Elezioni politiche italiane del 1994

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Elezioni politiche italiane del 1994
Stato Italia Italia
Data 27-28 marzo 1994
Legislatura XII legislatura
Legge elettorale Legge Mattarella
Affluenza 86,07 % (Diminuzione 1,00 %)
Coalizione Polo delle Libertà / del Buon Governo Alleanza dei Progressisti Patto per
l'Italia
Camera dei deputati
Voti 16 585 516
42,84 %
13 308 244
34,34 %
6 098 986
15,75 %
Seggi
366 / 630
213 / 630
46 / 630
Differenza % nuova coalizione % nuova coalizione % nuova coalizione %
Differenza seggi nuova coalizione nuova coalizione nuova coalizione
Senato della Repubblica
Voti 14 110 705
42,60 %
10 881 320
32,90 %
5 519 090
16,96 %
Seggi
156 / 315
122 / 315
31 / 315
Differenza % nuova coalizione % nuova coalizione % nuova coalizione %
Differenza seggi nuova coalizione nuova coalizione nuova coalizione
Elezioni Camera 1994 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Carlo Azeglio Ciampi (Indipendente)
Left arrow.svg 1992 1996 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1994 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 27 e lunedì 28 marzo 1994. Furono le prime in assoluto nella storia repubblicana a svolgersi a soli due anni dalla precedente tornata elettorale. Si votò, con un nuovo sistema elettorale, in due giornate per venire incontro alle richieste delle comunità ebraiche, che il 27 celebravano la Pasqua[1].

Sistema di voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni politiche del 1994 si tennero con un nuovo sistema di voto noto come legge Mattarella e introdotto con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che davano seguito al referendum del 18 aprile 1993. La legge prevedeva per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari unito e, per il rimanente 25% dei seggi, al recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato (attraverso un meccanismo di calcolo denominato «scorporo») e al proporzionale con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera. Per la parte maggioritaria quindi (75% dei seggi), il territorio nazionale venne suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato. L'attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva in base a un sistema maggioritario a turno unico (first-past-the-post): veniva eletto parlamentare il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio[2].

I rimanenti seggi (25%) erano invece assegnati con un metodo proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. Per quanto riguarda la Camera, l'elettore godeva di una scheda elettorale separata per l'attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%. Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all'interno delle quali i singoli candidati – che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali – venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall'uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell'uninominale – cioè i voti del secondo classificato più uno – i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.

Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D'Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all'interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. Ancor più che alla Camera, ove lo scorporo era «parziale», lo scorporo «totale» previsto per il Senato faceva funzionare la quota proporzionale di fatto come una stramba quota minoritaria, in aperto contrasto con l'impianto generale della legge elettorale.

Suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio nazionale venne suddiviso in  collegi uninominali e circoscrizioni plurinominali per il proporzionale.

Collegi uninominali[modifica | modifica wikitesto]

Per la Camera dei deputati erano 475 i collegi uninominali, mentre per il Senato furono previsti 232 collegi.

Circoscrizioni della Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Le 26 circoscrizioni della Camera dei deputati erano le seguenti:

Circoscrizioni del Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le 20 circoscrizioni del Senato della Repubblica, corrispondenti alle venti regioni italiane, erano le seguenti:

Quadro politico[modifica | modifica wikitesto]

Queste elezioni politiche arrivarono dopo alcuni eventi che avevano modificato significativamente il quadro politico italiano.

  • Gli avvenimenti storici dei primi anni novanta suscitarono una profonda ridefinizione dei riferimenti identitari di cui i soggetti politici erano portavoce: ciò implicò spinte di rinnovamento sia nelle forze di sinistra che in quelle tendenzialmente moderate.
  • Nel 1992 e nel 1993 si era verificata una grave crisi della politica italiana, conseguenza dello scandalo di Tangentopoli e della relativa inchiesta giudiziaria (Mani pulite): la notizia di gravi fatti di corruzione portò a perdite di consenso dei partiti tradizionali che, fino ad allora, avevano esercitato un ruolo predominante nella politica italiana[4].
  • Nel 1993, a seguito di un referendum, fu adottata una nuova legge elettorale, chiamata legge Mattarella: il nuovo sistema elettorale era misto maggioritario e proporzionale. Il 75% dei seggi (475 per la Camera, 232 per il Senato) è assegnato tramite un sistema uninominale maggioritario a turno unico; il restante 25% dei seggi (155 per la Camera, 83 per il Senato) tramite un sistema proporzionale. Per il maggioritario, il territorio nazionale è suddiviso in tanti collegi quanti sono i seggi da assegnare: ottiene il seggio il soggetto che, nel relativo collegio, abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti. Per il proporzionale, la distribuzione dei seggi avviene alla Camera su base nazionale, tra le liste che abbiano superato il 4%; al Senato su base regionale, in base ai seggi spettanti a ciascuna regione.

