Elen Lwyddog

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Santa Elena di Caernarfon
Il menhir di Maen Madloc lungo la strada romana di Sarn Helen che Elen avrebbe fatto tracciare di ritorno dalla Gallia. Il monolite riporta su un lato l'incisione in latino Dervac filius Iust hic iacit ("Dervaco figlio di Giusto giace qui")
Il menhir di Maen Madloc lungo la strada romana di Sarn Helen che Elen avrebbe fatto tracciare di ritorno dalla Gallia. Il monolite riporta su un lato l'incisione in latino Dervac filius Iust hic iacit ("Dervaco figlio di Giusto giace qui")
Nascita 340
Venerato da Chiesa anglicana
Santuario principale Chiesa di sant'Elena di Caernarfon, nel villaggio di Penisa'r-waun
Ricorrenza 22 maggio e 25 agosto

Elen Lwyddog, Elena delle legioni[1], conosciuta anche come sant'Elena di Caernarfon (in inglese saint Helen of Caernarvon), (Segontium, 340IV secolo), è stata una presunta imperatrice romano-bretone, sposa di Magno Massimo, vissuta in Galles nel IV secolo.

È stata per lungo tempo venerata come santa: nel Medioevo, sant'Elena fu molto popolare in Galles come testimonia il numero di chiese dedicate e l'attribuzione del nome di Sarn Helen alla strada romana che da Segontium conduceva nel Galles meridionale.

Elementi biografici[modifica | modifica wikitesto]

Nata probabilmente nella contea del Gwynedd a Segontium (oggi Caernarfon) nel 340, Elen è un personaggio pseudostorico o di non accertata storicità e le fonti che ricostruiscono la sua vita sono ampiamente contraddittorie[2], in parte riferenti al folklore e alla letteratura gallese, in parte alla tradizione popolare cristiana medioevale. Le fonti scritte, inoltre, sono di molto successive all'epoca della santa, tutte databili tra l'XI e il XII secolo.

Nel Mabinogion e altre fonti letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Elen Lwyddog viene indicata in varie fonti letterarie gallesi, quali la Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth e l'Historia Brittonum di Nennio, come imperatrice della Britannia, seconda moglie dell'imperatore romano (storicamente solo un usurpatore del soglio imperiale) Magno Massimo.

La fonte più corposa su Elen Lwyddog è costitutita da alcuni racconti del Mabinogion, un importante corpus letterario del folklore celtico-gallese, risalente probabilmente al XII secolo. Il Mabinogion è una delle fonti della vasta tradizione popolare bretone a cui attinge successivamente il ciclo arturiano.

Nel Breuddwyd Macsen Wledig (in gallese Sogno di Macsen Wleding), uno dei racconti del Mabinogion, sono narrate le vicende che conducono al matrimonio tra Elen, figlia del re bretone Heudaf Hen, e Macsen Wledig[3] (Magno Massimo), imperatore di Roma. Il Sogno di Macsen Wledig è un racconto ricco di elementi leggendari e simbolici che mira a sostenere la discendenza imperiale romana dei re britannici; elemento che costituisce il tema dominante anche delle opere di Goffredo di Monmouth e Nennio. Nello stesso racconto si comprende che il nome Elena delle legioni è attribuito a Elen per aver condotto, col marito, le legioni imperiali durante l'invasione della Gallia.

Secondo le genealogie ricavabili dalla tradizione popolare gallese e da altri racconti del Mabinogion, quali Chwedl Gereint vab Erbin (l'avventura di Gereint figlio di Erbin), Elen, durante la permanenza in Gallia, genera almeno quattro figli (Custennin, Anwn, Gratianna, Severa), due dei quali (Anwn e Custennin), divengono sovrani di due diverse aree del Galles. Si tratta, in ogni caso, eccetto che per Magno Massimo, di personaggi completamente leggendari o di non accertata storicità.

Nella tradizione popolare gallese[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio della chiesa anglicana del villaggio di Penisa'r-waun dedicata al culto di sant'Elena di Caernarfon.

La tradizione popolare gallese vuole che l'imperatrice romano-bretone si fosse convertita al Cristianesimo, dopo l'incontro con Martino di Tours in Gallia ove conduceva una spedizione militare con il marito[4]. Tornata in Britannia, dopo la morte del consorte, si sarebbe dedicata all'evangelizzazione degli abitanti e patrocinato la costruzione di strade (cf. Sarn Helen) al fine di favorire l'unificazione delle genti gallesi.

