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Lingue parlate in Italia

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Situazione linguistica nell'Italia odierna con le isole linguistiche eteroglosse e alloglosse

In Italia si parlano prevalentemente lingue romanze, ma anche lingue germaniche, lingue slave, il greco e l'albanese.

Situazione generale[modifica | modifica wikitesto]

Situazione linguistica in Italia prima della II guerra mondiale secondo Clemente Merlo (Lingue e dialetti d'Italia, Milano 1937, p. 4)

██ Toscani

██ Italiani centro-meridionali

██ Italiani settentrionali

██ Corsi e sardo-corsi

██ Sardi

██ Provenzali

██ Franco-provenzali

██ Catalani

██ Retoromanzi

██ Rumeni

██ Tedeschi

██ Slavi

██ Arbereshe

██ Greci

Distribuzione percentuale dell'attuale bilinguismo (in famiglia) nelle regioni italiane, in base all'inchesta Doxa 1982 e ai dati di Coveri (1984).

L'italiano, la lingua ufficiale della Repubblica Italiana discende storicamente dal toscano letterario (influenzato dal siciliano), il cui uso è iniziato coi grandi scrittori Dante, Petrarca e Boccaccio verso il XIII secolo, e si è in seguito evoluto storicamente nella lingua italiana corrente. La lingua italiana era parlata solo da una piccola minoranza della popolazione al momento dell'unificazione politica nel Regno d'Italia nel 1861, ma si è in seguito diffusa, mediante l'istruzione obbligatoria e il contributo determinante e più recente della televisione, anche se ancor oggi la somma degli allofoni e dei diglossici (ossia coloro che alternano, a seconda dei contesti, italiano ed un'altra lingua) supera gli italofoni.

Dal punto di vista degli idiomi locali preesistenti, ne consegue un processo di erosione linguistica, processo accelerato sensibilmente dall'ampia disponibilità di mass media in lingua italiana e dalla mobilità della popolazione. Questo tipo di cambiamenti ha ridotto sensibilmente l'uso delle lingue regionali, molte delle quali sono ormai considerate in pericolo di estinzione (anche a causa delle enormi discriminazioni verificatesi nel Novecento)[senza fonte]. Parallelamente al loro progressivo abbandono in ambito pratico, si è assistito negli ultimi anni a una rivalutazione delle lingue regionali e dei dialetti sul piano culturale in reazione ai processi omologativi della globalizzazione.[senza fonte]

Secondo i più recenti dati statistici (La lingua italiana, i dialetti e le lingue straniere, Istat, 2006) il 72,8% degli italiani parla in modo esclusivo o prevalente l'italiano, il 20% lo alterna con una lingua locale, mentre solo il 5,4% si esprime esclusivamente nell'idioma locale. Bisogna però premettere che all'interno delle mura domestiche il numero di coloro che si esprime mediante l'uso della propria lingua locale triplica, arrivando al 16% (percentuale che comunque risulta dimezzata rispetto a quella del 1987).[1]

Lingue territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Popolazione Note Lingua Regione
Napoletano 5 700 000 [2] napoletano Regioni centro-meridionali
Siciliano 4 700 000 [3] siciliano Sicilia, Salento e Calabria centro-meridionale
Veneto 3 800 000 [4] veneto Veneto, Trentino, Friuli-Venezia Giulia
Lombardo 3 600 000 [5] lombardo Lombardia, Provincia di Novara e Provincia del Verbano-Cusio-Ossola
Piemontese 1 600 000 [6] piemontese Piemonte, bassa Valle d'Aosta, Lombardia in Lomellina occidentale e nord della Provincia di Savona
Sardo 1 000 000 [7][8] sardo Sardegna
Emiliano-romagnolo 1 000 000 [9] emiliano-romagnolo Emilia-Romagna, Mantovano, Oltrepò Pavese, circondario di Pavia, Tortonese, Transpadana Ferrarese, Lunigiana, Carrara
Ligure 500 000 [10] ligure Liguria, basso Piemonte, aree appenniniche dell'Oltrepò Pavese, del Piacentino e del Parmense Provincia di Pavia, isole del Sulcis in Sardegna
Friulano 550 000 - 600 000 [11][12] friulano Friuli-Venezia Giulia (60%) e Veneto nell'ex Mandamento di Portogruaro
Tirolese 325 000 [13] tedesco Alto Adige (69,15%) e zone di confine del Trentino e in Val Canale (Friuli Venezia Giulia)
Arbëreshë 100 000 [14] arbëreshë Calabria, Sicilia, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e in piccola parte in Abruzzo
Francese 100 000 [15] francese Valle d'Aosta
Gallurese 100 000 [16] gallurese Sardegna in Gallura
Occitano 100 000 [17] occitano Piemonte nelle valli di Cuneo e Torino, Liguria a Imperia; Calabria a Guardia Piemontese
Sassarese 100 000 [18] sassarese Sardegna nel nord della Provincia di Sassari
Sloveno 100 000 [19] sloveno Friuli Venezia Giulia a Trieste (9,6%), a Gorizia (8%), a Udine (3%)
Francoprovenzale 70 000 [20] francoprovenzale Piemonte a Torino, Valle d'Aosta, Puglia a Foggia, Guardia Piemontese in Calabria
Gallo-italico di Sicilia 60 000 [21] gallo-italico di Sicilia Sicilia
Catalano 20 000 [22] catalano algherese Sardegna ad Alghero
Greco 20 000 [23] greco d'Italia Calabria a Reggio Calabria, Puglia nella Grecia salentina e in Sicilia a Messina
Ladino 31 000 [24] ladino Trentino-Alto Adige a Bolzano (4,19%), a Trento (1,69%), Veneto a Belluno (10%)
Alemanno 3 400 [25] walser Valle d'Aosta, Piemonte
Germanico 10 000 [26][27] cimbro, mocheno e Walser Trentino (Provincia Autonoma di Trento) e Veneto (Provincia di Vicenza e Provincia di Verona), Valle d'Aosta e Piemonte
Croato 1 000 [28] croato Molise

