Ee ja nai ka

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Danze "Ee ja nai ka", 1868

Ee ja nai ka (ええじゃないか?) è il termine utilizzato per indicare i movimenti di protesta scoppiati in Giappone, nelle aree del Kinki, dello Shikoku e del Tōkai, tra l'ottavo mese e il dodicesimo mese[1] del terzo anno dell’epoca Keiō (1867) durante la fine del periodo Edo (1600-1868). Questi movimenti iniziarono quando si diffuse la voce della caduta dal Cielo degli ofuda, amuleti di carta portafortuna considerati messaggeri di eventi propizi. La popolazione diede il via a manifestazioni violente, nelle quali indossando travestimenti danzava e canticchiava ripetutamente il ritornello "Ee ja nai ka".

Traduzione[modifica | modifica wikitesto]

La traduzione dell’espressione “Ee ja nai ka!” risulta problematica poiché a seconda della situazione può assumere varie sfumature difficili da trasmettere efficacemente. Le traduzioni più semplici sono “Perché no?” oppure “Non va forse bene così?”. Queste espressioni riescono a rendere il concetto di base, ma spesso non riescono a trasmettere quel tocco di blasfemia e oscenità che Ee ja nai ka voleva trasmettere. A tal proposito, più calzante è l’espressione “Ma che diavolo!”, la quale veicola un senso di noncuranza per le regole e allo stesso tempo l’idea del “Non va forse bene così?”.

Scopo[modifica | modifica wikitesto]

Lo scopo delle rivolte popolari che vanno sotto il nome di ee ja nai ka non è del tutto chiaro. Le cantilene con il ricorrente ritornello “Ee ja nai ka” erano accompagnate da canti concernenti la situazione politica e pertanto queste agitazioni vengono generalmente interpretate come movimenti popolari volti all’ottenimento di riforme sociali e politiche (Yonaoshi, lett. “sistemare il mondo”). È stato anche suggerito che queste agitazioni fossero un diversivo messo in atto dalla fazione anti-shogunato per creare disordini all’interno del paese[2]; infatti, tra coloro che diedero vita a ee ja nai ka, c’erano anche dei sostenitori del feudo di Chōshū, a cui si devono i canti dove la potenza del Chōshū viene elogiata in contrapposizione al sempre più debole bakufu. Ad esempio:

Nishi kara chōchō ga tondekite,
Kōbe no hama ni kane ni nuite,
ee ja nai ka, ee ja nai ka!

Da ovest è venuta volando una farfalla,[3]
attratta dal denaro del porto di Kōbe,
ee ja nai ka, ee ja nai ka!

Tuttavia, non si ritiene che il movimento avesse come unico scopo quello di creare dei disordini; la sua stessa natura, non gli avrebbe infatti consentito di bloccare un eventuale intervento militare delle forze dello shogunato.

Un’altra ipotesi è costituita dal sentimento xenofobo. Ma di nuovo, gli episodi di disprezzo nei confronti degli stranieri sono troppo pochi per far supporre che ee ja nai ka avesse una connotazione esplicitamente xenofoba. Gli stranieri stessi sembra fossero stupiti, ma non particolarmente minacciati da ee ja nai ka. In A diplomat in Japan di Ernest Satow si legge: “Trovammo l’intera popolazione occupata nei festeggiamenti per l’imminente apertura della città al commercio estero”[4]; appare evidente che ee ja nai ka non era considerato una minaccia, anzi Satow – probabilmente così gli era stato detto dai suoi accompagnatori – lo considerava addirittura come una sorta di festeggiamento per l’apertura dei porti di Ōsaka e Kōbe agli stranieri.