Tutti questi cambiamenti ebbero una tale portata che si arrivò a parlare di «Prima Repubblica» e «Seconda Repubblica».

Dopo una fase di grandi trasformazioni (diaspora socialista, diaspora socialdemocratica, diaspora liberale, diaspora democristiana, diaspora comunista, diaspora missina), i principali soggetti che delinearono il nuovo scenario politico furono:

Da sottolineare inoltre la nascita di alcuni soggetti volti a riassumere in modo trasversale tradizioni politiche differenti.

Principali coalizioni e forze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Coalizione Leader[6] Foto
Polo delle Libertà[7]
Coalizione composta da:
Forza Italia, Lega Nord, Centro Cristiano Democratico e altre formazioni minori.
Silvio Berlusconi Berlusconi94.jpg
Polo del Buon Governo[7]
Coalizione composta da:
Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico e altre formazioni minori.
Alleanza dei Progressisti[8]
Coalizione composta da:
Partito Democratico della Sinistra, Partito della Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi,
Partito Socialista Italiano, La Rete, Alleanza Democratica, Cristiano Sociali e Rinascita Socialista.
Achille Occhetto Achille Occhetto.jpg
Patto per l'Italia
Coalizione composta da:
Partito Popolare Italiano e dal Patto Segni.
Mariotto Segni Mariotto Segni 1994.jpg

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ingresso in politica di Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi durante una convetion elettorale
Berlusconi durante una convention elettorale.

Il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi ha annunciato la sua decisione di entrare in politica, presentando un suo partito politico: Forza Italia. Il suo obiettivo politico era quello di convincere gli elettori del pentapartito, rimasti in uno stato di sconcerto e confusione in seguito agli scandali delle inchieste di Mani pulite, che Forza Italia avrebbe offerto la novità e la continuazione delle politiche filo-occidentali di libero mercato seguite in Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Berlusconi, che nei mesi precedenti al suo ingresso in politica ipotizzava una coalizione con Mino Martinazzoli e Mariotto Segni[8], lanciò una massiccia campagna di pubblicità elettorale sulle sue tre reti televisive e decise di allearsi con la Lega Nord di Umberto Bossi (che ruppe il preaccordo con i pattisti di Segni)[8], con Alleanza Nazionale (nuovo nome del MSI) e alcune formazioni minori[8].

Successivamente vinse le elezioni, ottenendo il 21% dei consensi per Forza Italia, una percentuale più alta di ogni altro partito.

Sul fronte opposto, la sinistra dell'Alleanza dei Progressisti, guidata da Achille Occhetto e reduce dai successi delle comunali del novembre 1993, era composta da due partiti nati dalla dissoluzione del PCI: il PDS e il PRC.

La campagna elettorale fu segnata da inchieste sui candidati politici: il 16 febbraio la Procura di Roma aprì un'indagine su Achille Occhetto, Massimo D'Alema e Marcello Stefanini, tutti esponenti del PDS accusati di finanziamento illecito in seguito a una denuncia presentata da Bettino Craxi (D'Alema controdenunciò Craxi per calunnia)[4], il 10 marzo Silvio Berlusconi attaccò i magistrati di Milano (con l'esclusione di Antonio Di Pietro) che stavano indagando sulle sue aziende e su alcuni collaboratori (tra cui Marcello Dell'Utri) per false fatture e fondi neri[4]. Il 23 marzo due funzionari della DIGOS si presentarono nella sede romana di Forza Italia chiedendo, per conto del magistrato di Palmi Maria Grazia Omboni, la lista dei candidati alle elezioni: contemporaneamente, a Milano, altri agenti prelevarono l'elenco dei presidenti di tutti i club del partito[4].

