagna furono stabiliti in occasione del Trattato di Medina del Campo, nel 1489)[41]. Quando però Arturo, già di costituzione fragile, morì il 2 aprile del 1502[54] (lutto che prostrò notevolmente l'animo del sovrano, in quanto il suo primogenito era considerato il suo figlio prediletto), Enrico decise di ripiegare sul secondogenito Enrico, ma le lungaggini delle trattative, unite anche ad alcuni problemi di dote, impedirono l'unione tra i due che si realizzò poco dopo l'ascesa del giovane principe come re Enrico VIII, nel 1509[55].

La politica finanziaria[modifica | modifica wikitesto]

In politica finanziaria, l'ultimo decennio di regno vide un inasprimento del carico fiscale sui sudditi. A testimonianza di ciò, l'umanista italiano (poi anglicizzato) Polydore Vergil scrisse[19]:

« Egli infatti cominciò a trattare la sua gente con maggior durezza e severità di quanto fosse stata prima sua abitudine, allo scopo come egli stesso affermava, di ottenere che si mostrassero più che mai a lui obbedienti e sottomessi. Il popolo, però, aveva tutt'altra spiegazione di questo suo comportamento, persuaso com'era di soffrire, non per via dei propri peccati, ma per colpa della brama di possesso del monarca. Che questi fosse avido fin dall'inizio, non si può dirlo per certo; in seguito, però, la sua cupidigia divenne manifesta »
(Kenneth O'Borgan, Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, p. 208)

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Con gli anni, la tempra del re declinò sempre di più: nel 1503 gli morì l'amata moglie Elisabetta[56], in seguito a un parto travagliato. Enrico VII morì di tubercolosi il 25 aprile del 1509[52], lasciando un erede poco più che diciottenne (che però disistimava[57]) e una madre ottantenne in qualità di esecutrice delle sue volontà.

La cultura sotto Enrico VII[modifica | modifica wikitesto]

Il primo rinascimento inglese e la Henry VII Chapel[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rinascimento inglese, John Colet e Tommaso Moro.
Particolare dell'interno della Henry VII Chapel.

Benché Enrico VII non sia ricordato come un uomo dotato di profonda cultura[58], il primo sovrano Tudor gettò le basi per lo sviluppo dell'umanesimo inglese grazie alla sua opera riparatrice. Fu proprio tra il XV e il XVI secolo che i primi impulsi rinascimentali giunsero dal Continente, attirando a sé l'attenzione di alcuni giovani intellettuali quali John Colet e Tommaso Moro, entrambi influenzati dall'umanesimo cristiano propugnato dall'amico Erasmo da Rotterdam[59][60]. Re Enrico si concentrò sugli sforzi culturali quando vi vedeva un fine pratico, volto a rinsaldare il prestigio della monarchia tudoriana. Fatto esemplare di questa concezione dell'arte posta al servizio dello Stato fu la realizzazione della Henry VII Chapel, cappella realizzata all'estremità orientale dell'abbazia di Westminster[61]. Concepita inizialmente come luogo di culto ove poter venerare i resti mortali di Enrico VI[61] (considerato come santo dalla popolazione e, per questo motivo, oggetto di propaganda da parte dei Tudor per rafforzare la loro posizione[62]), la cappella divenne poi il sepolcro dei sovrani inglesi (compreso Oliver Cromwell, fino alla restaurazione del 1661) fino a Giorgio II di Hannover (1727-1760)[61]. Elegantissimo ed ultimo esempio di architettura tardo-gotica (prima dell'avvento dello stile Tudor), la cappella fu probabilmente realizzata da Robert Janyns Jr.[61] e, per la magnificenza e la raffinatezza degli interni, può essere considerata come uno dei gioielli dell'arte britannico[61].