Parole dei canti[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Cronache ufficiali (Iwakura kōjikki) del politico e nobile Iwakura Tomomi, è presente una descrizione delle grandi quantità di ofuda disseminati nei sobborghi di Kyōto e si legge di come fosse possibile sentire la popolazione esclamare a gran voce frasi come “Yoi ja nai ka”, “Ei ja nai ka” e “Ee jaa nai ka”. Vengono anche chiarite le date di diffusione del fenomeno[5]: ebbe inizio a partire dalla fine dell’8º mese del 3º anno dell’epoca Keiō (1867) e si esaurì attorno al 9º giorno del 12º mese (3 gennaio 1868) – giorno in cui venne ufficialmente annunciata la restaurazione dell’autorità imperiale. È quindi un movimento popolare appena antecedente alla restaurazione Meiji. Inoltre, le espressioni utilizzate nei sobborghi della capitale (all’epoca Kyōtō) vengono identificate come l’origine di quelle degli ee ja nai ka.

A seconda delle zone di diffusione, i testi dei canti differiscono. Ci sono quelli che riguardano le richieste di riforme, ad esempio “Kotoshi wa yonaori ee ja nai ka – Quest’anno non sarebbe bello se cose andassero meglio?” e “Nipponkoku no yonaori wa eejanai ka, hōnen odori wa medetai – Un miglioramento della situazione del Giappone non è forse un bene? Le danze per quest’anno di abbondanza ci rallegrano”. Vi sono poi quelli per la liberazione sessuale: “Okage de yoi ja nai ka, nandemo yoi janai ka, omako ni kamihare, hegetara mata hare, yoi ja nai ka – Non va tutto bene grazie al Cielo? Ogni cosa è a posto, no? Metti un pezzo di carta sul pube, se si stacca rimettilo a posto, non va forse bene così?”. Infine, ci sono i canti riguardanti la situazione politica: “Chōshū ga nobota, mono ga yasu unaru, ee ja nai ka- Chōshū è asceso e i prezzi scendono, va bene così, no?” e “Chōshū san no onobori, ee ja nai ka, Chō to Dai[6]to, ee ja nai ka – Non è un bene l’ascesa di Chōshū? Chōshū e Kyōto non stanno forse bene assieme?

Okagemairi, ofudafuri ed ee ja nai ka[modifica | modifica wikitesto]

In origine ofudafuri, ee ja nai ka e okagemairi erano fenomeni separati. Con il termine okagemairi si intende l’improvviso pellegrinaggio di massa verso il santuario di Ise. I pellegrini solitamente vi si recavano senza avere il permesso, seguendo le voci riguardanti i miracolosi ofudafuri. Il fenomeno si è ripresentato spontaneamente ad intervalli di circa sessant’anni: nel 1650 (3º anno dell’era Keian), nel 1705 (2º anno dell’era Hōei), nel 1771 (8º anno dell’era Meiwa) e nel 1830 (tra il 13º anno dell’era Bunsei e il 1º anno dell’era Tenpō). I pellegrinaggi si esaurirono nel giro di 3-5 mesi, ma comportarono lo spostamento di un incredibile numero di persone. Secondo i resoconti, per l’okagemairi dell’epoca Meiwa, vi furono tra i 3 e i 4 milioni di pellegrini. Nell’okagemairi del periodo Bunsei le cronache registrano addirittura un numero di pellegrini di circa 5 milioni. Sono cifre davvero notevoli se si considerano le stime della popolazione giapponese nel periodo Kyōhō (1617-1636), effettuata durante il regno del decimo shōgun Tokugawa Ieharu. Gli okagemairi erano anche occasioni per i mercanti che, svincolati dai negozi e dai locali per la vendita, venivano incontro ai pellegrini distribuendo cestini per il pranzo e sandali.

L’ofudafuri è un fenomeno che risale ai primi okagemairi e che si ripresenta anche in ee ja nai ka. Non è un caso quindi che ee ja nai ka venga spesso associato agli okagemairi e che venga talvolta considerato l’okagemairi di quell’anno (1867). Tuttavia, ee ja nai ka presenta della differenze. La prima differenza sta degli ofudafuri: negli okagemairi si trattava perlopiù di amuleti del santuario di Ise, mentre per ee ja nai ka non è così; la seconda è la peculiare esclamazione ee ja nai ka che manca negli okagemairi precedenti.

