Effetto Pauli

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il fenomeno di meccanica quantistica scoperto da Pauli, vedi Principio di esclusione di Pauli.

L'effetto Pauli è una espressione gergale, tra lo scherzoso e il superstizioso, che si riferisce al malfunzionamento di apparecchiature tecniche in presenza di fisici teorici[1]. Il suo nome deriva dal fisico austriaco Wolfgang Pauli.

L'effetto Pauli non è da confondersi con il principio di esclusione di Pauli, che è un fenomeno peculiare della fisica quantistica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XX secolo, la ricerca fisica è stata divisa in "teorica" e "sperimentale", per cui la maggior parte dei fisici apparteneva ad uno di questi settori (o "modi di vedere" la fisica): solo pochi fisici, come per esempio Fermi, si dedicarono ad entrambi gli ambiti. A causa della mancanza di competenze e di esperienza nel lavoro sperimentale, molti fisici teorici fecero delle scoperte in seguito a degli eventi accidentali (come ad esempio la scoperta della mauveina da parte di William Henry Perkin), ma nella maggior parte dei casi gli incidenti in laboratorio avevano conseguenze spiacevoli, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista dei danni alla salute.

Pauli fu un fisico teorico, e in seguito ad una serie di sfortunati eventi, che si verificarono a partire dal 1924,[2] gli fu attribuita la fama di guastare qualsiasi esperimento con la propria presenza. Così, per paura dell'"effetto Pauli", il fisico Otto Stern ammonì Pauli di non entrare nel suo laboratorio[2].

Se fosse reale, l'effetto Pauli potrebbe essere classificato come un fenomeno macro-psicocinetico. Wolfang Pauli comunque, secondo il suo biografo Enz, era convinto che l'effetto che portava il suo nome fosse reale. Markus Fierz, un suo collega e collaboratore, affermava:

« Anche specialisti della fisica sperimentale – persone obiettive e realiste – condividevano l’opinione secondo cui fosse proprio Pauli che emanava questi effetti strani. Per esempio, si credeva che la sua semplice presenza dentro un laboratorio generasse un sacco di problemi nella conduzione di un esperimento: rivelava, diciamo così, la malignità delle cose. Era questo L’Effetto Pauli. Per questa ragione, il suo amico Otto Stern, celebre ‘artista dei fasci molecolari’, non l’ha mai lasciato entrare nel proprio istituto. Non è affatto una leggenda, conoscevo benissimo Stern così come Pauli! Anche Pauli credeva assolutamente ai suoi effetti. M’ha raccontato come percepisse le sventure in anticipo nella forma di una spiacevole tensione e che, se poi il disagio preconizzato avveniva davvero, si sentiva bizzarramente libero e sollevato. Si può insomma considerare l’Effetto Pauli come un fenomeno sincronico. »
([3])

e aggiunge inoltre: «Lo stesso Pauli comunque credeva nell'esistenza dell'effetto»[4].

Poiché Pauli considerava la parapsicologia un metodo d'indagine serio, quest'affermazione potrebbe essere in accordo con il suo pensiero scientifico.

Aneddoti[modifica | modifica wikitesto]

Un incidente avvenne nel laboratorio di fisica dell'Università di Gottinga. Uno strumento di misura costoso, senza alcun motivo apparente, smise immediatamente di funzionare. Il direttore dell'istituto informò dell'accaduto il suo collega Pauli, a Zurigo, asserendo scherzosamente che questo fosse dovuto all'effetto Pauli. Solo in seguito si seppe che Pauli, nel momento in cui era avvenuto il malfunzionamento, stava rientrando a Zurigo da Copenaghen e si trovava proprio alla stazione di Gottinga[5], in attesa di una coincidenza. Il fatto è riportato, tra gli altri, nel libro di George Gamow Trent'anni che sconvolsero la fisica, dove si afferma anche che l'effetto è tanto più forte quanto il fisico è talentuoso[6].

Nel febbraio del 1950, quando Pauli si trovava all'Università di Princeton, il ciclotrone si incendiò, ed egli si chiese se questo incidente fosse dovuto giusto a questo effetto che prendeva da lui il nome.[7] Questo avvenimento spinse Pauli a scrivere il suo articolo "Background-Physics"[8], in cui egli prova a trovare relazioni complementari tra fisica e psicologia profonda.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tom Siegfried, Pauli e il neutrino, in Idem, L'Universo strano. Idee al confine dello spazio-tempo, Edizioni Dedalo, Bari 2007, p. 110; Gino Segrè, op. cit., pp. 123-124.
  2. ^ a b Gino Segrè, op. cit., p. 123
  3. ^ (IT) Sincronicità e coincidenze significative (Jung e Pauli), in Altrogiornale.org, 31 ottobre 2016. URL consultato il 03 novembre 2016.
  4. ^ Charles Enz, op. cit., p. 150.
  5. ^ Gino Segrè, op. cit., p. 124
  6. ^ George Gamow, Trent'anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti, a cura di L. Felici, Zanichelli, Bologna 1966, appendice.
  7. ^ "Wissenschaftlicher Briefwechsel", Springer, Berlin, Vol. 4/I, 1996, p. 37; letter to C.A. Meier, the ed. of "Atom and Archetype, The Pauli/Jung Letters", Springer, 2001
  8. ^ si veda "Atom and Archetype, The Pauli/Jung Letters", ed. C.A. Meier, Springer, 2001. pp. 179-196

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Charles Enz, No Time to be Brief: A scientific biography of Wolfgang Pauli, Oxford University Press 2002.
  • George Gamow, Biografia della Fisica, Mondadori, Milano 1963.
  • Gino Segrè, Faust a Copenaghen. Lotta per l'anima della fisica moderna, il Saggiatore, Milano 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]