Ellington at Newport

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Ellington at Newport
Artista Duke Ellington, and his orchestra
Tipo album Live
Pubblicazione 1956
Durata 43:53 (LP)
129:57 (CD 1999)
Dischi 1 (LP) 2 (CD)
Tracce 5 (LP) 40 (CD)
Genere Jazz
Swing
Big band
Etichetta Columbia Records
Produttore 1956 LP: George Avakian
1999 CD: Phil Schaap
Registrazione 7 luglio 1956
Duke Ellington - cronologia
Album precedente
Duke Ellington Presents...
(1956)
Album successivo
Duke Ellington and the Buck Clayton All-Stars at Newport, Vol. 2
(1956)

Ellington at Newport è un album live del 1956 del musicista e compositore jazz Duke Ellington pubblicato dalla Columbia Records, che documenta la storica esibizione in concerto da lui tenuta nel 1956 al Newport Jazz Festival, l'evento riscosse un ampio successo e rivitalizzò la carriera di Ellington che stava soffrendo di un periodo di stanca.

Il promoter jazz George Wein descrisse il concerto del 1956 come "la più grande performance nell'intera carriera di Ellington"[1]. L'album è stato incluso nel libro 1001 Albums You Must Hear Before You Die, descritto come "uno dei dischi più famosi... della storia del jazz".[2]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

La popolarità di Duke e della sua band era calata con l'ascesa del bebop, l'innovativo stile jazzistico sviluppato da Charlie Parker, Dizzy Gillespie, e Thelonious Monk negli anni quaranta. Molte big band si sciolsero definitivamente verso la metà degli anni cinquanta, ma il gruppo di Duke fu uno di quelli che resistette al declino dello swing, e continuò comunque a lavorare, anche se con ingaggi ridimensionati ed un minor interesse da parte del pubblico. La "Duke Ellington Orchestra" aveva fatto qualche tournée in Europa nei primi anni cinquanta, e Duke finanziava personalmente la band grazie ai diritti d'autore ricavati dalle sue celebri composizioni degli anni venti, trenta, e quaranta. All'epoca del festival di Newport del '56, la band non aveva neppure un contratto discografico in essere.[1]

Concerto[modifica | modifica wikitesto]

Inizio[modifica | modifica wikitesto]

Duke e la sua orchestra arrivarono a suonare al Newport Jazz Festival quando le manifestazioni musicali riservate al jazz erano ancora relativamente una novità. La band di Ellington fu il primo e unico gruppo "big band" ad esibirsi al Newport Festival.[1] Il primo, breve set iniziò alle 20:30 ed incluse l'esecuzione dei brani The Star Spangled Banner, Black and Tan Fantasy e Tea for Two. Questo show fu portato a termine senza la presenza dei membri dell'orchestra al completo, poiché non si riuscì a trovarli tutti all'inizio dello spettacolo.

Dopo le esibizioni degli altri gruppi in cartellone, i restanti membri dell'orchestra furono scovati ed iniziò lo spettacolo principale. Duke fece partire le danze con la classica Take the "A" Train, seguita da una sua nuova composizione scritta a quattro mani con Billy Strayhorn, una suite in tre parti: Festival Junction, Blues to Be There, e Newport Up. La suite era stata concepita come punto focale dello show, ma la reazione del pubblico non fu così entusiasta come previsto.

Conclusa la suite, Duke chiamò Harry Carney al sassofono baritono per l'esecuzione di Sophisticated Lady. Poi l'orchestra suonò Day In, Day Out. Successivamente, Duke annunciò al pubblico che la band avrebbe rispolverato "qualcuno dei nostri vecchi pezzi del 1938": un paio di blues, Diminuendo in Blue e Crescendo in Blue con un contributo importante da parte del tenorsassofonista Paul Gonsalves.

L'assolo di Gonsalves[modifica | modifica wikitesto]

Già da diversi anni prima dell'esibizione a Newport, Ellington stava sperimentando la rielaborazione di suoi vecchi classici; la pubblicazione di uno dei suoi concerti alla Carnegie Hall degli anni quaranta presentava questi due vecchi blues con un passaggio vocale scat, Transbluecency, ma per il concerto di Newport Duke scelse di rimpiazzarlo con un assolo di sax, affidato a Gonsalves, e provato nei giorni precedenti allo show. L'assolo di Gonsalves partì dopo il break pianistico di Ellington alla conclusione di Diminuendo in Blue.

