Enrico Pessina

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Enrico Pessina
Enrico Pessina.jpg

Ministro di grazia e giustizia del Regno d'Italia
Durata mandato 24 novembre 1884 –
29 giugno 1885
Monarca Umberto I di Savoia
Capo del governo Agostino Depretis
Predecessore Niccolò Ferracciu
Successore Diego Tajani
Legislature XV

Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d'Italia
Durata mandato 10 novembre 1878 –
19 dicembre 1878
Capo del governo Benedetto Cairoli
Predecessore Benedetto Cairoli
Successore Salvatore Majorana Calatabiano
Legislature XIII

Senatore del Regno d'Italia
Legislature dalla XIII

Deputato del Regno d'Italia
Legislature VIII, X, XIII
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza, Laurea in Filosofia

Enrico Pessina (Napoli, 17 ottobre 1828[1]Napoli, 24 settembre 1916) è stato un giurista, filosofo e politico italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XIII legislatura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Compì all'Università di Napoli sia studi giuridici che filosofici. Fu allievo di Pasquale Galluppi, di cui curò l'edizione postuma della "Storia della filosofia", un anno dopo la morte del filosofo calabrese.[2]

Di idee liberali, fu oppositore dei Borboni, prendendo parte ai moti del 1848. L'anno successivo pubblicò il suo Manuale di diritto costituzionale che gli procurò la persecuzione della polizia e poi il carcere. Nel 1856 sposò Giulia Settembrini, figlia di Luigi Settembrini, all'epoca del matrimonio recluso nell’Isola di Santo Stefano. Nel 1860 Pessina fuggì dal Regno e risiedette a Livorno, per essere nominato l'anno dopo professore di diritto nell'Università di Bologna.

Con la caduta dei Borboni, tornò a Napoli dove fu sostituto procuratore generale. Deputato dal 1861 e poi Senatore del Regno d'Italia dal 1876 (XIII legislatura), fu ministro dell'agricoltura, industria e commercio nel Governo Cairoli I (1878) e ministro di grazia e giustizia e culti nel Governo Depretis VI (1884-1885).

Nel 1875 fondò la rivista giuridica Il Filangieri con Federico Persico.

Nel 1899 divenne socio dell'Accademia dei Lincei.

Morì nel 1916 nella sua casa in via del Museo Nazionale, strada che prese in seguito il suo nome: via Enrico Pessina. Anche il palazzo dove visse e morì è da allora ricordato col suo nome.

Intitolazioni[modifica | modifica wikitesto]

Presso la sede storica dell'Università Federico II di Napoli c'è un'aula a lui intitolata.

A lui è dedicato uno dei 229 busti di italiani illustri che ornano la passeggiata del Pincio a Roma.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Elementi di procedura penale, 1876

Fra le numerose sue opere, si ricordano:

  • Manuale del diritto pubblico costituzionale, Napoli: Stabilimento poligrafico, 1849.
  • Elementi di procedura penale, Napoli, Nicola Jovene, 1876.
  • il Naturalismo e le scienze giuridiche, discorso inaugurale letto nella Regia Università di Napoli il 17 dicembre 1878 da Enrico Pessina, Napoli: Tipografia dell'Accademia Reale delle Scienze, 1879 1876
  • Elementi di diritto penale, vol. 1, Napoli, Riccardo Marghieri, 1882.
  • Manuale del diritto penale italiano, Napoli: Eugenio Margheri, 1895
  • Manuale del diritto pubblico costituzionale, con prefazione di Giorgio Arcoleo e introduzione di Ignazio Tambaro, Napoli: G. Priore, 1900

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La voce dell'Enciclopedia Italiana a cura di Emilio Albertario (vedi Bibliografia) indica la data del 7 ottobre 1828.
  2. ^ Enrico Pessina (a cura di), Storia della filosofia di Pasquale Galluppi. A cui si aggiunge l'elogio funebre, Milano : Gio. Silvestri, 1847.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Albertario, «PESSINA, Enrico» in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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