Enrico Cenni

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Enrico Cenni (Vallo della Lucania, 20 novembre 1825Napoli, 27 luglio 1903) è stato un giurista, storico e letterato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Vallo della Lucania il 20 novembre 1825, da Giovanni e Marianna Bottino, in politica fu "neoguelfo", ossia appartenne al gruppo di cattolici moderati - quali per esempio, fra i cittadini nati nel Regno delle Due Sicilie, Vincenzo d'Errico, Pietro Calà Ulloa, Federico Persico (che ne scrisse una biografia[1]), Giovanni Manna, eccetera - i quali, nel periodo preunitario, aspiravano alla costituzione di una confederazione degli stati italiani sotto la presidenza del papa, secondo quando teorizzato nel 1843 da Gioberti nel "Del primato morale e civile degli italiani".
Quando, nel 1838, suo padre Giovanni fu nominato intendente della provincia di Catanzaro, vi si dovette trasferire ed entrò nel collegio dove insegnava italiano Luigi Settembrini. I due rimasero in contatto per il resto della vita, tanto che il Settembrini gli fece dono del crocifisso di osso che aveva scolpito durante la sua prigionia. Nel 1849 suo padre Giovanni fu "messo al ritiro", probabilmente perché sospettato di simpatie liberali. Tale ipotesi è avvalorata dal fatto che egli fu richiamato in servizio come Governatore della Provincia di Napoli nel 1860, anno della svolta costituzionale del Regno.

Critico verso il dispotismo borbonico, dopo l'Unità d'Italia fu critico anche verso i governanti italiani. Aveva sposato nel 1858 la nobildonna napoletana Maria Caterina Cavalcanti, sorella della moglie dell'amico Federico Persico che così diveniva suo cognato. Dalla moglie ebbe l'unico figlio a nome Giovannino che, dopo una vita dissoluta, avrebbe finito con il suicidarsi la mattina del 15 giugno 1896, lanciandosi da una finestra dell'Hotel Vesuvio di Napoli, lasciando così vedova la giovane moglie Filomena Toscano, incinta[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Federico Persico, Enrico Cenni : commemorazione letta all'Accademia pontaniana nella tornata del 15 marzo 1908 dal socio Federico Persico, Napoli, F. Giannini & figli, 1908.
  2. ^ Pasquale Lopez, Enrico Cenni e i cattolici dopo l'Unità d'Italia, Napoli, 5 lune, 1962.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN43368383 · SBN IT\ICCU\TO0V\090707 · LCCN (ENn87882061 · BAV (EN495/176806 · WorldCat Identities (ENlccn-n87882061
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