Nel centrodestra si segnalarono alcune fratture interne alla coalizione: Bossi gridava che solo una prevalenza leghista, all'interno del Polo delle Libertà, avrebbe salvaguardato la democrazia[8], rifiutando la presenza missina[8], mentre Fini rispose dichiarando: «Io ho i numeri, e un tipo come Bossi al massimo può fare il premier a Gallarate»[8].

Sondaggi pre-voto[modifica | modifica wikitesto]

Il 1994 fu per l'Italia la prima volta in cui giornali e televisioni iniziarono a dare un forte risalto ai sondaggi d'opinione, ma l'incertezza in cui versava il paese dopo lo scandalo di Tangentopoli ha fatto sì che molti istituti valutassero l'area degli indecisi molto elevata fino a poche settimane prima del voto. Le percentuali di persone che non avevano ancora scelto una lista ad appena un mese dalle elezioni era così fotografata dai singoli istituti[9]:

  • Directa 60,4%.
  • Cirm 28%.
  • Doxa 64%.
  • Abacus 60%.
  • SWG 35%.
  • Consulting 50%.
  • Diakron 22,9%.

Dopo l'alta deviazione standard, si nota subito come fosse elevata la media registrata: superiore al 45%, troppo per effettuare rilevazioni attendibili. Un'indagine dell'ultimo istituto citato, ad esempio, sovrastimò Forza Italia di 14,5 punti percentuali, ma in generale si riuscì a prevedere la vittoria elettorale delle coalizioni di centrodestra[10].

Le rilevazioni effettuate all'uscita delle urne dall'istituto Doxa, invece, ebbero un errore statistico medio molto basso, e alle varie coalizioni assegnavano tali risultati[11]:

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni politiche italiane del 1994 (circoscrizioni della Camera dei deputati), Elezioni politiche italiane del 1994 (collegi uninominali della Camera dei deputati), Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1994 e Deputati della XII legislatura della Repubblica Italiana.
Coalizione Partito Proporzionale Maggioritario
Voti % Seggi Voti % Seggi
Polo delle Libertà N.D. 8.767.720 22,77 164
Polo del Buon Governo 5.732.890 14,89 129
Forza Italia-CCD-UDC-PLD 313.513 0,81 1
Forza Italia-CCD-UDC 187.348 0,49 -
Forza Italia (FI) 8.136.135 21,01 30 178.293 0,46 -
Alleanza Nazionale (AN) 5.214.133 13,47 23 2.566.848 6,67 8
Lega Nord (LN) 3.235.248 8,36 11 13.861 0,04 -
Centro Cristiano Democratico (CCD) 2.646 0,01 - 10.772 0,03 -
Totale 16.588.162 42,85 64
Alleanza dei Progressisti N.D. 12.632.680 32,81 164
Partito Democratico della Sinistra (PDS) 7.881.646 20,36 38 N.D.
Partito della Rifondazione Comunista (PRC) 2.343.946 6,05 11 N.D.
Federazione dei Verdi (FdV) 1.047.268 2,70 - N.D.
Partito Socialista Italiano (PSI) 849.429 2,19 - 71.751 0,19 -
La Rete 719.841 1,86 - 17.620 0,05 -
Alleanza Democratica (AD) 456.114 1,18 - N.D.
Totale 13.308.244 34,34 49
Patto per l'Italia N.D. 6.019.038 15,63 4
Partito Popolare Italiano (PPI) 4.287.172 11,07 29 N.D.
Patto Segni 1.811.814 4,68 13 N.D.
Totale 6.098.986 15,75 42
Lista Pannella - Riformatori 1.359.283 3,51 - 432.666 1,12 -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 231.842 0,60 - 188.017 0,49 3
Socialdemocrazia per le Libertà (SpL) 179.495 0,46 - 137.354 0,36 -
Programma Italia 151.328 0,39 - 70.447 0,18 -
Lega Alpina Lumbarda (LAL) 136.782 0,35 - 2.012 0,01 -
Lega Autonomia Veneta (LAV) 103.764 0,27 - 78.214 0,20 -
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 59.873 0,15 - 46.820 0,13 1
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VdA-APF) N.D. 43.700 0,11 1
Altre liste 525.780 1,34 - -
Totale 38.720.893 100 155 38.504.158 100 475
Fonte: Ministero dell'Interno

