Elettrosensibilità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Avvertenza
Le pratiche descritte non sono accettate dalla medicina, non sono state sottoposte a verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Le informazioni hanno solo fine illustrativo. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

L'elettrosensibilità (ES) o elettroipersensibilità (EHS dall'inglese electromagnetic hypersensitivity) è un insieme di sintomi fisici e/o psicologici che un soggetto afferma essere causati da campi magnetici, elettrici o elettromagnetici, a un livello di esposizione tollerato dalle altre persone[1].

L'elettrosensibilità non è riconosciuta come una vera e propria malattia dall'Organizzazione mondiale della sanità e dalla comunità scientifica. La principale obiezione è la mancanza di evidenze scientifiche che forniscano parametri in grado di dimostrare il rapporto di causa-effetto tra sintomi e esposizione. Da quando, nel 2005 una revisione sistematica[2] ha rilevato che non c'è alcuna prova che tali malesseri siano causati dai campi elettromagnetici, molti studi in doppio cieco sono stati pubblicati, ognuno dei quali suggerisce che coloro che affermano di essere malati non riescono a distinguere la presenza del campo elettromagnetico.[3][4][5]

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) rileva che studi ben controllati hanno mostrato come i sintomi non sono causati dai campi elettromagnetici[6] e che ci sono alcune indicazioni che tali sintomi sono dovuti a preesistenti condizioni psichiatriche, stress o sono causati dalla stessa paura dei campi elettromagnetici[6]. La OMS aggiunge che la mancanza di evidenti basi tossicologiche o fisiologiche e di verifiche indipendenti la rendono simile ad un'altra condizione patologica: la sensibilità chimica multipla[6]. Tale posizione dell'OMS è contestata dalle associazioni dei malati[7].

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Una piccola parte della popolazione che si definisce elettrosensibile dichiara di esserne fortemente colpita. Come esempio, uno studio ha stimato che circa il 10% dei soggetti elettrosensibili in Svezia sono in malattia o sono in pensione anticipata o pensione di disabilità, paragonati al 5% della popolazione generale, mentre una seconda ricerca ha riportato che su 3406 persone che accusavano "disturbo" da dispositivi elettrici l'11% riporta "molto" disturbo[8]. L'elettrosensibilità può avere un impatto significativo sulla qualità di vita causando un deterioramento fisico, mentale e sociale e distress psicologico[9].

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Le persone soggette ad elettrosensibilità affermano di presentare differenti livelli di risposta ai campi elettrici, campi magnetici e alle diverse frequenze delle onde elettromagnetiche. È una materia controversa, poiché nonostante l'imponenza dei sintomi accusati da alcuni soggetti colpiti, nessuna sperimentazione a doppio cieco è riuscita sinora a dimostrare univocamente il legame fra i campi elettromagnetici e la sindrome e si ritiene che la fonte prima possa avere natura psicosomatica[6].

Coloro che ne sostengono la natura organica rilevano come molti apparecchi elettrici siano stati sospettati essere causa della sintomatologia, e una ricerca del 2004 ipotizza che le antenne per i telefoni cellulari e per i cordless, le linee elettriche ad alta tensione ravvicinate, i trasformatori e i telefoni cellulari sarebbero le più comuni fonti dei disturbi da elettrosensibilità[9].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 la OMS[6] ha suggerito che si possa utilizzare il termine "Intolleranza ambientale idiopatica" per descrivere l'ES, poiché tale definizione ha carattere generale, ovvero raggruppa condizioni patologiche varie delle quali non si conosce l'origine ed è eziologicamente neutrale. Essa tuttavia è molto meno diffusa di "elettrosensibilità". Pur riconoscendola quale "potenziale fattore di disabilità funzionale", la OMS ribadisce in particolare che “non esistono criteri diagnostici chiari per l'ipersensibilità ai campi elettromagnetici e non esiste alcuna base scientifica per associarne i sintomi all'esposizione ai campi elletromagnetici”[6].