La propaganda Tudor[modifica | modifica wikitesto]

Enrico VII non si limitò, in campo propagandistico, a patrocinare la costruzione della Henry VII Chapel quale luogo di culto per lo zio Enrico VI. Oltre ad enfatizzare i suoi legami con i Lancaster e a mitizzare le origini dei Tudor, Enrico favorì l'elaborazione di scritti volti a distruggere l'immagine dei membri del casato degli York, affidandone l'incarico al già citato umanista Polydore Vergile. Costui, nella sua Three books of Polydore Vergile's English History[63], demonizzò le immagini di Edoardo IV e di Riccardo III, dipingendoli come esseri immorali coinvolti nei più scabrosi intrighi famigliari e politici. In sostanza, la produzione di Vergile fu il modello per la History of King Richard III di Moro e per l'omonima tragedia di William Shakespeare[63].

La storiografia su Enrico VII[modifica | modifica wikitesto]

Testimonianze dirette[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« His body was slender, but well built and strong; his height above average. His appearance was remarkably attractive and his face cheerful, especially when speaking; his eyes were small and blue, his teeth few, poor and blackish; his hair was thin and white; his complexion sallow. His spirit was distinguished, wise and prudent; his mind was brave and resolute, and never, even at moments of greatest danger, deserted him. He had a most pertinacious memory. With all he was not devoid of scholarship. In government, he was shrewd and prudent, so that no one dared to get the better of him through deceit and guile. He was gracious and kind and he was as attentive to his visitors as he was easy of access. His hospitality was splendidly generous; he was fond of having foreigners at court…..but those of his subjects who were generous only with promises he treated with harsh severity. He was most fortunate in war, although he was more inclined to peace. He cherished justice above all things. He was the most ardent supporter of our faith and daily participated with great piety in religious services. But all these virtues were obscured latterly by avarice. In a monarch it maybe considered the worst vice, since it is harmful to everyone. »

(IT)

« Il suo corpo era magro, ma ben fatto e forte; la sua altezza superiore al normale. Il suo aspetto era notevolmente affascinante e il suo volto allegro, specialmente quando parlava; i suoi occhi erano piccoli e blu, i suoi denti pochi, scarsi e nerastri; i suoi capelli erano sottili e bianchi; la sua carnagione giallastra. Il suo spirito era nobile, saggio e prudente; la sua mente era ardita e risoluta, e mai, anche nei momenti di più grande pericolo, gli venne meno. Egli aveva una grandissima memoria. Con tutto quello che egli non era privo di istruzione. Nel governare, egli era accorto e prudente, cosicché nessuno osava ottenere più di lui attraverso l'inganno e l'astuzia. Egli era gentile e dolce ed era tanto premuroso con i suoi ospiti quanto egli era facile all'ira. La sua ospitalità era enormemente generosa; egli era appassionato di avere stranieri alla corte...ma questi dei suoi sudditi che erano generosi solo con le promesse, egli li trattava con inaudita severità. Egli era fortunatissimo in guerra, benché egli più incline alla pace. Aveva a cuore la giustizia sopra ogni cosa. Era il più ardente sostenitore della nostra fede e quotidianamente partecipava con grande pietà nelle funzioni religiose. Ma tutte queste virtù furono oscurate, più tardi, dall'avarizia. In un sovrano, considerata forse il peggior vizio, da quando essa è dannosa a ognuno »

(Polydore Vergile, The Anglia Historia)

Così Polydore Vergil ci delinea la figura fisica e spirituale del sovrano[64][65]. In quanto panegirico (fu scritto dopo la morte del sovrano), bisogna saper prendere questo documento come un elogio enfatizzante la figura del sovrano appena scomparso, benché i tratti somatici corrispondano effettivamente alla realtà (come si può desumere dalle fonti iconografiche e dalla maschera mortuaria). Riguardo alle qualità e ai vizi di Enrico VII, il Vergile sottolinea alcuni elementi che troveranno riscontro anche in altre personalità contemporanee del primo sovrano Tudor, oppure dei posteri delle attività successive. Esattamente: la saggezza politica, l'amore per la pace e la giustizia, l'astuzia, la freddezza politica. Ecco un passo dell'orazione funebre del vescovo John Fisher[66]:

(EN)