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni politiche italiane del 1994 (collegi uninominali del Senato della Repubblica) e Senatori della XII legislatura della Repubblica Italiana.
Liste Voti % Seggi
Alleanza dei Progressisti 10.881.320 32,90 122
Polo delle Libertà 6.570.468 19,87 82
Patto per l'Italia 5.519.090 16,69 31
Polo del Buon Governo 4.544.573 13,74 64
Alleanza Nazionale 2.077.934 6,28 8
Lista Pannella - Riformatori 767.765 2,32 1
Partito Pensionati 250.637 0,76 0
Lega Alpina Lumbarda (LAL) 246.046 0,74 1
Südtiroler Volkspartei (SVP) 217.137 0,66 3
Forza Italia-Centro Cristiano Democratico 149.965 0,45 1
Lega Autonomia Veneta 165.370 0,50 0
Partito Socialista Italiano 103.490 0,31 0
Verdi Federalisti 100.418 0,30 0
Partito Sardo d'Azione 88.225 0,27 0
Partito della Legge Naturale 86.579 0,26 0
Socialdemocrazia per le Libertà 80.264 0,24 0
Programma Italia 78.569 0,24 0
La Lega di Angela Bossi 72.455 0,22 0
Verdi Verdi (VV) 68.218 0,21 0
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VA-APF) 27.493 0,08 1
Altri 978.533 3,02 0
Totale[12] 33.074.549 100,00 315

Ripartizione dei seggi[modifica | modifica wikitesto]

Seggi alla Camera
Seggi al Senato
Partiti Camera dei deputati Senato della Repubblica
Proporzionale Maggioritario Totale
Forza Italia 32[13]
(26 FI, 6 CCD)
44 PdL 81 107 19 PdL 34
37 PdBG 14 PdBG
1 FI-CCD
Alleanza Nazionale 22[13] 8 AN 87 109 8 AN 48
79 PdBG 40 PdBG
Lega Nord 10[13] 107 (PdL) 117 60 (PdL)
CCD (6 in FI) 7 PdL 21 27 2 PdL 12
13 PdBG 10 PdBG
1 FI-CCD-UDC-PLD
Lista Pannella - Riformatori - 6 (PdL) 6 1 (L.Pann.) 2
1 (PdL)
Partito Democratico della Sinistra 37[14]
(2 dei CS)
80 115 70
Rifondazione Comunista 12[14] 27 39 18
Alleanza Democratica - 18 18 6
Partito Socialista Italiano - 14 14 9
Federazione dei Verdi - 11 11 7
La Rete - 8 8 6
Cristiano Sociali (2 nel PDS) 6 8 6
Partito Popolare Italiano 29 4 33 31
Patto Segni 13 - 13 -
Südtiroler Volkspartei - 3 3 3
Lega d'Azione Meridionale - 1 1 -
Vallée d'Aoste - 1 1 1
Lega Alpina Lumbarda - - - 1
Gruppo Magris - - - 1
Totale 155 475 630 315

Seggi per collegamento di liste alla Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi e liste collegate Numero di collegamenti Seggi proclamati
Progressisti 469 164
PDS-PRC-Verdi-PSI-La Rete-AD 193 63
PDS-PRC-Verdi-PSI-La Rete 43 10
PDS-PRC-Verdi-PSI-AD 102 63
PDS-PRC-Verdi-PSI 25 1
PDS-PRC-PSI-La Rete-AD 11 1
PDS-PRC-PSI-AD 18 7
PDS-PRC-AD 14 4
PDS-Verdi-PSI 5 4
PDS-La Rete-AD 20 4
PDS-La Rete 24 -
PDS-Patto di Solidarietà 3 1
PRC 3 2
Verdi-AD 5 2
PSI 1 1
La Rete 2 1
Polo delle Libertà 235 164
Forza Italia-Lega Nord 204 161
Forza Italia 13 2
Lega Nord 18 1
Patto per l'Italia 461 4
Partito Popolare Italiano 343 4
Patto Segni 100 -
PPI-Patto Segni 7 -
Autonomia Socialista 5 -
Movimento Liberaldemocratici e Socialisti 3 -
Socialdemocrazia per le Libertà 2 -
PPI-Socialdemocrazia per le Libertà 1 -
Polo del Buon Governo 188 129
Forza Italia-Alleanza Nazionale 154 106
Alleanza Nazionale 34 23
Alleanza Nazionale 280 8
Forza Italia 43 1
Südtiroler Volkspartei 4 3
Lega d'Azione Meridionale 7 1
Collegio Valle d'Aosta - 1
TOTALE 475[15]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

