Economia dell'Umbria

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Perugia, la Nestlè-Perugina

L'economia dell'Umbria si può suddividere, al pari di tutte le altre, nei tradizionali tre settori economici: agricoltura, industria e artigianato, turismo e servizi.

Nell'intera regione sono attivi oltre 230.000 lavoratori che lavorano quasi esclusivamente per piccole imprese: quasi il 95% delle imprese umbre, infatti, non supera i 10 addetti.[1] Il tasso di disoccupazione, al di sotto della media nazionale, è del 5,2%.[1]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene occupi solo il 2,7 % della "popolazione attiva", l'agricoltura possiede comunque un posto di rilievo nell'economia e nella società umbra. Le colture principali sono la vite, l'olio, il frumento e, soprattutto, il tabacco[2] ma, tra le fonti principali di reddito, va annoverato anche il tartufo nero (Norcia e Spoleto), della cui produzione l'Umbria si colloca ai primissimi posti in Italia. La vitivinicoltura, sia per la qualità che per la quantità, è conosciuta ed apprezzata a livello internazionale: eccellenti vini DOC e DOCG come l' Orvieto, il Torgiano, i Colli del Trasimeno e il Montefalco sono i "fiori all'occhiello" di questo comparto economico. La coltura dell'olivo in particolare ha tradizioni risalenti al periodo etrusco. L'ottima qualità dell'olio umbro è determinata sia dal clima mite, che consente una lenta maturazione del frutto, sia dal momento della raccolta delle olive che, con una semplice spremitura, permette di avere il massimo fruttato. La coltivazione del tabacco, introdotta in regione all'inizio del secolo scorso, ha portato l'Umbria ad essere il maggiore produttore in Italia insieme alla Campania. L'agricoltura è praticata con metodi tradizionali, quindi si privilegiano colture specializzate: tabacco, girasoli, barbabietola da zucchero, cereali e soprattutto oliveti e vigneti che permettono la produzione di olio e vino.

Industria e artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Gli insediamenti industriali siderurgici, metalmeccanici e chimici sono concentrati nella provincia di Terni, sviluppatisi nel corso del XIX secolo. Questa zona è storicamente e culturalmente legata all'industria pesante: la "Acciai Speciali Terni" ad esempio era un tempo vero motore economico della provincia e, in parte minore, della regione stessa; tuttavia dalla metà degli anni ottanta la sua importanza è andata sempre più ridimensionandosi, fino alla sua acquisizione da parte della Thyssen Krupp.

Le industrie meccaniche, aeronautiche, ferroviarie e per la produzione di macchine utensili, cuscinetti, motori elettrici ed impianti di vario genere sono concentrati nell'area di Foligno; nel polo di Città di Castello - San Giustino quelle per la produzione di macchine ed attrezzature per l'agricoltura.

L'industria tessile, delle pelli, dell'abbigliamento e del cuoio è invece concentrata nel perugino e nell'Alta Valle del Tevere. L'industria alimentare, con circa 1.200 aziende, costituisce un punto di forza dell'economia regionale. Oltre che il vino nell'area del Lago Trasimeno è da segnalare l'olio di oliva nello spoletino, con la presenza di industrie di commercializzazione e trasformazione con mercato a livello nazionale e internazionale. Grande rilevanza nell'economia hanno anche l'industria dolciaria (punta di diamante la Perugina-Nestlè a Perugia), il comparto delle acque minerali (a Sangemini e Gualdo Tadino), la produzione di mangimi per la zootecnia (nella zona industriale di Bastia Umbra) e la trasformazione industriale delle carni e quella casearia.

L'artigianato, di antica tradizione ed ancor oggi attivissimo, rappresenta un notevole patrimonio economico, artistico e culturale. L'impresa artigiana, intesa sia nel senso dimensionale che produttivo, costituisce l'ossatura principale del settore industriale regionale[senza fonte]. Nella ceramica, nel legno e mobilio, in alcuni rami del tessile e abbigliamento l'azienda artigiana caratterizza la produzione e raggiunge livelli di alta qualità. Le principali aziende del mobilio si trovano nell'Alta Valle del Tevere e nel tuderte; quelle del ferro battuto a Gubbio e ad Orvieto, mentre quelle produttrici di ceramica a Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio, Orvieto e Città di Castello.

Servizi e turismo[modifica | modifica wikitesto]

Il turismo comprende circa quattro milioni di turisti l'anno, di cui circa mezzo milione provenienti dall'estero. Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 1.556.072 italiani e 637.362[3] stranieri. Il ventaglio dell'offerta turistica è ampio e diversificato: al richiamo religioso-storico-artistico, si è affiancato quello culturale, congressuale, ambientale, agrituristico.Degno di nota è anche il mercato immobiliare che, nel contesto turistico, offre a disposizione di compratori provenienti da altre regioni o dall'estero un'abitazione per le vacanze in un ambiente naturalistico. Sotto questo punto di vista si pone in competizione con la Toscana, mantenendo un valore dei terreni più contenuto[senza fonte].

Performance macroeconomiche[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[4] prodotto nell'Umbria dal 2000 al 2006:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
16.537,0 17.520,0 17.824,3 18.316,9 19.257,9 19.765,7 20.631,1
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
20.105,8 21.231,2 21.469,9 21.777,3 22.563,4 22.892,9 23.703,0

Di seguito la tabella che riporta il PIL[4], prodotto in Umbria ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 403,0 1,95% 1,84%
Industria in senso stretto € 3.671,8 17,80% 18,30%
Costruzioni € 1.404,8 6,81% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 4.094,4 19,85% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 4.545,1 22,03% 24,17%
Altre attività di servizi € 4.202,4 20,37% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 2.309,7 11,2% 10,76%
PIL Italia ai prezzi di mercato € 20.631,1

Il confronto tra il dato regionale e il dato nazionale, espressi in termini percentuali, evidenzia una maggiore incidenza nell'economia regionale, rispetto alla media nazionale, del settore delle costruzioni e degli altri servizi, tra i quali sono compresi i servizi della Pubblica Amministrazione, della Sanità e dell'Istruzione.

L'Umbria, considerando il PIL pro capite, risulta inoltre la regione meno sviluppata dell'Italia centrale, con differenze sostanzialmente negative a confronto con tutte le regioni confinanti. Tuttavia, fa ben sperare per il futuro la recente crescita che, attestandosi al 2,3% del PIL per l'anno 2007[5], risulta la più alta d'Italia, superiore anche a quella del Nordest, tradizionale motore economico della penisola.

Il PIL pro capite è suddiviso in maniera pressoché uniforme tra le province, con la provincia di Perugia leggermente in vantaggio, con un dato di 24.721 euro mentre la provincia di Terni registra 24.178 euro pro capite a prezzi correnti.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]