Enrico Aristippo

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« Mansuetissimi virum ingenii et tam latinis quam grecis litteris eruditum,
familiarem sibi delegit ut vicem et officium interim gereret admirati,
preessetque notariis, et cum co secretius de regni negotiis pertractaret
 »
(Ugo Falcando)

Enrico Aristippo (Santa Severina, tra il 1105 e il 1110Palermo, 1162) è stato un letterato e religioso italiano, arcidiacono di Catania e letterato attivo nella corte normanna del Regno di Sicilia. Fu uno dei primi traduttori dal greco di opere scientifiche e filosofiche di cui si abbia notizia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Poco si sa della vita: secondo lo storico inglese John Julius Norwich, Enrico Aristippo sarebbe stato di origine normanna; tuttavia, le sue origini calabresi, il nome e la sua attività letteraria dichiarano indubbiamente la sua estrazione dagli ambienti greci del multietnico Regnum Siciliae.

Fu arcidiacono di Catania ed ebbe rapporti importanti con la corte di Guglielmo I.

Aristippo era un inviato a Bisanzio (1158-1160) quando ricevette dall'imperatore Manuele I Comneno una copia greca dell'Almagesto di Tolomeo: Uno studente della Schola Medica Salernitana incontrò Aristippo sul Monte Etna mentre osservava un'eruzione e predispose una traduzione latina dell'opera. Anche se questa è stata la prima traduzione in latino dell'Almagesto, essa non fu così influente come quella successivamente fatta da Gerardo da Cremona dall'arabo. Il manoscritto originale è probabilmente quello conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia.

Aristippo stesso fece la prima traduzione latina del Menone (1155) e del Fedone (1156) di Platone, e del quarto libro dei Meteorologica di Aristotele. Ha anche tradotto Gregorio di Nazianzo su richiesta di Guglielmo I di Sicilia e opere di Diogene Laerzio.

Nel 1161, sotto il regno del re Guglielmo il Malo, prese il posto di Maione di Bari, assassinato l'anno precedente, nel triumvirato del Regnum, al fianco di Silvestro di Marsico e Riccardo Palmer, arcidiacono di Siracusa.

Nel 1162, Aristippo venne sospettato di infedeltà da parte del re e imprigionato. Morì probabilmente poco dopo in quello stesso anno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pasquino Crupi, La letteratura calabrese, Lineaerre editore, 1999
  • Marcello Gigante, Enrico Aristippo, gloria di Santa Severina, in "Quaderni Siberenensi", Rivista di cultura, storia e tradizioni, I (1999) 21-36.
  • Daniele Macris, Enrico Aristippo fra Bizantini e Normanni, in "Quaderni Siberenensi", Rivista di cultura, storia e tradizioni, VII (2005) 43-46.
  • Giovanni Brancaccio, Geografia, cartografia e storia del Mezzogiorno, Guida Editori, 1991.