Emmanuele Melisurgo

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Emmanuele Melisurgo (Bari, 19 giugno 1809Torre del Greco, 1867) è stato un ingegnere italiano, imprenditore, costruttore di ferrovie. Ancora bambino fu portato a Napoli dai genitori. Studiò con profitto alla Regia Accademia di belle arti di Napoli. Dal 1831 in poi fu per molti anni in Inghilterra e in Francia e durante tali soggiorni conobbe J. Pook, banchiere e D. Nuñes Carvalho, direttore della ferrovia Galway-Ennis. Nel 1836 sposò Rosa Gardella e da essa ebbe il figlio Giulio.

Costituita una società con Pook e Carvalho, il 15 agosto 1845, presentò al governo napoletano il progetto per la costruzione di una ferrovia, tra le sponde tirrenica e adriatica del regno, che partendo da Napoli, avrebbe toccato Avellino, Ariano Irpino, Lucera, Foggia, Canosa, Barletta e Bari giungendo a Brindisi. Da Brindisi si sarebbero staccate delle diramazioni. Erano poi previsti anche collegamenti con Abruzzo, Calabria e Sicilia. Il progetto sarebbe stato finanziato dai privati senza alcun onere finanziario per lo Stato.

Il re Ferdinando II di Borbone aggiunse altre richieste quali, tariffe più basse di quelle proposte, trasporto gratuito dei militari acconsentendo inoltre alla sola concessione per la linea per le Puglie e riservandosi il diritto di poter rilasciare altre concessioni ad altri soggetti su percorsi paralleli. Il decreto di concessione della Napoli-Barletta fu emanato il 2 marzo 1846 e prevedeva la possibilità di prolungamento a Otranto[1].

Ma poco tempo dopo scoppiarono i moti del 1848 che, uniti alla difficoltà di reperire finanziamenti in Inghilterra, provocarono il blocco dell'opera. Il Melisurgo sposò la causa di coloro che richiedevano la costituzione fondando, il 18 marzo, il giornale satirico L'Arlecchino. Il 15 maggio, durante la repressione, la sede venne assaltata da soldati svizzeri che lo ferirono con una sciabolata al capo. Arrestato rischiò la fucilazione come sovversivo ma riuscì a salvarsi[2]. In seguito ad altre iniziative editoriali subì la condanna a sei anni di carcere ma fuggì in Inghilterra.

Fece ritorno nel 1853 perché era venuto a conoscenza del fatto che Ferdinando II aveva deciso la costruzione della linea ferroviaria da lui proposta nel 1845 ma a spese dello Stato con possibilità di compartecipazione dei privati: l'inizio dei lavori era fissato per il 1º marzo 1853. Stante tuttavia l'onerosità del progetto, a giudizio del governo, il Melisurgo si propose come costruttore di una tratta, la Foggia-Bari, con finanziamento a carico di una società privata. L'offerta fu respinta ma un successivo decreto reale del 16 aprile 1855, gli concesse la costruzione e l'esercizio della intera ferrovia da Napoli a Brindisi[3]. Melisurgo costituì quindi una società in accomandita prevedendo l'emissione di 220.000 azioni da 100 ducati ciascuna[4]. Il consiglio di amministrazione della società stipulò poi un accordo con i Rothschild per la vendita delle azioni all'estero. L'inaugurazione dei lavori avvenne l'11 marzo 1856[5], ma vi furono molte interferenze governative che ne ritardarono l'inizio; inoltre nel 1859 furono date concessioni ad una società costituita da Gustave Delahante e altri soci per la costruzione di una ferrovia che congiungesse il Tronto, (sul versante adriatico) via Foggia con Taranto e Napoli; da Foggia sarebbe partita la diramazione per Bari, Lecce, Otranto. L'idea del governo Borbonico era quella di collegare il vasto territorio del regno con la capitale Napoli. Le proteste di Melisurgo furono ignorate da Ferdinando II che dispose anzi che i lavori a lui affidati iniziassero da Bari verso Foggia, rimandando i collegamenti tra Napoli e Sanseverino. Il 15 novembre 1856 Melisurgo aveva versato allo Stato la seconda rata della cauzione, per non decadere dalla concessione, ma molti azionisti non pagarono le rate successive provocando lo stallo dei lavori fino al 1860 e l'inutilizzo di molti materiali giunti dall'Inghilterra stoccati nei magazzini a Napoli[6]. Il 24 agosto 1860 il ministero costituzionale di Francesco II concesse alla società Gustave Delahante & Cie molte delle tratte ferroviarie in questione ma la caduta dei Borbone comportò anche la rottura della convenzione con la società del Delahante. Nel settembre 1860, Giuseppe Garibaldi, insediatosi quale prodittatore a Napoli dispose che tutto il programma di costruzioni fosse affidato alla società Adami e Lemmi di Livorno; il 13 ottobre emanò il relativo decreto annullando di fatto la concessione alla Melisurgo e C. anche se molti lavori erano a buon punto e tutte le gallerie e i ponti erano già stati costruiti e lasciando aperta di facoltà di subconcessione alla società Delahante[7]. Il Melisurgo proseguì invano nel tentativo di riprendere almeno in parte quanto era stato oggetto dei suoi diritti di concessione; fu anche costretto a difendersi dall'accusa di avere realizzato solo in minima parte quanto previsto.