L'esecuzione a Newport del lungo assolo con all'interno dell'improvvisazione solista la citazione di ben quattordici ritornelli diversi, riscosse ampi consensi e diede fama e fortuna ad Ellington per tutto il resto della sua carriera. L'assolo al sax di Gonsalves fu semplice ma potente, supportato solo dal bassista Jimmy Woode, dal batterista Sam Woodyard, e dai contrappunti pianistici dello stesso Ellington (con diversi altri membri della band anch'essi udibili su nastro) che incitava il suo sassofonista a proseguire: «Come on, Paul — dig in! Dig in!».[3][4] Quando l'assolo terminò e Gonsalves crollò esausto, Ellington suonò un assolo al piano prima che la band al completo riattaccasse Crescendo in Blue, terminando con le note squillanti della tromba di Cat Anderson.

Finale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esibizione, il pubblico era in delirio. Duke calmò la folla annunciando: «If you've heard of the saxophone, then you've heard of Johnny Hodges» ("Se avete sentito nominare il sassofono, avete sentito parlare di Johnny Hodges"). Il più conosciuto sassofonista di Duke, suonò allora due dei suoi pezzi forti: I Got It Bad (and That Ain't Good) e Jeep's Blues. Dato che la folla si rifiutava di andarsene e di ritenere finito il concerto, Duke chiamò Ray Nance a cantare Tulip or Turnip.

Duke disse all'annunciatore che avrebbe terminato lo show e ringraziato il pubblico, ma invece annunciò di avere una "richiesta pressante da parte della gente per Sam Woodyard in Skin Deep", un pezzo scritto dall'ex batterista di Ellington Louis Bellson. Questo assolo di batteria fu l'ultimo numero dello spettacolo, seguito da un discorso finale di Duke sulle note di Mood Indigo in sottofondo. Nel suo discorso, egli ringraziò il pubblico per lo "splendido modo nel quale ci avete ispirato stasera", terminando poi con la sua frase abituale di commiato dal palco: «You are very beautiful, very lovely and we do love you madly!». Detto ciò, il concerto si concluse.

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

La Columbia Records registrò l'intero concerto e poco tempo dopo pubblicò l'album tratto da esso. Il disco ebbe un enorme successo, e Duke apparve persino sulla copertina di Time, con un ritorno di popolarità e di rinnovato interesse nei suoi confronti che durò per tutto il resto della sua vita. Alcuni dei suoi album migliori furono pubblicati nella decade seguente e oltre, fino a quando l'età avanzata e i problemi di salute gli permisero di continuare.

Nel 1996, fu ritrovato un nastro negli archivi della trasmissione radiofonica Voice of America che cambiò totalmente le carte in tavola svelando la vera storia dell'esibizione di Newport. Saltò fuori che l'album del 1956 non rispecchiava la vera esibizione di Ellington, ma che aveva subito pesantissime manipolazioni in studio di registrazione. Brani eseguiti in studio erano stati mixati con varie registrazioni dal vivo condite con applausi artificiali. Solamente il 40% circa delle registrazioni pubblicate nel 1956 erano veramente live.[5] La ragione di queste manipolazioni in post-produzione fu da imputarsi a Ellington, al quale sembrava che l'esecuzione della suite suonata al festival non fosse all'altezza dei suoi abituali standard di qualità, e quindi decise di registrare una nuova versione migliore per l'inclusione sull'album. Il produttore George Avakian fece quanto richiesto da Ellington e chiese alla band di entrare in studio immediatamente dopo la conclusione del festival per reincidere il tutto. Avakian mixò la nuova versione in studio con porzioni della versione live. I finti applausi furono aggiunti per nascondere il fatto che Gonsalves aveva suonato per tutto il tempo nel microfono sbagliato e quindi era spesso inaudibile.