Il Polo delle Libertà e il Polo del Buon Governo, le coalizioni di centrodestra guidate da Silvio Berlusconi conquistano le regioni: Abruzzo (province di Chieti e dell'Aquila), Campania (tranne le province di Avellino e Napoli), Friuli-Venezia Giulia, Lazio (tranne la Provincia di Viterbo), Liguria (province di Imperia e Savona), Lombardia (tranne la Provincia di Mantova), Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna (province di Cagliari e Oristano) e Sicilia. Silvio Berlusconi vince anche nelle province di Piacenza (Emilia-Romagna), di Lucca (Toscana), di Reggio Calabria (Calabria) e di Trento (Trentino-Alto Adige)[16]. Il bacino dei consensi ai Poli delle Libertà e del Buon Governo corrisponde in buona parte a quello dell'ex Democrazia Cristiana.

L'Alleanza dei Progressisti di Achille Occhetto ottiene la vittoria nelle regioni: Basilicata, Calabria (tranne la Provincia di Reggio Calabria), Emilia-Romagna (tranne la Provincia di Piacenza), Liguria (province di Genova e La Spezia), Marche, Toscana (tranne la Provincia di Lucca) e Umbria. Achille Occhetto vince anche nelle province di Pescara e Teramo (Abruzzo), di Napoli (Campania), di Mantova (Lombardia), di Nuoro (Sardegna) e di Viterbo (Lazio)[16]. Il bacino dei consensi all'Alleanza dei progressisti corrisponde in buona parte a quello dell'ex Partito Comunista Italiano.

Il Patto Segni di Mariotto Segni vince soltanto nelle province di Sassari (Sardegna) e di Avellino (Campania)[16].

Tra le formazioni presentatesi su scala locale, va segnalata la lista Programma Italia, promossa dal deputato uscente Ugo Grippo e presente nelle circoscrizioni Campania 1 (2,06%) e Puglia (4,89%).

Conseguenze del voto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Berlusconi I e Governo Dini.

Il 10 maggio 1994 si formò un Governo presieduto da Silvio Berlusconi e quasi tutti i ministeri furono affidati a esponenti dei partiti delle coalizioni di cui era leader. L'esecutivo era composto da 25 ministri. Perché entrasse in carica, servirono al Senato i voti di alcuni senatori a vita, mentre alla Camera l'ampia maggioranza permise facilmente l'ottenimento della fiducia. Al Senato quattro senatori popolari (Vittorio Cecchi Gori, Nuccio Cusumano, Luigi Grillo e Tomaso Zanoletti) uscirono dall'aula al momento del voto, facendo abbassare il quorum a 158 voti, e il governo ottenne la fiducia con 159 voti a favore, 153 contro e 2 astenuti (Giovanni Spadolini e Paolo Emilio Taviani)[8].

Il nuovo governo fu visto negativamente dalla stampa estera non per la coesistenza nella stessa persona (caso unico nelle democrazie occidentali) del potere politico e di un grande potere economico associato a un semimonopolio televisivo, ma per il pericolo di rinascita del fascismo[8]: il Parlamento europeo approvò di strettissima misura (189 voti favorevoli e 188 contrari) una mozione voluta dai socialisti che, sia pure in termini sfumati, esprimevano ansia per le sorti della democrazia in Italia[8] e il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro replicò che l'Italia non aveva bisogno di maestri[8].

