Enrico I di Cipro

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Regno di Cipro
Lusignano
Armoiries Lusignan Chypre.svg

Guido (1192 - 1194)
Amalrico I (1194 - 1205)
Figli
Ugo I (1204 - 1218)
Enrico I (1218 - 1253)
Ugo II (1253 - 1267)
Ugo III (1267 - 1284)
Figli
  • Giovanni I Re di Cipro (1284 - 1285)
  • Boemondo di Lusignano (1268 - 1281)
  • Enrico II Re di Cipro (1285 - 1306 e 1310 - 1324)
  • Almarico di Lusignano, reggente di Cipro dal 1306 alla morte (? - 1310)
  • Maria di Lusignano, moglie di Jaime II di Aragona (1273 - 1322)
  • Aimerico di Lusignano
  • Guido di Lusignano (? - 1303)
  • Margherita di Lusignano, moglie di Thoros III d'Armenia
  • Alice di Lusignano, moglie di Baliano d'Ibelin
  • Helis di Lusignano
  • Isabella di Lusignano
Giovanni I (1284 - 1285)
Enrico II (1285 - 1306)
Amalrico II (1306 - 1310)
Enrico II (1310 - 1324)
Ugo IV (1324 - 1359)
Pietro I (1359 - 1369)
Pietro II (1369 - 1382)
Giacomo I (1382 - 1389)
Giano I (1389 - 1432)
Giovanni II (1432 - 1458)
Figli
Carlotta I (1458 - 1464)
Giacomo II (1464 - 1473)
Figli
Giacomo III (1473 - 1474)
Caterina (1474 - 1489)
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Enrico di Lusignano

Enrico di Lusignano (Nicosia, 3 maggio 1218Nicosia, 18 gennaio 1253) è stato Re di Cipro.

Henri Ier, roi de Chypre, reçoit un messager.jpg

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni di vita e l'incoronazione[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Ugo I di Cipro e di Alice di Champagne (sorella di Gualtiero di Montbéliard), reggente nel primo periodo di regno di Ugo, alla morte del padre, nel 1218, aveva solo otto mesi di vita. L'Alta Corte di Cipro, massimo organo rappresentativo della monarchia cipriota, affidò la reggenza alla regina madre Alice di Champagne, che nominò Filippo di Ibelin luogotenente del regno. Il papa Onorio III, preoccupato per la debolezza politica del regno di Cipro, mise la famiglia reale sotto la protezione del suo legato, il cardinale vescovo di Albano, Pelagio, e del Gran Maestro dell'Ordine dei Templari.

Nonostante la regina madre Alice risiedesse perlopiù in Terrasanta, era tuttavia lei che riceveva la quasi totalità dei redditi regali ciprioti. Uno dei suoi primi atti, compiuti in nome di Enrico, fu di concedere, nel 1218, numerosi privilegi ai genovesi, che furono esentati dalle imposte commerciali ed ebbero una speciale giurisdizione propria sui propri connazionali, oltre a due possedimenti a Limassol e a Famagosta. La reggente inoltre inviò un contingente cipriota a partecipare alla V crociata, come era già nei piani del defunto marito Ugo; i crociati ciprioti però abbandonarono ben presto l'impresa per la disputa accesasi tra Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, e il legato pontificio Pelagio, causando il fallimento dell'impresa.

Intanto a Cipro sorsero i primi contrasti tra la reggente e parte della nobiltà isolana: le nozze, avvenute nel 1223, fra Alice con il principe Boemondo V d'Antiochia, portò alla revoca dell'incarico di luogotenente del regno a Filippo di Ibelin, inizialmente in favore dello stesso Boemondo, in seguito di Amalrico Barlais, entrambi ricusati dall'Alta Corte di Cipro, che non era stata consultata in materia. Gli Ibelin allora, temendo un possibile intervento dell'imperatore Federico II di Svevia, che poteva rivendicare la reggenza in nome del diritto di sovranità su Cipro stabilito nel 1197, nel 1225 organizzarono l'incoronazione del giovane Enrico, di appena otto anni, che avvenne nella cattedrale di Santa Sofia a Nicosia.

I contrasti con Federico II[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore giudicò irrispettosa della sua autorità sull'isola l'incoronazione di Enrico I, che da allora fu un burattino nelle mani della potente famiglia baronale degli Ibelin, capeggiata da Giovanni di Ibelin, signore di Beirut, succeduto alla fine del 1227 al fratello Filippo, morto in quell'anno, come luogotenente del regno. Alice invece, divorziata da Boemondo nel 1229, si stabilì a San Giovanni d'Acri, non avendo più voce in capitolo, specie nella guerra civile che sconvolse l'isola dal 1229 al 1233. Il conflitto esplose a causa del contrasto tra gli Ibelin e il partito imperiale, guidato da Amalrico Barlais, che mirava ad assumere la reggenza.

