Elena di Gallura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Elena di Gallura
Giudicessa di Gallura

Gallo del Giudicato di Gallura.svg

In carica 1203-1218
Predecessore Barisone I di Gallura
Successore Lamberto Visconti
Nome completo Elèna de Lacon
Nascita Civita, 1190 circa
Morte Giudicato di Gallura, 1218
Sepoltura Basilica di Nostra Signora di Luogosanto
Dinastia Lacon-Gunale
Padre Barisone I di Gallura
Madre Odolina de Lacon
Consorte Lamberto Visconti
Figli Ubaldo Visconti
Religione Cristianesimo

Elena di Gallura, detta anche Elèna de Lacon (Civita, 1190 circa – Giudicato di Gallura, 1218), fu giudicessa di Gallura (1203-1218).

Fu la prima donna ad accedere a un trono sardo per proprio diritto e una delle prime in Europa. La seguirono Benedetta di Cagliari, Adelasia di Torres, Giovanna Visconti di Gallura (solo titolare), Eleonora d'Arborea.

Invero, alcuni studiosi sostengono che la donna non poteva salire al trono personalmente, poteva avere unicamente funzioni di reggente o vicaria, governare per i figli, secondo le norme successorie sarde, e trasmettere il suo diritto soltanto al marito o all'erede. Non così Eleonora che, nell'introduzione della Carta de Logu si intitola giudicessa regnante per grazia di Dio ("Nos Elianora juguissa de Arbaree..").[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Elena nacque a Civita (attuale Olbia), centro principale del regno, intorno al 1190, unica erede sopravvissuta del giudice Barisone I de Lacon (1173-1203) e di Odolina de Lacon. A soli tredici anni salì sul trono giudicale con la reggenza della madre: suo padre, infatti, morì nel 1203. Ci sono poche notizie documentate su di lei (molte di cronaca o popolari) e sulla sua breve vita: viene ricordata per il fatto di essere stata la prima donna sarda ad assumere il rango giudicale e per i tanti tentativi da parte dei pretendenti di assicurarsi la sua mano.

Basilica di San Simplicio a Olbia: vi furono celebrate le nozze di Elena con Lamberto
Barisone I, padre di Elena

Giudicessa di Gallura[modifica | modifica wikitesto]

Il giudice Barisone, come già fece Costanza d'Altavilla per il figlio Federico II, prima di morire lasciò Elene e il giudicato sotto la protezione di Innocenzo III. Il pontefice, che mirava a far rimanere la Gallura nell'orbita della Chiesa, scrisse subito una lettera all'arcivescovo di Torres Biagio, incaricandolo di vigilare sulla tranquillità della successione a Civita, e ciò significava procurare un adeguato marito, ligio agli interessi ecclesiastici, alla giovane ereditiera. Il Santo Padre, però, non fu l'unico a preoccuparsi del futuro di Elena: il potere sul regno gallurese era ambito anche da Guglielmo I di Cagliari, Comita III di TorresTorres, Ugo I e Pietro I d'Arborea, che a più riprese tentarono di occupare il territorio. Il papa, intanto, fece pervenire una seconda missiva ai sudditi per avvertirli di rispettare l'autorità del prelato turritano, suo delegato nella spinosa vicenda. Il 15 settembre 1203, Innocenzo III raccomandò Guglielmo I di Cagliari di scoraggiare le pretese alla mano di Elene del parente Guglielmo Malaspina, invitandolo a lasciare la Gallura. Il giudice cagliaritano rispose di considerare un marito degno della giovane contesa Ittocorre de Gunale, fratello di Comita di Torres. Sia Guglielmo che Comita, tuttavia, furono avvisati di seguire le direttive dell'arcivescovo Biagio. Nel luglio 1204, l'autoritario pontefice scrisse ancora alla sconcertata Elena, raccomandandole di attenersi alla sua volontà e ammonì la giudicessa madre Odolina, l'arcivescovo di Cagliari Riccus e il popolo gallurese di rispettare le decisioni di Biagio. Il vescovo di Civita Filippone andò, pertanto, a Roma per ricevere le istruzioni papali circa le modalità del matrimonio.[2]

Il matrimonio con Lamberto Visconti[modifica | modifica wikitesto]

Si ricorda, altresì, un'altra interferenza di Guglielmo I di Cagliari al fine di allontanare un ennesimo pretendente. Elena fu informata, in modo deciso, che il candidato prescelto era Trasamondo da Segni, cugino del papa Innocenzo III, il quale ordinò per lettera ai vescovi sardi di essere presenti alle nozze. La giovane giudicessa, però, dimostrò un insospettato temperamento e, certamente ben guidata, rifiutò la suddetta proposta.