Lingue non territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Esistono poi "lingue non territoriali", parlate in Italia ma non in un territorio definito: come gli idiomi degli immigrati, dei nomadi Rom e Sinti, e la lingua dei segni italiana (LIS). Quest'ultima è parlata dalla comunità di persone sorde, diffusa in tutto il territorio italiano, e ha radici culturali, grammatica, movimento e morfologia, movimento spazio-tempo. La popolazione italiana dei sordi è composta da circa 3.524.906[29] persone che utilizzano la LIS e degli Assistenti alla Comunicazione e degli Interpreti, ed è riconosciuta dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ratificata in Italia nel 2009. Spesso queste lingue trovano tutela solo nella legislazione regionale, come per la Sicilia che promosso la diffusione della LIS, con la L.R. 23/2011.[30] Esiste infine il metodo Malossi, una lingua tattile utilizzata dalle persone sordocieche e dai loro assistenti in varie parti d'Italia.

Situazione giuridica[modifica | modifica wikitesto]

Legislazione statale[modifica | modifica wikitesto]

Lingua ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua italiana.

Nella Repubblica Italiana la lingua ufficiale è l'italiano, sebbene non esista un articolo della Costituzione che lo riconosca esplicitamente. Oltre alla consuetudine, il riconoscimento si può ricavare indirettamente dal fatto che la Costituzione è redatta in italiano, mentre un riconoscimento espresso si trova nello Statuto del Trentino-Alto Adige, che formalmente è una legge costituzionale dello Stato:

« [...] [la lingua] italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato. »
(Statuto Speciale per il Trentino-Alto Adige, Art. 99)

Ulteriori riconoscimenti sono presenti nell'Art. 122 del codice di procedura civile, nell'Art. 109 del codice di procedura penale, e nell'Art. 1 della Legge 482/1999.

« In tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana. »
(Codice di procedura civile, Art. 122)
« Gli atti del procedimento penale sono compiuti in lingua italiana. »
(Codice di procedura penale, Art. 109 (169-3; 63, 201 att.))
« La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano. »
(Legge 482/1999, Art. 1 Comma 1)

Minoranze linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

La Costituzione prevede all'Art. 6 l'uso di altre lingue, due delle quali sono esplicitate negli statuti di autonomia del Trentino-Alto Adige e della Valle d'Aosta.

« La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche »
(Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 6)
« Nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana [...] »
(Statuto di Autonomia della Regione Trentino-Alto Adige, Art. 99)
« Nella Valle d'Aosta la lingua francese è parificata a quella italiana. »
(Statuto della Valle d'Aosta, Art. 38)

Infine la legge 482/1999 ha riconosciuto la tutela di dodici idiomi, in due gruppi di sei: nel primo albanese, catalano, germanico, greco, sloveno e croato, nel secondo francese, francoprovenzale, friulano, ladino, occitano e sardo.[31] L'Italia ha inoltre firmato e ratificato nel 1997 la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, e ha firmato la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie il 27 giugno del 2000, ma non l'ha ancora ratificata. Nella quotidianità non tutte le lingue riconosciute a livello nazionale godono della stessa considerazione: ad esempio, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 e le relative istruzioni solo in tedesco e in sloveno, oltre che ovviamente in italiano. I siti governativi e parlamentari non hanno una versione, nemmeno ridotta in queste lingue, salvo rare eccezioni come la versione in francese del sito della Camera dei Deputati.