Il figlio Giulio, nel 1863 entrò nella Società delle strade ferrate meridionali, che con la legge 21 agosto 1862, n. 763, era divenuta la concessionaria di buona parte delle tratte ferroviarie concesse in precedenza al padre[8]; assistito da Francesco Crispi come avvocato, continuò le azioni giudiziarie seguite alla mancata realizzazione dell'intera linea ferroviaria delle Puglie[9]. Emmanuele Melisurgo morì a Torre del Greco nel 1867.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle Due Sicilie, 1846, 1º semestre, Napoli 1846, legge n. 10005, 2 marzo 1846: Decreto con cui si approva la costruzione di una nuova strada ferrata da Napoli a Barletta, con facoltà di prolungarla per Brindisi ad Otranto
  2. ^ Senato della Repubblica, biblioteca, un giornale al mese: "L'Arlecchino"
  3. ^ Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle Due Sicilie, 1855, 1º semestre, Napoli 1855, legge n. 2067, 16 apr. 1855: Concessione al sig. E. Melisurgo della ferrovia Napoli-Brindisi; 2º semestre, ibid. 1855, legge n. 2589, 8 ott. 1855: Decreto col quale si permette al sig. E. Melisurgo, concessionario della ferrovia delle Puglie, di costruire una traversa che dal Comune di Mercato Sanseverino porti a Salerno
  4. ^ Società in commandita Emmanuele Melisurgo e C. per la ferrovia delle Puglie da Napoli a Brindisi. Stato enunciativo de’ lavori a cottimo, Napoli 1855
  5. ^ E. Melisurgo, Programma per la solenne inaugurazione dei lavori della ferrovia delle Puglie, ibid. 1856
  6. ^ E. Melisurgo e C., Contro Manfré ed altri azionisti morosi, documenti.
  7. ^ Collezione delle leggi e de' decreti emanati durante il periodo della dittatura nelle province napoletane, anno 1860, n. 8 del 13 ottobre 1860
  8. ^ L. 21 agosto 1862, n. 763, concedente al conte Bastogi la costruzione e l'esercizio di ferrovie nelle Provincie Meridionali e nella Lombardia
  9. ^ G. Melisurgo, Ferrovia da Napoli a Brindisi. Rapporto del 7 ott. 1861 pel ministro dei Lavori pubblici relativo alla Commissione del 7-4-1855, Napoli 1888; Id., A difesa dell'erede di E. Melisurgo contro il prefetto della Provincia di Napoli, rappresentante del ministero dei Lavori pubblici, ibid. 1889; Giudizio arbitramentale. Controdeduzioni al terzo libello della R. Avvocatura erariale di Napoli: Melisurgo e ministero dei Lavori pubblici, ibid. 1891

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emmanuele Melisurgo, Società in commandita E. Melisurgo & Ci, per la ferrovia delle Puglie da Napoli a Brindisi, Napoli, stabilimento tipografico di Gaetano Nobile, 1855.[1]
  • Emmanuele Melisurgo & Ci contro Manfrè ed altri azionisti morosi, Napoli, stabil. tip. de' SS Filippo e Giacomo, 1857. [2]
  • Emmanuele Melisurgo, Le ferrovie dell'Italia meridionale: memorandum a Sua Eccellenza il ministro de'lavori pubblici, Ubaldino Peruzzi, Napoli, stabil. tip. de' SS Filippo e Giacomo, 1861. [3]
  • Solenne inaugurazione della strada ferrata delle Puglie da Napoli a Brindisi intrapresa dalla Società in commandita Emmanuele Melisurgo e C., in Poliorama pittoresco, XVI (1855-56), pp. 331 s.;
  • Ferrovia delle Puglie, in Giorn. del Regno delle Due Sicilie, 14 febbr. 1857;
  • A. Crispo, Le ferrovie italiane. Storia politica ed economica, Milano 1940, pp. 22, 24, 96, 105, 125, 325;
  • A. Giovine, E. M. ingegnere, giornalista e patriota non era napoletano, ma barese…, Bari 1970;
  • N. Ostuni, Iniziativa privata e ferrovie nel Regno delle Due Sicilie, Napoli 1980, pp. 92–102, 106-109, 127, 133 s., 137, 144 s., 149-151, 155 s., 160-162, 165, 168-190, 195, 198, 200;
  • D. Cirella, Una famiglia di pionieri: i Melisurgo, in Ferrovie e tranvie in Campania…, a cura di F. Assante et al., Napoli 2006, pp. 164–166.
  • Regno delle Due Sicilie, Decreto con cui si approva la costruzione di una nuova strada ferrata da Napoli a Barletta, con facoltà di prolungarla per Brindisi ad Otranto, legge 2 marzo 1846
  • Giornale del Regno delle due Sicilie, 19 maggio 1855
  • B. Quaranta, La ferrovia delle Puglie da Napoli a Brindisi, in Annali civili del Regno delle Due Sicilie, 1855, vol. 55, pp.12-30
  • Silvana Musella, Melisurgo Emmanuele, in Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73 (2009),

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Emmanuele Melisurgo, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata