Emilio Pallavicini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Emilio Pallavicini di Priola
Pallavicini.JPG

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XIII

Dati generali
Professione generale
Emilio Pallavicini di Priola
8 novembre 1823 – 15 novembre 1901
Nato a Genova
Morto a Roma
Dati militari
Paese servito Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Forza armata Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Esercito piemontese
Italia Regio esercito
Arma Esercito
Corpo Fanteria
Specialità Bersaglieri
Anni di servizio 1842 - 1897
Grado Tenente generale
Ferite durante la Battaglia di San Martino
Guerre Prima guerra d'indipendenza italiana
Guerra di Crimea
Seconda guerra d'indipendenza italiana
Terza guerra d'indipendenza italiana
Battaglie Battaglia di Novara
Moti di Genova
Battaglia di San Martino
Giornata dell'Aspromonte
Presa di Roma
Studi militari Accademia militare di Torino
voci di militari presenti su Wikipedia

Il marchese Emilio Pallavicini di Priola, o Pallavicino (Genova, 8 novembre 1823Roma, 15 novembre 1901), è stato un generale e politico italiano.

Fu senatore del Regno d'Italia nella XIII legislatura. Ebbe una carriera lunga ed onorata nel Regio Esercito, partecipando a tutte le campagne dal 1848 in avanti. È particolarmente noto per aver fermato Garibaldi sull'Aspromonte il 29 agosto 1862 e per aver soffocato diverse rivolte brigantesche, soprattutto nelle zone del Vulture contro le bande guidate da Carmine Crocco.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Genova l'8 novembre 1823. Fu allievo dell'Accademia Militare di Torino e venne ammesso nel 1842 come ufficiale nell'esercito sardo. Nel 1848 passa al corpo dei bersaglieri e prese parte alla prima guerra di indipendenza e poi alla ripresa dei combattimenti che portò alla disfatta di Novara. Nel 1849, prese parte alla repressione di Genova, insorta dopo l'armistizio con l'Austria. Si distinse forzando le porte della città, insieme ad un altro ufficiale (il Grosso-Campana), del che fu insignito della medaglia d'argento. Prese parte alla campagna di Crimea con la 18ª compagnia.

Partecipò poi alla seconda guerra di indipendenza, con il grado di capitano. A Casale Monferrato (dove ottenne una menzione onorevole) comandò la vittoriosa resistenza congiunta della 18ª compagnia dei bersaglieri e di un corpo di garibaldini, all'avanzata delle truppe austriache. Nella battaglia di San Martino venne ferito e, per i meriti acquisiti, gli fu conferito l'Ordine Militare di Savoia e la promozione al grado superiore.

Prese parte alla liberazione delle Marche e dell’Umbria col 16º battaglione. Per la conquista di Perugia venne promosso sul campo a tenente colonnello. All'assedio della fortezza di Civitella del Tronto (l'ultima fortezza presa al Borbone il 20 marzo 1861), fu decorato con medaglia d'oro per «il personale ardimento, il valore dimostrato a condurre una colonna d'assalto e i servizi resi nelle operazioni contro il brigantaggio».

Il 29 agosto 1862 guidò la colonna che all'Aspromonte fermò la spedizione che Garibaldi aveva intrapreso dalla Sicilia per la conquista di Roma, ordinando l'attacco durante il quale lo stesso Garibaldi fu ferito ad una gamba. Superata la blanda resistenza opposta da parte dei volontari garibaldini, Pallavicini si presentò a Garibaldi con rispetto ottenendone la resa e catturandolo prigioniero.

L'anno seguente col grado di generale prese il comando della Brigata Como. Tra il 1863 ed il 1864, Pallavicini, con l'aiuto del brigante rinnegato Giuseppe Caruso, riuscì a sgominare le bande guidate da Carmine Crocco (di cui ne riconobbe non solo l'astuzia e l'abilità bellica ma anche il carisma sul popolo e gli altri briganti),[1] portando numerosi arresti e fucilazioni nell'area del Vulture-Melfese.

Nel 1866, nel corso della terza guerra di indipendenza comandò l'avanguardia sul Po costituita da 10 battaglioni di bersaglieri. In seguito sostituì Medici al corpo di Palermo e nel 1870, dopo Porta Pia, comandò il corpo di Roma.

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nominato senatore dal Re il 15 febbraio 1880, morì in Roma il 15 novembre 1901.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 27 dicembre 1869[2]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 30 novembre 1862[2]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 12 luglio 1859[2]
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Per l'intelligenza, l'energia ed il valore dimostrati nel concorrere a formare il piano ed a dirigere le operazioni degli Abruzzi e dell'Ascolano contro i briganti e condurre una colonna all'assalto di Civitella del Tronto»
— 20 marzo 1861
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia inglese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Maffei count, Marc Monnier, Brigand life in Italy, vol.2, Hurst and Blackett, 1865, p.249
  2. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN304866129