Legislazione regionale[modifica | modifica wikitesto]

Diverse regioni italiane hanno prodotto nel corso degli anni ulteriori leggi regionali a riconoscimento e tutela di vari idiomi, fra cui in ordine cronologico:

Lingue romanze d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Raggruppamenti delle lingue e dei dialetti d'Italia[43][44][45][46]

Lingue retoromanze[modifica | modifica wikitesto]

Questo gruppo linguistico, identificato nel suo insieme per la prima volta da Graziadio Isaia Ascoli, fu per molto tempo considerato un sottogruppo del gruppo italoromanzo; attualmente però è unanimemente considerato un sistema autonomo nell'ambito delle lingue romanze.[47] Le lingue riconosciute che ne fanno parte sono il romancio (parlato in Svizzera nel cantone Grigioni), il ladino ed il friulano; nel complesso queste tre lingue esauriscono l'intero gruppo.

La lingua friulana è parlata nelle province di Gorizia, Pordenone, Udine e in alcuni comuni di quella di Venezia. Oltre alla tutela statale, è riconosciuta ufficialmente dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia quale "lingua della comunità regionale".

La lingua ladina è parlata nell'area dolomitica (ladinia). È lingua coufficiale nella provincia autonoma di Bolzano, ha riconoscimento nella provincia autonoma di Trento e ne è stata recentemente introdotta la tutela anche nei comuni ladini della provincia di Belluno. Varie influenze linguistiche ladine sono presenti anche nel nones, parlato in Val di Non nella provincia autonoma di Trento, tanto che alcuni linguisti considerano questa parlata appartenente al gruppo linguistico ladino.

Lingue settentrionali[modifica | modifica wikitesto]

Altrimenti dette "altoitaliane" o "cisalpine".

Nella prima meta del Novecento i gruppi galloitalico e veneto erano considerati romanzi orientali,[48] ora sono unanimemente considerati romanzi occidentali.[49][50] È stata ipotizzata l'esistenza di una koinè lombardo-veneta, una lingua comune che nel Medioevo sarebbe arrivata ad un certo grado di assestamento, prima di retrocedere di fronte al toscano; con il quale, pare, competesse per il ruolo di lingua letteraria.[51]

Tra i tratti linguistici identificati come comuni nel diasistema italoromanzo Meyer-Lübke indica il passaggio da "cl" a "chi"; ma questo, come fa notare lo stesso Tagliavini, è valido solo per toscano e centromeridionale, mentre le lingue settentrionali palatizzano (cioè passano a "ci"), anche davanti ad "a".

Gruppo galloitalico[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo galloitalico presenta forti affinità con il mondo galloromanzo; scrive infatti il Tagliavini "fra l'italoromanzo ed il galloromanzo abbiamo il gruppo dei dialetti galloitalici, i quali [...] formano un ponte fra l'italoromanzo ed il galloromanzo ed anzi, per certe notevoli caratteristiche, concordano forse più con quest'ultimo".

Caratteristiche considerate riconducibili alla galloromania presenti negli idiomi galloitalici sono l'indebolimento delle sillabe atone (fortissimo soprattutto nell'emiliano), la sonorizzazione delle consonanti occlusive intervocaliche e la riduzione delle geminate nella stessa posizione (lenizione), la caduta in molti casi delle consonanti finali e la mancanza di epitesi (entrambe ad esclusione del ligure), la presenza in molte varianti di fonemi vocalici anteriori arrotondati (/y, ø/, in passato dette "vocali turbate"). Vari linguisti hanno messo in relazione la similarità con gli idiomi galloromanzi con il comune sostrato storico celtico, questa ipotesi è ancora materia di discussione e alcuni linguisti attribuiscono l'indebolimento sillabico e i fonemi /y, ø/ ad un'evoluzione locale indipendente. Altre caratteristiche proprie di questo sistema sono la risoluzione palatale del gruppo cl-, gl-, la caduta di – s in tempo relativamente recente[52] e, per alcuni autori, il mantenimento di ca- e ga- (caratteristica tipica dell'italoromanzo); altri autori, e fra questi il Pellegrini, sostengono che però anticamente vi fosse palatalizzazione di ca- e ga-, tratto questo rapidamente retrocesso ed infine, per influenza toscana, andato perduto.[53]

All'interno del gruppo galloitalico possiamo riconoscere, grazie a più o meno rilevanti omogeneità linguistiche, aree dialettali più ristrette distinte fra loro: ligure (riconosciuto dall'UNESCO come lingua ligure), piemontese (riconosciuto dall'UNESCO come lingua piemontese), insubre, orobico (considerati insieme dall'UNESCO lingua lombarda), emiliano (compreso il carrarese), romagnolo, dialetto gallico marchigiano (dialetti della provincia di Pesaro Urbino e della parte settentrionale della provincia di Ancona[54][55]), galloitalico di Sicilia, galloitalico di Basilicata.

