Elezioni politiche italiane del 1968

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Elezioni politiche italiane 1968
Stato Italia Italia
Data 19-20 maggio 1968
Legislatura V Legislatura
Affluenza 92,91 % (Red Arrow Down.svg 0,08 %)
D5150.jpg Luigi Longo 1979.jpg Mauro Ferri.jpg
Leader Mariano
Rumor

(Segretario[1])
Luigi
Longo

(Segretario[1])
Mauro
Ferri

(Segretario[1])
Partito Democrazia Cristiana - Logo elettorale.svg
Democrazia Cristiana
Partito Comunista Italiano.svg
Partito Comunista
Italiano
PSI-PSDI unificati 1968.jpg
Partito Socialista Unificato
Voti 12 437 848[2][3]
39,12 %
8 551 347[2][3]
26,90 %
4 603 192[2][3]
14,48 %
Seggi
266 / 630
(Camera)
135 / 315
(Senato)
177 / 630
(Camera)
101 / 315
(Senato)
91 / 630
(Camera)
46 / 315
(Senato)
Differenza % Green Arrow Up.svg 0,84 Green Arrow Up.svg 1,64 Red Arrow Down.svg 5,46[4]
Differenza seggi Green Arrow Up.svg 6
(Camera)
Green Arrow Up.svg11
(Senato)
Green Arrow Up.svg 11
(Camera)
-[5]
(Senato)
Red Arrow Down.svg 29[4]
(Camera)
Red Arrow Down.svg 12[4]
(Senato)
Elezioni Camera 1968 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Aldo Moro (DC)
Left arrow.svg 1963 1972 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1968 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 19 e lunedì 20 maggio 1968[6], nel pieno della contestazione politica.

Le elezioni videro l'affermarsi della Democrazia Cristiana, in lieve crescita, e dell'alleanza del centro-sinistra che mantenne la maggioranza seppur ridimensionandosi. L'esperimento di fusione tra Partito Socialista Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano, non ottenne il successo desiderato, al contrario dei dissidenti socialisti coagulatisi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria che, alleandosi con il Partito Comunista Italiano, rinvigorirono l'opposizione di sinistra. Per quanto riguarda quella di destra, vi fu invece un calo di consensi, sia per la componente liberale, che ottenne comunque buoni risultati, sia per quella missina. Con queste elezioni continuò il declino dei monarchici, che per l'ultima volta si presentarono alle elezioni politiche, mentre si arrestò la stagnazione dei repubblicani che tornarono a crescere.

Sistema di voto[modifica | modifica wikitesto]

Manifesti elettorali in piazza del Duomo a Milano.

Le elezioni politiche del 1968 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Le circoscrizioni per la Camera dei deputati.
Le circoscrizioni per il Senato della Repubblica.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso, Isernia;
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste).

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica wikitesto]

Il fallimento del centrosinistra e la contestazione[modifica | modifica wikitesto]

La IV legislatura aveva visto l'alternarsi di tre governi presieduti da Aldo Moro e sostenuti dal quadripartito DC-PSI-PSDI-PRI. L'alleanza, che era nata da spinte riformiste con l'intenzione di sfruttare il boom economico ormai esauritosi per realizzare un welfare efficiente in favore dei ceti sociali più bassi, mancò il suo obiettivo e si ridusse in una coalizione litigiosa e incapace di portare al Paese quel cambiamento tanto sperato.

In questo clima di sfiducia sorsero nel 1966 le prime contestazioni studentesche che si estesero a tutto il mondo universitario tra il 1967 e il 1968. L'Università necessitava di una ventata rinnovatrice, poiché l'insegnamento era in mano ai «baroni», i docenti dei corsi importanti si rivolgevano a una calca di allievi che a stento ne percepivano la voce, era sottovalutata o ignorata l'esigenza di laboratori e seminari che preparassero gli studenti all'attività professionale, e molti professori erano «ferroviari» (comparivano solo per le lezioni e con i ragazzi non avevano nessun rapporto umano). Per la soluzione di questi problemi gli studenti si sarebbero dovuti battere e il governo avrebbe dovuto provvedere. Invece i governi che si alternarono scelsero la strada più facile e meno utile: quella del «facilismo». Le Università aprivano i battenti, per l'iscrizione, a tutti i diplomati delle scuole medie superiori, e un'esigua ma ben organizzata minoranza degli studenti che promuoveva la contestazione, non aveva a cuore né l'Università né le riforme efficienti (come la legge 2314, proposta dal Ministro Luigi Gui e respinta dai contestatori), bensì la demagogia e l'opportunismo, ispirandosi al «gran rifiuto» di Herbert Marcuse[7].