Nonostante il successo elettorale si trattò di un governo fragile, a causa di alcune frizioni tra Forza Italia e la Lega Nord[8], in particolare sulla riforma delle pensioni osteggiata dai leghisti[8], e proprio per la sfiducia di quest'ultima decretata appena sette mesi dopo l'entrata in carica dell'esecutivo, si venne a formare un governo tecnico presieduto dall'indipendente Lamberto Dini (titolare del Tesoro durante il governo precedente) e sostenuto – in appoggio esterno – dalla Lega Nord e dai partiti di centrosinistra usciti sconfitti dalle urne, con 302 voti favorevoli, 270 astenuti (coalizione di centrodestra) e 39 contrari (PRC)[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Conti, Tempi supplementari, urne aperte il 28, in Corriere della Sera, 18 gennaio 1994. URL consultato il 27 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2015).
  2. ^ Come funziona il Mattarellum, in il Post, 19 dicembre 2016. URL consultato il 22 marzo 2018.
  3. ^ Circoscrizione equivalente al solo collegio uninominale di Aosta della parte maggioritaria.
  4. ^ a b c d Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012.
  5. ^ Il passaggio dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazione fu ufficialmente formalizzato nel 1995, con il Congresso di Fiuggi.
  6. ^ A partire dal 1994, con la nascita delle coalizioni politiche, viene espresso un leader della forza politica che si presenta alle elezioni. Tale figura è tuttavia ufficiosa, in quanto la vigente legge elettorale (legge Mattarella) non prevede l'indicazione di un candidato vero e proprio.
  7. ^ a b Per la Camera dei deputati: il Polo delle Libertà si presentava in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Toscana; il Polo del Buon Governo in Umbria, Lazio, Molise, Campania 1, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna; Forza Italia (autonomamente) in Abruzzo, Campania 2, Marche; Alleanza Nazionale in tutte le circoscrizioni ove non configurava il Polo del Buon Governo. Per il Senato si ebbe il medesimo schema, con due sole eccezioni (nelle Marche si presentò il Polo delle Libertà, il Polo del Buon Governo figurò in tutti i collegi della Campania).
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi, Milano, Rizzoli, 1995.
  9. ^ Antonella Rossetti, TELEDEMOCRAZIA: FRA APOCALITTICI E INTEGRATI, Semiosfera. URL consultato il 12 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  10. ^ Governare i sondaggi (PDF), eprints.luiss.it. URL consultato il 12 agosto 2013.
  11. ^ ELEZIONI: SONDAGGIO DOXA CAMERA, in Adnkronos, 29 marzo 1994. URL consultato il 12 agosto 2013.
  12. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico Elezioni
  13. ^ a b c Due seggi relativi alla quota proporzionale, spettanti uno ad Alleanza Nazionale e uno alla Lega Nord, risultarono non a loro attribuibili perché tutti i candidati di lista erano già eletti, e furono pertanto assegnati sulla base del collegamento tra le rispettive liste e i migliori candidati perdenti presentatisi nei collegi uninominali: furono quindi eletti due deputati appartenenti a Forza Italia (Andrea Merlotti, collegato alle liste Lega Nord-Forza Italia, per il seggio spettante alla Lega Nord, e Emiddio Novi, collegato alle liste Forza Italia-Alleanza Nazionale, per il seggio spettante ad Alleanza Nazionale), che dunque ottenne due seggi in più rispetto a quelli ad essa attribuiti nella quota proporzionale.
  14. ^ a b Un seggio relativo alla quota proporzionale, spettante al Partito Democratico della Sinistra, risultò non ad esso attribuibile perché tutti i candidati di lista erano già eletti, e fu pertanto assegnato sulla base del collegamento tra le rispettive liste e i migliori candidati perdenti presentatisi nei collegi uninominali: fu quindi eletto un deputato appartenente al Partito della Rifondazione Comunista (Famiano Crucianelli, collegato alle liste dei Progressisti, per il seggio spettante al PDS), che dunque ottenne un seggio in più rispetto a quelli ad esso attribuiti nella quota proporzionale.
  15. ^ Politiche Interno (ZIP), su politiche.interno.it. URL consultato il 18 ottobre 2005 (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2005).
  16. ^ a b c Archivio Storico delle Elezioni – Camera del 27 marzo 1994, in Ministero dell'interno. URL consultato il 16 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012, ISBN 88-6190-053-4.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi (1993-1995), Milano, Rizzoli, 1995, ISBN 88-17-42810-8.

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