Gruppo veneto[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo veneto è generalmente meno innovativo rispetto ai dialetti galloitalici: non ha l'indebolimento delle sillabe atone e anche le vocali finali reggono abbastanza bene, fuorché dopo sonorante. Nel suo complesso è riconosciuto dall'UNESCO come lingua veneta. Le varianti principali sono il veneto centrale o meridionale (Padova, Vicenza, Rovigo), il veneto lagunare (Laguna di Venezia), il veneto orientale (Trieste, Venezia Giulia, Istria e Fiume), il veneto occidentale (Verona, Trento) che ha alcuni caratteri in comune con le parlate orobiche, il veneto centro-settentrionale (Treviso), il veneto settentrionale (Belluno), il veneto dalmata (Dalmazia), i dialetti di valle e pedemontani, come il feltrino. La caratteristica più vistosa è la struttura sillabica che non tollera geminate in nessuna posizione.

Istrioto[modifica | modifica wikitesto]

L'istrioto, idioma parlato nelle zone di Rovigno e Pola, è un idioma di difficile e disputata classificazione ed è forse da considerarsi un idioma del tutto autonomo nel sistema italoromanzo[56]. Alcuni linguisti lo considerano addirittura una parlata di transizione tra il sistema linguistico italiano e la lingua dalmata. È l'unica lingua romanza orientale del sistema altoitaliano.

Gruppo toscano[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo toscano è costituito dai dialetti toscani e dal còrso. Nonostante non sia una lingua appartenente alla Romània occidentale presenta molti caratteri tipici della zona altoitaliana.[57] L'italiano letterario è da considerarsi una variante (sebbene molto influenzata da altri idiomi italoromanzi) del dialetto toscano. Il còrso propriamente detto (corso di Cismonte) è molto vicino al toscano occidentale, dal quale si differenzia però per alcune forme lessicali e le finali in /u/.

Il gallurese, parlato nel nord-est della Sardegna è strettamente imparentato col dialetto meridionale del corso (còrso di Pumonti) (nello specifico con quello sartenese che si presenta praticamente identico nell'arcipelago della Maddalena), pur presentando notevoli influenze della lingua sarda a livello di sostrato. Il sassarese condivide un substrato simile al còrso, ma la sua origine appare indipendente e distinta da quest'ultimo: è patrimonio delle popolazioni mercantili di differente origine (sarde, còrse, toscane e liguri) che nel XII secolo diedero impulso alla neonata città di Sassari, creando un dialetto mercantile che nel corso dei secoli si è esteso a diverse città limitrofe (tutta la costa del Golfo dell'Asinara da Stintino a Castelsardo), subendo inevitabilmente una profonda influenza da parte del sardo logudorese (tanto da essere considerato da alcuni studiosi come una variante dello stesso), dal catalano e dallo spagnolo.

Lungo il crinale appenninico tra la Toscana e l'Emilia (Sambuca Pistoiese, Fiumalbo, Garfagnana e altre località) le persone più anziane usano ancora delle parlate di transizione tra il sistema toscano e il sistema gallo-italico dette parlate gallo-toscane. Tali parlate sono di grandissimo interesse per i linguisti perché formano un sistema linguistico di transizione sia tra la romania orientale e quella occidentale sia tra la parlate altoitaliane e quelle tosco-meridionali.

Lingue centromeridionali[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo mediano[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo mediano è quello di più difficile classificazione. Infatti le parlate si sono influenzate tra di loro in maniera considerevole e non lineare. Si distinguono i seguenti idiomi o sottogruppi:

  • Dialetti umbri, di difficile sistematizzazione perché completamente privi di koinè. I dialetti dell'Umbria, tutti appartenenti al gruppo mediano, vengono generalmente catalogati per area geografica anche se, all'interno di una stessa area, le differenze, non solo lessicali, sono spesso notevoli.
  • Dialetti marchigiani; nelle Marche la frammentazione dialettale è ancor più accentuata che in Umbria. In regione sono infatti diffuse parlate riconducibili a tutti e tre i principali in cui si divide, sotto il profilo dialettale, l'Italia. Al gruppo mediano appartengono i dialetti marchigiani centrali, (nelle province di Ancona[58], di Macerata e di Fermo); nella rimanente parte della regione i dialetti non appartengono al gruppo mediano, ma a quello gallico (il gallico-marchigiano, nella Provincia di Pesaro e Urbino e in parte di quella di Ancona[59]), e a quello meridionale (il marchigiano meridionale, nella Provincia di Ascoli Piceno);
  • Romanesco che risulta aver subito una considerevole influenza da parte della lingua toscana diffusa in molti ambienti capitolini (legati in particolare alla Curia) nel XVI secolo e XVII secolo. Tale dialetto è molto diverso dall'antico dialetto di Roma che era invece «sottoposto a influenze meridionali e orientali»[60]
  • cicolano-aquilano-reatino che presenta alcune influenze dei dialetti del gruppo meridionale
  • ciociaro, anch'esso influenzato da alcuni dialetti di tipo meridionale.

