Eli Cohen

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Eli Cohen

Eli Cohen (Alessandria d'Egitto, 26 dicembre 1924Damasco, 18 maggio 1965) è stato un agente segreto israeliano.

FIglio di ebrei siriani originari di Aleppo, influenzato dal clima nazionalista ed antisemita che percorreva l'Egitto, Cohen si unì ad organizzazioni sioniste clandestine. Nel 1951 il Mossad creò in Egitto un'organizzazione di ebrei egiziani.

Operazione Soshanna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1954 la Gran Bretagna e l'Egitto stavano conducendo delle trattative che avrebbero dovuto sfociare nel ritiro delle truppe britanniche dal Canale di Suez e nella consegna all'Esercito egiziano di una notevole quantità di materiale bellico britannico. Il governo israeliano, a dispetto della sua evidente preoccupazione, ufficialmente decise di non prendere alcuna iniziativa volta ad ostacolare il ritiro britannico dal canale. Ciononostante, nel luglio del 1954 vi furono alcune esplosioni al Cairo e ad Alessandria d'Egitto. Aveva preso il via l'operazione Soshanna il cui scopo era far ricadere sul governo egiziano la responsabilità degli attentati, ma undici ebrei egiziani furono individuati facilmente ed arrestati.

Il governo israeliano dichiarò immediatamente di non aver mai ordinato questa operazione e vi furono varie inchieste per individuare chi nell'establishment israeliano avesse ordinato l'operazione. Qualche anno più tardi queste indagini sfociarono nel cosiddetto affare Lavon, dal nome del ministro della difesa dell'epoca. Infatti l'inchiesta che aveva scagionato la sfera politica del governo israeliano aveva addossato l'intera responsabilità ad ufficiali del servizio segreto israeliano, ma l'allora premier Ben Gurion contestò i risultati dell'inchiesta asserendo, senza avere alcuna prova, che l'ordine fosse stato dato proprio dal ministro della difesa dell'epoca, ovvero Pinhas Lavon.

Eli Cohen, che peraltro era coinvolto marginalmente, rimase impigliato nella rete della polizia egiziana per essere rilasciato per insufficienza di prove e, dopo la sconfitta egiziana nella Crisi di Suez del 1956, fu espulso dal paese. Giunto in Israele, Cohen offrì i propri servigi al Mossad, il quale rifiutò, non volendo assumere persone che erano state coinvolte nell'operazione Soshanna. Eli Cohen fu assunto come contabile e ispettore da Hamshbir, una catena di grandi magazzini, e il 31 agosto del 1959 si sposò con Nadia Majald, un'israeliana di origine irachena. Nel 1960 Il Mossad contattò Cohen chiedendogli di infiltrarsi in Siria ma questi, la cui vita aveva assunto un'altra piega, rifiutò. Per costringerlo ad accettare il Mossad utilizzò la sua influenza per farlo licenziare e per impedirgli di trovare altro impiego. A quel punto Cohen non ebbe altra scelta che accettare l'offerta del servizio segreto.

Kamel Amin Tsa'abet[modifica | modifica wikitesto]

Esecuzione pubblica di Eli Cohen

Il Mossad creò per lui una “copertura”. Divenne Kāmil Amīn Thābit, un siriano benestante emigrato in Argentina per motivi politici. Per rendere più credibile la nuova identità, Eli Cohen studiò profondamente il Corano e il diritto siriano; non riuscì, però, a eliminare completamente l'inflessione dialettale egiziana.

A Buenos Aires l'agente israeliano entrò in contatto con esuli nazisti che lo presentarono all'addetto militare presso l'ambasciata siriana che era segretamente membro del Bapmith, il partito nazionalsocialista panarabo. Nel 1961, stante la presa del potere da parte del Baath per il quale ufficialmente parteggiava, il “sig. Kàmil” decise di ritornare in Siria dove prese a frequentare molti membri del governo e dell'establishment militare siriano. In tal modo Cohen fece carriera fino a raggiungere l'invidiabile posizione numero tre del regime siriano.

Naturalmente l'agente israeliano riusciva ad acquisire importante materiale top secret che veniva regolarmente trasmesso al Mossad via radio o, raramente, per mezzo di operativi che si spacciavano per turisti occidentali di passaggio in Siria. Il documento più importante, tra quelli acquisiti e trasmessi ai suoi superiori da Cohen, è la mappa delle fortificazioni militari siriane nel Golan.