In Civita, pertanto, nella romanica cattedrale di San Simplicio (fuori le mura), il vescovo Filippone celebrò il matrimonio tra la giovanissima principessa e il più maturo nobile pisano Lamberto Visconti Maggiori di Eldizio (raccomandato dalla potente Pisa). Il papa immediatamente scomunicò gli sposi.

Elena e Lamberto ebbero subito l'erede Ubaldo, ultimo della stirpe dei Lacon: questi, infatti, non avrà figli dalla futura consorte Adelasia di Torres e gli succederanno i Visconti di Pisa, parenti del padre, che aggiunsero nello stemma il gallo di Gallura al biscione visconteo.[3]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La giudicessa risiedette soprattutto nel palazzo giudicale di Civita (nei primi dell'Ottocento esistevano alcuni suoi resti, presso l'attuale corso Umberto di Olbia), ma anche in residenze estive quali i castelli di Balaiana e di Baldu, a Luogosanto.[4]

Elena morì all'età di 28 anni, sicuramente di parto, e fu tumulata, secondo la tradizione, nella cripta della basilica di Nostra Signora di Luogosanto, costruita di recente e spesso utilizzata per significative cerimonie giudicali.[5] Era il 1218; le succedette il marito Lamberto (1207-25) - che poi sposò Benedetta di Cagliari -, seguito dal figlio Ubaldo II, di diciannove anni (1225-1238), sotto reggenza, fino al 1230 del cognato Ubaldo I Visconti.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oliva, p. 25
  2. ^ Panedda, p. 43
  3. ^ Tamponi, p. 60
  4. ^ Costa, p. 40
  5. ^ Uras, p. 190
  6. ^ Murineddu, p. 188

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Da Olbia a Olbia, vol. II, EDES, Sassari 2004.
  • Enrico Besta, La Sardegna medioevale, Forni, Bologna 2000.
  • Raimondo Carta Raspi, La Sardegna nell'alto medioevo, Il Nuraghe, Cagliari 1934.
  • Michele Cecchi-Torriani, Il canto VIII del Purgatorio ed i Visconti di Pisa, Industria Tipografica Fiorentina, Firenze 1964.
  • Alessandra Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, AM-D, Cagliari 2008.
  • Enrico Costa, Adelasia di Torres, Illisso, Nuoro 2008.
  • Raffaele Di Tucci, Manuale di storia della Sardegna, Dessì, Cagliari 1918.
  • Antonio Murineddu (a cura di), Gallura, Fossataro, Cagliari 1962.
  • Anna Maria Oliva, La successione dinastica femminile nei troni giudicali sardi, in "Miscellanea di studi medioevali sardo-catalani", Della Torre, Cagliari 1981.
  • Gian Giacomo Ortu, La Sardegna dei Giudici, Il Maestrale, Nuoro 2005.
  • Giuseppe Ortu, C'era una volta una principessa. Elena de Lacon giudicessa di Gallura, Tg Book, 2016.
  • Dionigi Panedda, Il giudicato di Gallura, Dessì, Sassari 1977.
  • Massimo Rassu, Rocche turrite, Grafica del Parteolla, Dolianova 2007.
  • Michele Tamponi, Nino Visconti di Gallura, Viella, Roma 2010.
  • Antonietta Uras, L'ultima regina di Torres, Armando Curcio, Roma 2014.
  • Corrado Zedda, Le città della Gallura medievale, Cuec Editrice, Cagliari 2003.
  • Corrado Zedda, L'ultima illusione mediterranea: il Comune di Pisa, il Regno di Gallura.., Cuec Editrice, Cagliari 2006.
  • Giovanni Zirolia, Ricerche storiche sul governo dei Giudici in Sardegna, Gallizzi, Sassari 1897.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]