Eligio Perucca

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Eligio Perucca

Eligio Perucca (Potenza, 28 marzo 1890Roma, 5 gennaio 1965) è stato un fisico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Potenza il 28 marzo 1890. Laureatosi all'Università di Pisa nel 1910, e diplomatosi alla Scuola Normale Superiore nel 1913, fu dal 1923 al 1926 professore straordinario alla cattedra di fisica sperimentale del Politecnico di Torino; dal 1926 fu professore ordinario alla medesima cattedra. Fu socio nazionale dell'Accademia dei Lincei dal 1946. Nel 1946 fu eletto preside della facoltà di ingegneria del Politecnico di Torino. In seguito alla prematura morte di Pietro Enrico Brunelli, il 12 maggio 1947 fu eletto direttore (carica corrispondente a quella di rettore) dello stesso ateneo, incarico che ricoprì fino al 31 ottobre 1955. Negli anni della sua direzione, il Politecnico torinese godé del suo notevole impegno per farlo risorgere dalle distruzioni della seconda guerra mondiale. Grazie all’aiuto dell’Unione industriali, ottenne dal Comune di Torino un terreno in corso Duca degli Abruzzi per ospitare la nuova sede. Personalmente si occupò del trasferimento del suo laboratorio dal Castello del Valentino, per poi lasciarne la direzione al suo successore, Giuseppe Lovera. Terminò l'insegnamento nel 1960, rimanendo nel Politecnico con incarichi fuori ruolo fino alla morte, avvenuta a torino il 5/1/1965.

Perucca progettò un analizzatore di elettricità a penombra, chiamato comunemente Bilamina di Bravais-Perucca: ad oggi è uno dei migliori strumenti al mondo in precisione. Fu nel 1930 che costruì un tipo di elettrometro, chiamato comunemente "Elettrometro di Perucca", di altissima sensibilità. Nel 1946 fu preside della facoltà di ingegneria di questo politecnico e dal 1947 al 1955 rettore. In questo periodo determinò e condusse quasi a termine le ricostruzione del politecnico dopo gli eventi bellici.

Eligio Perucca

In un articolo pubblicato nel 1919 sulla rivista Il Nuovo Cimento, Perucca descrisse per la prima volta l'induzione di attività ottica da parte di cristalli di clorato di sodio fatti crescere in una soluzione otticamente inattiva di un colorante triarilmetanico blu.

L'attività ottica consiste nella capacità di alcuni composti chimici, dovuta all'asimmetria della loro struttura tridimensionale, di provocare una rotazione nel piano della luce polarizzata. Le sostanze dotate di questa proprietà vengono definite chirali dalla parola greca che definisce la mano. Anche le due mani, infatti, pur avendo la stessa forma sono l'una l'immagine speculare dell'altra.

L'articolo di Perucca rappresenterebbe anche il primo resoconto della separazione di una miscela inattiva (racema) di enantiomeri (le due molecole che condividono la stessa formula ma presentano una struttura tridimensionale speculare) ottenuta grazie ad un assorbimento da parte di un cristallo chirale. Questo fenomeno, denominato assorbimento enantioselettivo, è stato confermato sperimentalmente solo negli anni Settanta, senza che ne venisse riconosciuto alcun merito a Perucca.

Solo recentemente il prof. Bart Kahr dell'università di Seattle ha riscoperto le attività nell'ambito dell'ottica di Perucca[senza fonte].

Aneddoti[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nell'ambito delle ricerche e della sperimentazione nell'ottica si ricorda di Eligio Perucca un curioso aneddoto. Ricoprendo dopo la guerra alcune importanti cariche scientifiche istituzionali fu incaricato, come direttore del politecnico, dallo stato italiano di compiere ricerche al fine di determinare se fosse opportuno adottare i fari bianchi sulle vetture oppure quelli gialli alla francese. Poiché Eligio era uomo dal carattere burbero ed impositivo, raccolse un gruppo di assistenti ed il figlio Antonio (1917-1992), ingegnere meccanico, costringendoli a trascorrere una notte insonne. Prese infatti due proiettori da auto, uno bianco ed uno giallo, montati ciascuno su una vettura. Prese poi un gatto, presumibilmente quello della moglie Teresa, e portò il tutto seguito da figlio e assistenti in una notte nebbiosa d'inverno all'autodromo del Valentino a Torino. Proiettando la luce verso gli occhi del gatto nella nebbia si accorse che, allontanando il gatto dalla fonte luminosa, il riflesso della luce bianca negli occhi del gatto era visibile dalla sorgente ad una distanza maggiore che quello della luce gialla. Fu così che in Italia furono adottati i proiettori a luce bianca.

Eligio Perucca fu anche membro del CNR e tra i fondatori dell'INFN.

Perucca e il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Come quasi tutti i docenti universitari italiani, pur essendo convinto antifascista, anche Perucca dovette giurare fedeltà al fascismo in base al r.d. del 28 agosto 1931. Il suo carattere burbero e scontroso, che veniva confuso con un atteggiamento benevolente al fascismo, testimonia invece la sua insofferenza verso studenti impreparati di qualunque credo o etnia fossero. Si tenga conto che il figlio Antonio, ingegnere meccanico che ebbe una brillante laurea con 110/110 e una brillante carriera come direttore di stabilimento della RIV a Massa, fu bocciato solamente all'esame di suo padre, che ritenendolo in quel momento impreparato, lo rimandò a casa senza esitazione. Sono note invece tra i suoi studenti superstiti le sue battute e le sue allusioni antifasciste ricorrenti durante le lezioni che teneva.

La diceria che Perucca abbia rifiutato la tesi a Primo Levi in quanto fascista è assolutamente da confutare: Primo Levi studiava Chimica all'Università di Torino mentre Perucca insegnava al Politecnico. Non avrebbe mai potuto quindi accettare una tesi da uno studente esterno non iscritto al suo ateneo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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