Nel gennaio del 1965, dall'Unione Sovietica fu inviata a Damasco una squadra per aiutare i siriani ad individuare da dove provenivano delle strane interferenze radio da loro rilevate. Per Cohen fu l'inizio della fine: in breve tempo gli uomini del servizio di sicurezza siriano riuscirono a catturare Cohen proprio mentre trasmetteva i suoi radio messaggi seduto comodamente all'interno del suo appartamento di Damasco. Le autorità israeliane ammisero immediatamente che Kāmil Amīn Thābit era l'agente del Mossad Eli Cohen e si adoperarono senza successo per organizzare uno scambio con uomini di servizi arabi catturati in Israele. Lo smacco per i siriani fu enorme stante la ragguardevole posizione che l'agente del Mossad era riuscito a raggiungere nel loro paese, e le stesse fondamenta del regime al potere cominciarono a tremare.

Per le autorità siriane Cohen doveva essere condannato a morte e a nulla valsero gli appelli internazionali e dei capi di Francia, Belgio e Canada che chiedevano la commutazione della sentenza di morte. Nel vuoto caddero anche le suppliche di Papa Paolo VI. Il 18 maggio 1965, dopo essere stato sottoposto a terribili torture[1], le quali peraltro non avevano sortito alcun effetto, Eli Cohen venne pubblicamente impiccato e la sua esecuzione fu ripresa dalla televisione siriana.

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Cohen durante la sua attività era diventato amico intimo di molti generali siriani, tra i quali spiccava Amin al-Hafiz, il quale dopo essere diventato Presidente della Repubblica, fece sì che fosse nominato vice ministro della difesa siriana. I documenti trasmessi in Israele sono ancora un segreto militare, ma è opinione diffusa che contenessero rilevanti informazioni sulle fortificazioni siriane e sulla loro mimetizzazione per mezzo di alti alberi di eucalipto, informazioni che furono determinanti per la fulminante conquista del Golan da parte delle truppe israeliane nella guerra dei sei giorni. L'agente Kàmil passò al Mossad anche i codici di comunicazione dei piloti dell'aviazione militare siriana. Le perdite israeliane in quel conflitto sarebbero state enormemente più alte senza le informazioni del loro agente.

Certo appare singolare che tra il 1965, anno della cattura ed esecuzione dell'agente israeliano, e il 1967, anno del conflitto scatenato dai paesi arabi, la Siria non abbia provveduto a cambiare i propri piani militari e la relativa organizzazione; ma è probabile che quanto da lui potenzialmente scoperto fosse talmente vasto da rendere praticamente impossibile, soprattutto dal punto di vista dei costi finanziari, ai siriani una rapida riorganizzazione del proprio apparato militare. Nel febbraio del 2007 il governo Turco si è offerto come mediatore per trattare con la Siria la traslazione in Israele dei resti di Eli Cohen. La Siria si è sempre rifiutata di consegnare la salma di Cohen fino al 14 aprile 2019, giorno in cui le autorità siriane hanno acconsentito al trasporto delle sue spoglie in Israele.

In Israele Cohen è considerato un eroe nazionale e la città israeliana di Bat Yam, dove risiedeva la sua famiglia, gli ha dedicato una piazza.

Alle sue gesta si è ispirato il film La spia dell'impossibile e Cohen è ricordato nel museo delle spie a Washington D.C.

Errori[modifica | modifica wikitesto]

Monumento alla sua memoria in The Monte Herzl a Gerusalemme

A dispetto del successo finale da parte israeliana furono commessi almeno due errori.

Il primo fu inviare un uomo che era stato schedato dai servizi di sicurezza dell'Egitto, alleato della Siria. A tal proposito si narra che i primi sospetti su Cohen nacquero quando agenti dei servizi egiziani videro su un giornale la foto di Cohen mentre visitava con due ministri siriani le alture del Golan.

Il secondo errore consisté nell'aver infiltrato Eli Cohen nelle più alte sfere della nomenclatura siriana. Una carriera così rapida da un lato suscitò timori e invidie in coloro che erano stati scavalcati e dall'altro ingenerò nell'agente israeliano un falso senso di invulnerabilità. Cohen per trasmettere via radio i suoi rapporti non usava un nascondiglio segreto ma il suo stesso appartamento. Quando gli agenti siriani irruppero a casa del “vice ministro della difesa”, questi, non rendendosi conto della gravità della situazione, continuò a trasmettere per qualche altro secondo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Thomas, Gordon: Gideon's Spies: The Secret History of the Mossad

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Controllo di autoritàVIAF (EN816182 · ISNI (EN0000 0000 6674 4572 · LCCN (ENn50027561 · GND (DE119183609 · BNF (FRcb167636197 (data) · WorldCat Identities (ENn50-027561
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