Elezioni federali tedesche del 1930

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Elezioni federali del 1930
Stato Germania Germania
Data 14 settembre 1930
Otto Wels.jpg Adolf Hitler 1933 (foto carnet).jpg Ernst Thälmann 1932.jpg
Leader Otto Wels Adolf Hitler Ernst Thälmann
Partito Partito Socialdemocratico Partito Nazionalsocialista Partito Comunista
Voti 8.575.244
24.5 %
6.379.672
18.3 %
4.590.160
13.1 %
Seggi
143 / 577
107 / 577
77 / 577
Differenza % Red Arrow Down.svg 5.3 Green Arrow Up.svg 15.7 Green Arrow Up.svg 2.5
Differenza seggi Red Arrow Down.svg 10 Green Arrow Up.svg 95 Green Arrow Up.svg 23
Cancelliere uscente
Heinrich Brüning (Partito di Centro)
Left arrow.svg 1928 1932 I Right arrow.svg
Militanti del Partito Popolare Nazionale Tedesco fanno propaganda elettorale per le elezioni del 1930

Le elezioni federali tedesche del 1930 furono le seste consultazioni politiche nazionali della repubblica di Weimar e si tennero il 14 settembre. Quando si conclusero, partirono i preparativi per l'inizio della quinta legislatura del Reichstag.

La caduta di Brüning[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 marzo del 1930 si era formato un traballante governo di larghe intese guidato da Heinrich Brüning del Centro Cattolico, il quale di fronte alla Grande depressione dell'anno precedente aveva proposto al Parlamento misure di copertura economica molto rigide. Il 16 luglio 1930 Paul von Hindenburg avallò la proposta del cancelliere e firmò il decreto d'emergenza sull'economia e sulla finanza: l'intervento a gamba tesa del presidente avvenne perché le misure probabilmente non sarebbero state approvate dalla maggioranza dei deputati.

Il 18 luglio Hermann Dietrich, ministro delle Finanze appartenente al Partito Democratico Tedesco, avvisò il Parlamento che i provvedimenti erano stati approvati dall'eroe della Grande Guerra; pertanto essi si potevano già considerare in corso d'opera. Alle vibranti proteste dei parlamentari fece seguito un progetto di modifica costituzionale presentato da socialdemocratici, comunisti, nazisti e popolari-nazionali: con esso l'articolo 48 della Costituzione di Weimar, che consentiva al presidente di approvare decreti d'emergenza anche senza il consenso del Parlamento, veniva mandato in soffitta (i sì al progetto furono 256).

Di fronte a un gabinetto che non godeva più di una maggioranza, Hindenburg sciolse la camera e Brüning indisse nuove elezioni per il 14 settembre. Egli si presentava agli elettori con un programma di austerità che prevedeva, tra le altre cose, una forte diminuzione della spesa pubblica (in parte già in vigore senza l'approvazione del Reichstag).

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la caduta dell'esecutivo i partiti cominciarono la loro campagna elettorale. Il Partito Socialdemocratico tentò di screditare in tutti i modi il Partito Nazista (nonostante quest'ultimo avesse ottenuto alle consultazioni di due anni prima appena il 2,6% dei voti), mettendo in guardia gli elettori dal pericolo fascista. L'appello, rivolto ai cittadini "contro il blocco della svastica", fu raccolto anche dal Partito Comunista che indì per il 1º agosto una manifestazione unitaria con l'SPD.

Campagna elettorale del Centro Cattolico

I partiti di sinistra sembravano avere un certo seguito: un comizio socialdemocratico a Lustgarten fu seguito da circa 30.000 persone mentre il KPD a Winterfeldtplatz raccolse 15.000 cittadini. Il 23 agosto ci furono degli scontri a Bolesławiec (oggi in Polonia) tra militanti comunisti e nazisti: il bilancio fu di tre morti e due feriti gravi, ma la polizia non intervenne. Il Partito Comunista raggiunse il suo apice il 12 settembre quando, al Palazzetto dello Sport di Berlino, riuscì a radunare una folla immensa.

Nel corso di questa campagna elettorale il Partito Popolare Nazionale Tedesco fu falcidiato da dissidi interni. Il 17 luglio avvenne la frattura tra la corrente estremista e antidemocratica del presidente del partito Alfred Hugenberg e le fazione moderata di Kuno von Westarp: quest'ultimo fu il promotore di una scissione che diede vita al Partito Popolare Conservatore. L'8 agosto, inoltre, sette parlamentari del DNVP abbandonarono il movimento per dissidi con Hugenberg, il quale al Palazzetto dello Sport di Berlino profetizzò la prossima venuta di un Terzo Reich (14 agosto).