Inizialmente, solo nelle zone del Kinki e dello Shikoku era possibile assistere ad interiezioni caratterizzate dall’espressione “Ee ja nai ka!”. Nel Tōkai, l’unico collegamento con le altre aree era la presenza del fenomeno dell’ofudafuri. È comunque possibile associare i disordini sviluppatisi nel Tōkai agli okagemairi e ai mikuwa matsuri (festival della zappa). Tuttavia, se si pone come requisito caratterizzante del fenomeno la presenza dell’esclamazione “Ee ja nai ka” e si tengono da conto le descrizioni presenti nelle Cronache ufficiali di Iwakura, si giunge alla teoria che vede Kyōto come luogo di nascita del fenomeno. Anche nel Kaijo jidan, scritto all’epoca da Fukuchi Gen’ichirō[7], si trovano descrizioni di ee ja nai ka nell’area di Kyōto; in generale, sia nel Kinki e che nello Shikoku vi sono testimonianze della presenza dei canti che intonavano “Ee ja nai ka” o le sue varianti, ad esempio “Yoi ja nai ka”.

Secondo un’altra teoria il fenomeno ee ja nai ka si sarebbe sviluppato della zona del Tōkai. Il supporto a questa teoria è fornito dalle somiglianze tra ofudafuri e agitazioni della zona con i tradizionali okagemairi. Secondo questa teoria ee ja nai ka sarebbe nato tra il 7° e l’8º mese dell’era Keiō. Però, inizialmente, non erano presenti i requisiti che caratterizzano ee ja nai ka, in particolare il desiderio di riforme sociali e politiche e uno slogan equivalente al caratteristico “Ee ja nai ka!”. Quest’ultima teoria è stata riproposta in tempi recenti (1968-1987). Ad esempio, piuttosto recente (1987), è la teoria secondo la quale il fenomeno sarebbe nato nella città di Toyohashi. La teoria si basa sul Tomeki (un testo reso pubblico nel dopoguerra), a sua volta basato sulle Cronache della famiglia Morita (Moritake bunshō).

Teoria Keihan (Kyōto e Ōsaka) – Dall’era Keiō al 1976[modifica | modifica wikitesto]

La teoria secondo la quale il fenomeno avrebbe avuto origine nell’area di Kyōto-Ōsaka si basa sulle fonti storiche perlopiù del Kinki.

  • Le descrizioni contenute nelle Cronache ufficiali di Iwakura Tomomi sostengono che a Kyōto il fenomeno è cominciato nell’ultima decade dell’8º mese ed si è concluso attorno al 9º giorno del 12º mese (3 gennaio 1868 secondo il calendario gregoriano), giorno in cui viene dichiarata la restaurazione dell’autorità imperiale.
  • 1897 – Nel Kaijo jidan di Fukuchi Gen’ichirō a proposito di ee ja nai ka si legge: “Questo ofudafuri è uno stratagemma escogitato dalla gente della zona di Kyōto per far agitare gli animi” e “Questa cosa…questo ofudafuri non sarà stato un espediente dei nobili della fazione anti-shogunato?”.
  • Nelle Cronache di Nishinomiya c’è la descrizione della nascita del fenomeno a Kyōto e del suo spostamento a Ōsaka.
  • 1933 –La teoria dell’ofudafuri di Toyohashi non viene confermata nel Nihon minzokugaku jiten ((Dizionario del folklore giapponese). Si stabilisce che ee ja nai ka è un movimento del 2º e 3º anno dell’epoca Keiō. Emergono sia la teoria di Nishinomiya che di Ise. Quest’ultima è basata su un resoconto storico: gli ofuda del santuario di Ise sarebbero stati i primi a cadere dal Cielo durante l’epoca Bunroku (1592-1596).
  • 1937 –Dai volumi 9-11 del Shizuoka-ken kyōdo kenkyū (Studi locali della prefettura di Shizuoka), editi dalla Kokushokankokai nel 1937: il fenomeno dell’ofudafuri avrebbe avuto origine nell’area di Kyōto-Ōsaka, si sarebbe diffuso in tutte le zone del Kansai e poi, lungo la Tōkaidō, si sarebbe esteso fino alla parte settentrionale delle provincie Totomi, Suruga e Izu.
  • 1937 – La teoria di Toyohashi viene negata da Ōguchi Kiroku[8]. Si equiparano okagemairi, ofudafuri e yoi ja nai ka. Nella descrizione degli okagemairi avvenuti dall’8º al 12º mese spuntano i nomi di Kanente, Funamachi e Fudagi ma non quelli di Muro e Hada (tutti luoghi a Toyohashi). Si ribadisce quindi la teoria di Keihan.
  • 1939 – Le cronache storiche della città di Ichinomiya (3°volume) sostengono la teoria di Keihan ma allo stesso tempo sostengono anche quella di Toyohashi (all'epoca feudo Yoshida nella provincia di Mikawa), secondo la quale il movimento si sarebbe lì generato dall’11º giorno del 9º mese per poi spostarsi a Nagoya.