Nel 1967 furono occupate, sgomberate e rioccupate la Sapienza di Pisa (dove si elaboravano le «tesi» che qualche intellettuale ha esaltato come l'abbozzo di un nuovo mondo universitario, e altro non erano che cascami di marxismo e di maoismo), Palazzo Campana a Torino, la Cattolica di Milano, e poi Architettura a Milano, Roma, Napoli. Nella facoltà di Sociologia di Trento praticamente non si riuscì a tenere nessun corso, perché i suoi locali erano permanentemente occupati[7].

Nessuna forza politica poteva dirsi rappresentante di questo movimento studentesco ma diverse tentarono di appropriarsene. Il PCI era il più vicino alle cause della protesta, ma questa posizione fu rincorsa anche dall'ala più a sinistra del PSI riunitasi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria che, credendo nell'unità della classe operaia, rifiutò l'alleanza con la DC e strinse solidi rapporti con i comunisti, formando liste uniche al Senato. Il PSI, persa la corrente di sinistra, intreccò relazioni con i socialdemocratici, colleghi di governo, fino alla decisione di creare una lista unica, il PSI-PSDI Unificati, che raccogliesse tutti i socialisti moderati.

Principali forze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Lista Collocazione Ideologia Segretario[1]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Mariano Rumor
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Marxismo-leninismo, Antifascismo Luigi Longo
PSI-PSDI Unificati Sinistra/Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Marxismo, Socialismo riformista Mauro Ferri
Partito Liberale Italiano Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Giovanni Malagodi
Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria Sinistra Socialismo massimalista Tullio Vecchietti
Movimento Sociale Italiano Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Arturo Michelini
Partito Repubblicano Italiano Centro-sinistra Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Ugo La Malfa
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica Centro-destra Monarchismo, Conservatorismo liberale, Anticomunismo, Liberalismo Alfredo Covelli

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 39,12 12.437.848 266 Green Arrow Up.svg0,83 Green Arrow Up.svg6
Partito Comunista Italiano (PCI) 26,90 8.551.347 177 Green Arrow Up.svg1,64 Green Arrow Up.svg11
PSI-PSDI Unificati (PSI-PSDI)[4] 14,48 4.603.192 91 Red Arrow Down.svg5,46 Red Arrow Down.svg29
Partito Liberale Italiano (PLI) 5,82 1.850.650 31 Red Arrow Down.svg1,15 Red Arrow Down.svg8
Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) 4,45 1.414.697 23 - -
Movimento Sociale Italiano (MSI) 4,45 1.414.036 24 Red Arrow Down.svg0,66 Red Arrow Down.svg3
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1,97 626.533 9 Green Arrow Up.svg0,60 Green Arrow Up.svg3
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM) 1,30 414.507 6 Red Arrow Down.svg0,45 Red Arrow Down.svg2
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 0,48 152.991 3 Green Arrow Up.svg0,04 Straight Line Steady.svg
Socialdemocrazia (SD) 0,32 100.212 0 - -
Unione Democratica per la Nuova Repubblica (UDNR) 0,20 63.402 0 - -
Partito Autonomo Pensionati d'Italia (PAPI) 0,13 41.716 0 - -
Union Valdôtaine (UV) 0,10 31.557 0 Straight Line Steady.svg Red Arrow Down.svg1
Altre liste 0,28 87.740 0 Green Arrow Up.svg0,09 Straight Line Steady.svg
Totale[3] 100,00 31.790.428 630

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 38,34 10.972.114 135 Green Arrow Up.svg3,47 Green Arrow Up.svg11
PCI-PSIUP[5] 30,00 8.585.601 101 - -
PSI-PSDI Unificati (PSI-PSDI)[4] 15,22 4.354.906 46 Red Arrow Down.svg5,14 Red Arrow Down.svg12
Partito Liberale Italiano (PLI) 6,79 1.943.795 16 Red Arrow Down.svg0,73 Red Arrow Down.svg3
Movimento Sociale Italiano (MSI)[8] 4,56 1.304.847 11 Red Arrow Down.svg0,59 Red Arrow Down.svg3
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 2,17 622.388 2 Green Arrow Up.svg1,33 Green Arrow Up.svg2
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)[8] 1,09 312.702 2 Red Arrow Down.svg0,47 Straight Line Steady.svg
MSI-PDIUM[9] 1,02 292.349 0 - -
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 0,46 131.071 2 Green Arrow Up.svg0,05 Straight Line Steady.svg
Socialdemocrazia (SD) 0,13 36.073 0 - -
Union Valdôtaine (UV) 0,10 28.414 0 Red Arrow Down.svg0,01 Red Arrow Down.svg1
Altre liste 0,11 31.716 0 Red Arrow Down.svg0,05 -
Totale[10] 100,00 28.616.021 315