I gruppi toscano e mediano sono comunque gruppi abbastanza conservativi: nel còrso non esiste nessun tipo di indebolimento consonantico, nel toscano e in parte dei dialetti umbri e marchigiani c'è la gorgia, altrove una lenizione non fonologica. Comune è la realizzazione fricativa delle affricate mediopalatali e nelle zone meridionali i raddoppiamenti di /b dZ/ semplici intervocalici.

Gruppo meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua napoletana.

Il gruppo meridionale, o alto-meridionale, è caratterizzato dall'indebolimento delle vocali non accentate (atone) e la loro riduzione alla vocale indistinta (rappresentata dai linguisti come ə o talvolta come ë). A nord della linea Circeo-Sora-Avezzano-L'Aquila-Accumoli-Aso, le vocali atone sono pronunciate chiaramente; a sud di questa linea già si presenta il suono ə, che si ritrova poi fino ai confini meridionali con le aree in cui i dialetti sono classificati come meridionali estremi, ossia alla linea Cetraro-Bisignano-Melissa.

Gruppo siciliano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua siciliana.

Il gruppo siciliano comprende il siciliano, il calabrese centro-meridionale ed il salentino .
La caratteristica fonetica che accomuna i dialetti del gruppo siciliano è l'esito delle vocali finali che presenta una costante territoriale fortemente caratterizzata e assente nelle altre lingue e dialetti italiani:

  • da -A finale latina > -a
  • da -E, -I finali latine > -i
  • da -O, -Ọ finali preromanze > -u
  • da -LL- latina o altra > -ḍḍ- (trascritto nella letteratura come ḍḍ, dd, ddh, o ddr)

Assenza totale delle mute e dello schwa. È inoltre caratteristica principale e singolarità della lingua siciliana, la presenza dei fonemi tr, str, e dd, i quali possiedono un suono retroflesso probabilmente derivante da un sostrato linguistico probabilmente pre-indeuropeo. Il siciliano non è riconosciuto come lingua dallo Stato italiano.

È invece riconosciuto come lingua da UNESCO, ISO, Unione europea[senza fonte] e da numerosi altri istituti linguistici indipendenti.

Gruppo sardo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua sarda, Sardo logudorese e Sardo campidanese.

La lingua sarda ha fondamentalmente due varietà, anche se risulterebbe impossibile effettuare una vera e propria linea di demarcazione linguistica fra le varianti: il logudorese, nella zona centro-settentrionale, ed il campidanese, in quella centro-meridionale. Le varianti logudoresi e campidanesi, come unicum, formano più propriamente la lingua sarda. Attualmente la lingua sarda è ufficialmente riconosciuta dalla Regione Autonoma della Sardegna. Si caratterizza in quanto estremamente conservativa, tanto da essere considerata la lingua che nei secoli si sia meno discostata dal latino. La maggior parte degli studiosi ritiene che il gruppo sardo sia da considerarsi totalmente autonomo nell'ambito delle lingue romanze. È stato anche ipotizzato di classificare il sardo in un sistema linguistico romanzo autonomo "meridionale" insieme al numidico, l'antica parlata basata sul latino dell'Africa settentrionale, che coesisteva con il berbero fino all'invasione araba.

Lingue non romanze[modifica | modifica wikitesto]

Idiomi albanesi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arbëreshë.

In numerosi centri dell'Italia centro-meridionale esistono storiche isole linguistiche dove si parla l'albanese. L'albanese è parlato in 50 comunità sparse in sette regioni dell'Italia continentale e insulare: Abruzzo, Campania, e soprattutto in Basilicata, Calabria, Molise, Puglia e Sicilia.

Diffusione della lingua albanese

Le comunità albanofone più numerose si trovano in Calabria, in provincia di Cosenza. Comunità numericamente importanti sono in Sicilia, in provincia di Palermo, in Molise e in Basilicata. La parlata delle comunità albanesi d'Italia appartiene a quello diffuso nel sud dell'Albania, il tosco. Si stima che i parlanti albanofoni siano 100.000 circa[61].