In seguito al rifiuto dell'Alta Corte, Amalrico si appellò a Federico II, in viaggio verso la Terrasanta in occasione della VI crociata: sbarcato a Cipro nel luglio del 1228 con il proposito di assicurarsi la persona del giovane sovrano cipriota, organizzò a Limassol un sontuoso banchetto, invitandovi Giovanni di Ibelin, i suoi figli e lo stesso Enrico I. Secondo il cronista Filippo di Novara, l'imperatore esortò i suoi ospiti a rinunciare alle vesti di lutto, indossate per la morte di Filippo di Ibelin, e a indossare i sontuosi abiti da festa da lui portate. Al termine del pranzo, però, i soldati imperiali fecero irruzione nella sala circondando gli invitati, mentre Federico intimò a Giovanni di rendergli conto dei redditi riscossi durante la reggenza. Il signore di Beirut si appellò allora all'Alta Corte, il solo organo competente a giudicarlo, lasciando tuttavia in ostaggio i suoi figli all'avversario, che portò Enrico con sé a Kiti e a Nicosia. Intanto però Giovanni si rifugiò a San Hilarion, da dove oppose resistenza agli imperiali, finché nel settembre del 1228 si giunse ad un accordo: Federico II avrebbe tenuto presso di sé il giovane sovrano cipriota, restituito gli ostaggi e provveduto a mettere suoi partigiani nelle città e nei castelli di Cipro fino alla maggiore età del sovrano, mentre Giovanni di Ibelin avrebbe accompagnato l'imperatore in Terrasanta. La nobiltà isolana allora giurò fedeltà all'imperatore, che il 3 settembre di quell'anno ripartì alla volta di Acri, conducendo con sé il re di Cipro.

Rientrato da Acri nella primavera del 1229, Federico ricondusse Enrico I nel suo regno, dandogli in moglie Alice, figlia del conte Guglielmo IV del Monferrato; la coppia però non visse a lungo assieme, visto che la sposa morì nel 1233, durante l'assedio di Kyrenia, proprio quando Enrico I compiva 15 anni, raggiungendo così la maggiore età. Oltre che a dargli una moglie, Federico II aveva imposto al giovane monarca la potestà di cinque balivi, incaricati del governo dell'isola. Stando a Filippo di Novara, Enrico I fu prigioniero di Amalrico Barlais e dei suoi seguaci, mentre lo stesso cronista, cui venne imposto di giurare fedeltà ai nuovi dominatori, si inginocchiò davanti al sovrano cipriota chiedendo di essere giudicato da suoi pari. Quando però, nel luglio del 1229 i balivi mandarono il re sotto scorta a San Hilarion (dopo la caduta della fortezza, nell'aprile/maggio 1230), Enrico I ritornò sotto l'ala protettiva degli Ibelin.

L'anno dopo Federico II inviò una flotta al comando dell'ammiraglio Filangeri, che sbarcò a Cipro; l'ammiraglio lesse al monarca il messaggio imperiale che imponeva l'esilio degli Ibelin, seguito dal rifiuto di Enrico di perseguire i suoi protettori. Allora l'esercito imperiale si diresse verso Beirut, feudo di Giovanni di Ibelin, impadronendosi della città. L'Alta Corte si riunì, su convocazione di Giovanni, prova evidente della subordinazione del re al potente clan baronale degli Ibelin; il nobile chiese infatti il sostegno di Enrico per riconquistare il suo feudo, non potendo avvalersi del supporto feudale in quanto egli aveva ricevuto Beirut dal re di Gerusalemme, che ora era proprio Federico II. Riuscì ad ottenere il suo scopo, perché i vassalli ciprioti si schierarono con lui, organizzando una spedizione a cui prese parte anche il sovrano; i ciprioti però furono messi in rotta dagli imperiali nella battaglia di Casale Imbert, del 3 maggio 1232, dove lo stesso Enrico I riuscì appena a salvarsi.