Nella riedizione su CD datata 1999, la versione "integrale" senza i ritocchi in studio della Voice of America venne mixata insieme alla versione live dei nastri in possesso della Columbia utilizzando la tecnologia digitale per creare un vera registrazione stereofonica del concerto, questa volta con l'assolo di Gonsalves udibile chiaramente.[6] Questa nuova versione del concerto venne pubblicata con il titolo Ellington at Newport (Complete),[7] presentando in versione restaurata e completa una delle più storiche esibizioni dell'orchestra di Duke Ellington.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Versione LP 1956: Ellington at Newport[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Festival Junction - 10:08
  2. Blues to Be There - 8:04
  3. Newport Up - 5:33
Lato B
  1. Jeep's Blues - 5:12
  2. Diminuendo and Crescendo in Blue - 14:56

Edizione CD 1999: Ellington at Newport (Complete)[modifica | modifica wikitesto]

Disc 1
  1. The Star Spangled Banner - 1:10
  2. Father Norman O'Connor Introduces Duke & the Orchestra / Duke Introduces Tune & Anderson, Jackson & Procope - 3:36
  3. Black and Tan Fantasy - 6:21
  4. Duke Introduces Cook & Tune - 0:26
  5. Tea for Two - 3:34
  6. Duke & Band Leave Stage / Father Norman Talks About The Festival - 2:30
  7. Take the "A" Train - 4:27
  8. Duke Announces Strayhorn's A Train & Nance / Duke Introduces Festival Suite, Part I & Hamilton - 0:41
  9. Part I - Festival Junction - 8:10
  10. Duke Announces Soloists; Introduces Part II - 0:38
  11. Part II - Blues to Be There - 7:09
  12. Duke Announces Nace & Procope; Introduces Part III - 0:19
  13. Part III - Newport Up - 5:33
  14. Duke Announces Hamilton, Gonsalves & Terry / Duke Introduces Carney & Tune - 0:25
  15. Sophisticated Lady - 3:52
  16. Duke Announces Grissom & Tune - 0:17
  17. Day In, Day Out - 3:50
  18. Duke Introduces Tune(s) and Paul Gonsalves Interludes - 0:23
  19. Diminuendo In Blue and Crescendo In Blue - 14:20
  20. Announcements, Pandemonium - 0:44
  21. Pause Track - 0:06
Disc 2
  1. Duke Introduces Johnny Hodges - 0:18
  2. I Got It Bad (and That Ain't Good) - 3:38
  3. Jeep's Blues - 4:36
  4. Duke Calms Crowd; Introduces Nance & Tune - 0:42
  5. Tulip or Turnip - 2:49
  6. Riot Prevention - 1:08
  7. Skin Deep - 9:13
  8. Mood Indigo - 1:30
  9. Studio Concert (Excerpts) - 1:15
  10. Father Norman O'Connor Introduces Duke Ellington / Duke Introduces New Work, Part I & Hamilton - 1:02
  11. Part I - Festival Junction - 8:46
  12. Duke Announces Soloists; Introduces Part II - 0:32
  13. Part II - Blues To Be There - 7:48
  14. Duke Announces Nance & Procope; Introduces Part III" - 0:16
  15. Part III - Newport Up - 5:20
  16. Duke Announces Hamilton, Gonsalves & Terry / Pause / Duke Introduces Johnny Hodges - 0:41
  17. I Got It Bad (And That Ain't Good) - 3:47
  18. Jeep's Blues - 4:31
  19. Pause Track - 0:06
  • Tracce 9-19 del CD2 non fanno parte dell'esibizione originale.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c George Wein e Nate Chinen, Myself Among Other: A Life in Music, Cambridge, MA, Da Capo Press, 2003, pp. 151–156, ISBN 0-306-81352-1. URL consultato il 4 aprile 2010.
  2. ^ Dimery, Robert. 1001 Albums You Must Hear Before You Die (2008 edition), Pag. 30
  3. ^ John Fass Morton, Backstory in Blue: Ellington at Newport '56, New Brunswick, NJ, Rutgers University Press, 2008, ISBN 0-8135-4282-0. URL consultato il 4 aprile 2010.
  4. ^ Avakian, George. Note originali dell'LP Ellington at Newport, Columbia Records, CL 934, 1956.
  5. ^ C. Michael Bailey, Duke Ellington: The Complete Live at Newport 1956 su All About Jazz, 10 agosto 2005. URL consultato il 3 aprile 2010.
  6. ^ Schaap, Phil. Note interne del cd Ellington at Newport (Complete), Columbia Records / Legacy C2K 64932, 1999 febbraio.
  7. ^ Columbia Records / Legacy C2K 64932.
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