Idiomi germanici[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione delle comunità cimbre; quelle con il puntino arancione sono tuttora esistenti.

A parte la provincia autonoma di Bolzano, nei cui comuni vige il bilinguismo italiano-tedesco, in tutto il Triveneto sussistono alcune isole linguistiche germanofone, sparse nelle regioni prealpine e alpine.

La lingua cimbra è un idioma di tipo bavarese, portato da un gruppo di migranti tedeschi che nel medioevo colonizzarono le zone al confine tra le provincie di Trento, Verona (Tredici Comuni) e Vicenza (Sette Comuni). Incalzato dai dialetti della lingua veneta, il cimbro è entrato in crisi già secoli fa e attualmente è parlato soltanto da poche centinaia di persone. La comunità più vivace è quella di Luserna (Lusern, TN), mentre sono ridotti a poche decine i parlanti di Giazza (Ljetzan, VR) e Roana (Robaan, VI). Praticamente scomparsa l'isola cimbra del Cansiglio (provincie di Belluno e Treviso), fondata all'inizio dell'Ottocento da un gruppo di roanesi.

La lingua mochena è ancora parlata nei villaggi della Val Fersina (collaterale alla Valsugana) e ha origini affini al cimbro, ovvero deriva da uno stanziamento di coloni tedeschi in epoca antica.

Isole germanofone si trovano anche in Cadore (a Sappada, Plodn) e in Carnia (Sauris, Zahre, e Timau, Tischlbong) e hanno un'origine simile alle precedenti. Infine, il tedesco è diffuso su buona parte della Val Canale (Kanaltal), al confine con l'Austria.

Dalla parte opposta del Norditalia, al gruppo tedesco (precisamente alemanno) appartengono anche le parlate walser presenti in alcuni comuni del Piemonte e della Valle d'Aosta. Sono imparentate con quelle del vicino cantone svizzero del Vallese.

Idiomi greci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grecìa Salentina, Greco di Calabria e Greci di Messina.

In molti centri dell'Italia centro-meridionale esistono isole linguistiche dove si parla il greco. In particolare sono presenti comunità grecofone in Salento ed in Calabria.

Nel gennaio 2012 il Comune e la Provincia di Messina riconoscono ufficialmente la lingua greca[62].

Idiomi indo-arii[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rom (popolo), Sinti e Lingua romaní.

Il romaní è parlato dai sinti e dai rom d'Italia in diverse forme dialettali influenzate dalle lingue dei paesi attraversati in passato, nonché dalle parlate regionali italiane con cui esse sono in contatto. Il romaní ha a sua volta influenzato i gerghi professionali di alcuni mestieri.

Idiomi slavi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diffusione dello sloveno in Italia, Dialetto resiano e Dialetto croato molisano.

In Friuli Venezia Giulia esiste una comunità che parla lo sloveno in tutta la fascia confinaria delle province di Trieste, Gorizia e Udine. Sempre in provincia di Udine esiste la comunità slovena nella Val di Resia, che parla una variante dialettale molto isolata dello sloveno: il resiano.

In Molise in alcuni centri esistono ancora comunità parlanti il croato (slavisano). I croati molisani arrivarono in Italia tra il XV-XVI secolo per sfuggire all'avanzata ottomana nei Balcani e si stanziarono nei paesi di Acquaviva Collecroce (Kruč), San Felice del Molise (Sti Filić) e Montemitro (Mundimitar) nell'attuale provincia di Campobasso. Attualmente la lingua viene parlata da poco più di duemila persone, che usano il "na-našu", antico dialetto slavo originario dell'entroterra dalmata. I croati molisani venivano e vengono chiamati con la denominazione antica di "Schiavoni" (prob. dal latino Sclaveni ovvero Slavi, da cui deriva anche Sclavus ovvero schiavo), nome che è rimasto anche nella toponomastica del territorio.