Studi scientifici condotti in doppio cieco[2], tesi a provare la relazione tra l'esposizione a un campo elettromagnetico e l'incidenza dei sintomi di elettrosensibilità hanno dimostrato che i soggetti colpiti non sono generalmente in grado di distinguere i campi elettromagnetici reali da quelli che credono tali. I risultati hanno portato l'autore dello studio a concludere che: «Gli studi osservativi disponibili non permettono di individuare una differenza tra gli effetti biofisici dovuti all'elettrosensibilità e un effetto nocebo[10]

La posizione ufficiale della OMS è contestata dalle associazioni dei malati che, supportate da alcuni studi che ne collocherebbero l'origine nell'esposizione a campi elettromagnetici,[7] la ritengono un'"intolleranza ai campi elettromagnetici" e ne definiscono protocolli diagnostici e terapeutici.[11][12]

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Nessun trattamento efficace per coloro che affermano di essere affetti da elettrosensibilità è ancora noto, principalmente perché l'esistenza stessa della condizione resta non accertata.

La principale strategia è di evitare, il più possibile, l'esposizione ai campi elettromagnetici per chi soffre di grave ES; ciò presenta difficoltà pratiche nella società moderna. Gli altri metodi usati spesso dai pazienti includono: schermatura (ad es. con reti metalliche messe a terra), filtri elettrici e al trattamento delle condizioni correlate.

Una rivista del 2006 ha identificato nove trial clinici testando diversi trattamenti per l'ES[13]: quattro provarono filtri visivi per gli schermi, uno un dispositivo che emetteva campi elettromagnetici "schermanti", uno ha testato l'agopuntura e un altro studio l'assunzione giornaliera di vitamina C, E e selenio. L'autore ha concluso che: «Ulteriori ricerche sono necessarie prima che qualche definitivo trattamento clinico possa effettuarsi. Comunque, la migliore prova attualmente disponibile suggerisce che la terapia cognitivo-comportamentale sia efficace per coloro che riferiscono ipersensibilità a campi elettromagnetici di debole entità.».

Posizioni governative e politiche[modifica | modifica wikitesto]

In Svezia l'EHS non è riconosciuta come malattia ma è riconosciuta dal Governo come causa di invalidità funzionale[14].

L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha raccomandato agli Stati Membri di "prestare un'attenzione particolare alle persone elettrosensibili che soffrono di una sindrome di intolleranza ai campi elettromagnetici e di introdurre specifiche misure per proteggerli, inclusa la creazione di aree wave-free, non coperte dalle reti wireless"[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elettrosensibilità Problemi sanitari in prossimità di sorgenti di campi elettromagnetici (PDF), traduzione di Paolo Vecchia, Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute – Centro Controllo Malattie.
  2. ^ a b Rubin et all, 2005.
  3. ^ Regel et all, 2006.
  4. ^ Rubin et all, 2006a
  5. ^ J Wilen, A Johansson, N Kalezic, E Lyskov e M Sandstrom, Psychophysiological tests and provocation of subjects with mobile phone related symptoms, in Bioelectromagnetics, vol. 27, n. 3, aprile 2006, pp. 204–14, DOI:10.1002/bem.20195, PMID 16304699.
  6. ^ a b c d e f Campi elettromagnetici e salute pubblica (PDF), Organizzazione mondiale della sanità, dicembre 2005.
  7. ^ a b (EN) Andrew Marino, McCarty DE, Carrubba S, Chesson AL, Frilot C, Gonzalez-Toledo E, Electromagnetic hypersensitivity: evidence for a novel neurological syndrome, in International Journal of Neuroscience, dicembre 2011.
  8. ^ Carlsson et al, 2005.
  9. ^ a b Röösli et al, 2004.
  10. ^ Röösli, 2008.
  11. ^ D. Belpomme, Le syndrome d'intolérance aux champs électromagnetiques (SICEM), Paris 2010.
  12. ^ (EN) Chiara De Luca, Jeffrey Chung Sheun Thai, Desanka Raskovic, Eleonora Cesareo, Daniela Caccamo, Arseny Trukhanov, Liudmila Korkina, Metabolic and Genetic Screening of Electromagnetic Hypersensitive Subjects as a Feasible Tool for Diagnostics and Intervention, in Mediators of Inflammation, 9 aprile 2014.
  13. ^ A Systematic Review of Treatments for Electromagnetic Hypersensitivity Rubin et al, 2006
  14. ^ Nordic Council of Minister, Nordic Adaptation of classification of Occupationally Related Disordes (Diseases and Symptoms) to ICD-10 - ISBN 92-893-0559-2.
  15. ^ (EN) The potential dangers of electromagnetic fields and their effect on the environment, in risoluzione 1815 (2011), Consiglio d'Europa, par. 8.1.4 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2015).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàNDL (ENJA01153231