« His politic wisdom in government was singular; his reason pithy and substantial, his memory fresh and holding, his experience notable, his counsels fortunate and taken with wise deliberation, his speech gracious in diverse languages…….his dealings in time of peril and dangers was cold and sober with great hardiness. If any treason was conspired against him it came out most wonderfully. »

(IT)

« La sua saggezza politica nell'arte del governo fu singolare; la sua ragione concisa e solida, la sua memoria fresca e pratica, la sua esperienza notevole, i suoi consigli fortunati e presi con saggia deliberazione, il suo eloquio grazioso in diverse lingue...i suoi comportamenti nel tempo del periglio e dei pericoli erano freddi e sobri con grande vigore. Se nessun tradimento fu cospirato contro di lui, giunse fuori più meravigliosamente. »

La storiografia tudor e stuart[modifica | modifica wikitesto]

I primi cronisti tudor e Francis Bacon[modifica | modifica wikitesto]

Edward Hall, Richard Grafton, John Stow, Thomas More, John Fisher e l'umanista italiano Polydore Vergil furono i primi intellettuali ad offrire un'immagine dell'azione politica di Enrico VII, concentrandosi dunque sul suo ruolo pacificatore dopo trent'anni di guerra civile. Tra costoro, Polydore Vergile e John Fisher tratteggiarono (come si è potuto leggere) anche il lato "umano" e non solo "regale" di Enrico, ma bisognerà aspettare la fine dell'era tudor per avere un'opera che dipinga ampiamente anche il lato umano del fondatore della dinastia. Questo compito spettò al filosofo e parlamentare Francis Bacon, il quale dedicò la sua Historie of the Raigne of King Henry the Seventh al principe di Galles, Carlo, nel 1622[67]. Bacon, oltre ad elogiare Enrico quale il più grande legislatore che l'Inghilterra abbia mai avuto dai tempi di Edoardo I Plantageneto (1277-1307)[68] e quella di un principe prudente ed estremamente abile[69], nel contempo lo dipinge come un uomo serio, freddo, e avido[70], ricavando quest'ultima impressione dalla testimonianza del Vergil.

Giudizio su Enrico VII[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del monumento funebre di Enrico VII e di sua moglie, Elisabetta di York, situato nella Henry VII Chapel e realizzato dall'artista fiorentino Pietro Torrigiani.

I giudizi contemporanei su Enrico VII sono contrastanti: Kenneth O.Morgan, se è duro nel giudicare i regni di Enrico VIII e di Elisabetta I, riconosce perlomeno al primo Tudor l'abilità di gestire le finanze statali e l'amministrazione dello stato, nonostante la sua presunta rapacità[71]; Tom Penn, nel suo libro The Winter King, tratteggia un uomo dedito soltanto alla riscossione delle tasse[72]; benché enigmatico, freddo burocrate e abile manipolatore di uomini (vendette delle cariche governative per rimpinguare le casse statali[66][73]), Enrico riuscì a dare all'Inghilterra quella stabilità e quella sicurezza che non godeva più dai tempi di Enrico V, cioè benessere economico, sicurezza legale e celerità negli atti governativi[74]. Quest'ultima fu dovuto alla centralizzazione del potere monarchico, instaurando quello che alcuni storici definirono "assolutismo parlamentare[75]", cioè un sistema di potere col quale i Tudor esautorarono il Parlamento dalle sue funzioni di controllore della politica monarchica, in favore della Camera stellata e del concilio privato del sovrano. Tanto per dare un'idea, Enrico VII convocò il parlamento solo 7 volte in ventiquattro anni di governo, 5 delle quali tra il 1485 e il 1495, cioè nei momenti critici delle sollevazioni di Simnel e di Warbeck[76]. La saggia politica estera e l'oculata politica economica permisero al successore Enrico VIII di agire liberamente in campo militare (la guerra contro la Francia di Francesco I e quella contro gli scozzesi) allestendo un poderoso esercito, e di avviare la costruzione di sontuosi castelli. Inoltre ebbe un grande ruolo nello stabilire il vantato potere inglese sui mari dando inizio alla fondazione di quello che alla fine divenne il più vasto impero della storia, l'Impero britannico, grazie alle sovracitate azioni di ingegneria navale e al patronato esplorativo. L'opera di ricostruzione del regno, bisogna ammetterlo, fu però facilitata anche dallo stato di prostrazione in cui versava il Regno: con l'assenza di una vera e propria nobiltà di sangue (decimata nella guerra delle due rose), Enrico poté agire liberamente, senza rimanere vincolato nella gestione del potere dai grandi feudatari del regno (come per esempio la controversa figura del Conte di Warwick) e promuovere così membri del ceto medio borghese determinando una vera e propria rivoluzione del panorama sociale che caratterizzò i decenni successivi[39].