Il Partito Popolare Tedesco si diede da fare al fine di creare una coalizione unitaria di centro ma il 7 agosto l'offerta venne rifiutata sia dai popolarconservatori sia dal Partito della Classe Media Tedesca. Il 27 agosto inoltre venne formato il Partito dello Stato Tedesco, la cui maggioranza dei membri proveniva proprio dal DVP.

La campagna elettorale del Partito Nazista fu organizzata principalmente da Joseph Goebbels. I nazionalsocialisti denunciarono il crollo della Germania nell'ambito del "sistema di Weimar" e affermarono vibrantemente che il peggioramento economico era dovuto a un complotto internazionale ai danni della Repubblica; su istruzione dello stesso Goebbels, le tematiche antisemite furono attenuate[1]. Il 10 agosto si tenne a Schlossplatz un raduno nazista che però, pur gremito di bandiere, fu presenziato da sole 400 persone: Adolf Hitler reagì a questo fiasco con una tattica presenzialista, eseguendo più di venti orazioni pubbliche tra il 3 agosto ed il 13 settembre.

In un discorso tenuto il 10 settembre al Palazzetto dello Sport di Berlino, in cui erano presenti almeno 16.000 elettori[2], egli affermò che i nazionalsocialisti erano pronti armi in pugno a combattere contro gli impostori[3] e che obiettivo del suo partito era aumentare i poteri dello Stato centrale, che solo così rafforzato poteva risolvere i problemi del popolo[4].

Risultati e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Partito Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) 24,5 8.575.244
143 / 577
Red Arrow Down.svg5,3 Red Arrow Down.svg10
Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) 18,3 6.379.672
107 / 577
Green Arrow Up.svg15,7 Green Arrow Up.svg95
Partito Comunista di Germania (KPD) 13,1 4.590.160
77 / 577
Green Arrow Up.svg2,5 Green Arrow Up.svg23
Partito di Centro Tedesco (DZP) 11,8 4.127.000
68 / 577
Red Arrow Down.svg0,3 Green Arrow Up.svg7
Partito Popolare Nazionale Tedesco (DNVP) 7,0 2.457.686
41 / 577
Red Arrow Down.svg7,3 Red Arrow Down.svg32
Partito Popolare Tedesco (DVP) 4,5 1.577.365
30 / 577
Red Arrow Down.svg4,2 Red Arrow Down.svg15
Partito della Classe Media Tedesca (WP) 3,9 1.361.762
23 / 577
Red Arrow Down.svg0,6 Straight Line Steady.svg
Partito dello Stato Tedesco (DStP) 3,8 1.322.034
20 / 577
Red Arrow Down.svg1,0[5] Red Arrow Down.svg5
Partito Cristiano-Nazionale dei Contadini e degli Agricoltori (CNBL) 3,1 1.108.043
19 / 577
Red Arrow Down.svg1,2 Red Arrow Down.svg10
Partito del Popolo Bavarese (BVP) 3,0 1.058.637
19 / 577
Red Arrow Down.svg0,1 Green Arrow Up.svg2
Cristiano-Sociali al Servizio del Popolo (CSVD) 2,5 868.269
14 / 577
- -
Partito dei Contadini Tedeschi (DBP) 1,0 339.434
6 / 577
Red Arrow Down.svg0,6 Red Arrow Down.svg2
Partito Popolare Conservatore (KVP) 0,8 290.579
4 / 577
- -
Lega Agraria (Landbund) 0,6 193.926
3 / 577
Red Arrow Down.svg0,1 Straight Line Steady.svg
Partito Tedesco-Hannoveriano (DHP) 0,4 144.286
3 / 577
Red Arrow Down.svg0,2 Red Arrow Down.svg1
Partito Popolare del Reich 0,8 271.291
0 / 577
Red Arrow Down.svg0,9 Red Arrow Down.svg2
Altri 0,9 291.083
0 / 577
Totale 100,00 34.956.471
577 / 577
Green Arrow Up.svg86
Seduta del Parlamento: si notano i deputati nazisti in divisa

L'affluenza alle urne fu dell'82%, in aumento rispetto al 1928 del 6,4%: ciò significa che in questa occasione si recarono alle urne 4.2 milioni di elettori in più, in gran parte arrabbiati per le condizioni economiche della Germania. Non è un caso, quindi, che a rafforzarsi furono soprattutto i partiti "antisistema": il NSDAP (+15,7% dei voti, ottenuti però spesso con la violenza) e, in misura minore, il KPD (+2,5%) possono essere considerati i veri vincitori di queste consultazioni. Al contrario DVP (-4,2%), SPD (-5,3%) e soprattutto il DNVP di Hugenberg (-7,3%) fecero registrare delle gravi perdite.