Eletti[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Deputati della V legislatura della Repubblica Italiana ed Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1968.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[3], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 266
Partito Comunista Italiano 177
PSI-PSDI Unificati 91
Partito Liberale Italiano 31
Movimento Sociale Italiano 24
Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria 23
Partito Repubblicano Italiano 9
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica 6
Popolare Sudtirolese 3
Totale 630[3]

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Senatori della V Legislatura della Repubblica Italiana ed Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 1968.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[10], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 135
Partito Comunista Italiano-Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria 101
PSI-PSDI Unificati 46
Partito Liberale Italiano 16
Movimento Sociale Italiano 11
Partito Repubblicano Italiano 2
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica 2
Partito Popolare Sudtirolese 2
Totale 315[10]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La Democrazia Cristiana ottiene un lieve aumento di consensi, trainata dai forti incrementi in Abruzzo, Sicilia e Basilicata che si aggiungono alle zone di forte consenso democristiano come Triveneto, Alta Lombardia, Cuneo e Campania. Cala invece in altre zone del Sud come Molise e Calabria. Nel Centro-Nord il partito è per lo più stabile con una timida crescita nel Nord-Ovest che però resta una delle zone in cui lo scudo crociato è meno apprezzato, insieme alle «Regioni Rosse» e alla Provincia di Roma[3].

Il Partito Comunista Italiano ottiene un buon aumento di consensi, frutto di una generale avanzata su tutto il territorio nazionale con l'esclusione delle regioni più meridionali, Basilicata, Calabria e Sicilia, dove i comunisti arretrano. In particolare, gli incrementi migliori si registrano nelle «Regioni Rosse» e nel Nord-Ovest, che, insieme alla Sicilia Meridionale, si confermano le zone più forti del PCI a cui si aggiunge in questa tornata anche la Provincia di Napoli, al contrario del resto della Campania dove i comunisti incontrano molte difficoltà. Le altre zone negative per il partito sono il Molise, l'Abruzzo meridionale, la Sicilia Settentrionale, la Provincia di Cuneo, l'Alta Lombardia e il Nord-Est anche se si nota una progressiva avanzata del voto comunista sulle coste e nel Polesine[3].

L'unificazione di Partito Socialista Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano delude profondamente in questa tornata elettorale, specialmente al Centro-Nord dove spesso il PSI-PSDI Unificati raccoglie i consensi del solo PSI nel 1963 o addirittura non arriva nemmeno a questo risultato. Emblematico è il caso dell'Umbria dove perde il 3% dei consensi rispetto al PSI di cinque anni prima, mentre nelle province di Varese, Venezia e Massa, il PSU perde oltre il 10% dei consensi ottenuti separatamente da PSI e PSDI. Nonostante questo deludente risultato il Nord Italia resta la zona forte dei socialisti e dei socialdemocratici con risultati notevoli a Belluno, in Friuli-Venezia Giulia e nelle province attraversate dal Ticino e dal Po. I risultati al Centro Sud sono in generale più bassi di quelli del Nord ma presentano contrazioni meno accentuate e qualche sporadico aumento come nel Molise e in Calabria, in particolare in Provincia di Cosenza dove ottiene più del 20% dei voti crescendo del 6%, facendo entrare questa regione tra le più forti del voto socialista[3].

Il Partito Liberale Italiano perde consensi in modo generalizzato con l'esclusione del Nord-Est dove resta stabile. Cali particolarmente forti sono registrati in Abruzzo, Campania e Sicilia. Le zone forti dei liberali si confermano il Nord-Ovest, le province di Trieste, Roma, Benevento e Messina, mentre continua ad aver difficoltà nel resto del Centro-Sud[3].

Il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria ottiene ottimi risultati nel Centro-Nord e in Sicilia, con massimi dell'8% nelle province di Massa ed Enna, mentre nel resto del Sud Italia incontra maggiori difficoltà[3].