Atlante[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070420_00/testointegrale.pdf
  2. ^ Napoletano-Calabrese | Ethnologue
  3. ^ Sicilian | Ethnologue
  4. ^ Venetian | Ethnologue
  5. ^ Lombard | Ethnologue
  6. ^ Piemontese | Ethnologue
  7. ^ Sardinian, Campidanese | Ethnologue
  8. ^ Sardinian, Logudorese | Ethnologue
  9. ^ Ethnologue
  10. ^ Ligurian | Ethnologue
  11. ^ friulano su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  12. ^ La lingua friulana oggi, Università degli Studi di Udine - Dipartimento di Scienze Umane, 2014. URL consultato il 29 maggio 2015.
  13. ^ Bavarian | Ethnologue
  14. ^ Albanian, Arbëreshë | Ethnologue
  15. ^ French | Ethnologue
  16. ^ Sardinian, Gallurese | Ethnologue
  17. ^ Occitan | Ethnologue
  18. ^ Sardinian, Sassarese | Ethnologue
  19. ^ Slovene | Ethnologue
  20. ^ Arpitan | Ethnologue
  21. ^ Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa: la pluralità linguistica dei paesi europei fra passato e presente, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006, p  158 
  22. ^ Catalán | Ethnologue
  23. ^ Greek | Ethnologue
  24. ^ Ladin | Ethnologue
  25. ^ Walser | Ethnologue
  26. ^ Cimbrian | Ethnologue
  27. ^ Mócheno | Ethnologue
  28. ^ Croatian | Ethnologue
  29. ^ Ethnologue: Deaf Population in Italy
  30. ^ Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana: Promozione della lingua dei segni italiana (LIS)
  31. ^ Legge 482/1999, Art. 2: 1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo
  32. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Legge regionale 10 aprile 1990, n. 26.. 1. La Regione Piemonte [...] tutela e valorizza l'originale patrimonio linguistico del Piemonte e ne promuove la conoscenza.
  33. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Legge regionale 17 giugno 1997, n. 37.
  34. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Legge regionale statutaria 4 marzo 2005, n. 1. 4. La Regione tutela e promuove l'originale patrimonio linguistico della comunità piemontese, nonché quello delle minoranze occitana, franco-provenzale e walser.
  35. ^ Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia - Legge regionale 22 marzo 1996, n. 15
  36. ^ Legge 23 febbraio 2001, n. 38
  37. ^ Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26
  38. ^ [1] « Nel caso del tabarchino le contraddizioni e i paradossi della 482 appaiono con tutta evidenza se si considera che questa varietà, che la legislazione nazionale ignora completamente, è correttamente riconosciuta come lingua minoritaria in base alla legislazione regionale sarda (L.R. 26/1997), fatto che costituisce di per sé non soltanto un assurdo giuridico, ma anche una grave discriminazione nei confronti dei due comuni che, unici in tutta la Sardegna, non sono in linea di principio ammessi a fruire dei benefici della 482 poiché vi si parla, a differenza di quelli sardofoni e di quello catalanofono, una lingua esclusa dall’elencazione presente nell’art. 2 della legge», Fiorenzo Toso, Alcuni episodi di applicazione delle norme di tutela delle minoranze linguistiche in Italia, 2008, p. 77.
  39. ^ Legge regionale 13 aprile 2007, n. 8
  40. ^ Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana - Anno 65° - Numero 24
  41. ^ «La popolazione dei centri di dialetto gallo-italico della Sicilia si calcola in circa 60.000 abitanti, ma non esistono statistiche sulla vitalità delle singole parlate rispetto al contesto generale dei dialetti siciliani. Per quanto riguarda le iniziative istituzionali di tutela, malgrado le ricorrenti iniziative di amministratori e rappresentanti locali, né la legislazione isolana né quella nazionale (legge 482/1999) hanno mai preso in considerazione forme concrete di valorizzazione della specificità delle parlate altoitaliane della Sicilia, che pure rientrano a pieno titolo, come il tabarchino della Sardegna, nella categoria delle isole linguistiche e delle alloglossie». Fiorenzo Toso, Gallo-italica, comunità, Enciclopedia dell'Italiano (2010), Treccani.
  42. ^ Legge regionale Puglia n.5/2012
  43. ^ Atlante linguistico italiano
  44. ^ Studio dell'Università di Padova
  45. ^ Carta del Pellegrini
  46. ^ AIS, Sprach-und Sachatlas Italiens und der Südschweiz, Zofingen 1928-1940
  47. ^ Rainer Schlosser Le Lingue Romanze, edizioni Il Mulino
  48. ^ Enciclopedia Treccani, vol XIX, pag.927
  49. ^ Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti (Torino ed. Einaudi, vol. I, 1966)
  50. ^ Gerhard Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d'Italia, ed. Sansoni, 1997
  51. ^ "Koiné in italia dalle Origini al Cinquecento" – Atti del Convegno di Milano e Pavia, 25-26 settembre 1987 – a cura di Glauco Sanga – Pierluigi Lubrina Editore – Bergamo 1990
  52. ^ A.A. Sobrero, A. Maglietta Introduzione alla Linguistica Italiana
  53. ^ G.B. Pellegrini, Il cisalpino e l'italoromanzo
  54. ^ Considerati insieme dall'UNESCO lingua emiliano-romagnola
  55. ^ Non tutti sono d'accordo con l'inserimento dei dialetti marchigiani settentrionali all'interno del dialetto romagnolo; si veda ad esempio: AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini – Novara – 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961; Flavio Parrino, capitolo sui dialetti nella Guida d'Italia – volume Marche del Touring Club Italiano. In tutta la provincia di Pesaro-Urbino, nella parte settentrionale di quella di Ancona (zona di Senigallia) e nell'area del Cònero si parlano indubbiamente dialetto gallo-italici; dire però che in metà del territorio marchigiano si parli "dialetto romagnolo" appare in effetti forzato soprattutto agli abitanti delle zone marchigiane in questione. In effetti negli studi citati si chiamano i dialetti gallici parlati nelle Marche "gallico-marchigiani" o "gallo-piceni" e si rimarcano le somiglianze con il dialetto romagnolo (come esso, appartengono tutti al gruppo gallo-italico), ma anche le differenze innegabili che esistono tra i primi e il secondo.
  56. ^ Carlo Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine
  57. ^ Maurizio Dardano, Nuovo Manualetto di Linguistica Italiana, Bologna, Zanichelli, 2005
  58. ^ esclusi il circondario di Senigallia e l'area del Conero
  59. ^ Le zone della Provincia di Ancona in cui si parlano dialetti gallici sono: il circondario di Senigallia e l'area del Conero
  60. ^ Giacomo Devoto, Storia della Lingua di Roma, Bologna, Cappelli, 1969 (ristampa dell'ed. del 1944), pag. 366
  61. ^ Ethnologue, Albanian, Arbëreshë. URL consultato il 29 luglio 2013.
  62. ^ Delimitazione ambito territoriale tutela delle minoranze linguistiche ai sensi della L. 482 del 15/12/1999