Teoria Tōkai[modifica | modifica wikitesto]

Si riportano le teorie e le fonti che indicano il Tōkai come zona di nascita del fenomeno:

  • Teoria di Toyohashi – sostenuta in uno studio intitolato Tomeki di Morita Mitsuhiro (pubblicazione del 1988 conservata presso la biblioteca della città di Toyohashi e basata sul Moritake bunsho-anno di pubblicazione sconosciuto); sostiene la presenza degli oharai (ofuda di Ise) nel 14º giorno del 7º mese del 3º anno dell’era Keiō.
  • Teoria di Nagoya- Nel Nihonkokugo daijiten (Vocabolario della lingua giapponese), edito dalla Shōgakukan nel 1988, Nagoya viene indicata come luogo di origine di questi tumulti. In Ee ja nai ka di Tamura Sadao si fa cenno alla caduta di ofuda del santuario interno di Ise a Nagoya (18º giorno del 3º mese del 3º anno dell’epoca Keiō). Teoria confermata anche nelle Cronache storiche della città di Ina.
  • Teoria di Toyokawa- L’enciclopedia My Pedia, edita dalla Heibonsha, afferma che fu presso la 35ª stazione della via Tōkaidō (Toyohashi, prefettura di Aichi) dove per la prima volta si assisté alla caduta degli ofuda (in questo caso quelli per la prevenzione degli incendi del santuario di Akiha).

Ordine cronologico degli studi sull'argomento[modifica | modifica wikitesto]

Il più vecchio scritto sull'argomento è Awa ee ja nai ka di Yamaguchi Yoshikazu (Istituto delle arti popolari di Tokushima, 1931) nel quale si parla delle richieste di riforma (yonaoshi). Vi è poi Okagemairi to ee ja nai ka di Fujitani Toshio (Iwanami Shoten, 1968). Nel suddetto lavoro si sostiene che il movimento è nato nell’8º mese del 3º anno dell’era Keiō (1867) nella provincia di Owari; c’è anche un collegamento con gli okagemairi.

Di seguito si riportano alcuni fonti sull'argomento con i luoghi e le date di sviluppo di ee ja nai ka riportati al loro interno.

