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Ecofagia

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Il termine ecofagia, coniato da Robert Freitas, ricercatore e ingegnere statunitense, [1] significa letteralmente "divoramento dell'ecosistema", dal greco οἶκος (o tardo latino oeco-), "casa, domestico" e φᾰγεῖν "mangiare".

Freitas usava il termine per descrivere uno scenario implicante una nanotecnologia molecolare andata storta. In questa situazione (chiamata grey goo) i nanorobot autoreplicanti e fuori controllo consumano interi ecosistemi, provocando un'ecofagia globale. Tuttavia, la parola "ecofagia" è adesso applicata più generalmente in riferimento a ogni guerra o evento nucleare, all'espansione di monoculture, alle estinzioni in massa di specie — che possono alterare in modo irreversibile l'intero pianeta. Gli studiosi pensano che questi eventi possano provocare un ecocidio in quanto pregiudicherebbero la capacità della popolazione biologica della Terra di auto-ripararsi.

Altri suggeriscono che eventi più banali e meno spettacolari — come l'inarrestabile crescita della popolazione umana, la continua trasformazione del mondo naturale da parte dell'uomo — farà sì che il pianeta diventi molto meno esuberante e in sostanza, a parte l'uomo, senza vita. Freitas, nel saggio in cui conia il termine ecofagia, scrive:[2]

« Forse il pericolo meglio noto e per prima riconosciuto che scaturisce dalla nanotecnologia molecolare è il rischio che i nanorobot autoreplicanti siano in grado di funzionare autonomamente nell'ambiente naturale sì da poter rapidamente convertire per es. la "biomassa" per auto-replicarsi in "nanomasse" a livello globale, uno scenario solitamente indicato come "grey goo", ma forse si potrebbe più propriamente definire "ecofagia globale". »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Freitas nato nel 1952 è uno specialista di nanotecnologie che lavora nella fondazione Institute for Molecular Manufacturing a Palo Alto (California)
  2. ^ Robert Freitas, (2000) Some Limits to Global Ecophagy by Biovorous Nanoreplicators, with Public Policy Recommendations

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Philip Ball, The robot within, in New Scientist, London, New Science Publications, March 2003.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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