Il Movimento Sociale Italiano perde consensi quasi ovunque, con l'eccezione della Campania dove, in controtendenza, incrementa i propri voti. Al contrario, nel resto del Sud e nel Lazio i missini subiscono perdite considerevoli, non intaccando però la notevole forza del movimento in queste zone. Resta invece piuttosto debole nel Centro-Nord, dove oltretutto perde consensi, soprattutto in Provincia di Trieste in cui comunque ottiene ottimi risultati[3].

Il Partito Repubblicano Italiano inverte la tendenza che lo vedeva in una lunga fase di declino e stagnazione e segna una crescita generalizzata, con l'eccezione della Sardegna. Particolarmente rilevante è l'incremento ottenuto in Sicilia dove arriva a guadagnare fino al 5%. Questo permette all'isola, insieme a Campania e Calabria, di aggiungersi alle zone forti repubblicane, Romagna, Marche, Lazio e la costa Toscana. Resta invece piuttosto debole nel Nord e nelle altre regioni del Mezzogiorno[3].

Il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica perde consensi ovunque con cali particolarmente marcati in Abruzzo, Campania e Calabria. Ciononostante il Centro-Sud si conferma la principale, se non unica, zona d'influenza dei monarchici con risultati superiori al 6% in Campania[3].

Il distacco tra DC e PCI si riduce di poco meno di un punto percentuale ma a livello territoriale si assiste a due tendenze contrapposte, un rafforzamento della DC nel Meridione con la riconquista di Trapani e una forte diminuzione del distacco nel Lazio e nel Nord-Ovest, dove il PCI conquista le province di Genova, La Spezia e Mantova, accompagnata da un netto aumento del vantaggio comunista nelle «Regioni Rosse»[3].

Conseguenze del voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni consegnarono al centrosinistra una solida maggioranza, tuttavia le agitazioni interne al PSI condizionarono l'alleanza con la DC e la stabilità politica. Il deludente risultato del PSI-PSDI Unificati, ne decretò la pressoché immediata fine, con la ricostituzione del PSI e la nascita del Partito Socialista Unitario che riprese il nome di PSDI pochi anni dopo. Inoltre l'ottimo risultato del PSIUP intimorì il PSI che vide nel ritorno a sinistra la strategia migliore per far rientrare il voto massimalista. Dopo un'iniziale incertezza, che portò alla costituzione del breve governo Leone, i socialisti decisero comunque di proseguire nell'esperienza di governo guidato dal segretario democristiano Mariano Rumor[7]. Con le agitazioni sindacali dell'autunno caldo nel 1969, l'azione di governo si rinvigorì portando alla realizzazione dello statuto dei lavoratori del 1970. Le elezioni regionali dello stesso anno furono negative sia per i democristiani che per i socialisti, scesi sotto il 10% dei voti, e determinarono la fine dei governi Rumor, decretando il ritorno ad una stagnazione politica.

Nelle elezioni presidenziali del 1971, la DC si presentò divisa tra Amintore Fanfani e Giovanni Leone, che a lungo era stato l'avversario di Giuseppe Saragat nella precedente elezione. Lo scontro si risolse dopo 23 scrutini: il 24 dicembre Leone fu eletto con 518 voti e le cifre di quest'ultima votazione furono passate al microscopio, in modo polemico, da socialisti e comunisti, sostenendo che furono determinanti i voti del MSI[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Segretario del partito alla data delle elezioni.
  2. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei deputati.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Archivio Storico delle Elezioni – Camera del 19 maggio 1968, in Ministero dell'Interno. URL consultato il 20 luglio 2011.
  4. ^ a b c d e Considerata la differenza tra il risultato del PSU e quello di PSI e PSDI nelle precedenti elezioni.
  5. ^ a b Considerato che il PSIUP è un nuovo partito non si può valutare la variazione di voti e seggi della lista PCI-PSIUP presente al Senato.
  6. ^ Ha già votato il 78,5 per cento I seggi chiudono oggi alle ore 14, in Stampa Sera, 20 maggio 1968. URL consultato il 27 aprile 2017.
  7. ^ a b c d Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991.
  8. ^ a b Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione delle circoscrizioni Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo e Sardegna nelle quali fu presentata una lista unica MSI-PDIUM.
  9. ^ I due partiti si presentarono uniti solamente nelle circoscrizioni Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo e Sardegna.
  10. ^ a b c Archivio Storico delle Elezioni – Senato del 19 maggio 1968, in Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]