Oltre ai quattro figli di Elen e Magno Massimo summenzionati, la tradizione popolare gallese ne indica un quinto di nome Peblig (lat. Publicus).

A san Peblig è dedicata la chiesa di Llanbeblig del X secolo, nelle vicinanze del sito archeologico della romana Segontium. Peblig, infatti, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa[5] oltre che dalla Chiesa in Galles. La sua festa nel calendario cade il 3 luglio.

I riscontri storici sulla figura di Peblig sono molto scarsi. È indicato, infatti, come vescovo di Llanbeblig nel IV secolo, nel manoscritto Llanbeblig Book of Hours (Libro delle Ore di Llanbeblig). Si tratta di un breviario, corredato di miniature e cronologie, risalente al 1390-1400, attualmente conservato nella Biblioteca Nazionale del Galles. Il santo gallese, inoltre, è ricordato dalla tradizione popolare come uno dei monaci che portarono il cristianesimo in Galles ed, in effetti, in base ai rilievi archeologici, la chiesa di Llanbeblig sorge sul sito di un preesistente edificio monastico la cui costruzione è fatta risalire dalla storiografia almeno al V secolo ovvero proprio all'inizio della diffusione del monachesimo in Galles. Da ciò si ritiene che il monastero di Llanbebling fosse fra i più antichi o il più antico degli oltre cinquecento monasteri gallesi.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

È stata venerata come santa dal cristianesimo celtico fino al XII secolo e, successivamente, dalla Chiesa cattolica fino alla sua rimozione dal calendario liturgico. Nella revisione del Calendario Romano generale del 1969, sant'Elena di Caernarfon viene radiata come molti altri santi medievali la cui esistenza è storicamente poco attendibile, ma ne viene permesso il culto, assieme ad altri santi celti, in Irlanda e Regno Unito.

È considerata santa, tuttora, dalla Chiesa in Galles, la chiesa nazionale gallese facente parte della comunione anglicana. La sua festa cade il 22 maggio e il 25 agosto.

Il culto di sant'Elena di Caernarfon, patrona del Llanelan e della chiesa di Penisa'r-waun vicino Caernarfon, gode di una ampia diffusione nel periodo medioevale ed è a tutt'oggi ancora seguito. La contemporaneità e la circostanza che uno dei figli di sant'Elena si chiamasse Costantino (Custennin), ha fatto sì che nella tradizione popolare venisse sovente confusa[6] con Elena, madre dell'imperatore romano Costantino I, anch'essa venerata come santa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lwyddog o Llwyddog è l'appellativo con cui viene nominata nel Mabinogion. In medio gallese la parola significa «delle legioni, delle truppe». Il nome viene traslitterato come Helen Luyddog, trascritto come Helen Luyddawc e tradotto Helen of the hosts in inglese.
  2. ^ Le fonti del ciclo bretone sono molteplici e non sempre dirette, ma rielaborate da fonti precedenti e dalla tradizione popolare. Conseguentemente possono essere in parziale contraddizione nella narrazione.
  3. ^ Wledig deriva da Gwledig, un termine arcaico gallese che significa signore, condottiero.
  4. ^ Sulpicio Severo (c.a 363 - tra il 410 e il 419), storico gallo-romano e biografo di Martino di Tours (la sua Vita S. Martini fu popolare per tutto il Medioevo) narra le circostanze dell'incontro e la conversione della moglie di Magno Massimo, senza menzionarne il nome, ma in accordo con la tradizione popolare sulla santa, in Dialogus II.VI. Gregorio di Tours nella sua Historia Francorum riporta di un incontro fra Martino di Tours e Magno Massimo a Treviri dopo la sconfitta di Graziano, ma non fa alcun riferimento a Elen (Historia francorum, I-43).
  5. ^ In quanto la sua canonizzazione è precedente alla scisma d'oriente.
  6. ^ E forse volutamente confusa, in alcune genealogie precedentemente citate, per sostenere la discendenza romana dei re britannici oltre che legarla all'importante iconografia cristiana della Vera Croce.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]