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia di riferimento per la classificazione proposta dall'UNESCO

  • Lexikon der Romanistischen Linguistik, Tübingen 1989.

Bibliografia di riferimento per la classificazione proposta dal SIL international:

Bibliografia di riferimento per la classificazione proposta nelle università italiane:

  • Lorenzo Renzi, Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, Bologna, Il Mulino, 2003.
  • Carlo Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine, Bologna, Pàtron, 1972.
  • Arrigo Castellani, Grammatica storica della lingua italiana, Bologna, Il Mulino, 2000.
  • Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei dialetti, Torino, Einaudi, 1970.
  • Giuseppe Patota, Lineamenti di grammatica storica dell'italiano, Bologna, Il Mulino, 2002.
  • Paolo d'Achille, Breve grammatica storica dell'italiano, Roma, Carocci, 2001.
  • Arrigo Castellani, Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza, Roma, Salerno editrice, 1980.
  • Maurizio Dardano, Gianluca Frenguelli (a cura di), La sintassi dell'italiano antico, atti del convegno internazionale di studi (Università di "Roma tre", 18-21 settembre 2002), Roma, Aracne, 2004.
  • Corrado Grassi, Alberto Sobrero, Tullio Telmon, Introduzione alla dialettologia italiana, Roma-Bari, Laterza, 2003.
  • Manlio Cortelazzo, Carla Marcato, Dizionario etimologico dei dialetti italiani, Torino, UTET, 1992.
  • Alberto Zamboni, I dialetti e le loro origini, in ItaDial (periodico specialistico), Bologna, Clueb.
  • Karl Jaberg, Jakob Jud, Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera Italiana, Milano, Unicopli, 1987.
  • Carla Marcato, Dialetto, Dialetti e Italiano, edizioni Il Mulino 2002.
  • Ilaria Bonomi, Andrea Masini, Silvia Morgana, Mario Piotti, Elementi di Linguistica italiana, edizioni Carocci 2006.
  • Maurizio Dardano, Nuovo manualetto di linguistica italiana, Bologna, Editore Zanichelli, 2005.
  • Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia Unita, Biblioteca universale Laterza 1983.
  • Alberto A. Sobrero, A. Miglietta, Introduzione alla linguistica italiana, edizioni Laterza 2006
  • Rainer Schlosser, Le Lingue Romanze, edizioni Il Mulino 2005.
  • P. Bruni (a cura di), Arbëreshë: cultura e civiltà di un popolo, 2004, ISBN non esistente.
  • Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Nuova edizione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2013, ISBN 978-88-593-0006-9.

Bibliografia di riferimento per la quarta classificazione proposta:

  • Geoffrey Hull, La lingua padanese, inedito.
  • Pierre Bec, Manuel pratique de philologie romane (II, 472), Editions Picard, 1971.
  • G.B. Pellegrini, Il cisalpino ed il retoromanzo, 1993,.
  • G.B. Pellegrini, Delle varie accezioni ed estensioni di "ladino".

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