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Elisabetta di York, consorte di Enrico VII.

Da Elisabetta di York Enrico ebbe:

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

L'albero genealogico qui riportato è stato realizzato consultando, nei limiti del possibile, le voci di wikipedia in lingua italiana. Mancanti queste, sono state consultate quelle in lingua inglese trattanti le biografie delle singole persone ivi citate.

Enrico VII Tudor Padre:
Edmondo Tudor
Nonno paterno:
Owen Tudor
Bisnonno paterno:
Maredudd ap Tudur
Trisnonno paterno:
Tudur ap Goronwy
Trisnonna paterna:
Marged ferch Tomos
Bisnonna paterna:
Margaret ferch Dafydd
Trisnonno paterno:
Dafydd Fychan
Trisnonna paterna:
Nest ferch Ieuan
Nonna paterna:
Caterina di Valois
Bisnonno paterno:
Carlo VI di Francia
Trisnonno paterno:
Carlo V di Francia
Trisnonna paterna:
Giovanna di Borbone
Bisnonna paterna:
Isabella di Baviera
Trisnonno paterno:
Stefano III di Baviera
Trisnonna paterna:
Taddea Visconti
Madre:
Margaret Beaufort
Nonno materno:
John Beaufort, I duca di Somerset
Bisnonno materno:
Giovanni Beaufort, I conte di Somerset
Trisnonno materno:
Giovanni di Gand
Trisnonna materna:
Katherine Swynford
Bisnonna materna:
Margaret Holland
Trisnonno materno:
Thomas Holland, II conte di Kent
Trisnonna materna:
Alice FitzAlan
Nonna materna:
Margaret Beauchamp di Bletso
Bisnonno materno:
John Beauchamp, di Bletso
Trisnonno materno:
Roger Beauchamp, de jure secondo Barone Beauchamp of Bletsoe
Trisnonna materna:
Maria
Bisnonna materna:
Edith Stourton
Trisnonno materno:
Sir John Stourton, Sceriffo di Dorset e Somerset
Trisnonna materna:
Catherine Beaumont

