Electronicore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Electronicore
Origini stilistiche Post-hardcore
Metalcore
Musica elettronica
Origini culturali A cavallo degli anni duemila, specialmente negli Stati Uniti d'America e nel Regno Unito.
Strumenti tipici voce, chitarra, basso, batteria, tastiera, sintetizzatore, sequencer
Popolarità Ha ottenuto un discreto successo di pubblico e vendite negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma senza incidere particolarmente in altri paesi.
Generi correlati
Rock elettronico - Industrial metal - Synthpunk - Crunkcore - Nintendocore - Digital hardcore - Emo - Alternative dance
Categorie correlate

Gruppi musicali electronicore · Musicisti electronicore · Album electronicore · EP electronicore · Singoli electronicore · Album video electronicore

L'electronicore (noto anche come synthcore e crabcore, a volte chiamato erroneamente trancecore[1]) è un genere musicale frutto della fusione stilistica dei generi post-hardcore e metalcore con vari sottogeneri della musica elettronica[2][3].

Storia del genere[modifica | modifica wikitesto]

I maggiori esponenti nonché le pietre miliari della scena metalcore elettronica sono considerati principalmente gli Attack Attack! e gli Enter Shikari, che portarono alla fama, rispettivamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, questo nuovo stile musicale che unisce metalcore, dance, elettronica e screamo.[2][4][5][6].

Altri esponenti sono gruppi nordamericani come Sky Eats Airplane[7], I See Stars[4], Breathe Carolina e Sky Eats Airplane[2]. Dal 2009 in poi hanno guadagnato popolarità a livello internazionale anche gruppi di altri paesi come gli inglesi Asking Alexandria[8], i giapponesi Crossfaith[9] e i tedeschi Eskimo Callboy[10].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'electronicore è caratterizzato dalla tipica strumentazione e i canti eseguiti in scream del post-hardcore mischiati all'uso dei sintetizzatori e a volte di Auto-Tune[2][11]. Spesso vi sono elementi provenienti da dance e trance[12], come anche da dubstep, drum and bass[13] ed electro[14]. Del metalcore vengono principalmente utilizzati i breakdown, mentre le metriche sono quelle del post-hardcore, con chitarre distorte, alti livelli di basso e tempi veloci[3].

Gli Enter Shikari hanno inoltre sperimentato, in alcune produzioni, l'aggiunta di parti rappate o parlate[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Enter Shikari: "Kings of Trancecore", PureGrainRadio, 17 dicembre 2007. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  2. ^ a b c d (EN) Electronicore: A Genre Rising, Dancemusicnw.com. URL consultato il 21 giugno 2014.
  3. ^ a b (EN) Synthcore, ElectronicaFlame. URL consultato il 9 gennaio 2015.
  4. ^ a b (EN) Review: I See Stars "New Demons", New-Transcendence, 6 novembre 2013. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  5. ^ (EN) Attack Attack! - Sunday Came Sundenly Review from Music Emissions, Music Emissions. URL consultato il 27 giugno 2014.
  6. ^ (IT) Recensione Attack Attack! - Someday Came Suddenly, GrooveBox. URL consultato il 27 giugno 2014.
  7. ^ (EN) Sky Eats Airlane, su AllMusic, All Media Network. URL consultato l'8 settembre 2013.
  8. ^ (EN) Dylan Powell, Asking Alexandria: Reckless and Relentless, Mindequalsblown.net. URL consultato il 27 giugno 2014.
  9. ^ (EN) John Longbottom, Keep the Faith, in Kerrang!, vol. 1476, Bauer Media Group, 27 luglio 2013.
  10. ^ (EN) Album Review: Eskimo Callboy - We Are the Mess, Cassette Culture, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 dicembre 2015.
  11. ^ (EN) Attack Attack! - Attack Attack!, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 20 agosto 2013.
  12. ^ (EN) Enter Shikari - Common Dreads, The Quietus, 17 giugno 2009. URL consultato il 7 dicembre 2014.
  13. ^ (EN) Jon Ableson, New Enter Shikari Album To Have "A Lot Of Dubstep + Drum & Bass" Influences, Alter the Press!. URL consultato il 28 giugno 2014.
  14. ^ (EN) Common Dreads - Enter Shikari, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  15. ^ (EN) Enter Shikari - A Flash Flood of Colour album review, Lithium Magazine. URL consultato l'8 gennaio 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]