Eccidio di Mogadiscio

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L'eccidio di Mogadiscio avvenne la domenica dell'11 gennaio 1948. In quell'occasione furono uccisi 54 italiani e 14 somali e ne restarono feriti rispettivamente 55 e 43.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della disfatta italiana in Africa Orientale, dal 1941 le truppe britanniche occupano militarmente da quasi sette anni l'ex Somalia Italiana. Nei primi giorni del mese di gennaio del 1948 fa il suo arrivo a Mogadiscio una Commissione ONU composta da membri delle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale, detta "Commissione Quadripartita"[1]. La delegazione ha come incarico quello di verificare l'idoneità dell'ex colonia italiana al passaggio ad un eventuale Amministrazione fiduciaria italiana (in seguito Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia) e condurla all'indipendenza nel giro di alcuni anni. All'arrivo i delegati sono accolti da numerose manifestazioni di somali entusiasti e favorevoli ad un ritorno, sia pur temporaneo, di un governo italiano; questo desta notevole sorpresa sia nell'ambito della BMA "British Military Administration" che negli ambienti somali più sciovinistici come la Lega dei Giovani Somali.

L'eccidio[modifica | modifica wikitesto]

L'11 gennaio 1948 erano previste nella capitale due manifestazioni: una della Lega dei Giovani Somali, l'altra degli Italiani. La mattina dello stesso giorno il vice comandante della Gendarmeria Somala, R.E. Thorne[2], ritirò l'autorizzazione, precedentemente accordata, al corteo italiano consentendo solo quello della Lega[3]. Intorno alle 11 di mattina il corteo somalo si diresse dalla periferia della città verso il centro di Mogadiscio. La manifestazione, senza alcun apparente motivo, degenera ed i somali iniziano ad attaccare gli italiani. I manifestanti entrano nelle case di proprietà di cittadini italiani e colpiscono a bastonate o a colpi di coltello gli abitanti, passando poi a saccheggiare e devastare tutto ciò che fa riferimento alla comunità italiana in Somalia; negozi, associazioni, ritrovi sportivi e luoghi frequentati dagli italiani. Nel massacro non vengono risparmiati neanche anziani, invalidi, bambini e donne. Nessuno degli italiani poté difendersi con armi perché queste con l'arrivo degli inglesi nel 1941 erano state confiscate e non più restituite, a più di quattro anni dalla firma dell'Armistizio di Cassibile. Altri somali, invece tentarono di proteggere gli italiani, pagando con la vita (le 14 vittime somale sono in gran parte tra questi) l'attaccamento agli ex coloni. Il solo luogo ad essere risparmiato fu la Cattedrale di Mogadiscio: circa 700 italiani residenti nella città troveranno riparo al suo interno mentre si celebrava la Santa Messa. La Gendarmeria ed i militari britannici, predisposti al mantenimento dell'ordine pubblico, non intervennero per placare la violenza e si limitarono a diffondere in serata dei proclami tramite le altoparlanti delle jeep del tipo: "Somali avete vinto". Alcuni agenti della Polizia Somala furono visti prendere parte alla violenza contro gli italiani. La situazione tornò alla calma dopo le 23,00

Versioni discordanti[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 gennaio un comunicato ufficiale della Gendarmeria britannica parlerà di un assalto da parte di altri somali legati agli italiani, armati di lance, clave ed archi, al corteo della Lega dei Giovani Somali che ne avrebbero scatenato la rabbiosa reazione[4] Gli italiani, invece, riferirono di numerosi individui della Somalia Britannica o addirittura kenioti presenti tra i manifestanti e testimoniarono l'arrivo di numerosi militari indigeni, fatti affluire appunto dal Kenya o dalla Somalia Britannica, presso l'Aeroporto internazionale di Mogadiscio nei giorni precedenti al massacro.[5] Secondo quanto rivelato molti anni dopo a Claudio Pacifico, consigliere italiano in Somalia fino al 1991, gli autori della strage sarebbero stati militari e civili del fatti affluire dalle vicine colonie appositamente dal Comando Inglese. Da parte del Governo italiano ci fu un'energica reazione ufficiale con la messa in stato d'accusa delle locali autorità britanniche d'occupazione.[6]

Postumi[modifica | modifica wikitesto]

Gli Italiani che avevano perso tutto dopo i disordini subirono la beffa di essere internati, per ragioni di sicurezza, in un campo di concentramento e dovettero pagare le spese di vitto e alloggio all'amministrazione britannica prima di rimpatriare via nave per l'Italia. Il primo scaglione di profughi italiani dalla Somalia arriverà i primi di marzo dello stesso anno a Napoli. A seguito dei fatti di Mogadiscio, Londra ordinò l'istituzione di una commissione di inchiesta presieduta dal Maggiore Flaxman[7], cui parteciperà, a titolo di mero osservatore, il Console Italiano a Nairobi Della Chiesa. Furono ascoltati più di 100 testimoni italiani che accusavano i comandi militari del Regno Unito di responsabilità dirette ed indirette. Il Rapporto Flaxman non ebbe conseguenze sugli ufficiali e nessuno fu ritenuto responsabile per l'eccidio, tuttavia il suo contenuto venne subito reso Top secret e fu declassificato solo nei primi anni 2000.

Reazioni politiche in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 gennaio nell'Assemblea costituente, in merito all'Eccidio di Mogadiscio, l'On. Girolamo Bellavista, eletto nelle file dell'Unione Democratica Nazionale ebbe a dichiarare: "con un colpo di spada o di coltello non si uccide, né si fa indietreggiare la storia"[8]. Lo stesso Bellavista, tra gli applausi generali dell'Assemblea, espresse il proprio sdegno per la strage e la protesta verso chi aveva incoraggiato la strage a questi si associò il Governo nella persona del Ministro della Marina Mercantile Paolo Cappa. Anche il Presidente dell'Assemblea Costituente Umberto Terracini in quella stessa occasione, levatosi in piedi, si unì al cordoglio dei colleghi per le vittime. In merito alla "questione coloniale", a seguito del trattato di Parigi, con un implicito riferimento al Regno Unito, Terracini esternò il proprio ribrezzo per "questo azzuffarsi di Stati già saturi di dominio e potenza intorno a terre che potrebbero essere avviate ad una vita pacifica" L'allora Ministro degli Esteri italiano Carlo Sforza nelle sue memorie descriverà con queste parole l'eccidio di Mogadiscio: "L'incidente di Mogadiscio. Per quanto serio e crudele possa essere, esso resta per me solo un episodio a paragone della importanza delle relazioni italo-britanniche"

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • LaStampa.it, archivio storico, numeri a partire dal 14 del mese di gennaio del 1948
  • The ancient Mogadishu atrocity, Il Giornale di Brescia
  • British Military Administration, U.S. Library of Congress

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Sforza, Cinque anni a Palazzo Chigi: la politica estera italiana dal 1947 al 1951, Roma, Atlante, 1952

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]