FONTE DATA E LUOGO DI SVILUPPO DEL FENOMENO
Fujitani Toshio, Okagemairi to ee ja nai ka, Iwanami shoten, 1968 8º mese del 3º anno dell’era Keiō (1867) nella provincia di Owari (attuale parte occidentale della prefettura di Aichi)
Nishigaki Haretsugi, Ee ja nai ka, Shin jinbutsu ōraisha, 1973 15º giorno dell’8º mese del 3º anno dell’era Keiō nella provincia di Totomi presso la 28ª stazione delle via Tōkaidō (attuale città di Iwata nella prefettura di Shizuoka)
Cronache storiche della città di Toyokawa, 1973 4º giorno dell’8º mese nella provincia di Mikawa presso la 35ª stazione della via Tōkaidō (attuale città di Toyokawa nella prefettura di Aichi)
Takagi Shunsuke, Ee ja nai ka, Kyōikusha, 1979 Prima del 22º giorno del 7º mese del 3º anno dell’era Keiō nella provincia di Mikawa vicino alla 34ª stazione della via Tōkaidō e al santuario Hada Hachiman (attuale città di Toyohashi nella prefettura di Aichi)
Tamura Sadao, Ee ja nai ka hajimaru, Aoki shoten, 1987 14º giorno del 7º mese del 3º anno dell’epoca Keiō nella provincia di Mikawa vicino alla 34ª stazione della via Tōkaidō e al santuario Muro Hachiman (attuale città di Toyohashi nella prefettura di Aichi)

Gli studi più recenti sostengono, quindi, date d’inizio anteriori. Sono infatti antecedenti di più di un mese rispetto all’ultima decade dell’8º mese di cui ci scrive Iwakura nelle sue Cronache ufficiali, parlando di Kyōto. Inoltre, dopo il diffondersi delle teorie di Owari e Nagoya è chiaro che inizia una disputa riguardante il luogo di nascita del fenomeno tra le vicine città di Iwata (Shizuoka), Toyokawa (Aichi) e Toyohashi (Aichi).

Film[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 viene prodotto un film originale intitolato Ee ja nai ka, per la regia di Imamura Shōhei. Nonostante gli eventi raccontati cedano a molte inesattezze storiche, il film riesce comunque a cogliere e a trasmettere l’atmosfera di instabilità e tensione dell’epoca. Uno dei punti più controversi è la mancanza di personaggi storici, se non sotto forma di riferimenti fatti da altri protagonisti. Ci sono anche inesattezze che riguardano la genesi di ee ja nai ka: il regista ci dice che il fenomeno dell’ofudafuri si verificò a Kyōto nella primavera del 1867 durante la fioritura dei ciliegi, tuttavia i primi resoconti al riguardo risalgono all’estate e, a Kyōto in particolare all’autunno. Tuttavia, la decisione più dibattuta riguarda la scelta di rappresentare alcune scene nella città di Edo; queste scene aiutano la narrazione ma sono prive di una base storica; è vero che anche a Edo si verificò la caduta degli ofuda, ma non ci furono ne moti di ribellione ne dimostrazioni incontrollate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Datazione espressa secondo il calendario lunare
  2. ^ Yamanashi shinbun, YBS Yamanashi hōsō Fuji-san net,Ee ja nai ka
  3. ^ Gioco di parole: farfalla, in giapponese chōchō, richiama il nome del feudo di Chōshū.
  4. ^ Satow Ernest, A diplomat in Japan, Tōkyō, New York, Oxford U.P., 1921
  5. ^ Le date riportate da Iwakura Tomomi si riferiscono alla città di Kyōto
  6. ^ Chō sta per Chōshū, Dai indica una zona centrale di Kyōto
  7. ^ Personalità legata allo shogunato e giornalista
  8. ^ Originario della prefettura di Aichi era un uomo d’affari affiliato dal Rikken kokumintō

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Takagi Shunsuke, Ee ja nai ka, Tōkyō, Kyōikusha rekishi shinsho, 1979, p. 238
  • Wilson George M., Patriots and Redeemers in Japan, The University of Chigago Press, 1992
  • Shiryō ni manabu Shizuoka ken no rekishi: ogagemairi, ee ja nai ka, Shizuoka, Shizuoka ken kyōiku iinkai, 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Giappone Portale Giappone: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Giappone