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro
— [77]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Enrico VII re d'Inghilterra su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 17 aprile 2015.
  2. ^ Henry VII and Elizabeth of York, http://westminster-abbey.org, 2015. URL consultato il 17/04/2015.
  3. ^ Owen Tudor and Catherine of Valois su Tudorhistory. URL consultato il 17/04/2015.
  4. ^ Stanley Bertram Chrimes, Henry VII, p. 5. URL consultato il 17/04/2015.
  5. ^ Owen Tudor - "Luminarium Encyclopedia Project" su Luminarium: Encyclopedia Project. URL consultato il 17/04/2015.
  6. ^ Edmund and Jasper Tudor and Margaret Beaufort su Tudorhistory. URL consultato il 17/04/2015.
  7. ^ Stanley Bertram Chrimes, Henry VII, p. 12. URL consultato il 17/04/2015.
  8. ^ Margaret Beaufort, Countess of Richmond su Westminster Abbey. URL consultato il 17/04/2015.
  9. ^ Si guardi la genealogia di Giovanni da Gand.
  10. ^ a b Murray 1973.
  11. ^ THE TUDORS IN THE WARS OF THE ROSES - PART ONE. URL consultato il 17/04/2015.
  12. ^ a b c d e f g h History Learning Site - Henry VII - the early years su HistoryLearningSite.co.uk. URL consultato il 17/04/2015.
  13. ^ a b c James Gairdner, King Henry VII of England su Luminarium: Encyclopedia Project. URL consultato il 17/04/2015S.
  14. ^ Michael Jones, Lady Margaret Beaufort, su "History today" su History Today. URL consultato il 17/04/2015.
  15. ^ John Duncan Mackie, The Earlier Tudors, 1485-1558, p. 50. URL consultato il 18/04/2015.
  16. ^ James Tait, Henry Stafford su Dictionary of National Biography, vol. 53, 1885-1900. URL consultato il 17/04/2015.
  17. ^ Si confronti la voce inglese di Pierre Landais.
  18. ^ a b c d The Battle of Bosworth. URL consultato il 17/04/2015.
  19. ^ a b c d e f Henry VII Facts & Information Biography su Englishhistory.net. URL consultato il 17/04/2015.
  20. ^ John Duncan Mackie, The Earlier Tudors, 1485-1558, p. 51. URL consultato il 18/04/2015.
  21. ^ Thomas Penn, Winter King: Henry VII and the Dawn of Tudor England, p. 8. URL consultato il 17/04/2015.
  22. ^ King Henry VII su BritishRoyals. URL consultato il 18/04/2015.
  23. ^ Williams 1973.
  24. ^ Rotuli Parliamentorum A.D. 1485 Henry VII
  25. ^ P.R. Cavill, The English Parliaments of Henry VII 1485-1504, pp. 30-31. URL consultato il 18/04/2015.
  26. ^ Chrimes 1972, p. 50.
  27. ^ John Duncan Mackie, The Earlier Tudors, 1485-1558, p. 49. URL consultato il 18/04/2015.
  28. ^ a b c Kenneth O.Morgan, Storia dell'Inghilterra, p. 206.
  29. ^ Kelly 1995, p. 425.
  30. ^ John Duncan Mackie, The Earlier Tudors, 1485-1558, pp. 68-69. URL consultato il 18/04/2015.
  31. ^ a b Kennet O.Morgan, Storia dell'Inghilterra, p. 204.
  32. ^ Williams 1973.
  33. ^ The Wars of the Roses and Henry VII, p. 104. URL consultato il 18/04/2015.
  34. ^ a b c d Colin Pendrill, The Wars of the Roses and Henry VII, p. 105.
  35. ^ Colin Pendrill, The Wars of the Roses and Henry VII, pp. 104-105.
  36. ^ Morgan 2001, p. 204.
  37. ^ Colin Pendrill, The Wars of the Roses and Henry VII, p. 111. URL consultato il 18/04/2015.
  38. ^ a b c Reginald Francis Treharne, Enrico VII re d'Inghilterra in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  39. ^ a b J.P.Sommerville, Henry VII - Domestic and foreign policy su Faculty.history. URL consultato il 18/04/2015.
  40. ^ (EN) Stanley Bertram Chrimes, An Administrative History of Medieaval Britain, Oxford, Blackwells of Oxford, 1984, p. 84.
  41. ^ a b c Henry VII and Europe su historylearningsite. URL consultato il 18/04/2015.
  42. ^ Kennet O.Morgan, Storia dell'Inghilterra, p. 205.
  43. ^ Kenneth O.Morgan, Storia dell'Inghilterra, pp. 204-205.
  44. ^ J.P.Sommerville, Henry VII - Domestic and foreign policy su Faculty.history. URL consultato il 18/04/2015.
    «One of Henry's closest advisors was John Morton (died 1500.) He had been made Bishop of Ely by Edward IV in 1479, but fell foul of Richard III and joined Henry in exile. After Henry's accession, he was made Chancellor and Archbishop of Canterbury (1486.)».
  45. ^ a b Henry VII and Commerce su historylearningsite. URL consultato il 18/04/2015.
  46. ^ Henry VII, in "History"
  47. ^ a b c Henry VII and Overseas Trade in "History learning site"