Hitler, che nel 1928 poteva contare solo su 810.000 suffragi, stavolta poteva contare su ben 6 milioni e 400.000 sostenitori; queste elezioni per lui rappresentarono la svolta politica: il NSDAP fu il secondo partito in ordine di preferenze e l'ex caporale austriaco iniziò a essere considerato un politico in ascesa. I nazisti sfondarono soprattutto nella Germania del nord-est: nello Schleswig-Holstein passarono dal 4% al 27% ed anche in Prussia Orientale, in Pomerania, ad Hannover e nel Meclemburgo superarono il 20%. Quando i risultati furono resi noti, Goebbels scrisse nel suo diario: "Il palazzo dello sport è come un manicomio: le SA mi porteranno per la sala sulle spalle".

Le speranze che molti moderati riponevano sui popolarconservatori furono vanificate: essi non arrivarono all'1% dei voti e ottennero solo 4 seggi, inutili per rendere più stabile la maggioranza. La Federazione nazionale dell'industria tedesca invitò i suoi membri nel mese di agosto a sostenere solo i partiti capaci di "stare sul terreno costituzionale" e che agivano "in modo inequivocabile per la conservazione e lo sviluppo del settore privato e della proprietà privata"[6]. L'appello, che aveva una vocazione antinazista e (soprattutto) anticomunista, non venne raccolto dagli elettori: dei 577 parlamentari eletti, soltanto 200 erano fedeli a Brüning. Visti i diverbi e i dissidi tra i partiti di centro e i socialdemocratici, le speranze di formare un governo di maggioranza erano ben poche.

All'apertura dei lavori del nuovo Reichstag, il 13 ottobre 1930, i parlamentari del Partito Nazista si presentarono con le caratteristiche camicie brune: in Prussia vigeva una legge che vietava l'utilizzo di divise militari in luogo pubblico, ma ormai i nazisti potevano permettersi di violarla dato che godevano dell'immunità parlamentare. Lo stesso giorno avvenne un pogrom a Berlino: le SA insultarono e picchiarono tutti gli ebrei che passavano per la Capitale, rompendo le vetrine dei negozi gestiti da semiti.

Il risultato fu un massiccio ritiro dei prestiti stranieri a breve termine (negli anni venti le banche tedesche avevano ricevuto un afflusso di oro da investitori delle altre nazioni che reputavano sicuri e professionali gli istituti germanici). La conseguente carenza di liquidità e dei tassi d'interesse provocò un tentativo da parte del Reichsbank, che fermò le deduzioni di credito accentuando gli effetti deflazionistici della crisi economica globale in corso.

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano Frankfurter Zeitung commentò i risultati in maniera amareggiata, segnalando che la campagna elettorale selvaggia e il non lieto stato del capitale tedesco avevano favorito i partiti radicali[7]; dei dubbi venivano espressi sulle reali possibilità di Hitler di rispettare le promesse elettorali.

Il Times esaminò le elezioni segnalando l'incapacità dei partiti tradizionali di tenere a freno le spinte estremiste dei cittadini mentre il francese Les Temps e il britannico Daily Mail plaudirono ai risultati perché vedevano in Hitler un baluardo contro il bolscevismo[8].

Il 23 settembre il presidente del Reich Paul von Hindenburg affermò in una dichiarazione consegnata alle agenzie di stampa straniere che un colpo di stato legale era imminente: in tal modo si pensava di correre ai ripari in vista dell'ulteriore ritiro dei capitali stranieri dalla Germania. Brüning proseguì nel suo incarico di cancelliere, ma meno di due anni dopo era costretto a gettare la spugna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gerhard Paul, Aufstand der Bilder. Die NS-Propaganda vor 1933, J.H.W. Dietz Nachf., Bonn 1990, S. 90–94
  2. ^ Ian Kershaw: Hitler 1889–1936, Stuttgart, 2. Aufl. 1998, 9. Kapitel, S. 418
  3. ^ Chronik 1930, Chronik Verlag, 1989, S. 142
  4. ^ Ian Kershaw: Hitler 1889–1936, Stuttgart, 2. Aufl. 1998, 9. Kapitel, S. 419
  5. ^ Risultato confrontato con quello del Partito Democratico Tedesco (DDP), di cui il DStP rappresenta la continuazione.
  6. ^ Gerhard Schulz, Von Brüning zu Hitler. Der Wandel des politischen Systems in Deutschland 1930 - 1933, Verlag Walter de Gruyter. Berlin, New York 1992, S. 732
  7. ^ Chronik 1930, Chronik Verlag, 1989, S. 159
  8. ^ Joachim Fest: Hitler. Der Aufstieg, 4. Buch, 2. Kapitel: Der Erdrutsch, Ullstein 1978, S. 403