Emirato di Dirʿiyya

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Emirato di Dirʿiyya
دولة التوحيد
Emirato di Dirʿiyyaدولة التوحيد – Bandiera
Emirato di Dirʿiyyaدولة التوحيد - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Arabo
Lingue parlate
Capitale Dirʿiyya
Politica
Forma di Stato Monarchia
Forma di governo
Nascita 1744 con Muhammad ibn Sa'ud
Causa Accordo di Dirʿiyya di tra Muhammad ibn Abd al-Wahhab e Muhammad ibn Sa'ud
Fine 1818 con Abd Allah bin Sa'ud
Causa Sconfitta nella guerra ottomano-saudita
Territorio e popolazione
Bacino geografico Penisola araba
Religione e società
Religione di Stato Islamismo
Evoluzione storica
Preceduto da Dirʿiyya
Sultanato di Lahej
Sceriffato della Mecca
Succeduto da Flag of Egypt (1844-1867).svg Eyalet d'Egitto

L'Emirato di Dirʿiyya fu il Primo Stato Saudita.[1] Esso venne proclamato nel 1744 (1157 A.H.) quando l'Imam Muhammad ibn Abd al-Wahhab ed il principe Muhammad ibn Saud crearono un'alleanza per costituire un'entità politica e religiosa allo scopo di ripulire la penisola Arabica da pratiche eretiche e deviazioni dall'ortodossia dell'Islam, secondo il loro punto di vista. Questo sforzo congiunto fu visto dai wahhabiti come il restauro delle credenze di base nel Tawhid, e molti salafiti lo ritennero l'inizio del più ampio movimento revivalista. Pratiche come l'offerta di preghiere a figure di santi, fare pellegrinaggi a tombe e moschee speciali, venerare alberi, grotte e pietre vennero eliminate in virtù di questa regola.[2] Dall'istituzione del Primo Stato Saudita nessuna di queste pratiche venne più eseguita in Arabia Saudita. Nel 1744, sia Muhammad ibn Abd al-Wahhab che Muhammad ibn Sa'ud giurarono di raggiungere il loro obiettivo.[3] Il matrimonio fra il figlio di Saud, Abdul Aziz Ibn Mohammed Ibn Saud e la figlia dell'imam contribuì a suggellare il patto tra le loro famiglie che dura nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

Dinastia Saud: istituzione e sovranità[modifica | modifica wikitesto]

La Dinastia Saudita ed i suoi alleati, rapidamente divenne la sovranità dominante in Arabia dapprima conquistando Najd, e quindi rafforzando la sua influenza su tutta la costa orientale, che va dal Kuwait fino ai confini settentrionali dell'Oman. Inoltre, Sa'ud portò gli altopiani di 'Asir sotto la sua sovranità, mentre Muhammad ibn Abd al-Wahhab scrisse moltissimi messaggi agli studiosi per convincerli ad entrare nel jihād, attraverso il dibattito e il lavoro scientifico, allo scopo di rimuovere gli elementi di politeismo che esistevano nei loro paesi come Iraq, Egitto, India, Yemen e Siria. Dopo molte campagne militari, Saud morì nel 1765, lasciando la leadership a suo figlio, Abd al-Aziz Bin Muhammad. Le forze di Sa'ud si spinsero fino a prendere il comando degli sciti nella città santa di Karbala nel 1801. Qui distrussero lapidi di santi e monumenti, che l'ultra-conservatrice ala salafita dell'Islam considera atti di politeismo. Undici anni dopo la morte di Muhammad ibn Abd al-Wahhab il figlio di Abd al-Aziz bin Muhammad, Sa'ud bin Abd al-Aziz bin Muhammad bin Sa'ud, mise insieme un esercito per portare la regione della Hegiaz sotto il suo governo.[4] Taif fu la prima città ad essere conquistata, e successivamente caddero le città sante di Mecca e Medina. Queste azioni furono viste come una sfida dalle autorità dell'Impero ottomano, che aveva esercitato il potere dal 1517.

Declino della sovranità[modifica | modifica wikitesto]

Il compito di indebolire il potere dei Sa'ud venne affidato, dagli Ottomani, al potente viceré di Egitto, Mehmet Ali. Ciò diede avvio alla guerra ottomano-saudita, nella quale Mehmet Ali inviò le sue truppe nella regione di Hegiaz via mare. Suo figlio, Ibrahim Pascià, guidò le forze ottomane nel cuore del Najd, conquistandolo città dopo città. Il successore di Sa'ud, suo figlio Abd Allah bin Sa'ud, fu incapace di impedire la riconquista della regione.[5] Alla fine, Ibrahim raggiunse la capitale saudita a Dirʿiyya e la pose sotto assedio per diversi mesi fino alla resa dell'inverno del 1818. Ibrahim inviò quindi, in Egitto e nella capitale ottomana, molti membri del clan Al Saud e Muhammed Ibn Abd Al Wahhab. Prima di partire ordinò la distruzione sistematica di Dirʿiyya, le cui rovine rimasero intoccate per sempre. Abd Allah bin Sa'ud venne decapitato nella capitale ottomana di Istanbul e la sua testa mozzata gettata nelle acque del Bosforo, segnando così la fine di quello che era il Primo Stato Saudita.[6] Tuttavia, sia i salafiti che gli altri membri del clan Al Sa'ud si impegnarono a fondare un Secondo Stato Saudita che durò fino al 1891, e in seguito un Terzo Stato, la moderna Arabia Saudita, che continua a governare fino ai nostri giorni.[7]

Elenco dei sovrani[modifica | modifica wikitesto]

I sovrani avevano il titolo di imam.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sir James Norman Dalrymple Anderson. The Kingdom of Saudi Arabia. Stacey International, 1983. Pp. 77.
  2. ^ Muhammed ibn Abd Al Wahhab Applicazione della Shariah Islamica, About.com
  3. ^ Madawi al-Rasheed, A History of Saudi Arabia, 2010, ISBN 978-0-521-74754-7.
  4. ^ Sauds's campaign for Hejaz and the two holy cities Archiviato il 14 settembre 2010 in Internet Archive., Islam Life Online Magazine
  5. ^ Abdullah bin Saud's capture, King Abdullah Ibn Saud Information Resource
  6. ^ Abdullah bin Saud's execution, King Abdullah Ibn Saud Information Resource
  7. ^ House of Saud Revivals, King Abdullah Ibn Saud Information Resource

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]