  48. ^ a b c Henry VII and Ireland in in "History learning site"
  49. ^ Agnes Conway, Henry VII's Relations with Scotland and Ireland 1485–1498, p. 118. URL consultato il 18/04/2015.
  50. ^ a b c d e Alberto Magnaghi, Caboto, Giovanni e Sebastiano in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
  51. ^ a b Articolo su Margaret Beaufort, The Indipendent, 25 giugno 2014. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  52. ^ a b Enrico VII Re d'Inghilterra in Dizionario di Storia, Treccani, 2010. URL consultato il 17 aprile 2015.
  53. ^ Benché non esistesse ancora una nazione spagnola unita nel senso amministrativo del termine, l'unione personale dei troni di Castiglia e Aragona dovuta al matrimonio dei loro rispettivi sovrani (Isabella e Ferdinando), la poneva su un piano unitario agli occhi della politica estera europea.
  54. ^ Arthur Tudor in Tudor History. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  55. ^ Henry VIII in Tudor History. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  56. ^ The Death of Elizabeth of York, in "History Today"
  57. ^ Kenneth O.Morgan, Storia dell'Inghilterra, p. 209.
  58. ^ Bosisio 1968, p. 282.
  59. ^ John Colet su BBC - History. URL consultato il 1/04/2015.
  60. ^ The Rev. Germain P. Marc'hadour, Sir Thomas More su Encyclopedia Britannica. URL consultato il 1/04/2015.
  61. ^ a b c d e Henry VII Chapel, Westminster Abbey su English Monarchs, 2004 - 2005. URL consultato il 1/04/2015.
  62. ^ Murray 2008, p. 22.
  63. ^ a b Murray 2008, p. 21, nota 28.
  64. ^ King Henry VII, su "English History"
  65. ^ A description of Henry VII in Tudorhistory. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  66. ^ a b Henry VII - the man, in "History Learning Site"
  67. ^ Rebecca Watts,, Kingship by Comparison: Henry VII, James I and Francis Bacon su St John's College - University of Cambridge, 2014. URL consultato il 18/04/2015.
  68. ^ Rebecca Watts, Kingship by Comparison: Henry VII, James I and Francis Bacon su St John's College - University of Cambridge, 2014. URL consultato il 18/04/2015.
    «...he also perceived the significance of various legal innovations seen during Henry’s reign, declaring Henry ‘the best law-giver to this nation; after King Edward the first...».
  69. ^ Henry VII: Founder of Stability or Incompetent Monarch? su Tudors.org. URL consultato il 18/04/2015.
    «‘He was of an high mind, and loved his own will and his own way; as one that revered himself, and would reign indeed, … not admitting any near or full approach either to his power or to his secrets.' [...] He was a skilful but prudent statesman: he kept his ‘distance’. He was (as we are told) not a ‘participating’ ruler like Henry VIII, Francis I or Elizabeth I. He did not flaunt his wealth.».
  70. ^ Henry VII: Founder of Stability or Incompetent Monarch? su Tudors.org. URL consultato il 18/04/2015.
    «‘He was a prince sad, serious, and full of thoughts and secret observations; and full of notes and memorials in his own hand, especially touching persons; as whom to employ, whom to reward, whom to inquire of, whom to beware of, what were the dependencies, what were the factions, and the like; keeping (as it were) a journal of his thoughts.’».
  71. ^ Kenneth O.Morgan, Storia dell'Inghilterra, pp. 204 / 208.
    «...era chiaro che Enrico VII...era tuttavia abile nel rendere fficienti quelli vecchi. Il suo fiore all'occhiello fu la capacità di imporre il rispetto degli obblighi politici e finanziari verso la Corona, oltre che della legge e dell'ordine / Neppure Elisabetta I, durante il cui regno l'amministrazione inglese fu preda di una corruzione dilagante, si abbassò a uno smercio così spudorato di cariche secondo il modello francese.».
  72. ^ Nathen Amin, Henry VII, the King Maligned as a Miser, 21/06/2014. URL consultato il 18/04/2015.
  73. ^ Henry VII and the nobles, in History Learning Site"
  74. ^ Henry VII in Tudorhistory. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  75. ^ Hurstfield 1967.
  76. ^ Henry VII and Parliament, in "History Learning Site"
  77. ^ Chevaliers de la Toison D'Or

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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