Efflorescenza

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L'efflorescenza (dal latino efflorescere) è una proprietà di alcuni sali di perdere molecole di acqua di cristallizzazione.[1]

Il fenomeno è dovuto alla differenza di pressione di vapore esistente tra il composto idrato e la pressione del vapore acqueo atmosferico. Ciò si traduce nella tendenza dell'acqua di cristallizzazione del composto ad abbandonare il solido passando in fase vapore nell'aria, quando si è in condizioni di bassa umidità.

Il composto tenderà quindi a divenire anidro.

Esempi classici di composti efflorescenti sono:

  • il gesso, CaSO4·2H2O,
  • il solfato rameico pentaidrato, CuSO4·5H2O, che tra l'altro perdendo acqua passa da una colorazione blu a una bianca.

Altri composti efflorescenti sono anche alcuni cloruri e nitrati idrati.

Può considerarsi come un caso opposto alla deliquescenza, tendenza ad assorbire umidità atmosferica.

Efflorescenza in edilizia[modifica | modifica wikitesto]

Efflorescenze su strutture di calcestruzzo armato dovute al dilavamento dell'idrossido di calcio prodotto dall'idratazione del cemento il quale a contatto con l'anidride carbonica dell'aria si trasforma in carbonato di calcio che si deposita sulla superficie formando macchie biancastre

Il termine viene impiegato in edilizia in senso più lato del significato tecnico come descritto sopra (ovvero per diminuzione della Umidità Relativa dell'aria ambiente nella quale si trovano dei cristalli-idrati che contengono molecole d'acqua nella loro struttura). In edilizia per efflorescenze si intendono quei depositi di cristalli visibili che si formano sulla superficie di murature in pietra o mattoni a vista o di altri elementi architettonici come gli intonaci o i pavimenti. Questi cristalli sono generati a seguito della semplice evaporazione dell'acqua nella quale erano disciolti quando ancora dentro la superficie. Sono volgarmente, ed erroneamente, dette salnitro, termine che descrive soltanto il nitrato di potassio.
Le efflorescenze si possono formare sia all'interno che all'esterno di un edificio danneggiando la pittura e l'intonaco, quando questi sono applicati prima che la costruzione abbia avuto il tempo di asciugarsi oppure in manufatti in esercizio a seguito ad esempio di fenomeni di risalita capillare o aerosol marini.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Formazione di efflorescenze su un muro.

Le forme più comuni di efflorescenze sono costituite da depositi biancastri ad aspetto cristallino o pulvurulenti, o appiccicose.
Più raramente e in ambienti umidi, quali cantine, grotte e stalle dove è possibile l'azione dei batteri nitrificanti che convertono l'urea dei composti organici (ad esempio dell'urina) in sali nitrati, le efflorescenze hanno un aspetto filamentoso (lanugine bianca).
In questo caso si parla di salnitro.
I principali salì che costituiscono le efflorescenze sono:

  • Carbonato di calcio di colore biancastro insapore insolubile in acqua ma effervescente a contatto con acido cloridrico
  • Solfato di calcio di colore biancastro aderente insapore poco solubile in acqua ma effervescente al contatto con acido cloridrico
  • Solfati alcalini di sodio e potassio biancastri e pulverulenti e filamentosi da sapore salato facilmente rimovibili con una spazzola di saggina
  • Solfato di magnesio dal sapore amaro e consistenza pulverulenta e aspetto filamentoso solubile in acqua.

In presenza di ambienti marini si possono trovare anche cloruri alcalini

Formazione ed effetti[modifica | modifica wikitesto]