Il re però poté impedire che i suoi sostenitori disertassero, concedendo numerosi feudi e prestiti in denaro, come ai conti Giovanni di Cesarea e a Giovanni di Giaffa, riuscendo a raggruppare un contingente di 233 cavalieri, ben decisi a riconquistare la loro posizione a Cipro. Quindi il Lusignano sbarcò a Famagosta con Giovanni di Ibelin, grazie anche al supporto di navi genovesi; acclamato dalla popolazione, mise in fuga gli imperiali, costretti a ritirarsi a Nicosia. Poi, per ripagare i genovesi del loro aiuto navale, Enrico I concesse loro numerosi privilegi, confermati con un decreto reale datato 2 dicembre 1233: la Repubblica marinara di Genova poté disporre di una propria corte, fu esentata dalle imposte commerciali ed ebbe numerosi possedimenti immobili a Nicosia, Famagosta e Paphos e del Casale Despoire presso Limassol. Subito dopo l'esercito cipriota marciò verso Nicosia, affrontando le truppe imperiali, comandate da Filangeri, ad Agridi, il 15 giugno 1232, dove il partito imperiale ebbe la peggio. Enrico, che era rimasto nelle retrovie con Giovanni di Ibelin, ottenne subito dopo la resa di Kantara, piazzaforte ove si erano rifugiati parte dei soldati del Filangeri.

Entrato nella sua capitale, il giovane monarca convocò l'Alta Corte per giudicare i balivi e i loro sostenitori per alto tradimento, con la conseguente confisca dei beni, ceduti poi ai sostenitori del sovrano, come Gualtiero di Brienne, Enrico di Antiochia, Goffredo le Tor e Baldovino Bonvoisin. Le casse reali però erano ormai vuote: per tale ragione, Enrico dovette alienare alcune proprietà fondiarie reali all'arcivescovo di Nicosia e mettere una taglia sui suoi sudditi. Infine, quando nel 1236 Giovanni di Ibelin morì, Enrico I favorì i suoi figli nelle alte cariche di corte: Baliano subentrò al padre nel consiglio reale e fu nominato connestabile di Cipro, mentre il fratello Baldovino ebbe la nomina a siniscalco.

Sul trono di Cipro[modifica | modifica wikitesto]

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Poi, nel 1237, il re cipriota si sposò con Stefania de Barbaron, figlia del re Aitone I d'Armenia, ma la coppia non ebbe figli.

Subito dopo la riconquista del trono e la sconfitta del partito imperiale, Enrico I si disinteressò della sorte del Regno di Gerusalemme, ignorando persino un appello dei poulains (i franchi nati in Terrasanta), per la nuova perdita della città di Gerusalemme, avvenuta nel 1244 ad opera degli Ayyubidi. Quando però, nel 1246, la madre Alice di Champagne morì, il re di Cipro divenne il parente più prossimo del nuovo titolare della corona gerosolomitana, Corrado IV, figlio di Federico II; in attesa che questi prendesse possesso dell'eredità, l'Alta Corte di Cipro proclamò Enrico "signore del Regno di Gerusalemme". A questo titolo inviò allora otto vascelli della sua flotta a difendere Ascalona, assediata dai musulmani, che tuttavia cadde ugualmente nel 1247.

Poco tempo dopo, il 21 agosto del 1248, il re di Francia Luigi IX giunse a Limassol come tappa intermedia per l'Egitto, dove intendeva condurre la Settima crociata. Enrico I lo accolse con grandissimi onori, fece ammassare provviste per i crociati in occasione della spedizione egiziana e organizzò il loro intrattenimento nell'isola, facendo giungere dalla Grecia prostitute e buffoni. Inoltre chiese al re francese di poter partecipare alla crociata con la sua armata, ottenendone il consenso; quindi, dopo aver imposto ai suoi nobili di prendere anche loro la croce, otto mesi più tardi prese il mare con la flotta francese, giungendo al largo delle coste egiziane nell'aprile del 1249. La crociata portò alla conquista della città di Damietta, sul delta del Nilo, dove Enrico entrò il 6 giugno 1249 a fianco del monarca capetingio.

Subito dopo però dovette abbandonare l'impresa, lasciando tuttavia al re di Francia un contingente di 120 cavalieri al comando del connestabile e del siniscalco di Cipro. Dopo essere rientrato nella sua isola, il re, morta in quello stesso anno durante la crociata la moglie Stefania, convolò, nel settembre del 1250, a nuove nozze con Piacenza di Antiochia, figlia di Boemondo V d'Antiochia, da cui ebbe un figlio, Ugo II di Cipro, nato nel 1253, poco prima della morte del padre, avvenuta quello stesso anno, a soli 36 anni.

Alla sua morte gli successe proprio il figlio in fasce, sotto la reggenza della moglie Piacenza.

Figura scialba e priva di personalità, Enrico I sembra non aver avuto un ruolo determinante nella storia di Cipro e in quella della dinastia dei Lusignano, poiché, invece di imprimere un'impronta personale al suo governo, si lasciò guidare dagli eventi senza reagire. Soprannominato senza merito "il Liberale" per la sua bonomia verso i nobili e il popolo, dimostrò anche notevole inerzia in occasione di accadimenti che avrebbero richiesto il suo deciso intervento.

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