Condizione necessaria alla formazione dell'efflorescenza come intesa in edilizia è la presenza contemporanea di sali solubili e della loro acqua.
Le efflorescenze infatti sono dovute ai sali solubili che migrano in superficie quando l'acqua nella quale sono contenuti evapora con conseguente asciugatura del muro.
Una volta asciugata la parete, i sali che si concentrano sulla superficie della muratura si cristallizzano.
Il passaggio alla fase solida con ripetuto accumulo di cristalli provoca un aumento di volume.
Pertanto se il manufatto, durante la sua vita, è soggetto a cicli di bagnatura e asciugatura (risalita capillare, aerosol marini, ecc.), l'alternanza della solubilizzazione e ricristallizzazione dei depositi salini superficiali porta allo sfaldamento di intonaci, malte, pitture ecc.
Normalmente l'efflorescenza è un fenomeno superficiale, poiché l'acqua evaporando trascina i sali disciolti verso l'esterno.
La cristallizzazione per evaporazione avviene in superficie ma anche nei primi 15 - 20 mm sotto la superficie, nel qual caso si tratta di più in profondità i sali sono ancora in soluzione e pertanto non possono fare danno. Sono le sub-efflorescenze sotto la superficie profondità che determinando il distacco delle parti più superficiali della muratura, similmente ai fenomeni dovuti all'azione del gelo.

Origine dell'acqua[modifica | modifica wikitesto]

L'acqua può avere origine interna (umidità di costruzione che viene smaltita in un periodo compreso tra 6 e 24 mesi) o esterna (falda acquifera, pioggia, umidità del terreno, ecc.)

Origine dei sali[modifica | modifica wikitesto]

Le efflorescenze comuni possono derivare dai sali solubili che sono contenuti nei materiali con cui è costituito il manufatto, quali ad esempio:

In questo caso le efflorescenze sono esteticamente fastidiose, ma innocue, siccome, essendo temporanee, scompariranno completamente quando le nuove costruzioni saranno asciutte.
Quando i sali provvengono da fonti esterne quali il terreno (sali solubili assorbiti con la risalita capillare) o l'aerosol marino oppure smog in zone di inquinamento atmosferico, le efflorescenze e soprattutto le sub-efflorescenze che si formano hanno sempre effetti dannosi a seguito dei predetti cicli di bagnatura e asciugatura.

Rimedi[modifica | modifica wikitesto]

L'unico vero rimedio risolutivo per il risanamento dai danni da sali da sub-efflorescenze è di estrarli e rimuoverli con un impacco. Gli impacchi usati per la riduzione dei sali sono delle masse dense costituite da materiali inerti (pasta di cellulosa, materiali argillosi ecc.) imbevuti con acqua e/o solventi.[3] Finora dell'argilla sepiolite mista a polpa di cellulosa è stata impiegata, ma solo dai Restauratori. Oggi gli stessi impiegano un altro impacco, anche'esso acquoso, a base fibre di cellulosa e diatomite che è molto più efficace della sepiolite ed il cui uso è entrato anche nel normale risanamento edile architettonico su larga scala. Quest'ultimo viene specificato dalle Soprintendenze in molti Capitolati per i più importanti restauri monumentali con il nome di Westox Cocoon.

La pratica di un normale lavaggio con una soluzione al 5 -10 % di acido cloridrico è assolutamente inutile per rimuovere le efflorescenze dei sali più comuni, cloruri, solfati, nitrati in quanto l'acido è inefficace su questi sali: questo acido serve solo a sciogliere carbonati o residui di malta. L'utilizzo di acidi è assolutamente da evitare, tuttavia, nel caso di manufatti di interesse storico-artistico, poiché provoca un grave deterioramento delle rocce, sia naturali, sia artificiali. L'estrazione dei sali solubili deve pertanto essere eseguita con acqua distillata. La rimozione di efflorescenze saline non solubili in acqua può essere condotta con mezzi meccanici (bisturi, microscalpelli, etc.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) efflorescence, in IUPAC Gold Book. URL consultato il 10 marzo 2013.
  2. ^ I cementi ricchi di calce possono determinare la formazione di efflorescenze, in questo caso l'idrossido di calce che si forma durante l'idratazione del cemento trasuda in superficie reagendo con l'anidride carbonica dell'aria e trasformandosi in carbonato di calcio che è la causa della patina bianca
  3. ^ Applicazione di un impacco. In: Angela Weyer et al. (a cura di), [Scarica EwaGlos, European Illustrated Glossary Of Conservation Terms For Wall Paintings And Architectural Surfaces, English Definitions with translations into Bulgarian, Croatian, French, German, Hungarian, Italian, Polish, Romanian, Spanish and Turkish] , Petersberg, Michael Imhof, 2015, p. 311.

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